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Rapporto tra letteratura e cinema

Per parlarne bisogna partire dal 1895, anno in cui nasce il cinema. Precedentemente c'era la fotografia. Con l’avvento della tecnica di riproduzione meccanica c’è la nascita dell’aura: unicità dell’opera d’arte e moltiplicazione in copia. Con la fotografia si cercano oggetti stilistici e si vedono in maniera differente; c’è la rottura della staticità a favore del movimento. La presenza del cinema e della fotografia condizionano il modo di vedere la realtà.

La fotografia crea una sensibilità legata alla pittura; il cinema dà l’impressione che ci sia la possibilità di inventare nuove cose. Con l’avvento dell’elettricità e dell’automobile, che agiscono fortemente sulla vita quotidiana, c’è un nuovo atteggiamento nel vedere le cose. Per lo scrittore l’avvento della macchina da scrivere è di fondamentale importanza. Il cinema crea un rapporto tra realtà e finzione (menzogna, irrealtà), prende elementi fisici e reali per filmarli nella finzione.

Sette punti di vista nel rapporto tra letteratura e cinema

  • Corpi reali, allestimento delle scene
  • Ciò che il cinema prende dalla letteratura, in modo generico perché molti film prendono spunto da fatti letterari, bisogna fare attenzione all’autonomia delle forme filmiche perché non è detto che il film debba rispecchiare l’opera. Il film è esteticamente autonomo.
  • Elementi cinematografici della scrittura, del montaggio, della sequenza
  • Romanzi che parlano del cinema
  • La letteratura come trama cinematografica: ci sono film in cui si parla di scrittori
  • Studi sulla specifica scrittura cinematografica, per fare un film occorre: soggetto, sceneggiatura, ambiente ecc.
  • Rapporto degli scrittori col cinema, ci sono scrittori-registi come Pasolini

Partendo dalla semiotica (linguaggio dei segni) si passa ad analizzare altre forme letterarie.

Luigi Pirandello e il cinema

Luigi Pirandello era ossessionato dall’idea della fine del modo di concepire lo sviluppo del mondo. Il Mattia Pascal è un personaggio postumo, che muore due volte. L’approccio di Pirandello al cinema fa perdere alla letteratura la totalità che aveva in precedenza. La transcodificazione è una materia di base che viene portata su un codice diverso.

Biografia di Luigi Pirandello

Nasce a Girgenti (odierna Agrigento) nel 1867, studia Lettere e va in Germania, dove si laurea. È importante la formazione che Pirandello acquisisce in Germania: il motivo del doppio (che nel Mattia Pascal sarà triplo), importanti: Chamisso, Hoffmann, Tieck, Jean Paul Richter. Vive una vita molto dura ed è costretto a mantenersi scrivendo opere letterarie, avendo successo sui critici letterari. Precedentemente al Mattia Pascal scrive altri due romanzi: L’esclusa e Il turno, che avranno poco successo. Muore nel 1936.

Pirandello vuole raccontare la disgregazione del mondo e avverte i cambiamenti dei personaggi. La realtà non si prende fino in fondo, ma con vari passi.

Il fu Mattia Pascal e il suo rapporto col cinema

Il fu Mattia Pascal (1904) di Luigi Pirandello e il suo rapporto col cinema. Giovanni Papini è legato al protagonismo intellettuale del primo 1900, con posizioni reazionarie, anti-socialiste, nazionaliste. In questo periodo in Italia c’è il culto della vitalità e l’affermazione dei valori imperiali. Papini e Prezzolini fondano a Firenze la rivista Il Leonardo e il Regno. Essi si incontrano con altre personalità dell’epoca: D’Annunzio e Pirandello, avviene un collegamento tra socialismo e positivismo.

Papini e Prezzolini sono leader della rivista La Voce, nata nel 1904 a cui si ricollega nel 1909 il futurismo. Papini scrive un trattatello intitolato Contro le scuole, diviene un cattolico fervente e per un certo periodo anche futurista. Egli ha una grande curiosità verso la novità del cinema (che era nato nel 1895 con i primi film in bianco e nero e muti dei fratelli Lumière). Il 18 maggio 1907 scrive La filosofia del cinematografo.

In questo periodo il cinema minaccia di spodestare il teatro, anche se grandi personalità come D’Annunzio continuano a scrivere per il teatro: La città morta tragedia dannunziana. Il cinema permette la riproduzione nel tempo di eventi che teatralmente non potrebbero essere riprodotti nel tempo. Le notizie dei giornali nel cinema diventano movimento. Cinematografo viene dal greco e significa scrivere in movimento. Le categorie fondamentali per il cinema sono: movimento e tempo. Infatti era impossibile vedere movimento sulla pittura, l’immagine è fissa e spesso in essa c’è un movimento narrativo, invece il cinema mette in movimento.

Secondo Papini il cinema è un grande aiuto per la fantasia, per l’inverosimile; da una parte c’è la riproduzione del reale, dall’altra c’è lo sfondamento del meraviglioso. Il mondo del cinema può essere un mondo spiritualizzato: dimensione spirituale. In Pirandello sembra che il cinema riproduca la realtà spiritualizzandola e aprendosi verso una dimensione metafisica. Pasolini ha un’ossessione per la realtà, perché il cinema a differenza della letteratura può riprendere questa realtà. Altre idee sul cinema visto come mondo spiritualizzato ed apertura di altri territori: della filosofia, dell’andare al di là.

Futurismo è legato ad un’ossessione verso i nuovi territori, il mondo va aperto in base a questi nuovi territori, ci deve essere una rottura dello schermo della realtà verso nuovi spazi, anche da parte della letteratura. Con Il fu Mattia Pascal c’è un superamento del vecchio modo di narrare, si passa dalla credibilità alla non credibilità. A differenza del naturalismo e di Zola, in cui c’è uno scontro con l’ambiente, e un personaggio con un’identità ben definita, con i nuovi romanzi c’è un cambiamento della natura tradizionale della comunicazione. Nell’ottobre del 1905 a Roma c’è lo stabilimento di Filoteo Alberini che gira il primo film italiano: La presa di Roma.

Poco dopo il 1904 Pirandello si accosta al cinema, ed inizia a pensare un romanzo per il cinema (inizialmente Filauri doveva essere il titolo). Fin dal 1911 Pirandello lavora come sceneggiatore ed inizia a frequentare i teatri. Già dal 1910 vengono realizzati alcuni dei suoi atti unici. La Cines è una compagnia teatrale siciliana. Pirandello scrive delle lettere al suo amico Nino Martoglio, comico e scrittore in dialetto siciliano, sono interessanti queste lettere per spiegare il rapporto che Pirandello instaura col cinema:

  • Lettera maggio 1913: Pirandello scrive a Martoglio facendogli una proposta per la Cines
  • Lettera seguente di P. a M.: lettera lavorativa, perché P. ha urgente bisogno di soldi (500 £)
  • Lettera successiva: P. racconta a M. di aver parlato con un importante Commendatore per il soggetto di un film. In seguito scriverà I due eroi per l’attore siciliano Giovanni Grasso.

Successivamente si intensificarono i rapporti di Pirandello col cinema, infatti molte sue novelle vengono utilizzate per progetti cinematografici, nonostante questi rapporti col cinema Pirandello mantiene rapporti anche col teatro. Nel 1916 Pirandello collabora con la Tespi-Film. Nel 1920 il ministro Francesco Saverio Nitti decreta una commissione di controllo dei copioni cinematografici nominando Pirandello. Nel 1920 Augusto Camerini gira un film tratto da una commedia di Pirandello del 1918. Nel 1922 Pirandello vede il Don Giovanni e Faust di L’Herbier (che aveva lavorato molto per il cinema), l’Herbier aveva visto la messa in scena di Georges Pitoëff dei Sei personaggi in cerca d’autore. In seguito l’Herbier inventò la regia del Mattia Pascal, che uscirà nel 1926, decretando il legame tra Pirandello e l’Herbier.

In seguito ebbe notevole rilievo cinematografico il film tratto dall’omonima tragedia di Pirandello Enrico IV, girato in Austria da un regista italiano, Amleto Palermi, e visto da Pirandello stesso. Questo film è l’ultimo dei film muti. Il primo film parlato è La canzone dell’amore di Gennaro Righelli, tratto dalla novella di Pirandello In silenzio del 1905. Poco dopo Pirandello scrisse Se il film parlante abolisce il teatro, pubblicato in America nel 1929.

Il fu Mattia Pascal è una letteratura postuma, cioè letteratura della fine. C’è un’ossessione della vitalità, e un’esaltazione dell’energia. [vedi D’Annunzio in Le laudi: in Maya c’è l’inno alla vita]. Mattia Pascal è diverso, si presenta come scritto quando non è possibile il romanzo. Citazione da Giancarlo Mazzacurati: “Appare scritto per essere l’ultimo, per essere critica in atto della propria stessa realtà”.

La condizione ultima si riconosce nella posizione del narratore: parte dal fatto di aver perso il nome. I volta muore come Mattia Pascal; II volta muore come Adriano Meis. Egli vive come bibliotecario, le sue memorie sono postume. Esempi di memorie postume: Le memorie dell’aldilà di Machado di Assis; c’è anche Dostoevskij. La prospettiva è postuma, c’è un’autobiografia fittizia del personaggio.

I-II capitolo: premessa al libro
III-VI: narrazione della vicenda di Mattia Pascal vivo
VII: capitolo di transizione
VIII-XVI: vita di Adriano Meis
XVII-XVIII: il fu Mattia Pascal

Ogni identità del personaggio è scandita in periodi-capitoli, il personaggio è lacerato, diviso in tre. Questo romanzo porta ai Sei personaggi in cerca d’autore. L’io frantumato in tre identità, tre tempi costituiscono la vita del personaggio. Il presente è congelato, privo di ogni durata. (tristi pensioni romane dove vive Adriano Meis) Mattia si è trasformato alla ricerca di vitalità, ossessionato dal voler diventare un altro.

I romanzi di formazione come il Wilhelm Meister di Goethe, o La sconfitta e l’educazione di Flaubert differiscono dal Mattia Pascal, perché esso è un romanzo al rovescio. Nella struttura narrativa dei primi capitoli c’è continua trasformazione, in seguito c’è la maturazione che porterà al fallimento finale, questa struttura narrativa è molto interessante: autobiografia postuma, egli è assunto casualmente in biblioteca. [La nausea di Sartre probabilmente è ripresa da Pirandello] Mattia Pascal fa un epitaffio per il fondatore della biblioteca.

Nella vicenda si denota la crisi dell’intellettuale di inizio secolo, il rifiuto dell’immergersi nelle illusioni del presente. Pirandello è spesso ricondotto al decadentismo, ma questa è un’affermazione errata, perché egli non ha lo stesso estetismo dei decadenti. Nella costruzione del personaggio non c’è una presenza reale, ma una lacerazione della realtà.

Il fu Mattia Pascal si confronta con l’essere postumo della letteratura, interrogazione della scrittura letteraria, della comunicazione, della modernità. La modernità rappresenta l’avvento delle nuove forme che si sono imposte con l’avvento della seconda rivoluzione industriale. Nel romanzo c’è un riferimento alla non utilità del narrare. Pirandello vede che il tradizionale modo di narrare sta cambiando, il personaggio si sente scisso e non è capace di narrare. La cronaca è importante nel romanzo, il giornale rappresenta un punto risolutivo della vicenda.

Il fu Mattia Pascal nel cinema

Nel film di L’Herbier c’è un cambiamento nell’ordine degli eventi: Mattia è fuggito, scopre della sua morte e partecipa al suo funerale (nel libro non c’è), poi vince a Montecarlo. Nel libro i luoghi sono molto importanti, infatti c’è una dislocazione di questi.

MIRAGNO è una cittadina marina fittizia, che ricorda la Girgenti di Pirandello. Il Mattia Pascal è il terzo romanzo di Pirandello, dopo L’esclusa e Il turno. Nel film la presenza dei luoghi è ridotta, Pirandello è molto attento alla dislocazione: MIRAGNO - MONTECARLO - TRENO - MILANO - ROMA.

Inoltre Pirandello dà molta importanza anche ai nomi: Adriano Meis è molto importante, MATTIA = matto, PASCAL = deformazione di Pasquale, Blaise Pascal (giansenista). Sui nomi ci sono molte associazioni.

TRENO-MILANO rappresenta la vita della città moderna: elettricità, tram elettrici; ROMA è il presente e passato che si intrecciano tra loro, città dove ci si nasconde.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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