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Legislazione del turismo - turismo e competenze Appunti scolastici Premium

Appunti di Legislazione del turismo per l'esame della professoressa Silvestri. Gli argomenti che vengono trattati sono i seguenti: il turismo nella costituzione, il turismo è materia di competenza legislativa delle Regioni, le norme costituzionali per le regioni speciali.

Esame di Legislazione del turismo docente Prof. A. Silvestri

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composto da persone attirate da eventi musicali e/o da luoghi legati alla musica. I luoghi della musica, gli

itinerari, i paesaggi, le dimore legate ai musicisti, i teatri, i musei specializzati rappresentano un potenziale

sviluppato solo in piccolissima parte. La stessa cosa può essere detta pensando al patrimonio immateriale,

cioè alle tradizioni, alle vocazioni, alle competenze, alle storie e anche alle leggende. Il tema della musica è

in gran parte sottovalutato da chi si occupa di turismo in Italia. Nel nostro Paese, gli intermediari e gli

operatori specializzati – pure cresciuti in questi anni – sono ancora operatori di nicchia, dai piccoli numeri, e

con proposte molto elitarie o specialistiche, di norma collegate ad eventi lirici. Gli operatori dell’ospitalità

hanno visto nel tema musicale una variante di uno dei “turismi” tradizionali, del turismo urbano o culturale,

sul quale non valeva la pena impegnarsi troppo o investire. Gli enti pubblici, e soprattutto Regioni e Enit,

hanno considerato la musica come un tassello del grande puzzle di proposte che caratterizza il Paese, ma

non l’hanno saputo vedere come caratterizzato da una dignità propria, da una specificità e da un grado di

attrattività che ne configurasse una proposta autonoma. Così la promozione di quella che è una delle

risorse più qualificanti dell’offerta turistica nazionale è in gran parte affidata alla sensibilità dei singoli

operatori, pubblici o privati. In questo panorama si è distinta in questi anni Cremona. La città di Stradivari,

capitale del violino, cavalca da qualche anno l’idea di dare vita ad un Distretto della Musica. In provincia di

Cremona molto si è investito in sensibilizzazione e formazione degli operatori stimolando forme di

aggregazione e di rete. Il progetto Distretto della Musica, messo a punto da Giancarlo Dall’Ara, ha come

obiettivo strategico quello di rendere tangibile il tema della musica agli ospiti del territorio. Il Distretto ha

dato vita poi ad una rete di città della Musica. Una rete di città cioè che vedono nella musica un tema

identitario, che considerano la Musica come lente di ingrandimento attraverso la quale leggere le risorse

del territorio, e che hanno deciso di darsi una strategia di posizionamento nazionale proprio sul tema della

Musica. Sempre a Cremona, assieme a Provincia e Comune, è attiva su questo versante la Camera di

Commercio che supporta gli operatori interessati ad investire e a riqualificarsi proprio prendendo spunto

dal tema della musica La Camera di Commercio ha in programma un Work Shop proprio sul turismo

musicale.

IL DEMANIO MARITTIMO A FINALITA’ TURISTICA

1. Demanio marittimo e utilizzazioni turistiche

demanio marittimo

Lo speciale regime del trova giustificazione nella necessità di sottrarre al diritto

comune i beni riservati per antica tradizione alla libera e gratuita fruizione dei cittadini per le esigenze della

navigazione, della pesca e della balneazione.

2. Evoluzione della disciplina sulle concessioni turistiche

L’art. 30 c.nav. riserva all’amministrazione delle infrastrutture e dei trasporti il compito di del

regolare l’uso

demanio marittimo ed Fra le funzioni amministrative sul demanio assume una

esercitarvi la polizia.

posizione di primaria importanza quella che consente di concedere a privati, l’occupazione anche esclusiva

dei relativi beni o di zone di mare territoriale (art. 36 nav.). Fu l’interpretazione evolutiva del concetto di

compatibilità con le esigenze del pubblico uso, lo strumento giuridico attraverso il quale si realizzò la

diffusione delle nuove modalità di utilizzazione dei litorali. L’inidoneità della spiaggia e del lido del mare ad

alcune delle tradizionali destinazioni, in particolare la difesa militare e la navigazione commerciale, giocò un

ruolo determinante a favore del successo degli in genere. Il legislatore

usi turistici, ricreativi e produttivi

delegato cercò di rispondere alle nuove esigenze con l’art.59, d.p.r. 24 luglio 1977, n. 616. Nelle intenzioni

Regioni

del legislatore le sarebbero dovute subentrare in ogni funzione inerente all’uso, occupazione,

disciplina e polizia del demanio marittimo destinato ad usi diversi da quelli industriali, produttivi o portuali,

con la sola eccezione delle potestà conservate dallo Stato in materia di navigazione marittima, sicurezza

nazionale e polizia doganale. L’approvazione della legge 15 marzo 1997, n.59, contenente la delega al

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Governo per l’emanazione di uno o più decreti legislativi in materia di conferimento di funzioni agli enti

locali e nota con il nome di Bassanini uno, rappresentò un ulteriore passo avanti. I poteri devoluti alle

Regioni sembrano spingersi ben oltre il mero rilascio delle concessioni per abbracciare ogni funzione

inerente alla disciplina, vigilanza e polizia amministrativa sul demanio marittimo e le aree di mare

immediatamente prospicienti. Il sistema delle utilizzazioni turistiche del demanio marittimo è stato

ulteriormente innovato. La riforma ha esteso la durata dei rapporti concessori a sei anni. E’ stato inoltre

introdotto, un meccanismo di rinnovo automatico alla scadenza, ogni volta per periodi di sei anni, fino al

momento della eventuale rinuncia da parte del concessionario oppure della revoca. La materia ha subìto un

ulteriore evoluzione predisponendo nuovi criteri per la ripartizione delle competenze legislative fra Stato e

Comune

Regioni e devolvendo la maggior parte delle funzioni amministrative agli enti locali. Il deve

pertanto considerarsi subentrato nella complessiva amministrazione dei beni demaniali marittimi non

riservati allo Stato o alle Autorità portuali assolvendo i compiti prima ripartiti fra lo Stato e la Regione.

Riguardo ai beni situati nel proprio territorio e alle zone di mare immediatamente prospicienti,

all’amministrazione civica non potranno essere sottratte le funzioni di carattere più strettamente esecutivo

e gestionale, di disciplina e di vigilanza preventiva e repressiva, da svolgersi nel quadro degli atti di indirizzo

e di programmazione adottati dallo Stato e dalla Regione nelle materie di rispettiva competenza.

3. Il canone di concessione

determinazione del canone

La è oggetto di un complesso procedimento amministrativo nel corso del quale

si procede alla valutazione delle caratteristiche dell’attività prevista nonché da possibili profitti che se ne

del canone

potranno ricavare. La concreta quantificazione per usi turistici è regolata dal d.l. n. 400 del 1993

a dal d.m. 5 agosto 1998, n.342 che hanno segnato il superamento della determinazione individualizzata a

favore di un sistema fondato su criteri generali. Nel nuovo regime assumono una posizione di assoluta

centralità i provvedimenti con i quali ciascuna Regione dovrà procedere alla dei propri

classificazione

specchi acquei, arre demaniali e relative pertinenze nell’ambito delle categorie di alta, normale e minore

stabilimenti strutture balneari

valenza turistica. Riguardo agli e alle particolare importanza assumono le

disposizioni che ne ammettono la riduzione se l’impiego effettivo non superi l’anno solare e quelle che

attribuiscono ai concessionari la possibilità di installare strutture facilmente rimovibili anche non

contemplate dal titolo concessorio. Rimane lo stridente contrasto fra la devoluzione della funzione

riscossione del canone

concessoria all’ente locale e la da parte dello Stato. Le determinazioni della Regione

ormai incidono pesantemente sul procedimento di quantificazione del corrispettivo. Sono inoltre ormai di

esclusiva competenza comunale e regionale la delimitazione delle aree da destinare ad usi turistici, la

determinazione delle caratteristiche e dell’entità degli impianti e, sopratutto la fissazione della durata

complessiva del rapporto concessorio. Sarebbe quindi del tutto naturale che l’ente investito del rilascio

proceda sempre alla quantificazione e riscossione anche perché, soltanto chi concretamente amministra, è

in grado di applicare un corrispettivo equo.

CAPITOLO 10 LA MULTIPROPRIETà

1.La nozione: “multiproprietà” e “diritti a tempo parziale”

Per multiproprietà si intende il fenomeno consistente nella coesistenza sulla medesima unità immobiliare di

diritti di godimento facenti capo a soggetti diversi, ognuno destinato a ripetersi negli anni, ma limitato

nell’esercizio ad uno o più periodi nell’arco dell’anno. I diritti ai turni di godimento possono essere collegati

alla titolarità di azioni della società proprietaria dell’immobile: nel primo caso si parla di multiproprietà

azionaria; nel secondo caso si parla si parla di multiproprietà reale o, più propriamente, di multiproprietà.

Riguardo all’espressione multiproprietà azionaria, si nota subito come essa sia contraddittoria: infatti il

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diritto al turno non ha natura di diritto reale. Per questo motivo un recente provvedimento legislativo ha

preferito adottare l’espressione più generica diritti di godimento a tempo parziale di beni immobili.

2.Il d.lgs. 9 novembre 1998, n. 427

Il d.lgs. n. 427 del 1998 è stato emanato in attuazione della direttiva 26 ottobre 1994 concernente la tutela

dell’acquirente per taluni aspetti dei contratti relativi all’acquisizione di un diritto di godimento a tempo

parziale di beni immobili. Tale direttiva è compresa nell’elenco di quelle che il Parlamento italiano ha

deliberato di attuare mediante delega legislativa al Governo. Il d.lgs. n. 427 del 1998 entra in vigore

sessanta giorni dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 14 dicembre 1998. Esso si

applica ai contratti di acquisto di diritti di godimento a tempo parziale stipulati tra un venditore

professionale e un acquirente consumatore. Il d.lgs. n. 427 del 1998 dispone all’art. 2, 1° comma. Che il

venditore è obbligato a consegnare ad ogni persona che richiede informazioni sul bene immobile un

documento informativo in cui devono essere indicati con precisione vari elementi. Lo stesso art. 2 al 4°

comma stabilisce che il documento informativo deve essere redatto nella lingua o in una delle lingue dello

Stato membro in cui risiede la persona interessata oppure, a scelta, nella lingua o una delle lingue dello

Sato di cui la persona stessa è cittadina, purché si tratti di lingue ufficiali dell’Unione Europea. A norma

dell’art. 3 il contratto deve essere redatto per iscritto a pena di nullità nella lingua italiana e tradotto nella

lingua o in una delle lingue nello Stato membro in cui risiede l’acquirente. L’art. 5 disciplina la facoltà di

recesso da parte dell’acquirente. Si tratta di un vero e proprio diritto di pentirsi dell’acquisto fatto e di

sciogliere il contratto senza pagamento di alcun corrispettivo. Tale diritto di recesso deve esercitato entro

dieci giorni dalla conclusione del contratto. L’art. 6 aggiunge che il venditore non può esigere o percepire

somme di denaro a titolo di anticipo fino alla scadenza dei termini concessi per l’esercizio del diritto di

recesso di cui l’art. 5. L’art. 9 vieta e sanziona con la nullità le clausole contrattuali o i patti aggiunti con i

quali il venditore limita la propria responsabilità o l’acquirente rinunzia ai diritti previsti dallo stesso decreto

legislativo. L’art. 10 fissa la competenza territoriale inderogabile del giudice del luogo di residenza o di

domicilio dell’acquirente per le controversie derivanti dalla applicazione del d.lgs. stesso. L’art. 7 impone al

venditore di prestare una garanzia speciale in caso di contratto avente ad oggetto diritti a tempo parziale su

beni immobili in costruzione: egli deve rilasciare fideiussione bancaria o assicurativa a garanzia contenuta

nel contratto a pena di nullità. L’art. 11, nella sua originaria formulazione, disponeva che, se le parti hanno

scelto di applicare al contratto una legge diversa da quella italiana, l’acquirente ha comunque diritto alla

tutela stabilita dal d.lgs. se l’immobile oggetto del contratto è situato nel territorio italiano. Su questa

norma è intervenuta la legge 1° marzo 2002, n. 39 recando una modifica all’art. 11 che consente di

ampliare il campo di applicazione del d.lgs per i casi in cui le parti scelgano di applicare al contratto una

legislazione diversa da quella italiana: in tali casi, le tutele riconosciute all’acquirente dal d.lgs. sono

comunque applicabili allorquando l’immobile oggetto del contratto sia situato nel territorio di uno Stato

dell’Unione Europea.

3.La formula azionaria

Con la formula azionaria il diritto a tempo parziale sull’unità immobiliare è collegato alla titolarità di azioni.

Si è così cercato di risolvere sia il problema connesso al principio della tipicità delle azioni sia quello relativo

alla possibilità di ravvisare una comunione di mero godimento in una società di multiproprietà pure, cioè

recante come oggetto sociale esclusivamente il godimento turnario dell’immobile.

4.La formula cooperativa

La formula cooperativa non è però diffusa in Italia. Il diritto al godimento del turno deriva dalla

partecipazione ad una società cooperativa che costruisce e gestisce l’immobile: data la duplicità dei

rapporti tipica della cooperativa i multiproprietari sono contemporaneamente soci e utenti. La natura del

diritto acquisito dipende dalla configurazione del rapporto di scambio che si instaura tra società

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cooperativa. La formula cooperativa presenta vantaggi, essendo i multiproprietari contemporaneamente

soci e utenti, la cooperativa si presta alla realizzazione di interessi puramente speculativi, con conseguente

contenimento dei costi di gestione e di manutenzione. La duplicità di rapporti è nella cooperativa

connaturata allo strumento giuridico utilizzato: ciò consente di superare quelle incongruenze tra la

fattispecie del godimento periodico e la titolarità di un pacchetto azionario che nella formula azionaria

producono una certa forzatura della struttura sociale della S.p.A.

5.La multicomproprietà

Il tipo di multicomproprietà più diffuso nel nostro Paese è quello che tende a conferire al multiproprietario

un diritto di natura reale. Le ricostruzioni dottrinali del fenomeno sono varie. Nella prassi operativa

l’attribuzione di un diritto reale al multiproprietario è perseguita mediante lo schema della comunione

turnaria. Il trasferimento della quota di multiproprietà è sottoposto a trascrizione. Il multi comproprietario

può opporre il proprio diritto nei confronti di chiunque, è garantito contro l’evizione all’atto di acquisto, è

titolare di un diritto sul bene di cui viene assicurata la perpetuità. La multi comproprietà presenta due

possibili variati: a)tutto il complesso immobiliare è sottoposto a regime di comunione indifferenziata;

b)ogni appartamento è posseduto in comunione tra più multi comproprietari mentre il complesso

immobiliare è regolato in regime di condominio. La seconda variante è decisamente prevalente nella prassi

italiana. Grazie ad una clausola presente nei contratti di vendita delle singole quote, l’acquirente si impegna

a d accettare e rispettare il regolamento disciplinante l’uso del bene ed i rapporti tra multiproprietari. Il

regolamento fissa turni, impone all’immobile un vincolo di destinazione turistico residenziale, sancisce

l’indivisibilità perpetua della comunione.

6.Time-share e immobile alberghiero

Una delle manifestazioni più frequenti della multiproprietà si rinviene nelle operazioni che concernano il

riutilizzo in forma multiproprietaria di edifici già destinati ad attività alberghiera. Nel time-share

alberghiero, l’interesse imprenditoriale dell’organizzatore non si esaurisce nella commercializzazione dei

periodi ma si estende alla gestione del complesso in forma di impresa alberghiera. Il time-share alberghiero

può essere realizzato sia nella forma azionaria sia nella forma comproprietaria, il primo risulta il più diffuso.

Il vincolo di destinazione alberghiera ha natura reale cioè è opponibile nei confronti di chiunque. Tale

vincolo venne istituito con carattere di temporaneità nel 1936 e successivamente prorogato con numerose

leggi. La disciplina fissata da tali leggi può essere mutata solo grazie a previa autorizzazione della autorità

competente; l’autorizzazione era necessaria per poter stipulare qualunque contratto che determinasse

modificazione della destinazione; nel caso che vedesse compromessa la destinazione alberghiera, la

Pubblica Autorità aveva il potere di esercitare il diritto di prelazione sul bene per l’acquisto a favore di un

ente o di una persona che si impegnasse a mantenere la destinazione per almeno dieci anni. La ragione di

tali norme risiede nella considerazione che gli immobili destinati ad albergo devono realizzare

esclusivamente la funzione di ricezione di ospiti a vantaggio del traffico turistico.

CAPITOLO 11 – LE AGENZIE DI VIAGGIO E TURISMO

la legislazione sulle agenzie di viaggio e turismo. Fonti di diritto privato e fonti di

1.

diritto amministrativo

Le agenzie di viaggio e turismo rientrano nella categoria delle imprese turistiche a carattere privatistico, con

lo scopo di fornire una serie di servizi turistici dietro corrispettivo. La relativa legislazione è di diritto privato

per quanto riguarda il rapporto fra l'agenzia e la propria clientela (disciplina dei contratti di viaggio) e una

specifica disciplina di diritto pubblico e precisamente di diritto amministrativo, che è volta ad affermare il

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pubblico interesse alla adeguata capacità professionale e organizzativa degli operatori del settore. La prima

organica lex sull'apertura di agenzie di viaggio e turismo è del r.d.l. 23/11/36 n° 2523.

2. La competenza regionale per la disciplina di diritto amministrativo

Con l’avvio degli ordinamenti regionali, in base ai principi costituzionali, la disciplina delle agenzie di viaggio

e turismo, si configura, attraverso i decreti legislativi di trasferimento delle funzioni amministrative dallo

Stato alle Regioni come parte della materia di turismo di competenza regionale, a norma dell’art. 117 Cost.

In ossequio alla norma costituzionale sulle leggi statali di principio nelle materie di competenza

concorrente, i principi fondamentali sono espressamente recati dalla legge quadro n. 217 del 1983 all' art. 9

che diventa il perno dell’attività legislativa regionale. L’adeguamento all’ordinamento della Comunità

Europea conduce ad incrementare e sovrapporre la disciplina di principio con le norme del d.lgs. 23

novembre 1991 n. 392, emanato in attuazione della direttiva n. 82/470/CEE nella parte in cui essa concerne

gli agenti di viaggio e turismo. L’art. 2.2 d.lgs. n. 392 del 1991, ribadisce l’orientamento della Corte

costituzionale, sull’efficacia delle norme anche per le Regioni speciali e le Province autonome di Trento e

Bolzano. Successivamente l’art. 46, 1° e 2° comma del d.lgs. n. 112 del 1998 abroga parti dell’art. 9 della

legge n. 217 corrispondenti a compiti divenuti superflui. E l’art. 9 risulta poi abrogato interamente. Si

delinea un rinnovato quadro di principi attraverso atti di accordo fra Regioni e Province autonome ai quali

l’atto di accordo, recepito con d.p.c.m. 13 settembre 2002, rinvia per definire gli “standard minimi comuni

per l’esercizio delle agenzie di viaggio, delle organizzazioni e delle associazioni che svolgono attività

similare, nonchè il livello minimo e massimo da applicare ad eventuali cauzioni” (art. 1.2 lett. f accordo-

dPCM). Gran parte delle leggi regionali stabiliscono la delega delle funzioni amministrative agli enti locali in

base al principio sull’allocazione delle funzioni al livello amministrativo più vicino alla comunità.

3. Il trasferimento delle funzioni amministrative alle Regioni e l’arretramento della

legislazione statale alle sole forme di principio

Il d.lgs. n.6 del 1972, determino il trasferimento delle regioni a statuto ordinario delle funzioni

amministrative esercitate dagli organi centrali e periferici dello Stato sulle “agenzie di viaggio”, riservando

“allo stato il nulla osta al rilascio delle licenze a persone fisiche e giuridiche straniere” ( cioè appartenenti a

paesi extracomunitari): competenza che resta statale. Gli acquisiti poteri amministrativi sulle agenzie di

viaggio consentirono alle Regioni di iniziare a disporre la relativa disciplina di dettaglio ricavando i principi

della materia dallo stesso regio decreto legge del 1936. I principi fondamentali vennero poi

fondamentali n.217 del 1983.

introdotti dall’art.9 della legge quadro per il turismo Si osservò che “ le disposizioni

contenute nell’articolo dovrebbero consentire alle Regioni di superare il regime normativo vigente alla data

di entrata in vigore della legge quadro.” In merito alla posizione delle Regioni speciali, circa le funzioni

amministrative e legislative sulle agenzie di viaggio e turismo. Va osservato che l’art.9 n. 217 del 1983, ha

funzionato da “quadro di riferimento” anche per tali Regioni, in base a quanto stabilito dalla Corte

costituzionale. Della sentenza Corte cost. n. 195 del 1986 può esser citato il punto 3.4.5. del Considerato in

secondo cui “ le censure mosse” ( da Regioni a Statuto speciale) all’art. 9, che riguarda le agenzie di

diritto,

viaggio, vanno respinte per un duplice ordine di considerazioni”: in primo luogo, “le previsioni in esame non

sconfinano dal legittimo esercizio dell’indirizzo e coordinamento in via legislativa, come risulta dalle

attribuzioni demandate alle Regioni nel comma 2 ”; in secondo luogo, “la definizione delle agenzie di

viaggio e turismo è data nel comma 1 in conformità di un accordo internazionale”. Successivamente le

d.lgs. 23 novembre 1991, n.392,

norme di principio sono state arricchite dalla disciplina del nella parte in

cui concerne gli L’art. 2,2° comma, d.lgs. n. 392 del 1991, ribadisce quanto

agenti di viaggio e turismo.

espresso dalla Corte Costituzionale, nella sent. N.195 del 1986, cioè che la formazione nazionale di principio

legislazione

funziona da limite, ovvero da quadro normativo di riferimento per la susseguente non solo

delle Regioni ordinarie delle Regioni speciali e delle provincie autonome di Trento e Bolzano.

ma anche 24

L’art. 2, 2° d.lgs. n. 392 del 1991, afferma che l’esercizio dell’attività delle agenzie di viaggio e turismo “è

soggetto all’autorizzazione, da parte delle Regioni e delle Provincie autonome di Trento e Bolzano”. Nel più

d.lgs. n. 112 del 1998 (art. 46, 1° e 2° comma)

recente periodo, il ha abrogato parti dell’art. 9, legge 217 del

1983, fino ad abrogarlo poi interamente. Successivamente è entrato in vigore il d.p.c.m. 13 settembre

2002. L’atto di accordo recepito con d.p.c.m. 13 settembre 2002, rinvia per definire “ gli standard minimi

comuni per l’esercizio delle agenzie di viaggio, delle organizzazioni e delle associazioni che svolgono attività

similare, nonché il livello minimo e massimo da applicare ad eventuali cauzioni”. È possibile che le Regioni

avvertano l’esigenza, o l’opportunità, di modificare la propria legislazione a seguito del “rinnovato quadro

di principi”, ma la disciplina legislativa regionale resta - per il momento- quella approvata in base ai principi

recati dall’art 9 della legge quadro n. 217 del 1983: articolo che quindi può funzionare ancora.

4. Le leggi regionali. La delega di funzioni agli enti locali

Quasi tutte le Regioni e la Provincia di Trento hanno approvato una legge specifica sulle agenzie di viaggio e

Regione

turismo. Si tratta di legislazione recente o recentemente modificata. Tutte le Regioni tranne la

Sicilia che si è invece limitata ad inserire alcune disposizioni essenziali, di collegamento con le norme

nazionali di riferimento, nell’ambito di una recente legge generale in materia di turismo, “ legge regionale 6

aprile 1996, intitolata il cui art. 9 è dedicato alle agenzie di viaggio e turismo”. Mentre

norme per il turismo Regione Valle d’Aosta.

non risulta, che il settore sia stato in alcun modo disciplinato dalla Caratteristica di

gran parte delle leggi regionali è le proprie agli ( province e

delegare funzioni amministrative enti locali

comuni) anche le regioni che sino a questo momento hanno mantenuto le funzioni amministrative sono

indotte a delegare le stesse ali enti locali, in base ai principi recati dall’art.4 legge n.59 del 1997 ( prima

legge Bassanini), sull’allocazione delle funzioni al livello amministrativo ragionevolmente più vicino ai

cittadini; ed ora dal nuovo testo dell’art. 118 Cost.

5.Il sistema formativo vigente versante del diritto

Il sistema normativo vigente sulle agenzie di viaggio e turismo è formato, per il

amministrativo, dalla legislazione stradale e dalle fonti concordate fra Regioni che recano norme di

principio; e dalle leggi regionali che introducono autonomamente le discipline di dettaglio. In mancanza di

disciplina legislativa regionale funzionano ancora le disposizioni del r.d.l. n. 2523 del 1936, interprete ed

adattate dalle amministrazioni regionali. Spesso, le funzioni amministrative sono esercitate dagli enti locali.

versante del diritto privato

Per il si applicano norme che traggono origine da fonti del diritto

internazionale, poi recepite nell’ordinamento italiano ( legge n. 1084 del 1977, relativa alla Convenzione

internazionale sui contratti di viaggio d.lgs. N. 111 del 1995). Va segnalato che le Regioni talvolta hanno

introdotto norme legislative che in qualche misura interferiscono con la disciplina di diritto privato.

6.La definizione di agenzia di viaggio e turismo. Distinzioni fondate sulle attività

esercitate

La definizione contenuta nell’art. 2.1 d.lgs. n. 392 del 1991, secondo cui “sono agenzie di viaggio e turismo

le imprese che esercitano attività di produzione, organizzazione, presentazione e vendita, a forfait o a

provvigione, di elementi isolati o coordinati di viaggi e soggiorni, ovvero attività di intermediazione nei

predetti servizi o anche entrambe le attività, ivi comprese l’assistenza e l’accoglienza ai turisti”. La legge di

riforma n. 135 del 2001 include le agenzie di viaggio e turismo nella disposizione generale sulle imprese

turistiche sono “quelle che esercitano attività economiche, organizzate per la produzione, la

commercializzazione, l’intermediazione e la gestione di prodotti, di servizi concorrenti alla formazione

dell’offerta turistica”. La legge affida il compito di individuare le tipologie di imprese turistiche all’intesa fra

Stato e Regioni. L’art. 1.2, lett. b, punto 4, dell’atto di accordo fra Stato e Regioni, recepito dal d.p.c.m. 13

settembre 2002, individua come imprese turistiche le “attività di tour operator e di agenzia di viaggio e

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turismo” che corrispondo all’esercizio congiunto o disgiunto di attività di produzione, organizzazione e

intermediazione di viaggi e soggiorni di ogni altra forma di prestazione turistica a servizio dei clienti, siano

di incoming che di outgoing. L’agenzia di viaggio e turismo ha una bipartizione di fondo tra agenzie che

producono pacchetti turistici (cioè forniscono un servizio di completa organizzazione di viaggio),

classificabili come tour operator, ed agenzie che si limitano a vendere viaggi già confezionati o a fornire

servizi turistici separati o isolati assicurando quindi servizi di intermediazione di viaggio, classificabili come

travel agent. Nella legislazione regionale, la bipartizione viene configurata fra agenzie che organizzano

viaggi e soggiorni senza vendita diretta al pubblico (tour operator), ma con vendita attraverso agenzie di

intermediazione (travel agent), ed agenzie con vendita diretta al pubblico di viaggi organizzati da altre

agenzie o anche in proprio. Le leggi regionali nell’accogliere la definizione di agenzia di viaggio e turismo

fornita dalla legislazione statale, in taluni casi, oltre ad indicare le cosiddette attività distintive delle agenzie,

elencano ulteriori prestazioni e servizi, con la qualifica di attività accessorie o aggiuntive. Il provvedimento

di autorizzazione all’apertura di agenzie di viaggio deve consistere esclusivamente nella verifica di requisiti

e presupposti, senza esercizio di poteri discrezionali.

7.Regime amministrativo per l'esercizio dell'impresa. Autorizzazione regionale

Art. 9 della lex 217 del 1983 (ora abrogato) subordinava l'esercizio dell'attività delle agenzie di viaggio ad un

provvedimento di autorizzazione della regione. Ora il potere è x lo delegato agli enti locali (province o

comuni). Si dispone sui contenuti della domanda di autorizzazione,sulla fase istruttoria del procedimento,

sui contenuti del provvedimento di autorizzazione e sull'efficacia del provvedimento. Sul significato del

potere autorizzatorio si è espressa Corte con sent. 162 del 1990 nell'osservare che la funzione di

autorizzazione all'apertura delle agenzie di viaggio è stata trasferita alle regioni in quanto involge la

valutazione di un interesse turistico. Sino al 1998 l'autorizzazione all'apertura era subordinamto al

provvedimento a carattere autorizzatorio chiamato NULLA OSTA ed adottato dall'autorità di pubblica

sicurezza, x verificare la situazione penale del richiedente (abrogazione del 5° comma art 9 lex 217 ha

soppresso nulla osta). Per semplificazione amministrativa le Regioni potrebbero istituire regime SILENZIO -

ASSENSO (si forma allo scadere di un certo termine dalla domanda dell'interessato) o sostituire

l'autorizzazione con una DICHIARAZIONE DI INIZIO ATTIVITA' (può trovare applicazione solo nei casi in cui

pubblica amministrazione non debba esercitare alcuna discrezionalità né amministrativa né tecnica e se

non vi sono limiti al numero di coloro che possono esercitare attività, ferma rimanendo la normativa

comunitaria a cui è stata data attuazione don d. lgs 23/11/91 n° 392; entrambi sono previsti da lex 7/8/90

n° 241 sul procedimento amministrativo. Autorità garante della concorrenza e del mercato sostiene che il

provv. D'autorizzazione deve consistere esclusivamente nella verifica dei requisiti e presupposti senza

esercizio di poteri discrezionali.

8. Forme di garanzia finanziaria

Fa già parte dell’art. 9, legge n. 217 del 1983, la norma che subordina il rilascio dell’autorizzazione al

deposito cauzionale

versamento di un congruo . In talune leggi regionali, le disposizioni sul deposito

sono collocate in una parte della legge espressamente dedicata alla tutela dell’utente. La

cauzionale

cauzione può essere utilizzata per il risarcimento dei clienti in caso di accertata responsabilità dell’agenzia

per il mancato adempimento degli obblighi assunti. Sono da considerarsi costituzionalmente illegittime le

norme di leggi regionali che impongono un deposito cauzionale anche per l’apertura di una filiale o sede

secondaria. Si tratta di norme strettamente collegate - secondo la Corte- alla norma sull’autorizzazione

all’apertura di filiali e sedi secondarie che è costituzionalmente illegittima. Allo stesso fine, le leggi regionali

polizze assicurative di responsabilità civile.

obbligano le agenzie a stipulare 26

9. La figura professionale del Direttore Tecnico. Abilitazione professionale.

Per il rilascio del provvedimento di autorizzazione è presupposto il provvedimento di abilitazione

all'esercizio della professione di agente di viaggio e turismo che si ottiene superando relativo esame di

abilitazione professionale (v. art 9 217 ora abrogato). Soggetto con abilitazione professionale puo' essere

diverso da soggetto titolare dell'autorizzazione all'apertura, l'importante è che ci sia pax con qualifica di

direttore tecnico dell'agenzia. Art 9 lex 217 stabiliva requisiti per superare esame e le lex regionali

disciplinano la composizione della commissione giudicatrice,modalità esami e rilascio relativi attestati.

Disposizioni sulle materie. modalità e prove d'esame devono essere omogenee per l'acquisizione di un

titolo professionale che ha lo stesso valore su tutto il territorio nazionale. Autorità garante della

concorrenza e del mercato afferma che le procedure devono essere semplici,trasparenti per evitare che

accertamento diventi ostacolo all'entrata nel mercato. In base art 3 d. lgs. N° 392 del 1991 (attuativo

direttiva CEE) si aggiungono requisiti onorabilità e di capacità finanziaria. Possesso dei requisiti di DT è

provato con un certificato di effettivo esercizio rilasciato dall'Autorità competente dello Stato di origine o

provenienza. Art 5 stesso decreto individua autorità competenti a rilasciare certificato a cittadini che già

operano in Italia ed intendono esercitare all'estero all'interno della CEE. Le autorità sono: 1) camere di

commercio,industria artigianato e agricoltura che operano in forma indipendente; 2) gli uffici provinciali del

lavoro che operano in forma dipendente. In base art. 4 rilascio certificato presuppone che attività

professionale sia stata esercitata per un certo periodo di tempo nel paese d'origine o provenienza. Una

parte delle lex regionali prevede la tenuta di un elenco o albo dei DT a cui possono iscriversi anche soggetti

che abbiano superato il relativo esame di abilitazione in altra Regione.

10. Il nulla-osta dell’autorità di pubblica sicurezza

Sino al 1997, l’autorizzazione all’apertura dell’agenzia di viaggio era subordinata, in base all’art. 9, 5°

comma, legge n. 217 del 1983, anche ad altro provvedimento, definito nulla – osta ed adottato dall’autorità

di pubblica sicurezza, al fine di accertare i requisiti di cui gli art. 11 e 12, r.d. n. 773 del 1931. Ma il 5°

comma dell’art. 9, legge n. 217 del 1983, è stato abrogato dall’art. 46, 1° comma, d.lgs. n. 112 del 1988, in

ossequio al principio di efficienza ed economicità dell’azione amministrativa, a cui può essere data

attuazione anche con la soppressione di funzioni e compiti divenuti superflui. E’ stato osservato che “

l’abrogazione è pienamente giustificata in quanto è difficile immaginare che l’attività delle agenzie di

viaggio sia suscettibile di incidere sulla sicurezza pubblica al punto da richiedere un nulla – osta dell’autorità

di pubblica sicurezza”.

11. Il nulla-osta per le agenzie extra-comunitarie

L’ultimo comma dell’art. 9 legge n. 217 del 1983, nel testo sostituito dall’art. 11 n. 428 del 1990,dispone

che se il richiedente l’autorizzazione all’apertura dell’agenzia di viaggio non appartiene ad uno Stato

membro della Comunità europea, l’autorizzazione è subordinata al rilascio di apposito nulla- osta statale.

Non è chiaro se, tale funzione possa considerarsi di competenza regionale. Si può notare che essa, non è

ricompresa tra le funzioni mantenute allo Stato, e che non pare debba necessariamente restare allo Stato.

Una “rotazione” in senso regionale della competenza è tanto più sostenibile, ora, con la riforma del Titolo

V, Parte II, della costituzione e l’abrogazione della legge n. 217 del 1983, superata da una nuova disciplina

di principio della materia.

12. La denominazione dell’agenzia

L’atto di accordo fra Stato e Regioni, recepito con d.p.c.m. 13 settembre 2002, precisa che “permane

l’obbligo per le nuove agenzie di viaggio di non adottare denominazioni che possano ingenerare confusione

nel consumatore nè nomi coincidenti con la denominazione di comuni o regioni italiane”. In merito al

controllo della denominazione dell’agenzia, rispetto alle agenzie già operanti sul territorio nazionale, la

27

Corte cost, nella sent. n. 362 del 1998 ha notato che “la ditta, quale segno distintivo dell’impresa, deve

essere non confondibile non solo con ditte locali, ma con ogni altra ditta del settore esistente in Italia”.

13. L'inserimento negli elenchi delle Agenzie di Viaggio

Un elenco delle Agenzie puo' essere formato unendo gli elenchi regionali che ogni Regione tiene, per la sua

formazione è inviata alle Regioni copia del provvedimento di autorizzazione all'apertura di agenzia di viaggi

nonché di ogni successivo provvedimento modificativo. Viene quindi reso pubblico il contenuto

dell'autorizzazione che concerne: denominazione,ubicazione,generalità titolare,elenco delle attività

autorizzate e generalità DT.

14. Modalità di esercizio dell'impresa

Varie lex regionali introducono disposizione su modalità di esercizio: locali utilizzati,orario uffici,chiusura

temporanea. In rif art 4 lex Regione Lombardia n°27 del 1996 che impone alle agenzie di viaggio il requisito

della indipendenza dei locali da altre attività, la Corte (sent 362 del '98)osserva che la previsione viola la

libertà dell'impresa e appare non irragionevolmente preordinata alla salvaguardia dell'affidamento

dell'utente e del suo interesse ad una facile identificabilità del soggetto con cui sta x concludere un

contratto. Con stessa sentenza la Corte ha chiarito illegittimità costituzionale dell'art 14, 4° comma della lex

Regione Lombardia n° 27 del '96 che richiedeva presenza del DT in ogni struttura dell'agenzia... si è escluso

che legislatore potesse imporre questo in base all'interpretazione testuale dell'art 9 lex 217 che non

consentiva alle Regioni di disciplinare i singoli punti vendita o filiali. In precedenza Autorità garante della

concorrenza e del mercato aveva sancito che è sufficiente l'esistenza di un DT nell'ambito dell'impresa non

indispensabile presenza continua per garantire la qualità.

In alcune lex regionali si dispone anche in merito ai distaccamenti delle agenzie presso la clientela (in-plant

office) che corrispondono ad una forma di organizzazione del servizio destinata nello specifico a quella

parte della clientela costituita da imprese di grandi dimensioni (clientela affari) presso le quali vengono

create unità operative dell'agenzia, istallando apparecchiature emmetrici di biglietti di viaggio e con

l'impiego di personale dell'agenzia stessa. Secondo Autorità garante della concorrenza e del mercato

questa disciplina regionale è ingiustificata, infatti la clientela d'affari compiendo frequenti transazioni con le

agenzie non puo' trovarsi in situazione di carenza informativa circa la qualità dei servizi offerti e pertanto

una disciplina a riguardo non è necessaria. In relazione ad agenzie che vendono e producono viaggi, art 15,2

della regione Emilia Romagna dispone che le bozze dei programmi di viaggio siano inviate alla provincia che

puo' sollevare rilievi circa la regolarità delle pubblicazioni. A tale disposizione altre sui contenuti e

sull'efficacia dei programmi che devono contenere indicazioni precise, organismi ai quali turista puo'

rivolgersi per necessità e controversie e numero di telefono per assistenza (nuomero verde) che puo' essere

predisposto sia da organizzazione dl viaggio sia dagli organismi di tutela del turista.

15. Sanzioni

Le lex regionali sono corredate da disposizioni che stabiliscono sanzioni amministrative (anche a seguito di

reclami) in caso di inosservanza della disciplina. Pecuniarie e non pecuniarie come sospensione o

decadenza autorizzazione. Sono fatte salvo alcune sanzioni penali in base alla legislazione statale nei casi in

cui la violazione della lex regionale possa corrispondere oltre che ad un illecito amministrativo anche ad un

illecito penalmente rilevante. Le sanzioni amministrative non possono essere previste per attività di

organizzazione ed intermediazione viaggi svolte occasionalmente e senza scopo di lucro in quanto tale

previsione lede i diritti inviolabili garantiti dalla Cost. Impedendo di organizzare anche un viaggio e un

periodo di soggiorno x amici o famiglia. 28

CAPITOLO 12 – LE PROFESSIONI TURISTICHE

1. Premessa professioni turistiche

Con il termine oggi si fa riferimento ad una serie di attività svolte in forma

professionale autonoma aventi ad oggetto l’effettuazione di prestazioni di servizi a favore dei turisti, diretti

a consentire a questi una migliore fruizione del viaggio o della vacanza a seconda dei casi o sotto il profilo

della conoscenza dei luoghi visitati o sotto il profilo dell’apprendimento di tecniche sportive ed attività

professionalità

ricreative. La distingue le attività in questione da quelle che vengono svolte in forma

d’impresa come nel caso delle agenzie di viaggi o imprese ricettive. Definizione della nozione generale si

trova dettata nella lex n° 135 del 29/03/01 che ha comportato l’introduzione di rilevanti novità e di una

nuova impostazione della relativa problematica. Il disegno della lex 135 aveva disposto da un lato di

rinviare ad un atto regolamentare la definizione dei requisiti e delle modalità di esercizio su tutto il

territorio nazionale delle sole professioni turistiche, dall’altro di consentire alle Regioni la possibilità di

definire e disciplinare nuove tipologie di professioni turistiche che non abbiano rilievo nazionale. Con

l’entrata in vigore del Titolo V è diventata necessaria qualche precisazione in +. Se oggi turismo è materia di

competenza regionale esclusiva, nel caso della disciplina delle professioni turistiche, bisogna considerare

che tra le materie di competenza concorrente che il nuovo art 117 elenca ,riserva ancora allo Stato la

determinazione dei principi fondamentali, è indicata la materia delle professioni senza ulteriori

specificazioni – quindi si dovrebbe ritenere che nel contesto del turismo debba ritagliarsi un pezzettino la

Stato. Questo sicuramente per quello che riguarda le professioni in senso tecnico-giuridico essendo

soggette ad una precisa normativa di tipo organizzativo. Per le altre professioni sussistono esigenze tali da

far considerare opportuno il mantenimento di una certa uniformità di disciplina, almeno a livello di principi.

Per le professioni turistiche, cmq lo Stato ha sottolineato aspetto turistico rinviando il tutto alle Regioni

(rinvio in bianco) accompagnato unicamente dalla previsione secondo la quale queste ultime dovrebbero

prima di legiferare ulteriormente in materia definire concordemente una base comune della disciplina in

materia. Ad oggi cmq non ci sono norme di principio a cui le Regioni devono attenersi per la definizione

delle relative attività e del loro ambito o ai requisiti di svolgimento delle stesse così come ai criteri di

abilitazione delle stesse. Regioni liberi di disciplinare le professioni turistiche anche se fin’ora lo hanno fatto

con timidezza.

2. L’evoluzione della disciplina delle attività professionali turistiche: dalle lex di

p.s. alla lex quadro 1983

Fino all’emanazione della lex quadro del 1983, il nostro legislatore aveva espressamente considerato solo

alcune delle attività in questione, in prospettiva in cui i profili di p.s. continuavano a prevalere su quelli di

tutela del turista-consumatore. L’evoluzione della normativa prebellica è stata caratterizzata dalla

progressiva affermazione di fianco ai profili di pubblica sicurezza di quelli di rilevanza prettamente turistica.

Tale evoluzione è accelerata a seguito del processo di regionalizzazione delle competenze in materia

turistica .

3. Le professioni turistiche nella lex n° 217 del 1983

Art 11 lex quadro 217 del 1983 dopo aver attribuito alle Regioni il potere di accertare i requisiti per

l’esercizio delle attività in questione, elencava 10 diverse tipologie di professioni turistiche procedendo alla

specifica descrizione del relativo ambito di attività e rinviando alla legislazione regionale la disciplina di

dettaglio circa l’accertamento dei requisiti d’accesso. Le professioni turistiche possono essere divise in 3 grp

in base ad art 11:

A) Professioni turistiche di maggior tradizione rappresentate da: 29

• GUIDA TURISTICA: ovvero che per professione accompagna persone singole o gpr alle visite ed opere d’arte

a musei, gallerie, scavi archeologici, illustrando attrattive storiche,artistiche,monumentali,paesaggistiche e

naturali.

• INTERPRETE TURISTICO: ovvero chi presta la propria opera di traduzione nell’assistenza di turisti stranieri.

• ACCOMPAGNATORE TURISTICO O CORRIERE: chi accompagna persone singole o grp nei viaggi attraverso il

territorio nazionale o all’estero fornendo elementi significativi e notizie di interesse turistico sulle zone di

transito fuori dall’ambito di competenza delle guide.

I caratteri di queste attività rimangono invariate rispetto al passato sia x attività che x metodo di accesso.

Mentre per la guida prevedeva accertamento, secondo modalità da stabilirsi a livello regionale, oltre

all’esatta conoscenza di 1 o + lingue straniere, conoscenza opere d’arte, monumenti,.. mancavano

indicazioni per altre 2 categorie.

B) Figure professionali che hanno trovato riconoscimento legislativo per la I volta con art 11:

• ORGANIZZAZIONE CONGRESSUALE: chi per professione accompagna, svolge la propria opera

nell’organizzazione di iniziative, simposi o manifestazioni congressuali

• ANIMATORE TURISTICO: chi organizza il tempo libero di grp di turisti con attività ricreative, sportive e

culturali.

C) Attività il cui contenuto è attinente a discipline sportive che ricadono anche sotto la vigilanza delle

rispettive Federazioni sportive:

• ISTRUTTORE NAUTICO: insegna a persone singole o grp pratica nuoto o attività nautiche

• MAESTRO DI SCI: insegna a persone singole o grp pratica dello sci

• GUIDA ALPINA: accompagna persone singole o grp in scalate o gite in alta montagna

• PORTATORE ALPINO: accompagna persone singole o grp in ascensioni di difficoltà non superiori al III° e

capo cordata in ascensioni con guida alpina

• GUIDA SPELEOLOGICA: accompagna persone singole o grp nell’esplorazione di grotte o cavità naturali.

Queste ultime richiedono specifica competenza tecnico-sportivo e comporta assoggettamento ad

un’abilitazione che accerti le specifiche conoscenze tecnico-operative da accertarsi secondo i criteri

didattici elaborati per i vari gradi di professionalità delle relative Federazioni Sportive.

L’elenco non era tassativo e ogni Regione poteva aggiungerne e regolamentarne delle altre. Alcune

professioni turistiche non previste dalla lex quadro ma disciplinate a livello regionale paiono corrispondere

alle esigenze di garantire la qualità dei servizi turistici soprattutto ricettivi (es direttore d’albergo)

4. La disciplina amministrativa attuale e eliminazione licenza p.s.

L’esercizio di buona parte delle professioni turistiche è stato, sono alle recenti innovazioni, soggetto ad un

doppio regime autorizzatorio. Alla necessaria abilitazione professionale, diretta alla verifica del possesso

dell’idoneità tecnica all’espletamento dell’attività e disciplinata dalla legislazione regionale, si aggiungeva la

licenza di p.s. prevista dall’art. 23 del t.u.p.s. del 1931, la cui operatività si è ritenuta dalla maggior parte

delle leggi regionali estesa alle ulteriori professioni definite dalla legge quadro. La questione è stata

superata da quando l’art. 123 è stato abrogato dall’art. 46.3 d.lgs. 31 marzo 1998 n. 112. L’esercizio delle

professioni turistiche è oggi da considerarsi soggetto alla sola abilitazione disciplinata dalla legislazione

regionale. La legislazione regionale non ha avvertito la necessità di una programmazione numerica delle

professioni. Il conseguimento dell’abilitazione avviene all’esito di appositi esami, che tendono ad accertare

il possesso di titoli di studio (spesso il diploma di scuola media superiore,ma per alcune professioni talune

Regioni si accontentano del diploma di scuola media inferiore, o della frequenza di appositi corsi di

formazione; fa eccezione il caso della guida turistica, per la quale alcune più recenti leggi regionali iniziano a

prevedere quale requisito il diploma universitario di laurea in specialità coerenti con gli ambiti di attività),

nonché di specifici requisiti di idoneità tecnica ed affidabilità per gli utenti da parte di commissioni di

esperti istituite a livello regionale o provinciale. Il superamento dell’esame attribuisce il diritto all’iscrizione

in appositi albi o elenchi tenuti direttamente dalla Regione o dalle Province, il cui territorio costituisce

30

l’ambito di esercizio della professione. Per talune professioni, come in particolare quella di guida turistica, il

collegamento con un determinato bacino territoriale e storico-culturale costituisce elemento qualificante

delle conoscenze necessarie per l’esercizio delle attività e limite della stessa validità dell’abilitazione. L’art.

9.6 della 135 del 2001 sancisce il criterio generale, cui le Regioni sono espressamente chiamate a dare

attuazione con la propria legislazione, secondo il quale “ i procedimenti amministrativi per il rilascio di

licenze, autorizzazioni e nulla osta riguardanti le attività e le professioni turistiche si conformano ai principi

di speditezza, unicità e semplificazione, ivi compresa l’introduzione degli sportelli unici, e si uniformano alle

procedure previste in materia di autorizzazione delle altre attività produttive, se più favorevoli”.

5. Le leggi quadro sulle guide alpine e sui maestri di sci

Guide alpine e maestri di sci sono state oggetto di 2 leggi quadro statali (2/1/89 n° 6 e 8/3/91 n° 81) che

hanno determinato professionalizzazione delle categorie. Esse si preoccupano di integrare e precisare le

definizioni contenute in proposito nell’art 11 della lex 217 del 1983 troppo varie, e per chiarire i diversi

ambiti di attività ed evitare margini di incertezza e confusione.

- MAESTRO DI SCI: individuato da Art 2 lex 81 del 1991 come chi insegna professionalmente, anche in modo

non esclusivo e non continuativo, a singole pax e grp le tecniche sciistiche in tutte le loro specializzazioni,

esercitate con qualsiasi tipo di attrezzo, su piste da sci , itinerari sciistici, percorsi sci fuori pista e escursioni

con gli sci che non comportino difficoltà l’uso di tecniche e materiali alpinistici.

definita da Art 2 lex 6 del 1989 come chi svolge professionalmente, anche in modo non

- GUIDA ALPINA: a)

esclusivo e non continuativo, le seguenti attività: accompagnamento di persone in ascensioni su roccia,

b)

ghiaccio o escursioni in montagna; accompagnamento di persone in ascensioni sci-alpinistiche o in

c)

escursioni sciistiche; insegnamento delle tecniche alpinistiche e sci-alpinistiche con esclusione delle

tecniche sciistiche di discesa e fondo.

Le lex in questione hanno impianto simile e schema analogo e la stessa ispirazione ovvero dettare i principi

uniformi che garantiscono parità di preparazione tecnica e didattica e x far assumere una rilevanza di livello

nazionale alle relative professioni.

ABILITAZIONE

Per entrambi munirsi di conseguita, previo esame da sostenersi di fronte ad apposita

commissione di esperti, al termine di corsi teorico-pratici organizzati su base regionale. L’abilitazione

costituisce il presupposto per l’iscrizione ad appositi albi regionali, tenuti dai nuovi organi di autogoverno

delle rispettive categorie.

Artt. 13 della lex 6 del 1989 e 81 del 1991 prevedono la creazione di collegi regionali, attribuendogli

funzioni quali iscrizione e tenuta albi, vigilanza sull’esercizio della professione, applicazione di sanzioni

disciplinari e collaborazione con le competenti autorità regionali x problematiche di interesse generale della

categoria. I collegi regionali trovano poi loro sintesi in un collegio nazionale x fissare norme

deontologiche,decidere ricorsi,mantenere rapporti con associazioni professionali e le competenti autorità

statali e regionali.

6. Le professioni turistiche ed i principi comunitari

La tutela del turista-consumatore è stata accentuata in riferimento ai principi del Trattato che garantiscono

la libera circolazione delle persone e di stabilimento e la libera presenza dei servizi in ambito comunitario.

L’applicazione di tali principi comporta uguale diritto per tutti i cittadini degli Stati membri di esercitare le

corrispondenti attività all’interno del territorio dell’Unione ed il corrispondente obbligo per gli ordinamenti

internazionali di rimuovere qualsiasi ostacolo che impedisca o intralci l’esplicarsi dei suddetti principi. Il

d.lgs. 23/11/91 n° 391, dando attuazione alle direttive n 75/368/CEE e 75/369/CEE contenenti disposizione

dirette a favorire l’effettivo esercizio della libertà di stabilimento e della libera prestazione di servizi, ha

previsto disposizioni dirette a facilitare l’adempimento da parte dei cittadini di altri Paesi membri degli

oneri di documentazione collegati alla prova del possesso dei requisiti di onorabilità e capacità

31

professionale x accompagnatore e per ottenere riconoscimento delle attività svolte e dei titoli acquisiti nel

Paese di provenienza. Circa la questione della modalità di riconoscimento dei titoli professionali ottenuti in

Paesi aderenti alla Comunità, la disciplina dettata con direttiva 92/51/CEE, prevede riconoscimento dei

titoli abilitanti rilasciati da un Paese membro, attestanti una formazione professionale al cui possesso venga

subordinato l’esercizio di una determinata professione. Se formazione professionale verte su materie

sostanzialmente diverse da quelle previste dalla normativa italiana e le acquisizioni non sono sufficienti, il

riconoscimento è subordinato al compimento di un tirocinio di adattamento sotto un professionista già

abilitato in Italia della durata max di 3 anni oppure al superamento di una prova attitudinale.

GUIDE TURISTICHE

In merito alle è stata riconosciuta dalla Corte la necessità di consentire agli Stati membri

di individuare un ambito peculiare ed esclusivo delle “guide Professioniste”, in cui la loro propria attività

possa essere svolta solo da chi sia dotato di specifica qualificazione in relazione alla visita di siti nei quali si

esprime la stessa peculiarità dei luoghi e delle nazioni visitate.

Italia ha dato attuazione di questi principi con d.p.r. 13/12/95, con tale atto si è demandato alle Regioni di

individuare i siti che possono essere illustrati ai visitatori solo da guide specializzate, dotate dell’apposita

abilitazione. Tali siti sono da individuarsi bene tra aree e beni di interesse archeologico, artistico e storico,

musei,chiese,monumenti,.. ed hanno in particolare compreso tutti quelli in Italia riconosciuti dall’Unesco. Al

di fuori di esso i turisti provenienti da altri Stati UE (nel corso di un viaggio organizzato a “circuito chiuso”),

possono usufruire di professionisti non dotati di specifica abilitazione italiana, nei cui confronti le Regioni si

limitano ad accertare il possesso di un documento rilasciato dallo Stato membro di provenienza attestante

lo svolgimento professionale dell’attività di guida turistica, nonché di un ulteriore doc sottoscritto dal

titolare dell’agenzia di viaggio che ha organizzato il tour contenente una serie di dati relativi al percorso ed

alle date del viaggio, agli organizzatori ed ai partecipanti. Al contrario l’attività di guida turistica all’interno

degli ambiti sopra menzionati è subordinata al riconoscimento del proprio titolo in Italia, secondo le

procedure e alle condizioni già esaminate e previste dal d.lgs. n°319 del 1994 x accertare e garantire

l’acquisizione delle specifiche conoscenze relative all’ambito territoriale di riferimento. La commissione

europea ritiene che questa procedura comprima i principi di libera circolazione in virtù del fatto che gli

elenchi dei siti sono troppo ampi.

Una disposizione in materia di guide turistiche è compresa anche nel recente d.l. 31/1/07. n° 7 riguardo

misure urgenti x la tutela dei consumatori e n° 10 x attività di guida turistica e accompagnatore che non

possono essere subordinate all’obbligo di autorizzazioni preventive, fermo restando il possesso dei requisiti

di qualificazione professionale. Ai soggetti con laurea in lettere con indirizzo in storia dell’arte, archeologia,

o titolo similare l’esercizio di guida turistica o accompagnatore non puo’ essere negata e nemmeno

subordinata allo svolgimento dell’esame abilitante, restando cmq possibile verifica delle conoscenze

linguistiche.

LE ASSOCIAZIONI SENZA SCOPO DI LUCRO

1.Il ruolo delle associazioni in campo turistico.

La rilevanza anche costituzionale assunta dall’associazionismo e la sempre più crescente importanza del

ruolo dallo stesso svolto nei rapporti sociali complessivamente considerati e in particolare nel settore

turistico, hanno indotto a modificare radicalmente le prospettive di intervento pubblico cui l’attività delle

associazioni. Alle associazioni anche la nuova legge quadro sul turismo consente lo svolgimento a favore dei

propri associati delle attività di intermediazione di viaggi e soggiorni.

2.La disciplina delle attività di organizzazione e intermediazione di viaggi.

La legge quadro non detta una generica e indiscriminata libertà dell’associazione di svolgere attività

turistiche, ma ne individua alcuni specifici requisiti. Le associazioni non devono avere scopo di lucro,

32

debbono operare per finalità ricreative, culturali, religiose o sociali; infine deve essere riservato

esclusivamente agli associati l’esercizio delle attività turistiche e ricettive. Il possesso da parte

dell’associazione delle caratteristiche abilita l’ente in questione allo svolgimento dell’attività di

organizzazione viaggi in forma non professionale. I requisiti minimi omogenei e le modalità di esercizio sono

stati sinora determinati dalle singole Regioni per apposite disposizioni legislative.

3.Le previsioni della legge n. 135 del 2001.

La nuova disciplina cui sono assoggettate le associazioni senza scopo di lucro risulta ora dalla formulazione

dell’art. 7, 9° comma, legge n.135 del 2001, che ricalca quasi letterale del precedente introducendo pochi

elementi di novità. Le associazioni senza scopo di lucro sono autorizzate ad esercitare le attività proprie

delle imprese turistiche. Risulta così ampliata in maniera significativa la gamma di servizi che possono

essere resi direttamente dalle associazioni. L’unico limite sancito dalla legge statale riguarda il rispetto di

quanto previsto dalla convenzione internazionale relativa al contratto di viaggio concernente i viaggi, le

vacanze ed i circuiti tutto compreso. Sotto questo profilo la nuova legge intende assoggettare lo

svolgimento dell’attività di organizzazione di intermediazione di viaggi svolta dalle associazioni senza scopo

di lucro alla stessa disciplina cui sono sottoposte le agenzie autorizzate.

CAPITOLO 14 LA PUBBLICITà COMMERCIALE NELLE ATTIVITà TURISTICHE

1.La disciplina della pubblicità commerciale nelle attività turistiche.

La disciplina delle attività della pubblicità commerciale riferita all’esercizio delle attività turistiche ruota

attorno a molteplici poli. Il primo ha origine nel considerando n.11 della direttiva 13 giugno 1990 concerne,

i viaggi, le vacanze ed in circuiti tutto compreso, dal quale deriva l’art.3 della direttiva, secondo il quale:

qualsiasi descrizione del servizio tutto compreso non debbono contenere indicazioni ingannevoli. Qualora

venga messo a disposizione del consumatore un opuscolo, esso deve indicare in maniera leggibile, chiara e

precisa il presso, nonché le informazioni adeguate per quanto riguarda. Questa disposizione enuncia due

principi: a) “il principio della contrattualizzazione” delle informazioni fornite al consumatore. L’opuscolo è

pubblicità e quanto risulta dall’opuscolo impegna l’organizzatore od il venditore. b) “il principio della non

ingannevolezza” o non recettività delle indicazioni contenute nella descrizione offerta al consumatore, delle

indicazioni sul prezzo, delle condizioni applicabili al contratto. Dall’obbligo di proteggere i diritti e gli

interessi dei viaggiatori si poteva già ricavare l’esistenza di uno specifico dovere di buona fede contrattuale

e precontrattuale, comprendente anche un divieto di condotta, di inganno al consumatore. L’art.8,

4°comma, d.lgs.111 del 1995 propone i principi della direttiva. Il contenuto sostanziale è il medesimo,

riproduce pressoché letteralmente il testo dell’art 3 della direttiva. Da notare l’introduzione del diritto di

recesso a favore del consumatore se il contratto è stato negoziato fuori del locale dell’impresa. La recente

entrata in vigore del d.lgs. 22 maggio 1999, n.185 ha ampliato la sfera di tutela dell’utente finale dei servizi

turistici.

2.L’incidenza della normativa regionale in materia di agenzie di viaggio e turismo.

La prescrizione di non ingannevolezza contenuta nel d.lgs. n. 111 del 1995, rende non indispensabile una

riproduzione della norma in sede di legislazione regionale: la nozione di inagannevolezza è infatti già

acquisita all’ordinamento. Nel disciplinare l’esercizio dell’attività di agente di viaggi, numerose Regioni

hanno riaffermato il medesimo principio. A seguito dell’entrata in vigore del d.lgs. molte Regioni hanno

provveduto ad adeguare la disciplina delle agenzie di viaggio e turismo richiamando espressamente le

norme del decreto. È evidente che una cosa è l’ingannevolezza ed altra cosa è la correttezza e completezza

che occorre per evitare l’ingannevolezza. Tuttavia il riferimento alla completezza significa qualcosa di più.

Significa che l’informazione non soltanto dovrà integrare quel grado di completezza che occorre per evitare

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l’ingannevolezza, ma dovrò anche attingere al grado di completezza necessario per consentire al

consumatore una piena e mediata selezione, valutazione, scelta turistica.

3.Il d.lgs. 25 gennaio 1992, n.74, ed il problema della c.d. pubblicità assentiva.

La specifica previsione di un apposito sistema di controllo preventivo della pubblicità nonché di un sistema

sanzionatorio, pone il problema di una ripartizione di competenze tra autorità regionali ed Autorità Garante

della concorrenza e del mercato, in relazione alla c.d. pubblicità assentita. Con il d.lgs. 25 gennaio 1992, n.

72, son stati introdotti nel nostro ordinamento i principi della normativa comunitaria in materia di

pubblicità ingannevole. Evidenziata la finalità di tutela del pubblico, all’art. 2 il decreto definisce la

pubblicità e l’ingannevolezza. Troviamo enunciati i principi di veridicità e di correttezza formulati anche

dalla specifica disciplina della pubblicità delle agenzie viaggi e turismo, mentre l’ingannevolezza viene

derivata da qualunque elemento causale che indica o possa indurre in errore il soggetto cui è rivolto. Vi

rientra anche la violazione del principio di completezza, nella misura in cui questa possa indurre in errore il

destinatario; così come vi rientra la violazione del principio di non difformità. Il d.lgs. n.72 del 1992 affida

all’Autorità garante della concorrenza e del mercato il controllo e la repressione della pubblicità

ingannevole. L’art. 7, 12° comma del decreto in questione sottrae a tale competenza la c.d. pubblicità

assentita. Sembrerebbe che la sovrapposizione con la competenza dell’Autorità regionale escluda quella

dell’Autorità garante. In realtà non è così, occorre osservare che le leggi regionali, anche quando prevedono

un intervento in materia pubblicitaria, lo prevedono se e nella misura in cui l’agenzia di viaggi e turismo

trasmetta la pubblicità per i provvedimenti di competenza. Ma ciò può anche non avvenire, tanto è vero

che si prevede talora espressamente il caso di inadempimento, per corredarvi sanzioni amministrative

pecuniarie e, nel caso di ripetuti inadempimenti, la sospensione dell’autorizzazione all’esercizio della

attività o finanche la revoca dell’autorizzazione. In questi casi parrebbe possibile sostenere che l’Autorità

garante sia competente a valutare l’ingannevolezza della pubblicità. Resta da esaminare il caso in cui la

pubblicità sia inviata alla competente autorità regionale. La soluzione del problema dipende dalla

definizione che venga accolta di pubblicità assentita. Il testo letterale dell’art.7, 12° comma, d.lgs. n. 74 del

1992, col suo riferimento espresso al provvedimento amministrativo di assenso evidenzia che le condizioni

di applicazione della norma sono due: la prima, l’esistenza di un provvedimento amministrativo di carattere

autorizzatorio alla divulgazione della pubblicità; la seconda, la circostanza che tra le finalità cui il

provvedimento di autorizzazione adempie vi sia anche la verifica del carattere non ingannevole della

pubblicità stessa. Se ciò è esatto, è fortemente dubbio che la disposizione sia applicabile quando la speciale

disciplina di controllo della pubblicità non preveda il rilascio di una autorizzazione, esplicita od implicita, alla

divulgazione dell’annuncio, ma si risolva, nel potere di vietarne la pubblicazione. Sembra non possa

dubitarsi della competenza dell’Autorità garante, quando il dettato normativo regionale è espressamente

nel senso della non previsione di un procedimento valutativo, e quindi architettato su un sistema che non

può condurre ad autorizzazione di sorta, esplicita od implicita che sia.

4.Pubblicità ingannevole in materia turistica e provvedimenti dell’autorità garante

della concorrenza e del mercato.

L’Autorità garante della concorrenza e del mercato esercita le attribuzioni relative al controllo ed alla

repressione della pubblicità ingannevole. Numerosi provvedimenti sono stati già adottati anche in materia

di pubblicità turistica. La legittimazione ad attivare il procedimento è attribuita ai concorrenti, ai

consumatori, alle loro associazioni ed organizzazioni, al Ministero dell’industria, nonché ad ogni altra

pubblica amministrazione che abbia interesse in relazione ai propri compiti istituzionali. Il procedimento

prosegue nonostante il richiedente dichiari di revocare la denuncia, poiché l’interesse pubblico tutelato,

esclude che l’eventuale ritiro della segnalazione possa paralizzare l’istruttoria. Né occorre che denunciare

individui tutti i profili di ingannevolezza del messaggio pubblicitario. L’Autorità garante è competente a

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valutare l’eventuale recettività dei messaggi segnalati attraverso un esame complessivo del loro contenuto.

Vanno considerate le finalità di tutela dell’interesse generale, non delle singole posizioni individuali.

4.1.La pubblicità su catalogo.

Sono ormai numerose le decisioni dell’Autorità garante sia in merito alla pubblicità tutta da tour operator

ed agenzie turistiche, sia con riguardo alla pubblicità diretta ad imprese alberghiere. La valutazione

dell’ingannevolezza della pubblicità commerciale anche in materia turistica si riferisce ad un controllo

amministrativo a tutela di un interesse generale e non vi è alcuna possibilità di disporre il risarcimento dei

danni subiti. Né può esservi alcuna coincidenza tra il concetto di pregiudizio idoneo ad alterare le scelte

economiche del consumatore, facendole discendere da presupposti ingannevoli.

4.2.La classificazione degli alberghi.

Presentano particolare interesse i provvedimenti dell’Autorità garante mediante i quali sono stati alcuni

casi relativi alle informazioni sulla classificazione alberghiera contenuti nei cataloghi messi a disposizione

dei consumatori. Si tratta di una valutazione che normalmente non sostituisce, ma si aggiunge alla

classificazione ufficiale degli alberghi, introdotta allo scopo di fornire al turista ulteriori elementi di

cognizione per consentirgli di operare una scelta il più possibile conforme alle proprie esigenze.

4.3.La descrizione dei luoghi di vacanza.

Ad un rilevante contenzioso hanno dato luogo la descrizione delle caratteristiche dei luoghi e l’indicazione

della distanza della spiaggia dalla struttura ricettiva. Sotto il primo profilo, è stato ritenuto ingannevole il

messaggio nel quale veniva pubblicizzata l’esistenza di una spiaggia di sabbia mentre si trattava di una

spiaggia ghiaiosa. Sotto il secondo profilo, l’Autorità garante ha giudicato ingannevoli le affermazioni

contenute in un catalogo nel quale la distanza tra l’albergo e la spiaggia era stata indicata in circa 150 metri:

per quanto dovesse essere intesa in termini approssimativi, l’informazione fornita dava un’indicazione di

particolare vicinanza al mare e non di una considerevole distanza percorribile attraverso un sentiero lungo

e disagevole.

LA PRENOTAZIONE

1.Premessa: il sistema dei rapporti giuridici preparatori .

La prenotazione trova frequente applicazione nella fase prodomica alla formazione dei contratti a rilevanza

turistica, quali l’albergo, il trasporto, il viaggio. Si tratta di un rapporto giuridico di natura preparatoria alla

stipulazione di un successivo contratto. Nella fase delle trattative precontrattuali può accadere che le parti

intendano vincolarsi contrattualmente, bloccando l’affare, ma riservando l’assetto definitivo ad un

momento successivo. L’ordinamento conosce alcuni strumenti per fermare un affare, cioè il contratto

preliminare, l’opzione, la proposta irrevocabile, il patto prelazione. Con la stipulazione del contratto

preliminare le parti si obbligano a stipulare un futuro contratto. Si distingue tra contratto bilaterale e

contratto preliminare unilaterale; con il primo entrambe le parti si obbligano a contrarre; con il secondo

una sola delle parti si obbliga a stipulare in futuro il contratto definitivo. Il contratto preliminare deve

essere posto in essere nella stessa forma del contratto definitivo. Dal contratto preliminare sorge obbligo a

concludere un contratto che può essere oggetto di esecuzione forzata in forma specifica a norma dell’art.

2932 c.c.: la parte adempiente può esperire questo rimedio nei confronti di chi non adempie l’obbligazione

a contrarre, e chiedere al giudice l’emanazione di una sentenza costitutiva che produca gli effetti del

contratto non concluso. L’opzione è un contratto nel quale le parti convengono che una di esse rimane

vincolata dalla propria dichiarazione mentre l’altra si riserva la facoltà di accettarla o meno. Il patto

d’opzione conferisce ad una delle parti il potere di determinare la conclusione del contratto mediante la

propria accettazione e senza necessità di ulteriori dichiarazioni del proponente. L’opzione può essere a

titolo oneroso o gratuito. La proposta irrevocabile è idonea a costituire un negozio giuridico preparatorio ad

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un successivo assetto definitivo. Mentre nell’opzione l’irrevocabilità della proposta è l’effetto di un

contratto nella proposta irrevocabile l’irrevocabilità della proposta deriva da un atto del proponente. Il

patto di prelazione si distingue dagli altri rapporti giuridici preparatori in quanto non crea un obbligo a

contrarre, ma crea un obbligo a preferire un determinato soggetto ad altri. Il patto di prelazione cioè non

contiene una promessa a contrarre ma un obbligo a preferire. Anche il patto di prelazione può essere

oneroso o gratuito.

2.La prenotazione come rapporto giuridico preparatorio.

La prenotazione è stata studiata come rapporto giuridico di natura preparatoria alla stipulazione di un

successivo contratto. La prenotazione è stata altresì studiata nell’ambito della compravendita, dove spesso

è utilizzata. Si parla così di prenotazione di compera. La prenotazione è di regola diretta a fermare beni o

servizi di scarso valore intrinseco. In una prospettiva microgiuridica la prenotazione sembra destinata a

fermare piccoli affari o servizi e quindi a suscitare scarso interesse, in una prospettiva macrogiuridica il

quadro dell’importanza del fenomeno si ribalta. La prenotazione assume grande rilevanza. Nella disciplina

del turismo essa assume un’importanza fondamentale.

3.Prenotazioni che non sono prenotazioni. La c.d. prenotazioni confermata nel

trasporto aereo.

La c.d. prenotazione confermata di cui al contratto di trasporto aereo stabilisce norme comuni relative ad

un sistema di compensazione per negato imbarco nei trasporti aeree di linea. L’equivoco nasce dalla

definizione legislativa. In realtà la prenotazione confermata non è una prenotazione, ma un modo di essere

del contratto di trasporto aereo. Non è un rapporto giuridico preparatorio ma è essa stessa il contratto

definitivo. Le modalità di risarcimento, sia informa specifica, sia mediante corrispettivo di somma di

denaro, sono giuridicamente la quantificazione del danno.

4.La prenotazione alberghiera.

4.1.La prenotazione alberghiera: nozione.

Con il contratto di prenotazione un esercizio alberghiero si obbliga a tenere a disposizione di un viaggiatore

prenotato un alloggio. Con il contratto di prenotazione il viaggiatore acquista il diritto alla prestazione

dell’albergatore. Il contratto di prenotazione alberghiera si inquadra nell’ambito dei rapporti giuridici

preparatori.

4.2.Elementi caratteristici del contratto di prenotazione alberghiera.

La prenotazione alberghiera è un contratto atipico, consensuale, unilaterale, essenzialmente gratuito. Il

contratto di prenotazione alberghiera: È un contratto atipico, in quanto non trova espressa e specifica

regolamentazione legislativa. È un contratto consensuale in quanto si forma con il consenso negoziale

espresso dal viaggiatore e dall’esercizio alberghiero. È un contratto unilaterale in quanto la sola

obbligazione che sorge dal contratto è quella che grava sull’esercizio alberghiero. È essenzialmente gratuito

in quanto il viaggiatore nulla deve quale corrispettivo per l’obbligazione dell’esercizio alberghiero. È un

rapporto giuridico preparatorio, in quanto tende alla costituzione di un successivo rapporto contrattuale, il

contratto di alloggio alberghiero. È un contratto a forma libera. Nella pratica è stipulato per telefono, anche

se qualche volta se ne dà conferma per iscritto. È un contratto che contiene un termine essenziale.

4.4.Obbligazioni delle parti e inadempimento.

L’obbligo dell’albergatore che accetta la prenotazione alberghiera è quella

a) Obbligazioni dell’albergatore.

di stipulare il contratto di alloggio. Essa si sostanzia in un comportamento attivo e passivo. Dal punto di

vista attivo, l’albergatore deve predisporre quanto necessario alla stipulazione del contratto di alloggio. Dal

lato passivo, l’albergatore si deve astenere dallo stipulare altri contratti di alloggio che rendano impossibile

la stipulazione del contratto che si è obbligato a stipulare con il viaggiatore prenotato. 36

Il viaggiatore non assume nessuna obbligazione; egli non intende assumere

b) Obbligazioni del viaggiatore.

alcun obbligo, sì solo assicurarsi l’assunzione di un obbligo da parte dell’esercizio alberghiero. Unica

obbligazione che si può configurare a carico del viaggiatore prenotato è quella di dare notizia

all’albergatore dell’impossibilità di usufruire del servizio prenotato. Tale obbligo non deriva dal contratto, sì

invece dai principi generali.

Il viaggiatore prenotato acquista il diritto a stipulare il contratto di alloggio oggetto

c) Diritti del viaggiatore.

della prenotazione stessa. Rapporto preparatorio (prenotazione) e contratto definitivo (contratto di

alloggio alberghiero) non sono collegati. Il viaggiatore non risponde

d) Inadempimento del viaggiatore e responsabilità per dolo o per colpa.

dell’inadempimento della prenotazione che per dolo o colpa grave. Costituirebbe ipotesi di colpa grave la

stipulazione di più contratti di prenotazione alberghiera per lo stesso periodo. Costituirebbe ipotesi di dolo

la stipulazione di un contratto di prenotazione alberghiera senza alcun intento serio di obbligarsi.

In caso di inadempimento, l’esercizio alberghiero risponde dei danni. La

e) Inadempimento dell’albergatore.

sanzione è sia in forma specifica che di natura patrimoniale. In forma specifica l’albergatore che non è in

grado di onorare la prenotazione deve attivarsi per trovare un alloggio alternativo ed equivalente. In ogni

caso risponde del danno ulteriore che è soggetto agli ordinari mezzi di prova.

Per premunirsi contro il rischio di

f) Contratto per prenotazione alberghiera e natura essenziale del termine.

un inadempimento del viaggiatore, l’esercizio alberghiero può opporre al contratto di prenotazione

alberghiera un termine collegato alla stipulazione del contratto definitivo. L’essenzialità del termine può

essere espressamente indicata dall’albergatore. Ma anche se non è espressamente qualificato come

essenziale, il termine ha tale natura.

5. La prenotazione alberghiera: giustificazioni di analisi economica.

5.2.L’ipotesi concorrenziale.

Assumiamo che l’esercizio alberghiero in ragione del fatto che un certo numero di viaggiatori non si

presentino, decida di azzerare il danno. In linea astratta, le alternative sono due:

a) l’esercizio alberghiero può innanzitutto azzerare il danno economico suddividendo il lucro restante tra i

viaggiatori alloggiati. b) la seconda alternativa è quella di abolire le prenotazioni. Se un viaggiatore chiede di

prenotare una stanza all’albergo, si risponde di non accettare prenotazioni. Questa scelta riduce

evidentemente a zero il rischio economico di prenotazioni annullate o non eseguite. D’altro lato restringe le

possibilità di alloggio ai soli viaggiatori che materialmente si presentino all’esercizio alberghiero per

usufruire immediatamente dei servizi.

5.3.Il monopolio.

Tale valutazione presuppone un sistema concorrenziale. Esaminiamo ora l’ipotesi del monopolio.

Assumiamo che in una località esista un solo albergo, e questo albergo rifiuti le prenotazioni. Quei

viaggiatori che privilegiano la sicurezza non si recheranno del tutto in quella località o cercheranno alloggi

in località vicine. Da un punto economico si avrà una diminuzione della domanda di alloggio ed un aumento

di domanda in località vicine, che accettano prenotazioni. Anche nell’ipotesi del monopolio, quindi la

soluzione di abolire le prenotazioni non sembra economicamente perseguibile.

5.5. Ipotesi in cui il costo derivante dalla percentuale di prenotazioni annullate supera quello

derivante dal calo della domanda di alloggio.

Vi sono dunque delle ipotesi in cui l’esercizio alberghiero preferisce una flessione della

a) Premessa.

domanda al rischio di prenotazioni annullate. Vi sono situazioni in cui l’esercizio alberghiero considera il

danno dell’annullamento delle prenotazioni come particolarmente grave sul piano economico.

Una prima ipotesi può essere quella degli esercizi alberghieri di natura

b) Alberghi stagionali.

prevalentemente stagionale, ove il viaggiatore soggiorna per un certo periodo di tempo. Una prenotazione

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significa escluderne altre, non più sostituibili quando dovessero venire annullate durante la stagione

turistica. c) Villaggi turistici. Lo stesso dicasi per i villaggi turistici, siano essi in località facilmente

Nel villaggio turistico l’alloggio è solo una delle componenti dei servizi

raggiungibile o in paesi lontani.

prestati. La disdetta della prenotazione comporterebbe l’annullamento dei contratti collegati, che sono

stati a loro volta negoziati dall’impresa. Le organizzazione dei viaggi turistici, sono

d) Viaggi organizzati.

imprese di servizi, che stipulano contratti con le strutture terze. Il costo del recesso dell’organizzazione di

viaggi conseguente al recesso del viaggiatore prenotato graverebbe sull’organizzazione stessa. In questi

l’esercizio alberghiero dovrà abbandonare il sistema delle prenotazioni. Si apre il problema delle soluzioni

alternative.

6. Alternative alla prenotazione alberghiera basate sulla necessità di ridurre il

rischio di disdetta.

6.2.Prima alternativa basata sulla stipulazione di contratti definitivi.

La stipulazione del contratto definitivo di alloggio con pagamento

a) Diretta stipulazione del definitivo.

integrale del prezzo al momento della stipulazione ed esecuzione differita della controprestazione di

alloggio alberghiero. Questa soluzione è seguita da pochi, in quanto particolarmente onerosa per il

viaggiatore, il quale, la rifiuta. il più delle volta la stipulazione del

b) Definitivo con caparra, acconto, ecc.

contratto definitivo comporta un pagamento del prezzo non integrale al momento della stipulazione,

frazionato nel tempo. Si paga una somma al momento della stipulazione, una seconda somma in un

momento successivo ed intermedio, ed il saldo residuo al momento della esecuzione della prestazione

turistica o di viaggio.

6.3.Seconda alternativa basata sulla stipulazione di rapporti giuridici preparatori.

a) Opzioni, preliminari unilaterali, ecc. In alcuni casi gli esercizi alberghieri posso costruire il sistema di

offerte di alloggio con opzioni o con preliminari unilaterali. La società organizzatrice del viaggio o del

soggiorno si obbliga a tenere ferma la propria proposta di servizio per un determinato periodo di tempo,

dietro pagamento di un corrispettivo. Il contratto definitivo si perfezionerà alla scadenza del termine, con il

pagamento dell’intero residuo prezzo. Tali contratti sono onerosi per il viaggiatore. Il viaggiatore cioè al

momento della stipulazione del preliminare, una somma, che può essere costruita come corrispettivo del

preliminare stesso, o come caparra o acconto da imputarsi al corrispettivo del futuro definitivo. b) Rapporti

giuridici preparatori alberghieri con concessione del diritto di recesso al viaggiatore o turista. Nello stipulare

contratti definitivi gli esercizi alberghieri regolano l’ipotesi del recesso. Concedono al contraente un diritto

di recesso del contratto. Le modalità del diritto di recesso sono articolate sul momento dell’esercizio del

diritto. La proporzionale e variabile onerosità è collegata al termine entro il quale il viaggiatore esercita il

recesso. La giustificazione di tale sistema è nota. L’esercizio alberghiero sostiene che l’avvicinarsi del

termine per la prestazione del servizio rende più difficile la sostituzione del contraente recedente. Se tale è

la giustificazione di un siffatto sistema, esso si rivela meritevole di tutela in quanto tali esigenze nella realtà

concreta.

7. La prenotazione del pacchetto turistico.

I contratti preparatori e in particolare la prenotazione sono alla base del traffico turistico. Nel contratto

turistico la fase dei rapporti preparatori è la fase più importante di regolazione del contratto. Qui abbiamo

una varietà di scelte, che vanno dalla prenotazione pura alla stipulazione di altri contratti preparatori

accompagnati dalla corresponsione si una somma di denaro a titolo di caparra fino ad arrivare alla

stipulazione del contratto definitivo con il pagamento integrale del prezzo in casi particolari. 38

CAPITOLO 17 – IL CONTRATTO D'ALBERGO

1. La regolamentazione giuridica dell'albergo

L'attività alberghiera rispetto ad altre attività imprenditoriali si pone in termini particolari per la rilevanza di

natura pubblicistica degli interessi che coinvolge, sebbene si tratti di esercizio di attività economica di

natura prevalentemente privata e con scopo di lucro. L'albergo in quanto luogo di accoglienza di persone

richiede un controllo delle autorità per ragioni di sicurezza generale, in quanto ruolo aperto al pubblico

richiede che siano osservate specifiche regole a salvaguardia dell'incolumità e della salute dei visitatori, tali

regole sono richiamate nella lex 135 del 2001. L'albergatore non deve piu' ottenere licenza dal Sindaco ma

è sufficiente invii una dichiarazione di inizio attività corredata dalle certificazioni e attestazioni richieste.

L'albergatore deve essere iscritto nel Registro delle imprese, ha l'obbligo di dare comunicazione al Sindaco

in caso di chiusura per un periodo superiore a 8 giorni, osservare orari e periodi di apertura, non puo' dare

alloggio a persone non munite di documento di riconoscimento, deve consegnare ai clienti una scheda di

dichiarazione delle generalità conforme al modello approvato dal Ministero degli interni. Copia della scheda

sottoscritta deve essere consegnata entro le 24 ore successive all'arrivo all'autorità di p.s. Albergatore ha

degli specifici obblighi di pubblicità e affissione prezzi e comunicazione alla Regione. Edificio in cui ha sede

albergo deve rispondere a determinati canoni e garantire l'incolumità degli ospiti al pari degli altri edifici

aperti al pubblico (antincendio,uscite emergenza,..) La lex quadro prescrive l'obbligo di attenersi alle vigenti

norme prescrizioni e autorizzazioni in materia edilizia, urbanistica,igienico-sanitaria, di p.s. E sulla

destinazione d'uso dei locali e degli edifici. Dimensioni, requisiti dei servizi e qualificazione del personale

sono gli elementi che differenziano la categoria dell'albergo.

Dal punto di vista del diritto privato gli aspetti giuridici coinvolti sono esclusivamente quelli relativi al

rapporto tra albergatore e cliente la disciplina è lasciata agli accordi fra le parti. I riferimenti normativi

essenziali sul rapporto tra albergatore e cliente sono contenuti nel c.c. Che regola le responsabilità

dell'albergatore per le cose portate in hotel dal cliente.

2. Nozione,natura e funzione del contratto d'albergo

Il contratto d’albergo costituisce il prototipo dei contratti di ospitalità, come contratto atipico trova la sua

giustificazione nella autonomia contrattuale, cioè nella libertà riconosciuta alle parti di “concludere

contratti che non appartengono ai tipi aventi una disciplina particolare, purchè siano diretti a realizzare

interessi meritevoli di tutela secondo l’ordinamento giuridico”. Si tratta di un contratto misto la cui causa

risulta dalla combinazione di + contratti tipici. Nel contratto d'albergo devono comparire: locazione

dell'alloggio, contratto d'opera, deposito ed eventualmente somministrazione. Per i contratti misti la

commissione determina la necessità di individuare i diversi schemi utilizzati dai contraenti per applicare al

regolamento degli interessi le diverse discipline e nel caso di incompatibilità il regime del contratto

prevalente.

Il contratto d'albergo rispetto alla locazione si distingue sia per la brevità della durata, sia ancor di + per il

contenuto del godimento spettante al cliente che è al tempo stesso maggiore e minore rispetto a quello del

comune “inquilino”. E' maggiore per la fruibilità dei locali di uso comune e per la disponibilità degli arredi in

dotazione alla camera e per i servizi relativi al suo uso, è invece minore per quanto attiene al potere di fatto

esercitato dal cliente sull'immobile che forma oggetto del contratto d'albergo. Nonostante le differenze il

contratto d'albergo si avvicina molto al contratto d'opera e all'appalto in quanto è caratterizzato dal

compimento di un servizio, tra cui l'ospitalità al quale l'albergatore non puo' sottrarsi.

Secondo la nozione elaborata dalla giurisprudenza e dalla dottrina il contratto di albergo è quello col quale

l’albergatore si obbliga a fornire al cliente dietro corrispettivo, l’alloggio, il vitto ed altri servizi accessori o

eventuali per un confortevole soggiorno in locali organizzati a questo scopo. La giurisprudenza ha definito

contratto d'albergo “contratto atipico consensuale ad effetti obbligatori, avente oggetto una molteplicità di

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prestazioni che si estendono dalla locazione dell'alloggio alla fornitura dei servizi, senza che la preminenza

da riconoscere alla locazione dell'alloggio possa valere a fare assumere alle altre prestazioni carattere

accessorio sotto il profilo casuale”. Il S.C. Ha stabilito che se i servizi (di regola accessori) cessano di essere

tali ed assumono un'importanza prevalente rispetto all'alloggio (anche in rif al costo), non si ha + contratto

d'albergo ma misto nel quale è prevalente la causa del contratto d'appalto di servizi e quindi si applica la

rispettiva disciplina giuridica.

E' dunque un contratto a titolo oneroso e a prestazioni corrispettive: cliente paga prezzo con

maggiorazione a seconda dei servizi che utilizza, albergatore è un prestazione complessa, costituita

principalmente dall'alloggio e in via complementare da quanto occorre per esatto adempimento della

prestazione principale e dei servizi connessi o aggiuntivi.

Contratto di albergo può essere oggetto di distinta e autonoma pattuizione oppure elemento di un

pacchetto turistico o contratto di viaggio. In questo caso alloggio + trasporto ed eventuali altri servizi

costituisce uno degli elementi del pacchetto inteso come sintesi unitaria di questi elementi che diventano

parti di un tutto. I contraenti sono venditore del pacchetto e consumatore, per ogni mancato o inesatto

adempimento dell’albergatore pertanto il consumatore dovrà rivolgersi al venditore del pacchetto che a

sua volta puo’ rivalersi su albergatore.

Per quanto riguarda le cose portate dal cliente in albergo, l’albergatore ne a x lex la custodia alla quale di

ricollega la sua responsabilità per ogni deterioramento, distruzione o sottrazione delle cose stesse.

Quest’obbligo di custodia è e rimane insito e indissociabile dalla prestazione principale dell’albergatore.

La fornitura di cibi e bevande invece a carattere eventuale, potendoci essere strutture non dotate per la

ristorazione.

3. Le parti del contratto

Le parti del contratto sono ALBERGATORE e CLIENTE.

L'albergatore è un imprenditore commerciale, imprenditore turistico ai sensi art 135 del 2001, che

definisce l'impresa turistica come quella che esercita attività economica organizzata per la produzione,

commercializzazione, l'intermediazione e la gestione di prodotti, di servizi..concorrenti alla formazione

dell'offerta turistica, tenuto agli adempimenti previsti dalla lex 135 e dal c.c. Egli puo' scegliere la forma

dell'impresa individuale (anche familiare) o societaria (società di persone o capitali) o dell'associazione

senza scopo di lucro (che opera per finalità ricreative, culturali, religiose o sociali). Sull'albergatore grava il

rischio economico (cioè la perdita), che tocca la sua remunerazione nel profitto e che giustifica il potere

direttivo a lui spettante quale capo dell'impresa, nel senso che egli decide come e x quale risultato

esercitare le energie lavorative dei suoi dipendenti, nell'ambito dell'orario di lavoro e delle loro mansioni e

sempre nel rispetto dello statuto dei lavoratori, quando applicabile. I suoi dipendenti ne hanno la

rappresentanza in rapporto al contenuto delle mansioni a loro affidate. Il contratto concluso con impiegato

alla reception e come se fosse stato concluso con l'albergatore, che risponde degli impegni assunti dai

dirigenti e impiegati. Per la perdita o danneggiamento delle cose del cliente da parte del personale

dell'albergo c'è un speciale regime di responsabilità dell'albergatore .

Il cliente è chi usufruisce del servizio ed è sempre una persona fisica. Egli è anche il contraente se ha

stipulato un contratto ma tale puo' essere anche un terzo (fisica o ente)che stipula il contratto a favore

dell'effettivo utilizzatore dell'alloggio, nel qual caso è su di lui che grava l'obbligo del pagamento del prezzo.

Il contratto puo' anche essere concluso da persona diversa da quella destinata a fruire del servizio

verificandosi in tal caso una scissione tra contraente e beneficiario (offerta soggiorno, concorso aperto al

contratto a favore del III

pubblico. In questo caso si è di fronte ad un nel quale quest'ultimo acquista il

diritto al soggiorno in albergo che non puo' + essere revocato. Vantaggio al beneficiario e peso economico

rappresentanza “diretta” (nel caso di chi agisce “in nome e per conto”

al contraente. Diverso il caso della 40

altrui o “indiretta” nel caso di chi agisce nell'interesse altrui ma in nome proprio. Esse si possono verificare

quando il tramite fra cliente e albergatore è un'agenzia di viaggio che agisce per nome e per conto del

cliente sul quale ricadono direttamente gli effetti del contratto concluso in suo nome, altre volte essa

agisce come mandataria, ossia in nome proprio e x conto del cliente, che in tal caso può esercitare i diritti

“derivanti dalla esecuzione del mandato” e pretendere dall'albergo l'adempimento degli obblighi che questi

ha assunto.

3.1. Contratto fra albergatore e agente di viaggi

L'attività intermediaria dell'agenzia di viaggi può svolgersi anche in base ad accordi preventivi con il gestore

di strutture ricettive, essi posso essere occasionali o costituire oggetto di apposite e + complesse

pattuizioni. Sono nati così i documenti denominati “Convenzioni”, “Codici di autoregolamentazione” o

“Codici di pratiche” che disciplinano i diritti e gli obblighi tra le parti, per dare ai rapporti commerciali

certezza e chiarezza con ricadute positive sui rapporti con consumatori e sistemi turistici. I contratti che

(contratti alberghieri)

queste Convenzioni regolano sono stipulati tra agente di viaggi e albergatore ed

hanno ad oggetto la fornitura di prestazioni alberghiere da procurare ad un turista o a un grp di turisti

(clienti dell'agente di viaggi), ad un dato prezzo denominato tariffa che l'albergatore deve corrispondere

nella moneta del Paese in cui si trova l'albergo. Prenotazione, conferma e annullamento devono sempre

essere per iscritto.

3.2. L’allotment

Un altro frequente contratto (atipico) fra operatori turistici è l’”allotment”, termine traducibile con

“porzione, spartizione”, che nel settore turistico indica il rapporto fra gestori di strutture ricettive e tour

operator, il “contratto con il quale il tour operator acquista in anticipo la disponibilità della capacità

ricettiva nelle strutture di soggiorno”. L’allotment è un contratto in base al quale una parte è obbligata a

adempiere, mentre l’altra, fino alla scadenza di un dato termine ne ha soltanto la facoltà; solo se la

conferma viene effettuata nel termine previsto, il contratto diventa vincolante per entrambe le parti, e

l’agente acquista il diritto alla provvigione. Quindi l’agenzia, entro il termine previsto, ha la facoltà di dare

conferma o meno del contingente degli alloggi; scaduto tale termine senza che l’agenzia abbia confermato

di voler usufruire della disponibilità accordatagli, l’esercizio alberghiero ne riacquista la disponibilità. Con la

conferma del tour operator il contratto si intenderà concluso; la mancata conferma autorizza l’albergatore

a disporre liberamente delle camere, trattenendo comunque la somma già versata, che si considera

corrispettivo della prenotazione. I vantaggi e i rischi delle parti si compensano, dato che il t.o. potrà

vendere pacchetti turistici a prezzi competitivi, grazie alle condizioni vantaggiose praticate dall’albergatore;

quest’ultimo avrà la certezza di un guadagno, che può essere minimo o massimo, a seconda che le camere

vengano o meno utilizzate dall’agenzia di viaggi.

Le parti possono prevedere il pagamento del c.d. vuoto per pieno, cioè il versamento del prezzo in ogni

caso, cioè prima e a prescindere dalla conferma entro un termine stabilito.

4. La formazione del contratto

Il contratto d'albergo è a forma libera: si può concludere per iscritto, verbalmente o per contegno

concludente (con assegnazione camera al cliente). Si può anche concludere x via telematica per posta

elettronica o via internet se la struttura ricettiva ha un proprio sito internet, in questo caso il gestore deve

accusare ricevuta dell'ordine del cliente senza ritardo e x via elettronica, l'ordine e la ricevuta si

considerano pervenuti quando le parti cui sono indirizzati hanno la possibilità di accedervi (direttiva n°

2000/31/CE). Si discute in dottrina se questo tipo di conclusione del contratto differisca da quanto stabilito

da codice civile secondo cui il contratto si conclude nel momento in cui chi ha fatto la proposta ha

conoscenza dell'accettazione dell'altra parte, ovvero nel momento in cui giunge all'indirizzo del

destinatario. Albergatore oltre ad interesse economico è obbligato in base al servizio offerto a perfezionare

41

il contratto, nel secolo passato erano previste sanzioni penali (chiusura o revoca licenza) all'albergatore che

avesse rifiutato di accogliere un cliente. Oggi è vietato rifiuto senza legittimo motivo (mancanza di camere o

rifiuto del cliente di esibire doc identità). Albergatore deve fare una proposta o offerta a chiunque voglia

aderirvi mettendo a disposizione un alloggio dell'immobile e il prezzo che risulta dalla tariffa esposta nei

locali del ricevimento.

La giurisprudenza ha attribuito al contratto d'albergo natura di offerta al pubblico, manifestata con

l'esposizione di insegne o con l'indicazione in msg pubblicitari dei dati essenziali dell'offerta. Contratto si

conclude nel momento in cui albergatore viene a conoscenza dell'accettazione espressa o tacita del cliente.

Basta adesione del cliente perchè il contratto d'albergo sia perfezionato.

Frequente che la stipulazione del contratto sia preceduta dalla prenotazione, ad iniziativa di un'agenzia o

dello stesso interessato, accettando la quale albergatore si obbliga a tenere a disposizione del cliente

l'alloggio gratuitamente. Prenotazione non generalmente accettata in alta stagione da alberghi di alta

affluenza che preferiscono stipulare direttamente il contratto chiedendo pagamento di acconto o caparra.

5. Rapporto contrattuale diritti ed obblighi delle parti

Contratto d'albergo contiene una serie di prestazioni da parte dell'albergatore fra le quali la fornitura

dell'alloggio che è la principale e tutte le altre si pongono come accessorie. La pluralità delle prestazioni non

esclude cmq l'unicità del contratto, data l'interdipendenza tra le varie prestazioni. L'albergatore contro il

OBBLIGO:

corrispettivo del prezzo ha di ricevere cliente ed accoglierlo attribuendogli uso esclusivo di una

camera per il periodo di tempo rq, di prestare i servizi accessori rq se disponibili, di fornire la ricevuta

fiscale per i servizi prestati. Il prezzo al quale l'albergatore ha diritto deve essergli corrisposto dal cliente al

PRIVILEGIO

compimento della prestazione. Il credito dell'albergatore è assistito da un particolare sulle cose

che il cliente porta con sé in hotel e che quindi sono garanzia di quel credito. La giurisprudenza ha

considerato cose gravate dal privilegio sia il bagaglio sia i mezzi di trasporto e le attrezzature lasciate nei

locali di pertinenza dell'albergo.

Per quanto riguarda regime di prescrizione di tale diritto di credito, c.c. prescrive in 6 mesi il diritto degli

albergatori o degli osti, termine che decorre dal giorno in cui è scaduto il termine convenuto o da quello in

cui il cliente ha cmq cessato di utilizzare alloggio. La prescrizione presuntiva puo' essere vinta sia dalla

prova contraria fornita dall'albergatore sia dall'ammissione esplicita o implicita proveniente dal cliente.

Il prezzo dovuto dal cliente è commisurato ai servizi prestati ed è determinato in base a tariffa (prezzo di un

servizio assoggettato ad una regolamentazione uniforme). Il prezzo è liberamente determinato

dall'albergatore deve pero' essere comunicato agli enti locali competenti ai soli fini pubblicitari e deve

essere esposto in una apposita tabella in modo visibile, nell'ufficio di ricevimento, all'interno di ogni camera

ed in ogni altro luogo di prestazione di servizi. Nel prezzo della camera può essere inclusa colazione, se non

lo fosse la relativa cifra deve essere indicata in tabella e addebitata solo se rq.

Cliente deve fornire doc identità e compilare scheda di dichiarazione delle proprie generalità e lasciare la

stanza all'orario convenuto. Qualora non trovasse posto in albergo nonostante avesse già stipulato un

contratto (o con prenotazione o voucher) il cliente ha diritto ad ottenere sistemazione in albergo vicino di

uguale categoria o superiore senza spese (OVERBOOKING= intenzionale accettazione da parte

dell'albergatore di un numero di prenotazioni superiore alla reale ricettività dell'albergo per la

constatazione statistica di una certa percentuale di disdette all'ultimo momento), della mancata

accoglienza risponde albergatore, in base alla natura del contratto preliminare di prenotazione che obbliga

le parti alla stipulazione del contratto definitivo, mancato adempimento dell'obbligo da diritto all'altro di

ottenere dal giudice una sentenza costitutiva che produce gli effetti del contratto non concluso. 42

6. L’esecuzione del contratto

La stipulazione e l’inizio del contratto possono essere contestuali o staccati nel tempo (quando il contratto

d’albergo è già perfezionato ma se ne differisce nel tempo e nell’esecuzione. Salvo diversa pattuizione

prima del termine né il cliente può pretendere la prestazione dell’albergatore, né costui il pagamento del

corrispettivo.) Sia contestuale o differita l’esecuzione del contratto da luogo ad un rapporto fra le 2 parti

che si svolge nel tempo in conformità ai diritti ed agli obblighi di entrambe le parti.

Per il contratto vale il principio che deve essere eseguito secondo buona fede da entrambe le parti:

albergatore deve poter garantire ospitalità e il cliente ha diritto di godere dell’alloggio senza abusarne. Si

nota la tutela della persona e tutela patrimoniale nella cura delle cose affidate al cliente.

Per albergatore l’ospitalità deve avere un contenuto effettivo e non precario, + confortevole tanto + è alta

categoria alberghiera, per cliente uso dei beni altrui non deve mai trasmodare in abuso.

7. Il dovere di protezione nei confronti del cliente

Il contratto d’albergo impone all’albergatore il dovere di protezione del cliente ovvero obblighi rivolti a

prevenire o ad allontanare danni dalla sfera di interessi della controparte.

Il cliente nel periodo di soggiorno c/o albergatore affida a costui la sua persona e dall’organizzazione

alberghiera dipende la vita che vi svolge (sanità ambientale, di sicurezza, di igiene, libertà di movimento,..).

Il fatto che il dovere di protezione non corrisponda ad una specifica prestazione, esclude che il cliente possa

pretendere l’adempimento coattivo, ma la giuridicità del dovere di protezione comporta che quando la

violazione di esso sia stata la causa di lesione di un diritto alla cui tutela il dovere era diretto, il danneggiato

avrà diritto ad un risarcimento. Albergatore puo’ stipulare polizza di assicurazione a garanzia dei danni

sofferti dal cliente durante e a causa del loro soggiorno in albergo.

8 . Informazione e privacy

Nel dovere generale di buona fede rientra anche il dovere di informazione, che grava sia sul gestore sia sul

cliente, facendo parte di quel comportamento corretto e leale che le parti devono tenere durante tutto il

periodo del loro contratto sociale.

Doveri di informazione del gestore:

deve fornire notizie su servizi e caratteristiche della struttura ricettiva veritiere e non ingannevoli, sia che si

- tratti di opuscoli informativi, sia che siano contenute e diffuse da altri veicoli pubblicitari:

doveri del cliente:

deve mettere in condizioni l’albergatore di conoscere preventivamente le caratteristiche, le condizioni di

- salute, le sue esigenze particolari.

L’operatore deve poter conoscere quanto occorre per realizzare la sua prestazione professionale; quindi i

dati e le notizie, specie se forniti dall’agenzia e se attengono a particolari necessità o istanze della clientela,

devono essere precisi e dettagliati, in modo particolare nella fase pre-contrattuale al fine di consentire la

predisposizione di tutte le misure idonee per realizzare l’esatto adempimento della prestazione. Valgono

anche per l’operatore turistico le regole sulla privacy, oggi contenute nel d.l.gs. 30 giugno 2003, n 196

Codice in materia di protezione dei dati personali, per la elaborazione dei dati personali, specie con

riferimento ai dati sensibili. La trasparenza e la completezza delle informazioni diventano canoni di

comportamento delle parti, x realizzare le reciproche aspettative.

Correlato al diritto-dovere di informare ed essere informati è il rispetto della riservatezza, che si pone in

particolare da parte del gestore in relazione ai dati personali del cliente (privacy). Il Garante per la

protezione dei dati personali ha espressamente autorizzato agli operatori turistici al trattamento dei dati

personali dei clienti indispensabili per adempiere ai loro obblighi, anche di natura precontrattuale. Si pensi

alle informazioni di carattere sanitario richieste per un particolare soggiorno, in relazione a coperture

assicurative; l’operatore turistico può trattare questi dati, nonostante siano dati sensibili, senza una

43

specifica autorizzazione. La conservazione dei dati è limitata ad un termine breve, sia per l’albergatore che

per gli organi di polizia. Quanto ai dati personali richiesti per la conclusione del contratto d’albergo, in caso

di gruppi o famiglie è sufficiente identificare un solo componente e fornire l’elenco degli altri. Gli

albergatori devono consegnare le schede direttamente agli Uffici o organi di polizia e non conservarne

copia. In caso di comunicazione con mezzi informatici saranno predisposte misure di sicurezza per garantire

la trasmissione da illecite interferenze. Il trattamento dei dati personali dei clienti per scopi diversi (es.

pubblicitari), necessita del consenso dell’interessato ai sensi della legislazione sulla riservatezza.

CAPITOLO 18 – IL CONTRATTO DI DEPOSITO IN ALBERGO

1. Precedenti storici ed evoluzione legislativa

“Deposito”= contratto il cui fine essenziale è la conservazione e la custodia si una cosa mobile di altri fino

alla rq del depositante o nel termine convenuto caratterizzato dalla gratuità e dalla necessità dell’effettiva

riconsegna della cosa. Necessaria distinzione tra deposito volontario e deposito necessario. Primo si forma

con il consenso reciproco di chi deposita e di chi riceve la cosa, il secondo è quello che si rende necessario

per qualche accidente o per avvenimento non previsto.

rigido nel valutare responsabilità x furto o danneggiamento dei beni viaggiatore;

Diritto romano

Periodo medievale richiesta maggior diligenza nel depositario rispetto al deposito volontario;

prevedeva responsabilità osti e albergatori x effetti del viandante anche x furti dei

Codice Napoleone (1804)

dipendenti;

Codice Civile italiano 1865 albergatori rispondevano illimitatamente non solo degli oggetti consegnati dal

cliente ma x colpa o dolo dei dipendenti, preposti o estranei che frequentano alberghi;

si realizza regolamentazione + adeguata alla realtà socio economica del tempo, resp collegata

Negli anni ’20

al rischio professionale connesso all’impresa alberghiera;

Codice Civile del 1942 nessun aggravio di rischio dovuto alla qualità soggettiva di imprenditore dell’albergo;

Legge 1977 n° 35 introdotto nuovo criterio di determinazione del risarcimento per le cose portate e non

consegnate, calcolato in un valore pari a 100 volte il prezzo giornaliero dell’alloggio

Legge10/06/78 n° 316 è stata innovata la disciplina del codice civile con introduzione di nuovi articoli e la

modifica di quelli esistenti. eliminazione della graduazione della colpa: non + rq colpa grave

Novità:

dell’albergatore per aversi responsabilità illimitata ne colpa grave del cliente per escludere responsabilità

dell’albergatore, ma è suff semplice colpa per uno e x altro.

2. Nozione e natura giuridica del deposito in albergo

Il deposito d’albero è disciplinato dagli artt. 1783 ss. C.c.

La custodia dei beni del cliente rientra nella prestazione dell’albergatore, costituendone un elemento

indissociabile, sia x l’esigenza di sicurezza che deve essere garantita al cliente, sia per la posizione

possessoria che il cliente vanta sull’alloggio che gli è stato assegnato, sia x la necessità del cliente di lasciare

in camera i propri effetti personali. La responsabilità che lex attribuisce all’albergatore discende

direttamente dalla stipulazione del contratto d’albergo e non si può quindi parlare di autonomo contratto.

contratto di deposito

Di si può parlare nei casi in cui il cliente consegna all’albergatore oggetti di valore che

costui deve custodire in appositi mezzi di sicurezza o nel caso di cose che albergatore assuma la custodia

fuori dall’albergo e che si impegna a custodire per un periodo precedente o successivo al soggiorno in

albergo del cliente. Contratto di deposito implica cmq che ci sia un contratto d’albergo.

Il contratto si perfeziona con la consegna della cosa e nel deposito in albergo la qualità professionale

dell’albergatore ne fa presumere l’onerosità che non è autonomamente individuabile in quanto può

La causa del deposito è la custodia che rappresenta

concorrere a formare prezzo complessivo dell’alloggio. L’oggetto

la funzione del contratto e l’obbligazione principale dell’albergatore. del deposito sono solo i beni

44

Le parti

mobili, i beni mobili registrati. sono: depositante che deve essere anche cliente dell’albergo e

depositario ovvero albergatore i cui obblighi sono la custodia della cosa e la sua restituzione su rq del

cliente.Su depositario gravano anche obblighi accessori: segretezza e riservatezza, avviso in caso di modifica

delle modalità di custodia, ogni adempimento che rientra negli obblighi di protezione. Su cliente nessun

obbligo particolare dato che corrispettivo incluso nel prezzo dell’alloggio.

La responsabilità dell’albergatore relativa a distruzione, perdita, deterioramento o sottrazione delle cose

del cliente è regolata da previsioni normative.

3. Le 2 ipotesi di resp albergatore: limitata e illimitata

C.c. prevede 2 responsabilità dell’albergatore: LIMITATA all’entità del danno fino alla somma

corrispondente a 100 volte il prezzo giornaliero dell’alloggio, ILLIMITATA cioè consistente all’intero

risarcimento del danno.

1. Prima forma di responsabilità riguarda le cose portate in albergo e che si trovano in albergo

(camera,locali comuni,piscine,giardini,..) per il tempo nel quale il cliente usufruisce dell’alloggio e le cose di

cui albergatore o dipendenti assumano la custodia fuori da albergo x periodo soggiorno del cliente, o per le

cose di cui albergatore assuma custodia fuori o dentro albergo x periodo precedente o successivo a quello

RESPONSABILITA’ LIMITATA

del soggiorno del cliente (bagagli spediti prima del suo arrivo). In questi casi

all’entità del danno fino alla somma corrispondente a 100 volte il prezzo giornaliero dell’alloggio (inclusi

servizi indispensabili ed esclusi quelli accessori). Il limite indicato è il massimo risarcibile, spetta al cliente

provare entità del danno subito.

Seconda forma di responsabilità

2. riguarda le cose consegnate all’albergatore, sia consegnate e ricevute

da lui o dai suoi preposti, sia quelle che lui ha rifiutato di ricevere. Il rifiuto è legittimo e non sussiste

responsabilità se si tratta di cose pericolose (in caso di rifiuto sussiste cmq responsabilità limitata escluso x

cose pericolose o vietate). Stessa disciplina per le cose che sebbene non consegnate sono state distrutte,

logorate o sottratte per colpa dell’albergatore (colpa può sussistere per mancanza di organizzazione,

RESPONSABILITA’ ILLIMITATA

negligenza o imprudenza). In questi casi cioè commisurata al valore della

cosa e all’eventuale mancato guadagno. L’onere della prova posto a carico del cliente nel caso di cose

affidate in custodia, concerne esistenza di un rapporto alberghiero. L’avvenuta consegna della cosa e

l’entità del danno subito, prova facilitata dalla consegna di una ricevuta al momento dell’atto di deposito.

Se invece danno è ascrivibile ad albergatore questi risponde illimitatamente ma grava sul cliente onere di

dimostrarne esistenza.

4. Cause di esonero di responsabilità dell’albergatore

Albergatore non è responsabile ai sensi dell’art 1785 c.c. quando il danno è dovuto al fatto del cliente, a

forza maggiore o alla natura della cosa:

A) Fatto del cliente: riferibilità dell’evento dannoso ad una condotta avventata o imprudente di lui o dei suoi

accompagnatori o visitatori, che albergatore è tenuto a provare per esimersi dall’obbligo di risarcimento.

Deve dimostrare colpevolezza cliente, se al danno ha contribuito un fatto concorrente di albergatore o suoi

ausiliari si fa luogo a concorso di colpa e conseguente riduzione del risarcimento.

B) Forza maggiore: qualsiasi fattore imprevisto o imprevedibile anche proveniente da un terzo o dall’autorità,

comunemente ritenuta quella situazione di intollerabile violenza o repentinità che non consente di opporvi

rimedio.

C) Natura della cosa: si tratta dei vizi ignoti all’albergatore e ricollegabili a situazioni del tutto estranee

all’attività alberghiera, non deve però trattarsi di difettosa custodia.

5. La disciplina: limiti, obblighi, estendibilità

Limite all’applicazione della disciplina relativa alla responsabilità dell’albergatore è l’onere del cliente di

Denuncia indispensabile a meno che il danno non dipenda da colpa dell’

denunciare senza ritardo il danno. 45

albergatore. E’ necessario informare albergatore al fine di consentirgli indagini e iniziative che una tardata

denuncia potrebbe compromettere.

La disciplina sulla responsabilità dell’albergatore non si estende ai veicoli, alle cose in questi contenute e

agli animali vivi il cui rapporto di custodia è un normale contratto di deposito autonomo soggetto alla

disciplina del normale deposito con modalità e limiti stabiliti tra le parti.

La disciplina è estesa a stabilimenti e locali assimilati all’albergo, ostelli, piscine, case albergo,

palestre,mense,… la disciplina esclusa x gestori di circoli sportivi e associazioni culturali, gestori di

autorimesse pubbliche, biblioteche, pasticcerie e magazzini di vendita in quanto natura delle prestazioni

offerte non implica che il cliente debba liberarsi dei propri effetti personali.

Per quanto riguarda differenza tra albergo e ristorante la giurisprudenza ha precisato che sorveglianza per

le cose portate in albergo e non consegnate in custodia è + esteso di quello del ristoratore o trattore.

Mentre x albergo sussiste responsabilità ex recepto per tutte le cose portate in albergo per il ristoratore o

trattore tale responsabilità per le cose non lasciate in custodia deve ritenersi limitata a quelle di cui è

opportuno liberarsi per il miglior godimento della prestazione, restando sotto la diversa vigilanza del cliente

le altre cose che porta addosso e che non costituiscono intralcio al pasto e della cui sottrazione il

ristoratore non deve rispondere.

6. Il deposito in albergo nella giurisprudenza

A) RESPONSABILITA’ LIMITATA DELL’ALBERGATORE

La responsabilità dell’albergatore, dipende direttamente dal contratto d’albergo,

secondo un orientamento

del quale la custodia dei beni del cliente viene ritenuto un obbligo accessorio, in quanto albergatore deve

garantire la sicurezza da eventuali perdite, danni o furti. la responsabilità

Secondo altro orientamento

dell’albergatore va ricollegata al rischio dell’impresa. Nel caso di furto notturno da parte di ignoti di un

cliente, albergatore è stato ritenuto responsabile dei beni e del denaro con relativi interessi. Il cliente non

ha l’obbligo di affidare gli oggetti di valore all’albergatore, ove non s’avvalga corre il rischio di non potere

ottenere l’integrale risarcimento del danno.

sul limite del risarcimento pari a 100 volte il prezzo di locazione

*Determinazione del risarcimento:

dell’alloggio per giornata, la giurisprudenza ha affermato che per prezzo dell’alloggio va inteso il prezzo

della camera ed i servizi assolutamente indispensabili per usufruire della stessa con esclusione delle

imposte e dei pasti. Se albergatore ha pattuito un prezzo giornaliero tutto incluso, il parametro legale deve

corrispondere al prezzo legale pattuito.

Nel caso di furto di un oggetto prezioso lasciato da un cliente in una

*Casi di esonero delle responsabilità:

camera d’albergo, se l’oggetto sia stato riposto in un luogo nascosto e non facilmente reperibile,

l’albergatore è responsabile non potendo tale fatto configurare una colpa grave del cliente e quindi un

esonero da responsabilità dell’albergatore. Nessuna rilevanza giuridica si può attribuire agli avvisi anche

ben visibili riportanti “la direzione declina ogni responsabilità per valori o preziosi lasciati in camera” poiché

tale dichiarazione non può considerarsi clausola contrattuale. In merito alla sottrazione o furto dei beni del

cliente dalla cassetta di sicurezza l’albergatore sarebbe responsabile illimitatamente come se ricevuto i

valori in custodia. Diverso è il caso di sottrazione dalla cassetta di sicurezza per rapina, forza maggiore. La

sottrazione con minaccia o violenza delle cose depositate in albergo puo’ imputarsi forza maggiore solo

quando la sottrazione si verifichi secondo circostanze di tempo e di luoghi tali da renderla imprevedibile ed

inevitabile.

B) RESPONSABILITA’ ILLIMITATA DELL’ALBERGATORE

Per aversi responsabilità illimitata occorre che il contratto si perfezioni con la consegna allo scopo specifico

della custodia. Tale responsabilità deriva dal contratto di deposito accessorio al contratto d’albergo. Per le

cose depositate dal cliente nelle mani dell’albergatore, la diligenza da lui dovuta deve essere valutata con

46

riguardo alla natura dell’attività esercitata. Nel caso di consegna in deposito di cose contenute in un

involucro di cui cliente non vuole precisare contenuto, non vi è responsabilità illimitata dell’albergatore in

quanto non conosce oggetto della sua obbligazione. Albergatore è illimitatamente responsabile per le cose

che egli ha rifiutato di ricevere in consegna pur avendone obbligo.

C) LIMITI DI APPLICAZIONE

Il rapporto di custodia che si dovesse istaurare fra albergatore e cliente in merito ai veicoli, le cose lasciate

all’interno dagli stessi e gli animali vivi andrebbe ricondotto ad un normale contratto di deposito soggetto

alla disciplina del normale deposito con le modalità e i limiti stabiliti dalle parti.

D) STABILIMENTI E LOCALI ASSIMILATI AGLI ALBERGHI

Norme responsabilità si estendono anche agli imprenditori di case di cura, stabilimenti pubblici spettacoli,

stabilimenti balneari, pensioni, trattorie, carrozze letto e simili. Il limite del risarcimento deve essere

determinato in base al prezzo dei servizi da essi offerti e dei quali il cliente usufruisce.

Per aversi responsabilità illimitata del gestore di un ristorante occorre che il contratto di deposito si

perfezioni con un accordo univoco.

CAPITOLO 20 – IL CONTRATTO DI VIAGGIO

1.La convenzione di Bruxelles e il d. lgs. Sui viaggi “tutto compreso”: il quadro

normativo

I pacchetti turistici <<tutto compreso>> creati dai tour operator costituiscono da tempo una realtà nel

nostro paese e la loro diffusione ha avuto negli ultimi anni una crescita notevole in conseguenza

all’aumento del turismo di massa. Questa diffusione, ha creato i presupposti per una regolamentazione

della materia, in merito alla quale, in tempi diversi tra loro, sono intervenute due fonti normative. Infatti, in

Italia è in vigore la Convenzione internazionale sul contratto di viaggio, firmata a Bruxelles il 23 aprile 1970,

ratificata in Italia con legge 27 dicembre 1977, n. 1084. Successivamente, è stato emanato il decreto

legislativo 17 marzo 1995, n. 111, che ha reso esecutiva la direttiva 13 giugno 1990 concernente i viaggi, le

vacanze ed i circuiti <<tutto compreso>>. Tuttavia pochi stati hanno aderito ad essa. La Convenzione è

stata firmata e ratificata solo da Italia, Belgio, Argentina, Cina popolare e da poche altre nazioni. Negli altri

stati europei esistevano normative diverse, oppure si faceva riferimento ai principi fondamentali in materia

d contratti. Successivamente, a seguito del sempre maggiore interesse per il settore economico del turismo

da parte degli organi comunitari, è stata emanata la direttiva del Consiglio del 13 giugno 1990 concernente i

viaggi, le vacanze ed i circuiti <<tutto compreso>>. La direttiva comunitaria si è posta come obiettivo

primario quello di uniformare a livello europeo la regolamentazione dei viaggi organizzati. Ad essa si

aggiungeva l’ulteriore obiettivo di eliminare punti di squilibrio ancora esistenti fra la posizione soggettiva

dell’operatore e quella del consumatore del servizio turistico.

2. Contratto di organizzazione e di intermediazione di viaggio

Nel sistema dei viaggi organizzati e della vendita di sevizi turistici occorre distinguere 2 figure: contratto

organizzazione di viaggio e contratto intermediazione di viaggio. Tale materia è disciplinata dalla CCV

(Convenzione del contratto di viaggio firmata Bruxelles 23/4/70 ratificata in Italia 27/12/77 lex n° 1084

entrata in vigore 04/10/79). Lo sviluppo del settore turistico ha portato alla direttiva comunitaria 13/6/90

n° 90/314/CEE che riguarda viaggi,vacanze e circuiti tutto compreso. Recentemente inserito d.lgs. 6/9/05 n°

206 (Codice del consumo) che ha limitato ambito applicazione CCV.

Il Codice del consumo definisce (art 83) le figure di organizzatore, venditore e consumatore.

ORGANIZZATORE: colui che colui che realizza la combinazione degli elementi del viaggio e si obbliga a

proprio nome a procurare al turista i pacchetti turistici verso il corrispettivo di un prezzo, puo' vendere

direttamente o tramite venditore. 47


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in programmazione e promozione turistica
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AntoSilv90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Legislazione del turismo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Silvestri Antonia Maria.

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