Il Cinquecento: i predecessori di Shakespeare
Morality plays e interludi
Morality plays hanno origine nel sermone medievale e nella letteratura devozionale; i personaggi sono astrazioni e a venir messa in scena è la psicomachia (conflitto tra i 7 peccati capitali, i Vizi, e le 7 Virtù per il possesso dell’animo umano). Il protagonista rappresenta l’intero genere umano; vengono drammatizzate la tentazione, la caduta e la redenzione dell’anima tramite la penitenza. Le rappresentazioni vengono fatte in ogni momento, non solo per le festività. Di conseguenza, gli attori possono esibirsi in diverse località (On Tour).
-The Castle of Perseverance (1425) è un dramma lungo di 3700 versi e complesso, con 35 personaggi. La vicenda segue la parabola spirituale, dalla nascita al giorno del giudizio, del personaggio Umanità, conteso fra il bene e il male. Messo in scena all’aperto, in uno spazio circolare (Place) circondato da un fossato con al centro un castello, sotto il quale c’era il letto di Umanità; intorno al place c’erano 5 palchi (per Dio, per Carne, per Mondo, per Diavolo, per Avarizia).
-Everyman (fine secolo, epoca Tudor) è la traduzione di moralità fiamminga. 921 versi. Narra di come Everyman, nella tappa finale del suo viaggio terreno, spaventato di fronte alla Morte, trovi soltanto Good-deeds disposto ad accompagnarlo fin nella tomba. È introdotto da prefazione che dimostra la piena autoconsapevolezza del genere.
Interludi sono rappresentazioni drammatiche eredi dirette delle moralità; dal 1485 al 1576; si rappresenta la psicomachia (lotta tra il nuovo sapere e l’ignoranza).
-Magnyfycence (John Skelton) ha come protagonista un principe. L’obiettivo da raggiungere non è la salvezza, ma il buongoverno. Carattere politico. Rappresentati nelle sale dei banchetti delle dimore signorili o a corte. Nelle piazze, nelle chiese, nei cortili delle locande, in sale municipali, nei saloni dei monasteri, scuole, università, nelle Inns of Court (scuole dove istruivano futuri avvocati e amministratori). Contesto politico, sociale, culturale. Alto grado di topicalità.
-Gorboduc (Thomas Norton e Thomas Sackville) (1526) è la prima tragedia regolare inglese e la prima opera drammatica che adotta il Blank Verse (pentametro giambico non rimato). Rappresenta il tragico destino di un regno quando mirava a persuadere la regina a sposarsi ed assicurarsi un erede. Il BLANK VERSE diventerà il verso drammatico elisabettiano per eccellenza.
I contemporanei di Shakespeare
Jonson, Shakespeare, Kyd provengono da istruzione superiore (studi di retorica, conoscenza delle lingue classiche e magari altre lingue, come francese e italiano). Kyd è il primo a portare la violenza in scena, suscitando divertimento nel pubblico.
- Spanish Tragedy - anni '80: Tragedia in Spagna. Vendetta è il tema principale. Il protagonista è Hieronimo, che è matto. Apparizioni soprannaturali.
- Hamlet (precedente a Shakespeare)
Christopher Marlowe (1546-1593) è noto per l'imitazione tra dalle fonti straniere storie e trame: i modelli espressivi sono quelli classici. I suoi protagonisti detengono la scena, hanno ricchezza retorica, più argomenti. Usa personaggi estremi, emozioni estreme.
- Tamerlane (1587) è l'unica opera dell’autore pubblicata in vita. Il tiranno orientale conduce stragi, omicidi e guerre di conquista. Usa blank verse.
- Edward II (1592) descrive l’amore e l’attrazione tra uomini, la divisione di compiti e ruoli fra uomo e donna.
- The Massacre at Paris (1593) tratta delle guerre di religione. Giunto in forma incompleta.
Ben Jonson (1572-1637) è quasi un modello di riferimento. Il suo stile ricalca quello classico della commedia e italiano.
- The Case is Altered (1598)
- Everyman in his Humour (1598)
- Everyman out of his Humour (1599)
La traduzione delle forme classiche e rinascimentali:
- Per Marlowe: creazione di un linguaggio poetico elevato e iperbolico a scapito della trama.
- Per Jonson: creazione (all’inizio meccanica e poco ispirata) dei tipi inglesi ricalcati su quelli classici e rinascimentali e sulla formazione degli intrecci.
Il teatro di Shakespeare
Shakespeare scrittore per la scena: fra occhio e orecchio. Shakespeare iniziò la sua carriera come attore presso i Lord Chamberlain’s Men nel tardo 1580, mentre le prime notizie certe di lui drammaturgo risalgono al 1592. I suoi drammi sono frutto della sua esperienza sul palcoscenico. Era tra i proprietari del Globe Theatre. Aveva triplice interesse nello spettacolo e nella sua riuscita: da autore, da attore e da imprenditore. Era molto attento ai suoi guadagni e diritti, tante le cause civili in cui fu coinvolto. Grazie ai suoi risparmi si comprò una delle case più prestigiose di Stratford per la sua vecchiaia. I suoi drammi sono complessi per quanto riguarda la scena, la narrativa e i discorsi. Sono accessibili praticamente a tutti. Alla sua epoca si diceva “hear a play” (ascoltare un dramma) e, non a caso, in un suo prologo, un drammaturgo contemporaneo di Shakespeare, ritrae l’autore come Orfeo, in grado di incantare e domare il pubblico tramite l’ascolto. L’ideale di una perfetta simbiosi fra udito e vista viene espresso da Gower (Pericle). Le sue opere riuscivano grazie anche ai legami di fiducia che si instauravano tra lui e gli attori e, anche, alla struttura scenica e architettonica. In mancanza di scenografia, l’attore doveva far capire con battute, trucco e gesti, costume, al pubblico, il luogo, tempo e spazio.
Le proprietà del teatro shakespeariano
La scena aperta
La forma del palcoscenico è “aggettante” (thrust stage), che appunto si gettava o proiettava in mezzo al pubblico. Il palco era privo di oggetti/ostacoli scenici alla vista. Gli unici aspetti fissi della scena erano la “frons scenae” (il fondo ornato di pitture, all’interno del quale si aprivano 2 porte di ingresso/uscita) e i 2 pilastri di legno dipinti per farli sembrare colonne romane di marmo (sostenevano il tetto sovrastante il palco). L’attore aveva la responsabilità di attirare tutto l’interesse del pubblico. Gli spettatori potevano vedere la scena da ogni parte senza ostacoli visivi. La scena si svolgeva in modo rapido e dinamico.
L’articolazione spaziale
La straordinaria ampiezza del palco simboleggia la grandezza del mondo e acconsentiva la presenza di tanti attori per raffigurare folle. Dietro le 2 porte sul fondo vi era il “tiring house”, ovvero lo spogliatoio degli attori e permettevano ad essi di entrare e/o uscire dalla scena. I plays elisabettiani non erano suddivisi in atti, ma si capivano la fine e l’inizio di questi dai movimenti degli attori stessi. Le 2 porte avevano anche il ruolo di raffigurare due realtà spaziotemporali differenti (esempio: Hamlet). Vi erano 3 aree di recitazione (sotto il palco, sopra il palco e il piano del palco stesso). Il sottopalco (“Hell”) era area moralmente off limits perché abitata da demoni e spiriti maligni, che entravano e uscivano da esso tramite una botola. Il soffitto (“Heavens”) recava dipinti di costellazioni. Il balcone sopra la scena (“Upper stage”) era destinato agli spettatori più privilegiati, all’azione scenica e ai musici. Sulla porta d’ingresso del teatro shakespeariano c’era la scritta “Totus mundus agit histrionem”, ovvero che il mondo si presta alla rappresentazione teatrale perché i suoi abitanti sono già attori che recitano delle parti.
Fluidità, distanza variabile e rappresentazione dell’Io
Il palco era, inoltre, dotato di notevole profondità, così che l’attore era in grado di stabilire un rapporto di notevole vicinanza con il pubblico (potevano bisbigliare nelle orecchie di quelli più avanti, detti groundlings). Shakespeare sperimentò la creazione del personaggio-io, dominatore di avanscena e platea, in un dramma storico, Richard III. Il monologo di Riccardo è basato sull’opposizione io-altro, i pronomi plurali diventano singolari (I). Esso prende la forma di confessione, ingannando il pubblico e quelli che lo circondano con un’apparente sincerità confessionale. Gli attori importanti per i monologhi: Riccardo (Richard III), Iago (Otello), Amleto. La scena era pluriprospettica, infatti gli attori dovevano occupare tutte le aree recitative possibili.
Donne sull’avanscena
Shakespeare è il primo drammaturgo inglese a dare ampio spazio alle donne quali protagoniste dell’azione drammatica. Nel teatro elisabettiano, i personaggi femminili venivano rappresentati da ragazzi o giovani uomini (“Boy actors”). Nelle tragedie la donna fa parte di una coppia, mentre nelle commedie è da sola e fa vedere che riesce a superare tutti gli ostacoli. Quasi sempre nella tragedia shakespeariana la donna si dimostra superiore all’uomo sia socialmente che moralmente che intellettualmente. Il monologo è detto “aside”, in quanto diventa intimo, confessionale, sincero, lontano dall’inganno di Riccardo. Qui la donna svela le proprie passioni e i propri disagi. Ad esempio, Cleopatra con il suo monologo nel King Lear sul suicidio.
La prosa del Cinquecento
I testi in prosa dovevano seguire il principio “utile dulci”, ovvero unire l’utile e il dilettevole. Nei maggiori prodotti dell’Umanesimo l’intento didattico è dominante.
- Thomas More (1478-1535) - Utopia (in latino 1516, in inglese 1551) è scritta in forma di dialogo e si divide in 2 libri, di contenuto diverso. 1° libro: critica delle pratiche e delle istituzioni sociali, politiche e religiose contemporanee; dibattuta l’opportunità per l’uomo di impegnarsi in prima persona nel governo del paese per il raggiungimento del bene pubblico. 2° libro: funzionamento legislativo e i costumi degli abitanti di un’isola immaginaria.
- Thomas Elyot (1490-1546) - The Boke Named the Governour (1531) è dedicato a Henry VIII. Trattato di filosofia morale, denso di citazioni da autori classici, destinato all’istruzione dei giovani per istruirli da gentiluomini inculcandogli i principi morali.
- John Foxe (1516-1587) - The Acts and Monuments of the Church (1563 e poi 3 edizioni successive) sostituiva le vecchie leggende riguardanti i santi con le sofferenze dei protestanti inglesi al tempo delle persecuzioni mariane.
Altre opere in prosa, senza tralasciare il fine didattico, mirarono all’intrattenimento di un pubblico sempre maggiore e differenziato data la crescita di Londra. Negli anni '60 e '70 esplose la novella, soprattutto traduzioni e adattamenti. Gli anni '70 videro lo sviluppo della novella cortese con:
- George Gascoigne (1539-1577) - The Adventures of Master F.J. (1573) è uscito in un volume anonimo che raccoglieva anche gli altri suoi drammi e le poesie, di cui 2 anni dopo rivendicò la paternità stampando una versione rivista The Poesie Of George Gascoigne. Narra le avventure amorose, tra il cortese e sensuale, del protagonista con una gentildonna sposata, Dame Elinoir, presso il cui castello F.J. si trova ospite. Il gioco tra i molteplici punti di vista rende interessante il tutto. La storia è raccontata attraverso i dialoghi e la relazione degli eventi a un narratore non sempre affidabile, visto che utilizza anche dei suoi commenti; narrata anche tramite le lettere di F.J. e le risposte di Elinoir. Queste diverse fonti d’informazione rendono il tutto ironico. F.J. all’inizio vuole fare solo l’amante. Elinoir è una dama dai facili costumi.
- John Lyly (1554-1606) - Euphues: The Anatomy of Wit (1578) mostra l’influsso delle “questioni d’amore”, di moda nelle corti elisabettiane. Presenta un triangolo amoroso con al centro una dama molto volubile. Stile fortemente allitterativo, con una sintassi costruita su antitesi perfettamente bilanciate. Uso accumulativo di analogie illustrative, spesso paradossali, ricavate dalla saggezza popolare, dalla mitologia classica. Protagonista, un giovane spensierato e arrogante che sottrae al suo migliore amico la donna che ama, ma che viene trasformato, poi, dall’esperienza, in un modello di virtù, dispensatore instancabile di lezioni morali. L’opera ebbe un seguito 2 anni dopo: Euphues and His England.
- Philip Sidney - Arcadia è un romance in prosa (combina genere pastorale con il romance cavalleresco, aggiungendo delle poesie). Non pubblicato in vita dall’autore (morto prematuramente in battaglia). Il testo completo (5 libri) della cosiddetta Old Arcadia (scritta 1577-1580) fu rinvenuto nel 1907, mentre la New Arcadia (1584, manoscritto lasciato a metà dall’autore al 3° libro; pubblicato 1590). La sorella di Sidney pubblicò nel 1593 un’altra versione che integrava i 3 libri della New Arcadia con il materiale della redazione originaria. Old Arcadia - le principesse Pamela e Philoclea vennero portare dal padre re di Arcadia, Basilio, a vivere nel bosco per scongiurare un oracolo. Due valorosi principi, Pyrocles e Musidorus, si innamorarono di loro. Per farle cadere ai loro piedi si travestono da amazzone e da pastore, dando vita ad una serie di equivoci che arrivano a sfiorare, nel finale, la tragedia. In questo periodo Sidney era stato allontanato dalla corte per essersi opposto al progetto di matrimonio della regina con un cattolico duca. Allusioni poetiche, spesso critiche nei confronti della regina e dei suoi consiglieri. New Arcadia è una versione riveduta della Old Arcadia, con nuovi temi e personaggi, rendendo la vicenda più eroica ed epica e rafforzando l’elemento epico e didattico.
Narrativa anni '80
- Robert Greene (1558-1592) è il primo scrittore professionista e drammaturgo. Pandosto. The Triumph of Time (1588) è un romance pastorale. Utilizzato da Shakespeare in Winter’s Tale, ma alcune cose cambiano (Bellaria, lieto fine..). Due giovani innamorati, Fawnia e Dorastus. Lieto fine solo per i due giovani. L’ingiustamente accusata Bellaria non ricompare miracolosamente nel finale, ma muore realmente all’epoca del processo, e l’agnizione non porta gioia al re Pandosto che, dilaniato dal rimorso, si uccide. Pandosto è un universo cupo, la piaga infetta della gelosia porta solo dolore e infelicità. Gli eventi umani sono dominati dai capricci della cieca Fortuna.
- Thomas Nashe (1567-1601) è uno scrittore professionista e drammaturgo. The Unfortunate Traveller (1594) è narrativa picaresca. Vi sono vari personaggi pubblici. Vicende del paggio Jack Wilton (durante il regno di Henry VIII). Voce narrante è il protagonista, che racconta le sue avventure (comiche, grottesche e cruente) mutando il tono di voce per adattarlo ai temi e agli eventi presentati. Molteplicità di generi e modi: gli scherzi da raccolta di facezie (letteratura popolare '500/'600), il sermone e il pamphlet moraleggiante, la satira (letteraria e religiosa), la letteratura di viaggio, la narrativa storica, i racconti di vendetta, la tragedia e la tragicommedia. Un’ampia sezione è ambientata in Italia (Venezia, Roma, Firenze). Italia nel periodo elisabettiana è vista come terra di intrighi, corruzione, veleni, omicidi.
- Thomas Deloney (1543-1600) è un tessitore di seta senza istruzione universitaria, originario di Norwich e compositore di ballate. Le sue opere sono ambientate tra artigiani e mercanti del passato. Jack of Newbury (1597) è la parabola ascendente di un tessitore (durante Henry VIII). Vi sono vari personaggi pubblici. Lo stile è drammatico, con dialoghi di carattere naturalistico e colloquiale (insolito nella narrativa del tempo). Struttura a scene, usa i singoli capitoli come unità narrative distinte. Canzoni e ballate sono caratterizzate da estemporaneità e immediatezza.
La poesia del Cinquecento
Traduzione di autori classici e contemporanei.
- Henry Howard (1517-1547) è il primo esempio di poema epico in Blank Verse negli anni '30. La traduzione è intesa come interpretazione e rielaborazione, sperimentazione ed espressione personale.
- Thomas Wyatt (1503-1542) è il primo a tradurre sonetti di Petrarca nella loro propria struttura e forma metrica. Fu in Italia in missione diplomatica per Henry VIII nel 1527. Cortigiano e poeta, in contatto con le discussioni in corso in Italia, ne fece tesoro, importando la forma sonetto in Inghilterra. Tutto quello che scrive viene pubblicato solo dopo la morte. Imprigionato 2 volte, rischiando di essere impiccato. Muore a 39 anni di qualche malattia. Parla anche di donne nei suoi sonetti, vere.
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