Jeanne Duval
Jeanne Duval: si sa poco di lei, se non che le piaceva bere e fare l’amore. Aveva una bellezza esotica, era mulatta, e tutti la chiamavano la Venere Nera. Era riservata e timida in pubblico. Il suo amante più famoso fu Charles Baudelaire.
La relazione con Baudelaire
Secondo alcuni si conobbero una sera che lei era importunata da alcuni ubriachi e lui la volle accompagnare a casa, per altri la vide durante uno spettacolo teatrale mentre lei faceva la comparsa. La mantenne per tutta la vita anche se il loro fu un rapporto molto conflittuale, lei infatti spesso lo tradiva, e lui cadeva fra le braccia di altre donne. Si separarono molte volte: una volta fu lui a lasciarla in quanto aveva scoperto che lo truffava per fornire dei soldi al fratello. La mantenne ugualmente ma iniziò a riflettere sul senso di quel rapporto che gli toglieva solo felicità, lei lo faceva dannare era cattiva e ingrata, ad esempio scacciava di casa i gatti tanto amati da Charles e portava dentro dei cani, che invece lui odiava.
Baudelaire un giorno sembrò scorgere una seconda possibilità per la sua vita: incontrò Apollonie Sabatier, una grande cortigiana vicina agli artisti, detta la Venere Bianca, buona, radiosa, diversa da Jeanne. Eppure ricadde fra le braccia della Duval. Quando lei si ammalò, nonostante l’ingratitudine lui pagò tutte le spese mediche. Si lasciarono definitivamente perché lei lo accusava di essere troppo irascibile.
Il ritratto e la fine
Il ritratto di Manet risale a quando lei rimase paralizzata da una gamba, infatti nel ritratto ne è mostrata solo una. Fu la musa ispiratrice di “Fiori del male”, “Profumo esotico” e “Serpente che danza”. Alla sua morte, Baudelaire le lasciò metà del patrimonio, l’altra metà andò alla madre.
Morto Baudelaire anche lei scomparve dalla scena, gli ultimi a vederla furono Nadar, fotografo che la vide passare per strada, camminando con le stampelle e infine la cantante Emma Calvé che le fece visita in un modesto alloggio in periferia.