Montaigne: vita e opere
Nel periodo 1580-1630, Montaigne cede la carica del parlamento a un amico per dedicarsi alla letteratura e alla riflessione, pur restando attivo nelle questioni politiche e diplomatiche. Dopo la morte dell'amico Etienne de la Boetie, si rivolge ai libri per continuare lo scambio e la comunicazione di pensieri che aveva con l'amico, pur rifiutando l'opera epistolare che sarebbe falsificata. La morte dell'amico non è comunque l'unico motivo della sua attività letteraria; la traduzione, il commento, l'annotazione di frasi e di avvenimenti storici, di morti eccellenti, di confronto tra il vecchio e nuovo e, in definitiva, di riflessioni e giudizi sulla vita e morte sono i temi trattati nei suoi essais. "Essai" indica infatti "tentativo" di riflettere e dialogare su un mondo in trasformazione, quello dell'umanesimo, e infine il giudizio su sé stesso, un umanista, anch'esso che muta costantemente ed è spesso inafferrabile e contraddittorio.
Il tema dell'incostanza
Sul tema dell'incostanza della riflessione, il saggio sulla filosofia (Apologie de Raymond Sebond) rileva, attraverso una serie di argomentazioni prese da autori antichi e moderni, e mettendosi di volta in volta nei panni dei filosofi stoici, scettici per giungere agli epicurei, il tentativo di conoscere meglio sé stesso. Riflettendo sulla morte, lo stoicismo conduce verso l'autonomia della coscienza e della razionalità, ma lo scetticismo seguente porta Montaigne a criticare la stessa razionalità (come quella protestante) che pretende di spiegare la teologia, limita le possibilità di conoscenza umana esortando di arrendersi alla fede, ma allo stesso tempo esalta queste conoscenze possibili, microscopiche ma naturali e individuali.
Montaigne è epicureo dunque nell'essere un uomo che accetta e gioisce del proprio essere naturale, in pace col mondo e la natura (che è Dio), cosciente della sua limitatezza e mortalità, senza cercare di controllare e spiegare tutto. Riguardo la concezione della religione, Montaigne è un conservatore, cioè è contrario alla riforma riguardo la diretta proiezione del volere divino sugli eventi della vita umana, però difende la propria individualità e libertà spirituale all'interno della sua fede. Dunque egli separa fede e spirito dalla mondanità, che è solo carne e va vissuta naturalmente, contrastando quindi l'ascetismo basso-medievale, il misticismo, tutto ciò che intende trascendere e interpretare le cose reali. Quindi è anche un razionalista su questo campo.
Sembra in definitiva che esteriormente Montaigne sia un conformista ossequiante della tradizione, mentre interiormente si permetta una libertà spirituale estrema, rifiutando di unificare la sua individualità a quella degli altri. D'altra parte, erano tempi "pericolosi".
Politica e educazione
Anche nella politica è conservatore e realista ma anticonformista interiormente; l'ordine sociale deve essere mantenuto, la legge e la polizia sono importanti, ma considera il popolo come sovrano, odia la tirannia e la violenza non va giustificata, tantomeno si deve adorare il sovrano, ed è contro la tortura. Insomma è un moderato. Pone l'accento sull'educazione di un gentiluomo che deve imparare a discernere e giudicare da solo il bene dal male, senza quindi indottrinazioni che forzino lo spirito e il corpo e facciano "asini carichi di libri", un uomo libero, saggio e voluttuoso.
Nell'arte rifiuta la rigidezza precostituita delle regole formali, benché attento allo stile, ma sempre semplice, naturale, mutabile, energico e spontaneo, sempre in linea col pensiero, anzi questo generato da quello.
Du Vair, Charron e De Sale
Du Vair: stoicismo
Du Vair scrisse trattati in forma di dialogo sulla costanza, la buona volontà, l'impegno civico e la rassegnazione stoica ai mali, grande forma oratoria (lo disse Malherbe).
Charron: scuola di Montaigne
Charron critica il protestantesimo, mostrando un'accentuata ambiguità tra tradizione e individualismo morale. Nel trattato morale Sagesse, sospinge il buon senso del tutto laicizzato, civile e mondano (o prud'homie) e il buon senso religioso, generato comunque dalla virtù civile, che ha il primato, e infine la mondana, puro piacere.
De Sale: devozione moderata
Nel suo Traité de l'amour de Dieu, De Sale raccoglie la sua esperienza di uomo religioso e istruisce gli uomini del Rinascimento a una devozione moderata, libera da pensieri mondani, umile e priva di slanci mistici. Il suo stile fiorito rivela un animo poetico, ma nasconde un animo ascetico.
La poesia del primo '600
La poesia nella prima metà del '600 è divisa in due correnti: il classicismo con le sue regole precise e puro senso della padronanza del "gioco delle parole" di cui si fissano le regole, e la poesia barocca, libertina, ornata e priva di regole fisse. Malherbe è il caposcuola del primo tipo, Ronsard ad esempio per il secondo. Diversi poeti come Mathurin Regnier non andavano contro le regole stilistiche in generale, però esigevano la libertà di poter scegliere anche una poesia che sia espressione dell'animo individuale, oltre che una solo di regole e correttezza. Non volevano rinunciare alla loro individualità e originalità.
Il manierismo, che è pura forma d'arte, non basta a capire l'età barocca nella letteratura. L'"uomo barocco", libertino, avidamente individualista, amante delle ampollosità e fronzoli (evidente nelle arti figurative) nasce dall'insicurezza spirituale venuta dal Rinascimento a causa, ad esempio, delle guerre e dalla riforma religiosa. Dio non è più sempre presente nel mondo; lo si ricerca, lo si trova nelle estasi e le abbaglianti visioni ultraterrene, e lo si perde costantemente. La natura è oramai nemica della fede e le azioni dell'uomo sono inutili (Du Bartas, Claude Hopil).
I poeti barocchi sentono dunque l'incostanza e caducità dell'uomo, l'instabilità della vita e l'assenza di Dio (Jean-Baptiste Chassignet Mépris de la Vie et Consolation de la mort). Il mondo è visto come meravigliosa scenografia creata da Dio, ma dove non si rivela mai il creatore tranne con la bellezza incostante delle cose "sensuali" (cioè tangibili, ma anche l'amore tra persone) (Martial de Brive, Scudery, Motin, Laugier). Il tema della relazione amorosa per i poeti barocchi è la porta ai segreti dell'universo e di sé stessi. La contemplazione della bellezza delle cose è spesso usata per poi disprezzarla e abbandonarla, per abbracciare Dio, contemplando macabramente infine con cupa gioia la propria vecchiaia, il proprio cadavere seppellito, la morte (Agrippa d'Aubigné, Pierre Patrix, Martial De Brives).
La descrizione della passione e morte di Cristo come coscienza del peccato dell'uomo, impastato nei sensi e piaceri mortali, in costante e vitale lotta (una Via Crucis dell'uomo!) col mondo per abbandonarsi a Dio (Agrippa d'Aubigné). Jean Rousset ha compilato un'"Antologia dellà poesia Barocca", tracciando tutto l'excursus spirituale del poeta barocco, dall'incostanza e caos dei sensi fino al ritorno alla permanenza in Dio; dopo il 1630 il problema tra questi due universi che convivevano confusi in tutti gli autori si risolve tra chi abbraccia la permanenza attribuendogli i caratteri del mondo dei sensi, e chi rimane nell'incostanza del mondo sensibile ma con contenimento e toni dimessi e delicati.
Stilistica
La poesia barocca analizza e descrive esteticamente gli oggetti reali, non per trasfigurarli all'ideale archetipo come nel Rinascimento, ma perché la realtà non può essere afferrata davvero dall'uomo, e solo il poeta può descriverli per come sono. A questo scopo è lo strumento della sorpresa, improvvisa e brutale, o della meraviglia, assaporata lentamente. D'Aubigné usa la sorpresa per rivelare il male nascosto nello splendore delle apparenza, o all'opposto trovare la glorificazione nelle sconsolanti apparenze; in questo si inserisce la grandezza di Dio di umiliare i potenti e glorificare i poveri. Altra alternativa è di descrivere un oggetto reale caricandolo di metafore di significati enigmatici e antitesi, che sono immagine della vita caduca.
Si differenziano queste immagini dal manierismo perché in quest'ultimo il gusto dell'oscurità del significato attraverso giochi di parole resta volutamente irrisolto e aperto, addirittura fine a sé stesso. L'instabilità della vita è espressa nelle immagini poetiche del poeta barocco che rappresentano il movimento e il divenire. D'Aubigné, ad esempio nel suo Tragiques, racconta il movimento violento per spiegare la morte delle cose terrestri e il ritorno del controllo di Dio su queste. Per contrasto, come si è detto, i poeti dell'altra corrente formata dopo il 1630 prediligono descrizioni appena delineate di sagome, figure esili, glissanti.
Il teatro del primo 1600
Il teatro del primo 1600 è influenzato dalle tragedie bibliche (ugonotti), le vite dei santi trasmesse dai gesuiti, il romanzo pastorale e il teatro rinascimentale italiani (Aminta), senza contare il teatro classico (Seneca), introdotti da una compagnia italiana in Francia. Il tutto concorre a creare un teatro storico cristiano o nazionale (La Pucelle).
Ciò che prevale in tutte queste fonti d'ispirazione, soprattutto con Hardy, è la tragedia e tragicommedia ispirata a fatti contemporanei o recenti e il gusto dell'intreccio romanzesco ma a tinte realistiche, scabrose e semi-psicologiche, e della filosofia politica (da Machiavelli), sebbene la sua opera comprenda anche tragedie scolastiche e mitologico/epiche. Altri autori come Montchrestien e Garnier, scrissero soprattutto tragedie bibliche e agiografiche. Boissin de Gallardon adatta una pastorale drammatica italiana, due tragedie antiche, e la storia di S. Caterina. Con un'altra tragedia (S. Vincent), cerca un po' di originalità. Stesse ispirazioni per Billard de Courgenay.
Il romanzo in Francia
Il romanzo in Francia nasce dalla mescolanza di opere di culture e mentalità contrastanti che vengono ivi importate e tradotte (Chappuys)... i romanzi spagnoli, picareschi, le novelle italiane realistiche, vengono accostate a riflessioni politiche, filosofiche, religiose, a cui si dà un contesto romanzesco e "basso". Queste novelle e racconti mostravano assoluta continuità con la tradizione del secolo precedente di novelle italiane e spagnole. Questi racconti bassi sono frammisti a riflessioni mondane, dialoghi grassocci, battute, commenti sagaci. Il dramma pastorale (con i paesaggi, le rovine, i personaggi caricaturali e insoliti) pure ha influenzato gli intrecci, le imprese, le sfide, i maghi e gli indovini, e le ambientazioni tipiche del romanzo. Le storie tragiche, prese pari pari da avvenimenti reali, con i loro fatti crudi e equivoci (delitti, adulteri) sono la prima fonte di quel realismo "basso e mondano" del romanzo (Camus grande interprete di queste tematiche, che tra l'altro era religiosissimo, come Rosset), sono spogliate dell'epicità retorica per diventare vita vera, ma non per questo perdono la loro qualità di insegnamento morale! Infatti sono accuse dei costumi della società del tempo.
Autori notevoli: Prevost, D'Intras, LaPlace, Tourniol, Nerveze, Camus, Rosset. Precursori sono Jacques Yver e B. Poissenot. La corrente manieristica delle storie sentimentali tratta di avvenimenti tipici del regno di Enrico IV e della reggenza, due periodi di costumi molto libertini, racconti di stile contorto e tortuoso atti ad abbellire di buoni sentimenti e maniere cortesi storie altrimenti scabrose. Nerveze il più prolifico. Nacquero come risposta racconti umoristici e satirici di presa in giro delle ovvie ipocrisie e falsità.
Charles Sorel partecipò del cattivo gusto per i racconti manieristi, ma scrisse anche una raccolta di storie tragiche, e l'audace Histoire de Francion, che poi sconfessa e priva di alcuni pezzi troppo scandalosi. Accusatore dell'ipocrisia e vanità umana se la prende con tutte le classi sociali, è un pensatore libero e permissivo in questioni di relazioni amorose, ma non razionalista laico; le sue riflessioni cristiane sui comandamenti rivelano religiosità.
Jean-Pierre Camus, pensatore franco e indipendente, scrisse moltissimi romanzi che rivelano intenzione di edificazione morale ma non predica. Le storie sono "vere" ma "piacevoli" (Julie, Damaris) e non sanguinose. Il suo romanzo migliore, Agathonphile, tradisce come nelle altre opere troppo manierismo e galanteria alla Nerveze... in altri punti invece il romanzo rivela forza. Honoré d'Urfé è celebre per l'Astrée. Il romanzo è ispirato all'opera pastorale del Rinascimento: il paesaggio è fantastico ma le avventure sono romanzesche, lo stile negli intricati episodi è elegante, piacevole ed esso stesso intricato, la sintesi allusiva atta a incantare il pubblico. Il contenuto delle storie è soprattutto casistica amorosa che rivela sottigliezza più che sentimento vero. In Astrée avvenimenti mondani sono trasfigurati e migliorati dall'arte, ma grande è la varietà degli episodi, i personaggi sono molto caratterizzati nelle loro peculiarità, l'intera opera è tutta psicologica, e la vicenda centrale degli amanti è forse volutamente scialba.
1630-1660: Cartesio e altri movimenti
Cartesio e la ragione
Cartesio vede la ragione come uno strumento dato da Dio, sostenendo una sorta di misticismo del pensiero. L'individualismo, cioè non attestare l'esistenza degli altri, è centrale nel suo pensiero. Il cogito, la verità, l'evidenza del vero, si raggiunge col pensiero dell'individuo da solo. La verità si può raggiungere solo liberandosi dei dogmatismi imparati e dalle illusioni dei sensi, l'esperienza materiale serve solo come verifica dell'intuizione. Tra individui ci si può scambiare le verità perché il buon senso è universale e immutabile.
Libertini eruditi
I libertini eruditi esprimono scetticismo sulle verità che l'uomo può raggiungere, perché queste sono valide solo temporaneamente. Sono spesso associati all'ateismo e, nonostante sfiducia alla fragilità del pensiero dell'uomo, si pensa a Pascal che tuttavia porta questi all'epicureismo. Erano libertini scettici il poeta Théophile de Viau e il romanziere Cyrano de Bergerac (Agrippine, Les etat et Empires de la lune/du soleil).
Giansenismo
Il giansenismo, con figure come Arnauld (che diventerà capo del movimento) e Saint-Cyran (amico di Giansenio), operò conversioni, con i convertiti che andarono nel monastero di Port-Royal. Egli vedeva nel mondo solo peccato ed esigeva ai discepoli totale rinuncia della mondanità. La pubblicazione dell'Augustinus e i dogmi rigidi della branca del cattolicesimo portarono a persecuzioni da Roma, con Arnauld che protesta e Pascal che interviene con la sua opera. Il monastero venne distrutto, le suore espulse (1710), e la bolla Unigenitus (1713) che condanna i principi del giansenismo. Tuttavia, la dottrina sopravvive e pregna la cultura francese.
Teatro dell'epoca di Corneille
Il cardinale di Richelieu fonda l'Accademia Francese, forgia di drammaturghi e autori. Autori significativi oltre a Corneille: Mairet, Montdory, Vion, Rotrou, Boisrobert, Scarron, Scudery, Baro, Guerin, Desmarets, La Calprenede, Tristan. Dopo il 1630, il teatro acquisisce un grande prestigio in tutta Europa. Due teatri con compagnie rivali. La tragedia classica (Sophonisbe di Mairet, Hyppolite di Pineliere, Hercule mourant di Rotrou) è in voga fino al 1648 circa, poi in declino inesorabile. Si verifica una piccola crisi del teatro e del mecenatismo con la morte di Richelieu. La controversia provocata da Le Cid di Corneille spinge diversi autori verso la tragicommedia, genere diverso per il soggetto pseudo-storico borghese, per il tono che tocca la commedia e il melodramma, per gli intrecci romanzeschi e i colpi di scena. Uno stile barocco impedisce a Rotrou l'evoluzione del genere e per via dell'afasia di Montdory (un attore), il teatro Marais chiude per tre anni.
Risorgimento della tragedia gesuitica anche agiografica nel '40 (Saint-Eustache, Innocent Malhereux, Saül, Polyeucte, Edouard e La Mort des enfants d'Herode). Crisi. Nicomede la sola tragedia senechiana nel 1650. Corneille riporta il genere alla ribalta ma per poco tempo, insieme a Racine. Maestro della tragi-commedia, Rotrou (Crisante, Celie) è un analizzatore attento dell'animo umano e le sue debolezze, che quasi giustifica in nome dell'istinto all'egoismo, e della chimera della ragione, onore e virtù. Rotrou smaschera le falsità dell'eroismo tragico. Altri autori tragicomici, disgustati dagli slanci di posa tragici, Boisrobert, Scarron, D'Ouville, e Mairet nonostante le sue tre tragedie. Corneille dà nuova vita alla commedia orientandola verso la realtà contemporanea ma Molière completerà la definizione del genere. Grande merito del successo del genere anche grazie all'attore Jodelet. Altri autori Boisrobert, Scarron, Tristan.
Corneille
Mélite la prima opera, una commedia, seguita da altre quattro. Fin da La Veuve viene riconosciuto dai suoi rivali come il caposcuola. La Suivante (una commedia) rivela già la direzione verso la tragedia, perché il protagonista con uno sforzo rinuncia l'amore. Con Médée apprende da Seneca che modifica notando l'amoralismo del sacrificio e la provvidenza che guida i destini. Nei sei anni prima di tornare alla tragedia autentica scrive una commedia di riflessione sull'illusione nel teatro (Illusion Comique), che ha fonti contemporanee. Il Cid è una tragedia basata su una tragicommedia, in cui benché presenti i temi dell'onore, amore, generosità e gloria, manca del tutto la metafisica eroica. Appare invece appunto in Horace che è l'inizio della serie di grandi tragedie. Ogni nuova tragedia è un riesame critico della psicologia, dove costante è l'autocritica all'eroismo e al sacrificio. Costante originalità e evoluzione. Una commedia (Le Menteur).
Otto anni di allontanamento dal teatro per tradurre un'opera religiosa (la Imitation... boh), torna nel 1659. Nel 1674 abbandona il teatro perché la tragedia è oramai un genere...
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