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Charles viene inizialmente chiamato medico dal ragazzino della fattoria ma abbiamo subito

un cambio da médecin a officier de sante, per sottolineare il fatto che lui non sia un

(non ha tenuto l’esame); il

medico, narratore corregge così discretamente.

Abbiamo poi una descrizione della fattoria, che fa parte del lato del romanzo identificabile

con il sottotitolo (costumi di provincia), che da un lato ci dà un quadro realistico, ma

conferma anche il fatto che monsieur Rouault sia benestante. Il luogo appartiene dunque a

qualcuno che vive di questo lavoro; abbiamo in particolare una descrizione di oggetti ed

animali.

Arriviamo così ad un ritratto di Emma,che troviamo frammentario (non come Balzac che

da una sorta di descrizione completa), a pezzi nel romanzo e dunque in maniera progressiva

e che permette di mettere in rilievo una certa sensualità e alcuni particolari del corpo di

Emma.

In particolare Emma che cuce attira l'attenzione di Charles sulle sue mani, sugli occhi che

non sono descritti sempre allo stesso modo (cambiano spesso colore).

Sono i primi elementi che abbiamo sulla protagonista: sappiamo che a Charles non piace

tanto la mano, perché non è nei parametri della bellezza, abbiamo poi dita ed occhi.

Dopo la medicazione, il medico è invitato a mangiare qualcosa prima di partire.

Già dall’inizio, Emma esprime come ella non si diverte in campagna perché deve

occuparsi della fattoria. Nella sua descrizione ritroviamo la pettinatura di Elisa Schlesinger

(collegata alla bellezza femminile stampata nella memoria di Flaubert).

Charles vede per la prima volta questo tipo di acconciatura; ciò significa che Emma in

qualche misura ha addosso una pettinatura non diffusa, che esprime una sorta di originalità

agli occhi di charles.

in Emma c’è una specie di elemento che Flaubert inserisce per

Comme un homme:

ricordare che ha un carattere che in alcuni punti è differente da quello della donna

che ricorda quasi quello dell’uomo, ed è dunque non tradizionale.

convenzionale,

Charles dopo essere salito a salutare il padre, la trova in piedi con la fronte verso la finestra,

che guardava verso il giardino. In questa scena abbiamo il contatto con la ragazza che

porta poi a numerose visite alla fattoria.

Charles non si chiede perché va alla fattoria con piacere, sebbene egli continui a farlo.

Dal testo, ricaviamo che Emma ha ricevuto una certa educazione che le ha creato un

orizzonte di attesa che non viene soddisfatto nell’ambiente di campagna, una

formazione di una signorina di città.

La moglie di Charles comincia a sospettare un tradimento e per stanchezza Charles non

tornerà più. Egli si trova in questa situazione, è convinto di andare a trovare Emma senza

però capirne la motivazione. La moglie pensa al tradimento che però non passa nemmeno

nella testa di Charles; l'arrivo dei genitori causa tensioni tra il padre di Charles e la moglie,

fino al momento in cui il padre rompe una sedia contro il pavimento e accusa sua moglie di

aver fatto la disgrazia del figlio.

IL TERZO CAPITOLO

Charles rimane vedovo; il padre di Emma viene a pagare i suoi debiti e avendo appreso la

sua disgrazia, lo consola. Abbiamo ora un nuovo incontro tra Charles ed Emma dove

troviamo degli elementi di sensualità che vengono aggiunti; Emma gli offre da bere, prende

l’iniziativa. Abbiamo così un tratto di Emma, dunque il fatto che ella difficilmente accetti le

norme che possono ostacolare in qualche modo la sua libertà, quindi si oppone alle

convenzioni borghesi. Abbiamo una sorta di fisicità in Emma in questo momento ed è

significativo che Emma agisca mentre Charles non fa nulla. In questo incontro sappiamo di

Emma ma Charles quasi non compare. Abbiamo elementi nuovi per la psicologia di

Emma mentre Charles non chiede, compie azioni non complete e mancate.

Charles comincia così a pensare di sposare la giovane, non trovando però il coraggio per

chiedere la mano al padre: in effetti, quando l’officier de sante si decide, è il padre di Emma

che capisce e che fa tutto, velocizzando il tutto.

Emma voleva sposarsi a mezzanotte alla luce delle torce ma il padre non lo capiva. Fu un

matrimonio con 43 persone e che dura 16 ore a tavola e che continuò il giorno dopo e i

giorni seguenti (come vedremo nel capitolo successivo le persone sembrano più, risultato

un’esagerazione voluta da Flaubert). Emma formula così in maniera chiara un desiderio, un

desiderio romantico (il matrimonio di Emma fa parte del mondo romantico), lo desidera ma

la realtà schiaccia il sogno romantico e nessuno è in grado di capire questo desiderio. Il

matrimonio è annunciato come qualcosa di esagerato, un vero e proprio matrimonio di

si tratta in effetti di un’occasione per far vedere che è una grande festa e dunque

campagna;

è collegata al mangiare tanto e al bere tanto (con le conseguenze in cui si trovano poi gli

invitati). Troviamo così gli usi e costumi della campagna ed è su questo che si ferma lo

sguardo del narratore, per farci vedere che tipo di persona fa parte di questo romanzo. La

festa di nozze, a cui è dedicato molto spazio, diventa manifestazione di un primo

fallimento, la prima illusione di Emma che viene persa e non soddisfatta; è la prima volta

che Emma si trova a dover registrare quello che Flaubert aveva compreso, vale a dire la

discrepanza che separa mito e realtà, sogno e realtà: il mito è il matrimonio di notte, la

realtà sono le nozze di campagna, con figure non raffinate ecc. Si imposta da qua il sistema

di struttura fondamentale in tutta la vicenda di Emma: in Mme Bovary c’è sempre l’elemento

mitico che fa parte del mondo romantico e il suo scontrarsi con la realtà che sempre

lo schiaccia (questo raggiunge momento più alto nel capitolo ottavo di questa parte,

quando invitata al ballo, nel palazzo dei nobili). Questa situazione si ripete sistematicamente

ad ogni livello della vita di Emma e lei non impara mai che il sogno romantico nella

realtà non esiste, ma continua a pensare che non avvenga ciò che desidera per una

mancanza intrinseca della realtà.

mai soggetto di un’azione vera e propria

Charles non è ma ha spesso un atteggiamento

negativo e passivo, una certa inazione, una incapacità che caratterizza la figura di Charles.

Dall’altra parte, Emma è in continua azione, propone da bere, insiste e dunque domina

sempre la scena. È particolare come Charles non veda mai bene Emma e è ciò diventa

una difficoltà a percepire la donna per quello che è. Charles si concentra sugli oggetti più

che su Emma e ciò non solo permette al lettore di creare il quadro realistico dell'azione, ma

suggerisce una sorta di incapacità nel rapporto. Questa opposizione si produce attraverso

una tecnica realistica e realista che porta ad una scoperta progressiva della

caratterizzazione psicologica dei due personaggi.

IL QUARTO CAPITOLO

Tutto il capitolo quarto descrive le nozze ed è strutturato su uno stereotipo, le feste di

nozze tipiche della campagna; si osserva una specie di processione che attraversa la realtà,

che ci dona così una visione generale dei personaggi che appartengono a questa scena, in

cui si pone attenzione ai particolari, che dicono molto sul personaggio, come per esempio

l'abbigliamento. l’enumerazione,

Abbiamo qua una tecnica di scrittura, che ha degli effetti di invasione

sulla pagina da parte dei personaggi. Si tratta così di una scena di riproduzione del

matrimonio come un evento sociale contadino, una realtà schiacciante per Emma, è dunque

il primo elemento di una serie lunga di delusioni che Emma incontrerà nel corso del

romanzo.

Abbiamo così il matrimonio, dove viene descritta la festa ma non l’atto religioso. Flaubert

insiste mostrando come l'episodio, che doveva essere il più grande desiderio di Emma, sia

in tutto e per tutto il contrario ciò che Emma desiderava.

Nella descrizione della festa abbiamo un enumerazione dei mezzi di trasporto degli invitati e

ciò sottolinea come ciò che Emma cercava non sia possibile (una massa che si reca a

questa festa).

Tutto il sistema di abbigliamento traduce una certa fascia sociale del personaggio,

sottolineando così l’interesse di Flaubert sulla folla. Abbiamo diversi elementi che si

oppongono in maniera chiara al desiderio di Emma di un matrimonio romantico: il corteo

ondeggia come un serpente, si tagli in diversi gruppetti, Charles che non aiuta Emma in

difficoltà col vestito.

Attraverso la tecnica dell’accumulazione su i cibi, non raffinati, Flaubert ci mostra il lato

della realtà della piccola provincia, dove anche la finestra ha un ruolo importante (da cui

si contempla la realtà esterna).

IL QUINTO CAPITOLO

Vediamo qui, con gli occhi di Emma, la casa di Charles, che è stata modellata dalla

moglie precedente. Da un lato troviamo la descrizione degli ambienti, come il piccolo studio

dall’altro abbiamo la

di Charles (dove troviamo i tomi di medicina mai aperti), descrizione di

un Charles sinceramente innamorato, ma la cui felicità non è per niente simile a quella

Si tratta di un sentimento che appare un po’ rozzo (felicità viene

che desidera Emma.

paragonata alla digestione).

Alla fine del capitolo quinto, abbiamo Emma, che, prima che si sposasse, aveva creduto di

provare l’amore, ma dato che la felicità che sarebbe dovuta risultare da questo amore non

era venuta, pensava di aver sbagliato. Il narratore entra nella mente del personaggio e

dice cosa pensa Emma: troviamo così un fortissimo contrasto, da un lato la gioia che

abbiamo in Charles (di solito è vittima di alcune situazioni) e per contrasto abbiamo la

felicità di Emma che non è arrivata. Emma cercava di capire ciò che si intendeva

esattamente nella vita con le parole di felicità, passione, che le erano sembrate così belle

nei libri.

IL SESTO CAPITOLO

Il contrasto è tra vita e libri; Emma cerca nella realtà ciò che ha conosciuto nei libri e ciò

che a Emma era sembrato bello nei libri, non è rintracciabile nella realtà, soprattutto

l’opposizione

perché si tratta di libri che parlano della passione romantica. Troviamo così

tra mito e realtà che continua a focalizzarsi in maniera sempre più precisa e segnala lo

scontro che si produce tra i due poli nella vita di Emma.

Ci viene detto cosa Emma ha letto: Emma ha avuto una educazione tipica della borghesia

urbana. Emma vive in campagna, in mezzo alla natura, quindi non si apre alle invasioni

liriche della natura che ci arrivano attraverso gli scrittori romantici (lei conosceva la

campagna che non hanno nulla di poetico per lei). Emma legge i romanzi prestati da una

zitella che li porta alle ragazze del convento quando vi si reca per lavorare e dunque basa la

dell’iconografia

sua formazione sugli elementi dell'epoca romantica. Vediamo le letture e

la formazione romantica avvenute in convento, insieme ad elenchi di elementi romantici con

anche un riferimento a Lamartine.

Emma era già annoiata in campagna e, tornata dal convento, era triste e disilluso; ma

l’ansietà di uno stato nuovo, probabilmente dovuto agli incontri con Charles, le aveva fatto

credere di possedere questa passione. Tuttavia, dopo il matrimonio, non poteva immaginare

che questa calma in cui viveva fosse la felicità che aveva sognato, proprio a causa di questa

formazione che aveva creato un certo tipo di orizzonte di attesa. Per questo Emma è a

disagio nella calma della sua nuova vita e questo malaise inafferrabile continuerà a

tormentarla, in quanto non accetta la possibilità che nella vita reale non esistano gli

elementi della ideologia romantica.

IL SETTIMO CAPITOLO

In questo capitolo Emma continua la sua riflessione delle aspettative romantiche. Anche

qui Emma ha delle convenzioni romantiche, che riguardano per esempio il luogo della luna

di miele, che non è il luogo esotico che Emma si aspettava. Nel capitolo, Flaubert mostra

fino a che punto si crea una distorsione mentale della realtà romantica. Emma non può

parlare con nessuno delle sue aspettative ed è convinta che lì dove si trova (in Normandia)

non può trovare la felicità ma nell'esotismo del mediterraneo. La donna non è in grado di

verbalizzare questo malessere profondo soprattutto perché non ha nessun

interlocutore. Secondo Emma la colpa è di Charles. È qui che abbiamo la descrizione

delle mancanze di Charles dal punto di vista di Emma. La sua piattezza è esattamente il

contrario dell'energia e della passione che dovrebbe avere l'uomo di Emma. È monotona e

piatta come un marciapiede (paragone banale), e non è originale perché su questo

marciapiedi passano le idee di tutti, che vi passeggiano sopra. Ancora una volta questo

paragone inserisce Charles in un clima di passività. È classificato solo su tutto quello che

NON sa fare, non è capace di fare nulla agli occhi di Emma.

La parola chiave che Flaubert usa per Charles è "nulla", è sempre espressione del nulla.

Rien gli viene attribuito tre volte in questa descrizione. Charles invece è felice e calmo

perché pensava che lei fosse felice. Emma è consapevole che lei è la causa della felicità del

medico ma lei non riesce a trarne beneficio. Lui ha sempre uno sguardo con stupore

innamorato. Tra Emma e la suocera non c'è un bellissimo rapporto. È tragica per l'eroina

romantica; l’inadeguatezza alla vita a causa delle loro

Madame e don chisciotte hanno in comune

letture e i loro pensieri; entrambi cercano di inserire la loro visione del mondo nella realtà.

Charles quindi a poco a poco si rivela un marito inadeguato per Emma. Ed è in questo

l’impossibilità di realizzare i suoi

capitolo che cominciamo ad intravedere il Bovarismo,

desideri, desideri che non può mai realizzare perché l'oggetto del desiderio viene o

allontanato o è irraggiungibile; a Emma quindi mancherà sempre qualcosa che ritiene

essenziale.

L’OTTAVO CAPITOLO

In questo capitolo troviamo una scena molto importante per il romanzo: la scena del ballo,

che mette gran parte di quel desiderio in contatto con Emma, che finalmente entra nel suo

mondo; tuttavia vedremo che sarà un episodio non in compensazione del desiderio di

Emma ma tragicamente in sottrazione al desiderio. Il ballo alla Vaubyessard cade nella

vita di Emma sconvolgendo la sua monotonia, si tratta di qualcosa al di fuori dall'ordinario,

non può essere preso come qualcosa che sia o che entri nella quotidianità. È per Emma che

viene invitato anche Charles, in quanto Emma risulta molto fine e elegante. Si tratta di un

capitolo molto complicato, dove Flaubert fatica molto.

Si tratta di un ballo (topos della scrittura romantica, spesso serve perché è una visione di

insieme e l'autore non fa fatica a presentare i personaggi).

Qui Emma crede che qualche volta il sogno nella realtà ci sia, ma poi viene illusa (quando

arriva non può saperlo). Tutta la scena del ballo è raccontata dal punto di vista di Emma.

Emma legge subito questa realtà paragonandola alla realtà mitica del romanticismo che le

letture le hanno trasmesso e questo fa sì che Flaubert giochi con una struttura del capitolo

(molto complicata). Emma è affascinata da quello che accade, ma il suo sguardo è

leggermente deformante; Flaubert allora ci mostra attraverso la scrittura delle situazioni

paradossali su due livelli:

1) nell'introduzione, in questo luogo del sogno in cui già la forma del castello fatta

all'italiana, Emma riconosce alcuni elementi tipici delle sue aspettative romantiche, quindi da

un lato Emma riconosce alcuni elementi mentre altri le sfuggono (suggerisce quindi al lettore

che quello che Emma sta vivendo non è il suo modello);

2) nel paradosso, tecnica spesso utilizzata per esempio su Charles. Abbiamo

l'osservazione del vecchio che sta a tavola, che è una figura di cui si ha prima la descrizione

fisica e poi si ha la reazione straordinaria di Emma. Emma sta quindi leggendo male la

realtà, perché la guarda attraverso il filtro romantico e il lettore non deve invece farsi

fuorviare. Emma dunque non sta leggendo in maniera oggettiva la realtà.

Il capitolo inizia con la descrizione del luogo, dove è tutto armonia e delicatezza. Siamo in un

castello di nobili perciò abbiamo anche una raffinatezza degli interni.

Anche qui troviamo una scena collettiva, che contrasta con il matrimonio di Emma, il pranzo

al castello è in contrasto con gli invitati e il pranzo di nozze.

Emma ha in mente un modello di cena di questo tipo (che fa parte del suo sogno e che

sembra avverarsi), ma la moda del momento è già cambiata, le signore non mettono i guanti

nel bicchiere, perciò quello che sta vivendo non è il suo sogno, ma è un mito che presenta

una serie di discrepanze rispetto a quello che sognava. Emma è dunque in ritardo

rispetto alla moda perché non è il suo mondo e poiché l'ha conosciuto solo attraverso le

letture.

Quando ballano, Emma sa ballare, perché in convento le hanno insegnato a ballare, ma non

sa il ballo chiave della serata, il valzer, che in convento non si impara, poiché il corpo

dell'uomo e della donna si toccano; quindi ancora un volta il mondo sognato è in ritardo.

Tutta la scena del ballo viene registrata dagli occhi di Emma. Il ballo è un momento chiave

per Emma. Non è un caso che Flaubert faccia un paragone teatrale, poiché il teatro è una

finzione e perciò è come se Emma entrasse in una messa in scena. Charles viene

accantonato in questa situazione. Da un lato c'è il mondo di musica, del ballo e della

raffinatezza, dall'altra c'è il denaro, simbolo della grossolanità della realtà degli uomini che

giocavano a soldi. Ritroviamo qui una ripetizione di parere, sembrare, apparire, poiché è il

punto di vista di Emma. Sembra che queste pagine ci siano per descrive un altrove, un'altra

realtà e Emma interpreta questa classe sociale con caratteri diversi, il colore della pelle, i

capelli. Sono più eleganti e, agli occhi di Emma, Charles è stato lasciato da parte, non

abbiamo mai il suo sguardo e non sappiamo cosa guarda. Queste figure aristocratiche sono

un gruppo omogeneo e misterioso. Quando inizia ad ascoltare ciò di cui parlano queste

figure, non capisce poiché non è in sintonia con questo mondo. La moda del momento è

l'equitazione, ma Emma non lo sa. Si introduce il tema del denaro.

Emma cerca di convincersi che questo è il mondo che lei si aspettava, ma c'è sempre

qualcosa che non quadra, che la fa dubitare. Il castello è un luogo chiuso e Emma quando

entra, cerca di far parte di questo mondo interno.

Le frontiere sono ciò che separa l'interno e l'esterno (esempio finestra). L'interno é il mito

romantico e l'esterno è la realtà da cui arriva Emma. Quando Emma vede all'esterno i

contadini, Emma sembra non ricordare di aver vissuto quella vita passata. Quindi continua il

contrasto tra il mito romantico e la realtà. Flaubert invita Emma a credere a questa realtà ma

nel testo lascia dei segnali per farle capire che non è la realtà e che le sue aspettative

romantiche non potranno essere soddisfatte. Lei non sa ballare il valzer mentre tutti invece

lo sanno ballare: anche in questo quindi Emma ha un po' di ritardo sulle mode e su questo

mondo aristocratico. Emma non se ne rende conto ma è sempre avvicinata e poi allontanata

da questo universo. Si chiude l'elemento che ha messo Emma in contatto con questo

mondo. Emma sta pensando al castello e Charles pensa invece a quanto è bello tornare a

casa propria. C'è un cambiamento progressivo di Emma, non solo pensa che quest'uomo

non sia il suo marito ideale, ma adesso c'è anche questo senso di sdegno nei suoi

confronti.

L'episodio del ballo, che incarna il sogno, ha una lettura superficiale che coincide in un

sentimento di riempimento del buono di Emma, ma invece rimane un BUCO nella vita di

Emma, poiché toglie qualcosa alla vita di Emma, in quanto l'evento straordinario tanto atteso

non riempie mai la vita di Emma ma invece la scava ulteriormente. E in questo c'è

veramente una rivoluzione da parte di Flaubert (negli scritti romantici i balli servono per far

integrare i personaggi, ma qui, nonostante Emma abbia tentato di integrarsi, c'era sempre

qualcosa che glielo impediva). Quindi contrariamente ai balli romantico, il ballo di madame

Bovary è un'entrata mancata; per cui questa scena comunica che cosa regala a Emma: una

mancanza fondamentale, che genera la malinconia che si porterà dentro ogni giorno.

IL NONO CAPITOLO

È un momento di fantasia di Emma, non sappiamo se è vero. Tutto questo mondo portato

alla memoria dal portasigari, ma lei era a tostes. Parigi è il luogo dove sono possibili i

suoi sogni, non a Tostes. Quello che ha intorno a sé é l'eccezione infelice, è un caso

straordinario che lei sia in questo piccolo mondo infelice e al di là di questo suo mondo, c'è

l'immenso mondo della felicità e le passioni. Le passioni vanno in questi luoghi, lei non le ha

perché è nel luogo sbagliato e quindi a tostes non ci può più stare.

Queste passioni sono inscindibili dai luoghi dei castelli o del mediterraneo. Il capitolo sta

chiudendo tutte le possibilità di vita a Tostes. Emma in una prima fase cerca di reagire a

questa situazione e per questo motivo si dedica a Charles.

Sono una serie di tratti che non rendono nobile o raffinato Charles; Emma arriva a contare

quanto manca a ottobre per sperare in eventi come il ballo, ma purtroppo non arriva nulla. In

questi tre paragrafi si sottolinea la monotonia della vita di Emma, scandita da momenti che

si ripetono.

Subentra quindi l'elemento chiave: la noia. In madame Bovary ci sono molti oggetti che

hanno la funzione di realismo ma che hanno anche un significato simbolico:

1) la statua del prete, che abbiamo già visto;

2) il bouquet, che segna la fine del matrimonio, di cui non rimane nulla poiché tutto va in

fumo come il bouquet che Emma butta nel camino acceso .

Tutto per Emma ormai è ripetizione e a poco a poco degrado, ed è così che Emma

percepisce la sua esistenza.

Le poche descrizioni di Emma che abbiamo qui sono dal punto di vista di Charles, così

come nel primo capitolo. Emma guarda Charles e sarà anche Emma che descriverà

Rodolphe e Leon per la prima volta; è un elemento che spiega anche la psicologia di questi

personaggi. Alla fine del capitolo ci aspettiamo dei cambiamenti, ma in realtà saranno dei

cambiamenti esterni, che riguardano solo la città.

LA SECONDA PARTE: IL PRIMO CAPITOLO

Abbiamo così in chiusura l'abbandono di Tostes per la cittadina di Yonville ed il

cambiamento viene annunciato dallo spostamento. Entrano in scena figure che non erano

presenti e si aggiunge il fatto che Emma rimanga incinta (nella seconda parte). La seconda

parte, secondo quelle che sono le premesse e le aspettative più normali che la tradizione

romanzesca dovrebbe prevedere, è quella del cambiamento: è il quadro d'azione che

cambia ed infatti il testo si apre sulla descrizione del luogo dove si stanno dirigendo i Bovary.

Flaubert ci fornisce una descrizione oggettiva, alla Balzac, e si presentano le ragioni per cui

la città si chiama così, dove si trova la cittadina e gli elementi del paesaggio della Normandia

in cui si trova, si aggiunge però rispetto a Balzac (che ha la tendenza di creare un quadro

formale, di presentare cioè i personaggi), si aggiunge una categoria assente nelle

descrizioni di Balzac, cioè l'elemento dell'utilità, relativo all'economia e al guadagno,

fortemente presente in questa prima introduzione della città. Si tratta di un luogo più ampio

rispetto a Tostes, un luogo dove l'economia agricola è difficile; Yonville sembra così essere

un luogo di stagnazione, nonostante i cambiamenti a livello di tessuto urbano, in quanto si

tratta di un Borgo definito pigro. L’inizio non è dunque promettente, poiché caratterizzato da

l’immobilismo,

elementi come la difficoltà e la pigrizia, che sono elementi che stanno alla

base del malessere di Emma, che ha imputato in precedenza in maniera errata al luogo in

cui si trova. Di Yonville vengono ricordate le case dall'architettura tipica della zona, la casa

del notaio, presentata come la più bella, per passare poi alla chiesa e al cimitero, per

arrivare poi nei luoghi in un modo o nell'altro connessi al destino di Emma. Il municipio ci

viene descritto come su modello di un artista parigino; la casa del farmacista, di fianco alla

casa del primo cittadino, attira l'attenzione ( viene dedicato molto spazio alla descrizione

della farmacia). Flaubert inizia il capitolo dunque con una descrizione, come se il lettore

fosse accompagnato, come se fosse un indefinito turista che guarda i luoghi per la prima

sottolinea l’importanza della farmacia nel

volta. Lo spazio dedicato a questa farmacia

di mme Bovary. All’arrivo dei due troviamo la figura della

sistema di personaggi padrona

della locanda affollata, dove la donna attende l'arrivo dei clienti. In questo quadro troviamo il

farmacista e colui che si occupa delle tasse, Binet.

Già dall’inizio, capiamo dei tratti del farmacista, che vuole giocare il ruolo di scienziato

contro le superstizioni, come appaiono ai suoi occhi le religioni (appartiene al secolo degli

illuministi, della ragione). La dove viene accusato dalla locandiera perché non ha religione,

lui risponde che ne ha una: non è dunque un atteggiamento di ateismo, ma una mancanza

di adesione alle istituzioni. Fin da subito capiamo che il mercante approfitta delle

debolezze di Emma, la indebita facendole acquistare stoffe; in effetti Lheureux si trova

subito, nel primo momento di abbattimento emotivo di Emma, su cui il mercante fa la sua

fortuna (portando alla fine di Emma).

Leon è un altro dei personaggi secondari che giocherà un ruolo importante nella narrazione;

viene descritto con dei capelli biondi, più giovane di Emma, tra i due troviamo fin da subito

una consonanza, che emerge dai loro discorsi: si assomigliano, si annoiano, lei ama

muoversi, mostrando un’irrequietezza tipica del romanticismo che considera ciò che è

stabile come negativo. Qui sta l’abilità di Flaubert di descrivere i due come due anime

gemelle, fornendoci però non solo il dialogo dei due, cosa che risulterebbe esagerata dati i

cliché romantici, ma intermezzo il discorso con interventi di Homais e Charles.

IL TERZO CAPITOLO

Nel terzo capitolo, ritroviamo altri elementi sul farmacista, sembra molto ben disposto,cosa

che in realtà nasconde effettivamente ciò che aveva fatto (aveva infranto una legge, fu

chiamato dall'autorità locale e aveva ricevuto un avvertimento legale molto pesante,

anticamera di una condanna, perché si dilettava a fare il medico, cosa proibita dalla legge,

dato che non si poteva esercitare se non si aveva superato gli esami). Homais si ingrazia

così Charles, per non farsi denunciare, Charles, che inizialmente è contrariato dato che i

clienti faticano ad arrivare, comincia a preoccuparsi per i problemi finanziari (aveva speso

molto per i vestiti di Emma, per il trasloco). Il motivo del denaro dunque comincia a

presentarsi, come un lato volgare della realtà, che si oppone a quello del sogno. Il rischio del

l’idea del bambino consola Charles:

debito comincia ad entrare nel romanzo di Flaubert. Ma

qui troviamo una scelta lessicale che presenta la gravidanza come una specie di compito

quasi animalesco. l’ennesima

Emma non è una figura materna esemplare e la nascita della figlia rappresenta

delusione (anche il nome viene scelto con l'ossessione del ballo di cui Emma non riesce a

liberarsi). Emma non rispetta così le convenzioni, non rispetta le norme della morale.

Qui comincia il motivo della tentazione, a cui Emma cerca di resistere facendo degli sforzi

enormi ma la passione soccomberà: ciò inizia con la presa di coscienza di essere

innamorata di Leon e si conclude nella ricerca di aiuto. Il commerciante Lheureux incarna

una tentazione sistematica e in tutto ciò Emma non conosce mai rimorso o disgusto per le

sue scelte. Una delle accuse mosse a mme Bovary da parte delle autorità è che Emma non

conosce il rimorso per quello che fa, non si pente di quello che ha fatto, per l'incapacità di

Emma di imparare dalle proprie sconfitte e dai propri errori, i miti che formano sui suoi occhi

una terra di felicità che non riuscirà mai a conoscere.

IL QUINTO CAPITOLO

Il capitolo quinto si apre con la presa di coscienza del fatto che Leon sia innamorato di lei e il

fatto che ella ricambi; non è un caso che il quarto capitolo si concluda con le riflessioni di

Emma nei confronti dell’amore, che traduce la paralisi delle idee di Emma. Le idee della

donna non cambiano di fronte alla realtà che sembra insegnare, ma rimangono quasi

come un assoluto, sono identiche in quanto non cambia la sua convinzione, permettendoci

di trovare una specie di fissità in queste idee.

Homais sembra dominare la compagnia, parla sempre dell’economia del paese, e sarà, alla

fine del romanzo, una delle poche figure ad avere successo: egli vuole presentarsi come

antiborghese ma è in realtà borghese, critica le istituzioni sociali che però alla fine lo

premieranno con un premio, poiché riconoscono una figura esemplare in lui, mosso da

grande ambizione. Dall'altra parte abbiamo un ennesimo ritratto di Charles attraverso gli

occhi di Emma, trovandoci così una sfumatura di disprezzo dovuta al rancore di Emma nei

suoi confronti. Contrapposto, abbiamo invece un ritratto di Leon. Continua così questa

e dall’altra quello che, agli occhi di Emma,

opposizione tra bellezza e raffinatezza di Leon

diventa bruttezza e volgarità, che è Charles. Leon in un certo senso nasce dal mondo

romantico; Charles rappresenta cosi la realtà, mentre Leon è appartenente al sogno, al mito

che Emma va cercando, secondo la dualità che caratterizza tutti i livelli di madame Bovary,

si crea la premessa. Qui si inserisce la figura del mercante, descritto con aggettivi

negativi, poiché il suo aspetto fisico rappresenta il suo aspetto psicologico; egli diventa la

prima tentazione, porta Emma a vedere sciarpe e oggetti, comincia a lamentarsi e a

mostrare questi elementi, dei colletti ricamati, e lei dice che non ha bisogno di nulla, ma

sappiamo che successivamente si farà tentare.

Emma cambia atteggiamento che non è più spontaneo ma calcolato, voluto in maniera

razionale, abbandonando per esempio la musica, dicendo di occuparsi della famiglia, e ciò si

manifesta anche all’esterno, dimagrisce.

Ci viene detto cosa le succede, era piena di cupidigie, rabbia e odio; da un lato cerca di

allontanare la passione che la consuma, dall'altro si aspetta eventi straordinari che

potessero segnalare a Leon che lei l'amava. Quello che la tratteneva erano la pigrizia e il

pudore. La domestica ne è testimone, le dice che il matrimonio può migliorare la sua

condizione ma Emma si rende conto che la situazione è venuta dopo il matrimonio.

Flaubert crea così un romanzo di analisi psicologica, di osservazione inserito nel quadro

letteraria; il testo è un’analisi psicologica, una

della provincia, superando l’eredità

localizzazione di una tipologia psicologica, generata dai fallimenti del romanticismo ma

che parla ai lettori di ogni epoca. Emma rimane per diverso tempo in questa situazione

temporali, c’è un

(troviamo degli elementi avanzare del tempo, ma non la possibilità di

ancorare gli eventi ad un periodo storico che coincida con una data più precisa, la

dimensione temporale è abbastanza regolare e ci permette di misurare la durata delle

avventure di madame Bovary).

IL SESTO CAPITOLO

Nel capitolo sesto, continua la virtù di Emma, il suo desiderio di resistenza a questa

situazione mentre la donna cerca conforto per la sua anima. In tutto il romanzo le finestre

svolgono una funzione ben precisa, scandiscono cioè molti momenti della vita di Emma. Il

ricordo della vita in convento stimola la sua religiosità, portandola a recarsi in chiesa.

Rientrando dalla chiesa, ci viene detto che Emma si lascia sprofondare su una sedia;

l’effetto è dunque contrario, l’ascensione, che in qualche misura sembra portarla verso la

possibilità di risolvere la situazione grazie ad un aiuto religioso, diventerà un altro

fallimento di Emma e è ciò ci viene presentato con una pesantezza fisica che sembrava

conforto religioso nell’abate,

inizialmente stemperata. Emma cerca un che sta insegnando

il catechismo, che tuttavia le parla dei coltivatori, degli operai che soffrono, sottolineando

Il prete non parla mai dell’anima,

come quelli che mangiano e sono al caldo vivono bene.

ma parla di cose corporali poiché incapace di parlare dell'anima. Emma soffre nell'anima ma

lui è sordo, ha in mente sofferenze terrene; quando Emma sembra aver un turbamento, egli

non pensa che lei abbia bisogno di supporto religioso, nulla sembra riguardare l'anima e lo

spirito ed ignora la sofferenza dell’anima. Ciò non è un attacco alla religione, ma la

descrizione della tipologia del prete di provincia, dove Emma non trova conforto. Dopo

questo episodio, Emma inizia a mentire, con la bugia sulla ferita sulla guancia della

bambina, e sebbene si preoccupi, lo slancio materno passa quando lei comincia a giudicare

la bambina come brutta. Ha inizio un nuovo cambiamento, con la partenza di Leon, che

intende recarsi a Parigi. Egli fa progetti di quello che farà a Parigi, prima si reca a Rouen;

questa serie di progetti sono progetti che segnalano lo statuto romantico di Leon e Flaubert

contrapposizione dell'elemento romantico con l’elemento

fornisce di fatto al lettore una

della realtà. I progetti che Leon aveva in mente scontrano con il consenso della madre e ciò

gli da lo statuto di adulto non completo, visto il suo bisogno di consenso della madre (cosa

che si oppone a Rodolphe, che non chiede niente a nessuno). La separazione avverrà

successivamente e tutti sono rattristati dalla partenza di Leon, tranne Emma, che lo saluta

addirittura ha una sorta di piccola risata con una stretta di mano. Quando c’è

freddamente,

contatto tra i due, quando Emma da la mano a Leon, egli sente l’essenza scendere

attraverso il palmo della mano, gli occhi si incontrano e lui scompare. La separazione sarà

per Emma motivo di sconforto ed ella si pentirà di non aver fatto il possibile per trattenere

Leon.

IL SETTIMO CAPITOLO

Il giorno dopo della partenza si apre il capitolo settimo e fu per Emma una giornata

funebre; in questo viene rappresentato tutto quello che accade dentro Emma,

indirettamente, attraverso narratore. Emma ripercorre il giorno successivo al ballo e si

ha così l'impressione che il tempo non si muova, dato che ritroviamo degli episodi che si

ripetono nella mente di Emma. Il ricordo sempre deformarsi, in quanto Leon appariva più

grande e bello; Emma riconosce che la sola speranza per la sua vita d'una felicità è

scomparsa con la partenza dell’uomo. Tutto il testo è costruito su una metafora filée,

continuata, la più lunga nel romanzo, una metafora che si sviluppa attraverso diversi termini

e che ha un effetto di intensità sul lettore e un effetto stilistico estremamente forte, che in

questo caso Flaubert adopera per indicare lo stato d'animo di Emma. Egli utilizza come

punto di partenza la passione paragonata ad un fuoco, che serve, rispettando

l’impersonalità, à presentarci la sofferenza di Emma. Abbiamo così l’immagine di questo

fuoco a cui si aggiunge la steppa russa, che rappresenta il vuoto della partenza di Leon, si

tratta di un fuoco di viaggiatori, rimasto solo. Abbiamo questo ricordo che è come un fuoco e

l’ennui genera parole legate ad abbandono, solitudine; sebbene cerchi di ravvivarlo, a

Emma rimane solo un ricordo che, come un fuoco, rischia di spegnersi e scomparire. Questa

metafora serve ad indicare l'abbattimento di Emma, che ha memoria delle immagini della

figura di Leon, che vanno tuttavia scomparendo per via dello scorrere del tempo. Qui

interviene la madre di Charles, che dice che le servono delle attività manuali (se fosse come

le altre non sarebbe in queste condizioni) al che lui risponde che Emma ha delle

occupazioni, la lettura; la madre dice che bisogna invece impedire che Emma legga. Qui

Flaubert presenta in modo indiretto la domanda della madre di Emma, ma con uno stile

definito indiretto libero, parente prossimo dello stile indiretto, a cui vengono tolti gli

Ciò ha l’effetto di non

elementi che sono segnali dell'introduzione dello stile indiretto.

interrompere la narrazione e coinvolgere in maniera più intima il lettore con le parole stesse

del personaggio, sempre veicolate dal narratore. In questo caso, viene annunciato qualcosa,

un elemento che preannuncia il finale di Emma: il libraio viene considerato avvelenatore

e ciò comincia ad annunciare in maniera cupa, in un momento molto triste di Emma, la

(l’intero romanzo ha delle strutture in effetto di eco una con l’altra).

scelta finale di Emma

Appare qui una figura maschile, Rodolphe: Emma lo vede arrivare dalla finestra (tipico della

provincia). Flaubert non da ritratti dei personaggi (bisogna ricostruirli), ma il caso di rodolphe

è diverso, avremo più dati: il narratore ce lo presenta come la figura di un dongiovanni di

provincia. Già subito il primo incontro tra Rodolphe e Emma, troviamo le riflessioni di

Rodolphe: come parla Rodolphe, riferendosi ad Emma, lascia intuire l’atteggiamento

dell'uomo nei suoi confronti; prima egli utilizza elle e successivamente on (più impersonale)

e cela (per oggetti), assistiamo così nel pensiero di Rodolphe ad un fenomeno di

reificazione, Emma diventa un oggetto di piacere da conquistare e da buttar via.

Ritroviamo così il motivo per cui il narratore definisce Rodolphe brutale (si vede nell'uso dei

pronomi) e perspicace (perché capisce la situazione). Il lettore ha così tutto quello che

necessita di sapere su Rodolphe e soprattutto ciò che pensa di lei, le vere intenzioni

dell’uomo. In questo caso bisogna riconoscere che il dogma dell’impersonalità viene lasciato

un po’ da parte, perché c’è un intervento consistente del narratore.

L’OTTAVO CAPITOLO

Questo capitolo richiede grandi tempi di redazione; Flaubert riconosce in una lettere a Colet,

che la documentazione sul comizio agricolo è fondamentale (si reca ad un comizio,

annoiato da questi comizi, dove si riversa progresso e modernità). La struttura del capitolo si

incentra sulla grande scena del comizio, dove i personaggi del libro parlano e agiscono (tutti

i personaggi secondari sono presenti, agiscono e parlano); per questo motivo il capitolo

diventa difficile da gestire, soprattutto perché in primo piano troviamo il dialogo continuo di

un uomo che cerca di motivare eroticamente una donna, Rodolphe e Emma, ed in mezzo

troviamo il discorso di un prefetto fino, in conclusione, ad un articolo sulla festa. Flaubert

afferma che il capitolo non debba essere lungo perché creerebbe confusione nel romanzo.

Si tratta di un documento tipico della realtà provinciale e strutturato a livello sinfonico;

il discorso di Rodolphe e dell'autorità che parla ai contadini non sono paralleli ma si

incrociano così il lettore capisca di cosa parlano, dando così un effetto di sinfonia in quanto

un elemento scivola sull’altro. Per questo, l’autore deve trovare la forma adeguata.

l’elemento d'azione

Abbiamo una festa rustico provinciale, dove abbiamo drammatico, che

non è dato dall'azione (non avvengono eventi), ma i personaggi che parlano. Abbiamo da

l’amore, e dall’altro il discorso

una parte Rodolphe, che cerca di convincere Emma a vedere

dell’autorità; questo mostra il punto comune che illumina la vera azione di Rodolphe, molto

simile allo scopo principale di queste autorità sui contadini, che hanno un ruolo simile a

Emma. In questo capitolo si completa la dimensione psicologica. Alla fine del capitolo

troviamo il resoconto in un articolo di cronaca con un tono totalmente di elogio nei confronti

di questa festa.

Il dialogo della locandiera e del farmacista sul destino del caffè, concorrente alla locanda,

preannuncia il destino di coloro che si fanno ammaliare da Lheureux. Ritroviamo i costumi di

provincia nella descrizione del comizio; Rodolphe gioca su i punti deboli di Emma mentre

le parla; nel frattempo entrano in gioco i personaggi e la grande attesa del prefetto. Il

un’alternanza: da un lato, la scena di Rodolphe mentre dall’altro il

capitolo è giocato su

quadro dei comizi agricoli; da un lato quindi la dimensione del sogno (lei crede di essere

l’industria e il commercio. Rodolphe

con un essere sensibile), dall'altro la realtà concreta,

dimostra di essere un abile parlatore, un seduttore, in grado di dire ad Emma ciò che lei

vorrebbe sentirsi dire, (elementi romantici che abbiamo già conosciuto). Emma sembra con

Rodolphe un po’ a parte nella scena: non partecipa ai comizi, sembra separata dagli altri;

non è nella realtà quotidiana ma vi si oppone. Il prefetto non riesce a venire (mancato

rispetto delle istituzioni per i contadini) ma viene un consigliere che aggiunge scuse, mentre

Rodolphe e Emma salgono al primo piano del municipio, nella sala delle delibere, per

godere dello spettacolo a proprio agio. Abbiamo poi il consigliere sul palco e i contadini sotto

il palco che ascoltano; Emma e Rodolphe rappresentano il sogno e il mito staccato dalla

realtà dei contadini, e sono dunque separati dal punto di vista spaziale. Ciò traduce la

distanza di Emma dalla realtà concreta in cui vive e in mezzo troviamo la borghesia che

approfitta dei contadini, la classe dirigente. quello del consigliere, che non si sviluppano in

Da un lato, il discorso di Rodolphe, dall’altro

parallelo ma sono intercalati l'uno all’altro; non sono solo intercalati, ma Flaubert si dimostra

abile perché a livello di scrittura ci permette di capire che i due discorsi hanno lo stesso

scopo.

Al lettore si impone un confronto fra i due: ad un certo momento un discorso nutre ed

apporta qualcosa all’altro, il che significa che da un lato si tende a suggerire un

parallelismo tra i due discorsi e questa reciprocità indica che i due discorsi contengono

un’identità profondissima, hanno entrambi lo stesso modo e si propongono attraverso una

serie di artifici retorici e anche teatrali molto simili. Lo scopo in entrambi i casi è sedurre

(Rodolphe sedurre Emma, il consigliere i contadini per farli aderire alle proposte e farsi si

che non tolgano sostegno politico a questa classe dirigente). I due sanno dire ciò che le

dall’altra

loro vittime vogliono sentirsi dire: da una parte i temi tipici del romanticismo,

comparando le figure eroiche ai contadini, che trovano dei modelli ideali che in un certo

senso assecondano e gratificano i loro sogni. Abbiamo così delle reti di lessico comuni,

entrambi usano cliché, romantici e figure classiche e eroiche. La struttura del testo è

costruita in un modo da manifestare in modo evidente i meccanismi simili alla base dei due

discorsi, un certo tipo di discorso che può avere determinati risultati, pericolosi, efficaci. Il

testo mette in atto questi elementi: Rodolphe fa pressione sulle anime tormentate che hanno

bisogno delle passioni e dei sogni, fa in modo di far capire al lettore che Rodolphe è un

e che questi discorsi sono segno dell'abilità di Rodolphe nell’identificare le

calcolatore

parole che toccano le corde più sensibili di Emma. Per Rodolphe ci sono due morali, una

piccola e una eterna al di sopra di tutto. Intanto il discorso del consigliere verte

sull’importanza dell’agricoltura; entrambi i discorsi portano al risultato desiderato. Emma

conosce apparentemente una visione dell’amore che pensava di essere sola a conoscere e

si sente quasi illanguidita, si ricorda del visconte che al ballo l'aveva fatta ballare. Emma

vede sempre meno la realtà, la parte reale del mondo viene stemperata poiché il reale

rappresenta il contrario alla soddisfazione del sogno romantico. Nel capitolo troviamo

esempi della realtà provinciale, ma il romanzo non ha uno scopo sociale ma esiste un

quadro realistico, Flaubert utilizza queste figure nella provincia, che traducono la vita dura

che queste persone devono condurre, delle figure estremamente concrete del mondo

contadino (Flaubert detesta il popolo). Rodolphe porta a casa Emma, poi arriva l’ora del

banchetto che riprende i tratti popolari ed infine l’ultimo elemento del capitolo è la scena dei

fuochi d'artificio, dove Rodolphe la guarda mentre lei è con Charles. Due giorni più tardi

dove quest’ultimo afferma che

troviamo un articolo sul comizio scritto dal farmacista,

l'industria e le arti sono sorelle, si tratta di un articolo elogiativo non un resoconto, piegato

alle esigenze della borghesia, con un tono entusiastico, la Chiesa viene criticata da Homais,

perché essa percepisce il progresso come male. L’articolo diventa una lode nei confronti

della classe dirigente che ha mostrato un certo disinteresse e questo lodare fa sì che

Homais faccia progressi facendo parte di questa società che gli riconoscerà un premio,

poiché riconosce in lui una figura degna di essere premiata (Homais si prepara il successo

nella società); abbiamo anche il personaggio di Lheureux che mostra successo sulla pelle

del padrone dell'altro café, che verrà pignorato per i debiti contratti con il mercante. Anche in

questo capitolo troviamo il discorso del profitto, del guadagno e del progresso, dove il

denaro che rappresenta i nuovi poteri del secolo.

Il discorso con Rodolphe pare agli occhi di Emma l’inizio di una passione in senso

romantico, ma questa storia nuova inizia con delle premesse: il lettore ha conoscenze

superiori di Emma; se il popolo è vittima della demagogia della classe borghese

l’altra vittima è Emma,

attraverso premi gratificanti, vittima di Rodolphe, e questa passione

sembra essere destinata ad uno splendido futuro.

IL NONO CAPITOLO

il capitolo nono si apre con una frase strana: Rodolphe non si presenta per 6 settimane

senza dare nessun tipo di segnale. Il tempo narrativo si studia in tre aspetti principali:

ordine, durata, frequenza.

L’ordine è molto semplice in madame Bovary, perché lineare; studiare l'ordine di un

l’histoire

romanzo significa confrontare e distinguere due elementi: et le récit. La prima è

costituita dagli eventi narrati in un romanzo secondo l'ordine pseudoreale in cui si sono

e l’histoire

succeduti; il récit è invece il modo in cui sono inseriti nel romanzo. Il récit

possono non coincidere (anacronia di due tipi, una distorsione temporale), avviene

l’analessi

quando il racconto espone gli eventi in maniera diversa dalla storia; abbiamo così

(flashback) o la prolessi (flashforward), che hanno funzioni diverse poiché uno recupera

l’elemento del passato e possono provocare effetti di spaesamento nei confronti del lettore.

La durata riguarda il rapporto tra temporalità della storia e quella del racconto. Tra la

fine del capitolo 8 e il capitolo 9, in sei settimane non sappiamo cosa dicono, ma nella storia

si sono prodotte: questo tempo della storia corrisponde a 0 nel tempo del racconto,

perché il racconto non dice cosa è successo, abbiamo così un ellissi, cioè tacciamo una

parte della storia, che può essere implicita o esplicita, abbiamo un sommario a volte

raccontando cosa è successo brevemente. In questo modo il tempo raccontato è più corto

del tempo della storia.

Il lettore si aspetterebbe una passione che scoppia subito, ma soltanto una sera dopo sei

settimane apparve (il giorno dopo il comizio aveva deciso di non presentarsi, per far

aumentare il desiderio e comprese che il piano ebbe i risultati desiderati perché quando

entrò vide Emma impallidire, abbiamo anche un utilizzo lessicale che ci permette di

comprendere che lui è calcolatore).

Rodolphe sta recitando, non è veramente coinvolto, ma si mette ai suoi piedi, mettendo in

atto un gesto romantico; Charles decide che per la salute di Emma sia utile che lei faccia

equitazione con Rodolphe, la consegna a Rodolphe, favorendo inconsapevolmente il

tradimento.

Abbiamo una descrizione del paesaggio di Yonville che prende tempo a livello di racconto

in cui l’azione della storia

ma nella storia non succede nulla, si tratta dunque di una pausa

una descrizione (non è la stessa cosa se è l’autore che descrive o il

viene interrotta da

personaggio, nel primo caso non accade niente nel secondo avviene azione). Rodolphe è

abile a portare Emma verso di sé, ciò che colpisce è Charles che spinge Rodolphe per bontà

d'animo (lo stesso meccanismo che si ripete con Leon). Yonville è sempre meno percettibile

per la nebbia e anche i rumori del bosco sono ovattati, il villaggio appare ad Emma molto

piccolo. Questo paesaggio, che sembra far sparire Yonville, sembra quasi suggerire che

Emma si stia staccando dalla realtà così triste per lei e sta entrando in un altro luogo, il

bosco, in cui Emma conoscerà la passione e la traduzione fisica di questa passione. I due

a poco a poco entrano nel bosco.

Abbiamo un avvicinarsi fisico tra i due, si sfiorano, si fermano, scendono da cavallo,

Rodolphe vede oltre la delicatezza di Emma vede la nudità, e ci viene presentato come un

si morde i baffi per l’irrequietezza, non trova un posto, parla del suo amore,

cacciatore;

ricordandosi di non spaventarla con dei complimenti, Emma lo ascolta, ama Rodolphe ma

abbiamo poi un gesto di Rodolphe che insiste su brutalità del personaggio e che, come

preannunciato (il narratore dice che non la spaventa inizialmente), spaventa la povera

donna.

Tuttavia, alcuni gesti di lui portano Emma a non opporsi come prima ma piuttosto a cedere

(occhi innamorati, il fremito).

Emma cade così vittima del cacciatore nel bosco; il paragrafo successivo (ellissi, non ci

dice cosa succede), riprende con la discesa della sera, quando Emma riprende con

avendo così una diversa reazione dopo l’atto, poiché presa

piacere contatto col mondo,

dall'amore; l’atteggiamento di Rodolphe dopo l’atto invece trasforma la scena d’amore in un

banale episodio di adulterio. Per Rodolphe si tratta solo di un rapporto fisico che si è

consumato con Emma. I due tornano a Yonville ed Emma non ha più lo stesso rapporto con

la realtà; inciampa mentre torna, perde l'equilibrio (sembra quasi suggerire che Emma faccia

fatica a vedere la realtà); la gente la guarda dalla finestra, il marito la trova con un

bell'aspetto e la donna non risponde quando chiede com'è andata la cavalcata. Charles

comunica che comprerà il cavallo per Emma, che si libera di Charles e si chiude in camera,

che è successo nel bosco, meravigliandosi dell’aspetto e

ripercorrendo quello ripetendosi

che ha un amante. Il reale appariva in lontananza, si ricorda le eroine dei libri che aveva

amato; Rodolphe ed Emma si fanno dei giuramenti, legati al mondo romantico. Emma ha

tradito Charles e dunque non è più innocente ma è sincera, ama Rodolphe, crede che sia

la passione. Questo è importante perché in questo modo la donna mantiene il suo statuto di

vittima nei confronti di Rodolphe, che la sfrutta insieme a Lheureux. Lei è innamorata

secondo parametri che le hanno insegnato il romanticismo.

La scena d’amore nel bosco non viene eliminata per ragioni di censura, ma è chiaro che

Flaubert voglia che il lettore provi un distacco nei confronti di questa scena, non

permettendogli di ingannarsi assistendo al momento più alto della passione di Emma ma gli

segnala la soddisfazione e la gioia che Emma. Ciò porta il lettore a vivere una certa di

empatia ma questo distacco serve a far capire al lettore; i pensieri di Emma invadono il

paragrafo, lei pensa che il futuro desiderato, al quale ha diritto visto che fino ad adesso ha

solo sofferto, stia arrivando e ciò fa sì che Emma aderisca all’amore adultero. Il narratore

non interviene, non da giudizio morale nei confronti di Emma.

Emma dimentica il mondo, che a fatica si riconosce; Emma non si rende conto di essere

invadente, pretende che Rodolphe sia sempre presente, fino a che non va a casa di lui la

sera e lo trova a letto (audacia). Da qui, ogni volta che Charles esce, lei esce e va verso

casa di Rodolphe, finché lui non si stanca di questo, così che un giorno, vedendola arrivare

si contraria. Le confida di essere preoccupato perché le sue visite erano imprudenti e che

sono compromettenti, ma in realtà è seccato dal fatto che Emma si sia presa il diritto di

entrare a casa di lui quando vuole.

IL DECIMO CAPITOLO

Nel capitolo che segue, il narratore parla dei primi cambiamenti di questo amore e del lato

avventuroso di Emma (che è nella tipologia della passione degli eroi romantici) e che

Rodolphe trova ridicola e fastidiosa.

Nei capitoli X e XI troviamo il fallimento e il cambiamento; il decimo fa registrare una serie

di pericoli in cui incorre Emma, che rischia di compromettersi (incontro con Binet nel bosco),

esce un tratto di incomprensione tra Rodolphe e Emma; là dove Emma aveva trovato un eco

maschile in Leon nel primo incontro in cui, scambiandosi delle riflessioni, era chiaro che

avessero una formazione simile, qui ci sono elementi che non stupiscono il lettore ma che

stupiscono Rodolphe, che trova ridicola e esagerata Emma con alcune sue specificità

(quando Emma sente arrivare qualcuno chiede se ha delle pistole per difendersi). Emma

continua ad avere una vaga percezione di qualcosa di stonato in Rodolphe, ma è presa dalla

passione romantica, la realizzazione della ricerca di Emma di qualcosa che nella realtà non

esiste. Emma percepisce delle sfumature in Rodolphe che però non la spingono a rileggere

il rapporto (Rodolphe dice che schiaccerebbe Charles, fu stupefatta dal suo coraggio anche

se si scandalizza).

Il lettore non è ingannato dalla lettura del mondo fatta da Emma; là dove cerca felicità e

viene delusa, il lettore possiede conoscenza superiore rispetto ad Emma. Emma comincia

ad accorgersi che la passione non è come se l’aspettava, il tempo è nemico delle passioni

che sono folgoranti e intense ma veloci, di breve durata, per questo Emma è impossibile

perché tutto dovrebbe essere come agli inizi.

La passione viene paragonata ad un fiume che scorre e quando va via lascia il fango; Emma

rifiuta la realtà quando crede che il sogno funzioni, e per l'ennesima volta penserà a quanto

era felice in convento, la sua infelicità è dovuta al fatto che la vita sia ordinaria.

Ritroviamo una scelta lessicale che ci permette di capire che lei non comprende dai

ciò che l’annienta e il quotidiano di cui è fatta la realtà non è comprensibile ad

suoi errori,

Emma, perché la visione del mondo che ha assorbito è diversa. Nonostante le cose

cambino, ciò che rimane fermo è l’infelicità profonda di Emma.

L’UNDICESIMO CAPITOLO

Charles e l’operazione al piede di Hippolyte;

Si sposta su da un lato Homais sostiene

Charles in una intuizione, in quanto ha letto su una nuova cura del piede equino, ed insiste

non può farcela); dall’altro abbiamo

sul fatto che Bovary possa riuscire (il lettore sa che

Emma, che come Homais pensa che lui possa avere successo.

Charles è così sollecitato dai due e si fa convincere. Vengono sottolineate le competenze

mediche necessarie per l’operazione, che sappiamo che Charles non ha (perché officier de

santé, non medico) e dunque l’importanza della documentazione scientifica che sta alla

base del romanzo. Homais ha già pronto un articolo di elogio delle gesta di Bovary per il

giornale, abbiamo l’ironia di Flaubert anche dove leggiamo la fine dell’articolo dove Homais

dice che metterà al corrente i lettori sulle fasi successive, ma due giorni dopo arriva la madre

di Hippolyte, la cui gamba è andata in cancrena e dovrà essere amputata. Questo episodio

sancisce in maniera definitiva la mediocrità i Charles ma questa volta agli occhi della

società, il fatto che Hippolyte avrà una gamba amputata, significa che Emma avrà sempre

sotto gli occhi gli effetti del fallimento del marito. Non sarà Charles ad amputare la gamba,

ma è necessario chiamare un medico; Charles segue Hippolyte di ora in ora, non sapendo

cosa fare. All’arrivo del medico abbiamo il commento negativo nei confronti di coloro che

hanno permesso questa operazione.

I medici erano estremamente colti, la figura di medico importante sarà il medico che arriva

alla fine del romanzo, con la morte di Emma. Emma percepisce la situazione come un punto

di non ritorno, quando Charles si rivolge a lei avrà una reazione violentissima, Emma non

condivide l'umiliazione di Charles. A questo punto quel meccanismo ancora nei confronti di

Charles diventa più forte, comincia a ripercorrere tutti gli elementi mediocri della sua vita

dovuti a Charles. Comincia a godere delle ironie malvagie dell’adulterio. La gamba di

Hippolyte diventa non solo testimonianza dell'incapacità di Charles, ma costa anche molti

soldi, si reintroduce il motivo del denaro che diventa sempre più portante mano a mano

che il romanzo va avanti, Lheureux fornisce il tutto, ha accesso a casa Bovary. Si presenta

con una fattura che imbarazza Emma data la quantità di denaro dovuti, lui perde la

pazienza. Emma si mette in testa di fare regali a Rodolphe, Lheureux dice di voler

comunicare la spesa del frustino a Charles e Emma lo ferma, Lheureux comincia a

sospettare.

I regali di Emma a Rodolphe lo umiliano, non ama riceverli, la trova tirannica ed invadente.

Emma ha risolto il primo problema di debiti a Lheureux, che tuttavia schiacceranno Emma a

fine romanzo. Per Rodolphe Emma è come tutte le altre amanti, abbiamo una definizione

antiromantica della passione, perché diventa una passione ordinaria e monotona (dato

anche dalla scelta lessicale), sempre uguale. Emma sotto l'influenza della violenza che

abbiamo visto intrinseca in Rodolphe, cambia atteggiamento, più audace e libera. L'arrivo

della madre di Charles cambierà ancora la situazione (ci dice che sono quattro anni che

Emma aspetta di essere felice). Madame Bovary ha una dimensione temporale quasi

inesistente, ma i richiami permettono di capire che passa il tempo, meno percepita dal

lettore, la monotonia gioca a sfavore del malaise di Emma. Rodolphe si trova incastrato nella

richiesta di Emma di portarla via; abbiamo una data, il lunedì 4 settembre che dovrebbe

essere la data del cambio radicale dell'esistenza di Emma e l'inizio di una nuova vita, in

Emma c’è un conto alla rovescia, il lettore sa che ogni speranza di Emma viene disattesa;

sappiamo quali sono le riflessioni di Rodolphe, che è la figura maschile che le ha permesso

la passione, ma lui è approfittatore e difficilmente cederà a questa richiesta, cerca di

togliere dalla testa di Emma questa idea. Emma si fa delle aspettative, impaziente, mentre

Rodolphe la trova solo un amante carina (usa il passato e questo indica già la sua decisione

aspetti negativi di questa fuga, non c’è nulla di passione, solo

di abbandonarla); riflette sugli

egoismo. Rodolphe decide di scrivere una lettera, non sa cosa scriverle, dice di agire per

lei, le dice di soppesare la sua decisione, le dice che non la dimenticherà. La lettera è una

costruzione calcolata di Rodolphe, non ha nulla di spontaneo (bagna la lettera, pensò

che almeno Emma avrebbe pensato che avesse pianto). Il giorno dopo, Emma attende che

Rodolphe arrivi, ma arriverà questo messaggio che distrugge letteralmente Emma. Le

sembra quasi di cadere, sta male. Scopre che Rodolphe è partito da Charles che sottolinea

come Rodolphe sia libero perché non sposato, si dà alle feste; Emma vede passare la

carrozza di Rodolphe (no gesto romantico, ma è l'unica strada per Rouen), lanciò un grido

e cadde per terra, inizia una lunghissima malattia nervosa. Flaubert non cede a tradizione

romantica facendo morire Emma per il dolore provocato da questo. Charles si preoccupa per

lo dispera era l’abbattimento

Emma e la sua malattia, era disperato, ciò che di Emma,

verso la metà di ottobre comincia a star seduta e a mangiare e ciò rallegra Charles.

Abbiamo una ricaduta quando vede il luogo in cui si incontrava con l'amante.

IL QUATTORDICESIMO CAPITOLO

I Bovary si recano a teatro a Rouen e Charles, per paura di arrivare tardi, si reca davanti alle

porte del teatro quando queste sono ancora chiuse. La serata all’opera ha in una certa

misura una funzione molteplice: da un lato serve a far transitare dalla storia chiusa con

Rodolphe alla nuova storia d’amore con Leon, da un lato, Emma torna ad una situazione di

estraneità alla sua ordinarietà (sorride addirittura di vanità). Lo spettacolo, tratto da un testo

di Walter Scott, appartiene dunque al suo bagaglio romantico, e il ricordo del romanzo le

di seguire l’opera. Da un lato abbiamo Emma, che segue il libretto, cosa che

permette

invece non fa Charles. Emma si rispecchia nella storia in maniera quasi identica: si tratta

della storia di questa sposa promessa e di un amore infelice; l’azione si svolge a fine del

500, in Scozia, e la protagonista ucciderà lo sposo nella notte di nozze, lei morirà e l’amato

muore di dolore. Emma vede una parte della tragedia ma non il finale, riconosce però questa

condizione di dolore.

L’adesione emotiva è talmente alta che Emma lanciò un grido quando i due protagonisti

lanciarono l'addio finale, nel quale Emma si riconosce nella perdita di Rodolphe. Qui

subentra la domanda innocente di Charles, che non capisce cosa succede sulla scena.

Emma pensa al giorno del matrimonio e proietta questa passione romantica; è facile che

Emma si riconosca in questi elementi, anche se si tratta di una rappresentazione. In una

certa misura, offrono un universo onirico simile al ballo. Per Emma e la protagonista, il

matrimonio diventa l’ostacolo principale all'accesso della felicità, che per Emma era

Rodolphe; il problema di Emma è che è sposata, diventa un ostacolo per la felicità piena,

l’ostacolo maggiore e per questo motivo la donna si identifica alla protagonista della

tragedia, Lucia vive la passione soltanto nel delirio folle. Da qui nuovi piaceri si apriranno per

Emma, non cambia la situazione iniziale ma cambia Emma, che non si comporterà con Leon

come si è comportata con Rodolphe; questa passione non resiste al tempo, la realtà sotto

forma di debiti che Emma dovrà pagare e Lheureux richiede.

LA TERZA PARTE

La terza parte ha un’accelerazione veloce quando Emma deve trovare del denaro, abbiamo

una lotta con il tempo contro la realtà che chiede che il debito venga saldato. Quello che

Emma vede fino al momento della pausa, a questo punto Emma uscirà, la scena della follia

non interessava Emma, non vede in fin dei conti le conseguenze di questa scena che è poi

la morte tragica con cui si chiude la vita; non assiste al disastro che la passione viene a

generare, esce prima dal teatro e si riallaccia il legale con Leon, la terza parte è di fatto

quella che ci porta alla conclusione tragica di Mme Bovary; sono passati tre anni da

quando non si vedono i due, la sua passione si risveglia.

l’atteggiamento di virtù non ha

Emma è diversa da tre anni prima, ha preso atto che

attraversato la frontiera dell’adulterio,

portato a nessun risultato perché ha già ci sono

gradi diversi nella vita di Emma della sua colpevolezza; è vittima di qualcosa che cerca nella

realtà e che non c’è, ci sono gradi diversi della colpevolezza di Emma: all’inizio è virtuosa,

non permette nemmeno a Leon di comunicare l’amore; il secondo passo è l’adulterio con

Rodolphe, dove ci sono gli elementi di inganno per Charles, generati dalla situazione; Emma

peggiora nei gradi di consapevolezza perché ci viene detto che comincia a mentire per il

gusto di mentire non per coprire sua situazione. Nella terza parte abbiamo la storia di Leon,

che porta Emma in situazioni più spericolate rispetto a quelle con Rodolphe, più d'una volta

si trova sul punto di essere scoperta, Emma di fatto cerca di opporsi a Leon, soprattutto

per l'età (perché lei più anziana di Leon); i due si incontrano, e quando si ritrovano

riprendono lo stesso modo di parlare del primo incontro (temi sempre gli stessi), fino a

quando per la prima volta Leon dichiarerà che l'ha amata (perché vi ho amata molto),

scambio di opinioni che segnalano sintonia di animi (si risolvono con una serie di c'est vrai,

caratteristica del primo incontro, segnala come le situazioni nella vita di Emma sembrano

ripetersi come se non riuscisse ad avanzare). Emma cercherà di sottrarsi a quest'ultima

tentazione, dà appuntamento a Leon alla cattedrale il giorno successivo; durante la sera,

da un lato tutto è andato storto, dall’altro voglia di iniziare. Emma gli scrive

Emma è lacerata:

una lettera, come Rodolphe, che però non consegnerà, ma verrà buttata dalla carrozza. C’è

tentativo di non cedere; i due si inoltreranno nella cattedrale con il sagrestano che vuole

raccontare la storia e Leon che cerca di farlo andar via. L'unica maniera per sottrarsi è

quella di uscire, inizia una delle scene più famose che chiude il primo capitolo; sulla pagina

c’è cosa è vietato dalla morale pubblica, ciò che è vietato esplicitare secondo gli usi dell’800,

senza che venga esplicitato nulla. Abbiamo un punto di vista esterno, che non è quello di

Leon o di Emma, di solito dominante sulle cose; Flaubert suggerisce, non evoca il racconto.

Parigi sta sullo sfondo, è il mito lontano, quel mondo che è il mondo onirico che cerca,

determinata a seguirlo quando viene detto che è una cosa parigina.

La descrizione che troviamo qua è un po’ forzata, non veritiera, ma è importante l’effetto che

dà sul lettore, la vettura si fa trasportare come il trasporto fisico.

Troviamo qui l’abilità dell’autore di suggerire quello che sta accadendo; l’accelerare e il

il viaggio dura 6 ore, c’è un crescendo

calare della passione, anche nella voce, prima esce

dalla carrozza, poi grida, poi in maniera furiosa. Seguiamo la carrozza che va attraverso un

elenco dei posti che attraversa, soprattutto abbiamo la visione del cocchiere che lanciava

sguardi disperati ai cafè, non capiva cosa li spingeva a non fermarsi, cercava di fermarsi ma

partivano esclamazioni dalla carrozza.

Abbiamo una descrizione del paesaggio e non della scena in sé, la scelta dei verbi di

movimento è collegata al suggerire esattamente il rapporto sessuale tra i due, sembra

rappresentare i movimenti di questo rapporto, abbiamo un implicito contenutistico che

provoca scandalo. Gli adulteri sono dei tentativi di trovare la felicità, Emma non si è resa

conto che il romanticismo non porta alla felicità che crede di inseguire.

Questa è un’altra scena con elementi che segnalano l’impetuosità della passione; ciò fa sì

che in qualche modo il lettore venga rinviato a ciò che accade all'interno della carrozza,

chiusa quasi in maniera ermetica ma posseduta dal furore. Ciò che è vietato dalla morale

l’autore non si focalizza solo sui due ma fa vedere dall’esterno.

pubblica non è implicito,

IL SECONDO CAPITOLO

Emma torna in albergo e le viene detto di andare a casa di Homais poiché vi era qualcosa di

urgente, il padre di Charles muore dopo essere stato a pranzo con amici, antipodi di quello

che accade a poi al figlio, il padre muore per eccesso; Emma si reca da Homais, dove

assiste alla sgridata del farmacista nei confronti del povero Justin, che ha fatto la

marmellata in una pentola utilizzata da Homais nel suo studio, la parte in cui nessuno va e

dove vi sono sostanze pericolose. quest’elemento serve a creare un elemento

Emma saprà bene dove procurarsi arsenico:

fondamentale e contribuisce così alla coerenza del testo. Nel frattempo, i due coniugi hanno

sempre meno di cui discutere. nullo, un pover’uomo in tutti i modi, e arriva a pensare

Emma giudica Charles come debole,

a come sbarazzarsi di lui; troviamo le stesse parole di Rodolphe usate nei confronti di

Emma. La donna prova sempre più sensazioni di spaesamento, come se si staccasse dalla

realtà concreta, ma continua a ricevere lezioni dalla realtà che viene a dissipare le

chimere nella testa di Emma; lei è convinta che la vita sia sbagliata e per questo non può

imparare finché ne è convinta.

Mentre si trova col marito e la suocera e i due sono presi dal dolore per la perdita del padre

e marito, Emma pensa all’incontro con Leon e ciò sottolinea come Emma viva sempre girata

verso il passato, il futuro è solo creato da quello che nel passato l'ha formato; la donna

cerca di mantenere il ricordo vivo, di rivivere i dettagli e quel momento di felicità

sospendendo il presente per togliere il reale, il quotidiano e vivendo così in isolamento

(vorrebbe essere lontana dal marito e la suocera).

tanto da spingere Emma a proporre l’aiuto

Sono sempre più presenti i problemi finanziari,

di Leon. Qui troviamo l’inganno nei confronti di Charles, lei si reca a Rouen per consultare

Leon e vi rimase tre giorni.

IL TERZO CAPITOLO

Il capitolo terzo vede il pieno della storia d'amore, tre giorni che parvero una vera luna di

miele, una specie di crescendo.

La passione di Leon e Emma si svolge al chiuso, non come quella con Rodolphe; questa

Non c’è

passione si svolge in un compartimento stagno, che lascia fuori tutto il mondo reale.

contatto tra la realtà e la passione che loro vivono, abbiamo una sintesi di quello che è

l'elemento romantico che caratterizza i due personaggi; il reale si stempera e la passione

non si trova mai nella realtà.

Abbiamo addirittura dei richiami alla poesia di Lamartine, dove la natura segue questo

notturno lunare. Emma dipende sempre più dai servigi di Lheureux, comincia a chiedere

denaro anche ad altri.

IL QUARTO CAPITOLO

All’inizio dell'inverno è presa da ardore musicale, Emma mette in piedi un inganno nei

confronti di Charles, fece in modo di ottenere il permesso per recarsi in città dell'amante,

non più casuale (Emma Machiavellica).

IL QUINTO CAPITOLO

Il capitolo quinto racconta una volta sola quello che succede ogni giovedì (frequenza:

racconto iterativo, ci segnala che questo viene ripetuto più volte); il quartiere di Rouen dove

si muove Emma è quello delle prostitute, Emma, quando avrà bisogno di soldi, si rifiuta di

prostituirsi per saldare i debiti, a differenza dell'opinione che hanno le borghesi di Yonville.

Ciò che accade nel capitolo 5 è quello che succede ogni giovedì, quando madame bovary si

reca a Rouen per le lezioni di musica. Il capitolo si apre esattamente con il levarsi di questa

la mattina e poi si segue Emma durante tutta la giornata. Dal punto di vista della frequenza è

quello che viene chiamato racconto iterativo (quando viene raccontato nel romanzo una

sola volta qualcosa che avviene più volte, in questo caso tutti i giovedì), (che va nella

direzione della monotonia, non è straordinaria e non ha più uno dei tratti fondamentali che

Emma da alla passione. Anche se è qualcosa di tipico di Emma è anche ripetitivo per

quello che vede ma anche per quanto riguarda il rapporto tra i due) che ci segnala come

questo giorno viene ripetuto più volte. E siccome questo giorno è un giorno molto speciale

per Emma, Flaubert dedica molto spazio a questo capitolo. D'altra parte si notano i termini

del rapporto tra i due.

L'altro elemento singolare è come il quartiere di Rouen dove si muove Emma è un quartiere

di prostitute. Emma soprattutto nell'ultima parte si avvicina alla figura della prostituta, ma

non lo sarà mai. Emma non è mai in atteggiamento di prostituzione, se così fosse, si

tratterebbe di una lettura rozza di madame bovary.

Tutta questa percezione avviene attraverso lo sguardo di Emma, perciò quello che noi

vediamo è quello che Emma vede o quello che vuole vedere. Emma vede sempre la realtà

attraverso il filtro di ciò che è il suo modo di vedere il mondo. Agli occhi di Emma, Yonville

diventa come la città di Babilonia (usata nel testo) riempita di promesse, di passioni e di

pericoli della città urbana in cui lei entrare. É quindi una sorta di rituale per entrare in uno

altro spazio rispetto alla piccola provincia di Yonville. La descrizione che si vede attraverso

lo sguardo di Emma è una descrizione con i verbi in movimento, il paesaggio che è statico

viene descritto come qualcosa in movimento. Poi per non essere vista prendeva la strada

più lunga, si perde volontariamente (viene detto che si inabissava nelle vie scure).

Léon considera Emma una vera amante poiché è una donna sposata e nello sguardo di

Léon si trovano dei tratti che non avevamo mai visto in madame bovary.

I corsivi non sono casuali. Si fa riferimento a qualcosa di preciso.

Da un lato, la moda dell'orientalismo aveva caratterizzato gli anni 20 del romanticismo,

cioè gli elementi pittorici ma anche letterari e tra queste figure ritroviamo quelle delle

odalische e dell’harem, dove le odalische servivano le donne (mentre nell'iconografia

romantica le odalische sono le donne che si trovano nell’harem).

odalisca va insieme con il fascino della volontà dell’atto un po' lascivo che

La figura della

molte riproduzioni di stampe hanno riprodotto (esempio i quadri di Delacroix). Questa

sensualità un po’ lasciva si aggiunge a quella vaga parentela con le figure di prostituzione

che continuano a sfiorare Emma nella terza parte.

Il romanticismo ha portato in moda la Spagna (un altro dei tanti luoghi comuni che rispettano

il cliché romantico). L'allusione fatta nel capitolo è alla poesia "l'andaluse" di Alfredo de

Bousset, in cui viene inserito il cliché della donna pallida, considerata bellissima.

In questa specie di sintesi della iconografia romantica, che serve a Léon per guardare

figura dell’Angelo.

Emma, ciò che domina è la È uno dei tanti cliché che ama Léon. La

critica non riesce a capire fino a quanto è ironico questo Angelo, non è il classico appellativo

dei romantici (angelo mio che c'è già nell'800, quindi non ha un crescendo rispetto alle altre

figure) ma qui è con la a maiuscola, in realtà c'è qualcosa di contrastante; l'angelo è legato

ad un insieme di figure che fanno parte del sacro, ma il contesto in cui appare non ha nulla

di sacro, anzi è abbastanza materiale e corporeo (appare insieme alla consumazione di una

donna sposata e un giovane amante).

Questo dimostra ancora una volta quanto sia complessa la scrittura di madame Bovary

contrariamente ad altri testi, poiché nel mezzo del tradimento c'entra poco la figura dell

Angelo.

Prosegue poi con la descrizione dei due nella stanza. Vi è una precisa attenzione alla

disposizione dello spazio.

Léon è per terra. La posizione dei due amanti è significativa perché la figura dominante è

quella di Emma, Léon è ai piedi di Emma e quindi quasi in una posizione di adorazione e di

questo Angelo ma è anche quasi dominato da lei, è Emma che si china verso di lui, chi sta

nel piano inferiore è Léon e troviamo qui di quella tendenza di Emma di prevaricare l'altro.

(Esempio quando nell'incontro con Charles, è Emma a prendere sempre l'iniziativa) Non

solo la figura di Emma è dominante e schiaccia la figura di Léon verso il basso, ma Emma lo

chiama "bambino" (non dimentichiamo che quando doveva partire, Léon dovette chiedere il

permesso alla madre e adesso quello che accadrà è che alla madre arriverà anche una

lettera anonima in cui le diranno che suo figlio ha una relazione con Emma) e questo fa sì

che in qualche misura venga tolto il suo essere uomo adulto. Léon in realtà è un bambino,

bambino in quanto figlio e in quanto più piccolo di Emma, e non può disobbedire, è

soggiogato in maniera diversa ma comunque soggiogato.

Sulla strada di ritorno per Yonville, appare un personaggio singolare, il cieco. È un

personaggio chiave, soprattutto della terza parte e appartiene contemporaneamente al

realismo del romanzo e al simbolo. Ciò che è chiaro nella mente di Flaubert è che Il

personaggio che Emma incontra a Rouen deve essere mostruoso (parte degli scritti

giovanili del romanticismo fiammeggiante). All'inizio Flaubert aveva pensato a un uomo

senza gambe, quindi costretto a camminare su una tavola dotata di ruote, poi pensa a un

uomo sfigurato da un cancro al volto e alla fine sceglie il cieco.

In realtà il dettaglio della malattia non è un'esagerazione romantica ma una reale

descrizione di una malattia e una serie di sintomi (che Flaubert conosce grazie alla

medicina).

C'è anche una mostruosità simbolica del cieco, che ritornerà nel momento esatto della morte

di Emma. Il cieco sarà lì a Yonville durante la sua morte perché quando incontra un giorno

Homais, gli dice che può essere curato, per questo gli dice di recarsi a Yonville, quindi non è

privo di coerenza del perché vaga a Yonville.

Viene fuori adesso il cieco perché vediamo che ha una corruzione fisica negli occhi, c'è un

corrompersi letterale delle palpebre degli occhi del cieco che genera una mostruosità fisica

che è il corrispettivo della mostruosità fisiologica di Emma, Emma si corrompe con gli

adulteri esattamente come il cieco si corrompe per la sua malattia. Abbiamo visto che Emma

inizia a mentire per il gusto di mentire. La Emma che conosciamo nella terza parte è

sfigurata così come è sfigurato il cieco dal punto di vista fisiologico.

In un certo senso il cieco è quello che è nella sua realtà ma diventa simbolo della

corruzione, ma una corruzione dalla quale non si riesce a guarire e quindi a cui si affianca il

momento della morte. (Nel caso di Emma tragica, vuole che il lettore capisca che non è una

bella morte)

Il cieco taglia la strada alla vita di Emma ma è anche ciò che permette di mettere in rilievo

una certa condizione di Emma quando lei stessa si sentirà votata alla distruzione e alla

corruzione e non riesce più ad uscirne.

(Nulla è accessorio in madame bovary, quindi la bruttezza del cieco e la malattia sono

bruttezze reali (quando Homais lo analizza utilizza un linguaggio specifico proprio per

definire questa malattia, ma sono anche lo specchio della consapevolezza della corruzione).

Il cieco metterà in discussione anche il lavoro di Homais che non potrà curarlo e continua

quel motivo della mediocrità che tocca tutti tranne Emma.

Anche Emma è cieca perché non riesce a vedere i fallimenti dei suoi desideri e non è

capace di trarre insegnamenti.

Hivers prende in giro il cieco perché si dimostra insensibile e cattivo nei confronti di questo

un malato e Flaubert spesso inserisce nei suoi romanzi una critica agli uomini della società

che non portano sensibilità a chi è sofferente.

Il cieco chiede l'elemosina (come Emma farà più avanti schiacciata dai debiti, e non solo

Emma sarà mendicante, in francese queteur di quella felicità che cerca dall'inizio fino alla

fine).

Dopo che l'immagine del cieco è entrata sappiamo che Emma inizierà a mentire in maniera

sistematica. Inizia a provare gusto per la menzogna e questo rappresenta l'ultimo aspetto

della corruzione dell'animo.

Emma però non è così attenta ai dettagli, non ha una mente criminale, incontra ogni tanto

qualcuno a Rouen, per esempio incontra Leureux quando Emma e Léon sono attaccati al

braccio. Non succede quello che pensa Emma ma altro.

Infatti, arriva Leureux e le chiede il denaro. La prima cifra che le chiede, lei non ce l'ha, le

chiede 2000 franchi.

Ma gli dà la procura e la prima parte del debito viene saldata senza che Charles sappia

nulla. E poi mise un po' di soldi da parte per pagare le prime tre cambiali ma la quarta arrivò

il giovedì.

Non solo Emma si indebita ma fa in modo che si indebiti anche Charles, senza che lui ne

sappia qualcosa.

Arriva la madre di Charles e strappa al figlio la promessa di togliere la procura a Emma (con

la quale può usufruire dei beni) e Emma prende la procura e la fa bruciare.

Per la prima volta si ribella alla madre. Almeno in superficie, Charles cambia a causa di

Emma. Il cambiamento non è necessariamente positivo (confermato dal fatto che dopo la

morte di Emma si veste in modo elegante come piaceva a lei, e il narratore commenta che

Emma lo corrompeva dalla tomba!) però cambia e caccerà la madre.

Infine se avevamo avuto la sensazione che nella coppia la parte dominante sia Emma,

abbiamo la conferma di ciò nell'ultima parte. Emma inizia a comportarsi come con

Rodolphe, va a trovare Leon quando non la aspettava, va a trovarlo quando lavora.

C'è un capovolgimento definitivo dei ruoli tra i due. Emma con Rodolphe era la parte passiva

e femminile della coppia, per tradizione 800entesca ma in questo caso è Léon che è

passivo, sottolineata dalla figura del bambino (gli uomini con i capelli biondi erano visti

infantili, così come le donne coi capelli rossi non sono apprezzate)

Capitolo sesto

Nonostante Emma provi più volte a riaccendere il rapporto tra i due, alla fine il rapporto

inizia a calare un po'. Il problema è che Emma dovrebbe incontrarsi con Léon ma lui viene

bloccato da Homais che parla e quando arriva all'appuntamento, Emma se n'è già andata.

Abbiamo quindi una passione che si indebolisce, che è un po' un ossimoro, la passione per

definizione è forza non debolezza.

Nella ripetizione non può esserci nulla dello straordinario. Emma non vede, non registra

quello che percepisce, c'è l'intuizione che la passione non ha più nulla di straordinario ma

quando si ritrova con Léon diventa avida di passione, e a furia di diventare avidi, l'altro

scappa e infatti lo stesso Léon inizia ad allontanarsi, a causa della personalità dominante di

Emma.

Arriva un giorno in cui passa davanti al convento della sua infanzia e Emma ricorda i tempi

felici della sua infanzia.

Emma è convinta che la sua infelicità sia dovuta dalla insufficienza della vita, ma è

incapace di vedere la causa della sua infelicità e si chiede da dove venga il marcio che

rovina tutti i suoi sogni, ma Emma non è in grado di imparare.

Se Emma sta cercando per il mondo questa figura è chiaro che è una figura di

esagerazione, Emma non troverà questa figura nella realtà.

Il narratore non vuole che il lettore dimentichi il luogo d'origine di Emma, appartiene al

mondo contadino. Incomincia a chiedere soldi a tutti finché arriverà a chiedere dei soldi a

Léon chiedendo che li rubi nel suo studio. Léon si allontanerà da lei dopo che la madre

riceverà la lettera anonima.

Emma va sempre di più verso una specie di perdizione (che poi verrà schiacciata dai debiti).

Se anche nell'adulterio però non trova la felicità e la passione, ma vive la stesse piattezze

del matrimonio allora la disperazione diventa definitiva. (Non è una attacco al matrimonio,

ma è quello che Emma percepisce) .

Parteciperà anche ad un ballo in maschera (Rouen è una città di teatro), ed è un momento

di allegria ma in fin dei conti è ancora un momento di illusione e finzione ed è camuffamento.

(Siamo di nuovo nel campo della menzogna) finché quando tornerà a casa troverà l'atto

ufficiale in forma esecutoria per cui ormai i debiti sono arrivati a livelli straordinari. All'epoca,

la somma che Emma deve è grandissima.

Nella cultura classica del 600, legata alle unità di tempo, di luogo e di azione, cioè l'azione si

deve svolgere in un unico luogo, in una sola giornata e l'azione deve durare tanto quanto

dura la messa in scena. All'epoca di Racine e Corneille, le pièces venivano rappresentate in

piazza, dove passavano più persone, non c'era sipario dove si cambiava lo scenario. Ma

spesso le tre unità dal punto di vista teatrale possono essere un ostacolo (solo Racine le

sfrutterà in maniera geniale, per le sue tragedie, prenderà solo la parte finale, quella tragica).

Quindi l'unità di tempo viene a essere un elemento che gioca a favore dell'opera ed è

quello che succede qui; Emma ha 24h per risolvere i debiti, un'impresa che tutti i lettori del

57 sanno che non vi è soluzione, per cui inizia una vera e propria lotta al tempo. Le verranno

a prendere i mobili, cercherà l'aiuto di Léon (che si sottrae e questo rappresenta comunque

un atteggiamento di Emma di corrompere Léon).

Emma vede portarsi via tutti gli oggetti che aveva amato e quindi il suo universo viene

fagocitato dalla realtà a causa del debito. Léon non trova i soldi e quindi Emma non lo

considera più.

Emma trova che sia una buona cosa di dare l'ultimo oggetto rimasto al mendicante, non è

un gesto negativo, però non ha a che fare con quel gesto di solidarietà. Emma però è

incapace di aderire alla realtà concreta, il lusso che vorrebbe avere fa parte del desiderio

che non riesce però ad intaccare il reale. E Emma al finale, estremamente debole e fiera,

dice che è da compiangere e non da vendere, e questo gesto la salva dalla volgarità, non

arriva a prostituirsi.

Chiederà i soldi anche a Rodolphe ma nemmeno lui ce li ha. Quello che succede alla

narrazione è il precipitarsi sempre più veloce degli eventi. A questo punto a Emma rimarrà

solo una soluzione e nel capitolo 8 si consuma il destino di Emma. Dopo che nemmeno

Rodolphe possiede i soldi, Emma inizia ad avere delle allucinazioni.

Ottavo capitolo

Flaubert dedica moltissimo tempo a questo capitolo, da un lato per evitare di cadere nel

patetico, poiché non vuole descrivere una bella morte, che è eccezionale. Nel momento in

cui Emma è in agonia, intorno a lei iniziano a girare tutte le figure maschili soprattutto del

romanzo e ciò che li accomuna è che non possono aiutare in nessun modo Emma. Flaubert

dà talmente tanti particolari del dolore di Emma (Flaubert conosceva tutta la sintomatologia

grazie ai libri di suo padre). In una prosa in cui il tempo non è preciso, qui la sua morte è

scandita dalle ore. Charles vede che intorno a Emma si muovono delle persone che hanno

competenze.

L'inizio del delirio di Emma è la trasposizione di una notte di Flaubert. Flaubert ha avuto

qualcosa vicino di epilessia e questo è quello che ha visto prima di sentirsi male (lo scrive in

una sua lettera) e allora Emma va nel cafarnao. Ci sarà Justin ma non si oppone perché si

scoprirà alla fine che sarà innamorato di lei.

Emma ha deciso di suicidarsi davanti al fatto di non riuscire a pagare i debiti, non è un

suicidio di disperazione ma perché la mancanza di soldi non la fa più proseguire in questa

direzione. Anche qua non c'è la buona morte romantica, non può accadere in Emma; Emma

per l'ultima volta vedrà i suoi desideri beffati, Emma crede che con il veleno si muore senza

problemi e velocemente ma non sarà così.

Emma non sa che una delle morti più dolorose sarà quella dell'assenzio e noi seguiremo

tutta l'agonia di Emma senza che l'autore si risparmi di qualcosa e letteralmente Emma sarà

distrutta e annientata sotto gli occhi del lettore. Vuole essere una specie di istruzione di

distruzione di una figura che tenta di cercare i suoi sogni nel romantico.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature straniere
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bottajess97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura francese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Modenesi Marco.

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