Letteratura, arte e comunicazione
Dal Mayflower alla rivoluzione
Certe leggende vivono da centinaia e centinaia di anni e non sono solo espressioni di intrattenimento, ma sono in primo luogo realtà vissute profondamente e costituiscono il patrimonio degli Indiani d'America. Le aspirazioni imperiali e mercantilistiche dell'Inghilterra degli Stuart paiono soddisfatte dalle provviste della colonizzazione e sono in molti a ricevere il compito di guidare spedizioni per raccogliere informazioni sempre più precise sulle terrae incognitae d'oltreoceano. Parallelamente acquistano sempre più risonanza i resoconti di tali viaggi.
Spicca la figura di un "Adamo americano", incarnata da John Smith. La personalità di leader del capitano John Smith ebbe modo di emergere: nel 1608 fu nominato Presidente della colonia e l'anno dopo, al ritorno in patria, si era ormai guadagnato il merito di aver salvato Jamestown (prima colonia inglese permanente sul suolo americano) e aver reimpostato la colonia su basi sufficientemente solide. A lui si deve il primo libro in inglese scritto in America, "A true relation of occurrences and accidents in Virginia".
Nel 1916, si recò nuovamente in America alla guida di una poco fortunata spedizione mercantile. I suoi scritti successivi sono estremamente importanti per definire le intenzioni, il tenore e il tono di gran parte della letteratura di epoca coloniale. Si tratta di scritti apertamente propagandistici in cui esce confermato l'immaginario europeo dell'America come Eden arcaico e Utopia utilitaristica, luogo di abbondanza, libertà e piacere. Con Smith si fa indissolubile il legame tra l'esperienza americana e la lingua inglese, là dove il dominio dell'Inghilterra era territorialmente ridotto rispetto a Francia e Spagna.
Nell'economia della colonizzazione ci si è appellati ai diritti di una cultura ritenuta superiore. In nome dell'egemonia della colonizzazione in lingua inglese le civiltà cosiddette precolombiane e le altre culture europee innestatesi in territorio nordamericano sono sempre state rimosse o minimizzate.
Gli antropologi non mancano di mettere in luce l' "Effetto Squanto", ovvero lo shock culturale davanti ad un indiano, tornato dall'Inghilterra dove era stato deportato, si rivolgeva a loro in buon inglese. E' tuttavia interessante notare come il processo di nominazione di luoghi e cose ci abbia lasciato in eredità molti calchi originali che si configurano come celebrazione rituale di multiformità etnica, intesa prevalentemente nel senso del rinnovamento simbolico della Vecchia Europa. Da qui il massiccio uso dell'aggettivo "nuovo" per prefissare le repliche delle proprie terre d'origine.
Quella che si usa definire "letteratura del Nuovo Mondo" è in gran parte letteratura di propaganda e di seduzione nei confronti degli europei per stimolarli a intraprendere il "viaggio della vita". Identità e cultura americane devono molto al calco che i Puritani impressero alla colonizzazione del New England. Al desiderio dei sovrani di espandere i propri imperi e all'umano spirito di avventura, si aggiunse la controversia religiosa tra le motivazioni che spingevano gli Europei a intraprendere il viaggio. In Europa era un momento di grandi rivolgimenti per la società in ogni ambito del sapere.
Un pellegrinaggio accresce la santità di chi lo compie e alla base non è tanto la pulsione del viaggio stesso, quanto piuttosto la necessità di vedere premiata la virtù e punito il peccato. La presenza di legittimi abitanti venne neutralizzata attraverso processi rituali e simbolici, attraverso l'impiego della forza o della semplice contaminazione ambientale.
Una personalità di spicco della Nuova Inghilterra puritana fu il reverendo John Cotton. I suoi interessi teologici lo portarono a una certa apertura verso le novità dovute alla costante elaborazione della dottrina ecclesiastica. Finì tuttavia per cedere all'intolleranza dei propri correligionari e a giustificare l'operato dell'oligarchia. Nel 1637 fu radunato a Newtown un sinodo generale che mise a punto un elenco di un'ottantina di "pericolose" opinioni eretiche.
La vita delle colonie non fu delle più tranquille: non mancarono dispute violente e polemiche, casi di intolleranza e fatti di sangue, in un clima teso fra fervore religioso e passione civica. Furono tuttavia gli indiani a patire le conseguenze più incresciose. Anche la scrittura assunse i toni della crociata e mescolò l'intransigente dogmatismo all'animosità politica.
I puritani non furono ostili alla poesia, anzi ne sentirono il bisogno e furono soprattutto impegnati a convogliare in essa un contenuto dottrinale e spirituale. Loro tratto stilistico comune fu il plain style, uno stile di tradizione medievale, semplice nel lessico e nella sintassi, talvolta accompagnato da immaginose figurazioni. Il Bay Psalm Book fu uno dei primi libri di poesia ad essere pubblicati nella colonia.
Il primo poeta americano importante è una donna, Anne Bradstreet, a cui si aggiungeranno molti altri nomi femminili di valore nel corso del XIX e XX secolo. Ad influenzarla oltre al plain style fu anche la concezione enciclopedica e allegorica della poesia. I versi di Anne Bradstreet furono pubblicati a Londra nel 1650. Nel 1678 fu pubblicata una seconda edizione arricchita dalle poesie familiari e dalle Contemplations. In quest'ultima la Bradstreet si sofferma sulle immagini naturali, celebra la gloria divina espressa nella natura. Nella poesia di Anne Bradstreet il verso usato con più frequenza è il pentametro o il tetrametro a rima baciata, ma la strofa di sette versi delle Contemplations presenta uno schema di rime più elaborato.
Michael Wigglesworth fu l'autore del libro più popolare della Nuova Inghilterra puritana, Day of Doom, che racconta il giudizio universale in ottave di tetrametri e trimetri alternati. Lo stile è ancora il plain style, senza allusioni storiche o letterarie.
Le "meditations" di Edward Taylor sono caratterizzate da una estrema ricchezza e coerenza delle immagini secondo i dettami del concetto metafisico e dall'uso di un tono colloquiale in cui predomina il discorso diretto.
Importante è la dinastia dei Mather che costituiscono un vero e proprio sistema letterario, uno spaccato di vita del Nuovo Mondo che copre praticamente per intero il periodo coloniale e che ben illustra l'articolazione culturale dell'insediamento puritano. Cotton Mather è certo il più noto e rimarchevole rappresentante della famiglia, per quanto anche il più controverso. Visse nel delicato momento di trapasso tra lo statuto di un New England "sperimentale" di frontiera e quello del consolidamento dell'autorità della Corona d'Inghilterra.
Scrisse moltissimo, coprendo campi dalla teologia alla scienza, dalla filosofia alla medicina. I Magnalia Christi Americana accumulano un materiale eterogeneo suddiviso in sette libri. È la prima epica americana. Le allusioni e le citazioni dall'Eneide pervadono tutto il libro di Mather, ed è evidente che nell'Eneide egli vedeva la controparte pagana dell'impresa che si era proposto. I Magnalia, descrivendo l'avventura dei coloni fin dalle origini e fino all'ultimo conflitto, sono una storia che tenta di stabilire una inviolabile identità corporata per l'America.
Non è facile tenere separati i generi letterari (resoconto di viaggio, storiografia, annalistica, autobiografia, diario privato, biografia) che finiscono per offrire un corpus omogeneo nelle intenzioni e negli esiti, così come negli apparati retorici. Un particolare esempio è costituito dall'autobiografia nera nel suo insieme, un corpus piuttosto articolato di narrazioni della schiavitù, autobiografie spirituali, confessioni rese da "criminali", narrazioni di prigionia o di fuga, interviste, memoriali.
Verso la metà del Settecento si offriva agli abitanti del Nuovo Mondo la possibilità di rispecchiarsi ormai compiutamente nella propria esperienza. Erano "americani" ormai da 4 generazioni. La progressiva laicizzazione aveva spostato il fuoco del dibattito culturale dalle preoccupazioni per la salvezza dell'anima a quelle per la libertà dell'uomo. A partire dal decennio 1760-1770, le querelle si incentrano sulla questione politica dell'autorità e dei diritti individuali, oltre che sul relativo background filosofico dell'umana natura. Si inaugurano linguaggi freddi, codificati e specialistici.
Dopo il Boston Massacre del 1770 e parecchie altre violenze, i toni del confronto tra madrepatria e colonie si fanno più duri, accendendo satira e polemistica. Con "Common Sense", Thomas Paine offre un libello ferocemente anti-britannico che ottiee una straordinaria diffusione. In esso si chiede all'Inghilterra un riconoscimento di fatto dell'indipendenza delle colonie e contemporaneamente agli americani di assumersi tutte le responsabilità che derivano da un'autofondazione.
La Dichiarazione d'Indipendenza di Thomas Jefferson è un manifesto radicale a sostegno dei diritti umani anticipatore dello spirito rivoluzionario che avrebbe poi infiammato l'Europa. "The Federalist", lo scritto più significativo dell'epoca, è una raccolta di lettere e saggi apparsi sui giornali newyorkesi e contiene una approfondita analisi dei principi costituzionali.
Lo spirito indipendentista e rivoluzionario crea la necessità di un rinnovamento del pantheon di santi laici e di eroi civili con il rischio di scadimenti agiografici soprattutto quando il medium scelto è il componimento poetico. Non fu in ogni caso il genere profetico a fornire gli esempi più riusciti della poesia americana del Settecento, ma piuttosto il genere burlesco e quello del mock epic. "The Contrast" è la prima commedia regolare prodotta in terra americana.
Gli anni della rivoluzione e quelli immediatamente successivi impegnano gli americani in un rigurgito di scrittura confessionale. Quest'America pionieristica e popolare accanto alla Bibbia tiene sul comodino gli "Almanacchi", antesignani delle riviste moderne, dei cataloghi di vendita per corrispondenza, degli elenchi telefonici e dei bollettini cittadini e sono il veicolo principale, insieme al racconto orale, per la diffusione di quello humor di frontiera che tanta importanza avrà nella formazione del carattere nazionale americano. Brown è un autore molto attento al mondo contemporaneo e alla scena americana. La sua fiction è un po' lo specchio oscuro della confusa vita del Paese, in particolare del riflesso degli eccessi post-rivoluzionari.
Gli inizi della letteratura nazionale e il rinascimento americano
La parola chiave per il periodo che va dall'inizio del secolo XIX alla guerra civile è "espansione", anzitutto in senso letterale. È in questo periodo che l'America acquista coscienza di avere una propria letteratura, insieme a una propria lingua e una propria storia. Per quanto riguarda l'editoria e il mercato letterario, si verifica una netta crescita del mercato, grazie all'accennata diffusione di giornali e all'aumento del "fatturato".
I letterati di un certo valore finirono per gravitare tutti attorno agli stessi circoli. Matthiessen era partito dall'osservazione che le massime opere dell'Ottocento, negli Stati Uniti, erano state composte tutte nel giro di un quinquennio, e da un piccolo gruppo di persone che più o meno si conoscevano tutte fra loro e frequentavano gli stessi austeri ambienti bostoniani. "Rinascimento americano" rappresenta il punto di partenza più organico e insostituibile per un'indagine in un territorio ricco di contrasti.
Tutta la vita e tutta l'opera di Jaes Fenimore Cooper si pongono all'insegna della contraddizione. Scrisse romanzi storici sulla Rivoluzione americana (The Spy, Lionel Lindon), romanzi marinareschi (The Pilot) e soprattutto i romanzi della frontiera (The Pioneers, The Last of the Mohicans, The Prairie). Fino alla morte, Cooper spende le sue energie in polemiche, processi, pamphlets di sapore passatista, mentre in Europa il mito del Buon Selvaggio viene costantemente