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LA TUTELA DEI BENI CULTURALI

Il concetto di Beni Culturali da vita a due diverse discipline:

- Scienza dei Beni Culturali e Ambientali: che ha per oggetto lo studio delle metodologie e

tecniche materiali di conservazione e difesa dei beni;

- Legislazione dei Beni Culturali e Paesaggistici: che riguarda tutte le tecniche dispositive

adottate dal legislatore per tutelare tale bene sotto il profilo normativo, non solo

singolarmente, ma anche nel contesto (sito) in cui si trova.

La Commissione Franceschini definì i Beni Culturali come beni costituenti testimonianze aventi

valore di civiltà ed incluse anche il concetto di ambiente sia paesaggistico che urbano. Il Codice dei

Beni Culturali del 2004 lega i Beni Culturali al paesaggio inteso come parte del territorio i cui

caratteri derivano sia dalla natura che dalla storia umana. L’ambiente è un bene costituzionale

riconosciuto e protetto dagli articoli 9-32 della Costituzione.

LA COMPETENZA MINISTERIALE

La competenza in materia di Beni Culturali è attribuita al Ministero per i beni e le attività culturali.

Compete a lui la vigilanza sui Beni Culturali e per esercitarla può avvalersi dell’aiuto delle Regioni.

L’organo consultivo è il Consiglio Nazionale per i Beni Culturali e paesaggistici, che si articola in 5

comitati di settore, cioè uno per ogni tipologia di bene.

LA TUTELA DEI BENI CULTURALI PRIMA

DELLA COSTITUZIONE

L’esigenza della tutela nasce:

- Incuria;

- Guerre e saccheggi.

1800: si cominciano a vedere le prime forme di tutela organica, soprattutto negli edifici della chiesa;

1883: si ebbe in Italia la prima Carta del restauro che si basava sul principio del minimo intervento

per i Beni Culturali che fosse il meno invasivo possibile;

1902: fu emanata una legge dal ministro Nasi che costituì un ostacolo alla libera circolazione dei

beni in quanto istituì uno strumento per schedarli, “il vietando l’esportazione dei beni

catalogo”,

inseriti in esso;

1909: fu emanata le legge Rosadi, che prevedeva un regime particolare per tutti i beni che avessero

l’incedibilità dei beni dello Stato e degli enti pubblici e l’obbligo di denuncia

più di 50 anni, cioè,

per il passaggio di proprietà o di possesso per i beni appartenenti ai privati;

1932: si ebbe la Carta di Roma, le cui norme fondamentali erano le stesse della carta del 1883;

1972: fu emanata una seconda Carta del restauro contenente istruzioni per la salvaguardia ed il

restauro di tutte le opere di ogni epoca.

La tutela del bene serve a:

- Garantire il godimento del bene al pubblico;

- Conservare le antiche memorie;

- Salvaguardare il patrimonio artistico.

LA TUTELA DEI BENI CULTURALI DOPO LA

COSTITUZIONE

Il primo segnale di attenzione verso i Beni Culturali fu dato dall’articolo 9 della Costituzione, che

considera la tutela del patrimonio culturale un’attività a favore dello sviluppo della personalità

umana. Nel 1939 viene emanata una legge contenente norme per il recupero degli edifici pubblici

distrutti a causa della guerra e nel 1964 viene istituita la Commissione Franceschini, col compito di

effettuare un esame per appurare lo stato del patrimonio culturale italiano.

LE REGIONI

Nel 1974 fu istituito il Ministero per i beni culturali e ambientali. Si interviene con una serie di

decreti per regolare il trasferimento di funzioni alle regioni. Il DPR 1972 n. 3 trasferiva alle regioni

le funzioni relative ai settori dei musei, biblioteche, conservazione e funzionamento. Il ministro

aveva il potere di integrare gli elenchi delle bellezze culturali approvate dalle regioni e poteva

esercitare un potere sostitutivo in caso di comportamento omissivo nel rilasciare autorizzazioni. La

legge 81/1990 sancì il principio della non equiparabilità dei Beni Culturali alle merci. La gestione

può essere:

- Diretta: affidata alle gestioni organizzative interne alle amministrazioni dotate di autonomia;

- Indiretta: attivata tramite concessione nel rispetto dei livelli minimi di qualità fissati da

ministero, regioni ed enti.

VALORIZZAZIONE

È definita tale ogni attività diretta a migliorare le condizioni di conoscenza e conservazione dei

Beni Culturali ambientali ed è coordinata tramite accordi Stato-Regioni.

LA TUTELA DEI BENI CULTURALI IN CAMPO

INTERNAZIONALE

Ad opera del diritto internazionale, la prima forma di tutela fu nei confronti delle violenze sui beni

culturali nel corso delle guerre. Le Nazioni Unite istituirono l’istituto internazionale.

dell’AIA: cercò di evitare la prassi che l’esercito vincitore

- 1907-Convenzione per

risarcimento delle perdite subite trasportasse nel proprio Stato il patrimonio artistico

culturale mobile dello Stato sconfitto;

- 1931-Carta di Atene: tesa ad una collaborazione tra gli Stati firmatari per la conservazione

dell’umanità;

del patrimonio artistico e storico

- 1947-Trattato di Parigi: per la reintegrazione dei patrimoni culturali nazionali;

dell’AIA:

- 1954-Convenzione conferimento di uno status di garanzia per i beni degli Stati

occupati, vietando cattura e confisca;

- 1970-Convenzione di Parigi: sul traffico illecito dei Beni Culturali;

- 1985-Convenzione di Granada: per la salvaguardia del patrimonio architettonico;

- 1995-Convenzione di UNIDROIT: sulla restituzione dei beni culturali rubati o illecitamente

trasportati. Essa prevede l’obbligo di restituzione e un indennizzo per colui che ha acquistato

incautamente il bene. Non si applica nei paesi dell’UE;

- 1982-Convenzione di Montegobay: tutela del patrimonio archeologico rinvenuto nei fondali

marini. La Convenzione distingue gli spazi marini in:

- Zone del mare territoriale e acque interne;

- Acque arcipelagiche;

- Zona economica esclusiva;

- Piattaforma continentale;

- Alto mare;

- Area internazionale.

- 1999-Dichiarazione di Siracusa: per la salvaguardia del patrimonio culturale giacente in

fondo al Mar Mediterraneo. Gli Stati che si affacciano sul Mediterraneo devono assumersi la

responsabilità della protezione del patrimonio culturale sottomarino;

- 2000-Convenzione europea sul paesaggio: la convenzione fornisce una definizione di

paesaggio: “tutti gli spazi naturali, rurali, urbani, non solo terrestri ma anche acquatici sia il

paesaggio incontaminato che in degrado”. I suoi obbiettivi sono:

- Promozione della protezione del paesaggio;

- Gestione e pianificazione del paesaggio;

- Cooperazione degli Stati europei per la protezione e la conservazione.

- 2003-Convenzione di Parigi: per la protezione del patrimonio culturale immateriale:

tradizioni, espressioni orali, linguaggi, spettacoli, riti e feste consacrate.

NATURA GIURIDICA DEI BENI CULTURALI

Allo Stato possono appartenere beni a titolo di:

- Proprietà Privata: diritto di godere e disporre delle cose purché non ne faccia un uso vietato;

- Proprietà Pubblica: caratterizzata da una serie di obblighi e doveri che incombono sul

soggetto, che deve garantire determinati requisiti di qualità di questi beni.

Appartengono allo Stato ed a enti pubblici territoriali i Beni Demaniali, che non possono

appartenere ad altro soggetto. Questi sono inalienabili e inusucapibili. Si distinguono in:

- Beni del demanio naturale: che per loro natura appartengono allo Stato;

destinati alla fruizione pubblica ma costruiti dall’uomo.

- Beni del demanio artificiale:

Alla Pubblica Amministrazione appartengono, a titolo di proprietà privata i Beni Patrimoniali, che

si distinguono in:

- Beni del patrimonio indispensabile: destinati ad un pubblico servizio come miniere, caserme

e foreste;

- Beni del patrimonio disponibile: hanno valore economico in quanto producono reddito.

I Beni privati di interesse pubblico, pur appartenenti a privati, sono soggetti a vincoli in quanto

rivestono un interesse pubblico. Si dividono in:

- Vincolati: non possono essere liberamente fruiti dal proprietario in quanto è sottoposto ad

del bene;

autorizzazioni per l’esercizio

- Di rilevanza pubblica: il proprietario li deve utilizzare traendo conto di determinate direttive

della Pubblica Amministrazione.

I Beni Culturali vengono conservati dallo Stato, ma non sono considerati beni pubblici perché vi

manca l’appartenenza del bene ad un soggetto pubblico e la capacità di realizzare un interesse

pubblico.

PATRIMONIO CULTURALE E NAZIONALE

si fa riferimento all’insieme dei rapporti giuridici, attivi e passivi, di

Patrimonio Nazionale:

contenuto economico, facenti capo ad un determinato soggetto. Indica la consistenza economica dei

Fanno parte di questo i beni di tutti coloro che si trovano all’interno della

beni che gli appartengono.

nazione, sia enti pubblici che privati. È quindi l’insieme della ricchezza di un paese.

l’insieme delle cose che appartengono allo Stato o ad

Patrimonio Culturale Nazionale: enti pubblici

o privati che rivestono un interesse culturale. Vi rientrano non solo i beni materiali, ma anche

immateriali che contribuiscono a formare la cultura nazionale. Fanno parte anche i beni della

Chiesa. Non ne fanno parte le cose importate temporaneamente da stranieri.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in beni culturali
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Joseph Raimondo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Legislazione dei beni culturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Cortese Wanda.

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