Ida Rubinstein
Ida Rubinstein aveva studiato molto e parlava quattro lingue. Amava il lusso e indossava gli abiti una sola volta; inoltre, la preziosa stoffa che avanzava dopo che gliene avevano cucito uno doveva essere bruciata davanti a lei. Molto magra, con seno appena pronunciato e occhi chiari pieni di dolcezza selvaggia, era di rara bellezza androgina.
Carriera artistica
Aveva interpretato la danza dei sette veli nella Salomè di Wilde, Sheherazade e anche la Cleopatra di Gautier. Proprio nella rappresentazione di Cleopatra venne notata da D'Annunzio, il quale immediatamente si presentò nel suo camerino. Aveva finalmente trovato la bellezza androgina che cercava per la rappresentazione di San Sebastiano. Iniziarono i loro incontri, nei quali lei, sempre altera con tutti, si mostrava invece umile con il Vate. Si immergeva totalmente nel martirio del santo, lo stesso D'Annunzio la chiamava continuamente “fratello” come una continua rappresentazione scenica.
Controversie e riconoscimenti
Il Vaticano si indignò per la scelta all'Indice scandalosa di una danzatrice ebrea per incarnare un santo, e mise tutti i libri dell'eretico. Addirittura l'arcivescovo di Parigi minacciò di scomunicare chiunque fosse andato a vedere lo spettacolo, che, fra fischi e applausi, fu senz'altro un avvenimento. Tutti ammirarono le sue gambe che avevano colpito il Vate. Quando poi D'Annunzio stava progettando una Giovanna D'Arco, non la ritenne adatta perché era ebrea, troppo magra e senza seno.
Relazioni personali
Ida si lasciava ritrarre nuda senza problemi. La ritrattista Romaine Brooks la fotografò nuda, sdraiata su un telo di seta. Ebbero un rapporto inquieto e inizialmente si creò un triangolo fra loro due e il Vate. Si era sposata con un cugino (matrimonio di facciata) per potersi muovere liberamente. Montesquiou la adorava e la portava a cena, geloso anche del suo amante greco. Al greco seguì William Guinness, il quale finanziava i suoi exploit artistici.
Contributi artistici e fine vita
Adorava Maurice Ravel, e fu proprio lei a chiedergli la musica per un balletto che sarebbe diventato il famoso Bolero. Lo accudì anche quando si ammalò. Morto il compositore, morì anche D'Annunzio, che negò sempre il suo amore per Ida, ma lo lasciò trasparire negli scritti tardi. Durante la guerra aveva speso il suo denaro e tempo solo per i feriti. La sua morte venne annunciata solo due mesi dopo, come da lei richiesto.