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Legislazione dei beni culturali

Appunti di Legislazione dei beni culturali basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Lugli dell’università degli Studi di Milano - Unimi, Facoltà di Lettere e filosofia, Corso di laurea in scienze dei beni culturali. Scarica il file in formato PDF

Esame di Legislazione dei beni culturali docente Prof. M. Lugli

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Si esplica pertanto in:

Studio, inteso come conoscenza approfondita del bene culturale;

Prevenzione, intesa come limitazione delle situazioni di rischio connesse al bene culturale nel suo contesto;

Manutenzione, intesa come intervento finalizzato al controllo delle condizioni del bene culturale per mantenerlo nel tempo;

Restauro, inteso come intervento diretto su un bene culturale per recuperarne l’integrità materiale.

L’articolo 117 della costituzione si trova nel titolo 5° e dispone che la potestà legislativa è esercitata dallo stato e dalle regioni nel

rispetto della costituzione, nonché dei vincoli derivati dall’ordinamento comunitario e dai vincoli derivanti dagli obblighi

internazionali.

La potestà legislativa è esercitata dallo Stato [70 e segg.] e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli

derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.

Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie:

a) politica estera e rapporti internazionali dello Stato; rapporti dello Stato con l'Unione europea; diritto di asilo e condizione

giuridica dei cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea;

b) immigrazione;

c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose;

d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato; armi, munizioni ed esplosivi;

e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari; tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema tributario e

contabile dello Stato; armonizzazione dei bilanci pubblici; perequazione delle risorse finanziarie (1);

f) organi dello Stato e relative leggi elettorali; referendum statali; elezione del Parlamento europeo;

g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali;

h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della polizia amministrativa locale;

i) cittadinanza, stato civile e anagrafi;

l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa;

m) determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su

tutto il territorio nazionale;

n) norme generali sull'istruzione;

o) previdenza sociale;

p) legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane;

q) dogane, protezione dei confini nazionali e profilassi internazionale;

r) pesi, misure e determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e informatico dei dati

dell'amministrazione statale, regionale e locale; opere dell'ingegno;

s) tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali.

Lo stato ha l’esclusiva su diverse materie in cui è necessaria una disciplina uniforme per tutto il territorio:

Es1: immigrazione, per non creare squilibri fra le regioni

Es2: previdenza sociale

Es3: tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali

Sulla legislazione concorrente (le regioni):

a) Tutela della salute salvo per la determinazione dei principi fondamentali

b) Valorizzazione dei beni culturali e ambientali riservata alla legislazione di stato

c) Promozione e organizzazione di attività culturali

Art 1. Del codice dei beni culturali

Principi.

1. In attuazione dell'articolo 9 della Costituzione, la Repubblica tutela e valorizza il patrimonio culturale in coerenza con le

attribuzioni di cui all'articolo 117 della Costituzione e secondo le disposizioni del presente codice.

2. La tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale concorrono a preservare la memoria della comunità nazionale e del suo

territorio e a promuovere lo sviluppo della cultura.

3. Lo Stato, le regioni, le città metropolitane, le province e i comuni assicurano e sostengono la conservazione del patrimonio

culturale e ne favoriscono la pubblica fruizione e la valorizzazione.

4. Gli altri soggetti pubblici, nello svolgimento della loro attività, assicurano la conservazione e la pubblica fruizione del loro

patrimonio culturale. 6

5. I privati proprietari, possessori o detentori di beni appartenenti al patrimonio culturale, ivi compresi gli enti ecclesiastici civilmente

riconosciuti, sono tenuti a garantirne la conservazione.

6. Le attività concernenti la conservazione, la fruizione e la valorizzazione del patrimonio culturale indicate ai commi 3,4 e 5 sono

svolte in conformità alla normativa di tutela.

Art 2. Del codice dei beni culturali

Patrimonio culturale.

1. Il patrimonio culturale è costituito dai beni culturali e dai beni paesaggistici.

2. Sono beni culturali le cose immobili e mobili che, ai sensi degli articoli 10 e11, presentano interesse artistico, storico,

archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico e le altre cose individuate dalla legge o in base alla legge quali

testimonianze aventi valore di civiltà.

3. Sono beni paesaggistici gli immobili e le aree indicati all'articolo 134, costituenti espressione dei valori storici, culturali, naturali,

morfologici ed estetici del territorio, e gli altri beni individuati dalla legge o in base alla legge.

4. I beni del patrimonio culturale di appartenenza pubblica sono destinati alla fruizione della collettività, compatibilmente con le

esigenze di uso istituzionale e sempre che non vi ostino ragioni di tutela.

Art 114. Della Costituzione

La repubblica è costituita dai comuni, dalle province, dalle città metropolitane, dalle regioni e dallo stato.

Esistono altri soggetti che devono garantire la conservazione e la pubblica fruizione del patrimonio culturale; non sono tenuti in

primo luogo alla tutela e alla valorizzazione. Privati, detentori ed enti ecclesiastici riconosciuti, sono tenuti alla conservazione.

Art 118. Della Costituzione

È suddiviso in 3 sezioni:

1) Principio di Sussidiarietài compiti e le funzioni amministrative devono essere attribuite all’autorità territorialmente e

funzionalmente più vicina ai cittadini.

2) Principio di Differenziazioneimpone che, nell’assegnare una potestà amministrativa, si debbano considerare le

caratteristiche degli enti riceventi questa potestà.

3) Principio di Adeguatezzal’ente pubblico a cui ci si rivolge, per il principio di sussidiarietà, deve avere un’organizzazione

adatta a garantire l’effettivo esercizio di quella potestà per cui, in relazione al principio di sussidiarietà, de l’ente più vicino

al cittadino non è adeguato, la funzione deve essere attribuita all’unità amministrativa superiore.

Legislazione Concorrente: le regioni possono legiferare per determinate materie specifiche (sanità, valorizzazione dei beni culturali

e ambientali ecc.…)

Codice : è una raccolta di leggi riguardanti una determinata materia. Ci sono 4 tipi principali di codici:

1

1) Civilecodice dei beni culturali e del paesaggio (decreto delegato n°42 22 gennaio 2004)

2) Penale

3) Procedura civile

4) Procedura penale

Detentore: chi possiede una cosa in nome di altrui

Possessore: è possessore di un oggetto la persona che ne ha la disponibilità di fatto

Proprietario: chi ha la proprietà di un bene con l’uso assoluto

Conservazione: (prevista nell’articolo 1080 del 1939) insieme delle opere necessarie per assicurare la conservazione e impedire il

deterioramento del bene culturale

(Attività di studio: per trovare modi per la conservazione del bene culturale)

Prevenzione: si intende il complesso delle attività idonee a limitare le situazione di rischio connesse al bene culturale nel suo

contesto.

Manutenzione: si intende il complesso delle attività e degli interventi destinati al controllo delle condizioni del bene e al

mantenimento dell’integrità dell’efficienza funzionale e dell’identità del bene e delle sue parti.

Principio di collaborazione: armonizzazione della legge italiana per le esigenze di carattere religioso.

Diritto di prelazione: situazione soggettiva di vantaggio del prelezionato ad essere preferito nella stipulazione del contratto ove il

concedente definisce la sua conclusione. È qui presente il principio della libertà contrattulale. La prelazione può essere: legale (se

è prevista dalla legge) oppure convenzionale (se deriva da un atto negoziale).

Dolo: quando un reato viene commesso volontariamente.

Colpa: quando un reato viene commesso con negligenza, imperizia, imprudenza.

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CEI: conferenza episcopale italianaè l’organo permanente che riunisce tutti i vescovi d’Italia; ha molte funzioni, tra cui quella di

stipulare intese successive all’accordo dell’84 in tema di valorizzazione e tutela dei beni culturali.

Pudore: è un fenomeno biologico capace di indurre una reazione emotiva di disagio, turbamento, repulsione verso certi

comportamenti o parti del corpo umano che generalmente si svolgono nell’intimità.

Oscenità: atti offensivi inerenti alla sfera sessuale (e non solo) nei confronti di una determinata società.

Teoria della pluralità degli ordinamenti (Santi Romano):

Oggetti della Tutela: i beni culturali hanno regole in comune indipendentemente dalla proprietà e dalla loro provenienza:

Soggetti privati: singole persone fisiche o giuridiche ed enti con fine di lucro e senza fine di lucro

 Enti ecclesiastici: creati dalle confessioni religiose per poter svolgere i fini. Sono enti no profit

 Lo stato: sia come grande entità che come enti pubblici

N.B. sono tutti accomunati dalla funzione pubblica del bene culturale

lo stato ha nel proprio patrimonio un bene culturale, ha l’interesse nel tutelarlo, valorizzarlo e eventualmente, utilizzarlo.

Quando

Quando un bene culturale è di un privato gli interessi sono la difesa del diritto di proprietà e la tutela e la valorizzazione del bene di

cui devono fruire anche gli altri. Il bene culturale di una diocesi, ha un interesse pubblico e interesse di farne un oggetto di culto in

quanto tale (interesse costituzionale previsto dall’articolo 19 della costituzione). I proprietari del bene non possono disporre del

bene come vogliono, ma seguono un preciso regolamento a seconda del caso (fanno parte del demanio pubblico). Il bene

culturale viene deciso dal ministero che descrive, cataloga, assegna ad un bene la qualifica in base alla sua categoria; la verifica

dell’interesse culturale è disciplinata dall’Art 12 del codice dei beni culturali.

Art 12. Del codice dei beni culturali.

Verifica dell’interesse culturale.

1. Le cose immobili e mobili indicate all'articolo 10, comma 1, che siano opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga

ad oltre cinquanta anni, sono sottoposte alle disposizioni della presente Parte fino a quando non sia stata effettuata la verifica di

cui al comma 2.

Il primo comma dispone che le cose mobili/immobili che possono considerarsi beni culturali sono immediatamente sottoposte

alla disciplina di tutela e valorizzazione fino a quando non sia stata effettuata la verifica dell’interesse culturale; il ministero

procede alla verifica d’ufficio o su richiesta degli enti o della persone a cui appartengono i beni (dichiarazione di verifica

dell’interesse culturale)

Qualora i beni non vengano riconosciuti come tali, questi presunti beni culturali, non viene applicata la disciplina dell’attuale

codice e passano nel patrimonio “disponibile” dello stato (sdemanializzazione)

Se i beni vengono riconosciuti come beni culturali tramite accertamento, esso resta definitivamente sottoposto alle disposizioni

del presente codice; questo provvedimento viene trascritto in un elenco di beni.

2. I competenti organi del Ministero, d'ufficio o su richiesta formulata dai soggetti cui le cose appartengono e corredata dai relativi

dati conoscitivi, verificano la sussistenza dell'interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico nelle cose di cui al

comma 1, sulla base di indirizzi di carattere generale stabiliti dal Ministero medesimo al fine di assicurare uniformità di valutazione.

3. Per i beni immobili dello Stato, la richiesta di cui al comma 2 è corredata da elenchi dei beni e dalle relative schede descrittive. I

criteri per la predisposizione degli elenchi, le modalità di redazione delle schede descrittive e di trasmissione di elenchi e schede

sono stabiliti con decreto del Ministero adottato di concerto con l'Agenzia del demanio e, per i beni immobili in uso

all'amministrazione della difesa, anche con il concerto della competente direzione generale dei lavori e del demanio. Il Ministero

fissa, con propri decreti, i criteri e le modalità per la predisposizione e la presentazione delle richieste di verifica, e della relativa

documentazione conoscitiva, da parte degli altri soggetti di cui al comma 1.

4. Qualora nelle cose sottoposte a verifica non sia stato riscontrato l'interesse di cui al comma 2, le cose medesime sono escluse

dall'applicazione delle disposizioni del presente Titolo.

5. Nel caso di verifica con esito negativo su cose appartenenti al demanio dello Stato, delle regioni e degli altri enti pubblici

territoriali, la scheda contenente i relativi dati è trasmessa ai competenti uffici affinché ne dispongano la sdemanializzazione

qualora, secondo le valutazioni dell'amministrazione interessata, non vi ostino altre ragioni di pubblico interesse.

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6. Le cose di cui al comma 4 e quelle di cui al comma 5 per le quali si sia proceduto alla sdemanializzazione sono liberamente

alienabili, ai fini del presente codice. (I beni culturali non riconosciuti come tali sono subito alienabili secondo le norme del codice)

7. L'accertamento dell'interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico, effettuato in conformità agli indirizzi generali di

cui al comma 2, costituisce dichiarazione ai sensi dell'articolo 13 ed il relativo provvedimento è trascritto nei modi previsti

dall'articolo 15, comma 2. I beni restano definitivamente sottoposti alle disposizioni del presente Titolo.

8. Le schede descrittive degli immobili di proprietà dello Stato oggetto di verifica con esito positivo, integrate con il provvedimento

di cui al comma 7, confluiscono in un archivio informatico, conservato presso il Ministero e accessibile al Ministero e all’Agenzia del

demanio, per finalità di monitoraggio del patrimonio immobiliare e di programmazione degli interventi in funzione delle rispettive

competenze istituzionali.

9. Le disposizioni del presente articolo si applicano alle cose di cui al comma 1 anche qualora i soggetti cui esse appartengono

mutino in qualunque modo la loro natura giuridica.

10. Il procedimento di verifica si conclude entro centoventi giorni dal ricevimento della richiesta.

Approfondimento Art 12. Se il bene ha più di 50 anni ed entra nel patrimonio dello stato, esso viene subito tutelato. Gli oggetti nel

demanio culturale statale, in periodo di crisi possono essere venduti (però prima sdemanializzati); per farlo si utilizza un’altra legge.

Art 5. Del codice dei beni culturali.

Cooperazione delle regioni e degli altri enti pubblici territoriali in materia di tutela del patrimonio culturale.

1. Le regioni, nonché i comuni, le città metropolitane e le province, di seguito denominati «altri enti pubblici territoriali», cooperano

con il Ministero nell'esercizio delle funzioni di tutela in conformità a quanto disposto dal Titolo I della Parte seconda del presente

codice.

2. Le funzioni di tutela previste dal presente codice che abbiano ad oggetto manoscritti, autografi, carteggi, incunaboli, raccolte

librarie, nonché' libri, stampe e incisioni, non appartenenti allo Stato, sono esercitate dalle regioni. Qualora l'interesse culturale

delle predette cose sia stato riconosciuto con provvedimento ministeriale, l'esercizio delle potestà previste dall'articolo 128

compete al Ministero.

3. Sulla base di specifici accordi od intese e previo parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le

province autonome di Trento e Bolzano, di seguito denominata "Conferenza Stato-regioni", le regioni possono esercitare le

funzioni di tutela [anche su raccolte librarie private, nonché] su carte geografiche, spartiti musicali, fotografie, pellicole o altro

materiale audiovisivo, con relativi negativi e matrici, non appartenenti allo, Stato.

4. Nelle forme previste dal comma 3 e sulla base dei principi di differenziazione e adeguatezza, possono essere individuate

ulteriori forme di coordinamento in materia di tutela con le regioni che ne facciano richiesta.

5. Gli accordi o le intese possono prevedere particolari forme di cooperazione con gli altri enti pubblici territoriali.

6. Le funzioni amministrative di tutela dei beni paesaggistici sono esercitate dallo Stato e dalle regioni secondo le disposizioni di

cui alla Parte terza del presente codice, in modo che sia sempre assicurato un livello di governo unitario ed adeguato alle diverse

finalità perseguite.

7. Relativamente alle funzioni esercitate dalle regioni ai sensi dei commi 2, 3, 4, 5 e 6, il Ministero esercita le potestà di indirizzo e

di vigilanza e il potere sostitutivo in caso di perdurante inerzia o inadempienza.

Art 14. Del codice dei beni culturali.

Procedimento di dichiarazione.

1. Il soprintendente avvia il procedimento per la dichiarazione dell'interesse culturale, anche su motivata richiesta della regione e di

ogni altro ente territoriale interessato, dandone comunicazione al proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo della cosa

che ne forma oggetto.

2. La comunicazione contiene gli elementi di identificazione e di valutazione della cosa risultanti dalle prime indagini, l'indicazione

degli effetti previsti dal comma 4, nonché l'indicazione del termine, comunque non inferiore a trenta giorni, per la presentazione di

eventuali osservazioni.

3. Se il procedimento riguarda complessi immobiliari, la comunicazione è inviata anche al comune e alla città metropolitana.

4. La comunicazione comporta l'applicazione, in via cautelare, delle disposizioni previste dal Capo II, dalla sezione I del capo II e

dalla sezione I del Capo IV del presente Titolo.

5. Gli effetti indicati al comma 4 cessano alla scadenza del termine del procedimento di dichiarazione, che il Ministero stabilisce ai

sensi delle vigenti disposizioni di legge in materia di procedimento amministrativo.

6. La dichiarazione dell'interesse culturale è adottata dal Ministero.

Procedimento amministrativo. Insieme di atti svolti dalla stessa amministrazione, accomunati da uno stesso fine.

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Ricorso del procedimento al ministero. Entro 30 giorni dalla modifica della dichiarazione di interesse culturale. Il ministro deve

decidere sul ricorso entro 90 giorni. Se il provvedimento non accetta la sentenza del ministero, esso si rivolge al TAR.

parliamo di tutela e valorizzazione, dobbiamo tenere presente che si hanno 4 tipi di attività:

Quando

Legislativa che verrà svolta dallo stato in ordine di tutela

o Amministrativa e quindi esecutiva svolta dalle regioni in ordine di tutela e valorizzazione

o Ispezione svolta dal ministero anche tramite enti regionali per accertare la custodia e la conservazione da sovraintendenti

o Vigilanza per la tutela

o

Vicende dei beni vincolati:

Il riconoscimento in capo al bene di un interesse cultural, comporta il per il proprietario o detentore degli obblighi, che

giuridicamente possono nascere:

 Dalla volontà contrattuale

 Da dei fatti

 Dalla legge

Questi obblighi sono contenuti nel capo terzo del codice dei beni culturali (Protezione e Conservazione) Art 20.prima sezione del

capo terzo.

I beni culturali non possono essere distrutti, deteriorati, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o

artistico oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione (1). Gli archivi pubblici e gli archivi privati per i quali sia

intervenuta la dichiarazione ai sensi dell’articolo 13 non possono essere smembrati (2).

Art13*. Dichiarazione dell'interesse culturale

1. La dichiarazione accerta la sussistenza, nella cosa che ne forma oggetto,

dell'interesse richiesto dall'articolo 10, comma 3.

2. La dichiarazione non è richiesta per i beni di cui all'articolo 10, comma 2.

Tali beni rimangono sottoposti a tutela anche qualora i soggetti cui essi

appartengono mutino in qualunque modo la loro natura giuridica.

Art 21. Del codice dei beni culturali.

Interventi soggetti ad autorizzazione.

1. Sono subordinati ad autorizzazione del Ministero:

a) la demolizione delle cose costituenti beni culturali, anche con successiva ricostituzione;

b) lo spostamento, anche temporaneo, dei beni culturali, salvo quanto previsto ai commi 2 e 3;

c) lo smembramento di collezioni, serie e raccolte;

d) lo scarto dei documenti degli archivi pubblici e degli archivi privati per i quali sia intervenuta la dichiarazione ai sensi dell'articolo

13, nonché' lo scarto di materiale bibliografico delle biblioteche pubbliche, con l'eccezione prevista all'articolo 10, comma 2, lettera

c), e delle biblioteche private per le quali sia intervenuta la dichiarazione ai sensi dell'articolo 13;

e) il trasferimento ad altre persone giuridiche di complessi organici di documentazione di archivi pubblici, nonché di archivi privati

per i quali sia intervenuta la dichiarazione ai sensi dell'articolo 13.

2. Lo spostamento di beni culturali, dipendente dal mutamento di dimora o di sede del detentore, è preventivamente denunciato al

soprintendente, che, entro trenta giorni dal ricevimento della denuncia, può prescrivere le misure necessarie per cui i beni non

subiscano danno dal trasporto.

3. Lo spostamento degli archivi correnti dello Stato e degli enti ed istituti pubblici non è soggetto ad autorizzazione, ma comporta

l'obbligo di comunicazione al Ministero per le finalità di cui all'articolo 18.

4. Fuori dei casi di cui ai commi precedenti, l'esecuzione di opere e lavori di qualunque genere su beni culturali è subordinata ad

autorizzazione del soprintendente. Il mutamento di destinazione d'uso dei beni medesimi è comunicato al soprintendente per le

finalità di cui all'articolo 20, comma 1.

5. L'autorizzazione è resa su progetto o, qualora sufficiente, su descrizione tecnica dell'intervento, presentati dal richiedente, e può

contenere prescrizioni. Se i lavori non iniziano entro cinque anni dal rilascio dell'autorizzazione, il soprintendente può dettare

prescrizioni ovvero integrare o variare quelle già date in relazione al mutare delle tecniche di conservazione.

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Art 20. Del codice dei beni culturali.

Interventi vietati.

1. I beni culturali non possono essere distrutti, deteriorati, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o

artistico oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione.

2. Gli archivi pubblici e gli archivi privati per i quali sia intervenuta la dichiarazione ai sensi dell'articolo 13* non possono essere

smembrati.

Prescrizione di tutela indiretta.

Ci sono altre forme di tutela per i beni; non solo per il bene in sé ma anche dell’ambiente circostante e la sua richiesta di

protezione può essere richiesta per varie motivazioni:

La tutela va oltre la dimensione fisica del bene per questione di estetica.

 Prospettiva.

 Luce.

 Condizioni di decoro.

Carte del restauro:

Dal 1931 nascono le carte del restauro (non sono legge)

1) Carta del restauro di Atene (1931): si stabilisce per la prima volta l’uniformità delle legislazioni e il prevalere dell’interesse

pubblico su quello privato; ammette l’uso di materiali moderni, ma per l’archeologia si utilizzano solo pezzi originali

(anastilosi)

2) Carta del restauro Italiana (1932): si affermano i principi contenuti nella carta di Atene con l’aggiunta del termine restauro

scientifico (utilizzo di tutte le tecniche possibili offerte dalla scienza moderna)

3) Carta del restauro di Venezia (1964): riconferma dei principi delle carte precedenti, ma essendo nel periodo delle

ricostruzioni post-belliche ci sono dei falsi storici, perciò si decide che anziché ricostruire totalmente, viene conservata la

parte integra del bene (ex. Non ho il permesso di ricostruire la strada ciottolosa di un borgo medievale).

4) Carta del restauro Italiana (1962)

5) Carta del restauro di Amsterdam (1975): prima carta in cui i delegati vengono da tutta Europa e promulgata dal comitato

dei ministri del consiglio d’Europa.

6) Carta di Washington (1987)

7) Carta di Cracovia (2000)

Le carte del restauro non sono documenti legislativi ma programmazioni fatte da esperti del settore; al restauro si ricorre in ultima

istanza, solo se non ci sono altre soluzioni.

Restauro. Si intende l’intervento diretto sul bene tramite un complesso di operazioni finalizzate all’integrità materiale, al recupero,

alla protezione e alla trasmissione dei valori culturali del bene.

Il restauro di un bene è affidato a dei restauratori abilitati a queste attività.

N.B. i restauratori possono subire un’ispezione (previo avvertimento entro 5 giorni) per accertare lo stato di conservazione di un

bene.

Conseguenze.

 Conferma lo stato di conservazione del bene e diligenza del possessore

 Se il bene non è conservato correttamente, viene trasportato in istituti pubblici (custodia coattiva)

La tutela non può fermarsi all’individuazione fisica di un altro bene; esiste la tutela indiretta che si concretizza in azioni su beni

diversi dal bene tutelato ma ad esso connesse. (Ex. Area circostante il Duomo). Il sopraintendente può proporre l’estensione del

vincolo quando va tutelata l’integrità del bene. L’estensione avviene quando il procedimento, affidato dal sopraintendente su

motivata richiesta della regione o di altri enti pubblici, viene comunicato al proprietario possessore o detentore del bene.

Permuta. È il contratto che ha per oggetto il reciproco trasferimento della proprietà di cose, o di altri diritti, da un contraente all'altro.

(Art. 1552 Cod.Civ.)

Sebbene si applichino, in quanto compatibili, le norme stabilite per la vendita (art. 1555 Cod.Civ.), la permuta differisce da

quest'ultima in quanto lo scambio non avviene verso il corrispettivo di un prezzo, ma tramite il reciproco trasferimento della

proprietà di cose o della titolarità di altri diritti.

La permuta, infatti, deriva da quella forma primitiva di scambio chiamata baratto.

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Diritto di prelazione.

È quel diritto, in capo ad un medesimo soggetto, ad essere preferito, rispetto ad un altro a parità di condizioni, nella

Prelazione.

costituzione di un negozio giuridico; non è altro che la preferenza di un soggetto rispetto a un altro.

La prelazione può essere di due tipi:

Legale: è prevista dalla legge

o Convenzionale: La prelazione convenzionale ha come fonte l'accordo delle parti. Oggetto di tale accordo è l'impegno, in

o capo ad una parte, a concedere un diritto di prelazione alla controparte.

L’acquisto tramite prelazione è disciplinato dall’Art 60. Del codice dei beni culturali.

Acquisto in via di prelazione.

1. Il Ministero o la regione o gli altri enti pubblici territoriali interessati, hanno facoltà di acquistare in via di prelazione i beni culturali

alienati a titolo oneroso o conferiti in società, rispettivamente, al medesimo prezzo stabilito nell'atto di alienazione o al medesimo

valore attribuito nell'atto di conferimento.

2. Qualora il bene sia alienato con albi per un unico corrispettivo o sia ceduto senza previsione di un corrispettivo in denaro ovvero

sia dato in permuta, il valore economico è determinato d'ufficio dal soggetto che procede alla prelazione ai sensi del comma 1.

3. Ove l'alienante non ritenga di accettare la determinazione effettuata ai sensi del comma 2, il valore economico della cosa è

stabilito da un terzo, designato concordemente dall'alienante e dal soggetto che procede alla prelazione. Se le parti non si

accordano per la nomina del terzo, ovvero per la sua sostituzione qualora il terzo nominato non voglia o non possa accettare

l'incarico, la nomina è effettuata, su richiesta di una delle parti, dal presidente del tribunale del luogo in cui è stato concluso il

contratto. Le spese relative sono anticipate dall'alienante.

4. La determinazione del terzo è impugnabile in caso di errore o di manifesta iniquità.

5. La prelazione può essere esercitata anche quando il bene sia a qualunque titolo dato in pagamento.

Prelazione artistica. Consente a stato o enti territoriali di esercitare il diritto di prelazione, quindi acquistare al medesimo prezzo il

bene alienato o venduto.

Alienazione è il negozio con il quale un soggetto (detto "alienante") attribuisce a un altro (detto "alienatario") una proprietà o un

diritto su beni del proprio patrimonio.

La prima differenza tra i due tipi di prelazione è che mentre nella prelazione convenzionale il negoziato è stipulato tra le parti, nella

prelazione artistica non c’è volontà tra le parti in quanto agisce la pubblica amministrazione con atto amministrativo.

1962-1992: sentenze della cassazione; stabiliscono che il diritto di prelazione dello stato, nelle alienazioni di interesse

 oneroso artistico, ha una propria configurazione giuridica che si differenzia nettamente dalla prelazione legale; mentre in

quest’ultima in senso proprio il soggetto attivo, esercitando il suo diritto, si pone in un rapporto contrattuale rispetto al

soggetto passivo, sostituendosi all’acquirente originario nella prelazione, di cui alla legge 1089 del 1939, lo stato agisce

tramite esplicazione di un potere di supremazia e per il conseguimento di un interesse pubblico quale la conservazione e

il pubblico godimento di certi beni.

La prelazione è esercitata nel termine di 60 gg dalla ricezione della denuncia; spesso la denuncia non viene fatta del tutto o

presentata in ritardo. In questo caso il termine diventa di 180 gg dal momento della ricevuta della denuncia.

(Si preferisce il termine di 60 gg per evitare casi di incertezza giuridica)

Nel caso di interesse pubblico il tempo si può allungare.

Disciplina della circolazione dei beni culturali in ambito internazionale (legge 1089 del 1939)

o a) Divieto di esportazione in caso di ingente danno al patrimonio storico/culturale internazionale

b) Tassa di esportazione (anche se il proprietario è lo stesso)

1957 viene stipulato a Roma il primo trattato della C.E.E (circolazione di cose/persone/servizi); i primi membri sono:

o Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Olanda. I beni culturali non sono merci. L’avvento di questa comunità

europea non ha cambiato la disciplina della circolazione dei beni culturali; oggi sono indicati nel capo 5° del codice dei

beni culturali e nell’Art 10. Del codice dei beni culturali. 13

Art 10. Del codice dei beni culturali.

1. Sono beni culturali le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro

ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, ivi compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, che

presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico.

2. Sono inoltre beni culturali:

a) le raccolte di musei, pinacoteche, gallerie e altri luoghi espositivi dello Stato, delle regioni, degli altri enti pubblici territoriali nonché di

ogni altro ente ed istituto pubblico;

b) gli archivi e i singoli documenti dello Stato, delle regioni, degli altri enti pubblici territoriali, nonché di ogni altro ente ed istituto pubblico;

c) le raccolte librarie delle biblioteche dello Stato, delle regioni, degli altri enti pubblici territoriali, nonché di ogni altro ente e istituto

pubblico, ad eccezione delle raccolte che assolvono alle funzioni delle biblioteche indicate all'articolo 47, comma 2, del decreto del

Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, e di quelle ad esse assimilabili.

3. Sono altresì beni culturali, quando sia intervenuta la dichiarazione prevista dall'articolo 13:

a) le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico particolarmente importante,

appartenenti a soggetti diversi da quelli indicati al comma 1;

b) gli archivi e i singoli documenti, appartenenti a privati, che rivestono interesse storico particolarmente importante;

c) le raccolte librarie, appartenenti a privati, di eccezionale interesse culturale;

d) le cose immobili e mobili, a chiunque appartenenti, che rivestono un interesse particolarmente importante a causa del loro riferimento

con 1a.storia politica, militare, della letteratura, dell'arte e della cultura in genere, ovvero quali testimonianze dell'identità e della storia

delle istituzioni pubbliche, collettive o religiose;

e) le collezioni o serie di oggetti, a chiunque appartenenti, che, per tradizione, fama e particolari caratteristiche ambientali, ovvero per

rilevanza artistica, storica, archeologica, numismatica o etnoantropologica, rivestono come complesso un eccezionale interesse artistico

o storico.

4. Sono comprese tra le cose indicate al comma 1 e al comma 3, lettera a):

a) le cose che interessano la paleontologia, la preistoria e le primitive civiltà;

b) le cose di interesse numismatico che, in rapporto all'epoca, alle tecniche e ai materiali di produzione, nonché' al contesto di

riferimento, abbiano carattere di rarità o di pregio, anche storico;

c) i manoscritti, gli autografi i carteggi, gli incunaboli, nonché i libri, le stampe e le incisioni, con relative matrici, aventi carattere di rarità e

di pregio;

d) le carte geografiche e gli spartiti musicali aventi carattere di rarità e di pregio;

e) le fotografie, con relativi negativi e matrici, le pellicole cinematografiche ed i supporti audiovisivi in genere, aventi carattere di rarità e di

pregio;

f) le ville, i parchi e i giardini che abbiano interesse artistico o storico;

g) le pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi aperti urbani di interesse artistico o storico;

h) i siti minerari di interesse storico od etnoantropologico;

i) le navi e i galleggianti aventi interesse artistico, storico od etnoantropologico;

l) le architetture rurali aventi interesse storico od etnoantropologico quali testimonianze dell'economia rurale tradizionale.

5. Salvo quanto disposto dagli articoli 64 e 178, non sono soggette alla disciplina del presente Titolo le cose indicate al comma 1 e al

comma 3, lettere a) ed e), che siano opera di autore vivente o la cui esecuzione non risalga ad oltre cinquanta anni.

Articolo 11 Beni oggetto di specifiche disposizioni di tutela

1. Fatta salva l'applicazione dell'articolo 10, qualora ne ricorrano presupposti e condizioni, sono beni culturali, in quanto oggetto di

specifiche disposizioni del presente Titolo:

a) gli affreschi, gli stemmi i graffiti, le lapidi le iscrizioni, i tabernacoli ed altri elementi decorativi di edifici, esposti o non alla pubblica

vista, di cui all'articolo 50, comma 1;

b) gli studi d'artista, di cui all'articolo 51;

c) le aree pubbliche di cui all'articolo 52;

d) le opere di pittura, di scultura, di grafica e qualsiasi oggetto d'arte di autore vivente o la cui esecuzione non risalga ad oltre cinquanta

anni, di cui agli articoli 64 e 65;

e) le opere dell'architettura contemporanea di particolare valore artistico, di cui all'articolo 37:

f) le fotografie, con relativi negativi e matrici, gli esemplari di opere cinematografiche, audiovisive o di sequenze di immagini in

movimento, le documentazioni di manifestazioni, sonore o verbali comunque realizzate, la cui produzione risalga ad oltre venticinque

ami, di cui all'articolo 65;

g) i mezzi di trasporto aventi più di settantacinque anni, di cui agli articoli 65 e 67, comma 2;

h) i beni e gli strumenti di interesse per la storia della scienza e della tecnica aventi più di cinquanta anni, di cui all'articolo 65;

i) le vestigia individuate dalla vigente normativa in materia di tutela del patrimonio storico della Rima guerra mondiale, di cui all'articolo

50, comma 2. 14


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Vale_Visi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Legislazione dei beni culturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Lugli Matteo.

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