Samuel Beckett "Finale di partita"
Analisi critica dell'opera
È uno dei lavori teatrali più importanti di Beckett. Secondo un’analisi critica fatta da Adorno, si capisce che l’opera non può che dichiarare la negatività del presente. È un testo complesso, di difficile lettura e interpretazione e per questo spesso quelli che hanno cercato di spiegare le opere di Beckett non hanno fatto che confondere di più il lettore determinando un effetto di rigetto anziché di stimolo alla lettura.
Il testo in apparenza sembra semplice e lo stesso Beckett dice che nelle sue opere non c’è niente da spiegare perché tutto ciò che c’è da dire viene già detto nel testo. Se però ci limitiamo ad una lettura rapida ci sfuggirebbero tanti particolari importanti, delle analogie o ripetizioni che sono tipici delle opere di Beckett. L’opera è stata definita come un dramma-conversazione svuotata al suo interno, riducendo le conversazioni a brevi dialoghi senza uno scopo.
L’opera ha anche degli spunti meta-teatrali perché mette in scena il teatro stesso, come quando Hamm dice che tocca a lui “jouer”, che significa non solo giocare, visto che si tratta di una partita a scacchi, ma anche di recitare una parte. Il senso della piece è la mancanza di senso che coincide con la perdita di significato del linguaggio che nega se stesso e si rivela un inganno. Beckett dice infatti che non è più possibile alcuna comunicazione tra gli individui, per questo le risposte sono brevi e automatiche, a nessuno interessa dell’altro e viene fuori un dialogo vuoto, gli argomenti della conversazione vengono prima messi da parte, poi ripresi.
Caratteristiche scenografiche e simboliche
Anche la lingua utilizzata dai personaggi è assolutamente neutra, senza enfasi né espressioni idiomatiche, con conversazioni banali e ripetizioni continue. Le scene sono l’esatta riproduzione dei dialoghi, spoglie e illuminate solo da una luce grigiastra, come grigia è la vita dei personaggi stessi, ci sono solo due finestre piccole e molto alte da terra. Alcuni pensano che sia la rappresentazione del cervello umano in cui le due finestre sono i due occhi, altri ritengono che sia un bunker con dentro gli unici sopravvissuti ad una catastrofe naturale. Potrebbe anche essere il mondo di sempre dove gli uomini sono costretti a vivere nella loro mediocrità.
Anche le malattie dei personaggi sono simbolo di una condizione generale di desolazione e tristezza, con Hamm cieco che non può camminare, Nagg e Nell senza le gambe, due tronchi umani dentro due pattumiere e Clov che non può sedersi. Queste considerazioni richiamano il pessimismo di Beckett, secondo cui l’uomo ha commesso il peccato di essere nato e la vita è l’espiazione delle sue colpe.
Personaggi e trama
Un’importante considerazione va fatta del personaggio di Hamm che sembra aver perso la sua partita ancora prima di aver iniziato a giocare e cerca di rinviare al più tardi possibile una fine inevitabile. La fine del suo racconto è infatti la fine della partita e insieme la fine della sua vita e della commedia. L’opera fu rappresentata per la prima volta il 3 aprile 1957 a Londra, al Royal Court Theatre, e in Italia venne portata nel 1958 in occasione del festival della prosa a Venezia ma non venne accolta con molto successo.
Didascalie e dettagli scenici
Beckett dà molta importanza alla didascalia, visto che i dialoghi sono vuoti e spesso privi di senso, e in esse spiega le scene, i gesti dei personaggi in modo molto dettagliato, specie se consideriamo che tante pagine sono dedicate interamente alle didascalie. All’inizio viene descritto un interno senza mobili, con luce grigiastra, due finestre alte con le tende tirate, sulla destra una porta e accanto un quadro girato al contrario. A sinistra e in primo piano, coperti da un lenzuolo due bidoni di spazzatura e al centro Hamm sulla sedia a rotelle, anche lui coperto da un lenzuolo.
Clov lo guarda, poi con un’andatura rigida come se fosse un burattino va sotto la finestra di sinistra, poi quella di destra, esce dalla stanza, prende una scala, la usa per aprire le tende, guarda giù nella piazza. Egli fa tanti movimenti caotici e veloci, fa una cosa, poi ci ripensa, ne fa un’altra, ride, va verso i bidoni, toglie il lenzuolo, lo piega, guarda dentro, ride ancora, lo richiude, guarda l’altro. Poi va verso Hamm e anche a lui toglie il lenzuolo poi si rivolge verso il pubblico e con voce inespressiva e uno sguardo fisso inizia a parlare interrompendosi spesso e cambiando continuamente discorso. Dice prima che è finito, poi che non possono più punirlo, ancora che guarderà il muro della cucina aspettando un fischio.
Intanto Hamm si è svegliato, si toglie il fazzoletto dalla faccia (si vedono gli occhiali neri da cieco) e dice che tocca a lui parlare, si pulisce gli occhiali, si schiarisce la gola. Anche lui parla interrompendosi spesso, parla del suo grande dolore, sembra avvilito. Poi chiama Clov (i gesti che i personaggi fanno vengono tutti spiegati attraverso le didascalie, anche le pause e gli sbadigli). Continua a parlare dicendo che è ora di smetterla di sognare, di farla finita, che forse è meglio dormire. Chiama Clov col fischietto e gli dice che vuole dormire, anche se si è appena svegliato ma Clov arrabbiato dice che non può svegliarlo e farlo dormire ogni 5 minuti.
Hamm chiede a Clov che ora è e lui risponde che è l’ora di sempre, l’ora zero. Hamm gli chiede poi se non ne ha abbastanza di questa situazione e Clov risponde di sì, ma poi Hamm aggiunge che non c’è ragione perché le cose cambino, che ci saranno sempre le stesse domande e le stesse risposte. Hamm gli dice di andargli a prendere il lenzuolo altrimenti non gli darà da mangiare e Clov senza scomporsi risponde che allora moriranno di fame, Hamm aggiunge allora che gli darà quanto basta per non farlo morire ma che avrà sempre fame. Hamm gli chiede perché rimane ancora con lui e Clov a sua volta gli chiede perché lo tiene sempre con sé. Hamm dice che Clov adesso non gli vuole più bene, ma che prima gliene voleva, forse perché lo ha fatto soffrire e chiede di perdonarlo. Poi gli chiede come vanno i suoi occhi e le sue gambe e Clov risponde “male!”.
Mentre i due stanno parlando, si solleva il coperchio di uno dei due bidoni ed escono fuori le mani di Nagg e poi anche la sua testa, con un berretto da notte e una faccia bianca; mentre sbadiglia ascolta la conversazione tra Hamm e Clov e Hamm che dice che fuori da lì c’è la morte. Poi Nagg chiede la sua pappa e Hamm si arrabbia perché non fa altro che mangiare e richiama Clov che intanto era andato in cucina e lui dice che non c’è più pappa e che quindi non avrà più da mangiare. Hamm chiede allora di dargli un biscotto. Nagg si lamenta sempre e Hamm dice a Clov di chiudergli il coperchio e sedercisi sopra, ma Clov gli ricorda che non si può sedere come lui non può camminare e Hamm gli risponde “ad ognuno la sua specialità”, e che la natura li ha dimenticati, ma Clov ancora più pessimista dice che non c’è nessuna natura e Hamm gli dice che adesso sta esagerando perché loro continuano comunque a respirare, perdono i capelli, i denti.
Hamm chiede spesso se è l’ora del suo calmante e Clov gli risponde sempre di no. Nagg intanto alza di nuovo la testa dal bidone e chiede se gli sono spuntanti i semi, se hanno germogliato e dice che forse è ancora presto ma Clov gli risponde che non germoglieranno mai. Hamm quasi arrabbiato dice a Clov di andarsene ma Clov risponde che ci prova da quando è nato.
Nagg intanto picchia forte sul coperchio dell’altro bidone e ne escono fuori due mani e una cuffia di pizzo. È Nell e chiede a Nagg cosa vuole, se vuole scopare e Nagg le chiede un bacio. Nell si chiede poi perché questa commedia va avanti tutti i giorni; Nagg chiede a Nell se lo vede bene, se lo sente bene perché la loro vista è diminuita. Nagg chiede poi a Nell se si ricorda il giorno del loro incidente in cui entrambi hanno perso le gambe e i due si mettono a ridere.
Hamm sembra infastidito dai loro discorsi e gli dice di fare piano perché vuole dormire, così almeno potrebbe sognare di fare l’amore, di correre tra i boschi e potrebbe anche avere un cuore in testa. Nagg si mette a ridere per questa sua frase ma Nell lo rimprovera dicendo che “non si deve ridere di certe cose”, perché l’infelicità è una cosa che ormai si sente troppo spesso perché possa ancora fare ridere, come una barzelletta raccontata troppe volte.
Nagg decide di raccontare a Nell la storiella del sarto, per rasserenarla un po’ visto che questa storia la fa ridere sempre anche se Nell sostiene che quella storia non faccia ridere affatto, ma lei rideva solo perché era felice, anche quel pomeriggio sul lago di Como in cui loro erano in barca e si erano fidanzati il giorno prima. Lei disse a Nagg che aveva riso talmente tanto che credeva che la barca si fosse capovolta da un momento all’altro.
Nagg racconta allora la storia passando da una voce normale ad una di narratore. Quando la storia è finita, Nell all’inizio resta immobile, ma poi scoppia in una fragorosa risata che infastidisce Hamm e gli dice di smetterla con tanta ira al punto che Nagg si immerge nel bidone. Hamm chiama Clov e gli urla di gettare in mare quella spazzatura (riferendosi a Nagg e Nell). Clov lo fa rientrare nel bidone e chiude il coperchio. Hamm chiama ancora Clov stavolta per dirgli che vuole fare pipì, poi ci ripensa e dice che non c’è fretta e che prima vuole il suo calmante ma Clov dice che è ancora troppo presto.
Hamm chiede allora a Clov di fargli fare un giro, il giro del mondo e lui lo spinge da dietro nella carrozzella, prima vicino ai muri, poi ritornando al centro dove era messo prima, poi lo riavvicina al muro in modo che lo possa toccare e Hamm bussa sui mattoni e si accorge che sono vuoti e che tutto è vuoto. Poi vuole essere riportato al suo posto anche se ancora non avevano finito il giro. Clov stanco dice che quasi vorrebbe ammazzarlo per poi morire lui più contento.
Hamm vuole sapere com’è il tempo e gli dice di controllare con il cannocchiale fuori dalla finestra e inizia a dire mentre osserva fuori con la scaletta “zero… zero… zero… zero…” perché non si muove nulla e tutto è zero e anche quando Hamm vuole sapere come sono le cose Clov risponde “mortibus”, il mare è un piombo, non c’è il sole ma non è neanche notte perché fuori tutto è grigio.
Clov gli chiede poi come mai questa commedia tutti i giorni e Hamm risponde che è la routine, che non si sa mai e che le cose seguono solo il loro corso. Poi Hamm vuole sapere se è possibile che la loro presenza lì abbia un senso ma a questa affermazione Clov si mette a ridere e Hamm si chiede se gli altri (si riferisce al pubblico) non pensino qualcosa su di loro a forza di osservarli, e che forse le loro azioni non sono state invane.
Poi Hamm propone a Clov di costruire una zattera per fuggire verso sud e che se lui non vorrà seguirlo andrà via da solo. Di nuovo si interrompe per sapere se è l’ora del suo calmante, poi in tono profetico gli racconta una storia di Clov stesso che un giorno si sentirà stanco e si siederà e non potrà più rialzarsi come è accaduto a lui, poi chiuderà gli occhi per riposare un po’ e quando li riaprirà non vedrà più nulla attorno a sé e ci sarà solo un vuoto infinito, come accade ora a lui, solo che non avrà nessuno e nessuno avrò pietà di lui. Ma Clov gli dice che questo è impossibile perché dimentica che lui non può sedersi e Hamm risponde che la posizione non è importante, potrà anche distendersi o rimanere semplicemente fermo.
Hamm gli chiede se si ricorda del suo arrivo e di suo padre ma Clov gli risponde che era troppo piccolo per ricordarsene e che già gli ha fatto quelle domande milioni di volte e Hamm dice che non c’è niente di più bello delle vecchie domande e delle vecchie risposte (la monotonia) e dice che lui gli ha fatto da padre. Hamm vuole preso poi il suo cane di peluche a cui manca una gamba e cerca di fare stare in piedi il cane.
Hamm chiede poi se c’è ancora della lice e Clov risponde che è impossibile che ci sia ancora della luce e se non c’è vuol dire che si è spenta.
Hamm inizia poi a raccontare la storia di un uomo che credeva che la fine del mondo fosse già arrivata; quest’ultimo dipingeva sempre. Lui gli voleva bene e lo andava a trovare in manicomio, lo faceva affacciare dalla finestra e insieme guardavano il grano che spuntava, i pescherecci, poi l’uomo si allontanava di colpo dicendo di aver visto solo cenere e che lui era l’unico sopravvissuto.
Clov chiede quando è successo e Hamm risponde in altri tempi, quando lui non era ancora nato. Hamm dice poi che è durato abbastanza (non si sa cosa, ma anche Clov la pensa così), poi dice che allora è un giorno come tutti gli altri e che nella vita succedono sempre le stesse stupidaggini.
Parlano di nuovo delle preoccupazioni di Hamm di essere lasciato solo e che un giorno Clov potrebbe andare via senza farglielo sapere, oppure potrebbe essere semplicemente morto nella sua cucina (e Hamm aggiunge che non noterebbe la differenza perché puzza già ora). Allora Clov gli dice che se la sua sveglia suona lui è partito, ma se non suona vuol dire che è morto, ma Hamm dice anche che la sveglia potrebbe non funzionare perché ha funzionato troppo o troppo poco.
Hamm chiede ancora se è l’ora del suo calmante e Clov risponde di no e visto che deve continuare la sua storia, dice a Clov di vedere se suo padre vuole sentire la sua storia. Hamm chiede quindi a Nagg, chiamandolo maiale, perché lo ha fatto e Nagg risponde che non poteva saperlo. Hamm giura sul suo onore che dopo la storia gli darà un confetto e tutti si mettono a ridere perché aveva giurato sull’onore, una cosa assurda.
Inizia così il lungo racconto di Hamm, un racconto senza senso e facendo vedere al pubblico che stava recitando, si chiede dove era arrivato, si interrompe, poi riprende e dice di aver già raccontato quel pezzo. Racconta la storia di un uomo pallido e molto magro, di una serata di natale con la temperatura quasi sotto zero, e quest’ultimo tutto sporco lo fissava in lacrime. Poi dice che ricorda che quel giorno c’era un sole veramente splendido e ci dovevano essere quasi 50 gradi.
Ogni tanto Hamm cambia il tono della sua voce, con un tono normale quando parla, si interrompe quando dice che tocca a lui, che non si ricorda più dove era giunto, poi si complimenta con se stesso per il tono utilizzato. Altre volte usa la voce da narratore quando racconta la storia e dice che quell’uomo dice di aver lasciato il figlio a Kov ma lui non ci credeva perché diceva di essersi informato e sapeva che lì non era rimasto più nessuno.
Ricomincia il racconto dicendo che quel giorno c’era un vento talmente forte che sradicava anche i pini. Quell’uomo voleva del pane per il suo bambino, ma lui disse che non ne aveva, che aveva solo del grano e che con quello avrebbe potuto preparare una buona pappa nutriente. Quel giorno, disse ancora, c’era un tempo veramente asciutto, ideale per i suoi reumatismi.
Egli andò in collera per le parole dell’uomo. Pretendeva forse che la vita fosse ripresa sulla terra? Che la terra fosse rinata a primavera? Hamm gli chiede quindi se voleva entrare al suo servizio e l’uomo disse che avrebbe accettato solo se avesse preso con sé anche il bambino. Hamm dice poi che per quel giorno è stanco di raccontare la storia e che altrimenti avrebbe dovuto introdurre dei nuovi personaggi e non aveva dove trovarli. Allora disse di pregare Dio.
Si mettono così in atteggiamento di preghiera, ma nessuno dei 3 sente niente, zero assoluto e Hamm alla fine dice “che carogna, non esiste”. Nagg chiede il confetto che gli avevano promesso e Hamm risponde che non ce ne sono e Nagg dice che se lo doveva aspettare, e che comunque è suo padre e che quando lui era piccolo e aveva paura lo chiamava per essere ascoltato, ma tanto lui non lo ascoltava, anzi lo allontanava per non sentire i suoi pianti e continuava a dormire. Spera, dice Nagg, che ci sarà un giorno in cui Hamm avrà veramente bisogno di lui, che lo ascolti e lui sarà la sua unica speranza.
Riflessioni finali
Hamm e Clov cominciano a parlare del cane perché Hamm sostiene che se ne sia andato ma Clov gli dice che non se ne può andare perché è finto. Clov inizia a raccogliere gli oggetti da terra perché dice di amare l’ordine e vorrebbe un mondo in cui tutto fosse immobile e silenzioso. Clov vuole sapere lui a cosa gli serve e Hamm risponde che gli serve a dargli le battute per continuare la sua storia, la storia che racconta sempre, quella che porta sempre avanti anche se non di molto è pur sempre meglio di niente. Dice così che l’uomo della storia arrivò strisciando e chiedendo il pane per il suo bambino e gli viene offerto un posto come giardiniere (Clov si mette a ridere, forse per il posto da giardiniere, o forse per il pane e il bambino perché sono cose buffe).
Hamm gli chiede se vogliono ridere a crepapelle insieme ma Clov gli dice che non ne sarebbe più capace e Hamm riflette che non se sarebbe capace più neanche lui. Hamm si interrompe perché non ha ancora trovato un finale alla sua storia, anche se ha già qualcosa in mente e Clov gli chiede se è quasi alla fine e lui risponde di sì, e Clov gli dice che ne potrà comunque fare un’altra. Hamm dice di sentirsi vuoto, forse per il troppo sforzo creativo e che se potesse vorrebbe and
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