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1. Costituzione della Repubblica (1 gennaio 1948): gli articoli sono articolati in commi. È stata prevista

all’interno la possibilità di cambiare la costituzione con un procedimento particolare (l’articolo 118

è stato modificato nel 2004 dalla legge n°3). La costituzione è la norma fondamentale del nostro

ordinamento ed è composta da 139 articoli ed è divisa in 3 parti:

 Principi fondamentali: ART. 1-12

 Parte 1 diritti e doveri dei cittadini: art. 13-54

 Parte 2 ordinamento della Repubblica: art. 55-139

Le leggi costituzionali sono create dal parlamento ed è un procedimento regolato dall’articolo 138.

2. Regolamenti dell’UE: la differenza tra regolamenti e direttive è che i primi sono direttamente

applicabili, mentre i secondi sono degli “avvisi” da applicare entro un determinato periodo. Questi

regolamenti non possono essere accettati se vanno contro la costituzione. I regolamenti sono

emanati dal consiglio dei ministri (rappresentanti del potere esecutivo di ogni paese) e non possono

abrogare le leggi nazionali perché sono esterni.

3. Leggi ordinarie: valgono per tutta la Repubblica e sono le leggi statali, leggi regionali (create

dall’organo della regione) e gli atti aventi forza di legge (decreti legge e decreti legislativi emanati

dal governo). Queste tre tipologie sono ordinate secondo il criterio di specificità e di cronologia. Le

leggi sono create dal parlamento e bisogna rispettare un iter legislativo per farle:

 Iniziativa di legge (può essere proposta anche dai cittadini con una raccolta firme)

 Discussione e approvazione

 Promulgazione (firma del presidente della Repubblica che afferma che l’iter è stato

rispettato)

 Pubblicazione della legge sulla gazzetta ufficiale

 Entrata in vigore

Le leggi regionali sono emanate dal consiglio regionale e valgono per tutto il territorio della regione e

possono riguardare solo materie che non riguardano il parlamento (descritte nell’articolo 117) nel rispetto

delle leggi statali/ordinarie.

I decreti legge provengono dal governo. Dopo il periodo di potere assoluto si è decisa la suddivisione dei tre

poteri, che garantisce un maggiore livello di giustizia, ma il governo ha mantenuto un potere legislativo che

gli permette di creare i decreti legge e legislativi per accorciare i tempi di creazione. Gli è rimasto questo

potere perché in caso di emergenza il governo può emanare decreti che possono riguardare materie

riservate alla legge; oppure per creare atti normativi specializzati in quanto può avvalersi di esperti al di

fuori del governo per elaborare, ad esempio, decreti legislativi sui beni culturali delegati dal parlamento al

governo, perché questo atto ha bisogno di esperti più facilmente reperibili da esso.

Gli articoli 76 e 77 della costituzione riguardano i decreti legislativi

 Art. 77: in casi straordinari di necessità e urgenza il governo può emanare decreti con

forza di legge (modificando la legislazione precedente), ma questi devono essere

presentati alle camere che decideranno se convertirli in legge o no. Il decreto che non

viene convertito perde la sua efficacia entro 60 giorni.

Nel nostro sistema c’è un abuso di questo articolo perché le camere ci impiegano

troppo tempo a fare le leggi Pag. 2 a 22

 Art. 76: il decreto legislativo sta nella delega del parlamento al governo. Si può fare

quando il parlamento delega la formazione e fissa i principi, i criteri direttivi, l’oggetto

definito e il tempo limitato.

4. Regolamenti governativi: spiegazione proveniente dai ministri per spiegare come applicare la

legge. Deve essere generale ed astratta per rimanere nel tempo ed essere interpretata

5. Consuetudine: comportamento di una determinata comunità di persone che è convinta che questo

comportamento sia giuridicamente rilevante e quindi obbligatorio. Quando il comportamento

viene perpetuato nel tempo nasce la consuetudine.

Ogni ordinamento ha le proprie leggi e ne esiste uno che sta sopra a tutti gli stati, quello internazionale,

dove si incontrano le volontà dei rappresentati degli stati che decidono il contenuto di un trattato

internazionale che è all’interno di un ordinamento fuori da quello italiano e viene portato dentro con una

legge detta di esecuzione.

DECRETO LEGISLATIVO N° 42 DEL 2004: TESTO UNICO DEI BENI CULTURALI.

STORIA DELLA LEGISLAZIONE DEI BENI CULTURALI

1861= avviene l’unificazione del Regno d’Italia da parte dello stato Sardo/Piemontese. L’unificazione

avviene in diverse tappe: la prima capitale del regno fu Torino, poi passò a Firenze e nel 1870, quando ci fu

la breccia di Porta Pia e la capitale si trasferisce a Roma. Si apre la questione romana per cui il pontefice

diventa un suddito e il regno d’Italia per evitare ciò, emana le leggi delle quarantige garantendogli lo stesso

potere di un sovrano, ma il pontefice non accetta.

1909= il patrimonio artistico viene regolato secondo le leggi dei vecchi stati e il primo intervento fu la legge

rosati n° 364 circa le antichità e le belle arti. Questa legge non è sufficiente e bisogna attendere l’avvento

del fascismo per avere una prima vera disciplina organica della materia di interesse storico, artistico, del

paesaggio e degli archivi.

Il fascismo porta un radicale cambiamento della società italiana: impose un ordinamento totalitario

condiviso da molti paesi in Europa. Dal punto di vista legislativo il fascismo fu un buon periodo perché diede

una legislazione organica.

1929= Mussolini capisce che gli conveniva fare pace con la chiesa così tramite i patti lateranensi attribuisce

al pontefice un minimo di territorialità, ovvero lo Stato del Vaticano e si risolve così la questione romana.

Vede anche la regolamentazione delle catacombe cristiane sotto la giurisdizione della chiesa cattolica.

1939= viene messa in atto la riforma Bottai composta da tre leggi:

1. Legge 1089 del 1939 “tutela delle cose d’interesse storico e artistico”

2. Legge 1497 del 1939 “protezione delle bellezze naturali”

3. Legge 2006 del 1939 “archivi del regno d’Italia.

Questa legislazione rimase in vigore fino al 1999, anno in cui viene emanato il primo decreto legislativo

sulla tutela dei beni culturali e del paesaggio. Poi nel 2004 è stato emanato il nuovo decreto (il n° 42)

tutt’ora in vigore.

Si parlava di “cose” non di “beni”, quindi giuridicamente non erano validi e degni di attenzione. Era una

visione estetizzante delle cose d’interesse artistico e del paesaggio, visto solo come bellezza naturale. Oggi

Pag. 3 a 22

prescindono dalla bellezza perché anche le aree industriai possono essere definite beni culturali perché

patrimonio di un periodo storico.

Il fascismo diede la prima competenza governativa al ministero dell’istruzione pubblica, che oggi non l’ha

più.

1942= frutto del pensiero fascista è anche il codice civile che ha un’impostazione dell’epoca tant’è che fu

modificato in vari settori:

 Diritto alla famiglia nel 1975 in cui viene cambiata la regolamentazione della patria

podestà che oggi è congiunta ai due genitori

 Nel 1970 viene introdotto il divorzio.

Questo codice contiene tre articoli importanti: 822, 823 e 824 che indicano e disciplinano il demanio

pubblico (beni di proprietà statale). Questi beni hanno la caratteristica che non possono essere alienati

perché svolgono una funzione pubblica: il demanio è costituito da una serie di beni, come i lidi e le coste,

beni immobili storici, artistici e archeologici, le raccolte dei musei, pinacoteche, archivi e biblioteche. Lo

stato non può privarsene perché verrebbe meno al suo dovere di offrire ai cittadini determinati servizi. I lidi

possono però essere dati in concessione, tranne la striscia di terra dove si infrangono le onde.

 Art. 822: composto da due commi:

1. Demanio naturale: demanio marittimo, idrico e militare. Questi beni possono essere di

persone fisiche o giuridiche solo se vengono demanializzati e quindi passano dal patrimonio

disponibile a quello indisponibile, altrimenti sono solo statali.

- Patrimonio disponibile= si può usare

- Patrimonio indisponibile= non si può disporre perchè deve svolgere una funzione

pubblica

2. Demanio accidentale: i beni del demanio pubblico ne fanno parte solo se appartengono

allo stato: demanio stradale, ferroviario, nautico e culturale. Un bene culturale può essere

anche privato e se venduto allo stato si inserisce nel demanio accidentale perché non è

necessario in quanto prima non ne faceva parte.

 Art. 823: i beni che fanno parte del demanio pubblico sono inalienabili perché devono far fronte

alle funzioni pubbliche e non possono essere dati ad altro titolo a terzi se non nei modi previsti

dalla legge (concessione).

 Art. 824: prevede che i beni culturali del demanio accidentale, se appartengono alle province o ai

comuni (enti territoriali pubblici) siano soggetti al regime del demanio pubblico.

Qualora lo stato verifichi che un bene culturale è un falso il bene passa da indisponibile a disponibile e ne

farà ciò che vorrà.

1964= un provvedimento legislativo istituisce una commissione parlamentare mista presieduta

dall’onorevole Franceschini per la tutela e la valorizzazione del patrimonio architettonico, artistico e

paesistico. Doveva operare un censimento dei beni culturali e ambientali rimasti nel nostro paese dopo la

2° guerra mondiale, non fu un atto legislativo.

Due anni dopo viene pubblicata una relazione in 3 volumi dal titolo “per la salvezza dei beni culturali in

Italia”. Entra per la prima volta in vigore il termine “beni culturali”. La convenzione dell’AIA serviva alla

protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato Pag. 4 a 22

1967= Successivamente la commissione Papaldo viene incaricata di predisporre un progetto di legge che

portasse all’abrogazione e modifica delle leggi del 1939, ma non fu mai applicato.

1975= viene istituito il ministero dei beni culturali e ambientali importante perché prima il ministero

competente era quello della pubblica istruzione.

1998 il ministero prende il nome di ministero per i beni e delle attività culturali, ma non aveva la

competenza sul turismo. Così il governo Letta nel 2013 lo introdusse chiamandolo ministero per i beni

culturali, ambientali e del turismo.

1999= viene approvato il primo testo unico sui beni culturali e ambientali con il decreto legislativo n° 490

con cui si modifica la riforma Bottai.

2001= la legge n° 3 riforma il titolo 5° “le regioni, le province e il comune” della parte 2° della costituzione

per cui il decreto legislativo del 1999 deve essere modificato, e viene modificato dall’attuale codice dei beni

culturali che entra in vigore nel 2004 con il decreto legislativo n° 42. Questo decreto ha subito delle

modifiche con una legge del 2014 ed una successiva del 2015.

La riforma prevedeva:

 L’armonizzazione della disciplina amministrativa dei beni culturali, del paesaggio e degli archivi

(attribuzione di competenze diverse)

 Ha introdotto i modelli di cooperazione fra Stato e Regioni e fra Stato e Chiesa cattolica che

riguardano anche i beni culturali appartenenti ad enti o istituzioni religiose.

ARTICOLO 5 DELLA COSTITUZIONE

Il principio che stabilisce il decentramento dei poteri è definito nell’articolo 5 in cui la repubblica riconosce

e promuove le autonomie locali.

Nel 1970 fu emanata una legge che consentiva le elezioni amministrative regionali durante le quali vengono

eletti i consigli regionali che poi emanerà le leggi regionali. Questa regola vale per tutte le regioni a statuto

ordinario.

Nel dopoguerra si crearono le regioni a statuto speciale perchè hanno particolari caratteristiche legate alla

storia e alla popolazione. Sono:

 Valle d’Aosta: minoranza linguistica francese Le minoranze linguistiche

 Trentino Alto Adige: minoranza linguistica ladina e tedesca sono tutelate dall’articolo 6

 Friuli Venezia-Giulia: minoranza linguistica tedesca e slava

 Sicilia Hanno avuto tendenze di

 Sardegna indipendenza

La costituzione afferma che le regioni hanno una competenza concorrente di fare le leggi uguale a quella

dello stato su alcune materie.

Gli articoli 114 e 117 vengono modificati affermando che lo stato attualmente è composto da comuni,

province, città metropolitane (città in cui lo sviluppo dei comuni limitrofi fa si che non ci sia più distinzione

tra città principale e città satellite), regioni e repubblica. Pag. 5 a 22

L’ARTICOLO 9 DELLA COSTITUZIONE

Rientra tra i principi fondamentali ed è costituito da due commi:

1. La repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

2. La repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione (intesa come fattori

culturali, storici e religiosi che accomunano un popolo).

L’articolo 9 indica un dovere della repubblica (insieme di tutti gli organi che regolano lo stato): non esiste

un ente preciso che ha il compito di promuovere i beni culturali, ma tutti gli organi dello stato deve farlo.

Là dove manca un progresso scientifico e tecnico, avviene un rallentamento dello sviluppo della cultura.

Il primo comma dell’articolo si ricollega agli articoli 33 e 34 della costituzione:

 Art. 33: l’arte e la scienza sono libere e libero né l’insegnamento.

 Art. 34: la scuola è aperta a tutti

Il secondo comma, invece, si collega all’articolo 42 della costituzione:

 Art. 42: la proprietà può essere pubblica o privata, quindi i beni economici possono essere dello

stato o delle persone fisiche. Bisogna assicurare che la proprietà privata, però, non venga distolta

dalla funzione sociale che svolge (castelli, collezioni private ecc.). La funzione sociale è quella che

promana da un bene artistico o dal paesaggio costituito dall’interazione costante tra uomo e

natura.

“Ambiente” è un termine più ampio rispetto a “paesaggio”, quindi quest’ultimo è un ambiente visibile. Nel

concetto di ambiente va inserito anche le cose non visibili, come l’aria, l’acqua ecc. L’ambiente è da

intendersi come bene primario e di valore assoluto a cui si collocano interesse e valori naturalistici e

sanitari. Se intendiamo come paesaggio l’ambiente visibile occorre inserire nel concetto di ambiente anche

i valori culturali, educativi e ricreativi.

ARTICOLO 117 DELLA COSTITUZIONE

Tratta le materie di competenza esclusiva dello stato e di competenza concorrente delle regioni: ad

esempio la moneta, l’esercito sono solo di competenza statale, mentre la sanità è bipartita.

Le materie su cui può legiferare solo lo stato sono il conio della moneta, la difesa nazionale, l’anagrafe, lo

stato civile, l’immigrazione e la cittadinanza.

Le materie in cui la regione può dettare le leggi, rispettando i principii stabiliti dallo stato e concorrente ad

esso sono il governo del territorio, i porti, la produzione, il trasporto, la distribuzione e la sanità.

La tutela dei beni culturali è solo statale, mentre la valorizzazione è regionale.

ARTICOLO 118 DELLA COSTITUZIONE

Stabilisce che le funzioni amministrative sono attribuite ai comuni salvo che questo non le possa fare, in tal

caso verranno conferite alle provincie, alle città metropolitane, alle regioni e allo stato. Viene introdotto il

principio di sussidiarietà secondo il quale le funzioni amministrative devono essere attribuite

all’amministrazione più vicina al cittadino e nel caso non fossero esercitabili, verranno esercitate da quella

Pag. 6 a 22

direttamente sopra.

Questo viene applicato oltre che in base ai principii di sussidiarietà, anche tramite quelli di differenziazione

e di adeguatezza.

 Principio di sussidiarietà: i compiti e le funzioni amministrative devono essere attribuite all’autorità

territorialmente e funzionalmente più vicina al cittadino perché si presuppone che questa sia quella

più efficace (anche all’interno dell’UE).

 Principio di differenziazione: nell’assegnare le podestà amministrative si devono considerare le

caratteristiche degli enti che le ricevono e lo stato deve tenere conto delle loro capacità nel far

fronte ai compiti che gli sono stati attribuiti.

 Principio di adeguatezza: impone all’ente pubblico di darsi un’organizzazione adeguata per

garantire l’effettivo esercizio delle podestà che gli sono state attribuite.

Le regioni sono le entità più vicine ai beni culturali che lo stato deve tutelare.

CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO

Il codice è stato possibile grazie ad una legge delega del parlamento al governo. È composto da 134 articoli

ed è diviso in parti:

1. I primi 9 articoli contengono le disposizioni generali

2. Beni culturali. È diviso in 3 titoli, a loro volta divisi in capi:

I. Tutela

- Capo I: oggetto della tutela (art. 10-17)

- Capo II: vigilanza e ispezione (art.18-19)

- Capo III: protezione e conservazione (art. 20-52)

- Capo IV: circolazione in ambito nazionale (art. 53-64)

- Capo V: circolazione in ambito internazionale (Art. 65-87)

- Capo VI: ritrovamenti e scoperte

- Capo VII: espropriazione

II. Fruizione e valorizzazione

III. Norme transitorie finali

3. Disciplina dei beni paesaggistici. Si divide in un unico titolo:

I. Tutela e valorizzazione

4. Sanzioni. Si divide in due titoli:

I. Sanzioni amministrativa: comporta una sanzione economica.

II. Sanzioni penale: comporta l’arresto

5. Disposizioni transitorie (per regolamentare il passaggio da una disciplina all’altra che una volta

concluse perdono valore –esilio dei Savoia-)

PARTE PRIMA: DISPOSIZIONI GENERALI DEL CODICE CIVILE DEI BENI CULTURALI

ARTICOLO 1: PRINCIPI

1° comma: stabilisce che il presente codice deve essere coerente con l’articolo 9 e 117 della costituzione.

Questo sistema risponde ai principii contenuti nell’articolo 118. Pag. 7 a 22

2° comma: dispone che la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale concorrono a preservare la

memoria della comunità nazionale e a promuovere lo sviluppo della cultura.

Il patrimonio culturale è un insieme di beni che ci viene lasciato in eredità dal passato della cultura italiana

e va conservato e incrementato. È un concetto che riguarda la nostra storia e sono testimonianza di civiltà e

non solo belli come detto nel 1939.

3° comma: esprime il dovere degli organi della repubblica di tutelare e valorizzare i beni culturali tramite la

fruizione pubblica.

4° comma: fa riferimento agli altri soggetti pubblici che devono curare la conservazione e si devono

occupare della pubblica fruizione del loro patrimonio culturale. Questi altri soggetti sono: soggetti o enti

pubblici territoriali, enti pubblici non territoriali (università), soggetti privati che si distinguono in persone

giuridiche e persone fisiche, e gli enti ecclesiastici.

I beni appartenenti alla chiesa sono soggetti a leggi diverse rispetto a quelli appartenenti alla repubblica.

L’ente ecclesiastico persegue fini di culto e il bene culturale posseduto svolge funzioni religiose. In questo

modo permette il libero svolgimento di ogni culto, perché con ente ecclesiastico non si intende solo quello

cattolico.

5° comma: dice che i privati proprietari (potere totale sul bene), i possessori (hanno delle facoltà tipiche del

proprietario, ma limitate) e i detentori (hanno la detenzione momentanea di una data cosa) hanno in

comune la disponibilità del bene, quindi, sono tenute a garantire la conservazione del patrimonio culturale.

La legislazione sui beni culturali ha come obbiettivo fondamentale la conservazione del patrimonio, che

viene attuata anche da chi non è proprietario.

ARTICOLO 2: PATRIMONIO CULTURALE

1° comma: il patrimonio culturale è composto dai beni culturali e da quelli paesaggistici

2° comma: definizione di bene culturale: sono beni culturali le cose immobili e mobili che presentano

interesse storico, artistico, archeologico, etno-antropologico, archivistico e bibliografico. Non è un elenco

tassativo perché a questi si aggiungono altre cose individuate dalla legge quali testimonianze di civiltà.

3° comma: definizione di bene paesaggistico: aree geografiche o immobili che esprimono valori storici,

culturali, naturali, morfologici ed estetici che esprimono la continua interazione tra uomo e natura. È

indipendente dalle bellezze naturali della legge del 1939.

4° comma: stabilisce il principio che i beni culturali e paesaggistici che appartengono a soggetti pubblici,

sono destinati alla fruizione della collettività. I beni servono a tutti, a meno che non siano destinati ad usi

istituzionali o vi ostino ragioni di tutela.

La tutela spetta allo stato (legislativamente al parlamento e al senato; esecutivamente al governo) mentre

la valorizzazione alle regioni (legislativamente al consiglio regionale; esecutivamente alla giunta regionale).

ARTICOLO 3: TUTELA DEL PATRIMONIO CULTURALE

1° comma: la tutela è composta da quelle attività volte ad individuare i beni costituenti il patrimonio

culturale. Una volta individuati si potrà esercitare le attività che garantiscono la protezione e la

conservazione di questi beni. Pag. 8 a 22

Il bene posseduto da un privato viene vincolato dallo stato quando lo individua in modo da tutelarlo perchè

il bene non è una merce e il proprietario essendo tale può farne quello che vuole. La tutela è in primo luogo

individuazione e protezione, in quanto la tutela è finalizzata alla pubblica fruizione dei beni.

ARTICOLO 4: LE FUNZIONI DELLO STATO IN MATERIA DI TUTELA DEL PATRIMONIO CULTURALE

Stabilisce che al fine di garantire l’esercizio unitario delle funzioni di tutela, ai sensi degli articoli 117 e 118

della costituzione, le funzioni di tutela sono attribuite al ministero, così come il potere legislativo in materia

di tutela. Al ministero spetta anche l’individuazione dei beni culturali e la loro certificazione. Esso può

conferire l’esercizio di tutela anche alle regioni in determinate situazioni secondo il principio di

sussidiarietà, perché più vicina al bene.

ARTICOLO 5: COOPERAZIONE DELLE REGIONI E DGLI ALTRI ENTI PUBBLICI TERRITORIALI IN MATERIA DI

TUTELA DEL PATRIMONIO CULTURALE

Le attività di individuazione e protezione possono essere complesse, così l’articolo 5 prevede la

cooperazione delle regioni e degli altri enti territoriali per far fronte alla tutela. La cooperazione interviene

nella protezione e nella conservazione.

ARTICOLO 6: VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE

La valorizzazione è la promozione della conoscenza del bene culturale ai fini di una migliore utilizzazione e

fruizione pubblica.

È possibile che un bene sia utilizzabile per lo stesso scopo per cui è stato progettato (arene, ponti ecc.), ma

può anche essere solo fruito (le chiese sono solo fruite perché i visitatori non vanno per pregare, ma per

ammirare la chiesa).

La valorizzazione dei beni paesaggistici comprende la riqualificazione degli immobili e la realizzazione di

nuovi ambienti. La riqualificazione può essere fatta ad un area industriale che viene dismessa per costruire

altro.

ARTICOLO 7: FUNZIONI E COMPITI IN MATERIA DI VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE

Dispone che nel rispetto dei principii costituzionali, le regioni esercitano la propria funzione legislativa.

ARTICOLO 8: REGIONI E PROVINCE AD AUTONOMIA SPECIALE

Il codice non tocca le potestà delle regioni a statuto speciale.

ARTICOLO 9: BENI CULTURALI DI INTERESSE RELIGIOSO

Introduce il principio dei beni culturali d’interesse religioso: questi beni che appartengono alla chiesa

cattolica o ad altre religioni devono provvedere alle esigenze di culto d’accordo con le rispettive autorità. La

tutela deve avvenire con l’accordo tra l’entità religiosa e il ministero, mentre la valorizzazione tra le enitità

religiose e la regione. Viene definita disciplina bilaterale.

Le materie miste sono quelle regolate dall’ente religioso e dallo stato. Materia tipica dell’ordinamento

religioso in cui non ha diritto di intervenire lo stato sono i sacramenti, anche se il matrimonio è regolato

anche dallo stato dopo il concordato e anche l’insegnamento è diventato comune. Un’ulteriore materia

mista è la cooperazione tra stato e chiesa nei confronti dei beni culturali di interesse religioso perchè esiste

Pag. 9 a 22

sia una piena sovranità dello stato sul patrimonio, sia una piena sovranità di culto sugli stessi beni del

patrimonio. Diventano così disciplina bilaterale.

Il legislatore ha inserito la regolamentazione bilaterale per queste materie miste che riguardano i cittadini

italiani nel territorio dello stato, che siano cattolici o di altra confessione e che abbiano avuto intesa con lo

stato. Si è scelto questo sistema per tutelare gli interessi di rilevanza costituzionale, quale la tutela della

libertà religiosa e la possibilità che un bene culturale svolga la funzione di bene di culto.

ARTICOLO 9 BIS

Introduce una norma che dispone che tutte le attività connesse alla tutela e alla valorizzazione devono

essere poste in atto da professionisti competenti, come i restauratori e i loro collaboratori.

PARTE SECONDA: I BENI CULTURALI. TITOLO I: TUTELA; CAPO I: OGGETTO DELLA

TUTELA

ARTICOLO 10: DEFINIZIONE DI BENE CULTURALE

Da una definizione di quali sono i beni culturali. Si divide in due commi:

1° comma: Stabilisce che i beni culturali sono cose immobili o mobili che appartengono allo stato, alle

regioni, agli enti pubblici o territoriali e a persone giuridiche private senza fine di lucro che presentano

interesse artistico, storico, archeologico e etnoantropologico.

2° comma: Precisa che sono beni culturali i musei, le pinacoteche, le gallerie, gli archivi e altri documenti

dello stato, librerie e biblioteche di altri enti pubblici territoriali e non.

Nel momento in cui un bene viene a far parte del patrimonio culturale dello stato, questo viene definito

bene culturale e acquisisce interesse.

ARTICOLO 12: VERIFICA DELL’INTERESSE CULTURALE

1° comma: i beni dell’articolo 10 comma 1, sono portatori di interesse culturale fino a quando qualcuno

non verifichi che realmente sono beni di interesse storico e artistico. Il procedimento di verifica e di

interesse culturale serve per decidere se i beni possono rimanere nel demanio dello stato o nel patrimonio

disponibile. Il patrimonio va incrementato per questo c’è un preventivo inserimento.

2° comma: sono beni culturali quei beni sul quale è intervenuta la dichiarazione dell’interesse culturale da

parte degli organi del Ministero competenti. Sono tutti quei beni che appartengono a soggetti diversi

denominati nel comma 2 dell’articolo 10.

Distinzione dell’interesse culturale:

 Interesse culturale semplice: riguarda i beni che appartengono solo allo stato e agli enti pubblici a

cui vengono approvate le leggi di tutela finché non viene verificato.

 Interesse particolarmente importante: riguarda i beni dei privati e delle persone giuridiche ed è

l’interesse che tali beni devono avere per essere vincolati perché obbligati alla fruizione del bene

dopo il procedimento di dichiarazione. Pag. 10 a 22


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher CristinaMenabo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Legislazione dei beni culturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Lugli Matteo.

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