Sicilia: quale vediamo in questi film?
L’Herbier: Il fu Mattia Pascal
- Immagine molto distante dalla Sicilia.
- Il set non la riporta in alcun modo.
- Esterni di tipo urbano.
- Non emerge la volontà del regista di interrogare la realtà siciliana.
- Orizzonte culturale di Pirandello molto europeo.
- Non c’è intenzione di caratterizzazione siciliana dei personaggi.
Visconti: Il Gattopardo
- Mette subito in evidenza la Sicilia dal punto di vista storico.
- Attenzione all’ambientazione prima ancora che alla storia d’Italia.
- Scena di battaglia girata nel quartiere de La Kalsa a Palermo.
- Campagna accecante e violenta, viaggio sottolineato dai campi lunghi.
- Esterni del paese: ambientazione molto forte che recupera i caratteri sociali che lo vivono.
- Ballo: passaggio con dissolvenza, musica che entra.
- Fine ancora nelle strade siciliane crudeli e rovinose.
- Principe: dialogo della visione siciliana.
Kaos e Tu ridi
L’interesse per queste novelle è proprio per lo sfondo siciliano.
Fratelli Taviani, generazione del ’68.
L’orizzonte del rapporto tra letteratura e cinema è completamente diverso rispetto a Visconti.
Hanno fatto diversi film tratti da grandi romanzi classici come, ad esempio:
- Le affinità elettive, Goethe.
- Resurrezione, Tolstoj.
Pur essendo toscani, si erano già accostati alla Sicilia, al suo mondo contadino e agli elementi arcaici, con un viaggio cinematografico per la regione quando erano molto giovani.
Successivamente, ne L’Italia è un paese povero, 1960, documentario in tre parti voluto da Enrico Mattei per la regia di Joris Ivens, alla sceneggiatura partecipa anche Moravia.
La terza parte è ambientata in Sicilia, a Gela, dove furono scoperti giacimenti di petrolio.
Pirandello non gli interessa perché rappresenta la borghesia romana, ma per la rappresentazione della Sicilia originaria, dove la società contadina ha ancora le sue tradizioni per il valore della vita, non la società contraddittoria del Gattopardo.
Qui il mondo contadino è sospeso nell’immobilità, crudeltà ma anche rispetto per gli altri.
Nuova attenzione per il mondo popolare, non solo per il significato politico, ma anche per la vita contadina e per il rapporto con la terra.
Kaos, 1984
Titolo di questo film che dialoga con diverse novelle di Pirandello, tutte di ambientazione siciliana.
Sembra voler arretrare l’autore al Kaos originario, riferimento al mondo greco arcaico dal quale forse eredita la sua scrittura paradossale.
Tutto girato in esterni, proprio per sottolineare il rapporto diretto del mondo contadino con la natura.
Luoghi
Dove si recano per girare questo film:
- Non si recano nella parte agrigentina sud-occidentale.
- Ma nella Sicilia sud-orientale, tra Siracusa e Ragusa, che è ancora oggi la parte più incontaminata: la Sicilia Iblea.
- Ibla, parte antica di Ragusa, visibile in Requiem.
Campagna iblea fatta di muretti a secco e ulivo.
Molte sono le riprese aeree.
Maternità rinnegata all’inizio, maternità ritrovata alla fine.
Il corvo di Mizzaro
1902, In silenzio, 1923.
Ha avuto titoli diversi nelle diverse riviste dove è stata pubblicata.
- Primo titolo: Corvo 77, asino 23, caduta 80, apparsa nel Marzocco, 1902.
- Si riprendono qui i temi della novella.
- Poi la chiama Il corvo di Mizzaro, ma la sistema nella raccolta Il carnevale dei morti.
- Nel 1923 la sistema nella raccolta In silenzio, uno dei pezzi per le raccolte per un anno.
Il film ha il compito di fare da raccordo a tutti gli episodi del film: sguardo dall’alto su questo mondo che sorveglia.
Tirano le uova al corvo, anche se Pirandello non specifica come viene torturato.
Novella articolata in 3 movimenti, ma qui si mette in scena solo la prima parte.
Prima parte
Contadino vede un corvo maschio che covava le uova.
Uno di loro gli lega una campanellina al collo e lo rimette in libertà in giro per il paese.
Questa è la parte utilizzata.
2° parte
Contadino sente dei rumori, lascia il pranzo che trova mangiato dal corvo.
Asino si imbizzarrisce.
3° parte
Asino cade con il contadino in groppa.
Aspetto sinistro: corvo, presenza abnorme di animale umanizzato dal campanello, terrore, superstizione e vendetta del contadino.
L’altro figlio
1905, In silenzio, 1923.
Scaturisce da un intreccio tra narrativa e teatro.
- Come La giara, ha anche una versione teatrale degli atti unici.
- Ha due versioni teatrali: una in italiano, l’altra in dialetto.
- Apparsa prima sulla rivista La lettura, poi nella raccolta Erma Bifronte.
- Successivamente raccolta anche in In silenzio, stesso anno Paolieri, versione toscana.
L’atto unico non si sa a quando risale, ma fu rappresentato quando parte per gli USA.
Temi
1. Emigrazione
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Letteratura
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Letteratura e cinema - Jean Epstein, Il cinema e la letteratura moderna
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Letteratura e cinema - il linguaggio verbale nel cinema