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Diritto fallimentare - la legge fallimentare Appunti scolastici Premium

Appunti di Diritto fallimentare per l'esame del professor Costa sui seguenti argomenti: le disposizioni generali, le disposizioni del fallimento, la disposizione del curatore, la disposizione del comitato dei creditori, la disposizione degli effetti del fallimento sui rapporti giuridici presenti.

Esame di Diritto Fallimentare docente Prof. C. Costa

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ESTRATTO DOCUMENTO

ART. 263. (RUOLO DEGLI AMMINISTRATORI GIUDIZIARI).

COL REGIO DECRETO PREVEDUTO NELL'ART. 27, COMMA TERZO, O CON ALTRO

DECRETO SEPARATO SARANNO RIUNITE E COORDINATE LE DISPOSIZIONI IN VIGORE

RELATIVE AL FONDO SPECIALE PREVEDUTO NELLA LEGGE 10 LUGLIO 1930, N. 995.

FINO A QUANDO NON SARÀ EMANATO IL REGIO DECRETO ANZIDETTO

CONTINUERANNO AD OSSERVARSI LE DISPOSIZIONI DEL REGIO DECRETO 20

NOVEMBRE 1930, N. 1595 E LE ALTRE NORME ORA IN VIGORE RIGUARDANTI LA

FORMAZIONE DEI RUOLI E LA NOMINA E DISCIPLINA DEGLI AMMINISTRATORI

GIUDIZIARI.

PARIMENTI CONTINUERANNO AD OSSERVARSI, FINO A QUANDO NON SARÀ

PROVVEDUTO AI SENSI DELL'ART. 39, LE NORME CONTENUTE NEL DECRETO

MINISTERIALE 30 NOVEMBRE 1930 SU DETERMINAZIONE DELLA MISURA DEI

COMPENSI, SPETTANTI AI CURATORI DEI FALLIMENTI.

ART. 264. (ISTITUTO DI CREDITO).

QUANDO NEL PRESENTE DECRETO SI FA RIFERIMENTO A ISTITUTI DI CREDITO, IN

DETTA ESPRESSIONE S'INTENDONO COMPRESE, OLTRE L'ISTITUTO DI EMISSIONE,

LE IMPRESE AUTORIZZATE E CONTROLLATE A NORMA DELLE LEGGI VIGENTI

DALL'ISPETTORATO PER LA DIFESA DEL RISPARMIO E PER L'ESERCIZIO DEL

CREDITO.

ART. 265. (NORMA DI RINVIO).

LE DISPOSIZIONI TRANSITORIE PER IL CODICE DI PROCEDURA CIVILE APPROVATE

CON REGIO DECRETO 18 DICEMBRE 1941, N. 1368, SI APPLICANO ANCHE AI

PROCEDIMENTI IN CORSO CONNESSI ALLE PROCEDURE DI FALLIMENTO O DI

CONCORDATO PREVENTIVO.

ART. 266. (DISPOSIZIONI ABROGATE).

CON L'ENTRATA IN VIGORE DEL PRESENTE DECRETO SONO ABROGATE LE

DISPOSIZIONI DEL CODICE DI COMMERCIO APPROVATO CON LEGGE 2 APRILE 1882,

N. 681, RELATIVE AL FALLIMENTO, LE DISPOSIZIONI DELLA LEGGE 24 MAGGIO 1903, N.

197, SUL CONCORDATO PREVENTIVO E SULLA PROCEDURA DEI PICCOLI FALLIMENTI,

DELLA LEGGE 10 LUGLIO 1930, N. 995, SUL FALLIMENTO, SUL CONCORDATO

PREVENTIVO E SUI PICCOLI FALLIMENTI, SALVO QUANTO DISPOSTO DALL'ART. 263,

NONCHÉ OGNI ALTRA DISPOSIZIONE CONTRARIA O INCOMPATIBILE CON QUELLE DEL

DECRETO MEDESIMO.

Annesso B

RELAZIONE ALLA MAESTÀ DEL RE IMPERATORE DEL MINISTRO GUARDASIGILLI

(GRANDI)

CRITERI DELLA RIFORMA.

ART. 1

L'IDEA DI COMPRENDERE IN UNA DISCIPLINA UNITARIA TUTTI GLI ASPETTI DELLA

CRISI ECONOMICA DELL'IMPRESA NON È FRUTTO DI UNA ELABORAZIONE

DOTTRINARIA, MA È IL NATURALE SBOCCO DI UN VASTO PROCESSO INIZIATOSI DA

MOLTI ANNI, A SEGUITO DELLA CONSTATATA INSUFFICIENZA DEL FALLIMENTO A

REGOLARE LE DIVERSE SITUAZIONI A CUI LA CRISI DELL'IMPRESA PUÒ DAR LUOGO.

IL FALLIMENTO, NELLA SUA STESSA ORIGINE STORICA, NON È CHE UNA

ESECUZIONE FORZATA, PIÙ COMPLESSA DI QUELLA INDIVIDUALE, MA SEMPRE

ESECUZIONE, CHE TENDE ALLA LIQUIDAZIONE DELL'IMPRESA. QUESTO CARATTERE

SI RIVELA ESORBITANTE RISPETTO A QUELLE CRISI ECONOMICHE CHE NON SONO

INDICI DI MANCANZA DI VITALITÀ DELL'IMPRESA, E CHE POSSONO ESSERE

SUPERATE SENZA ARRIVARE ALLA LIQUIDAZIONE DELL'IMPRESA. LA LEGGE DEL

1903 SUL CONCORDATO PREVENTIVO, CORRETTIVO E QUASI ANTIDOTO DEL

FALLIMENTO, HA INTESO PRECISAMENTE FAR FRONTE A TALI SPECIALI SITUAZIONI E

L'ISTITUTO DEL CONCORDATO PREVENTIVO, ORAMAI COLLAUDATO DA UN

QUARANTENNIO DI ESPERIENZA, NON POTEVA NON ESSERE COORDINATO CON LA

NUOVA LEGGE SUL FALLIMENTO. D'ALTRA PARTE LE VICENDE ECONOMICHE DI

QUESTI ULTIMI QUARANTA ANNI HANNO MOSTRATO COME TALVOLTA LA CRISI DI

UN'IMPRESA POSSA ESSERE UNA MOMENTANEA DIFFICOLTÀ, CHE NON IMPLICA

IMPOTENZA A PAGARE I DEBITI. IN RELAZIONE A QUESTE SITUAZIONI, DOPO

L'ABROGAZIONE DELL'INIDONEO ISTITUTO DELLA MORATORIA (1903), IL NOSTRO

ORDINAMENTO, A DIFFERENZA DI MOLTE LEGGI STRANIERE, NON DISPONEVA DI UNO

STRUMENTO ADATTO PER CONSENTIRE ALL'IMPRESA DI SUPERARE LE DIFFICOLTÀ,

SENZA RISCHIO PER I CREDITORI; MA LA PRATICA LO RECLAMAVA E SOPPERIVA ALLA

SUA MANCANZA COME POTEVA. NEL RIFORMARE L'ISTITUTO DEL FALLIMENTO NON

SI POTEVA NON TENER CONTO ANCHE DI QUESTO ASPETTO DELLA REALTÀ E A TAL

FINE HO PREVISTO, NEL QUADRO DELLA MATERIA TRATTATA DALLA PRESENTE

LEGGE, IL NUOVO ISTITUTO DELL'AMMINISTRAZIONE DELL'IMPRESA SOTTO

CONTROLLO GIUDIZIARIO (AMMINISTRAZIONE CONTROLLATA). INFINE

L'ORGANIZZAZIONE DI CONTROLLI AMMINISTRATIVI SU VASTE CATEGORIE

D'IMPRESE, CHE INVOLGONO INTERESSI DI CARATTERE GENERALE (IMPRESE

ASSICURATIVE, DI CREDITO, ECC.) E IL CONSEGUENTE ASSOGGETTAMENTO DI TALI

IMPRESE - NORMALMENTE SOCIETÀ O ENTI PUBBLICI - A PARTICOLARI FORME DI

LIQUIDAZIONE AMMINISTRATIVA NEI CASI DI PIÙ GRAVI IRREGOLARITÀ, HANNO

DIMOSTRATO CHE PER TALI CATEGORIE DI IMPRESE LA STESSA TUTELA DEGLI

INTERESSI DEI CREDITORI, ANCHE IN CASO DI INSUFFICIENZA PATRIMONIALE, PUÒ

ESSERE MEGLIO REALIZZATA CON PROCEDURE AMMINISTRATIVE CHE CON

PROCEDURE GIUDIZIARIE. LE PROCEDURE DI LIQUIDAZIONE AMMINISTRATIVA,

PREVISTE DA NUMEROSE LEGGI SPECIALI, RICHIEDEVANO PERÒ DI ESSERE

RICONDOTTE A UN MINIMO DI UNITÀ DI PRINCIPI E COORDINATE CON LA LEGGE SUL

FALLIMENTO. A CIÒ PROVVEDE IL TITOLO DELLA PRESENTE LEGGE DEDICATO ALLA

LIQUIDAZIONE COATTA AMMINISTRATIVA CHE È UNA DELLE NOVITÀ SALIENTI DELLA

PRESENTE RIFORMA.

ART. 2

NELL'AMPLIARE LA MATERIA GIÀ DISCIPLINATA DAL TERZO LIBRO DEL CODICE DI

COMMERCIO, HO TUTTAVIA MANTENUTO FERMA LA LIMITAZIONE DEL FALLIMENTO

ALLE IMPRESE COMMERCIALI.

SONO TROPPO NOTE, PERCHÉ QUI DEBBANO ESSERE RICHIAMATE, LE RAGIONI

STORICHE CHE HANNO DETERMINATO IL SORGERE DEL FALLIMENTO COME

ISTITUTO PROPRIO DEI COMMERCIANTI: CONVIENE SOLO RICORDARE CHE IN

QUESTO SENSO È SEMPRE STATA LA TRADIZIONE ITALIANA, ANCHE SE LE LEGGI

MODERNE CHE AMMETTONO LA DISTINZIONE TRA DEBITORE COMMERCIANTE E NON

COMMERCIANTE RIPETONO LA LORO ORIGINE IMMEDIATA DAL CODICE FRANCESE.

CONTRO QUESTA TRADIZIONE SI ERA BENSÌ, IN TEMPI VICINI A NOI, E SPECIALMENTE

NELLA DOTTRINA, MANIFESTATA UNA TENDENZA FAVOREVOLE ALL'ESTENSIONE

DEL FALLIMENTO A TUTTI I DEBITORI, SULL'ESEMPIO DELLE LEGISLAZIONI

GERMANICHE E ANGLO-SASSONI. MA TALE TENDENZA NON SI È DIMOSTRATA

RISPONDENTE ALLA NOSTRA ECONOMIA.

UNA PROPOSTA IN TAL SENSO DELLA COMMISSIONE MINISTERIALE PER LA

RIFORMA DEL CODICE DI COMMERCIO DEL 1919 RESTÒ INFATTI SENZA SEGUITO E I

SUCCESSIVI PROGETTI LEGISLATIVI DI RIFORMA DEL CODICE DI COMMERCIO (1925-

1940) CONSERVARONO AL FALLIMENTO LA SUA IMPRONTA TRADIZIONALE DI

ISTITUTO SPECIALE PER I COMMERCIANTI.

D'ALTRA PARTE L'ARGOMENTO PIÙ FORTE CHE MILITAVA A FAVORE

DELL'ESTENSIONE DEL FALLIMENTO AI NON COMMERCIANTI - E CIOÈ

L'INSUFFICIENZA DELLA PROCEDURA ESECUTIVA ORDINARIA NELLA DISCIPLINA DEL

CONCORSO DEI CREDITORI - È VENUTO A CADERE CON LA RIFORMA GENERALE DEL

PROCESSO CIVILE, CHE ASSICURA AI CREDITORI - ANCHE NELLA FASE ESECUTIVA -

UNO STRUMENTO SEMPLICE E RAPIDO, PER LA REALIZZAZIONE DELLA TUTELA

GIURIDICA DEI LORO INTERESSI CONCORRENTI.

ANCHE NELLA PRESENTE LEGGE, DUNQUE, IL FALLIMENTO CONSERVA IL

CARATTERE DI ISTITUTO COMMERCIALE E VIENE A COMPLETARE QUELLA

DISCIPLINA SPECIALE DELL'IMPRESA COMMERCIALE, CHE COSTITUISCE UNO DEI

CAPISALDI DEL NUOVO CODICE CIVILE, "NON PER UN SEMPLICE OMAGGIO FORMALE

ALLA TRADIZIONE, MA COME RICONOSCIMENTO DELL'IMPORTANZA FONDAMENTALE

DELL'ECONOMIA INDUSTRIALE E COMMERCIALE PER IL PRESENTE E PER

L'AVVENIRE DEL NOSTRO PAESE".

ANALOGO CARATTERE COMMERCIALE NECESSARIAMENTE MANTENGONO ANCHE

GLI ALTRI ISTITUTI CONNESSI DEL CONCORDATO PREVENTIVO, E

DELL'AMMINISTRAZIONE CONTROLLATA E, IN LINEA DI MASSIMA, ANCHE QUELLO

DELLA LIQUIDAZIONE AMMINISTRATIVA.

ART. 3

NELLE SUE LINEE GENERALI LA PRESENTE LEGGE REAGISCE DECISAMENTE ALLA

CONCEZIONE TROPPO LIBERALISTICA DEL CODICE DEL 1882, E SVILUPPA SU UN

PIANO ORGANICO I PRINCIPI AFFERMATI DALLA LEGGE ROCCO DEL 1930 NEL SENSO

DI UNA PIÙ ENERGICA TUTELA DEGLI INTERESSI GENERALI SUGLI INTERESSI

INDIVIDUALI DEI CREDITORI E DEL DEBITORE. SI SUOLE A QUESTO PROPOSITO

PARLARE DI UNA NUOVA CONCEZIONE PUBBLICISTICA DEL FALLIMENTO IN

CONTRAPPOSTO A UNA TRADIZIONALE CONCEZIONE PRIVATISTICA. NON È PERÒ

TANTO IMPORTANTE NÉ IN MATERIA DI FALLIMENTO - NÉ PIÙ IN GENERALE IN

MATERIA DI PROCESSO CIVILE - LA DEFINIZIONE ASTRATTA DEI SISTEMI. CIÒ CHE

IMPORTA E CHE LA NUOVA LEGGE ASSUME LA TUTELA DEI CREDITORI COME UN

ALTISSIMO INTERESSE PUBBLICO E PONE IN ESSERE TUTTI I MEZZI PERCHÉ LA

REALIZZAZIONE DI QUESTA TUTELA NON VENGA INTRALCIATA DA ALCUN INTERESSE

PARTICOLARISTICO, SIA DEL DEBITORE SIA DEI SINGOLI CREDITORI.

RISPONDONO A QUESTI CRITERI LA NUOVA DISCIPLINA DEGLI ORGANI PREPOSTI AL

FALLIMENTO, CON UN ACCRESCIMENTO DEI POTERI DEL TRIBUNALE E DEL GIUDICE

DELEGATO; LA CONCENTRAZIONE DEI POTERI, ASSEGNATI DALLA LEGISLAZIONE

ANTERIORE ALLA ASSEMBLEA DEI CREDITORI, NEL COMITATO DEI CREDITORI,

NOMINATO DAL GIUDICE DELEGATO; L'ESTENSIONE DELLA PROCEDURA MONITORIA

PER L'ACCERTAMENTO DEL PASSIVO ANCHE ALL'ACCERTAMENTO DEI DIRITTI REALI

DEI TERZI SUI BENI MOBILIARI IN POSSESSO DEL FALLITO; LA SEMPLIFICAZIONE

DELLE NORME CIRCA LA LIQUIDAZIONE DELL'ATTIVO; LE NUOVE PIÙ SEVERE NORME

CIRCA IL FALLIMENTO DELLE SOCIETÀ COMMERCIALI; LA PIÙ SPEDITA DISCIPLINA

DEL CONCORDATO FALLIMENTARE E PREVENTIVO; LA SEMPLIFICAZIONE DELLA

MATERIA DEI GRAVAMI.

NON MENO IMPORTANTI SONO LE INNOVAZIONI DELLA PRESENTE LEGGE CIRCA GLI

EFFETTI DELLA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO CHE ATTENGONO ANCHE AL DIRITTO

SOSTANZIALE. ALLE FRAMMENTARIE NORME DATE IN PROPOSITO DAL CODICE DI

COMMERCIO ABROGATO SI SOSTITUISCE INFATTI UNA DISCIPLINA ORGANICA DEGLI

EFFETTI DEL FALLIMENTO, NEI CONFRONTI DEL PATRIMONIO DEL FALLITO, NEI

CONFRONTI DEI CREDITORI, NEI CONFRONTI DEGLI ATTI PREGIUDIZIEVOLI AI

CREDITORI E NEI CONFRONTI DEI RAPPORTI GIURIDICI IN CORSO, LA QUALE DA UN

LATO COLMA LE PIÙ LAMENTATE LACUNE DELLA LEGISLAZIONE ABROGATA,

DALL'ALTRO LATO INNOVA PROFONDAMENTE ALLA LEGISLAZIONE ANTERIORE,

SPECIALMENTE IN MATERIA DI REVOCATORIA FALLIMENTARE.

CONSAPEVOLE DEL DANNO CHE L'INSOLVENZA DELL'IMPRESA RECA

ALL'ECONOMIA GENERALE, LA NUOVA LEGGE È GIUSTAMENTE SEVERA NELLE SUE

SANZIONI, DOVE VI SONO RESPONSABILITÀ PERSONALI DA COLPIRE, COME RISULTA

DALLE NORME PENALI CHE LA INTEGRANO, ALIENE DA OGNI MALINTESA

INDULGENZA. MA NON MENO PRESENTE È NEL SISTEMA DELLA NUOVA LEGGE IL

SENSO DI UMANITÀ, COME APPARE DALLA POSIZIONE FATTA AL FALLITO DURANTE IL

FALLIMENTO IN RELAZIONE AI BENI CHE COSTITUISCONO STRUMENTI ESSENZIALI DI

VITA E DI LAVORO, COME APPARE DAL NUOVO ISTITUTO DELLA RIABILITAZIONE

CIVILE DEL FALLITO, COME APPARE DALLA NUOVA PIÙ LARGA DISCIPLINA DATA

ALL'ISTITUTO DEL CONCORDATO PREVENTIVO, FIANCHEGGIATO A SUA VOLTA DAL

NUOVO ISTITUTO DELL'AMMINISTRAZIONE CONTROLLATA.

LA NUOVA LEGGE HA INTESO SOPRATTUTTO UNIFORMARSI AI PRINCIPI GENERALI

ISPIRATORI DELLA NUOVA CODIFICAZIONE FASCISTA. ESSA VA DIRETTA AL SUO

SCOPO DOVUNQUE È IN GIOCO LA TUTELA DI UN INTERESSE GENERALE; MANTIENE

UNA LINEA DI MODERAZIONE, DOVUNQUE SI TRATTA DI DIRIMERE CONTRASTI TRA

INTERESSI INDIVIDUALI DIVERGENTI. LA NUOVA LEGGE VUOLE ESSERE COSÌ, ANCHE

IN TEMA DI FALLIMENTO, UNA LEGGE DI GIUSTIZIA SOCIALE.

DISPOSIZIONI GENERALI.

ART. 4

LE NORME RELATIVE AI SINGOLI ISTITUTI SONO PRECEDUTE DA ALCUNE

DISPOSIZIONI DI CARATTERE GENERALE, CHE REGOLANO I RAPPORTI FRA I VARI

ISTITUTI, DETERMINANDO I SOGGETTI AI QUALI ESSE SI APPLICANO.

VIENE CONFERMATO ANZITUTTO (ART. 1) IL PRINCIPIO, GIÀ RISULTANTE DALL'ART.

2221 DEL CODICE CIVILE, CHE AL FALLIMENTO, AL CONCORDATO PREVENTIVO E

ALL'AMMINISTRAZIONE CONTROLLATA SONO SOGGETTI GLI IMPRENDITORI CHE

ESERCITANO UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE - IMPRENDITORI INDIVIDUALI E SOCIETÀ -

ESCLUSI GLI ENTI PUBBLICI, ANCHE SE ESERCITANO UN'ATTIVITÀ ESCLUSIVAMENTE

O PREVALENTEMENTE COMMERCIALE E COME TALI SOGGETTI ALLA ISCRIZIONE NEL

REGISTRO DELLE IMPRESE, ED ESCLUSI I PICCOLI IMPRENDITORI.

LA NOZIONE DI PICCOLO IMPRENDITORE - SPECIALMENTE ARTIGIANO E PICCOLO

COMMERCIANTE - È DATA DALL'ART. 2083 DEL CODICE CIVILE.

HO TUTTAVIA RITENUTO OPPORTUNO PORRE UNA NORMA INTEGRATIVA IDONEA A

FACILITARE L'OPERA DEL GIUDICE NELL'APPREZZAMENTO DEI SINGOLI CASI, NEL

SENSO CHE POSSONO ESSERE CONSIDERATI PICCOLI IMPRENDITORI SOLO COLORO

CHE SONO STATI RICONOSCIUTI TITOLARI DI UN REDDITO DI RICCHEZZA MOBILE

INFERIORE AL MINIMO IMPONIBILE, O, IN MANCANZA DI ACCERTAMENTO AI FINI

DELL'IMPOSTA DI RICCHEZZA MOBILE, COLORO NELLA CUI AZIENDA RISULTI ESSERE

STATO COMUNQUE INVESTITO UN CAPITALE NON SUPERIORE A LIRE TRENTAMILA,

QUALUNQUE SIA LA NATURA DELL'INVESTIMENTO, FISSO O CIRCOLANTE. HO

ALTRESÌ PRECISATO CHE IN NESSUN CASO POSSONO ESSERE ANNOVERATE FRA I

PICCOLI IMPRENDITORI LE SOCIETÀ, QUALUNQUE NE SIA IL TIPO, E, SI INTENDE,

ANCHE SE NON ABBIANO OSSERVATO L'OBBLIGO DELL'ISCRIZIONE NEL REGISTRO

DELLE IMPRESE. NON SONO NATURALMENTE SOGGETTE AL FALLIMENTO, AL

CONCORDATO PREVENTIVO E AMMINISTRAZIONE CONTROLLATA LE SOCIETÀ CHE

PUR COSTITUENDOSI SECONDO UNO DEI TIPI PROPRI DELLE SOCIETÀ COMMERCIALI,

NON ESERCITANO UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE.

NON POTEVA ESSERE DETERMINATA DALLA PRESENTE LEGGE LA SFERA DI

APPLICAZIONE DELLE PROCEDURE DI LIQUIDAZIONE COATTA AMMINISTRATIVA, NON

TANTO IN CONSIDERAZIONE DELLA MOLTEPLICITÀ DEI CASI GIÀ PREVISTI DAL

CODICE CIVILE E DALLE LEGGI SPECIALI, QUANTO IN CONSIDERAZIONE DELLA

INFLUENZA CHE SU TALE DETERMINAZIONE ESERCITANO LE MUTEVOLI

CIRCOSTANZE DELL'ECONOMIA. L'ART. 2 PERCIÒ RIMETTE ALLE ALTRE LEGGI

DETERMINARE LE CATEGORIE DI IMPRESE SOGGETTE ALLA LIQUIDAZIONE COATTA

AMMINISTRATIVA, L'AUTORITÀ COMPETENTE A DISPORLA E I CASI IN CUI PUÒ

ESSERE DISPOSTA. HO INVECE RITENUTO DOVEROSO RISOLVERE CON UNA NORMA

DI CARATTERE GENERALE LA QUESTIONE DEL CONCORSO TRA LIQUIDAZIONE

COATTA AMMINISTRATIVA E FALLIMENTO, ATTENENDOMI AL CRITERIO DELLA

ESCLUSIONE DEL FALLIMENTO DOVE LA LEGGE AMMETTE LA PROCEDURA DI

LIQUIDAZIONE AMMINISTRATIVA, CRITERIO GIÀ ACCOLTO DALLA LEGGE BANCARIA E,

NEL SILENZIO DELLE LEGGI SPECIALI, GIÀ FATTO PROPRIO DALLA GIURISPRUDENZA

NEL SETTORE DELLE IMPRESE ASSICURATIVE, COME IL PIÙ RISPONDENTE AI FINI E

ALLO SPIRITO DELLA LIQUIDAZIONE AMMINISTRATIVA. LA NORMA NON INTENDE

NATURALMENTE ESCLUDERE CHE PER DETERMINATE CATEGORIE DI IMPRESE LA

LEGGE DISPONGA DIVERSAMENTE, LIMITANDO LA LIQUIDAZIONE COATTA

AMMINISTRATIVA A PARTICOLARI PRESUPPOSTI DI IRREGOLARITÀ E FACENDO

LUOGO AL FALLIMENTO NEL CASO DI INSOLVENZA; COSÌ ESPRESSAMENTE L'ART.

2544 CODICE CIVILE PER LE COOPERATIVE CHE ESERCITANO UN'ATTIVITÀ

COMMERCIALE, ECCETTUATE QUELLE PARTICOLARI CATEGORIE DI COOPERATIVE

CHE SONO SOGGETTE A LIQUIDAZIONE COATTA AMMINISTRATIVA ANCHE IN CASO DI

INSOLVENZA, IN VIRTÙ DI LEGGI SPECIALI (ES. COOPERATIVE DI CREDITO). MA NEL

SILENZIO DELLA LEGGE DEVE INTENDERSI CHE LA PROCEDURA DI LIQUIDAZIONE

AMMINISTRATIVA, QUALUNQUE SIA IL PRESUPPOSTO PER CUI SIA PREVISTA, SI

APPLICA, IN LUOGO DEL FALLIMENTO, ANCHE IN CASO DI INSOLVENZA, SALVO LA

NECESSITÀ DELL'ACCERTAMENTO GIUDIZIARIO DELLO STATO DI INSOLVENZA PER I

PARTICOLARI EFFETTI PREVISTI DALL'ART. 203 DELLA PRESENTE LEGGE. QUANTO

POI ALL'EVENTUALE CONFLITTO TRA LIQUIDAZIONE COATTA AMMINISTRATIVA E

FALLIMENTO PER QUELLE CATEGORIE DI IMPRESE, PER CUI LA LEGGE PREVEDE LA

COESISTENZA DELLE DUE PROCEDURE, IL CONFLITTO NON PUÒ ESSERE RISOLTO

CHE CON IL CRITERIO DELLA PREVENZIONE, E IN QUESTO SENSO DISPONE L'ART.

196.

IN RELAZIONE ALLE PROCEDURE DI LIQUIDAZIONE COATTA AMMINISTRATIVA HO

CONSIDERATO ANCHE IL PROBLEMA DEL CONCORDATO PREVENTIVO E

DELL'AMMINISTRAZIONE CONTROLLATA (ART. 3): MA NON HO TROVATO RAGIONE DI

ESCLUDERE DA QUESTE PROCEDURE VASTE CATEGORIE DI IMPRESE PER IL SOLO

FATTO CHE QUESTE SIANO SOGGETTE A LIQUIDAZIONI COATTE AMMINISTRATIVE. HO

SOLO ESCLUSO DALLA PROCEDURA DELL'AMMINISTRAZIONE CONTROLLATA LE

IMPRESE ESERCENTI IL CREDITO, POICHÈ PER QUESTE LA LEGGE SPECIALE

PREVEDE GIÀ UNA PROCEDURA DI AMMINISTRAZIONE CONTROLLATA (NON

GIUDIZIARIA). HO PERÒ DISPOSTO CHE PER LE IMPRESE SOGGETTE A LIQUIDAZIONE

AMMINISTRATIVA, PER LE QUALI È ESCLUSO IL FALLIMENTO, SI FA LUOGO ALLA

DICHIARAZIONE DI INSOLVENZA, NEI CASI IN CUI SECONDO LA DISCIPLINA DEL

CONCORDATO PREVENTIVO E DELL'AMMINISTRAZIONE CONTROLLATA SI DOVREBBE

FAR LUOGO ALLA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO (ART. 195 SETTIMO COMMA).

L'ART. 4 RINVIA INFINE ALLE LEGGI SPECIALI CIRCA TALUNE FIGURE ANOMALE DI

FALLIMENTO CHE NON RIGUARDANO L'IMPRENDITORE COMMERCIALE: IL

FALLIMENTO DELL'AGENTE DI CAMBIO NON IMPRENDITORE E IL FALLIMENTO PER

DEBITO DI IMPOSTA.

DEL FALLIMENTO.

ART. 5

UNA DELLE QUESTIONI PIÙ DIBATTUTE SOTTO L'IMPERO DEL CODICE DEL 1882 ERA

QUELLA DELLA DETERMINAZIONE DEL COSIDDETTO PRESUPPOSTO OBBIETTIVO DEL

FALLIMENTO, E CIOÈ DEL FATTO ECONOMICO CHE GIUSTIFICA LA DICHIARAZIONE

DEL FALLIMENTO. L'ART. 683 DEL CODICE ERA PARTICOLARMENTE INFELICE SU

QUESTO PUNTO, PERCHÉ CONTRAPPONEVA UNO STATO DI FALLIMENTO,

CONSEGUENTE ALLA CESSAZIONE DEI PAGAMENTI, ANTERIORE AL FALLIMENTO

DICHIARATO, QUASI CHE LO STATO DI FALLIMENTO POTESSE SUSSISTERE SENZA

QUESTA PREVENTIVA DICHIARAZIONE. È STATO GIUSTAMENTE OSSERVATO CHE

PRIMA DEL FALLIMENTO, E CIOÈ DELLA SENTENZA CHE LO DICHIARA, NON C'È UNO

STATO DI FALLIMENTO, MA UN FATTO O UNO STATO ECONOMICO, QUALE

L'INSOLVENZA, COSÌ COME PRIMA DELL'INTERDIZIONE NON C'È UNO STATO DI

INTERDIZIONE, MA UN FATTO NATURALE, QUALE L'INFERMITÀ DI MENTE, E VIA

DICENDO. L'INSOLVENZA È APPUNTO IL FATTO O LO STATO CHE LA LEGGE

PRESUPPONE COME NECESSARIO PER LA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO: E

QUESTO CONCETTO AMPIO E COMPRENSIVO SOSTITUISCE QUELLO DI CESSAZIONE

DEI PAGAMENTI DEL CODICE, LA QUALE PUÒ ESSERE UN SINTOMO, E LO SARÀ

MAGARI ORDINARIAMENTE, MA PUÒ ANCHE ESSERE DETERMINATA DA ALTRI

TEMPORANEI FATTORI, CHE ESCLUDONO L'OPPORTUNITÀ O LA CONVENIENZA DI

DICHIARARE IL FALLIMENTO. QUESTA PRECISAZIONE ERA TANTO PIÙ NECESSARIA

IN QUANTO LA LEGGE PREVEDE LA TEMPORANEA DIFFICOLTÀ DI ADEMPIERE LE

PROPRIE OBBLIGAZIONI (CHE È CESSAZIONE DI PAGAMENTI MA NON INSOLVENZA)

COME PRESUPPOSTO DELLA AMMINISTRAZIONE CONTROLLATA (ART. 187).

CIÒ PREMESSO LA LEGGE HA CURA DI FISSARE I CRITERI PER STABILIRE QUANDO

SUSSISTA LO STATO D'INSOLVENZA: E DISPONE CHE QUESTO SI MANIFESTA CON

INADEMPIMENTI O ALTRI FATTI ESTERIORI CHE ABBIANO IL VALORE SINTOMATICO

DELL'INCAPACITÀ DEL DEBITORE A SODDISFARE REGOLARMENTE LE PROPRIE

OBBLIGAZIONI (ART. 5).

DOVE L'AVVERBIO "REGOLARMENTE" INDICA NON SOLO "ALLE DEBITE SCADENZE"

MA ANCHE CON MEZZI NORMALI, IN RELAZIONE ALL'ORDINARIO ESERCIZIO

DELL'IMPRESA. SI TRATTA DI CRITERI GENERALI CHE NON POSSONO ELIMINARE LA

VALUTAZIONE CONCRETA CHE IL GIUDICE DEVE FARE CASO PER CASO,

EVENTUALMENTE ATTRAVERSO L'AUDIZIONE DEL DEBITORE, ANCHE IN

CONTRADDITTORIO DEI CREDITORI, COME LA LEGGE HA AVUTO CURA DI

CONSENTIRGLI (ART. 15).

LA SOSTITUZIONE DELLO STATO D'INSOLVENZA ALLA CESSAZIONE DEI PAGAMENTI

HA AVUTO COME EFFETTO DI ELIMINARE LA DISTINZIONE DELLA CESSAZIONE PER

PAGAMENTI COMMERCIALI, ESSENDO L'INSOLVENZA UN FATTO ECONOMICO

INSCINDIBILE, E DI ELIMINARE ALTRESÌ L'OBBLIGO DEL DEBITORE DI FARE LA

DICHIARAZIONE DELLA CESSAZIONE DEI PAGAMENTI ENTRO I TRE GIORNI DA

QUELLO IN CUI CESSARONO (ART. 686 COD. 1882). QUEST'OBBLIGO INFATTI

PRESUPPORREBBE L'IDENTIFICAZIONE DELLO STATO DI INSOLVENZA CON

L'INADEMPIMENTO, SOLO FATTO OBBIETTIVAMENTE ACCERTABILE AI FINI DI QUELLA

DICHIARAZIONE.

ART. 6

IL PROCEDIMENTO PER LA DICHIARAZIONE DEL FALLIMENTO MANTIENE NEL CAPO I

LE LINEE CHE AVEVA NEL CODICE: MA ESSO SI È IN PARTE MODIFICATO, IN PARTE

COMPLETATO IN VIRTÙ DI ALCUNE NORME CHE COLMANO LACUNE COSTANTEMENTE

LAMENTATE DALLA DOTTRINA E DELLA PRATICA. LA SEMPLIFICAZIONE SI HA

ANZITUTTO CON LA ELIMINAZIONE DELLE FORMA CONTENZIOSA DI DICHIARAZIONE

DEL FALLIMENTO ATTRAVERSO L'ESPRESSA QUALIFICA DI RICORSO ATTRIBUITA

ALLA DOMANDA DEL CREDITORE (ART. 6), E LA CONSEGUENTE DISCIPLINA DEI

GRAVAMI. DEGNA DI MENZIONE INOLTRE È LA RIDUZIONE A UN ANNO DEL TERMINE

ENTRO CUI L'IMPRENDITORE CESSATO, ALLA PARI DEL DEFUNTO, PUÒ ESSERE

DICHIARATO FALLITO, E L'ABOLITA RESTRIZIONE DELLA DIPENDENZA DEI DEBITI

DALL'ESERCIZIO DELL'IMPRESA (ARTICOLI 10, 11). MA LA SEMPLIFICAZIONE

MAGGIORE STA NELL'ELIMINAZIONE DELLA SENTENZA CHE RETRODATA LA

CESSAZIONE DEI PAGAMENTI, CHE SI RIFLETTEVA ANCHE SUL CONTENUTO

EVENTUALE DELLA SENTENZA DICHIARATIVA; CIÒ TOGLIE UNO DEI PIÙ FASTIDIOSI

IMPACCI ALLO SVOLGIMENTO DELLA PROCEDURA, FONTE DI PRETESTUOSE

OPPOSIZIONI.

FRA LE DISPOSIZIONI CHE COMPLETANO LA DISCIPLINA DELLA DICHIARAZIONE DI

FALLIMENTO, VA IN PRIMO LUOGO SEGNALATA QUELLA CHE PREVEDE IL RILIEVO

DELLO STATO DI INSOLVENZA DA PARTE DEL GIUDICE NEL PROCESSO CIVILE (ART.

8). QUESTA NORMA DÀ UN CONTENUTO CONCRETO E OFFRE UNA POSSIBILITÀ

PRATICA DI ATTUAZIONE AL POTERE DEL TRIBUNALE DI DICHIARARE IL FALLIMENTO

EX OFFICIO, PRIMA RIDOTTO, SI PUÒ DIRE, A UNA MERA AFFERMAZIONE TEORICA.

CONVIENE SOTTOLINEARE CHE LO STATO DI INSOLVENZA CHE IL GIUDICE PUÒ

RILEVARE È QUELLO DELL'IMPRENDITORE CHE SIA PARTE IN CAUSA, IL CHE

ESCLUDE DA UN LATO CHE LE FUNZIONI DEL GIUDICE SI POSSANO CONFONDERE

CON QUELLE DEL PUBBLICO MINISTERO CONTEMPLATO NELL'ART. 7, DALL'ALTRO

MANTIENE LA DICHIARAZIONE EX OFFICIO NELL'ORBITA DELLA FUNZIONE

GIURISDIZIONALE CHE IL GIUDICE CONCRETAMENTE SVOLGE IN UNA DATA

CONTROVERSIA. RISULTANDO L'INSOLVENZA, IL GIUDICE RIFERISCE AL TRIBUNALE

COMPETENTE PER LA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO: E NON OCCORRE DIRE CHE

SE L'INSOLVENZA È RILEVATA DIRETTAMENTE DAL TRIBUNALE COMPETENTE NELLA

DECISIONE DELLA CAUSA, LA DICHIARAZIONE PUÒ ESSERE DA LUI EMESSA

SENZ'ALTRO.

L'ART. 9 STABILISCE L'AUTONOMIA DEL TRIBUNALE ITALIANO RISPETTO A QUELLO

STRANIERO PER QUEL CHE RIGUARDA LA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO DI

IMPRENDITORI CHE ABBIANO ALL'ESTERO LA SEDE PRINCIPALE DELL'IMPRESA.

QUESTI POSSONO ESSERE DICHIARATI FALLITI IN ITALIA, ANCHE SE SIANO GIÀ STATI

DICHIARATI FALLITI ALL'ESTERO. IL PRINCIPIO RISPONDE A INTUITIVE ESIGENZE

POLITICHE DI PROTEZIONE DEGLI INTERESSI NAZIONALI E NON OSTACOLA IN NULLA

L'UNITÀ DEL FALLIMENTO. LA NORMA È DEL RESTO UN COROLLARIO DEL PRINCIPIO

ACCOLTO IN TEMA DI DELIBAZIONE DI SEQUESTRO DAL NUOVO CODICE DI

PROCEDURA CIVILE, E LA LEGGE DISPONE TESTUALMENTE CHE SONO SALVE LE

CONVENZIONI INTERNAZIONALI IN MATERIA.

IL GIUDIZIO DI OPPOSIZIONE ALLA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO È OGGETTO DI

TRE DISPOSIZIONI (ARTICOLI 18, 19, 20), CHE LO REGOLANO COMPIUTAMENTE. È

UNIFICATO PER TUTTI IL TERMINE PER PROPORRE L'OPPOSIZIONE (QUINDICI

GIORNI), ED È NEGATO A CHI HA CHIESTO IL FALLIMENTO IL DIRITTO DI PROPORRE

L'OPPOSIZIONE. LA LEGITTIMAZIONE PASSIVA SPETTA AL CURATORE E AL

CREDITORE RICHIEDENTE, ESCLUSO QUINDI IL DEBITORE, AL QUALE È

IMPLICITAMENTE NEGATA LA FACOLTÀ DI INTERVENIRE IN GIUDIZIO PER

CONTRASTARE L'OPPOSIZIONE. LA SENTENZA DI REVOCA È IMPUGNABILE, COME

QUELLA DI RIGETTO DELL'OPPOSIZIONE, NEI QUINDICI GIORNI DALLA NOTIFICA.

REVOCATO IL FALLIMENTO, I MOLTEPLICI PROBLEMI CHE SORGONO PER EFFETTO

DELLA REVOCA SONO RISOLTI DALL'ART. 21, IL QUALE, UNIFORMANDOSI AL

PRINCIPIO GENERALE DELLA TUTELA DELL'AFFIDAMENTO, LARGAMENTE ACCOLTO

DAL CODICE CIVILE, FA ANZITUTTO SALVI GLI EFFETTI DEGLI ATTI LEGALMENTE

COMPIUTI DAGLI ORGANI DEL FALLIMENTO, E POI DISPONE I PROVVEDIMENTI DA

PRENDERE PER LA LIQUIDAZIONE DELLE SPESE, COMPRESO IL COMPENSO AL

CURATORE.

L'ULTIMA NORMA DEL CAPO I (ART. 22) NON È LA MENO IMPORTANTE, PERCHÉ

REGOLA IL GRAVAME CONTRO IL DECRETO MOTIVATO CHE RESPINGE L'ISTANZA DI

FALLIMENTO PROPOSTA DAL CREDITORE (SOLA IPOTESI NELLA QUALE IL GRAVAME

SIA AMMESSO). IL RECLAMO È PROPOSTO DAL CREDITORE ALLA CORTE D'APPELLO,

NEL TERMINE DI QUINDICI GIORNI. SE LA CORTE CHE GIUDICA IN CAMERA DI

CONSIGLIO, SENTITI IL CREDITORE E IL DEBITORE, ACCOGLIE IL RICORSO, RINVIA

GLI ATTI D'UFFICIO AL TRIBUNALE PER LA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO, ESSENDO

A QUESTO RISERVATA LA COMPETENZA ESCLUSIVA PER TALE PROVVEDIMENTO. IN

TAL MODO È ELIMINATO IL DISPENDIOSO E INUTILE PROCEDIMENTO DI OPPOSIZIONE

DISPOSTO DALL'ART. 913 DEL CODICE DI COMMERCIO CON INGIUSTIFICATA

EQUIPARAZIONE DEL PROVVEDIMENTO DI RIGETTO DELLA ISTANZA ALLA SENTENZA

DICHIARATIVA DI FALLIMENTO.

ART. 7

IL CAPO II SI INTITOLA "DEGLI ORGANI PREPOSTI AL FALLIMENTO". QUESTA

FORMULA CORRISPONDE A QUELLA DEL CAPO I, TITOLO II DEL CODICE, CHE

PARLAVA DI PERSONE PREPOSTE ALL'AMMINISTRAZIONE DEL FALLIMENTO. IL

NUOVO TITOLO È PIÙ RAZIONALE DAL PUNTO DI VISTA TECNICO: IL FALLIMENTO NON

È UN ENTE ALLA CUI AMMINISTRAZIONE SI PROVVEDA SECONDO LE NORME DELLA

LEGGE E PER MEZZO DELLE PERSONE DA QUESTA DESIGNATE, MA È UN

PROCESSO, CHE RICHIEDE ORGANI SPECIALI IN CONFRONTO A QUELLI DEL

PROCESSO ORDINARIO. PER QUANTO LA LEGGE NON DEBBA PRENDERE POSIZIONE

NELLE QUESTIONI DOTTRINALI, ESSA DEVE MANTENERE IL COORDINAMENTO

LOGICO E FORMALE FRA LE VARIE SUE NORME; E IL CONCETTO DI ORGANO È IN

FUNZIONE DEGLI EFFETTI DELLA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO INDICATI NELL'ART.

42 ("PRIVA IL FALLITO DELL'AMMINISTRAZIONE E DELLA DISPONIBILITÀ DEI SUOI

BENI").

UNA NOVITÀ DELLA LEGGE È L'INCLUSIONE, FRA GLI ORGANI DEL FALLIMENTO, DEL

TRIBUNALE FALLIMENTARE. NON SI TRATTA DI UNA SEMPLICE TRASFORMAZIONE

DELLA NORMA CONTENUTA NEL SECONDO COMMA DELL'ART. 685 DEL CODICE: SI

TRATTA DI UNA NOVITÀ, CHE SI CONCRETA NELL'ATTRIBUZIONE AL TRIBUNALE DI

TUTTI I POTERI AMMINISTRATIVI NECESSARI PER IL RETTO SVOLGIMENTO DELLE

OPERAZIONI FALLIMENTARI E NELLA NETTA DISTINZIONE DI QUESTI POTERI DA

QUELLI PROPRIAMENTE GIURISDIZIONALI. IL VECCHIO CODICE NON POTEVA

IGNORARE DEL TUTTO QUESTA DIFFERENZA FRA LE FUNZIONI DEL TRIBUNALE NEL

FALLIMENTO, MA SI LIMITAVA NEGLI ARTICOLI 905 E SEGUENTI, IN SEDE DI

REGOLAMENTO DELL'ESERCIZIO DELLE AZIONI COMMERCIALI, A STABILIRE I CASI IN

CUI LE SENTENZE DEL TRIBUNALE ERANO SOGGETTE AD APPELLO O MENO (ART.

913), CON GRANDE CONFUSIONE E INCERTEZZA DELLA PRATICA. ORA È

DECISAMENTE STABILITO NELL'ART. 23, CHE IL TRIBUNALE PROVVEDE SU TUTTE LE

CONTROVERSIE E GLI INCIDENTI RELATIVI ALLA PROCEDURA CHE NON SONO DI

COMPETENZA DEL GIUDICE DELEGATO, E DECIDE SUI RECLAMI CONTRO I

PROVVEDIMENTI DI QUESTO: TUTTO CIÒ CON DECRETO PRONUNCIATO IN CAMERA

DI CONSIGLIO E NON SOGGETTO A GRAVAME. DI FRONTE A QUESTE FUNZIONI

STANNO QUELLE GIURISDIZIONALI VERE E PROPRIE, CONTEMPLATE DALL'ART. 24, E

ALLE QUALI IL TRIBUNALE, COME IN QUALUNQUE ALTRO CASO, PROVVEDE CON

SENTENZA.

IN RELAZIONE A QUESTE FUNZIONI GIURISDIZIONALI, L'ART. 24 HA DOVUTO

AFFRONTARE LE INTRICATE QUESTIONI SORTE SOTTO L'IMPERO DELL'ART. 685 DEL

CODICE DI COMMERCIO.

È STATO QUESTO UNO DEI PUNTI CHE HANNO DATO LUOGO A PIÙ GRAVI

DISCUSSIONI NELLA PREPARAZIONE DELLA LEGGE, RITENENDOSI DA MOLTI CHE SI

DOVESSE SOSTITUIRE LA FORMULA RITENUTA AMBIGUA DEL CODICE ("AZIONI CHE

DERIVANO" DAL FALLIMENTO) CON L'ALTRA PIÙ CONCRETA DI AZIONI CHE HANNO

CAUSA, ANCHE OCCASIONALE, DAL FALLIMENTO.

DOPO MATURA RIFLESSIONE, HO RITENUTO DI NON COMPLICARE LA FORMULA

GENERALE DELL'ART. 685 DEL CODICE DI COMMERCIO, RISOLVENDO IN CONCRETO I

CASI PIÙ DUBBI. PERTANTO HO MANTENUTO LA COMPETENZA DEL TRIBUNALE

FALLIMENTARE PER LE AZIONI CHE DERIVANO DAL FALLIMENTO, E CIOÈ IN PRIMO

LUOGO PER TUTTE LE AZIONI CHE SONO PROMOSSE CONTRO IL FALLIMENTO,

RELATIVE AD ATTI DELLA PROCEDURA FALLIMENTARE, O DIRETTE A FAR VALERE UN

DIRITTO NEI CONFRONTI DELLA MASSA CREDITORIA. LA COMPETENZA DEL

TRIBUNALE FALLIMENTARE PER MOLTE DI QUESTE AZIONI È DEL RESTO GIÀ

IMPLICITA NEL PARTICOLARE PROCEDIMENTO DISPOSTO DALLA LEGGE PER IL LORO

ESERCIZIO, COME PER LE AZIONI DEI CREDITORI E DEI TERZI CHE AGISCONO PER LA

RIVENDITA, SEPARAZIONE E RESTITUZIONE DI COSE MOBILI (ARTICOLI 93, 103), O

NELLA NATURA STESSA DELL'AZIONE, COME PER LA MOGLIE CHE AGISCE PER

CONTRASTARE ALLA PRESUNZIONE DELL'ART. 70. HO RITENUTO PERÒ OPPORTUNO

RIPRODURRE IL PRINCIPIO, ACCOLTO DAL REGIO DECRETO 21 MAGGIO 1934, N. 1073,

CHE LA COMPETENZA DEL TRIBUNALE FALLIMENTARE SI ESTENDE ALLE AZIONI

RELATIVE A RAPPORTI DI LAVORO. IL DUBBIO PIÙ GRAVE RIGUARDAVA, ANCHE

SOTTO IL CODICE DEL 1882, LE AZIONI REALI IMMOBILIARI: E PER QUESTE HO

RITENUTO CHE RAGIONI DI OPPORTUNITÀ, ANCHE SE TALI AZIONI POSSONO

DERIVARE DAL FALLIMENTO, CONSIGLIANO DI ESCLUDERE IL LORO ASSORBIMENTO

NELLA COMPETENZA DEL TRIBUNALE FALLIMENTARE.

PER QUEL CHE RIGUARDA POI LE AZIONI REVOCATORIE FALLIMENTARI, LA

COMPETENZA DEL TRIBUNALE FALLIMENTARE DERIVA DALLA LORO STESSA NATURA

E IL DUBBIO SORTO PER LA REVOCATORIA ORDINARIA È STATO ELIMINATO CON LA

DETERMINAZIONE DELLA COMPETENZA DEL TRIBUNALE FALLIMENTARE, CIÒ CHE

APPARE PIÙ RAGIONEVOLE E IN ARMONIA CON LE ALTRE SOLUZIONI ACCOLTE (ART.

66). TUTTE LE ALTRE AZIONI PROMOSSE DAL FALLIMENTO, SIA REALI CHE

PERSONALI, SEGUONO LE ORDINARIE NORME DI COMPETENZA.

ART. 8

LA FIGURA E I POTERI DEL GIUDICE DELEGATO RIMANGONO QUELLI GIÀ FISSATI

DAL CODICE ABROGATO E DALLA LEGGE DEL 1930. SI È PERÒ AVUTO CURA DI

CONDENSARE IN UN UNICO ARTICOLO TUTTE LE SUE ATTRIBUZIONI NELLA

PROCEDURA FALLIMENTARE (RINVIANDO A PIÙ OPPORTUNA SEDE QUELLE DI

CARATTERE ISTRUTTORIO NEI PROCESSI CHE HANNO ORIGINE DAL FALLIMENTO),

COGLIENDO L'OCCASIONE PER IMPORTANTI PRECISAZIONI, QUALE QUELLA CHE

L'AUTORIZZAZIONE AL CURATORE A STARE IN GIUDIZIO COME ATTORE O COME

CONVENUTO (E QUINDI ANCHE A COSTITUIRSI PARTE CIVILE A NORMA DELL'ART.

240) DEVE ESSERE DATA PER OGNI GRADO DEL GIUDIZIO MEDESIMO (ART. 25, N. 6).

L'ART. 26 REGOLA IL RECLAMO CONTRO I DECRETI DEL GIUDICE DELEGATO: SI

TRATTA DI UNA SEMPLICE PROCEDURA NON CONTENZIOSA, CHE SI SVOLGE

DAVANTI AL TRIBUNALE FALLIMENTARE, SU RICORSO PROPOSTO ENTRO TRE GIORNI

DA CHIUNQUE VI ABBIA INTERESSE. SI STABILISCE IN MODO ESPRESSO, CHE, SALVA

CONTRARIA DISPOSIZIONE DELLA LEGGE, IL RICORSO NON HA EFFICACIA

SOSPENSIVA DEL PROVVEDIMENTO DEL GIUDICE DELEGATO. INFINE IN ARMONIA

CON LA NUOVA FIGURA DEL GIUDICE ISTRUTTORE NEL PROCESSO CIVILE NON È

STATA RIPRODOTTA LA DISPOSIZIONE DELL'ART. 4 DELLA LEGGE DEL 1930 CHE

ESCLUDE IL GIUDICE DELEGATO DALLA FORMAZIONE DEL COLLEGIO NEI GIUDIZI DA

LUI AUTORIZZATI.

ART. 9

ANCHE PER QUEL CHE RIGUARDA IL CURATORE, LA LEGGE RIPRODUCE LE NORME

CONTENUTE NELLA LEGGE DEL 1930, LA CUI EFFICACIA MORALIZZATRICE È STATA

COLLAUDATA DA OLTRE UN DECENNIO DI APPLICAZIONE. QUESTE NORME SONO

STATE PERÒ CHIARITE E PRECISATE NELLA FORMA, E DOVE OCCORREVA

COMPLETATE: SI È COSÌ DISPOSTO CHE IL DEPOSITO DELLE SOMME RISCOSSE DEVE

ESSERE INTESTATO ALL'UFFICIO FALLIMENTARE E NON AL CURATORE, E NON PUÒ

ESSERE RITIRATO CHE IN BASE A MANDATO DI PAGAMENTO DEL GIUDICE DELEGATO

(ART. 34), E CHE PER GLI ATTI INDICATI NELL'ART. 35 (RIDUZIONI DI CREDITI,

COMPROMESSI, TRANSAZIONI ECC.), IL CURATORE DEBBA ESSERE AUTORIZZATO

DAL GIUDICE DELEGATO, SE IL LORO VALORE NON ECCEDE LE LIRE DIECIMILA, IN

CASO CONTRARIO CON DECRETO DEL TRIBUNALE. NELL'ART. 35 RESTA COSÌ

ASSORBITA ANCHE LA NORMA DETTATA IN MATERIA DI TRANSAZIONE DALL'ART. 797

CODICE DI COMMERCIO. DATA POI LA QUALIFICA DI PUBBLICO UFFICIALE DEL

CURATORE, E IL SISTEMA DELLA SUA SCELTA, OCCORREVA UN PROCEDIMENTO

SPECIALE PER LA SUA REVOCA, MA NELLO STESSO TEMPO BISOGNAVA SOTTRARLO

ALL'ARBITRIO DEL SINGOLO CREDITORE. CIÒ SI È OTTENUTO ATTRIBUENDO AL

TRIBUNALE IL POTERE DI REVOCA, CON DECRETO EMESSO IN CAMERA DI

CONSIGLIO, SENZA CONTRADDITTORIO, MA SENTITI IL CURATORE E IL PUBBLICO

MINISTERO, E AL GIUDICE DELEGATO IL POTERE DI PROPORRE LA REVOCA STESSA,

ANCHE SU RICHIESTA DEL COMITATO DEI CREDITORI.

STABILITO ESPRESSAMENTE CHE IL CURATORE DEVE ADEMPIERE AI DOVERI DEL

SUO UFFICIO CON DILIGENZA, IN CASO DI REVOCA SI È ATTRIBUITA AL NUOVO

CURATORE L'ESERCIZIO DELL'AZIONE DI RESPONSABILITÀ, PREVIA AUTORIZZAZIONE

DEL GIUDICE DELEGATO (ART. 38). SOLO CON LA CHIUSURA DEL FALLIMENTO I

CREDITORI E IL FALLITO RIPRENDONO LA LORO LIBERTÀ DI AZIONE. L'ART. 39 INFINE

REGOLA IL COMPENSO DOVUTO AL CURATORE, SOTTRAENDOLO AD OGNI

PATTUIZIONE PRIVATA, COLPITA DALLA PIÙ RADICALE NULLITÀ.

ART. 10

ANCHE LA DELEGAZIONE DEI CREDITORI SUBISCE UNA TRASFORMAZIONE NELLA

NUOVA LEGGE, CHE È RESA EVIDENTE NEL NUOVO NOME ASSUNTO DI "COMITATO

DEI CREDITORI". PER QUANTO LE FUNZIONI DEL COMITATO DEI CREDITORI SI

SVOLGANO ESSENZIALMENTE NELL'INTERESSE DEI CREDITORI, LA SUA NOMINA È

ORAMAI SOTTRATTA A OGNI INFLUENZA DI QUESTI, ESPRESSA SIA NELLA FORMA

DELL'ELEZIONE, COME AVVENIVA NEL CODICE, SIA NELLA FORMA DELLA

DESIGNAZIONE, ACCOLTA DALLA LEGGE DEL 1930. È IL GIUDICE DELEGATO ORAMAI

CHE PROVVEDE ALLA NOMINA COSÌ DEL COMITATO, COME DEL SUO PRESIDENTE, E

IN QUANTO OCCORRA ALLA SOSTITUZIONE DEI SUOI MEMBRI. UNICO VINCOLO AL

POTERE DISCREZIONALE DEL GIUDICE È CHE LA SCELTA DEVE AVVENIRE FRA I

CREDITORI; E CIÒ IMPORTA COME CONSEGUENZA CHE LA COSTITUZIONE DEL

COMITATO DEVE ESSERE FATTA DI REGOLA ENTRO DIECI GIORNI DAL DECRETO CHE

RENDE ESECUTIVO LO STATO PASSIVO, A NORMA DELL'ART. 97 (ART. 40). QUANTO

CIÒ RAFFORZI I POTERI DEL COMITATO, PER LA VESTE NETTAMENTE PUBBLICISTICA

CHE VIENE AD ASSUMERE, NON È IL CASO DI DIRE : SI PUÒ AGGIUNGERE CHE

ANCHE LE SUE FUNZIONI NE RISULTANO AMPLIATE, PERCHÉ ACCANTO ALLE

TRADIZIONALI MANSIONI DI SORVEGLIANZA CHE ESSO CONSERVA RISPETTO AL

CURATORE NELL'AMMINISTRAZIONE DEL FALLIMENTO, E OLTRE ALLA

PARTECIPAZIONE ATTIVA ALL'AMMINISTRAZIONE SOTTO FORMA DI PARERE

OBBLIGATORIO, NEI CASI DALLA LEGGE INDICATI, IL COMITATO PUÒ IN OGNI

MOMENTO ESSERE CHIAMATO DAL GIUDICE O DAL TRIBUNALE A DARE IL SUO

PARERE QUANDO ESSI LO STIMANO OPPORTUNO. È COSÌ UNA SPECIE DI ORGANO

CONSULTIVO PERMANENTE, CHE VIENE ISTITUITO DALLA LEGGE, ED È LECITO

PRESUMERE CHE L'ACCRESCIMENTO DEI POTERI DEL GIUDICE, CON LA MAGGIORE

RESPONSABILITÀ CHE ESSO IMPORTA, RENDERÀ FREQUENTE E QUASI NATURALE IL

RICORSO A TALE ORGANO, CON GRANDE VANTAGGIO DEL FALLIMENTO, ANCHE DAL

PUNTO DI VISTA DELLA STABILITÀ DEI PROVVEDIMENTI.

L'UFFICIO DEI MEMBRI DEL COMITATO È GRATUITO, SALVO IL RIMBORSO DELLE

SPESE.

ART. 11

IL CAPO TERZO DEL TITOLO II TRATTA DEGLI EFFETTI DEL FALLIMENTO, E

COSTITUISCE IL CORPO CENTRALE DELL'ISTITUTO. SI RACCOLGONO SOTTO

QUESTO CAPO, IN QUATTRO SEZIONI DISTINTE, LE NORME CHE REGOLANO GLI

EFFETTI DEL FALLIMENTO PER IL FALLITO (ARTICOLI 42-50), QUELLE CHE REGOLANO

GLI EFFETTI PER I CREDITORI (ARTICOLI 51-63), LE NORME SUGLI ATTI

PREGIUDIZIEVOLI AI CREDITORI (ARTICOLI 64-71) E INFINE, LE NORME SUI RAPPORTI

GIURIDICI PREESISTENTI (ARTICOLI 72-83). IMPORTANTISSIME SONO LE INNOVAZIONI

INTRODOTTE DALLA LEGGE IN QUESTO CAPO, CHE ABBRACCIA TUTTE LE NORME

SOSTANZIALI DEL FALLIMENTO.

ART. 12

L'EFFETTO IMMEDIATO CHE LA SENTENZA DICHIARATIVA DI FALLIMENTO PRODUCE

PER IL FALLITO È INDICATO DALL'ART. 42 COME LA PERDITA DALLA DATA DELLA

SENTENZA STESSA DELL'AMMINISTRAZIONE E DELLA DISPONIBILITÀ DEI BENI. È

QUESTO IL COSIDDETTO "SPOSSESSAMENTO", CHE TANTO TRAVAGLIO DI IDEE HA IN

OGNI TEMPO DETERMINATO FRA GLI STUDIOSI DELL'ISTITUTO. LA LEGGE NON

POTEVA NÉ DOVEVA PRENDERE POSIZIONE IN MEZZO A QUESTE CONTESE: ESSA HA

INVECE AVUTO CURA DI PRECISARE, IN CONFRONTO ALL'ART. 699 DEL CODICE, CHE

IL FALLITO PERDE NON SOLO L'AMMINISTRAZIONE DEI SUOI BENI, MA ANCHE LA

DISPONIBILITÀ, E SOPRATTUTTO DI FISSARE I LIMITI DI QUESTA PERDITA, CHE NON

PUÒ ESSERE RETTAMENTE INTESA SE NON CON RIFERIMENTO AI BENI PRESENTI

ALLA DATA DELLA SENTENZA DICHIARATIVA. PER I BENI CHE PERVENGONO IN

SEGUITO AL FALLITO, LA LEGGE, TENUTA FERMA LA SANA TRADIZIONE NOSTRA CHE

LI COMPRENDE NEL FALLIMENTO, AGGIUNGE CHE DEVONO ESSERE PREVIAMENTE

DEDOTTE LE PASSIVITÀ INERENTI ALL'ACQUISTO E ALLA CONSERVAZIONE DI DETTI

BENI (ART. 42): E IN QUESTO MODO DÀ BASE POSITIVA A UNA SOLUZIONE CHE GIÀ LA

MIGLIORE DOTTRINA AUSPICAVA, SENZA TUTTAVIA CONCORDARE NEL SUO

FONDAMENTO GIURIDICO.

EFFETTI DELLA PERDITA DELL'AMMINISTRAZIONE E DELLA DISPONIBILITÀ SONO LA

PERDITA DELLA LEGITTIMAZIONE PROCESSUALE, ATTIVA E PASSIVA, NELLE

CONTROVERSIE RELATIVE A RAPPORTI PATRIMONIALI (ART. 43, ANCHE SE IN CORSO,

E L'INEFFICACIA RISPETTO AI CREDITORI DEGLI ATTI COMPIUTI DAL FALLITO E DEI

PAGAMENTI DA LUI ESEGUITI E RICEVUTI (ART. 44). UN ULTERIORE IMPORTANTE

EFFETTO È QUELLO CHE ENUNCIA L'ART. 45, RISOLVENDO GRAVI DISSENSI

DOTTRINALI E GIURISPRUDENZIALI: E CIOÈ L'INEFFICACIA, RISPETTO AI CREDITORI,

DELLE FORMALITÀ (ISCRIZIONI, TRASCRIZIONI, ECC.) NECESSARIE PER RENDERE

OPPONIBILI GLI ATTI AL TERZI, QUANDO SIANO COMPIUTE DOPO LA DATA DELLA

DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO.

NON SARÀ INUTILE RICORDARE, QUASI COME CONTRAPPESO A QUESTE SERVERE

NORME, CHE LA LEGGE SI È PREOCCUPATA DI RENDERE PIÙ UMANA LA POSIZIONE

DEL FALLITO DAL PUNTO DI VISTA STRETTAMENTE PERSONALE: INFATTI NON SOLO È

STATA MANTENUTA LA FACOLTÀ DEL GIUDICE DI ATTRIBUIRE A LUI UN ASSEGNO

ALIMENTARE, MA È STATO DISPOSTO CHE LA CASA DI SUA PROPRIETÀ, NEI LIMITI

NECESSARI ALLA SUA ABITAZIONE E A QUELLA DELLA FAMIGLIA, NON PUÒ ESSERE

DISTRATTA DA TALE USO FINO ALLA LIQUIDAZIONE DELLE ATTIVITÀ (ART. 47). ANCHE

NELLA ISPEZIONE DELLA CORRISPONDENZA SONO STATI SALVAGUARDATI GLI

EVENTUALI INTERESSI DEL FALLITO (ART. 48).

ART. 13

GLI EFFETTI DEL FALLIMENTO PER I CREDITORI, DIRETTI A REALIZZARE LA PAR

CONDICIO, SI POSSONO RAGGRUPPARE IN DUE CATEGORIE: LA PRIMA COMPRENDE

LE CONSEGUENZE CHE IL FALLIMENTO HA SULL'AZIONE DEI CREDITORI, LA SECONDA

LE MODIFICAZIONI CHE IL DIRITTO STESSO DEI CREDITORI SUBISCE NELLA

PROCEDURA FALLIMENTARE.

PER QUEL CHE RIGUARDA L'AZIONE, LA LEGGE HA CURA DI FISSARE DUE PRINCIPII

MOLTO SEMPLICI E PRECISI CHE ELIMINANO LE INCERTEZZE E LE QUESTIONI CHE SI

AGITAVANO NELLA PRATICA. IL PRIMO È CHE NESSUNA AZIONE ESECUTIVA

INDIVIDUALE PUÒ' ESSERE INIZIATA O PROSEGUITA SUI BENI COMPRESI NEL

FALLIMENTO (ART. 51); IL SECONDO È CHE TUTTI I CREDITORI, ANCHE SE MUNITI DI

PRELAZIONE, DEVONO ASSOGGETTARSI ALL'ACCERTAMENTO SECONDO LE NORME

PROPRIE DEL PROCESSO FALLIMENTARE (ART. 52). IL SOLO TEMPERAMENTO CHE

LA LEGGE AMMETTE È CHE I CREDITORI PRIVILEGIATI A NORMA DEGLI ARTICOLI 2756

E 2761 DEL CODICE CIVILE O PIGNORATIZI POSSONO REALIZZARE IL LORO DIRITTO

ANCHE DURANTE IL FALLIMENTO (MA SEMPRE DOPO L'AMMISSIONE AL PASSIVO)

CON UNA SOLLECITA PROCEDURA DISPOSTA DALL'ART. 53, E SALVO IL RISCATTO DA

PARTE DEL CURATORE. QUANTO ALLE PROCEDURE IMMOBILIARI IN CORSO AL

MOMENTO DELLA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO ESSE POSSONO PROSEGUIRE, MA

AL CREDITORE PROCEDENTE SI SOSTITUISCE IL CURATORE (ART. 107).

LE MODIFICAZIONI DEI DIRITTI DEI CREDITORI RESE NECESSARIE DALL'ESIGENZA DI

REALIZZARE LA PAR CONDICIO ERANO IN PARTE GIÀ CONTENUTE NEL CODICE DI

COMMERCIO, SEBBENE DISPERSE IN LUOGHI DIVERSI: NEL RIPRODURLE, SI È

CERCATO DI RENDERE PIÙ CHIARA LA FORMULA LEGISLATIVA, ELIMINANDO NON

POCHI DEI DUBBI SORTI NELLA SUA INTERPRETAZIONE. COSÌ AD ESEMPIO IL DIRITTO

DEI CREDITORI IPOTECARI O PRIVILEGIATI, FRAMMENTARIAMENTE REGOLATO IN

BEN CINQUE ARTICOLI DEL CODICE (775-779) FORMA ORA OGGETTO DI UN UNICO

ARTICOLO (ART. 54); LA SOSPENSIONE DEL CORSO DEGLI INTERESSI, LA SCADENZA

ANTICIPATA DEI CREDITI A TERMINE, E LA PARTECIPAZIONE DEI CREDITI

CONDIZIONALI SONO DISCIPLINATI DALL'ART. 55 SOTTO IL COMUNE DENOMINATORE

DEL CARATTERE PECUNIARIO DEI CREDITI: LA CONTORTA E OSCURA NORMA

DELL'ART. 768 DEL CODICE IN TEMA DI CREDITI INFRUTTIFERI NON SCADUTI HA

CEDUTO IL POSTO ALLA REGOLA DELL'ART. 57, CHE PRESCRIVE CHIARAMENTE

L'OBBLIGO DELLA DETRAZIONE DEGLI INTERESSI NELL'AMMISSIONE DEI CREDITI

MEDESIMI AL PASSIVO.

NON POCHE SONO PERÒ LE NUOVE DISPOSIZIONI INTRODOTTE DALLA LEGGE;

TALI, L'ART. 59, RELATIVO ALLA VALUTAZIONE DEI CREDITI NON PECUNIARI, CHE

NON SIANO SCADUTI ALLA DATA DELLA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO, E L'ART. 58

SULLA VALUTAZIONE DELLE OBBLIGAZIONI, CHE MANTIENE LA CORRISPONDENTE

NORMA DELL'ART. 31 DELLA LEGGE 24 MAGGIO 1903, N. 197. MA FRA TUTTE È DEGNA

DI PARTICOLARE RILIEVO LA NORMA DELL'ART. 56, LA QUALE, INNOVANDO

RADICALMENTE IL SISTEMA DEL CODICE, AMMETTE I CREDITORI A COMPENSARE I

LORO DEBITI COI CREDITI CHE ESSI VANTANO VERSO IL FALLITO, ANCORCHÈ NON

SIANO SCADUTI PRIMA DELLA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO. È QUESTO UN

PRINCIPIO INSPIRATO AD EQUITÀ, COME DIMOSTRA IL FATTO CHE ESSO SI TROVA

ORMAI ACCOLTO IN QUASI TUTTE LE LEGISLAZIONI MODERNE. PER EVITARE

POSSIBILI ABUSI, LA LEGGE TUTTAVIA HA AVUTO CURA DI INTRODURRE UNA

LIMITAZIONE, ESCLUDENDO DALLA COMPENSAZIONE I CREDITI NON SCADUTI CHE

SIANO STATI ACQUISTATI PER ATTO TRA VIVI DOPO LA DICHIARAZIONE DEL

FALLIMENTO O NELL'ANNO ANTERIORE.

ART. 14

LA SEZIONE TERZA DEL CAPO III RAGGRUPPA TUTTE LE NORME RELATIVE AGLI

ATTI PREGIUDIZIEVOLI AI CREDITORI. È GIÀ IN QUESTO UN'OPPORTUNA

INNOVAZIONE DI CARATTERE SISTEMATICO RISPETTO AL CODICE DEL 1882, CHE

TRATTAVA DELLA REVOCA DEGLI ATTI FRAUDOLENTI NEL TITOLO I, TRA GLI EFFETTI

DEL FALLIMENTO, E RIMANDAVA AL TITOLO DELL'ACCERTAMENTO DEL PASSIVO LA

DISCIPLINA DEGLI ATTI COMPIUTI FRA I CONIUGI, LIMITANDOSI A CONSIDERARE LA

MOGLIE COME UNA DELLE VARIE SPECIE DI CREDITORI (TITOLO III, CAPO II). È

CHIARO, E NON HA BISOGNO DI DIMOSTRAZIONE, CHE GLI ATTI COMPIUTI FRA IL

FALLITO E QUALUNQUE TERZO, INTERESSANO IL FALLIMENTO IN QUANTO ESSI

POSSONO PREGIUDICARE I CREDITORI: E COSÌ SI GIUSTIFICA LA ASSUNZIONE DEGLI

UNI E DEGLI ALTRI SOTTO UN UNICO TITOLO.

MA BEN PIÙ IMPORTANTI SONO LE INNOVAZIONI CONTENUTE NELLA SEZIONE IN

MERITO ALLA DISCIPLINA DI QUESTI ATTI. COME È NOTO IL CODICE DEL 1882

RISOLVEVA IL PROBLEMA DELLA REVOCA CHE È POI IL PROBLEMA CENTRALE DEL

FALLIMENTO, PREVEDENDO UN PERIODO ANTERIORE ALLA DICHIARAZIONE DI

FALLIMENTO, DETTO DI CESSAZIONE DEI PAGAMENTI, IL CUI MOMENTO INIZIALE

VENIVA FISSATO VOLTA PER VOLTA DAL TRIBUNALE CON LA SENTENZA

DICHIARATIVA O CON ALTRA SUCCESSIVA, NEL LIMITE MASSIMO DI TRE ANNI DALLA

DICHIARAZIONE, RIDOTTO A DUE DALLA LEGGE DEL 1930. GLI ATTI COMPIUTI DAL

FALLITO IN QUESTO PERIODO ERANO COLPITI DA PRESUNZIONE DI FRODE, PIÙ O

MENO ASSOLUTA A SECONDA DELLA NATURA DELL'ATTO, E SOGGETTI A REVOCA.

L'IMPERFEZIONE DI QUESTO SISTEMA ERA DENUNCIATA DAL FATTO CHE MOLTE

VOLTE ERANO NECESSARIE PIÙ SENTENZE DI RETRODATAZIONE, E PROPRIO AL

FINE DI COLPIRE SINGOLI ATTI CHE EMERGEVANO NEL CORSO DELLA PROCEDURA

FALLIMENTARE: CON UNA EVIDENTE SPROPORZIONE TRA MEZZO E FINE, CHE SI

RISOLVEVA A DANNO DI TERZI INCOLPEVOLI, COINVOLTI IN UNA GENERICA

PRESUNZIONE DI FRODE SOLO PER AVER TRATTATO CON UNA PERSONA CHE DOPO

DUE ANNI DOVEVA FALLIRE. PERCIÒ SI ERA GIÀ DA TEMPO CALDEGGIATA, E AVEVA

TROVATO FAVOREVOLE ECO NEI PRECEDENTI PROGETTI DI RIFORMA, LA

SOSTITUZIONE DEL PERIODO GENERALE E GENERICO DI PRESUNZIONE DI FRODE,

STABILITO AD ARBITRIO DEL GIUDICE, CON DIVERSI PERIODI LEGALI, E QUINDI

DETERMINATI E SPECIFICI, A SECONDA DELLE CATEGORIE DI ATTI REVOCABILI. SU

QUESTA LINEA SI È POSTA LA LEGGE, LA QUALE IN SOSTANZA HA VOLUTO CHE

L'ATTO STESSO DELLA CUI REVOCA SI TRATTA, COSTITUISCA IL SINTOMO

RIVELATORE DELLO STATO D'INSOLVENZA, TENUTO CONTO DEL MOMENTO IN CUI FU

COMPIUTO.

ART. 15

QUESTE LE LINEE DEL NUOVO SISTEMA ACCOLTO DALLA LEGGE. IN MERITO POI A

SINGOLI ATTI PREGIUDIZIEVOLI AI CREDITORI, LA LEGGE MANTIENE LA

TRADIZIONALE DISTINZIONE FRA ATTI A TITOLO GRATUITO E ATTI A TITOLO

ONEROSO. I PRIMI SONO DICHIARATI SENZ'ALTRO PRIVI DI EFFETTO RISPETTO AI

CREDITORI (NON ANNULLATI COME IMPROPRIAMENTE SI ESPRIMEVA IL CODICE

NELL'ART. 707), SEMPRE CHE SIANO COMPIUTI DAL FALLITO NEI DUE ANNI

ANTERIORI ALLA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO (ART. 64). NEL MANTENERE QUESTA

GIUSTA NORMA, LA LEGGE HA PERÒ AVUTO CURA DI PRECISARE CHE SONO

ESCLUSI DALLA GRAVE SANZIONE I REGALI D'USO, GLI ATTI COMPIUTI A SCOPO DI

PUBBLICA UTILITÀ O IN ADEMPIMENTO DI UN DOVERE MORALE (COME AD ES. LA

COSTITUZIONE DI DOTE) SEMPRE CHE LA LIBERALITÀ SIA PROPORZIONATA AL

PATRIMONIO DEL DONANTE.

ANALOGA DISCIPLINA HANNO I PAGAMENTI DI DEBITI NON SCADUTI, CON LA

PRECISAZIONE PERÒ, RISPETTO AL CODICE, CHE SI TRATTI DI DEBITI LA CUI

SCADENZA DOVEVA AVVENIRE IL GIORNO DELLA DICHIARAZIONE DEL FALLIMENTO O

SUCCESSIVAMENTE (ART. 65).

QUANTO AGLI ATTI A TITOLO ONEROSO, L'ART. 67, UNIFORMANDOSI AL PRINCIPIO

ACCOLTO NELL'ART. 2901 DEL CODICE CIVILE, DISPONE CHE ESSI SONO REVOCATI

SUBORDINATAMENTE ALLA CONOSCENZA DELLO STATO DI INSOLVENZA DA PARTE

DEL TERZO. QUESTA CONOSCENZA È PRESUNTA, SALVO PROVA CONTRARIA, PER

GLI ATTI IN CUI CI SIA SQUILIBRIO NOTEVOLE PER LE PRESTAZIONI, PER LE

ESTINZIONI DI DEBITI SCADUTI ESEGUITE CON MEZZI ANORMALI, PER LE GARANZIE

PER DEBITI NON SCADUTI, SEMPRE CHE SIANO COMPIUTI ENTRO I DUE ANNI

ANTERIORI ALLA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO (ART. 67, NN. 1,2,3) E INFINE PER LE

GARANZIE PER DEBITI SCADUTI COMPRESE FRA QUESTE LE IPOTECHE GIUDIZIALI E

LE VOLONTARIE CHE SIANO COSTITUITE ENTRO L'ANNO ANTERIORE ALLA STESSA

DICHIARAZIONE (ART. 67, N. 4). SPETTA INVECE AL CURATORE PROVARE LA

CONOSCENZA DA PARTE DEL TERZO PER GLI ALTRI ATTI A TITOLO ONEROSO CHE

SIANO COMPIUTI ENTRO L'ANNO ANTERIORE ALLA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO: E

LA LEGGE HA CURA DI SPECIFICARE CHE FRA QUESTI ATTI SONO COMPRESI LE

IPOTECHE CONTESTUALI AL CREDITO, E I PAGAMENTI DI DEBITI SCADUTI ED

ESIGIBILI.

È OPPORTUNO AGGIUNGERE CHE ACCANTO ALLA REVOCA FALLIMENTARE, LA

LEGGE AMMETTE, COME GIÀ IL CODICE, L'ESERCIZIO DELLA PAULIANA SECONDO LE

NORME DEL CODICE CIVILE (ART. 66). ESSA HA ANZI PRECISATO, PER ELIMINARE

OGNI DUBBIO, CHE ANCHE QUEST'AZIONE SUBISCE LA VIS ATTRACTIVA

CONCURSUS, SIA CHE SI PROPONGA IN CONFRONTO DEL CONTRAENTE IMMEDIATO,

SIA DEI SUOI AVENTI CAUSA.

ART. 16

LE NORME SUGLI ATTI PREGIUDIZIEVOLI AI CREDITORI SI APPLICANO CON

MAGGIOR RIGORE QUANDO QUESTI SIANO COMPIUTI TRA CONIUGI: IN TAL CASO È

SOPPRESSO OGNI TERMINE DI COMPIMENTO DELL'ATTO, SALVA LA DIFFICILE PROVA

DELL'IGNORANZA DELLO STATO D'INSOLVENZA DEL CONIUGE FALLITO. L'ART. 69,

CHE CIÒ DISPONE, REGOLA ANCHE IL CONFLITTO DI INTERESSI FRA I CREDITORI E LA

MOGLIE DEL FALLITO DERIVANTE DALL'IPOTECA LEGALE PER LA DOTE,

ESCLUDENDO CHE QUESTA SI ESTENDA AI BENI PERVENUTI AL MARITO

COMMERCIANTE DURANTE IL MATRIMONIO PER TITOLO DIVERSO DA QUELLO DI

SUCCESSIONE O DONAZIONE. L'ART. 70 POI COMPLETA LA DISCIPLINA DI QUESTA

MATERIA MANTENENDO LA PRESUNZIONE MUCIANA, CHE PERÒ È RIFERITA AD

ENTRAMBI I CONIUGI, E NON SOLO ALLA MOGLIE, È LIMITATA AGLI ACQUISTI FATTI

NEL QUINQUENNIO ANTERIORE ALLA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO.

HO CREDUTO INUTILE RIPRODURRE LE ALTRE MINUTE NORME CONTENUTE NEL

CODICE DEL 1882 IN TEMA DI RAPPORTI FRA CONIUGI PERCHÉ LA SOLUZIONE DELLA

QUESTIONE DA ESSE PREVISTA PUÒ' AGEVOLMENTE RICAVARSI DAI PRINCIPI

GENERALI.

ART. 17

L'ART. 71 CONCLUDE LA DISCIPLINA DEGLI ATTI PREGIUDIZIEVOLI AI CREDITORI

AMMETTENDO AL PASSIVO FALLIMENTARE PER L'IMPORTO DEL SUO EVENTUALE

CREDITO IL TERZO CHE PER EFFETTO DELLA REVOCA ABBIA RESTITUITO QUANDO

AVEVA RICEVUTO DAL FALLITO. LA NECESSITÀ DELLA NORMA È IN RELAZIONE AL

PRINCIPIO CONTRARIO AFFERMATO DAL CODICE CIVILE (ART. 2902 DEL CODICE

CIVILE) PER LA REVOCA ESERCITATA FUORI DEL FALLIMENTO.

ART. 18

COMPLETAMENTE NUOVA RISPETTO AL CODICE DEL 1882 È LA DISCIPLINA DEGLI

EFFETTI DEL FALLIMENTO SUI RAPPORTI PREESISTENTI, CONTENUTA NELLA

SEZIONE QUARTA DEL CAPO III. LA LACUNA LEGISLATIVA ERA STATA IN PARTE

COLMATA DALLA ELABORAZIONE DOTTRINALE E GIURISPRUDENZIALE, MA GRANDI

ERANO LE INCERTEZZE E GRANDE PERCIÒ IL BISOGNO DI UN DEFINITIVO

ORDINAMENTO DELLA MATERIA. GIÀ I PRECEDENTI PROGETTI E IN PARTICOLARE

QUELLO DEL 1925, SI ERANO RESO CONTO DI QUESTA ESIGENZA, E ANCHE A ME È

SEMBRATO CHE ESSA NON POTEVA ESSERE TRASCURATA SENZA MANTENERE, TRA

L'ALTRO, UNA NOTA DI INFERIORITÀ DELLA NOSTRA LEGGE FALLIMENTARE

RISPETTO A QUELLE STRANIERE.

I CONTRATTI PRESI IN ESAME DALLA LEGGE SONO QUELLI CHE PUR ESSENDO

PERFEZIONATI PRIMA DELLA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO, NON HANNO AVUTO LA

LORO PIENA ESECUZIONE DA ENTRAMBE LE PARTI, PERCHÉ LA SEMPLICE

ESECUZIONE UNILATERALE SI RISOLVE IN UN CREDITO DELLA PARTE CHE HA

ESEGUITO VERSO L'ALTRA, E I CREDITI SI FANNO VALERE SECONDO LE NORME

PROPRIE DEL FALLIMENTO. PERTANTO LA LEGGE TRATTA ANZITUTTO DEL

FALLIMENTO DEL COMPRATORE NELLA VENDITA NON ANCORA ESEGUITA DA

ENTRAMBI I CONTRAENTI: L'EQUILIBRIO FRA IL VENDITORE IN BONIS E IL

COMPRATORE FALLITO È REALIZZATO COL RICONOSCIMENTO DEL DIRITTO A

FAVORE DEL VENDITORE A COMPIERE LA SUA PRESTAZIONE ACCETTANDO IL

PAGAMENTO IN MONETA FALLIMENTARE, E DEL DIRITTO DEL CURATORE DI

PRETENDERE L'ESECUZIONE DEL CONTRATTO, ASSUMENDO TUTTI GLI OBBLIGHI

RELATIVI, OPPURE DI SCIOGLIERSI DAL MEDESIMO. FINO ALLA DECISIONE DEL

CURATORE, L'ESECUZIONE RIMANE SOSPESA, MA IL VENDITORE PUÒ METTERE IN

MORA IL CURATORE, PROVOCANDO L'ASSEGNAZIONE DI UN TERMINE NON

SUPERIORE A OTTO GIORNI DA PARTE DEL GIUDICE DELEGATO.

CON ANALOGHI CRITERI È REGOLATO IL CASO DI FALLIMENTO DEL

VENDITORE(ART.72.) SE LA VENDITA È A TERMINE O A RATE, IL CURATORE DEL

COMPRATORE FALLITO PUÒ SUBENTRARE NEL CONTRATTO ALLE STESSE

CONDIZIONI, MA IL VENDITORE PUÒ CHIEDERE CAUZIONE (ART. 73).TRATTANDOSI

INFINE DI SOMMINISTRAZIONE O DI VENDITA A CONSEGNE RIPARTITE IL CURATORE

DEVE, PER UN PRINCIPIO DI EVIDENTE EQUITÀ, PAGARE INTEGRALMENTE ANCHE IL

PREZZO DELLE CONSEGNE GIÀ AVVENUTE (ART. 74).

SEMPRE IN TEMA DI VENDITA L'ART. 75 RIPRODUCE IN QUESTA PIÙ OPPORTUNA

SEDE, LE DISPOSIZIONI DELL'ART. 804 E SEGUENTI DEL CODICE DI COMMERCIO

RELATIVE ALLA COSIDDETTA RIVENDICA FALLIMENTARE SNELLENDOLE NELLA

FORMA ED ELIMINANDO QUELLE IMPRECISIONI DI LINGUAGGIO CHE AVEVANO

DETERMINATO TANTE DISQUISIZIONI DOTTRINALI.

NEI CONTRATTI DI BORSA A TERMINE, LA LEGGE (ART. 76) RIPRODUCE LA NORMA

DELL'ART. 6 REGIO DECRETO-LEGGE 20 DICEMBRE 1932, N. 1607, PER LA QUALE IL

FALLIMENTO DI UNO DEI CONTRAENTI PRIMA DELLA SCADENZA PORTA ALLO

SCIOGLIMENTO ANTICIPATO DEL CONTRATTO, CON L'IMMEDIATA LIQUIDAZIONE

DELLE DIFFERENZE.

LE DISPOSIZIONI SUCCESSIVE RIGUARDANO ALCUNI CONTRATTI PER I QUALI

SORGE IL PROBLEMA SE IL FALLIMENTO È CAUSA DI SCIOGLIMENTO O MENO DEL

RAPPORTO: E LA LEGGE HA IN GENERALE ACCOLTO LE SOLUZIONI CHE SONO GIÀ

PREVALSE NELLA DOTTRINA E NELLA GIURISPRUDENZA. COSÌ L'ASSOCIAZIONE IN

PARTECIPAZIONE (ART. 77) SI SCIOGLIE PER IL FALLIMENTO DELL'ASSOCIANTE,

MENTRE SI SCIOLGONO PER FALLIMENTO DI UNA DELLE PARTI IL CONTO

CORRENTE, I CONTRATTI BANCARI, IL MANDATO, LA COMMISSIONE (ART. 78) E

L'APPALTO, SALVO PER QUEST'ULTIMO IL SUBINGRESSO DEL CURATORE CHE

OFFRA IDONEE GARANZIE, E SEMPRE CHE LA PERSONA DELL'APPALTATORE FALLITO

NON FOSSE UN MOTIVO DETERMINANTE DEL CONTRATTO (ART. 81.). PER CONTRO,

LA LOCAZIONE D'IMMOBILI NON SI SCIOGLIE PER IL FALLIMENTO DEL LOCATORE,

MENTRE SE FALLISCE IL CONDUTTORE, IL CURATORE PUÒ RECEDERE DAL

CONTRATTO PAGANDO UN GIUSTO COMPENSO, AL QUALE È RICONOSCIUTO LO

STESSO PRIVILEGIO DELL'ART. 2764 DEL CODICE CIVILE (ART. 80). NEPPURE SI

SCIOGLIE L'ASSICURAZIONE CONTRO I DANNI SE FALLISCE L'ASSICURATO; SALVO

L'AGGRAVAMENTO DEL RISCHIO A NORMA DELL'ART. 1898 DEL CODICE CIVILE E IL

PATTO CONTRARIO; MA ANCHE QUI UN PRINCIPIO ANALOGO A QUELLO STABILITO

PER LA VENDITA IMPONE AL CURATORE LA SODDISFAZIONE INTEGRALE DEI PREMI

NON PAGATI, IN CASO DI CONTINUAZIONE DEL CONTRATTO (ART. 82).

DEGNA DI PARTICOLARE RILIEVO È INFINE LA NORMA DELL'ART. 79, CHE PREVEDE

LA CONSEGUENZE DELLA PERDITA DELLE COSE POSSEDUTE DAL FALLITO A TITOLO

PRECARIO. L'IPOTESI HA UNA GRANDISSIMA IMPORTANZA PRATICA, POICHÈ

COMPRENDE TUTTI I CASI DI AFFIDAMENTO, (CUSTODIA, DEPOSITO, COMODATO

ECC.). LA SOLUZIONE ACCOLTA È IN ARMONIA CON L'ESPERIENZA DOTTRINALE E

PRATICA, OCCASIONATA DA FAMOSI E PER FORTUNA ORMAI REMOTI DISSESTI; ED È

NEL SENSO CHE, FERMO RESTANDO L'OBBLIGO DEL CURATORE DI RECUPERARE IL

POSSESSO DELLA COSA IN QUANTO POSSIBILE, NON RESTA AL PROPRIETARIO O

AVENTE DIRITTO CHE UN CREDITO CORRISPONDENTE AL VALORE CHE LE COSE

PERDUTE AVEVANO ALLA DATA DELLA DICHIARAZIONE DEL FALLIMENTO. IN UN SOLO

CASO QUESTO CREDITO PUÒ ESSERE PAGATO INTEGRALMENTE; ED È QUANDO LA

PERDITA È AVVENUTA DOPO L'APPOSIZIONE DEI SIGILLI: CIÒ CHE È BEN NATURALE,

POICHÈ ESSA È IN TAL CASO UN FATTO DEL FALLIMENTO E NON DEL FALLITO.

ART. 19

SI INIZIANO COL CAPO IV LE DISPOSIZIONI CHE REGOLANO LO SVOLGIMENTO

DELLA PROCEDURA FALLIMENTARE. E SI INIZIANO COI PROVVEDIMENTI

CONSERVATIVI AI QUALI APPUNTO IL CAPO IV È DEDICATO, CHE SONO

PRINCIPALMENTE L'APPOSIZIONE DEI SIGILLI, L'INVENTARIO E L'ESERCIZIO

PROVVISORIO.

IN QUESTA MATERIA LA LEGGE NON POTEVA INTRODURRE GRANDI NOVITÀ, MA

MOLTO POTEVA FARE E HA FATTO PER RENDERE SEMPLICI E ORGANICHE LE

PLETORICHE NORME DEL CORRISPONDENTE CAPO DEL CODICE. FRA LE COSE

DEGNE DI SEGNALAZIONE, RICORDIAMO CHE LA FUNZIONE DELL'APPOSIZIONE DEI

SIGILLI È AFFIDATA DIRETTAMENTE AL GIUDICE DELEGATO, IL QUALE HA IL POTERE

DI EMETTERE NELL'ATTO STESSO I PROVVEDIMENTI PROVVISORI E CONSERVATIVI

CHE RITENGA NECESSARI (ART. 84).È STATO ENUNCIATO ESPRESSAMENTE IL

PRINCIPIO CHE L'INVENTARIO (PER IL QUALE L'ART. 87 PRESCRIVE PARTICOLARI

CAUTELE) IMPLICA L'ACQUISIZIONE DEI BENI DA PARTE DEL CURATORE: ED È

PREVISTA LA TRASCRIZIONE DELLA SENTENZA DICHIARATIVA DEL FALLIMENTO SU

ISTANZA DEL CURATORE NEI PUBBLICI REGISTRI, QUANDO IL FALLITO POSSEGGA

IMMOBILI O ALTRI BENI SOGGETTI A PUBBLICA REGISTRAZIONE (ART. 88).INFINE, PER

QUEL CHE RIGUARDA L'ESERCIZIO PROVVISORIO È STATO MANTENUTO IL PRINCIPIO

GIÀ STABILITO DALLA LEGGE DEL 1930 CHE, CONSIDERANDO CON PARTICOLARE

SFAVORE QUESTO ISTITUTO, ATTRIBUÌ LA COMPETENZA PER LA CONCESSIONE AL

TRIBUNALE, ANZICHÈ AL GIUDICE DELEGATO, ED È STATO ESPLICITAMENTE

DISPOSTO CHE LA CONCESSIONE PUÒ ESSERE CONSENTITA SOLO QUANDO

DALL'IMPROVVISA INTERRUZIONE PUÒ DERIVARE GRAVE ED IRREPARABILE DANNO. I

POTERI CHE A NORMA DELLA LEGGE DEL 1930 SPETTANO ALL'ASSEMBLEA DEI

CREDITORI, SONO STATI, IN ARMONIA COL SISTEMA DELLA LEGGE, TRASFERITI AL

COMITATO DEI CREDITORI, IL CUI PARERE FAVOREVOLE DOPO IL DECRETO CHE

CHIUDE LO STATO PASSIVO A SENSI DELL'ART. 97 È CONDIZIONE PERCHÉ

L'ESERCIZIO PROVVISORIO POSSA ESSERE INIZIATO, CONTINUATO O RIPRESO IN

TUTTO O IN PARTE. CHIUDONO IL CAPO LE DISPOSIZIONI RELATIVE

ALL'ANTICIPAZIONE DELLE SPESE DA PARTE DELL'ERARIO, NEL CASO CHE NEL

FALLIMENTO NON VI SIA DISPONIBILITÀ DI SOMME LIQUIDE NECESSARIE ALLE SPESE

DELLA PROCEDURA. AL FINE DI FACILITARE L'OPERA DI RICUPERO DI TALI SPESE DA

PARTE DELLE CANCELLERIE, HO PREVEDUTO L'ISTITUZIONE DI UN DISTINTO

REGISTRO, NEL QUALE LE ANTICIPAZIONI VANNO ANNOTATE (ART. 91).

ART. 20

L'ACCERTAMENTO DEL PASSIVO NEL FALLIMENTO È IL TERRENO SUL QUALE SI

INCONTRANO, E QUASI DIREI SI SCONTRANO, L'INTERESSE GENERALE CON

L'INTERESSE PARTICOLARE , POICHÈ DA ESSO DIPENDE LA DETERMINAZIONE DEI

SOGGETTI AI QUALI L'ESECUZIONE COLLETTIVA DOVRÀ PROFITTARE. DI QUI LA

DELICATEZZA DELLA DISCIPLINA LEGISLATIVA DELL'ISTITUTO CHE DEVE TROVARE IL

GIUSTO EQUILIBRIO FRA I DUE INTERESSI, PER EVITARE CHE LE AZIONI INDIVIDUALI

TURBINO L'ANDAMENTO GENERALE DELLA PROCEDURALE, E, D'ALTRA PARTE, CHE

L'IMPULSO UFFICIOSO POSSA ESSERE FONTE D'INGIUSTIZIA RISPETTO AI SINGOLI

CREDITORI.

LA LEGGE DEL 1930 AVEVA NEL COMPLESSO RISOLTO FELICEMENTE IL PROBLEMA

SVOLGENDO IN SENSO NETTAMENTE GIURISDIZIONALE LA FASE DI VERIFICA CHE, A

NORMA DEGLI ARTICOLI 761 E SEGUENTI DEL CODICE, SI SVOLGEVA DAVANTI AL

GIUDICE DELEGATO. SU QUESTA LINEA HO CREDUTO CHE SI POTEVANO FARE

ULTERIORI PROGRESSI, ATTRIBUENDO SENZ'ALTRO AL GIUDICE IL POTERE DI

FORMARE LO STATO PASSIVO DEL FALLIMENTO E DI CONCLUDERLO, DOPO

OPPORTUNO CONTRADDITTORIO, CON UN DECRETO CHE LO RENDE ESECUTIVO.

L'AFFINITÀ DEL PROCEDIMENTO CON QUELLO MONITORIO RISULTA EVIDENTE. AI

CREDITORI NON AMMESSI E A QUELLI CHE INTENDONO IMPUGNARE L'AMMISSIONE DI

ALTRI CREDITORI È CONCESSA, COME CONTRO IL DECRETO MONITORIO,

OPPOSIZIONE E IL PROCESSO S'INSTAURA DAVANTI ALLO STESSO GIUDICE

DELEGATO CHE ASSUME, A NORMA DEL NUOVO CODICE DI PROCEDURA CIVILE, LE

FUNZIONI DI ISTRUTTORE DELLE SINGOLE CAUSE. LA SEMPLICITÀ E LA GARANZIA

CHE OFFRE QUESTO SISTEMA MI HANNO INDOTTO AD ESTENDERLO ALLE AZIONI DI

RIVENDICAZIONE, RESTITUZIONE O SEPARAZIONE DI COSE MOBILI, CHE

RAPPRESENTANO ANCH'ESSE SOTTO UN ALTRO PUNTO DI VISTA, L'AFFERMAZIONE

DI UN DIRITTO PARTICOLARE DI FRONTE AL FALLIMENTO.

ART. 21

CONVIENE ESAMINARE IL PROCEDIMENTO IN QUALCHE SUO IMPORTANTE

DETTAGLIO.

IL PROCEDIMENTO DI ACCERTAMENTO DEL PASSIVO SI INIZIA SU ISTANZA DI

PARTE, E CIOÈ CON LA DOMANDA DI AMMISSIONE DEI CREDITORI, CHE GIÀ SONO

STATI INFORMATI DAL CURATORE, A NORMA DELL'ART. 92, DEL TERMINE ENTRO IL

QUALE LA DOMANDA STESSA DEVE ESSERE PRESENTATA (ART. 16). LA FORMA E IL

CONTENUTO DELLA DOMANDA CORRISPONDONO A QUELLI DEL CODICE, ECCETTO

PER QUEL CHE RIGUARDA LA DICHIARAZIONE CHE IL CREDITO È VERO E REALE, CHE

È SOPPRESSA PER LA SUA MANIFESTA INUTILITÀ. PER QUANTO LOGICAMENTE

DISCENDE DAI PRINCIPI HO VOLUTO SPECIFICAMENTE DICHIARARE NELL'ART. 94

CHE LA DOMANDA HA TUTTI GLI EFFETTI DI UNA DOMANDA GIUDIZIALE, E IMPEDISCE

ALTRESÌ OGNI DECADENZA DI TERMINI PER GLI ATTI CHE NON POSSONO COMPIERSI

DURANTE IL FALLIMENTO.

LA FORMAZIONE DELLO STATO PASSIVO E OPERA DEL GIUDICE, E ATTRAVERSA

DUE FASI. LA PRIMA (ART. 95) SI PUÒ CONSIDERARE, COME UN PROGETTO DI STATO

PASSIVO, MA CONTIENE GIÀ LE DECISIONI PROVVISORIE SULLA AMMISSIONE O

SULLA ESCLUSIONE DEI CREDITI, IN BASE AI DOCUMENTI PRODOTTI, ALLE

RISULTANZE DELLE INDAGINI DEL CURATORE E ALLE ALTRE EVENTUALI

INFORMAZIONI. IL GIUDICE VALUTA LIBERAMENTE LE PROVE: SOLO SE UN CREDITO

RISULTA DA SENTENZA NON PASSATA IN GIUDICATO, È NECESSARIA

L'IMPUGNAZIONE SE NON SI VUOLE AMMETTERE IL CREDITO. LO STATO PASSIVO È

DEPOSITATO IN CANCELLERIA, E FORMA LA BASE DELLA DISCUSSIONE

NELL'ADUNANZA DEI CREDITORI PREVISTA DALLA SENTENZA DICHIARATIVA DI

FALLIMENTO (ART. 16, N. 5), CHE APRE LA SECONDA FASE DEL PROCEDIMENTO: IN

QUESTA IL GIUDICE ESAMINA ANCHE LE DOMANDE SUCCESSIVAMENTE PROPOSTE E

IN SEGUITO ALLE RISULTANZE DELLE DISCUSSIONI APPORTA, IMMEDIATAMENTE, O

ENTRO QUINDICI GIORNI DALLA FINE DELL'ADUNANZA, LE MODIFICAZIONI

NECESSARIE ALLO STATO PASSIVO, IL QUALE È CHIUSO CON UN SUO DECRETO,

CHE LO DICHIARA ESECUTIVO A TUTTI GLI EFFETTI E PERTANTO ATTRIBUISCE AI

CREDITORI CONCORSUALI LA QUALITÀ DI CONCORRENTI.

ART. 22

COME HO ACCENNATO, LE CONTESTAZIONI ALLO STATO PASSIVO COSÌ CONCLUSO

SI RISOLVONO, NEL SISTEMA DELLA LEGGE, IN VERE E PROPRIE OPPOSIZIONI:

OPPOSIZIONI DI CREDITORI CONTRO LA PROPRIA ESCLUSIONE O CONTRO

L'AMMISSIONE DI ALTRI CREDITORI, DA DECIDERSI IN UN UNICO GIUDIZIO. GLI UNI E

GLI ALTRI HANNO UN UNICO TERMINE DI QUINDICI GIORNI DECORRENTI DAL NUOVO

DEPOSITO IN CANCELLERIA CHE VIENE PERCIÒ COMUNICATO PERSONALMENTE DAL

CURATORE AI CREDITORI ESCLUSI (ART. 97).

LE FORME DELL'OPPOSIZIONE E DEL GIUDIZIO CHE NE CONSEGUE SONO RIDOTTE

A UNA LINEA ESTREMAMENTE SEMPLICE. LA PROPOSIZIONE AVVIENE CON RICORSO

AL GIUDICE DELEGATO: QUESTI FISSA CON DECRETO L'UDIENZA DI COMPARIZIONE,

E IL TERMINE DI NOTIFICA AL CURATORE. IL PROCEDIMENTO PROSEGUE QUINDI

CON IL RITO DEL NUOVO CODICE DI PROCEDURA, E IN ESSO IL GIUDICE ASSUME LE

FUNZIONI DELL'ISTRUTTORE. LE CAUSE PER LE QUALI NON OCCORRE ISTRUZIONE

SONO RINVIATE A UNA STESSA UDIENZA DAVANTI AL COLLEGIO, IL QUALE

PRONUNCIA CON UNICA SENTENZA, APPELLABILE NEI QIUNDICI GIORNI. LA

COMPARIZIONE DELLE PARTI DAVANTI AL GIUDICE FACILITERÀ SICURAMENTE LE

COMPOSIZIONI AMICHEVOLI DELLE CONTROVERSIE, COME LA LEGGE STESSA

PREVEDE (ART. 100), COSÌ CHE GLI INTRALCI ALLO SVOLGIMENTO DELLE OPERAZIONI

FALLIMENTARI SARANNO RIDOTTI IN NOTEVOLE MISURA RISPETTO AL CODICE: E A

CIÒ IN OGNI CASO CONTRIBUIRÀ IN MISURA NOTEVOLE, LA DISPOSTA

INAPPELLABILITÀ DELLA SENTENZA NELLE CONTROVERSIE NON ECCEDENTI LA

COMPETENZA DEL PRETORE, TENUTO PRESENTE L'AUMENTATO LIMITE DI QUESTA

(ART. 99 ULTIMO COMMA).

ART. 23

COMPLETANO LA DISCIPLINA DELL'ACCERTAMENTO DEI CREDITI LE NORME

RELATIVE ALLE DICHIARAZIONI TARDIVE E ALLE ISTANZE DI REVOCAZIONE CONTRO

CREDITI AMMESSI (ARTICOLI 101 E 102).SI TRATTA DI IPOTESI ABBASTANZA RARE, MA

CHE LA LEGGE NON POTEVA NON PREVEDERE SENZA LASCIARE UNA LACUNA. PER

LE DICHIARAZIONI TARDIVE ( E CIOÈ, SECONDO IL SISTEMA DELLA LEGGE,

POSTERIORI ALL'ADUNANZA DEI CREDITORI) IL PROCEDIMENTO È IN TUTTO

ANALOGO A QUELLO DELLE CONTESTAZIONI: IL GIUDICE FISSA L'UDIENZA PER LA

COMPARIZIONE DEL CREDITORE E DEL CURATORE, E SE NON SI RAGGIUNGE

L'ACCORDO, PROVVEDE ALL'ISTRUZIONE DELLA CAUSA. IL LIMITE DI AMMISSIBILITÀ

DELLE DICHIARAZIONI TARDIVE È DATO DALL'ESAURIMENTO DELLE RIPARTIZIONI

DELL'ATTIVO FALLIMENTARE.

PER LE ISTANZE DI REVOCAZIONE, ESSE SONO AMMESSE NELLE STESSE IPOTESI

PREVISTE DALL'ART. 770 DEL CODICE, SONO GIUDICATE CON LA STESSA

PROCEDURA DELLE DICHIARAZIONI TARDIVE, ED È DISPOSTO, PER RAGIONI DI

ECONOMIA, CHE, SE IL FALLIMENTO, SI CHIUDE SENZA CHE SIA INTERVENUTA

DECISIONE DEFINITIVA, RESTI FERMA LA COMPETENZA DEL TRIBUNALE

FALLIMENTARE.

ART. 24

COME HO ACCENNATO IL PROCEDIMENTO ISTITUITO DALLA LEGGE PER

L'ACCERTAMENTO DEL PASSIVO È ESTESO ANCHE ALLE DOMANDE DI

RIVENDICAZIONE, RESTITUZIONE E SEPARAZIONE DI COSE MOBILI, GIÀ REGOLATE

PARZIALMENTE E IMPERFETTAMENTE DAGLI ARTICOLI 807 E 808 DEL CODICE. ALLO

STATO PASSIVO CORRISPONDE UNO STATO DELLE DOMANDE ACCOLTE O RESPINTE

DAL GIUDICE. È PRESCRITTO CHE IL GIUDICE DEVE SENTIRE IL FALLITO, PRIMA DI

PROVVEDERE; E IN OGNI CASO LE DOMANDE PROPOSTE TARDIVAMENTE NON

POSSONO PREGIUDICARE LE RIPARTIZIONI GIÀ AVVENUTE, E POSSONO ESSERE

FATTE VALERE SULLE SOMME ANCORA DA DISTRIBUIRE.

ART. 25

LA LIQUIDAZIONE DELL'ATTIVO NEL FALLIMENTO HA RICHIESTO POCHE

DISPOSIZIONI POICHÈ LA RIFORMA GIÀ IN ATTO DELL'ESPROPRIAZIONE INDIVIDUALE

HA RESO TANTO SEMPLICE E SNELLA LA PROCEDURA CHE L'ART. 105 DELLA LEGGE

HA POTUTO RINVIARE PURAMENTE E SEMPLICEMENTE AD ESSA PER QUEL CHE

CONCERNE LA VENDITA DEI BENI MOBILE ED IMMOBILI DEL FALLITO. DI PARTICOLARE

AL FALLIMENTO NON RESTANO CHE L'ATTRIBUZIONE DELLE FUNZIONI DI GIUDICE

DELL'ESECUZIONE AL GIUDICE DELEGATO, CHE STABILISCE IL TEMPO DELLA

VENDITA, DI REGOLA SUCCESSIVAMENTE AL DECRETO CHE CHIUDE E RENDE

ESECUTIVO LO STATO PASSIVO (ART. 104 E I RAPPORTI DELLA LIQUIDAZIONE

FALLIMENTARE CON LE ESECUZIONI IMMOBILIARI IN CORSO. PER QUEST'ULTIMA

IPOTESI È PREVISTA LA SURROGA OPE LEGIS DEL CURATORE AL CREDITORE

PROCEDENTE, ANCHE SE QUESTI HA IPOTECA O PRIVILEGIO SPECIALE

SULL'IMMOBILE.

LA LEGGE HA POI AVUTO CURA DI RISOLVERE UNA QUESTIONE CHE ERA SORTA

SOTTO L'IMPERO DEL CODICE E DELLA LEGGE DEL 1930, E CIOÈ SE IL CURATORE HA

DIRITTO A DEDURRE DAL PREZZO DEGLI IMMOBILI VENDUTI LA SOMMA

EVENTUALMENTE LIQUIDATAGLI QUALE COMPENSO PER L'INTERA

AMMINISTRAZIONE FALLIMENTARE. LA SOLUZIONE ADOTTATA È QUELLA GIÀ

AFFERMATA NELLA GIURISPRUDENZA DELLA CASSAZIONE, E CIOÈ CHE AL

CURATORE PUÒ ESSERE CORRISPOSTO UN COMPENSO (S'INTENDE IN CONTO DELLA

RETRIBUZIONE FINALE) NEL SOLO CASO CHE ABBIA SVOLTO OPERA DI

AMMINISTRAZIONE DEGLI IMMOBILI. IL GIUDICE DELEGATO SE DEL CASO LIQUIDA

TALE COMPENSO, E NE ORDINA IL PAGAMENTO CON PRELIEVO SUL PREZZO (ART.

109).

ART. 26

LA FASE FINALE DELLA PROCEDURA FALLIMENTARE, DESTINATA ALLA

RIPARTIZIONE DELL'ATTIVO, NON PRESENTA, NÉ POTEVA PRESENTARE NOVITÀ DI

GRANDE RILIEVO. LA LEGGE SI LIMITA A RENDERE PIÙ SEMPLICI E ORGANICHE LE

NORME DEL CODICE DEL 1882, INTRODUCENDO QUALCHE MODIFICAZIONE CHE

ACCRESCE LE GARANZIE DEI CREDITORI.

COSÌ PER QUEL CHE RIGUARDA IL PIANO DI REPARTO ESSO, È FORMATO DAL

GIUDICE SU UN PROGETTO PRESENTATO DAL CURATORE, E COL CONCORSO DEL

COMITATO DEI CREDITORI. DOPO DIECI GIORNI DAL SUO DEPOSITO IN CANCELLERIA,

DURANTE I QUALI I CREDITORI POSSONO FAR PERVENIRE LE LORO OSSERVAZIONI,

È RESO ESECUTIVO CON DECRETO DEL GIUDICE MEDESIMO (ART. 110). NELLE

EROGAZIONI DELLE SOMME RICAVATE DALLA LIQUIDAZIONE HANNO LA

PREFERENZA ASSOLUTA I CREDITI PER LE SPESE DI AMMINISTRAZIONE, COMPRESO

IL COMPENSO AL CURATORE (ART. 112); I CREDITORI AMMESSI TARDIVAMENTE A

NORMA DELL'ART. 101 CONCORRONO SOLO ALLE RIPARTIZIONI POSTERIORI ALLA

LORO AMMISSIONE IN PROPORZIONE DEL LORO CREDITO, SALVO CHE IL MANCATO

INTERVENTO NON DIPENDA DA CAUSA AD ESSI NON IMPUTABILE (ART. 112).TROVA

INFINE LA SUA GIUSTA COLLOCAZIONE IN QUESTA SEDE LA DISCIPLINA DEL

RENDICONTO DEL CURATORE (ART. 116) CHE NON DEVE PIÙ ESSERE APPROVATO

DALL'ASSEMBLEA DEI CREDITORI, COME ECCESSIVAMENTE STABILIVA L'ART. 757 DEL

CODICE, MA È PRESENTATO AL GIUDICE DELEGATO, IL QUALE NE ORDINA IL

DEPOSITO IN CANCELLERIA E FISSA UN'UDIENZA PERCHÉ GLI INTERESSATI, SE

CREDONO, PRESENTINO LE LORO OSSERVAZIONI. SE NESSUNA OSSERVAZIONE È

PRESENTATA, IL GIUDICE APPROVA IL CONTO; SE SORGONO CONTESTAZIONI, IL

GIUDICE ASSUME LE FUNZIONI DI ISTRUTTORE, E LA DECISIONE FINALE SPETTA AL

COLLEGIO, A NORMA DEL CODICE DI PROCEDURA CIVILE.

ART. 27

SOTTO IL TITOLO DELLA CESSAZIONE, DELLA PROCEDURA FALLIMENTARE, IL CAPO

VIII RACCOGLIE IN DUE SEZIONI TUTTI I MODI COI QUALI SI PUÒ CONCLUDERE: E

CIOÈ LA CHIUSURA PROPRIAMENTE DETTA, E IL CONCORDATO. È QUESTA UNA PIÙ

LOGICA SISTEMAZIONE DELLA MATERIA RISPETTO AL CODICE DEL 1882, CHE DELLA

CHIUSURA TRATTAVA FUGACEMENTE IN APPENDICE ALLA RIPARTIZIONE

DELL'ATTIVO.

E LA NUOVA SISTEMAZIONE NON È SOLO FORMALE, MA È UN RIFLESSO DEL PIÙ

AMPIO CONTENUTO DELLA SEZIONE DESTINATA ALLA CHIUSURA DEL FALLIMENTO.

TUTTE LE IPOTESI SONO INFATTI ORMAI PREVEDUTE E REGOLATE: E CIOÈ LA

MANCANZA DI DOMANDE DI AMMISSIONE AL PASSIVO NEI TERMINI STABILITI, LA

COMPIUTA RIPARTIZIONE DELL'ATTIVO, L'ESTINZIONE DEI DEBITI ANCHE

ANTERIORMENTE ALLA RIPARTIZIONE O PER EFFETTO DI ESSA, INFINE

L'INSUFFICIENZA DELL'ATTIVO RISPETTO ALLA UTILITÀ DELLA CONTINUAZIONE DELLA

PROCEDURA (ART. 118). E SONO RISOLTI FORMALMENTE I PROBLEMI CHE

DETERMINA QUESTA CHIUSURA, LASCIATI INSOLUTI DAL CODICE, CON GRANDE

INCERTEZZA DELLA PRATICA: COSÌ CHE SI PUÒ DIRE CHE LA SEZIONE STESSA

COSTITUISCA UNA NOVITÀ, E NON FRA LE MENO APPREZZABILI, DELLA LEGGE.

LA CHIUSURA DEL FALLIMENTO È DICHIARATA, SU ISTANZA DEL CURATORE, DEL

DEBITORE O ANCHE D'UFFICIO, CON DECRETO DEL TRIBUNALE, CHE È AFFISSO,

NELLE FORME DELLA SENTENZA DICHIARATIVA, ED È RECLAMABILE DAVANTI ALLA

CORTE DI APPELLO, LA QUALE PROVVEDE IN CAMERA DI CONSIGLIO (ART. 119).GLI

EFFETTI DELLA CHIUSURA SONO INDICATI DALL'ART. 120: CESSANO DA QUEL

MOMENTO GLI EFFETTI PATRIMONIALI DEL FALLIMENTO, DECADONO GLI ORGANI

FALLIMENTARI, E I CREDITORI RIACQUISTANO INTERA LA LORO LIBERTÀ PER LA

PARTE NON SODDISFATTA DEL LORO CREDITO, INTERESSI COMPRESI.

ART. 28

LA LEGGE QUINDI AFFRONTA (ARTICOLI 121-123) LA DELICATA QUESTIONE DELLA

RIAPERTURA DEL FALLIMENTO, COSÌ INCOMPIUTAMENTE RISOLTA DAL CODICE DI

COMMERCIO CHE LA PREVEDEVA NELL'ART. 815, MA SOLO SU ISTANZA DEL

DEBITORE, E AMMETTEVA UNA SINGOLARE FORMA DI REVOCAZIONE SU ISTANZA

DEGLI INTERESSATI, E A LORO SPESE, NELL'ART. 818. CON MAGGIORE ADERENZA

ALLA REALTÀ LA PRESENTE LEGGE DISPONE CHE QUANDO LA CHIUSURA SIA

AVVENUTA PER RIPARTIZIONE DELL'ATTIVO SENZA ESTINZIONE DEI DEBITI, PER

INSUFFICIENZA DI ATTIVO, IL DEBITORE E QUALUNQUE CREDITORE POSSONO

CHIEDERE, ENTRO I CINQUE ANNI DAL DECRETO, CHE IL FALLIMENTO SIA RIAPERTO,

A CONDIZIONE CHE NEL PATRIMONIO DEL FALLITO ESISTANO ATTIVITÀ TALI DA

RENDERE UTILE IL PROVVEDIMENTO , O CHE IL DEBITORE OFFRA GARANZIA DI

PAGARE ALMENO IL DIECI PER CENTO AI CREDITORI NUOVI E VECCHI. LA

RIAPERTURA È DISPOSTA DAL TRIBUNALE, CON SENTENZA IN TUTTO ANALOGA A

QUELLA DICHIARATIVA DEL FALLIMENTO, MA NON SOGGETTA AD ALCUN GRAVAME. IL

GIUDICE DELEGATO E ASSICURATORE SONO RICHIAMATI IN UFFICIO O NOMINATI DI

NUOVO I TERMINI PER LA PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE DI AMMISSIONE AL

PASSIVO E PER L'ESAME DELLO STATO PASSIVO SONO RIDOTTI NON OLTRE LA

METÀ DI QUELLI FISSATI DALL'ART. 16, NUMERI 4 E 5.

IL FALLIMENTO RIAPERTO UTILIZZA I RISULTATI DELLA PROCEDURA PRECEDENTE:

PERTANTO LO STATO PASSIVO GIÀ FORMATO A NORMA DELL'ART. 97 E LE

SUCCESSIVE STATUIZIONI SUI CREDITI CONSERVANO TUTTO IL LORO VALORE I

CREDITORI NUOVI CONCORRONO COI VECCHI; E PER QUESTI ULTIMI I CREDITI SONO

RIFERITI AL MOMENTO DELLA RIAPERTURA DEL FALLIMENTO DEDOTTO QUANTO

RISCOSSO NELLE PRECEDENTI RIPARTIZIONI SALVE NATURALMENTE LE CAUSE

LEGITTIME DI PRELAZIONE (ART. 122). PER LE AZIONI REVOCATORIE I TERMINI DEGLI

ARTICOLI 65, 67, 70 SONO COMPUTATI DALLA DATA DELLA SENTENZA DI

RIAPERTURA; MA SONO PRIVI DI EFFETTO GLI ATTI A TITOLO GRATUITO, NEL SENSO

DELL'ART. 64, POSTERIORI ALLA CHIUSURA DEL FALLIMENTO (ART. 123).

È APPENA IL CASO DI ACCENNARE CHE ANCHE ENTRO IL TERMINE CONCESSO

DALL'ART. 121 PER LA RIAPERTURA DEL FALLIMENTO PUÒ ESSERE DICHIARATO UN

NUOVO FALLIMENTO, SE NE RICORRONO GLI ESTREMI (ES. DEBITORE CHE ABBIA

RIPRESO A ESERCITARE IL COMMERCIO E CADA IN STATO D'INSOLVENZA).

ART. 29

ANCHE RELATIVAMENTE ALL'ALTRO MODO DI CESSAZIONE DEL FALLIMENTO, E

CIOÈ AL CONCORDATO, LA LEGGE APPORTA NOTEVOLI MODIFICAZIONI AL CODICE

DEL 1882. SONO TROPPO NOTI GLI ABUSI CHE SI ERANO PERPETRATI NELLA PRATICA

FALLIMENTARE SOTTO L'EGIDA DI QUESTO CODICE; LA LEGGE DEL 1930, PIÙ VOLTE

RICORDATA, L'AVEVA PERCIÒ GIÀ AFFRONTATO IL PROBLEMA, E AVEVA INTRODOTTO

ALCUNI RIMEDI CHE UN'ESPERIENZA DECENNALE HA DIMOSTRATO EFFICACISSIMI, E

DEGNI DI ESSERE NON SOLO MANTENUTI, MA PERFEZIONATI.

SULLA LINEA DI QUESTA LEGGE DEL 1930 SI SVOLGE LA RIFORMA QUI ILLUSTRATA:

DELLA QUALE SI PUÒ SINTETICAMENTE DIRE CHE HA INTRODOTTO NEL

CONCORDATO QUEI CRITERI DI ALLARGAMENTO DELLE FUNZIONI E DEI POTERI DEL

GIUDICE DELEGATO CHE CARATTERIZZANO TUTTA LA PROCEDURA FALLIMENTARE,

CON VANTAGGIO NON INDIFFERENTE PER I CREDITORI.

UN'IMMEDIATA SENSAZIONE DELLO SPIRITO INFORMATORE DELLA LEGGE SI HA

NEL NUOVO MECCANISMO ADOTTATO PER LA CONCLUSIONE DEL CONCORDATO. LE

PREMESSE LOGICHE E GIURIDICHE DEL SISTEMA SONO DUE: CHE NON PUÒ AVER

LUOGO ALTRO CONCORDATO CHE QUELLO GIUDIZIALE DI MASSA, ESCLUSO IL

CONCORDATO AMICHEVOLE DI CUI NELL'ART. 830 DEL CODICE, E CHE LA PROPOSTA

DI CONCORDATO NON PUÒ CHE PARTIRE DAL FALLITO, ESCLUSA OGNI INIZIATIVA

DEL CURATORE O DEI TERZI. DOPO IL DECRETO CHE CHIUDE LO STATO PASSIVO, IL

FALLITO FORMULA LA SUA PROPOSTA MEDIANTE DOMANDA AL GIUDICE: ESSA

SUBISCE COSÌ UN PRIMO VAGLIO, PERCHÉ È RIMESSO AL POTERE DISCREZIONALE

DEL GIUDICE, CHE PERÒ HA L'OBBLIGO DI SENTIRE IL CURATORE E IL COMITATO DEI

CREDITORI (ARTICOLI 124 E 125), DI ORDINARE LA COMUNICAZIONE IMMEDIATA AI

CREDITORI. POICHÈ IL CONCORDATO È PUR SEMPRE NELLA SOSTANZA ECONOMICA

UNA TRANSAZIONE FRA DEBITORE E CREDITORE LA LEGGE HA MANTENUTO FERMO

IL PRINCIPIO CHE, COME PER OGNI CONTRATTO, ANCHE L'APPROVAZIONE DEL

CONCORDATO DEBBA DIPENDERE DAL CONSENSO DEI CREDITORI, MANIFESTATO

CON LA TRADIZIONALE DOPPIA MAGGIORANZA DI NUMERO E DI SOMMA (ART. 128),

MA ANZICHÈ PROVOCARE UNA VOTAZIONE POSITIVA CON UNA DISPENDIOSA

QUANTO INUTILE CONVOCAZIONE, COME RICHIEDONO LE NORME VIGENTI LA LEGGE

HA PREFERITO ARRIVARE ALLO STESSO RISULTATO DI CONOSCERE LA VOLONTÀ DEI

CREDITORI INVITANDOLI A FAR PERVENIRE, ENTRO UN TERMINE INDICATO NELLA

COMUNICAZIONE ACCENNATA E CHE NON PUÒ ESSERE INFERIORE A VENTI NÉ

SUPERIORE A TRENTA GIORNI LE LORO DICHIARAZIONI DI DISSENSO, SCRITTE

SENZA ALCUNA FORMALITÀ SPECIALE, ANCHE IN CALCE ALLA LETTERA DI

COMUNICAZIONE (ART. 125).IL SILENZIO DEL CREDITORE È INTESO COME

ACCETTAZIONE E IL CALCOLO DELLE MAGGIORANZE È COSÌ FACILMENTE

RAGGIUNTO . NEL CASO DI NUMEROSI CREDITORI L'ART. 126 CONSENTE INFINE AL

GIUDICE DELEGATO, AUTORIZZATO DAL TRIBUNALE, DI DISPORRE LA

PUBBLICAZIONE DELLA PROPOSTA IN LUOGO DELLA COMUNICAZIONE AI SINGOLI

CREDITORI. SE POI FRA I CREDITORI VI SONO DEGLI OBBLIGAZIONISTI LA PROPOSTA

DEVE ESSERE IN OGNI CASO COMUNICATA AL LORO RAPPRESENTANTE E, AL FINE

DI CONSENTIRE ALL'ASSEMBLEA DEGLI OBBLIGAZIONISTI DI DELIBERARE SULLA

PROPOSTA, A NORMA DELL'ART. 2415 N. 3 DEL CODICE CIVILE, IL TERMINE PER FAR

PERVENIRE NELLA CANCELLERIA DEL TRIBUNALE LA DICHIARAZIONE DI DISSENSO

DEVE ESSERE RADDOPPIATO (ART. 125, QUARTO COMMA).

DI DUE IMPORTANTI DISPOSIZIONI IN TEMA DI APPROVAZIONE DEL CONCORDATO

CONVIENE FARE PAROLA. LA PRIMA È CHE, DATE LE MAGGIORI GARANZIE DI

SERIETÀ CHE OFFRE IL CONCORDATO, PER L'INTERVENTO DEL GIUDICE E DEL

COMITATO DEI CREDITORI , LA LEGGE HA RITENUTO OPPORTUNO DI ATTENUARE LA

MAGGIORANZA DI SOMMA RICHIESTA PER L'APPROVAZIONE DA TRE QUARTI A DUE

TERZI (ART. 128).

LA SECONDA RIGUARDA LA POSSIBILITÀ DI COMPRENDERE , FRA LE ATTIVITÀ

FALLIMENTARI DI CUI SI POSSA DISPORRE NEI PATTI DI CONCORDATO, LE AZIONI

REVOCATORIE. SECONDO LA LEGGE VIGENTE, LA QUESTIONE, DISPUTATISSIMA, ERA

RISOLTA IN SENSO NEGATIVO DALLA MAGGIORANZA DEGLI SCRITTORI, MENTRE LA

GIURISPRUDENZA TENDEVA ALLA CONTRARIA SOLUZIONE, PER RAGIONI PRATICHE

DI MAGGIOR TUTELA DEI CREDITORI. LA LEGGE ADOTTA UNA SOLUZIONE

TEMPERATA, CHE VALE A FRENARE GLI ABUSI VERIFICATISI IN QUESTA MATERIA:

CONSENTE CIOÈ LA CESSIONE DELLE AZIONI A FAVORE DEL TERZO CHE SI ACCOLLA

L'OBBLIGO DI ADEMPIERE IL CONCORDATO, E LIMITATAMENTE ALLE AZIONI GIÀ

PROPOSTE DAL CURATORE. A FAVORE DEL FALLITO E DEI SUOI FIDEIUSSORI LA

CESSIONE È ESPLICITAMENTE NEGATA (ART. 124).

ART. 30

ANCHE LA PROCEDURA DI OMOLOGAZIONE DEL CONCORDATO RISENTE DELLO

SPIRITO INFORMATORE DEL NUOVO ORDINAMENTO FALLIMENTARE.

SE IL CONCORDATO NON HA OTTENUTO LE MAGGIORANZE PRESCRITTE, IL

GIUDICE DELEGATO DICHIARA RESPINTA LA PROPOSTA: IN CASO CONTRARIO

DICHIARA APERTO IL GIUDIZIO DI OMOLOGAZIONE E, ASSUMENDO LE FUNZIONI DI

ISTRUTTORE, FISSA L'UDIENZA DI COMPARIZIONE DAVANTI A SÈ, PER LA PRIMA

TRATTAZIONE DELLA CAUSA. PRIMA DI QUEST'UDIENZA GLI INTERESSATI POSSONO

FARE OPPOSIZIONE, CON ATTO DA DEPOSITARSI IN CANCELLERIA. SENTITO IL

CURATORE, IL FALLITO, IL PRESIDENTE DEL COMITATO DEI CREDITORI E GLI ALTRI

INTERESSATI, IL GIUDICE DÀ I PROVVEDIMENTI OPPORTUNI E RIMETTE LA CAUSA AL

COLLEGIO (ART. 129). IL TRIBUNALE È INVESTITO DI UN SINDACATO DI MERITO SULLA

CONVENIENZA DEL CONCORDATO, ANCHE IN RELAZIONE ALLE GARANZIE OFFERTE

PER L'ESECUZIONE. LA SUA SENTENZA È APPELLABILE DAGLI OPPONENTI O DAL

FALLITO: NON DAL PUBBLICO MINISTERO, POICHÈ IL DIVERSO REGOLAMENTO

ISTITUITO DALLA LEGGE SULLA RIABILITAZIONE CIVILE DEL FALLITO TOGLIE OGNI

FONDAMENTO ALLA FACOLTÀ RICONOSCIUTAGLI DALL'ART. 16, QUARTO COMMA,

DELLA LEGGE DEL 1930. TUTTAVIA È PRESCRITTO IL SUO INTERVENTO, TANTO IN

PRIMO GRADO QUANTO IN APPELLO (ART. 132).

COL PASSAGGIO IN GIUDICATO DELLA SENTENZA DI OMOLOGAZIONE È CHIUSA LA

PROCEDURA DI FALLIMENTO SENZA BISOGNO DI ALTRI PARTICOLARI

PROVVEDIMENTI. IL CONCORDATO È OBBLIGATORIO PER TUTTI I CREDITORI

ANTERIORI ALL'APERTURA DI FALLIMENTO, ANCHE SE NON HANNO PRESENTATO

DOMANDA DI AMMISSIONE AL PASSIVO: MA È STATO OPPORTUNAMENTE

SPECIFICATO CHE QUESTI ULTIMI NON PARTECIPANO ALLE GARANZIE DATE DAL

CONCORDATO AI TERZI, COSA CHE AVEVA DATO LUOGO A QUALCHE DISCUSSIONE

(ART. 135). TUTTAVIA, NONOSTANTE LA CHIUSURA DEL FALLIMENTO, LA LEGGE HA

RITENUTO CHE LE FUNZIONI DEGLI ORGANI FALLIMENTARI POSSONO UTILMENTE

ESPLICARSI ANCORA NEL PERIODO DI ESECUZIONE DEL CONCORDATO: E PERCIÒ

HA DEMANDATO LORO DI SORVEGLIARE L'ADEMPIMENTO DEGLI OBBLIGHI ASSUNTI,

ANCHE DA TERZI, SECONDO LE MODALITÀ STABILITE DALLA SENTENZA DI

OMOLOGAZIONE, O NEL SUCCESSIVO PROVVEDIMENTO DEL GIUDICE DELEGATO, AI

SENSI DELL'ART. 130 (ART. 136). TRA QUESTE MODALITÀ E LE FUNZIONI DI

SORVEGLIANZA VI È UNA STRETTA CORRELAZIONE: È INFATTI DA RITENERE,

SEBBENE NON SI SIA VOLUTO ESPLICITAMENTE DICHIARARE PER NON VINCOLARE

ECCESSIVAMENTE LA LIBERTÀ DEL GIUDICE, CHE QUELLE MODALITÀ SIANO

STABILITE IN MANIERA DA POTER CONSENTIRE UN EFFICACE CONTROLLO

DELL'ADEMPIMENTO, AD ESEMPIO, CON LA PRESCRIZIONE CHE I PAGAMENTI

DEBBANO ESSERE FATTI ALLE VARIE SCADENZE A UN ISTITUTO DI CREDITO,

PROVVEDENDO POI L'UFFICIO A DISTRIBUIRE LE SOMME VERSATE AGLI AVENTI

DIRITTO.

ART. 31

MANIFESTAZIONE MASSIMA DEL POTERE DEL CURATORE DOPO LA CHIUSURA DEL

FALLIMENTO È QUELLA DI PROPORRE LA RISOLUZIONE DEL CONCORDATO (ART.

137). A PROPOSITO DI QUESTO ISTITUTO, CHE È STATO CONSERVATO NELLA

STRUTTURA FISSATA DALLA LEGGE DEL 1930, RESTANDO SOPPRESSA L'AZIONE

INDIVIDUALE DI RISOLUZIONE PREVISTA DAL CODICE DI COMMERCIO, È DA NOTARE

CHE L'ATTRIBUZIONE DELLA LEGITTIMAZIONE AL SOLO CURATORE NON È L'UNICA

NOVITÀ DELLA LEGGE: È STATO INFATTI RIDOTTO A UN ANNO DALLA SCADENZA

DELL'ULTIMO PAGAMENTO STABILITO NEL CONCORDATO IL TERMINE DI PRONUNZIA

DELLA RISOLUZIONE, ED È STATO ESPRESSAMENTE PREVISTO IL CASO CHE IL

CONCORDATO ABBIA PER ESPRESSA PATTUIZIONE UN EFFETTO LIBERATORIO

IMMEDIATO PER IL FALLITO (IN CASO DI ASSUNZIONE DEGLI OBBLIGHI DA PARTE DI

UN TERZO) PER ESCLUDERE CHE DI ESSO POSSA DOMANDARSI LA RISOLUZIONE

DISPOSTA DALLA NORMA IN ESAME.

LA LEGGE MANTIENE IN VIGORE ANCHE L'AZIONE DI ANNULLAMENTO DEL

CONCORDATO PREVISTA, COME UNICA AZIONE DI NULLITÀ, DALL'ART. 842 DEL

CODICE. CHIARISCE TUTTAVIA NELL'ART. 138 CHE IL TERMINE DI PROPONIBILITÀ È DI

SEI MESI DALLA SCOPERTA DEL DOLO, E IN OGNI CASO DI DUE ANNI DALLA

SCADENZA DELL'ULTIMO PAGAMENTO STABILITO NEL CONCORDATO.

ART. 32

LE NORME SUL CONCORDATO SI CONCLUDONO COL RICHIAMO DELLE NORME

SULLA RIAPERTURA DEL FALLIMENTO PER L'IPOTESI DI RISOLUZIONE O

ANNULLAMENTO (ART. 139). I DUE ISTITUTI, PER QUANTO DIVERSI NEI LORO

PRESUPPOSTI, DANNO LUOGO A IDENTICHE SITUAZIONI PROCESSUALI, CHE

RICHIEDONO UGUALE DISCIPLINA. I VECCHI CREDITORI, CHE PARTECIPANO PER

L'IMPORTO DEL LORO CREDITO, DEDOTTI GLI ACCONTI RICEVUTI, CONSERVANO LE

GARANZIE PER LE SOMME TUTTORA AD ESSI DOVUTE PER IL CONCORDATO, SIA IN

CASO DI RISOLUZIONE CHE DI ANNULLAMENTO (ART. 140). PER QUEST'ULTIMA

IPOTESI IL CODICE DI COMMERCIO STABILIVA UNA NORMA OPPOSTA, NELL'ART. 842:

MA LA DISTINZIONE VA RIGETTATA, PERCHÉ ANCHE L'ANNULLAMENTO È UN MEZZO

DI TUTELA DEI CREDITORI, NÉ DEVE RISOLVERSI A LORO DANNO O A VANTAGGIO

DEL TERZO.

UN NUOVO CONCORDATO È ANCORA POSSIBILE DOPO LA RIAPERTURA DEL

FALLIMENTO: MA IN TAL CASO È PRESCRITTO CHE NON PUÒ CONCEDERSI

L'OMOLOGAZIONE SE NON SIANO DEPOSITATE ANTERIORMENTE LE SOMME

OCCORRENTI PER L'ADEMPIMENTO (ART. 141).

ART. 33

A NORMA DELL'ART. 120 LA CHIUSURA DEL FALLIMENTO, PER QUALUNQUE CAUSA

AVVENUTA, FA CESSARE GLI EFFETTI PATRIMONIALI DI ESSO, NON LE INCAPACITÀ

PERSONALI CHE, A NORMA DELLE LEGGI SPECIALI, COLPISCONO IL DEBITORE IN

SEGUITO ALLA SENTENZA DICHIARATIVA IN RELAZIONE ALLA SUA ISCRIZIONE NEL

REGISTRO DEI FALLITI, PREVISTO DALL'AR'. 50.

QUESTI EFFETTI PERSONALI, PER INTUITIVE RAGIONI NON POSSONO CESSARE CHE

IN FORZA DI UN PROVVEDIMENTO DELL'AUTORITÀ GIUDIZIARIA, SUBORDINATO A

DETERMINATE CONDIZIONI STABILITE DALLA LEGGE. QUASI TUTTE LE LEGISLAZIONI

MODERNE CONCORDANO SU QUESTO PUNTO.

IL CODICE DEL 1882 E LA LEGGE DEL 1930 PREVEDEVANO LA CANCELLAZIONE DEL

NOME DALL'ALBO DEI FALLITI, IN CASO DI PAGAMENTO INTEGRALE DEI DEBITI (ART.

816) DA ORDINARSI DAL TRIBUNALE SU RICHIESTA DEL DEBITORE NON COLPEVOLE

DI REATI CONTRO IL PATRIMONIO, E I COSIDDETTI BENEFICI DI LEGGE (ART. 839) DA

ACCORDARSI NELLA SENTENZA DI OMOLOGAZIONE, A CONDIZIONE CHE IL

CONCORDATO GARANTISSE IL PAGAMENTO DI UNA PERCENTUALE NON INFERIORE

AL VENTICINQUE PER CENTO (LEGGE 1930, ART. 16). DELLE ALTRE IPOTESI DI

CHIUSURA DEL FALLIMENTO IL CODICE NON FACEVA PAROLA, CON EVIDENTE

LACUNA.

NEL RIELABORARE QUESTA DELICATA MATERIA SI È PENSATO CHE NON SOLO

OCCORRESSE COLMARE QUELLA LACUNA, MA ADDIRITTURA TRASFORMARE TUTTO

IL SISTEMA. È STATO COSÌ INTRODOTTO IL NUOVO ISTITUTO DELLA RIABILITAZIONE

CIVILE (ART. 142), IN FORZA DEL QUALE IL FALLITO PUÒ OTTENERE LA CESSAZIONE

DEGLI EFFETTI PERSONALI DEL FALLIMENTO IN TRE CASI: 1) SE HA PAGATO

INTERAMENTE TUTTI I CREDITI AMMESSI NEL FALLIMENTO, COMPRESI GLI INTERESSI

E LE SPESE; 2) SE HA ADEMPIUTO IL CONCORDATO, PURCHÈ IL TRIBUNALE LO

RITENGA MERITEVOLE DEL BENEFICIO, E SEMPRE CHE LA PERCENTUALE NON SIA

INFERIORE AL VENTICINQUE PER CENTO; 3) SE HA DATO PROVE COSTANTI DI

BUONA CONDOTTA PER ALMENO CINQUE ANNI DALLA CHIUSURA DEL FALLIMENTO

(ART. 143). COME SI VEDE, ATTRAVERSO QUESTO ISTITUTO TUTTI I FALLITI

POSSONO OTTENERE IL NON INDIFFERENTE VANTAGGIO DELLA RIABILITAZIONE SE

NE SONO MERITEVOLI, CHE È POI LA SOLA CONDIZIONE VERAMENTE ESSENZIALE: IL

MERITO È, SI PUÒ DIRE, IN RE IPSA NEL PRIMO CASO; È VALUTATO

DISCREZIONALMENTE DAL TRIBUNALE NEL SECONDO IN BASE AD ELEMENTI CHE LA

LEGGE NON MANCA DI INDICARE; È CONFERMATO DAL DECORSO DEL TEMPO NEL

TERZO. IN NESSUN CASO PERÒ È AMMESSA LA RIABILITAZIONE SE IL FALLITO HA

SUBITO CONDANNE PER I GRAVI REATI PATRIMONIALI, ELENCATI DALL'ART. 145.

LA RIABILITAZIONE HA LUOGO SU ISTANZA DEL DEBITORE O DEGLI EREDI, E

MEDIANTE UNO SPECIALE PROCEDIMENTO, CHE È APERTO A TUTTE LE OPPOSIZIONI

DEGLI INTERESSATI, E SI CHIUDE CON SENTENZA IN CAMERA DI CONSIGLIO, SENTITO

IL PUBBLICO MINISTERO (ARTICOLI 144 E 142).

ART. 34

LA NUOVA DISCIPLINA CHE LE SOCIETÀ COMMERCIALI HANNO RICEVUTO NEL

CODICE CIVILE, CON L'ESCLUSIONE DELLA PERSONALITÀ GIURIDICA PER LE

SOCIETÀ IN NOME COLLETTIVO E IN ACCOMANDITA SEMPLICE, ELIMINA MOLTI DEI

PROBLEMI CHE SI SONO AGITATI IN TEMA DI FALLIMENTO DELLE SOCIETÀ. LA LEGGE

HA COSÌ POTUTO LIMITARSI A DETTARE POCHE E SEMPLICI NORME, LE QUALI

CONCERNONO QUASI ESCLUSIVAMENTE I RAPPORTI FRA LE SOCIETÀ E I SOCI NEL

FALLIMENTO.

IL PRINCIPIO TRADIZIONALE CHE IL FALLIMENTO DELLA SOCIETÀ CON SOCI A

RESPONSABILITÀ ILLIMITATA PRODUCE ANCHE IL FALLIMENTO DEI SOCI

ILLIMITATAMENTE RESPONSABILI HA POTUTO ESSERE PIÙ LOGICAMENTE

MANTENUTO. VERO È CHE IL CARATTERE SUSSIDIARIO DELLA RESPONSABILITÀ DI

QUESTI SOCI PUÒ' TUTTORA APPARIRE NON TOTALMENTE CONSONO

ALL'AUTOMATICO LORO FALLIMENTO IN SEGUITO AL FALLIMENTO DELLA SOCIETÀ:

MA DA UN PUNTO DI VISTA PRATICO, È EVIDENTE CHE SE I SOCI LASCIANO

GIUNGERE AL FALLIMENTO LA SOCIETÀ, CIÒ È SEGNO CHE NON SONO STATI IN

GRADO DI FAR FRONTE ALLE SUE OBBLIGAZIONI, E PERTANTO OGNI LORO

PREVENTIVA ESCUSSIONE SI RISOLVEREBBE IN UNA VANA PERDITA DI TEMPO E DI

SPESE. EVENTUALI ECCESSI NELLA RIGIDA APPLICAZIONE DEL PRINCIPIO POTRANNO

ESSERE SANATI ATTRAVERSO IL CONCORDATO PARTICOLARE DEL SOCIO, AMMESSO

DALL'ART. 154.

IL FALLIMENTO DEI SOCI E DELLA SOCIETÀ È DICHIARATO CON UNICA SENTENZA, A

MENO CHE NON EMERGA IN SEGUITO LA SCOPERTA DI ALTRI SOCI ILLIMITATAMENTE

RESPONSABILI. IN QUESTO CASO, PARTICOLARMENTE DELICATO, PER LA

POSSIBILITÀ DI ERRORI E ANCHE DI SOPRUSI, LA LEGGE PRESCRIVE CHE PRIMA DI

DICHIARARE IL LORO FALLIMENTO, IL TRIBUNALE DEBBA SENTIRE I SOCI IN CAMERA

DI CONSIGLIO ED ESSI POSSONO SEMPRE FARE OPPOSIZIONE ALLA SENTENZA

(ART. 147).

DAL PUNTO DI VISTA FORMALE, I FALLIMENTI DEI SOCI E QUELLI DELLE SOCIETÀ SI

PRESENTANO COME UN PROCESSO CUMULATIVO, NEL SENSO CHE SI HANNO PIÙ

FALLIMENTI RIUNITI IN UN UNICO PROCESSO: DI QUI DISCENDONO LE REGOLE

RACCOLTE SOTTO L'ART. 148, CHE RIFLETTONO I MOLTEPLICI INTERESSI CHE SI

CONNETTONO ALLA COMPLESSA ISTRUZIONE. UNICA È INFATTI L'AMMINISTRAZIONE,

CON UN SOLO GIUDICE DELEGATO, UN SOLO CURATORE; POSSONO ESSERE

MOLTEPLICI I COMITATI DEI CREDITORI. I PATRIMONI DELLE SOCIETÀ E DEI SINGOLI

SOCI SONO INVECE TENUTI DISTINTI: MA LE DICHIARAZIONI DI CREDITO FATTE NEL

FALLIMENTO DELLA SOCIETÀ HANNO EFFETTO PER IL FALLIMENTO DEI SINGOLI

SOCI, E I CREDITORI PARTECIPANO A TUTTE LE RIPARTIZIONI FINO ALL'INTEGRALE

PAGAMENTO, SALVO IL REGRESSO.

QUESTA POSIZIONE RECIPROCA DEI FALLIMENTI DELLA SOCIETÀ E DEI SOCI SI

RISPECCHIA ANCHE NELLA DISCIPLINA DEL CONCORDATO, CHE È PROFONDAMENTE

MODIFICATA DALLA LEGGE. IL CONCORDATO È ANZITUTTO UN ATTO DELLA SOCIETÀ,

ANCHE SE ESSA SIA DA CONSIDERARSI SCIOLTA PER EFFETTO DEL FALLIMENTO

(ART. 2308 DEL CODICE CIVILE), E PERCIÒ LA PROPOSTA RELATIVA, CHE ESSA SOLA,

COME DEBITRICE, PUÒ FARE (ART. 124), DEVE ESSERE NON SOLO SOTTOSCRITTA

DAI SUOI RAPPRESENTANTI, MA DELIBERATA E APPROVATA DAGLI ORGANI SOCIALI.

PER LE SOCIETÀ PER AZIONI, IN ACCOMANDITA PER AZIONI, A GARANZIA LIMITATA,

NONCHÉ PER LE SOCIETÀ COOPERATIVE, DELIBERA, A NORMA DELL'ART. 152,

L'ASSEMBLEA STRAORDINARIA, SALVO CHE CI SIA STATA DELEGA AGLI

AMMINISTRATORI; PER LE SOCIETÀ IN NOME COLLETTIVO E IN ACCOMANDITA

SEMPLICE NON OCCORRE PIÙ LA DECISIONE UNANIME DEI SOCI, MA DELLA

MAGGIORANZA ASSOLUTA DEL CAPITALE. COME HO ACCENNATO, I SOCI RESTANO

LIBERI DI PROPORRE UN CONCORDATO PARTICOLARE SIA COI CREDITORI DELLA

SOCIETÀ CHE COI LORO PERSONALI (ART. 154): MA IN OGNI CASO, SE LA SOCIETÀ

STIPULA UN CONCORDATO, ESSO HA EFFETTO ANCHE DI FRONTE AI SOCI ED

ESTINGUE IL LORO FALLIMENTO. QUESTA NORMA È NETTAMENTE OPPOSTA A

QUELLA OGGI IN VIGORE (CFR. ART. 25 LEGGE 24 MAGGIO 1903, N. 197 SUL

CONCORDATO PREVENTIVO), MA RISPONDE ALLA PRATICA GENERALE DEI

CONCORDATI, CHE ESCLUDONO IL SOPRAVVIVERE DELLA RESPONSABILITÀ

SUSSIDIARIA CON PATTO ESPRESSO. RESTA INVECE ORA LA POSSIBILITÀ DEL PATTO

CONTRARIO ALL'ESTINZIONE DI QUESTA RESPONSABILITÀ, E IN OGNI CASO LA

FACOLTÀ DEI CREDITORI PARTICOLARI DEL SOCIO DI OPPORSI ALLA CHIUSURA DEL

FALLIMENTO DEL LORO DEBITORE (ART. 153). QUESTA OPPOSIZIONE, CHE DEVE

ESSERE PROPOSTA NEL GIUDIZIO DI OMOLOGAZIONE INSIEME ALLE ALTRE

OPPOSIZIONI A NORMA DEL SECONDO COMMA DELL'ART. 129, È DECISA PERÒ DAL

TRIBUNALE IN CAMERA DI CONSIGLIO, CON SENTENZA NON SOGGETTA A GRAVAME.

COMPLETA LA DISCIPLINA DEL FALLIMENTO DELLE SOCIETÀ LA DISPOSIZIONE

RELATIVA ALLA FACOLTÀ DEL GIUDICE DELEGATO DI INGIUNGERE AI SOCI A

RESPONSABILITÀ LIMITATA I VERSAMENTI ANCORA DOVUTI, QUANTUNQUE NON

SIANO ANCORA SCADUTI I TERMINI STABILITI (ART. 150).

HO INFINE FATTO ECCEZIONE AL PRINCIPIO DEL FALLIMENTO DEL SOCIO

SUSSIDIARIAMENTE RESPONSABILE PER LE SOCIETÀ COOPERATIVE, IN

CONSIDERAZIONE DEI PARTICOLARI FINI DI QUESTE SOCIETÀ E IN ARMONIA A

QUANTO GIÀ DISPOSTO DALL'ART. 2541 DEL CODICE CIVILE.

PER LE SOCIETÀ COOPERATIVE, CIOÈ, SI SOSTITUISCE AL FALLIMENTO DEL SOCIO

SUSSIDIARIAMENTE RESPONSABILI, IN MISURA ILLIMITATA O LIMITATA - IL PRINCIPIO

DEL REPARTO DEL DEFICIT DELLA SOCIETÀ TRA TUTTI I SOCI SUSSIDIARIAMENTE

RESPONSABILI, ENTRO I LIMITI DELLE LORO RESPONSABILITÀ E IN PROPORZIONE

DELLA PARTE DI CIASCUNO NELLE PERDITE SECONDO IL CONTRATTO SOCIALE.

L'ART. 151 CONTIENE LE NORME PER L'ATTUAZIONE DI QUESTO PRINCIPIO SULLA

BASE DELL'INTERESSANTE ESPERIENZA GIÀ FATTA DALLA LEGGE SULLE CASSE

RURALI, MA RIMEDIANDO AD ALCUNE IMPERFEZIONI E LACUNE DI QUESTA LEGGE,

SOPRATTUTTO PER QUANTO RIGUARDA LE EVENTUALI CONTESTAZIONI DEI SOCI

CHIAMATI A CONTRIBUTO CIRCA LA QUALITÀ DI SOCIO O L'ESTENSIONE DELLA LORO

RESPONSABILITÀ. L'ULTIMO COMMA DELL'ART. 151, POI, CONFERISCE AL GIUDICE

DELEGATO IL POTERE DI ORDINARE CON DECRETO IL SEQUESTRO DEI BENI DEI SOCI

SUSSIDIARIAMENTE RESPONSABILI, AL FINE DI ASSICURARE LA RISCOSSIONE DEI

CONTRIBUTI DA ESSI DOVUTI.

ART. 35

LA DISCIPLINA DEL FALLIMENTO SI CHIUDE CON L'ISTITUZIONE DEL

PROCEDIMENTO SOMMARIO, DESTINATO A RIMEDIARE ALLA INFELICE ESPERIENZA

DEI PICCOLI FALLIMENTI PREVISTI DALLA LEGGE 24 MAGGIO 1903.

COM'È A TUTTI NOTO, I PICCOLI FALLIMENTI ERANO DIVENTATI IL RIFUGIO DI

UN'INFINITÀ DI COMMERCIANTI POCO MERITEVOLI, I QUALI CON ARTIFICIOSE

DIMINUZIONI DEL LORO PASSIVO RIUSCIVANO AD EVITARE FACILMENTE LE

RIGOROSE SANZIONI DELLA LEGGE COMUNE, CON DANNO GRAVISSIMO DEI

CREDITORI. ERA RECLAMATA DA TEMPO UNA RIFORMA, CHE DISTINGUESSE TRA

PICCOLI IMPRENDITORI E PICCOLI FALLIMENTI. PER I PICCOLI IMPRENDITORI LA

PROCEDURA FALLIMENTARE SAREBBE CERTAMENTE UNA PROCEDURA

SPROPORZIONATA; MA CHI NON È PICCOLO IMPRENDITORE NON DEVE POTER

EVADERE ALLE SANZIONI DELLA LEGGE FALLIMENTARE, COL PRETESTO CHE

L'INSOLVENZA SIA PICCOLA.

GUIDATO DA QUESTA IDEA, HO ESCLUSO, COME HO GIÀ OSSERVATO, DALLA

PROCEDURA FALLIMENTARE GLI EFFETTIVI PICCOLI COMMERCIANTI E GLI EFFETTIVI

ARTIGIANI, A NORMA DELL'ART. 1 SECONDO COMMA DELLA PRESENTE LEGGE E

DELL'ART. 2083 DEL CODICE CIVILE; MA, FATTA QUESTA ECCEZIONE, HO DISPOSTO

CHE IL FALLIMENTO È LEGGE GENERALE PER TUTTI GLI IMPRENDITORI CHE

ESERCITANO UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE SENZA DISTINZIONE TRA GRANDI E

PICCOLI FALLIMENTI. DELLE DIMENSIONI DEL PASSIVO HO TENUTO CONTO SOLO PER

SEMPLIFICARE TALUNI ASPETTI DELLA PROCEDURA. PRECISAMENTE QUANDO IL

PASSIVO, QUALE RISULTA ALL'ATTO DELLA SENTENZA DICHIARATIVA O

DELL'ACCERTAMENTO, NON È SUPERIORE A LIRE CINQUANTAMILA, IL FALLIMENTO SI

SVOLGE SECONDO UN PROCEDIMENTO SOMMARIO, LE CUI LINEE ESSENZIALI SONO

LE SEGUENTI:

1) IL PROCEDIMENTO SOMMARIO È DISPOSTO DAL TRIBUNALE NELLA SENTENZA

DICHIARATIVA O CON SUCCESSIVO DECRETO. QUALORA RISULTI NEL CORSO DELLE

OPERAZIONI CHE IL PASSIVO SUPERA LE LIRE CINQUANTAMILA, IL TRIBUNALE

DISPONE LA PROSECUZIONE CON LE NORME ORDINARIE, RESTANDO FERMI GLI ATTI

COMPIUTI (ART. 155).

2) LE FUNZIONI DEL GIUDICE DELEGATO POSSONO ESSERE AFFIDATE AL PRETORE.

IL COMITATO DEI CREDITORI È FACOLTATIVO (ART. 156).

3) LO STATO PASSIVO È FORMATO DAL GIUDICE, SENZ'UOPO DI PARTICOLARI

INSINUAZIONI DI CREDITO, E DEPOSITATO IN CANCELLERIA. I CREDITORI SONO

AVVISATI DEL PROVVEDIMENTO CHE LI RIGUARDA, E POSSONO PROPORRE LE LORO

CONTESTAZIONI DAVANTI AL GIUDICE. QUESTI FISSA L'UDIENZA PER LA

DISCUSSIONE DAVANTI A SÈ, QUINDI TENTA DI DEFINIRE AMICHEVOLMENTE LE

QUESTIONI, E, SE NON RIESCE, PRONUNCIA CON UNICA SENTENZA (ART. 157).

4) LA PROCEDURA DEL CONCORDATO È RIDOTTA AL MINIMO NECESSARIO. LA

PROPOSTA È ACCOLTA SE RIPORTA LA SOLA MAGGIORANZA DI NUMERO E DI

SOMMA. IL GIUDICE HA TUTTAVIA ANCORA IL POTERE DI VALUTARNE LA

CONVENIENZA, E DECIDE APPROVANDOLA O RESPINGENDOLA CON DECRETO NON

SOGGETTO A GRAVAME (ART. 159). RESTA PER TAL MODO ELIMINATO IL GIUDIZIO DI

OMOLOGAZIONE.

DEL CONCORDATO PREVENTIVO.

ART. 36

LA DISCIPLINA DEL CONCORDATO PREVENTIVO ERA FINORA RIMASTA FUORI DEL

CODICE DI COMMERCIO, AFFIDATA A UNA LEGGE SPECIALE, DI DATA TUTT'ALTRO

CHE RECENTE, PER NON PARLARE DELLA SUA DISCUTIBILE FATTURA. COME PRIMO

COMPITO SI È IMPOSTA PERCIÒ LA SISTEMAZIONE ORGANICA DELL'ISTITUTO, CHE È

STATA RAGGIUNTA MEDIANTE LA DISTRIBUZIONE DELLA MATERIA IN SEI CAPI,

CONCERNENTI, IN ORDINE SUCCESSIVO, L'AMMISSIONE ALLA PROCEDURA, GLI

EFFETTI DELL'AMMISSIONE, I PROVVEDIMENTI IMMEDIATI, LA DELIBERAZIONE DEL

CONCORDATO, L'OMOLOGAZIONE, E INFINE L'ESECUZIONE, LA RISOLUZIONE E

L'ANNULLAMENTO DEL MEDESIMO.

ART. 37

NELLA NUOVA DISCIPLINA IL CONCORDATO PREVENTIVO MUTA LA SUA FISIONOMIA

RISPETTO ALLA LEGGE ANTERIORE. COM'È NOTO IL CONCETTO ISPIRATORE

DELL'ISTITUTO DEL CONCORDATO ERA QUELLO DI OFFRIRE AL DEBITORE ONESTO E

SFORTUNATO, IL MEZZO PER EVITARE LA INESORABILE DISTRUZIONE DELLA SUA

IMPRESA, PER SE STESSA VITALE, CON DANNO DELLA PUBBLICA ECONOMIA. È PERÒ

ANCHE NOTO CHE NELLA PRATICA QUESTO ISTITUTO AVEVA FINITO COL DEVIARE -

ED ERA INEVITABILE - DALLA ORIGINARIA CONCEZIONE: ED ERA DIVENTATO UN

MEZZO PER IL DEBITORE DI SUPERARE ONOREVOLMENTE IL DISSESTO E OTTENERE

LA SUA LIBERAZIONE ATTRAVERSO LA CESSIONE DEI SUOI BENI AI CREDITORI. DI

FRONTE A QUESTA REALTÀ, LA LEGGE, ANZICHÈ RESISTERE E PERPETUARE UNA

FINZIONE, HA RITENUTO CHE IL MIGLIOR PARTITO FOSSE QUELLO DI PROVVEDERE A

DISCIPLINARLA: ANCHE PERCHÉ LA CESSIONE DEI BENI È SOVENTE L'UNICO MEZZO

PER CONSERVARE L'IMPRESA, SIA PURE ATTRAVERSO IL MUTAMENTO DEL SUO

TITOLARE.

CONSEGUE CHE, A NORMA DELL'ART. 160, IL CONCORDATO PREVENTIVO PUÒ

ESSERE PROPOSTO O ALLA CONDIZIONE TRADIZIONALE DELL'OFFERTA DI

PAGAMENTO DI ALMENO IL QUARANTA PER CENTO DEI CREDITI IN CONFORMITÀ

ALLA LEGGE DEL 1903 E ALLE MODIFICAZIONI APPORTATE DALLA LEGGE DEL 1930,

INTEGRALMENTE MANTENUTE; OPPURE ALLA CONDIZIONE CHE IL DEBITORE OFFRA

AI CREDITORI LA CESSIONE DEI BENI ESISTENTI NEL SUO PATRIMONIO ALLA DATA

DELLA PROPOSTA DI CONCORDATO. AFFINCHÉ PERÒ, ATTRAVERSO QUESTO MEZZO

NON SI RAGGIRASSE L'OSTACOLO DELLA PERCENTUALE MINIMA RICHIESTA PER

L'OFFERTA DI PAGAMENTO, LA CESSIONE DEI BENI PUÒ ESSERE AMMESSA

SOLTANTO SE LA VALUTAZIONE DI ESSA FACCIA FONDATAMENTE RITENERE CHE I

CREDITORI POTRANNO CONSEGUIRE ALMENO LA PERCENTUALE INDICATA.

LA DISCIPLINA LEGALE DELLA CESSIONE DEI BENI È SPERABILE CHE DIA BUONI

FRUTTI, SOPRATTUTTO NEL SENSO DI ELIMINARE QUELLE FORME STRAGIUDIZIALI DI

ACCOMODAMENTO CHE SI RISOLVONO IN UNA SPEREQUAZIONE FRA I CREDITORI, E

SPESSO IN UN DISASTRO PER LO STESSO DEBITORE, CHE NON RAGGIUNGE COL

TOTALE SUO SACRIFICIO SPEREQUAZIONE FRA I CREDITORI, E SPESSO IN UN

DISASTRO PER LO STESSO DEBITORE, CHE NON RAGGIUNGE COL TOTALE SUO

SACRIFICIO LA LIBERAZIONE. APPUNTO PER QUESTO SCOPO LA LEGGE NON HA

VOLUTO STABILIRE SCHEMI RIGIDI DI CESSIONE, LASCIANDO AGLI INTERESSATI DI

RAGGIUNGERE L'ACCORDO NEL MODO PIÙ CONVENIENTE SOTTO LA GUIDA

PRUDENTE E VIGILANTE DEL GIUDICE. COSÌ LA CESSIONE POTRÀ ASSUMERE LA

FORMA DEL TRASFERIMENTO DEI BENI AI CREDITORI IN PROPRIETÀ, O QUELLA DI

UNA PROCURA IRREVOCABILE, O QUELLA DI UNA LIQUIDAZIONE GIUDIZIALE VERA E

PROPRIA (ART. 182) E DALLA FORMA CHE SARÀ ADOTTATA DIPENDERÀ ANCHE LA

DESTINAZIONE DELL'EVENTUALE SUPERO DEL RICAVO RISPETTO ALL'AMMONTARE

DEI CREDITI. NON È DEL RESTO DA ESCLUDERSI CHE I CREDITORI POSSANO ANCHE

METTERSI D'ACCORDO PER RILEVARE L'IMPRESA E GESTIRLA NELL'INTERESSE

COMUNE. IN OGNI CASO, DAL CARATTERE DI CONCORDATO DISCENDE CHE IL

DEBITORE È LIBERATO IN SEGUITO ALL'AVVENUTA CESSIONE, OMOLOGATA DAL

TRIBUNALE.

ART. 38

LA NOTA DISTINTIVA DEL CONCORDATO DAL FALLIMENTO RESTA SEMPRE QUELLA

DELLA CONSERVAZIONE DELL'AMMINISTRAZIONE DEI BENI DA PARTE DEL

DEBITORE, SOTTO LA VIGILANZA DEL COMMISSARIO GIUDIZIALE E LA DIREZIONE DEL

GIUDICE DELEGATO (ART. 167).

COSÌ PURE NULLA È INNOVATO RISPETTO ALLA PROCEDURA DI AMMISSIONE, CHE

SI CONCLUDE CON UN DECRETO DEL TRIBUNALE CHE DICHIARA APERTA LA

PROCEDURA DI CONCORDATO (ART. 163). ANCHE GLI EFFETTI DELL'AMMISSIONE

SONO QUELLI BEN NOTI, E SONO RICHIAMATE LE NORME CORRISPONDENTI DEL

FALLIMENTO, CON RIFERIMENTO S'INTENDE ALLA PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA

(ARTICOLI 168-169).

PER QUEL CHE RIGUARDA LA DELIBERAZIONE DEL CONCORDATO NON SI È

POTUTO ADOTTARE IL NUOVO E SPEDITO SISTEMA INTRODOTTO PER IL

CONCORDATO FALLIMENTARE, PERCHÉ MANCA IN QUESTA PROCEDURA UNA

PREVENTIVA FORMAZIONE DELLO STATO PASSIVO, E NON ESISTE UN COMITATO DEI

CREDITORI. TUTTAVIA IMPORTANTI MODIFICAZIONI SONO STATE APPORTATE AL FINE

DI RENDERE PIÙ SPEDITA E PROFICUA LA DISCUSSIONE DEI CREDITORI

NELL'ADUNANZA PRESIEDUTA DAL GIUDICE DELEGATO. I CREDITORI INFATTI NON

SOLO POSSONO SOLLEVARE TUTTE LE QUESTIONI SULL'AMMISSIBILITÀ E SULLA

CONVENIENZA DEL CONCORDATO, MA POSSONO E DEBBONO PROPORRE AL

GIUDICE LE CONTESTAZIONI DEI CREDITORI CONCORRENTI (ART. 175). IN QUESTA

IPOTESI, IL GIUDICE DELEGATO, SENTITE LE PARTI, HA SENZ'ALTRO IL POTERE DI

EMETTERE UN GIUDIZIO PROVVISORIO, AI SOLI FINI DEL VOTO E DEL CALCOLO

DELLE MAGGIORANZE, AMMETTENDO O ESCLUDENDO I CREDITI CONTESTATI.

SECONDO IL SISTEMA DELLA LEGGE DEL 1903 QUESTO GIUDIZIO ERA

INOPPORTUNAMENTE AFFIDATO AL TRIBUNALE IN SEDE DI OMOLOGAZIONE; ORA È

CONCESSO RECLAMO IN TALE SEDE SOLTANTO AI CREDITORI ESCLUSI, E NEL CASO

CHE LA LORO AMMISSIONE AVREBBE AVUTO INFLUENZA SULLA FORMAZIONE DELLE

MAGGIORANZE (ART. 176).

ANCHE PER LE MAGGIORANZE DEL CONCORDATO PREVENTIVO LA LEGGE

INTRODUCE LA DIMINUZIONE A DUE TERZI DELLA MAGGIORANZA DI SOMMA IN

CONFORMITÀ A QUANTO GIÀ DISPOSTO PER IL CONCORDATO FALLIMENTARE (ART.

177).

ART. 39

IL PROCEDIMENTO DI OMOLOGAZIONE È STATO NATURALMENTE ARMONIZZATO

CON IL NUOVO CODICE DI PROCEDURA CIVILE. IN SEGUITO INFATTI AL

RAGGIUNGIMENTO DELLE MAGGIORANZE, SI SVOLGE UNA PRIMA FASE DAVANTI AL

GIUDICE DELEGATO, CHE ASSUME LE FUNZIONI DI ISTRUTTORE, E QUIVI DEVONO

ESSERE PROPOSTE LE OPPOSIZIONI DEI CREDITORI DISSENZIENTI, DEL DEBITORE E

DEGLI ALTRI INTERESSATI. IL GIUDICE PROVVEDE PER LA NECESSARIA ISTRUZIONE,

E FISSA QUINDI L'UDIENZA DAVANTI AL COLLEGIO (ART. 180).

IL COLLEGIO È INVESTITO DI UN PIENO GIUDIZIO DI MERITO SULLA CONVENIENZA

DEL CONCORDATO PER I CREDITORI, IN RELAZIONE ALLE ATTIVITÀ ESISTENTI E

ALL'EFFICIENZA DELL'IMPRESA: IN PARTICOLARE POI DEVE VALUTARE SE SI TRATTA

DI CONCORDATO PER CESSIONE, SE I BENI OFFERTI SONO SUFFICIENTI AL

PAGAMENTO DELLA PERCENTUALE OFFERTA NELLA MISURA MINIMA DEL QUARANTA

PER CENTO (ART. 181).

COME HO ACCENNATO, SE NON È DISPOSTO ALTRIMENTI NEL CONCORDATO PER

CESSIONE, IL TRIBUNALE NOMINA UNO O PIÙ LIQUIDATORI, E UN COMITATO DI

CREDITORI PER ASSISTERE ALLA LIQUIDAZIONE (ART. 182).

ART. 40

AL CONCORDATO PREVENTIVO SONO ESTESE LE NORME SULL'EFFICACIA DEL

CONCORDATO RISPETTO AI SOCI ILLIMITATAMENTE RESPONSABILI ( ART. 184) E

QUELLA SULLA RISOLUZIONE E SULL'ANNULLAMENTO: È PERÒ ESCLUSO

ESPRESSAMENTE PER RAGIONI DI EVIDENTE OPPORTUNITÀ, CHE POSSA

COSTITUIRE CAUSA DI RISOLUZIONE IL FATTO CHE DALLA LIQUIDAZIONE DEI BENI,

NEL CONCORDATO PER CESSIONE, SIA RICAVATA UNA PERCENTUALE INFERIORE A

QUELLA LEGALE (ART. 186).

INFINE, ANCHE DOPO L'OMOLOGAZIONE DEL CONCORDATO PREVENTIVO, IL

COMMISSARIO GIUDIZIALE CONSERVA IL COMPITO DI SORVEGLIARNE

L'ESECUZIONE, IN RELAZIONE ALLE DISPOSIZIONI DELLA SENTENZA DI

OMOLOGAZIONE (ART. 185).

DELL'AMMINISTRAZIONE CONTROLLATA.

ART. 41

L'AMMINISTRAZIONE CONTROLLATA, SE SI PRESCINDE DA ALCUNI CASI DI

AMMINISTRAZIONE FORZATA PREVISTI DA LEGGI SPECIALI, È UN ISTITUTO NUOVO

NEL NOSTRO ORDINAMENTO GIURIDICO, MA CHE HA PRECEDENTI NOTEVOLI IN

LEGISLAZIONI STRANIERE, E AD OGNI MODO RISPONDE AD UN BISOGNO VIVAMENTE

SENTITO IN MOMENTI D'IMPROVVISE E VASTE FLUTTUAZIONI ECONOMICHE.

ACCADE INFATTI TALORA CHE NELLA VITA DELL'IMPRESA, PER RIFLESSO DI

AVVENIMENTI GENERALI PIÙ FORTI DI OGNI INDIVIDUALE VOLONTÀ, SI DETERMINI

UNA TEMPORANEA CRISI CHE RENDE IMPOSSIBILE L'IMMEDIATO E REGOLARE

SODDISFACIMENTO DELLE OBBLIGAZIONI, SENZA CHE TUTTAVIA SI POSSA PARLARE

D'INSOLVENZA, E SOPRATTUTTO DI INCAPACITÀ OBIETTIVA DELL'IMPRESA A

RIACQUISTARE IL SUO NORMALE EQUILIBRIO.

IL CONCORDATO PREVENTIVO IN QUESTA IPOTESI NON È UN RIMEDIO

CONVENIENTE, ANZITUTTO PERCHÉ I CREDITORI POSSONO NON ESSERE DISPOSTI,

E GIUSTAMENTE, A UNA DECURTAZIONE DEI LORO CREDITI, E POI PERCHÉ ESSO

AGISCE DALL'ESTERNO, SENZA SFRUTTARE LE FORZE INTRINSECHE DELL'IMPRESA,

E STIMOLARLE PER IL SUO RISANAMENTO. A QUESTO FINE INVECE TENDE

L'AMMINISTRAZIONE CONTROLLATA, LA QUALE, RISPETTO AL CONCORDATO È COME

LA MEDICINA RISPETTO ALLA OPERAZIONE CHIRURGICA, CHE NON PUÒ' GUARIRE

L'AMMALATO SENZA LEDERNE IN MAGGIORE O MINORE MISURA L'INTEGRITÀ.

ART. 42

PER QUEL CHE CONCERNE LA DISCIPLINA DELL'AMMINISTRAZIONE ESSA È STATA

VOLUTAMENTE CONTENUTA IN POCHE E SEMPLICI DISPOSIZIONI, PER LASCIARE IN

QUESTA MATERIA IL PIÙ LARGO CAMPO ALL'INIZIATIVA DEGLI INTERESSATI E ALLA

PRUDENTE VALUTAZIONE DELLE CIRCOSTANZE DA PARTE DEL GIUDICE.

L'AMMINISTRAZIONE SI APRE SU DOMANDA DEL DEBITORE. QUESTI DEVE

TROVARSI NELLE CONDIZIONI PERSONALI RICHIESTE PER L'AMMISSIONE DEL

CONCORDATO PREVENTIVO (ART. 187). LA PROCEDURA È APERTA CON DECRETO

DEL TRIBUNALE CHE È DOTATO DI POTERI DISCREZIONALI (ART. 188), MA LA

PROPOSTA È APPROVATA DAI CREDITORI, CON LE FORME PRESCRITTE PER IL

CONCORDATO, A SEMPLICE MAGGIORANZA DI NUMERO E DI SOMMA, ESCLUSI I

CREDITORI CON PRELAZIONE (ART. 189).

LA DURATA DELL'AMMINISTRAZIONE È FISSATA NEL LIMITE MASSIMO DI UN ANNO.

IL DEBITORE CONSERVA LA TITOLARITÀ E L'AMMINISTRAZIONE DELL'IMPRESA, MA È

CONTROLLATO DA UN COMMISSARIO GIUDIZIALE, ASSISTITO A SUA VOLTA DA UN

COMITATO DI CREDITORI (ART. 190).DURANTE LA PROCEDURA DI AMMISSIONE,

L'AMMINISTRAZIONE PUÒ ESSERE AFFIDATA IN TUTTO O IN PARTE AL COMMISSARIO

CON DECRETO DEL TRIBUNALE, CHE NE DETERMINA I POTERI (ART. 191).

I CRITERI DI AMMINISTRAZIONE NON POTEVANO NATURALMENTE ESSERE STABILITI

NELLA LEGGE. QUESTA SI LIMITA A DISPORRE CHE L'AMMINISTRAZIONE PUÒ

ESSERE IN OGNI MOMENTO REVOCATA, SE RISULTA CHE NON PUÒ AVER LUOGO LA

SUA UTILE CONTINUAZIONE: ALLO STESSO MODO IL DEBITORE PUÒ CHIEDERNE LA

CESSAZIONE DIMOSTRANDO DI ESSERE IN GRADO DI SODDISFARE LE SUE

OBBLIGAZIONI (ART. 193, PRIMO COMMA). IN CASO DI REVOCA, COME PURE SE AL

TERMINE DELLA AMMINISTRAZIONE RISULTA CHE L'IMPRESA NON È IN GRADO DI

ADEMPIERE ALLE PROPRIE OBBLIGAZIONI, IL GIUDICE DELEGATO PROMUOVE LA

DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO. NON È TUTTAVIA ESCLUSO CHE IL DEBITORE POSSA

PROPORRE AI CREDITORI IL CONCORDATO PREVENTIVO, ALLE CONDIZIONI

STABILITE DALLA LEGGE.

DELLA LIQUIDAZIONE COATTA AMMINISTRATIVA.

ART. 43

HO GIÀ RICORDATO LE RAGIONI CHE MI HANNO INDOTTO A COMPRENDERE NELLA

PRESENTE LEGGE ANCHE LA DISCIPLINA DELLE LIQUIDAZIONI COATTE

AMMINISTRATIVE, PUR SENZA INVADERE IL CAMPO DEL CODICE CIVILE E DELLE

LEGGI SPECIALI NEL DETERMINARE LE CATEGORIE DI IMPRESE SOGGETTE ALLA

LIQUIDAZIONE COATTA AMMINISTRATIVA. HO TENUTO PRESENTE LA

CONSIDERAZIONE CHE ALLA BASE DELLA LIQUIDAZIONE AMMINISTRATIVA STA

SEMPRE UN PUBBLICO INTERESSE, CHE CONSIGLIA DI LASCIARE LIBERO IL

LEGISLATORE DI DETERMINARE CASO PER CASO QUANDO QUESTO INTERESSE

RICORRA E DI ADEGUARE CASO PER CASO LA PROCEDURA ALLE DIVERSE ESIGENZE

DEL PUBBLICO INTERESSE.

MA, TENUTO CONTO DELLE FREQUENTI LACUNE DELLE LEGGI SPECIALI IN

PROPOSITO, HO RITENUTO UGUALMENTE UTILE DETTARE UNO SCHEMA GENERALE

DI PROCEDURA, CHE POSSA SERVIRE DA COMPLETAMENTO DELLE LEGGI SPECIALI

GIÀ ESISTENTI E DA ORIENTAMENTO AL LEGISLATORE NELLO SVILUPPO DELLA

LEGISLAZIONE SPECIALE IN AVVENIRE, CON RIGUARDO NON SOLO ALLE IMPRESE

PRIVATE - NORMALMENTE SOCIETÀ - MA ANCHE AGLI ENTI PUBBLICI ECONOMICI. HO

INOLTRE RITENUTO NECESSARIO DI CONFERIRE ALLE NORME PIÙ ESSENZIALI DELLO

SCHEMA L'AUTORITÀ DI DEROGARE ANCHE ALLE LEGGI SPECIALI PREESISTENTI E DI

IMPORSI COME NORME DI ORDINE PUBBLICO IN LUOGO DI QUALUNQUE NORMA

CONTRARIA CONTENUTA NELLA LEGISLAZIONE ANTERIORE.

DEI CRITERI SECONDO CUI HO RITENUTO DI REALIZZARE IL COORDINAMENTO TRA

LA LIQUIDAZIONE COATTA AMMINISTRATIVA DA UN LATO E IL FALLIMENTO, IL

CONCORDATO PREVENTIVO E L'AMMINISTRAZIONE CONTROLLATA DALL'ALTRO LATO,

HO GIÀ FATTO CENNO IN TEMA DI DISPOSIZIONI GENERALI (ARTICOLI 2 E 3).

ART. 44

SCOPO DEL TITOLO V DELLA PRESENTE LEGGE È SOPRATTUTTO QUELLO DI

ASSICURARE ANCHE NELLA LIQUIDAZIONE AMMINISTRATIVA UN MINIMO DI

CONTROLLO DELL'AUTORITÀ GIUDIZIARIA A TUTELA DEI DIRITTI SOGGETTIVI, SIA DEL

DEBITORE CHE DEI TERZI, INTERFERENTI CON ESSA. TUTTE LE VOLTE CHE SI TRATTI

DI UNO DI QUESTI DIRITTI, L'AUTORITÀ GIUDIZIARIA - SIA PURE ATTRAVERSO UNA

PROCEDURA PIÙ SEMPLICE E PIÙ RAPIDA DI QUELLA COMUNE - DEVE

FIANCHEGGIARE L'OPERA DELL'AUTORITÀ AMMINISTRATIVA: COSÌ

NELL'ACCERTAMENTO DELLO STATO DI INSOLVENZA (ARTICOLI 195, 202),

NELL'ACCERTAMENTO DEL PASSIVO (ART. 209), NELLA FORMAZIONE DELLO STATO DI

REPARTO DEI CONTRIBUTI DOVUTI DAI SOCI, CON RESPONSABILITÀ SUSSIDIARIA

LIMITATA O ILLIMITATA (ART. 211), NELL'APPROVAZIONE DEL BILANCIO FINALE DI

LIQUIDAZIONE E DEL CONTO DELLA GESTIONE (ART. 213), NELL'APPROVAZIONE DEL

CONCORDATO (ART. 214).

SOPRATTUTTO, PUR RICONOSCENDO IN QUESTA PROCEDURA L'ESCLUSIVA

COMPETENZA DELL'AUTORITÀ AMMINISTRATIVA DI ORDINARE LA LIQUIDAZIONE CON

TUTTI I PROVVEDIMENTI RELATIVI SIA IN CASO DI INSUFFICIENZA DI ATTIVO, SIA IN

CASO DI IRREGOLARITÀ, MI SONO PREOCCUPATO DI ASSICURARE AI CREDITORI, IN

CASO DI INSOLVENZA DELL'IMPRESA SOGGETTA A LIQUIDAZIONE, UN MEZZO PER

FARE ACCERTARE TALE STATO DI INSOLVENZA DALL'AUTORITÀ GIUDIZIARIA, CON

L'ADOZIONE DEI CONSEGUENTI PROVVEDIMENTI CAUTELARI, E PER DETERMINARE IN

TAL VIA LA MESSA IN LIQUIDAZIONE AMMINISTRATIVA DA PARTE DELL'AUTORITÀ

COMPETENTE. A CIÒ PROVVEDE L'ART. 195, ALLA CUI APPLICAZIONE RESTANO

SOTTRATTI PER OVVIE RAGIONI, SOLO GLI ENTI PUBBLICI.

GLI EFFETTI DELLA MESSA IN LIQUIDAZIONE SONO INDICATI DAGLI ARTICOLI 200 E

201: LA LIQUIDAZIONE È CIOÈ ASSIMILATA AL FALLIMENTO PER QUEL CHE RIGUARDA

LA PERDITA DELL'AMMINISTRAZIONE E DELLA DISPONIBILITÀ DEI BENI DA PARTE DEL

DEBITORE (ARTICOLI 42, 44, 45, 46 E 47), LE CONSEGUENZE NEI RIGUARDI DEI

CREDITORI CONNESSE ALL'APPLICAZIONE DELLA PAR CONDICIO, E I RAPPORTI

GIURIDICI PREESISTENTI (TITOLO II, SEZIONI II E IV).

NON POTEVANO INVECE RICOLLEGARSI AL PROVVEDIMENTO CHE ORDINA LA

LIQUIDAZIONE GLI EFFETTI SUGLI ATTI PREGIUDIZIEVOLI AI CREDITORI E LE

CONSEGUENZE PENALI CHE SEGUONO AL FALLIMENTO: GLI UNI E LE ALTRE INFATTI

PRESUPPONGONO LO STATO D'INSOLVENZA, CHE NON È INVECE PRESUPPOSTO

NECESSARIO DELLA LIQUIDAZIONE, ANCHE OVE QUESTO SIA MOTIVATO CON LA

INSUFFICIENZA DI ATTIVO, A MENO CHE LO STATO DI INSOLVENZA NON SIA STATO

PREVIAMENTE ACCERTATO DALL'AUTORITÀ GIUDIZIARIA A NORMA DELL'ART. 195,

COME TESTÈ HO RICORDATO.

PERCIÒ L'ART. 202 DISPONE CHE SE L'IMPRESA AL MOMENTO IN CUI È STATO

ORDINATA LA LIQUIDAZIONE SI TROVAVA IN STATO DI INSOLVENZA, MA QUESTA NON

ERA STATA PREVIAMENTE ACCERTATA DALL'AUTORITÀ GIUDIZIARIA, IL

COMMISSARIO LIQUIDATORE O IL PUBBLICO MINISTERO POSSONO CHIEDERE AL

TRIBUNALE CHE ACCERTI TALE STATO. IL TRIBUNALE PROVVEDE, COME NEL CASO

DELL'ART. 195, CON SENTENZA IN CAMERA DI CONSIGLIO: E CONTRO QUESTA È

DATA OPPOSIZIONE DA QUALUNQUE INTERESSATO, IN CONTRADDITTORIO COL

COMMISSARIO GIUDIZIALE: SE INVECE RIGETTA L'ISTANZA, PRONUNCIA CON

DECRETO, RECLAMABILE A NORMA DELL'ANALOGO DECRETO DELL'ART. 22. COME LA

DICHIARAZIONE D'INSOLVENZA ANTERIORE ALLA MESSA IN LIQUIDAZIONE È

CONDIZIONATA ALLA LIQUIDAZIONE ED OPERA SOLO DALLA DATA DEL

PROVVEDIMENTO DELLA MESSA IN LIQUIDAZIONE, COSÌ LA DICHIARAZIONE DI

INSOLVENZA POSTERIORE ALLA MESSA IN LIQUIDAZIONE RETROAGISCE ALLA DATA

DELLA MESSA IN LIQUIDAZIONE. NELL'UN CASO E NELL'ALTRO GLI EFFETTI SONO GLI

STESSI, E CONSISTONO NELL'APPLICAZIONE DELLE NORME SULLA REVOCATORIA

FALLIMENTARE E SULLE SANZIONI PENALI FALLIMENTARI CON UNA SOSTANZIALE

ASSIMILAZIONE DELLA LIQUIDAZIONE AMMINISTRATIVA AL FALLIMENTO.

ART. 45

UN INTERVENTO DELL'AUTORITÀ GIUDIZIARIA SI HA ANCHE NELLA FORMAZIONE

DELLO STATO PASSIVO, CHE PERÒ SI DIFFERENZIA DA QUELLO ORDINARIO DEL

FALLIMENTO PER IMPORTANTI MODIFICAZIONI. DATO IL CARATTERE

AMMINISTRATIVO DELLA LIQUIDAZIONE NON HANNO INFATTI LUOGO INSINUAZIONI DI

CREDITORI: È IL COMMISSARIO, DI UFFICIO, CHE COMUNICA AI SINGOLI CREDITORI,

CHE POSSONO FAR PERVENIRE LE LORO OSSERVAZIONI, LE SOMME CHE

RISULTANO LORO DOVUTE SECONDO I LIBRI E I DOCUMENTI DELL'IMPRESA (ART.

207). LA DOMANDA DI ACCERTAMENTO È PREVISTA SOLO PER I CREDITORI CHE NON

ABBIANO AVUTO ALCUNA COMUNICAZIONE, E IN UN TERMINE SUFFICIENTEMENTE

AMPIO: SESSANTA GIORNI DAL PROVVEDIMENTO DI LIQUIDAZIONE (ART. 208).

DEPOSITATO L'ELENCO DEI CREDITORI IN CANCELLERIA, ALLA QUALE DEVONO

PURE ESSERE FATTI PERVENIRE I RECLAMI E LE ISTANZE DEGLI INTERESSATI, È

NOMINATO SE OCCORRE IL GIUDICE ISTRUTTORE, E IL PROVVEDIMENTO SEGUE

NELLE FORME STABILITE PER IL FALLIMENTO (ART. 209).LE STESSE NORME

VALGONO PER LE DOMANDE DI RIVENDICAZIONE, RESTITUZIONE O SEPARAZIONE DI

COSE MOBILI POSSEDUTE DALL'IMPRESA IN LIQUIDAZIONE (ART. 207 SECONDO

COMMA).

ART. 46

L'ART. 210 DETTA NELLE FORME PIÙ SEMPLICI LE NORME SULLA LIQUIDAZIONE

DELL'ATTIVO; MENTRE L'ART. 206 SANCISCE L'ESCLUSIVA LEGITTIMAZIONE DEL

COMMISSARIO LIQUIDATORE AD ESERCITARE L'AZIONE DI RESPONSABILITÀ CONTRO

GLI AMMINISTRATORI DELL'IMPRESA IN LIQUIDAZIONE. È PREVISTO, COME NEL

FALLIMENTO, IL PROCEDIMENTO MONITORIO PER REALIZZARE I CONFERIMENTI

DOVUTI DAI SOCI, SULLE LORO QUOTE OD AZIONI, QUANDO L'IMPRESA IN

LIQUIDAZIONE SIA UNA SOCIETÀ (ART. 208 SECONDO COMMA). CON FORME

GIUDIZIARIE MOLTO SEMPLICI È ANCHE REGOLATO L'ESERCIZIO DELL'AZIONE NEI

CONFRONTI DEI SOCI SUSSIDIARIAMENTE RESPONSABILI LIMITATAMENTE O

ILLIMITATAMENTE. È ADOTTATA IN PROPOSITO LA PROCEDURA DEL PIANO DI

RIPARTO, GIÀ PREVISTA NELLA PROCEDURA FALLIMENTARE DELLE COOPERATIVE

(ART. 151) A CUI LA LEGGE RINVIA (ART. 211). LA SOLUZIONE DELLE CONTESTAZIONI

AVVIENE CON SEMPLICE DECRETO DEL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE, SALVO IL

DIRITTO DI OPPOSIZIONE DAVANTI AL TRIBUNALE, IN CASO DI CONTESTAZIONE

DELLA QUALITÀ DI SOCIO O DELLA NATURA O DELL'ESTENSIONE DELLA

RESPONSABILITÀ (ART. 211).

PARTICOLARE CURA È STATA POSTA NEL DISCIPLINARE LA CHIUSURA DELLA

LIQUIDAZIONE (ART. 213), CHE AVVIENE CON LA PRESENTAZIONE DEL BILANCIO

FINALE, DEL CONTO, E DEL PIANO DI RIPARTO, MA PRIMA CHE SIA DISTRIBUITO

ALMENO L'ULTIMO DIECI PER CENTO DEL RICAVATO DALLA LIQUIDAZIONE IN

APPLICAZIONE DEL RICHIAMATO ART. 113.

DOPO L'APPROVAZIONE DELL'AUTORITÀ AMMINISTRATIVA GLI ATTI INDICATI SONO

DEPOSITATI IN CANCELLERIA, PER LE EVENTUALI CONTESTAZIONI, CHE SONO

DECISE GIUDIZIARIAMENTE SECONDO IL RITO DELLE CONTESTAZIONI DEI CREDITI

NEL FALLIMENTO.

LA CHIUSURA PUÒ ANCHE AVVENIRE PER CONCORDATO: QUESTO PUÒ ESSERE

PROPOSTO DALL'IMPRENDITORE, IL QUALE PERÒ VI DOVRÀ ESSERE AUTORIZZATO

DALL'AUTORITÀ CHE VIGILA SULLA LIQUIDAZIONE, SU PARERE DEL COMMISSARIO

LIQUIDATORE, SENTITO IL COMITATO DI SORVEGLIANZA. L'APPROVAZIONE DEL

CONCORDATO È FACILITATA, ATTRAVERSO LA PRESUNZIONE DEL CONSENSO

TACITO DEI CREDITORI, CHE NON FACCIANO OPPOSIZIONE ENTRO TRENTA GIORNI

DAL DEPOSITO DELLA PROPOSTA DI CONCORDATO NELLA CANCELLERIA DEL

TRIBUNALE.

LA DECISIONE SUL CONCORDATO SPETTA AL TRIBUNALE, CHE PROVVEDE CON

SENTENZA, APPELLABILE DAI CREDITORI CHE HANNO FATTO OPPOSIZIONE, DAL

COMMISSARIO E, IN CASO DI RIGETTO DELLA PROPOSTA, DALL'IMPRESA (ART. 214).

DISPOSIZIONI PENALI.

ART. 47.

LE DISPOSIZIONI PENALI INERENTI ALLA MATERIA DEL FALLIMENTO HANNO

RICHIESTO UN PROFONDO LAVORO DI REVISIONE ANCHE SE TALE NON SEMPRE

APPAIA ALLA SUPERFICIE, SIA PER DARE UNA SOLUZIONE ALMENO ALLE MAGGIORI

FRA LE INNUMEREVOLI CONTROVERSIE SORTE DALL'APPLICAZIONE DELLE NORME

CORRISPONDENTI DEL CODICE DI COMMERCIO, SIA PER I NUOVI ASPETTI CHE

L'ARGOMENTO ASSUME IN DIPENDENZA DELLE INNOVAZIONI SUBITE DALLA

DISCIPLINA GIURIDICA DELL'IMPRESA COMMERCIALE, SECONDO IL LIBRO DEL

LAVORO DEL NUOVO CODICE CIVILE.

HO CONSERVATO LA DISTRIBUZIONE FONDAMENTALE DI DETTE DISPOSIZIONI

SULLA BASE DELLA DISTINZIONE DEL SOGGETTO DEI REATI: IN REATI CIOÈ

COMMESSI DAL FALLITO O DA PERSONE DIVERSE DAL FALLITO, SECONDO CHE

AUTORE DI ESSI SIA LO STESSO IMPRENDITORE COLPITO DAL FALLIMENTO OVVERO

UN SOGGETTO DIVERSO RAPPRESENTANTE DELL'IMPRESA, UN ORGANO DEL

PROCESSO FALLIMENTARE ECC., E HO DATO UN ORDINE MIGLIORE, E SI PUÒ DIRE

INVERSO, ALLE NORME, COMINCIANDO DALLA FORMULAZIONE DEI REATI DOLOSI

PER FINIRE ALLE DISPOSIZIONI DI INDOLE PROCESSUALE. ALTRI DUE CARATTERI

GENERALI DI DISTACCO FRA IL TESTO ATTUALE E QUELLO CHE SI ABROGA SONO: IL

SUO RIGOROSO COORDINAMENTO, IN TEMA DI PRINCIPI, COME QUELLI

SULL'ELEMENTO SOGGETTIVO DEL REATO E SULLE PENE ACCESSORIE, AL CODICE

PENALE COMUNE, COL RINVIO ALLE NORME DI QUESTO PER TUTTI I CASI CHE NON

RICHIEDONO IMPRESCINDIBILMENTE UNA FORMULAZIONE PARTICOLARE; E LA PIÙ

PRECISA DETERMINAZIONE DEGLI ELEMENTI ESSENZIALI DI ALCUNE FIGURE DI

REATO, SPECIE IN ORDINE AL NESSO DI CAUSALITÀ TRA FATTO DI REATO ED

EVENTO, E ALL'ELEMENTO PSICHICO, SULLE QUALI PIÙ VIVO ERA IL DIBATTITO DELLA

DOTTRINA E PIÙ MANIFESTA L'INCERTEZZA DELLA GIURISPRUDENZA.

L'INDOLE STESSA DELLA MATERIA VIETA DI PRESUMERE CHE CIÒ BASTI AD

ELIMINARE OGNI CONTROVERSIA, MA PUÒ DIRSI CERTO FIN D'ORA CHE IL CAMPO

DELLE DISPUTE È STATO GRANDEMENTE RIDOTTO, E CHE IL NETTO COLLEGAMENTO

DI QUESTE NORME ALLE DISPOSIZIONI GENERALI DEL CODICE PENALE OFFRIRÀ

SEMPRE UNA GUIDA ALL'INTERPRETE PER LA ESATTA SOLUZIONE DEI PROBLEMI

NON TESTUALMENTE RISOLTI.

ART. 48

UN ASSETTO CHIARO E COMPLETO, DAL PUNTO DI VISTA SISTEMATICO E PRATICO,

ASSUMONO I REATI DI BANCAROTTA FRAUDOLENTA, CHE HANNO COSTITUITO IL

TRAVAGLIO DI PARECCHI DECENNI DELLA GIURISPRUDENZA. L'ART. 216 SI PUÒ

CONSIDERARE DIVISO IN DUE PARTI: NELLA PRIMA CONTEMPLA I FATTI DI REATO

COMMESSI DALL'IMPRENDITORE ANTERIORMENTE ALLA DICHIARAZIONE DI

FALLIMENTO; NELLA SECONDA, DALL'IMPRENDITORE GIÀ DICHIARATO FALLITO, E

PERCIÒ DURANTE LA PROCEDURA FALLIMENTARE. È NATURALE CHE PER GLI UNI LA

DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO FUNZIONI DA CONDIZIONE DI PUNIBILITÀ, PER GLI

ALTRI DA PRESUPPOSTO DEL REATO. FARE DELLA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO

ADDIRITTURA UN ELEMENTO COSTITUTIVO DEL REATO, SECONDO IL CONCETTO

TALVOLTA AFFIORATO ANCHE NELLA GIURISPRUDENZA, NON SEMBRA CHE SIA

CONSENTITO DALLE SPECIE E STRUTTURA DEI FATTI INCRIMINABILI. ALTRO È DIRE

CHE IN CIASCUNO DEI FATTI INCRIMINABILI DI BANCAROTTA IL FALLIMENTO DEBBA

TROVARE ALMENO UNO DEI SUOI ANTECEDENTI; ALTRO SAREBBE DIRE CHE

CIASCUNO DEI FATTI STESSI DEBBA ESSERE LA CAUSA DEL FALLIMENTO. LA

DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO VISTA COME ELEMENTO COSTITUTIVO DEL REATO DI

BANCAROTTA DIVENTEREBBE, NELLO STAMPO DEL REATO, L'EVENTO; VISTA INVECE

COME CONDIZIONE DI PUNIBILITÀ, RESTA COLLEGATA CAUSALMENTE AL FATTO

INCRIMINATO, MA NON NEL SENSO CHE QUESTO DEBBA ESSERE L'UNICA CAUSA. ED

OGNUNO VEDE CHE, ANCHE SOTTO L'ASPETTO POLITICO, LA CONFIGURAZIONE DEL

FALLIMENTO COME EVENTO DEL REATO INDEBOLIREBBE TROPPO LA DIFESA PENALE

DEL CREDITO CHE ALIMENTA LE IMPRESE COMMERCIALI.

ART. 49

NUMEROSE E SOSTANZIALI MODIFICAZIONI L'ART. 860 CODICE DI COMMERCIO HA

SUBITO ATTRAVERSO L'ART. 216.

ANZITUTTO È APPARSO NECESSARIO DISTINGUERE I FATTI CHE INCIDONO

DIRETTAMENTE SULLA CONSISTENZA ECONOMICA DELL'IMPRESA DA QUELLI CHE

INCLUDONO SINTOMI OD INDIZI DI CRIMINOSA MENOMAZIONE.

IN BASE A TALE CRITERIO, AL N. 1 SI PREVEDONO OLTRE LE IPOTESI DI

DISTRAZIONE, OCCULTAMENTO E DISSIMULAZIONE DEI BENI, NONCHÉ DI

ESPOSIZIONE O RICONOSCIMENTO DI PASSIVITÀ INSUSSISTENTI, PREVISTE ANCHE

DAL CODICE DI COMMERCIO, QUELLE DI DISTRUZIONE O DISSIPAZIONE, TOTALE O

PARZIALE, DI BENI. LA FIGURA DELLA DISTRUZIONE È SUGGERITA DA VARI PROGETTI

E CODICI STRANIERI (PROGETTO AUSTRIACO DEL 1909, 366; COD. SVIZZERO 1938,

ART. 163) MA, ESSENDOSI PREVISTA ACCANTO ALLA DISTRUZIONE TOTALE QUELLA

PARZIALE DEI BENI, NON È SEMBRATO DOVERSI AGGIUNGERE ANCHE L'IPOTESI, IN

ESSI CONTEMPLATA, DEL DETERIORAMENTO, CHE NON È SE NON UNA DISTRUZIONE

PARZIALE. LA FIGURA DELLA DISSIPAZIONE È BALZATA DA TEMPO, CON TRATTI

SICURI, DALLA ELABORAZIONE DELLA GIURISPRUDENZA, COME DISPERSIONE DI

BENI A SCOPI VOLUTTUARI, DIVERSA QUINDI DALL'ECCESSO DI SPESE PERSONALI O

FAMILIARI, CHE DÀ LUOGO A UN CASO DI BANCAROTTA SEMPLICE (ART. 856, N. 1,

COD. COMM.; ART. 217, N. 1 DELLA PRESENTE LEGGE).

TALUNO AVEVA PROPOSTO DI DISTINGUERE, QUANTO ALL'ELEMENTO

SOGGETTIVO, I CASI DI SOTTRAZIONE, CIOÈ DELL'OCCULTAMENTO, DELLA

DISSIMULAZIONE, DISTRUZIONE O DISSIPAZIONE, DAL CASO DELLA DISTRAZIONE,

CIOÈ DELLA DESTINAZIONE DI BENI A SCOPI DIVERSI DA QUELLI DOVUTI, E DI

PUNIRE I PRIMI QUANDO PRODUCANO AI CREDITORI ANCHE UNA MERA POSSIBILITÀ

DI DANNO EFFETTIVO. MA È SEMBRATO PREFERIBILE LASCIARE ALL'INTERPRETE LA

VALUTAZIONE PRUDENTE DEI SINGOLI CASI, MENTRE IN VIA GENERALE PUÒ

AFFERMARSI CHE MAL SI CONCEPISCE UN FATTO DI SOTTRAZIONE CHE NON

PRODUCA DANNO EFFETTIVO AI CREDITORI, SICCHÈ IL DIVARIO CIRCA L'EVENTO FRA

SOTTRAZIONE E DISTRAZIONE È MENO PROFONDO CHE NON PAIA; E LA

CONFIGURAZIONE DEL FALLIMENTO COME CAUSALMENTE COLLEGATO A CIASCUNO

DI QUESTI CASI DI BANCAROTTA VIETA DI TEMERE CHE LA DISTRAZIONE POSSA

ESSERE PUNITA QUANDO AI CREDITORI NON ABBIA PRODOTTO ALCUN DANNO. LA

DESTINAZIONE DEI BENI ALLO SCOPO CHE NELL'IMPRESA DEVONO AVERE È IL

CONCETTO ESSENZIALE NON SOLO PER DISTINGUERE QUANDO SI ABBIA

DISTRAZIONE, ANZICHÈ SOTTRAZIONE, MA PER STABILIRE QUANDO IL MUTAMENTO

DI DESTINAZIONE DEI BENI NEL COMPLESSO DELLA VITA DELL'IMPRESA SI DEBBA

CONSIDERARE FATTO PENALMENTE INDIFFERENTE O PUNIBILE.

ART. 50

NEL N. 2 SI PREVEDE L'IPOTESI DEL FALSO, LARGAMENTE INTESO, IN SCRITTURE

CONTABILI. A DIFFERENZA DEL CODICE DI COMMERCIO CHE PUNISCE IL

"COMMERCIANTE FALLITO CHE HA SOTTRATTI O FALSIFICATI I SUOI LIBRI",

LOCUZIONE COSÌ MONCA CHE, SENZA UNA ILLUMINATA APPLICAZIONE GIUDIZIARIA,

QUESTA IPOTESI AVREBBE POTUTO AUTORIZZARE LA REPRESSIONE DI CASI DI

SEMPLICE RESPONSABILITÀ PRESUNTA, IL NUOVO TESTO HA CURA DI PRECISARE

QUALI REQUISITI OBIETTIVI O SUBIETTIVI DEVONO CONCORRERE PER L'ESISTENZA

DEL REATO. DAL PUNTO DI VISTA OBIETTIVO SI RICHIEDE ANZITUTTO LA

SOTTRAZIONE, DISTRUZIONE (IPOTESI NUOVA) O FALSIFICAZIONE, TOTALE O

PARZIALE, DEI LIBRI O DELLE ALTRE SCRITTURE, OVVERO UNA TENUTA DI ESSI TALE

DA NON RENDERE POSSIBILE LA RICOSTRUZIONE, S'INTENDE CONTABILE, DEL

PATRIMONIO O DEL MOVIMENTO DEGLI AFFARI, CIÒ CHE OCCORRE PER ADEGUARE

NELLA SUA ENTITÀ MATERIALE E CAUSALE, E QUINDI NELLA SANZIONE, LA IPOTESI

DEL DISORDINE OD IRREGOLARITÀ NELLA TENUTA DELLE SCRITTURE A QUELLE

DELLA LORO SOTTRAZIONE, DISTRUZIONE O FALSIFICAZIONE. DAL PUNTO DI VISTA

SUBIETTIVO, APPLICANDO AL FALSO NELLE SCRITTURE DI UN'IMPRESA IL DOLO

RICHIESTO PER IL FALSO NELLE SCRITTURE PRIVATE IN GENERALE (ART. 485

CODICE PENALE), SI RICHIEDE CHE OGNUNO DEI FATTI IN ESAME SIA COMMESSO

CON LO SCOPO DI PROCURARE A SÈ O AD ALTRI UN INGIUSTO PROFITTO O DI

RECARE PREGIUDIZIO AI CREDITORI.

CON TALI CAUTELE SI È POSTO RIPARO AL PERICOLO, CONTINUO E GRAVE FINO A

IERI, CHE UN SINTOMO O UNA PRESUNZIONE DI FRODE AI CREDITORI SIA

SCAMBIATO PER FATTO CERTO DI FRODE.

QUANTO ALLE SCRITTURE TUTELATE, IL SOLO LIMITE ALLA TUTELA È POSTO NELLA

UTILITÀ LORO AI FINI DELLA RICOSTRUZIONE DEL PATRIMONIO O DEL MOVIMENTO

DEGLI AFFARI.

ART. 51

CIASCUNA DELLE IPOTESI DI REATI PREVISTE COME POSSIBILI PER

L'IMPRENDITORE PRIMA CHE IL FALLIMENTO SIA DICHIARATO È ESPRESSAMENTE

PREVISTA, NEL SECONDO COMMA DELL'ART. 216, COME POSSIBILE PER

L'IMPRENDITORE GIÀ DICHIARATO FALLITO, DURANTE LA PROCEDURA

FALLIMENTARE. LA FORMULAZIONE È IDENTICA, SALVO PER LA IPOTESI DELLA

SOTTRAZIONE, DISTRUZIONE O FALSIFICAZIONE DEI LIBRI, CHE, QUANDO SI REALIZZI

DOPO LA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO, NON PUÒ MIRARE SE NON AD IMPEDIRE LA

RICOSTRUZIONE DEL PATRIMONIO O DEL MOVIMENTO DEGLI AFFARI, DONDE LA

INITULITÀ DI CHIEDERE QUESTO ESTREMO PER LA INCRIMINAZIONE DEL FATTO.

COL TERZO COMMA SI È DATA UNA PIÙ ESATTA CONFIGURAZIONE ED UNA

SISTEMAZIONE PIÙ ADERENTE ALLA REALTÀ NELLA IPOTESI PREVISTA DALL'ART.

856, N. 4, CODICE DI COMMERCIO, E AD ALTRE ANALOGHE, AVENTI TUTTE UN TRATTO

COMUNE NELL'AZIONE DELL'IMPRENDITORE CHE, PRIMA DELLA DICHIARAZIONE DI

FALLIMENTO O DURANTE LA PROCEDURA FALLIMENTARE, VIOLA IL PRINCIPIO DELLA

PAR CONDICIO CREDITORUM FAVORENDO TALUNO DI ESSI A DANNO DEGLI ALTRI

CON PAGAMENTI O SIMULAZIONE DI TITOLI DI PRELAZIONE.

IL CODICE ABROGATO PREVEDEVA IL CASO DEL COMMERCIANTE, CHE DOPO LA

CESSAZIONE DEI PAGAMENTI PAGHI QUALCHE CREDITORE A DANNO DELLA MASSA,

FRA QUELLI DI BANCAROTTA SEMPLICE, ED ERA FORSE QUESTO IL MOTIVO PIÙ

GRAVE CHE INDUCEVA SUL TERRENO DOTTRINALE A CONSIDERARE CHE, FRA I CASI

DI BANCAROTTA SEMPLICE, DISCIPLINATI NEGLI ARTICOLI 856 E 857, IPOTESI DOLOSE

SI MESCOLASSERO AD IPOTESI COLPOSE. SI È AD OGNI MODO RAFFORZATO IL

CARATTERE DOLOSO DEL REATO RICHIEDENDO ESPRESSAMENTE LO SCOPO, CHE

POTEVA RITENERSI INSITO NEL FATTO STESSO, DI FAVORIRE TALUNO DEI

CREDITORI A DANNO DEGLI ALTRI PER L'APPLICAZIONE DI QUESTA IPOTESI DI

REATO. NÉ È SEMBRATO OPPORTUNO DIFFERENZIARE LA PENA, COME QUALCHE

SCRITTORE AVEVA PROPOSTO, NEI RIGUARDI DEL FALLITO CHE, CON INTENZIONE

PIÙ MANIFESTA DI FRODE, SIMULI A VANTAGGIO DI TALUNO, ED A DANNO DEGLI

ALTRI, TITOLI DI PRELAZIONE, POICHÈ SI È PENSATO CHE LA UNICITÀ DELLA

SANZIONE ASTRATTA MEGLIO RISPONDA ALLA IDENTITÀ DELLA LESIONE GIURIDICA,

CONSISTENTE NELLA VIOLAZIONE DELLA PAR CONDICIO, MENTRE L'AMPIA

LATITUDINE DI PENA CONCESSA AL GIUDICE PERMETTE TENER CONTO IN

CONCRETO DI OGNI CARATTERISTICA DEI SINGOLI FATTI.

ART. 52

NOTEVOLE SEMPLIFICAZIONE HA SUBITO LA FORMULAZIONE DEI CASI DI

BANCAROTTA SEMPLICE. ANZITUTTO SI SONO ELIMINATI QUELLE CONSISTENTI

ESSENZIALMENTE IN INOSSERVANZA DELLE NORME DI LEGGE DIRETTE AL

REGOLARE E RAPIDO SVOLGIMENTO DELLA PROCEDURA DI FALLIMENTO O

FUNZIONAMENTO DEGLI ORGANI FALLIMENTARI (COME QUASI TUTTI I CASI DI CUI AI

NN. 3 E 4 DELL'ART. 857) PER FARNE OGGETTO DI APPOSITA PREVISIONE,

NELL'ASPETTO ALTERNATIVO DI DOLO O DI COLPA, NELL'ART. 220. TUTTI GLI ALTRI

CASI SI SONO QUINDI AGGRUPPATI IN QUATTRO IPOTESI FONDAMENTALI DI COLPA:

A) SPESE PERSONALI E FAMILIARI ECCESSIVE RISPETTO ALLA CONDIZIONE

ECONOMICA, IPOTESI LA CUI DIVERSITÀ DA QUELLA DELLA DISSIPAZIONE DI BENI

NON HA BISOGNO DI ESSERE CHIARITA; B) CONSUMAZIONE DI NOTEVOLE PARTE

DEL PATRIMONIO IN OPERAZIONI GRAVEMENTE IMPRUDENTI; C) OPERAZIONI DI

MANIFESTA IMPRUDENZA PER RITARDARE IL FALLIMENTO, ESSENDO SEMBRATO

ESORBITANTE COLPIRE PENALMENTE ANCHE QUELLE CHE, SCEVRE DI UN SIMILE

GRADO DI COLPA, SIANO COMPITE DA CHI, FRA IL PERICOLO DI FALLIMENTO E LA

SPERANZA DI POTERE MEDIANTE ESSE EVITARLO, NON SI ASTIENE DAL TENTARLE;

D) L'AGGRAVAMENTO DEL PROPRIO DISSESTO, COL NON RICHIEDERE LA

DICHIARAZIONE DEL PROPRIO FALLIMENTO O CON ALTRA GRAVE COLPA, AL QUALE

CONCETTO SI ESTENDE L'OSSERVAZIONE FORMULATA PER LA IPOTESI

PRECEDENTE. NELL'INSIEME SI È PENSATO CHE L'ESERCIZIO DI UN'IMPRESA, SE

RICHIEDE L'USO DI UNA CONTINUA CAUTELA, NON PUÒ PRESCINDERE PERÒ IN

ALCUNE CONTINGENZE DA UN CERTO GRADO DI RISOLUTA INIZIATIVA,

SPECIALMENTE QUANDO DELLE CAUSE REMOTE DEL FALLIMENTO NON POSSA

RITENERSI VOLONTARIAMENTE RESPONSABILE L'IMPRENDITORE. ANCHE A QUESTO

COLLEGAMENTO TRA LO STUDIO DI TUTTE LE CAUSE DEL FALLIMENTO E LA

VALUTAZIONE DI QUELLE CUI PUÒ DAR LUOGO LA RESPONSABILITÀ PER COLPA

TENDE LA RISERVA DELL'ART. 217, AI TERMINI DEL QUALE PUÒ RISPONDERE

L'IMPRENDITORE "FUORI DEI CASI PREVEDUTI NELL'ART. 216".

SI È CONSERVATA L'IPOTESI DI BANCAROTTA SEMPLICE NEI CONFRONTI DI COLUI

CHE NON ABBIA SODDISFATTO LE OBBLIGAZIONI ASSUNTE IN UN PRECEDENTE

CONCORDATO PREVENTIVO O FALLIMENTARE, NON POTENDOSI RINUNZIARE A

RITENERE CHE IL FALLITO RECIDIVO, INADEMPIENTE A UN PRECEDENTE

CONCORDATO, LUNGI DAL POTERSI CONSIDERARE VITTIMA DELLA DISGRAZIA,

DEBBA SENZ'ALTRO ESSERE PRESUNTO IN COLPA.

IN CORRISPONDENZA ALLA MIGLIORE FORMULAZIONE DEL REATO DI BANCAROTTA

FRAUDOLENTA PER FALSO IN SCRITTURE CONTABILI, SI È PRECISATO CHE NEL

REATO DI BANCAROTTA SEMPLICE S'INCORRE O PER OMESSA TENUTA O PER

TENUTA IRREGOLARE E INCOMPLETA DEI LIBRI E DELLE SCRITTURE, MA DI QUELLI

SOLTANTO CHE LA LEGGE PRESCRIVE, NON POTENDOSI PUNIRE LA NEGLIGENZA IN

CIÒ CHE PER LEGGE NON SI È OBBLIGATI DI FARE.

ART. 53

UNA FORMULAZIONE AUTONOMA SI È DATA AL REATO DI RICORSO ABUSIVO AL

CREDITO (ART. 218).MANIFESTAMENTE CARATTERIZZATO NON DA SEMPLICE COLPA,

MA DA DOLO DI PERICOLO, ESSO RICHIAMA PER ALCUNI ASPETTI LA INSOLVENZA

FRAUDOLENTA, PER ALTRI LA TRUFFA: SI DISTINGUE DALLA PRIMA SOPRA TUTTO

PERCHÉ, MENTRE NELL'INSOLVENZA FRAUDOLENTA L'AGENTE HA FIN DA PRINCIPIO

IL PROPOSITO DI NON ADEMPIERE L'OBBLIGAZIONE, NEL RICORSO AL CREDITO

L'IMPRENDITORE, PUR CELANDO VOLONTARIAMENTE IL PROPRIO DISSESTO, NON

HA FIN DA QUEL MOMENTO LA VOLONTÀ DI ESSERE INADEMPIENTE; E SI DISTINGUE

DALLA SECONDA SOPRA TUTTO PERCHÉ QUESTA STESSA CONSIDERAZIONE VIETA

DI RITENERE CHE AL PROFITTO CHE EGLI MIRA A CONSEGUIRE RICORRENDO AL

CREDITO, SEBBENE VERSI ATTUALMENTE IN DISSESTO, SI PROPONGA DI

AGGIUNGERE IN DEFINITIVA IL DANNO DI CHI GLIELO CONCEDE. E SI È CREDUTO DI

NON AUMENTARE LA PENA AFFLITTIVA COMMINATA PER IL REATO DI INSOLVENZA

FRAUDOLENTA, PERCHÉ SE MAGGIORE È LA DIFFUSIONE DEL DANNO, CHE

COLPISCE TUTTO IL CETO CREDITORIO ED IN ISPECIE I CONTRAENTI CUI NASCONDE

IL SUO DISSESTO, È PERÒ MENO GRAVE L'ELEMENTO SUBIETTIVO DEL REATO.

ART. 54

DI APPOSITA DISPOSIZIONE (ART. 219) FORMA OGGETTO NEL TESTO ATTUALE LA

DISCIPLINA DEI CASI DI MAGGIORE O MINORE GRAVITÀ CUI SOLO PER QUELLI DI

MAGGIORE GRAVITÀ, DEDICAVA UN ACCENNO L'ART. 861, TERZO COMMA, CODICE DI

COMMERCIO. RIFLETTENDO ALL'ELEMENTO ALEATORIO INSEPARABILE

DALL'ATTIVITÀ COMMERCIALE, SI È RITENUTO CHE, QUANDO DALLA BANCAROTTA

FRAUDOLENTA O SEMPLICE DERIVA UN DANNO DI SPECIALE TENUITÀ, LA PENA

POSSA ESSERE DIMINUITA ANCHE OLTRE IL LIMITE DELL'ART. 65, N. 3, CODICE

PENALE, CIOÈ FINO AL TERZO. NÉ PUÒ SEMBRARE CONTRADDITTORIO CHE SI

TENGA CONTO DELLA PROBABILE INFLUENZA DELL'ALEA ANCHE IN RAPPORTO AL

DANNO DERIVATO DA BANCAROTTA FRAUDOLENTA, POICHÈ LA SPECIALE TENUTA DI

ESSO, PUR SEMPRE RIFERITA ALLA ENTITÀ DELL'IMPRESA, LASCIA DUBITARE

ALMENO DELLA INTENSITÀ DELLA INTENZIONE DI FRODE DELL'AGENTE.

RAGIONAMENTO DIVERSO OCCORRE FARE IN RELAZIONE SIA ALL'AMPIA CERCHIA

DEI DANNEGGIATI SIA ALLA INTENSITÀ DELL'ELEMENTO SOGGETTIVO ED ALLA

EFFICACIA DEI MEZZI, SE SIASI VERIFICATO INVECE UN DANNO PATRIMONIALE DI

GRAVITÀ RILEVANTE, CIÒ CHE AUTORIZZA A SPINGERE L'AUMENTO DELLA PENA

FINO ALLA METÀ.

ED È PARSO NECESSARIO, PER MEGLIO ADEGUARE LE SANZIONI ALLA ENTITÀ

DELLE INFRAZIONI ED ALLA PERICOLOSITÀ DEL COLPEVOLE, PREVEDERE

L'AGGRAVAMENTO DELLA PENA PER CHI COMMETTE PIÙ FATTI PREVISTI IN UNA

STESSA DISPOSIZIONE DI LEGGE O PER CHI PER LEGGE NON POTEVA ESERCITARE

UN'IMPRESA COMMERCIALE.

ART. 55

CON L'ART. 220 SI DISCIPLINA, SOTTO DUE DIVERSI ASPETTI SOGGETTIVI, UN

GRUPPO DI IPOTESI CHE SIA IL CODICE DI COMMERCIO SIA I PROGETTI FIN QUI

SUCCEDUTISI UNIFICAVANO IN UNA SOLA PREVISIONE, ORIENTATA VERSO UNA

CONFIGURAZIONE DI REATO PIÙ COLPOSO CHE INTENZIONALE: LA INCLUSIONE

NELL'ELENCO DEI CREDITORI DI CREDITORI INESISTENTI; L'OMESSA DICHIARAZIONE

DELL'ESISTENZA DI QUALCHE BENE DA COMPRENDERE NELL'INVENTARIO; IL

MANCATO DEPOSITO DEI BILANCI E DELLE SCRITTURE CONTABILI NEL TERMINE

PRESCRITTO DALLA SENTENZA DICHIARATIVA DI FALLIMENTO; L'INDEBITO

ALLONTANAMENTO DEL FALLITO DALLA RESIDENZA O LA SUA MANCATA

PRESENTAZIONE, SE CHIAMATO, AL GIUDICE DELEGATO O AL COMITATO DEI

CREDITORI. MENTRE È SEMBRATO SUPERFLUO SPECIFICARE CHE IN QUESTA FORMA

DI REATI PUÒ INCORRERE SOLO IL COMMERCIANTE DICHIARATO FALLITO, POICHÈ

NESSUN ALTRO POTREBBE OVVIAMENTE INCORRERVI, È SEMBRATO NECESSARIO

UNIFORMARE IL DETTATO DELLA LEGGE AI RISULTATI DELLA ESPERIENZA E

SCINDERE IL CASO IN CUI ESSI SI VERIFICHINO PER DOLO DA QUELLI IN CUI SI

VERIFICHINO PER COLPA.

NON HA BISOGNO DI ESSERE CHIARITO COME L'ELEMENTO PER DECIDERE SE

DEBBA APPLICARSI L'ART. 216, N. 1 O L'ART. 220 SARÀ LO SCOPO DELL'AZIONE OD

OMISSIONE CHE SI IMPUTA AL COLPEVOLE, NEL SENSO CHE L'IMPRENDITORE SARÀ

RESPONSABILE DEL REATO DI CUI ALL'ART. 220 SE SI SARÀ PROPOSTO UN INTENTO

DIVERSO, ANCHE SE DA QUESTO POSSA POI MEDIAMENTE DERIVARE, DEL PARI,

DANNO AL CETO DEI CREDITORI: AD ESEMPIO, CONSEGUIRE PIÙ FACILMENTE UN

CONCORDATO CON LA FALSA RAPPRESENTAZIONE DI UN MAGGIOR NUMERO DI

CREDITORI O DI UNA MINORE MASSA DI ATTIVITÀ. NESSUNO POTREBBE, IN QUESTI

CASI, PORRE IN DUBBIO, OLTRE ALLA VOLONTARIETÀ DELL'AZIONE OD OMISSIONE

DEL FALLITO, L'INTENZIONE DA LUI DIRETTA AD UN FINE ILLECITO, E QUINDI LA

NECESSITÀ DI UNA LORO CONFIGURAZIONE DOLOSA.

DOVRÀ ESSER POI CURA DELL'INTERPRETE SORPRENDERE IL MOMENTO IN CUI

DALLA INIZIALE APPLICABILITÀ DELL'ART. 220 SI PASSA A QUELLA DELL'ART. 216,

POTENDO BEN ACCADERE CHE IL VANTAGGIO IN VISTA DEL QUALE LA FALSA

DENUNCIA DI CREDITORI O LA VOLONTARIA RETICENZA CIRCA QUALCHE BENE

DIVENTI IRREALIZZABILE (COSÌ SE IL TRIBUNALE REVOCHI LA SENTENZA DI

CONCORDATO) E TUTTAVIA IL FALLITO PERSISTA NELLA SUA CONDOTTA, CIÒ CHE

NON POTREBBE ESSERE DIRETTO CHE A FRODARE I CREDITORI.

ANCHE LE ALTRE DUE IPOTESI, ARRECANTI UN INTRALCIO ALLA PROCEDURA ED

AGLI ORGANI DEL FALLIMENTO, POSSONO VERIFICARSI INTENZIONALMENTE, E

RECLAMANO QUINDI LA DUPLICE CONFIGURAZIONE CHE SPIEGA LA STRUTTURA

DELL'ARTICOLO.

ART. 56.

PER I FALLIMENTI CON PROCEDIMENTO SOMMARIO SI È STABILITA LA RIDUZIONE

DELLA PENA FINO AL TERZO: UNA COSÌ AMPIA LATITUDINE, CIOÈ, DA PRESTARSI AL

GIUSTO ADEGUAMENTO DELLA PENA AD OGNI CASO CONCRETO.

IN OSSEQUIO POI AL PRINCIPIO GENERALE CONTENUTO NELL'ART. 147 SI È

CHIARITO (ART. 218) CHE LE DISPOSIZIONI PENALI CONCERNENTI I REATI COMMESSI

DAL FALLITO SI APPLICANO AI FATTI COMMESSI DAI SOCI ILLIMITATAMENTE

RESPONSABILI. RICHIEDENDOSI CHE I FATTI SIANO DA ESSI COMMESSI, È ESCLUSO

CHE SI ESTENDA A TALI SOCI UNA RESPONSABILITÀ DI CARATTERE PURAMENTE

OBIETTIVO.

ART. 57

NEL CAPO DEI "REATI COMMESSI DA PERSONE DIVERSE DAL FALLITO" SI HA CURA

DI SEGUIRE E FAR TRASPARIRE UN COSTANTE PARALLELISMO FRA ESSI E QUELLI

IMPUTABILI ALL'IMPRENDITORE FALLITO, DI PRECISARE MEGLIO, COME NEL CAPO

PRECEDENTE, I SOGGETTI DELLE VARIE FIGURE DI REATO E L'ELEMENTO PSICHICO

DI CIASCUNA, E DI RINUNZIARE A FORMULAZIONI SPECIALI DI REATI PER QUEI FATTI

ALLA CUI INCRIMINAZIONE BASTINO LE DISPOSIZIONI DEL CODICE PENALE COMUNE.

RISPETTO A QUESTE LE NORME DEL PRESENTE TESTO, QUANDO NON È

NECESSARIO CHE ABBIANO IL CARATTERE DI NORME SPECIALI, DEBBONO AVERE

QUELLO DI NORME SEMPLICEMENTE COMPLEMENTARI.

TENUTI PRESENTI QUESTI CONCETTI, SI SPIEGA INTUITIVAMENTE, ATTRAVERSO LA

ESATTA RISPONDENZA DELL'UNO ALL'ALTRO GRUPPO, LA STRUTTURA DEGLI

ARTICOLI 223, 224, 225 E 226 RISPETTO AGLI ARTICOLI 216, 217, 218 E 220. LA

ESTENSIONE DELLA RESPONSABILITÀ PER I FATTI IN ESSI PREVISTI ANCHE AI

DIRETTORI GENERALI, MA NON AI DIRETTORI, È GIUSTIFICATA DA QUANTO SI È

OSSERVATO NELLA RELAZIONE ALLE DISPOSIZIONI PENALI NELLE MATERIE

REGOLATE DAL LIBRO DEL CODICE CIVILE "DEL LAVORO" (N. 3): CHE LA

EQUIPARAZIONE, NEL CAMPO DELLA RESPONSABILITÀ PENALE, AGLI

AMMINISTRATORI NON CONSENTE OLTREPASSARE LA CATEGORIA DEI DIRETTORI

GENERALI, POICHÈ A QUESTI SOLTANTO, E NON ANCHE AI SEMPLICI DIRETTORI,

SPETTANO FACOLTÀ E POTERI DI DIREZIONE DELL'ANDAMENTO AMMINISTRATIVO

ED ECONOMICO DELL'IMPRESA IN GENERALE. MA, ANCHE QUI GIOVA OSSERVARE,

CIÒ NON SIGNIFICA CHE LA NOZIONE DI DIRETTORE GENERALE, AGLI EFFETTI DELLE

PRESENTI NORME, SIA QUELLA DI DIRETTORE GENERALE NOMINATO

DALL'ASSEMBLEA O PER DISPOSIZIONE DELL'ATTO COSTITUTIVO A NORMA

DELL'ART. 2396 DEL CODICE CIVILE, POICHÈ QUESTA DISPOSIZIONE HA SOLO

RIGUARDO ALLA PARTICOLARE DISCIPLINA DELLA RESPONSABILITÀ PATRIMONIALE

DEI DIRETTORI GENERALI VERSO LA SOCIETÀ E VERSO I TERZI, DATA DAL CODICE

CIVILE.

TRA LE PREVISIONI PARTICOLARI, MENTRE SI È SANZIONATA LA IPOTESI DI QUASI-

BANCAROTTA FRAUDOLENTA A CARICO DEGLI AMMINISTRATORI, DIRETTORI

GENERALI, SINDACI E LIQUIDATORI DI SOCIETÀ DICHIARATE FALLITE CHE HANNO

CONCORSO A CAGIONARE CON DOLO (DIRETTO) O PER EFFETTO DI OPERAZIONI

DOLOSE (DOLO EVENTUALE O, SECONDO I CASI, DI PERICOLO NELLE SINGOLE

OPERAZIONI) IL FALLIMENTO DELLA SOCIETÀ, SI È IMPUTATO, A TITOLO DI COLPA, A

CARICO DEI MEDESIMI IL CONCORRERE A CAGIONARE OD AGGRAVARE IL DISSESTO

DELLA SOCIETÀ CON INOSSERVANZA DI QUALSIASI OBBLIGO AD ESSI IMPOSTO

DALLA LEGGE. IN TAL MODO SI È EVITATO IL RIFERIMENTO A SPECIFICHE INFRAZIONI

DI LEGGE, COME NELL'ART. 863 CODICE DI COMMERCIO, E SI È FISSATO IL

CONCETTO CHE QUALUNQUE INFRAZIONE PUÒ DAR CAUSA A RESPONSABILITÀ PER

COLPA, PURCHÈ ABBIA AD OGGETTO UN OBBLIGO GIURIDICO, CIOÈ IMPOSTO DALLA

LEGGE E, COERENTEMENTE AL PRINCIPIO DI CAUSALITÀ ACCOLTO NEL CODICE

PENALE, LA INOSSERVANZA ABBIA COSTITUITO LA CAUSA OD UNA DELLE CAUSE DEL

DISSESTO O DELL'AGGRAVAMENTO DI QUESTO. AL CRITERIO ACCENNATO DI

PARALLELISMO, GIÀ SEGUITO DEL RESTO DALL'ART. 862 CODICE DI COMMERCIO, È

ISPIRATA LA FORMULAZIONE DELL'ART. 227, CONCERNENTE I REATI IMPUTABILI

ALL'INSTITORE DELL'IMPRENDITORE FALLITO.

ART. 58

LA RESPONSABILITÀ DEL CURATORE RICEVE UNA SISTEMAZIONE MOLTO PIÙ AMPIA

DI QUELLA CHE IL CODICE DI COMMERCIO LE ASSICURAVA CON LE GENERICHE

DISPOSIZIONI DELL'ART. 864. LA FIGURA POLIEDRICA, E SPESSO INCERTA, DELLA

MALVERSAZIONE SI FACCETTA IN TANTI ASPETTI SPECIFICI, RICHIESTI DAL BISOGNO

DI PREVENIRE IL PERICOLO CHE ATTRAVERSO LE MAGLIE DELLA LEGGE IL

CURATORE TROVI LA VIA DI SCAMPO AD AZIONI DELITTUOSE, E DI TRACCIARE AL

GIUDICE LA VIA PRECISA PER REPRIMERLE CON ESATTA GRADUAZIONE DI SANZIONI.

ANZITUTTO SI È ESPRESSAMENTE RINVIATO AGLI ARTICOLI DEL CODICE PENALE

CONCERNENTI LA MALVERSAZIONE, LA CONCUSSIONE, LA CORRUZIONE E L'ABUSO

(INNOMINATO) DI UFFICIO PER I CASI CHE NE REALIZZINO GLI ESTREMI. LA QUALITÀ

DI PUBBLICO UFFICIALE DEL CURATORE ED IL COMPLESSO DEI RAPPORTI

FUNZIONALI CHE IL PUBBLICO UFFICIO, DI CUI È INVESTITO, STABILISCE FRA LUI E I

TERZI RENDONO SUPERFLUO AI FINI PRATICI, DANNOSO AI FINI DEL SISTEMA,

DETTARE FORMULAZIONI SPECIFICHE SOLO PERCHÉ SOGGETTO NE SAREBBE UN

PUBBLICO UFFICIALE DETERMINATO: IL CURATORE DI FALLIMENTO. A TALE CRITERIO

SI È DEROGATO SOLO PER L'INTERESSE PRIVATO CHE EGLI PRENDA NEGLI ATTI DEL

FALLIMENTO (ART. 228) PER INASPRIRE LA PENA PREVISTA DALL'ART. 324 CODICE

PENALE, ESSENDO SEMBRATO OPPORTUNO, PER LA MAGGIORE ESTENSIONE DEL

PERICOLO CHE PUÒ DERIVARNE, ELEVARE I LIMITI DA QUESTO STABILITI, ED

AGGIUNGERE QUELLA ACCESSORIA DELL'INTERDIZIONE, CHE SARÀ REGOLATA

DAGLI ARTICOLI 29 E 31 CODICE PENALE.

DUE NUOVE FIGURE DI REATO SI SONO AGGIUNTE: L'ACCETTAZIONE DI

RETRIBUZIONE NON DOVUTA E L'OMESSA CONSEGNA O DEPOSITO DI COSE DEL

FALLIMENTO (ARTICOLI 229 E 230). L'UNA NON PUÒ CONFONDERSI CON LA

CORRUZIONE, MIRANDO A COLPIRE LA VENALITÀ DEL CURATORE CHE RICEVA O

PATTUISCA PIÙ DI QUANTO GLI SIA DOVUTO PER GLI ATTI DELLA SUA GESTIONE;

L'ALTRA PUÒ VERIFICARSI PER DOLO O PER COLPA, E NON PUÒ CONFONDERSI CON

LA MALVERSAZIONE, PROPRIAMENTE DETTA, DEL CURATORE, CONSISTENDO NON

NELLA APPROPRIAZIONE O DISTRAZIONE DELLE ATTIVITÀ FALLIMENTARE, MA NELLA

DISOBBEDIENZA ALL'ORDINE DEL GIUDICE DI CONSEGNARLE O DEPOSITARLE,

ORDINE CHE IMPLICA QUINDI DI VOLTA IN VOLTA L'ASSEGNAZIONE, DALLA LEGGE O

DAL GIUDICE STESSO, DI UN TERMINE PER ESEGUIRLO.

ART. 59

LA GRAVITÀ DEI DANNI CHE LA CONDOTTA ILLECITA DEI CREDITORI PUÒ NELLO

SVOLGIMENTO DELLA PROCEDURA FALLIMENTARE, ANCHE SENZA ACCORDO

DELITTUOSO COL BANCAROTTIERE, PRODURRE ALLA MASSA DEI CREDITORI HA

CONSIGLIATO DI NON ABOLIRE ALCUNE TRA LE FIGURE DI REATO GIÀ PREVISTE

DALL'ART. 865 CODICE DI COMMERCIO, E DI CONSERVARE IN ISPECIE QUELLA DEL N.

2 RELATIVA AL CREDITORE CHE, FUORI DEI CASI DI CONCORSO IN BANCAROTTA,

PRESENTA, ANCHE PER INTERPOSTA PERSONA, DOMANDA DI AMMISSIONE AL

PASSIVO PER UN CREDITO FRAUDOLENTEMENTE SIMULATO. SI ERA OSSERVATO DA

TALUNO CHE O SI GUARDA ALLA SOLA PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA E,

SICCOME QUESTA È UN ATTO UNILATERALE, CONCORSO COL FALLITO NON PUÒ

ESSERVI; O SI GUARDA ALLA NATURA FRAUDOLENTA DELLA SIMULAZIONE, ED IL

CONCORSO COL FALLITO NON PUÒ MANCARE, MA IN TAL CASO SI TRATTEREBBE,

NON DI REATO AVENTE IL SUO CONTENUTO OBIETTIVO ED IL SUO MOMENTO

CONSUMATIVO NELLA PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA, SI BENE DI ESPOSIZIONE

DI PASSIVITÀ INSUSSISTENTI. L'OBIEZIONE PERÒ NON HA CHE UN VALORE

ILLUSORIO. È CERTO INFATTI CHE, SE LA PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA SEGUE

ALL'ACCORDO TRA IMPRENDITORE E CREDITORE APPARENTE, ENTRAMBI AVRANNO

COMMESSO IN CONCORSO REATO DI BANCAROTTA FRAUDOLENTA, E LA

PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA DI AMMISSIONE AL PASSIVO IN TANTO NON SARÀ

PREVISTA COME REATO AUTONOMO IN QUANTO RESTERÀ ASSORBITA DA QUELLO DI

BANCAROTTA FRAUDOLENTA, PER IL PRINCIPIO DELLA PROGRESSIONE CRIMINOSA

CHE, COME È NOTO, NON SI VERIFICA SOLO PER ASSORBIMENTO DI UN'AZIONE

DELITTUOSA PRECEDENTE IN UN'ALTRA SUCCESSIVA, MA ANCHE TALORA NEL CASO

OPPOSTO (COME PER IL FAVOREGGIAMENTO CHE RESTA ASSORBITO NEL

CONCORSO IN OMICIDIO QUANDO L'AIUTO ALL'AUTORE SIA STATO PROMESSO PRIMA

DELLA CONSUMAZIONE DELL'OMICIDIO). SEBBENE DI RADO, ALLA GIURISPRUDENZA

NON È PERÒ MANCATO DI OCCUPARSI DEL CASO DI CREDITORI CHE

FRAUDOLENTEMENTE, E SENZA ACCORDI COL FALLITO, PRESENTINO DOMANDA DI

AMMISSIONE AL PASSIVO: COSÌ, PER I CREDITI I CUI TITOLI PRIMA DELLA DOMANDA

AVEVANO PERDUTO EFFICACIA. NON SI PUÒ QUINDI CANCELLARE DALLA LEGGE UN

REATO CHE NON È IMPOSSIBILE NELLA REALTÀ, PURCHÈ LA INCRIMINAZIONE

COLPISCA SOLO LA PRESENTAZIONE DI DOMANDE PER CREDITI AFFETTI DA FRODE,

E PERCIÒ, AD ESEMPIO, NON DA SIMULAZIONE RELATIVA, CHE POTREBBE NON

PRODURRE ALCUN DANNO ALLA MASSA DEI CREDITORI, MA DA SIMULAZIONE

ASSOLUTA.

È SEMBRATO PER ALTRO ANCHE OPPORTUNO INCORAGGIARE IN QUESTI CASI

L'OPEROSO RAVVEDIMENTO DEL COLPEVOLE, RIDUCENDO LA PENA ALLA METÀ PER

COLUI CHE RITIRI LA DOMANDA PRIMA DELLA FORMAZIONE DELLO STATO PASSIVO.

LE ALTRE IPOTESI DI SOTTRAZIONE O RICETTAZIONE DI BENI DEL FALLITO SENZA

CONCORSO CON QUEST'ULTIMO SONO SOSTANZIALMENTE IDENTICHE A QUELLE

DELL'ART. 865 CODICE DI COMMERCIO: UNA NUOVA IPOTESI SI È AGGIUNTA,

SUBORDINATA ALLA CONDIZIONE CHE LA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO AVVENGA:

L'ACQUISTO DI MERCI O ALTRI BENI DELL'IMPRENDITORE A PREZZO NOTEVOLMENTE

INFERIORE A QUELLO CORRENTE DA PARTE DI COLUI CHE SIA CONSAPEVOLE

DELLO STATO DI DISSESTO E CHE PERCIÒ, COM'È IMPLICITO IN QUESTO ESTREMO,

PREVEDA LA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO.

NEL REATO DI MERCATO DI VOTO NEL CONCORDATO FALLIMENTARE O NELLE

DELIBERAZIONI DEL COMITATO DEI CREDITORI (ART. 233), SI È, SULLA SCORTA DEL

PROGETTO 1925, ESTESA AL FALLITO ED A CHI, NELL'INTERESSE DEL FALLITO,

CONTRATTA COL CREDITORE LA PENA COMMINATA PER IL CREDITORE. ERA DA

TUTTI AVVERTITO COME CONTRASTANTE CON LA REALTÀ L'APPREZZAMENTO

PIETISTICO CHE IL CODICE DI COMMERCIO FACEVA DEL FALLITO, CONSIDERANDOLO

VITTIMA DEL CREDITORE E LIMITANDO A QUELLO LA SANZIONE PENALE.

ART. 60

ERA NATURALE CHE AGLI ORGANI DEL CONCORDATO PREVENTIVO ED AGLI

ORGANI DELL'AMMINISTRAZIONE CONTROLLATA E DELLA LIQUIDAZIONE COATTA

AMMINISTRATIVA SI ESTENDESSERO QUELLE FRA LE NORME PENALI DETTATE PER

L'IMPRENDITORE, PER IL CURATORE O PER I CREDITORI CHE RISPONDONO DELLE

INFRAZIONI DELLE QUALI CIASCUNO NELL'ORBITA DELLA PROPRIA ATTIVITÀ E DELLE

PROPRIE ATTRIBUZIONI POSSA RENDERSI COLPEVOLE. A CIÒ PROVVEDONO GLI

ARTICOLI 236 E 237. CON QUESTI SI GARANTISCE LA ENERGICA DIFESA DEI DIRITTI

DEI CREDITORI DA QUALUNQUE CAUSA CRIMINOSA DI PERTURBAMENTO.

ART. 61

IN APPOSITO CAPO, IL IV, SONO RACCOLTE LE DISPOSIZIONI DI PROCEDURA

IMPOSTE, IN AGGIUNTA OD I DEROGA DI QUELLE DEL CODICE DI COMMERCIO, DALLA

SPECIALITÀ DELLA MATERIA DISCIPLINATA NELLA PRESENTE LEGGE.

HO MANTENUTO, IN VISTA DELLA GRAVITÀ ED AMPIEZZA DEL DANNO CHE LE

FORME PIÙ GRAVI DI REATI FALLIMENTARI PRODUCONO, IL PIÙ LARGO POTERE

CONCESSO GIÀ DALLE LEGGI VIGENTI AL MAGISTRATO CIRCA L'EMISSIONE DEL

MANDATO DI CATTURA (ART. 239). HO CHIARITO CHE LA RIABILITAZIONE DEL

FALLITO, IN QUALUNQUE MOMENTO INTERVENGA, PRIMA O DOPO DELLA SENTENZA

DI CONDANNA, È CAUSA ESTINTIVA DEL REATO, E NON SEMPLICEMENTE DELLA

PENA. HO REGOLATO IN MODO DEFINITIVO L'ISTITUTO DELLA COSTITUZIONE DI

PARTE CIVILE IN SENSO RIGOROSAMENTE CONFORME ALLA FUNZIONE DEL

CURATORE (ED ANALOGAMENTE DEL COMMISSARIO LIQUIDATORE), COME ORGANO

CHE NEL FALLIMENTO RIASSUME E RAPPRESENTA COSÌ GL'INTERESSI

DELL'IMPRENDITORE COME QUELLI DEI CREDITORI. HO COSÌ PRECLUSO LA

POSSIBILITÀ DI UNA COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE, CHE SAREBBE DEL TUTTO

PLEONASTICA, DI QUALUNQUE CREDITORE IN AGGIUNTA A QUELLA DEL CURATORE,

PERMETTENDO LA PRIMA SOLO IN VIA SUPPLETIVA, QUANDO MANCHI LA SECONDA,

O QUANDO POSSA ESSERE FONDATA SU UN TITOLO DI AZIONE PERSONALE DEL

CREDITORE: COME, NEL CASO DI APPROPRIAZIONE INDEBITA COMMESSA

DALL'IMPRENDITORE O DALL'AMMINISTRATORE DI UNA SOCIETÀ SU TITOLI DATI IN

DEPOSITO PER GARANZIA.

DISPOSIZIONI TRANSITORIE.

ART. 62

DALL'ART. 242 ALL'ART. 266 SONO DETTATE LE DISPOSIZIONI CHE REGOLANO IL

PASSAGGIO DALLA VECCHIA ALLA NUOVA LEGGE. NEL RISOLVERE I COMPLESSI E

DELICATI PROBLEMI DI DIRITTO TRANSITORIO, CHE SONO POSTI DALL'APPLICAZIONE

DELLE NUOVE NORME AI PROCEDIMENTI IN CORSO, MI SONO ISPIRATO AL CRITERIO

DI UNA PRONTA PENETRAZIONE DEL NUOVO SISTEMA, PER QUANTO ATTIENE ALLE

NORME DI RITO, RISPETTANDO INVECE GLI EFFETTI SOSTANZIALI GIÀ MATURATISI

CON L'APERTURA DELLE PROCEDURE ANTERIORMENTE ALL'ENTRATA IN VIGORE

DELLA NUOVA LEGGE (ART. 242). TUTTAVIA HO INTESO LIMITARE OPPORTUNAMENTE

IL PRINCIPIO GENERALE DELL'IMMEDIATA APPLICAZIONE DELLE NUOVE NORME DI

PROCEDURA, LADDOVE UN TALE INNESTO AVREBBE POTUTO SACRIFICARE

INUTILMENTE ATTIVITÀ PROCESSUALI IN PIENO SVOLGIMENTO O QUANDO ESSO

AVREBBE ARRECATO INNOVAZIONI, I CUI EFFETTI SOSTANZIALI DIFFICILMENTE

AVREBBERO POTUTO SCEVERARSI DA QUELLI MERAMENTE PROCESSUALI.

ART. 63

IN QUESTO ORDINE DI CONCETTI HO DISPOSTO CHE I GRAVAMI CONTRO IL

PROVVEDIMENTO CHE RESPINGE L'ISTANZA DI FALLIMENTO (ART. 244, SECONDO

COMMA), I RECLAMI CONTRO I PROVVEDIMENTI DEL GIUDICE DELEGATO (ART. 246), I

GIUDIZI IN CORSO SU DOMANDE TARDIVE PER L'AMMISSIONE DI CREDITI AL PASSIVO

O SU ISTANZE DI REVOCAZIONE CONTRO CREDITI AMMESSI (ART. 251) ABBIANO A

SVOLGERSI NEI MODI PREVISTI DALLE DISPOSIZIONI ANTERIORI, SE ALL'ENTRATA IN

VIGORE DELLA LEGGE LE RELATIVE CAUSE SIANO GIÀ STATE ASSEGNATE A

SENTENZA, RITENENDO CHE TALE MOMENTO INDICHI UNO STADIO DELLE ATTIVITÀ

PROCESSUALI DELLE PARTI, TALE DA RENDERE POCO OPPORTUNO SOSTITUIRVI I

PARTICOLARI PROCEDIMENTI PREVISTI DALLA NUOVA LEGGE (ARTICOLI 22, 26, 101 E

102).

È NATURALE PERÒ CHE, PUR CONSENTENDOSI L'APPLICAZIONE DELLE

DISPOSIZIONI ANTERIORI DETTATE DAL CODICE DI COMMERCIO, IN QUANTO LE

PARTI SI AVVALGANO DEI MEZZI PROCESSUALI GIUDIZIARI, QUESTI SARANNO

REGOLATI DAL NUOVO CODICE DI PROCEDURA CIVILE, NELLA MISURA DETERMINATA

DALLE NORME DI DIRITTO TRANSITORIO AD ESSO RELATIVE. IN QUESTO SENSO

L'ART. 265 PREVEDE, APPUNTO, LA ESTENSIONE DELLE DISPOSIZIONI DETTATE DAL

R. DECRETO 18 DICEMBRE 1941, N. 1368, A TUTTI I PROCEDIMENTI CONNESSI ALLE

PROCEDURE DI FALLIMENTO O DI CONCORDATO PREVENTIVO.

ART. 64

IN CONSIDERAZIONE DEGLI EFFETTI SOSTANZIALI, OLTRECHÈ PROCESSUALI, CHE

DERIVANO DALL'APPLICAZIONE DEL NUOVO SISTEMA DEI PERIODI LEGALI, ENTRO I

QUALI GLI ATTI COMPIUTI DALL'IMPRENDITORE FALLITO SONO SOGGETTI ALLE

PARTICOLARI REVOCATORIE FALLIMENTARI, HO RITENUTO OPPORTUNO CHE PER I

FALLIMENTI DICHIARATI ANTERIORMENTE ALL'ENTRATA IN VIGORE DELLA NUOVA

LEGGE CONTINUI AD APPLICARSI IL SISTEMA DELLA SENTENZA DI

RETRODATAZIONE.

NATURALMENTE I RELATIVI GIUDIZI SI SVOLGERANNO CON IL RITO DEL NUOVO

CODICE DI PROCEDURA CIVILE (ART. 249).

IN CONSIDERAZIONE DEGLI EFFETTI DI DIRITTO SOSTANZIALE CONNESSI ALLA

SENTENZA DICHIARATIVA DEL FALLIMENTO HO PARIMENTI DISPOSTO CHE LE

OPPOSIZIONI AVVERSO DI ESSA SIANO REGOLATE DALLE LEGGI ANTERIORI (ART.

244, PRIMO COMMA).

NON ERA EGUALMENTE POSSIBILE APPLICARE LE NUOVE DISPOSIZIONI RELATIVE

ALLE DOMANDE DI REVINDICAZIONE, RESTITUZIONE O SEPARAZIONE DI COSE

MOBILI, NEI FALLIMENTI GIÀ DICHIARATI, POICHÈ IL NUOVO SISTEMA PRESUPPONE

CHE, COME PER I CREDITI, CON LA SENTENZA DICHIARATIVA DEL FALLIMENTO SIA

PREFISSO IL TERMINE ENTRO IL QUALE GLI AVENTI DIRITTO DEVONO FAR

PERVENIRE LE DOMANDE NELLA CANCELLERIA. TROVERANNO INVECE

APPLICAZIONE LE NUOVE DISPOSIZIONI IN ORDINE AL PROCEDIMENTO DI

ACCERTAMENTO DEL PASSIVO, SEMPRECHÈ IL VERBALE DI VERIFICAZIONE DEI

CREDITI PREVISTO DALLA LEGGE ANTERIORE NON SIA STATO GIÀ CHIUSO (ART. 250).

CON IDENTICO CRITERIO, E CIOÈ AVENDO RIGUARDO ALLA FASE PIÙ O MENO

CONCLUSIVA CUI SIANO PERVENUTI ALLA DATA DELL'ENTRATA IN VIGORE DELLA

NUOVA LEGGE I RELATIVI PROCEDIMENTI, HO REGOLATO L'APPLICAZIONE O MENO

DELLE NUOVE DISPOSIZIONI ALLA LIQUIDAZIONE E ALLA RIPARTIZIONE DELL'ATTIVO,

E AL RENDICONTO DEL CURATORE (ARTICOLI 252, 253, 254).

ART. 65

UN'IMMEDIATA APPLICAZIONE TROVANO LE DISPOSIZIONI RELATIVE AL

RAPPRESENTANTE DEGLI EREDI, PREVISTO DALL'ART. 12, ALL'OBBLIGO DEL

CURATORE DI DEPOSITARE LE SOMME RISCOSSE ANTERIORMENTE ALL'ENTRATA IN

VIGORE DELLA LEGGE, ALL'ESERCIZIO PROVVISORIO DELL'IMPRESA, ANCHE SE GIÀ

IN CORSO (ARTICOLI 243, 245, 248).

SONO EGUALMENTE CONSENTITE ANCHE PER I GIUDIZI IN CORSO LA FACOLTÀ DEL

GIUDICE DELEGATO DI AUTORIZZARE LE MISURE CAUTELARI PREVEDUTE DALL'ART.

146 NEL CASO DI AZIONE DI RESPONSABILITÀ CONTRO GLI AMMINISTRATORI DELLA

SOCIETÀ FALLITA E LA POSSIBILITÀ DI OTTENERE DAI SOCI I VERSAMENTI ANCORA

DOVUTI SULLE LORO QUOTE OD AZIONI MEDIANTE IL DECRETO INGIUNTIVO

INDICATO DALL'ART. 150 (ARTICOLI 257 E 258).

ART. 66

NEL REGOLARE IL DIRITTO TRANSITORIO RELATIVO AI CONCORDATI FALLIMENTARI

IN CORSO ALL'ENTRATA IN VIGORE DELLA LEGGE HO DISTINTO LE SINGOLE FASI

ATTRAVERSO LE QUALI PASSA TALE PROCEDURA, FACENDO RIFERIMENTO

ALL'APPROVAZIONE DELLA PROPOSTA DA PARTE DEI CREDITORI,

ALL'ASSEGNAZIONE A SENTENZA DEL GIUDIZIO DI OMOLOGAZIONE E AL PASSAGGIO

IN GIUDICATO DELLA SENTENZA DI OMOLOGAZIONE, PER DISPORRE, A SECONDA

CHE LE PROCEDURE ABBIANO RAGGIUNTO O MENO L'UNA O L'ALTRA FASE, UNA PIÙ

O MENO COMPLETA APPLICAZIONE DELLE NUOVE DISPOSIZIONI (ART. 255).

UNA ANALOGA NORMA REGOLA IL DIRITTO TRANSITORIO ANCHE RELATIVAMENTE

AL CONCORDATO PREVENTIVO (ART. 260).

ART. 67

LA PROFONDA DIVERSITÀ DI SISTEMA,GIÀ PRECEDENTEMENTE POSTA IN RILIEVO,

FRA LE LEGGE DEL 1903 E LA NUOVA DISCIPLINA DEL PROCEDIMENTO SOMMARIO

PER GLI IMPRENDITORI, IL CUI PASSIVO NON SUPERI LIRE CINQUANTAMILA, MI HA

SCONSIGLIATO DI APPLICARE LE NUOVE NORME NEI CONFRONTI DEI PICCOLI

FALLIMENTI IN CORSO. QUESTI QUINDI CONTINUERANNO A SVOLGERSI SECONDO LE

DISPOSIZIONI ANTERIORI FINO ALLA LORO CHIUSURA, ANCHE SE RIGUARDINO

COMMERCIANTI DA CONSIDERARSI, A NORMA DELLA PRESENTE LEGGE, PICCOLI

IMPRENDITORI (ART 259).

COSÌ PURE HO RITENUTO OPPORTUNO DI EVITARE L'APPLICAZIONE DELLE NUOVE

NORME DETTATE IN MATERIA DI LIQUIDAZIONE COATTA AMMINISTRATIVA ALLE

PROCEDURE IN CORSO (ART. 261).

ART. 68

CON NORMA PIÙ PROPRIAMENTE DI ATTUAZIONE HO DISPOSTO CHE LA

CANCELLAZIONE DALL'ALBO DEI FALLITI OTTENUTA SECONDO LA LEGGE ANTERIORE

ABBIA LA STESSA EFFICACIA DELLA RIABILITAZIONE CIVILE DISCIPLINATA NELLA

NUOVA LEGGE (ART. 256, SECONDO COMMA).

IN CONSIDERAZIONE INFINE DELLA RIMANDATA ISTITUZIONE DEL REGISTRO DELLE

IMPRESE HO LIMITATO LA PUBBLICITÀ MEDIANTE TALE REGISTRO PREVISTA DA

NUMEROSE DISPOSIZIONI DELLA NUOVA LEGGE AI PROVVEDIMENTI RELATIVI ALLA

SOCIETÀ, ATTUANDOLA, CON SOLUZIONE ANALOGA A QUELLA ADOTTATA DALLE

DISPOSIZIONI TRANSITORIE DEL LIBRO DEL LAVORO, CON L'ISCRIZIONE NEI REGISTRI

GIÀ ESISTENTI PER LE SOCIETÀ COMMERCIALI PRESSO LE CANCELLERIE DEI

TRIBUNALI (ART. 262).

AL REGIO DECRETO PREVISTO DALL'ART. 27, SI È RIMESSO ANCHE IL COMPITO DI

RIUNIRE E COORDINARE LE DISPOSIZIONI IN VIGORE RELATIVE AL FONDO SPECIALE

ISTITUITO DALLA LEGGE DEL 1930. FINCHÉ NON SARÀ EMANATO TALE DECRETO

SONO MANTENUTE IN VIGORE, IN QUANTO APPLICABILI, LE DISPOSIZIONI VIGENTI

RELATIVE ALLA FORMAZIONE DEI RUOLI, ALLA NOMINA E ALLA DISCIPLINA DEGLI

AMMINISTRATORI GIUDIZIARI (ART. 263).

SIRE,

LA PRESENTE LEGGE, CHE È INSIEME LEGGE COMMERCIALE, PENALE E

PROCESSUALE, INTENDE FORNIRE ALLE FORZE DELL'ECONOMIA E DEL LAVORO UNA

GIUSTIZIA SEVERA, MA UMANA, ED ASSICURARE, ANCHE NELLE CRISI CHE POSSONO

COLPIRE L'IMPRESA, LA TUTELA DELL'INTERESSE GENERALE AL DI SOPRA DEGLI

INTERESSI INDIVIDUALI.

STRETTAMENTE COORDINATA CON GLI ISTITUTI DEI NUOVI CODICI, QUESTA LEGGE

ENTRERÀ IN VIGORE CONTEMPORANEAMENTE AD ESSI IL 21 APRILE DELL'ANNO XX

E. F. ONORATA DALLA VOSTRA AUGUSTA APPROVAZIONE, ESSA COSTITUIRÀ UNO

DEI NON MENO, IMPORTANTI PRESIDII DEL NUOVO ORDINE ECONOMICO

CORPORATIVO.

Legge 14 maggio 2005, n. 80

" Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-

legge 14 marzo 2005, n. 35....

(...)

Art. 2.

(Disposizioni in materia fallimentare, civile e processuale civile

nonche' in materia di libere professioni, di cartolarizzazione dei crediti

e relative alla Consob).

1. Al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, sono apportate le seguenti

modificazioni:

a) l'articolo 67 e' sostituito dal seguente:

"Art. 67 (Atti a titolo oneroso, pagamenti, garanzie). - Sono revocati,

salvo che l'altra parte provi che non conosceva lo stato d'insolvenza

del debitore:

1) gli atti a titolo oneroso compiuti nell'anno anteriore alla

dichiarazione di fallimento, in cui le prestazioni eseguite o le

obbligazioni assunte dal fallito sorpassano di oltre un quarto cio' che a

lui e' stato dato o promesso;

2) gli atti estintivi di debiti pecuniari scaduti ed esigibili non effettuati

con danaro o con altri mezzi normali di pagamento, se compiuti

nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento;

3) i pegni, le anticresi e le ipoteche volontarie costituiti nell'anno

anteriore alla dichiarazione di fallimento per debiti preesistenti non

scaduti;

4) i pegni, le anticresi e le ipoteche giudiziali o volontarie costituiti

entro sei mesi anteriori alla dichiarazione di fallimento per debiti

scaduti.

Sono altresi' revocati, se il curatore prova che l'altra parte conosceva

lo stato d'insolvenza del debitore, i pagamenti di debiti liquidi ed

esigibili, gli atti a titolo oneroso e quelli costitutivi di un diritto di

prelazione per debiti, anche di terzi, contestualmente creati, se

compiuti entro sei mesi anteriori alla dichiarazione di fallimento.

Non sono soggetti all'azione revocatoria:

a) i pagamenti di beni e servizi effettuati nell'esercizio dell'attivita'

d'impresa nei termini d'uso;

b) le rimesse effettuate su un conto corrente bancario, purche' non

abbiano ridotto in maniera consistente e durevole l'esposizione

debitoria del fallito nei confronti della banca;

c) le vendite a giusto prezzo d'immobili ad uso abitativo, destinati a

costituire l'abitazione principale dell'acquirente o di suoi parenti e affini

entro il terzo grado;

d) gli atti, i pagamenti e le garanzie concesse su beni del debitore

purche' posti in essere in esecuzione di un piano che appaia idoneo a

consentire il risanamento della esposizione debitoria dell'impresa e ad

assicurare il riequilibrio della sua situazione finanziaria e la cui

ragionevolezza sia attestata ai sensi dell'articolo 2501-bis, quarto

comma, del codice civile;

e) gli atti, i pagamenti e le garanzie posti in essere in esecuzione del

concordato preventivo, dell'amministrazione controllata, nonche'

dell'accordo omologato ai sensi dell'articolo 182-bis;

f) i pagamenti dei corrispettivi per prestazioni di lavoro effettuate da

dipendenti ed altri collaboratori, anche non subordinati, del fallito;

g) i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili eseguiti alla scadenza per

ottenere la prestazione di servizi strumentali all'accesso alle procedure

concorsuali di amministrazione controllata e di concordato preventivo.

Le disposizioni di questo articolo non si applicano all'istituto di

emissione, alle operazioni di credito su pegno e di credito fondiario;

sono salve le disposizioni delle leggi speciali.";

b) l'articolo 70 del regio decreto n. 267 del 1942, e' sostituito dal

seguente: "Art. 70. (Effetti della revocazione)". - La revocatoria dei

pagamenti avvenuti tramite intermediari specializzati, procedure di

compensazione multilaterale o dalle societa' previste dall'articolo 1

della legge 23 novembre 1939, n. 1966, si esercita e produce effetti nei

confronti del destinatario della prestazione.

Colui che, per effetto della revoca prevista dalle disposizioni

precedenti, ha restituito quanto aveva ricevuto e' ammesso al passivo

fallimentare per il suo eventuale credito.

Qualora la revoca abbia ad oggetto atti estintivi di rapporti continuativi

o reiterati, il terzo deve restituire una somma pari alla differenza tra

l'ammontare massimo raggiunto dalle sue pretese, nel periodo per il

quale e' provata la conoscenza dello stato d'insolvenza, e l'ammontare

residuo delle stesse, alla data in cui si e' aperto il concorso. Resta

salvo il diritto del convenuto d'insinuare al passivo un credito d'importo

corrispondente a quanto restituito.";

c) nella rubrica del Titolo III, del regio decreto n. 267 del 1942 sono

aggiunte, in fine, le parole: "e degli accordi di ristrutturazione";

d) l'articolo 160 del regio decreto n. 267 del 1942 e' sostituito dal

seguente:

"Art. 160 (Condizioni per l'ammissione alla procedura). -

L'imprenditore che si trova in stato di crisi puo' proporre ai creditori un

concordato preventivo sulla base di un piano che puo' prevedere:

a) la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti attraverso

qualsiasi forma, anche mediante cessione dei beni, accollo, o altre

operazioni straordinarie, ivi compresa l'attribuzione ai creditori, nonche'

a societa' da questi partecipate, di azioni, quote, ovvero obbligazioni,

anche convertibili in azioni, o altri strumenti finanziari e titoli di debito;

b) l'attribuzione delle attivita' delle imprese interessate dalla proposta

di concordato ad un assuntore; possono costituirsi come assuntori

anche i creditori o societa' da questi partecipate o da costituire nel

corso della procedura, le azioni delle quali siano destinate ad essere

attribuite ai creditori per effetto del concordato;

c) la suddivisione dei creditori in classi secondo posizione giuridica e

interessi economici omogenei;

d) trattamenti differenziati tra creditori appartenenti a classi diverse.";

e) l'articolo 161 del regio decreto n. 267 del 1942 e' sostituito dal

seguente:

"Art. 161 (Domanda di concordato). - La domanda per l'ammissione

alla procedura di concordato preventivo e' proposta con ricorso,

sottoscritto dal debitore, al tribunale del luogo in cui l'impresa ha la

propria sede principale; il trasferimento della stessa intervenuto

nell'anno antecedente al deposito del ricorso non rileva ai fini della

individuazione della competenza.

Il debitore deve presentare con il ricorso:

a) una aggiornata relazione sulla situazione patrimoniale, economica e

finanziaria dell'impresa;

b) uno stato analitico ed estimativo delle attivita' e l'elenco nominativo

dei creditori, con l'indicazione dei rispettivi crediti e delle cause di

prelazione;

c) l'elenco dei titolari dei diritti reali o personali su beni di proprieta' o in

possesso del debitore;

d) il valore dei beni e i creditori particolari degli eventuali soci

illimitatamente responsabili.

Il piano e la documentazione di cui ai commi precedenti devono

essere accompagnati dalla relazione di un professionista di cui

all'articolo 28 che attesti la veridicita' dei dati aziendali e la fattibilita' del

piano medesimo.

Per la societa' la domanda deve essere approvata e sottoscritta a

norma dell'articolo 152.";

f) l'articolo 163 del regio decreto n. 267 del 1942 e' sostituito dal

seguente:

"Art. 163 (Ammissione alla procedura). - Il tribunale, verificata la

completezza e la regolarita' della documentazione, con decreto non

soggetto a reclamo, dichiara aperta la procedura di concordato

preventivo; ove siano previste diverse classi di creditori, il tribunale

provvede analogamente previa valutazione della correttezza dei criteri

di formazione delle diverse classi.

Con il provvedimento di cui al primo comma, il tribunale:

1) delega un giudice alla procedura di concordato;

2) ordina la convocazione dei creditori non oltre trenta giorni dalla data

del provvedimento e stabilisce il termine per la comunicazione di

questo ai creditori;

3) nomina il commissario giudiziale osservate le disposizioni degli

articoli 28 e 29;

4) stabilisce il termine non superiore a quindici giorni entro il quale il

ricorrente deve depositare nella cancelleria del tribunale la somma che

si presume necessaria per l'intera procedura.

Qualora non sia eseguito il deposito prescritto, il commissario

giudiziale provvede a norma dell'articolo 173, quarto comma.";

g) l'articolo 177 del regio decreto n. 267 del 1942, e' sostituito dal

seguente:

"Art. 177 (Maggioranza per l'approvazione del concordato). - Il

concordato e' approvato se riporta il voto favorevole dei creditori che

rappresentino la maggioranza dei crediti ammessi al voto. Ove siano

previste diverse classi di creditori, il concordato e' approvato se riporta

il voto favorevole dei creditori che rappresentino la maggioranza dei

crediti ammessi al voto nella classe medesima.

Il tribunale, riscontrata in ogni caso la maggioranza di cui al primo

comma, puo' approvare il concordato nonostante il dissenso di una o

piu' classi di creditori, se la maggioranza delle classi ha approvato la

proposta di concordato e qualora ritenga che i creditori appartenenti

alle classi dissenzienti possano risultare soddisfatti dal concordato in

misura non inferiore rispetto alle alternative concretamente praticabili.

I creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, ancorche' la garanzia

sia contestata, non hanno diritto al voto se non rinunciano al diritto di

prelazione. La rinuncia puo' essere anche parziale, purche' non

inferiore alla terza parte dell'intero credito fra capitale ed accessori.

Qualora i creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca rinuncino in

tutto o in parte alla prelazione, per la parte del credito non coperta

dalla garanzia sono assimilati ai creditori chirografari; la rinuncia ha

effetto ai soli fini del concordato.

Sono esclusi dal voto e dal computo delle maggioranze il coniuge del

debitore, i suoi parenti e affini fino al quarto grado, i cessionari o

aggiudicatari dei loro crediti da meno di un anno prima della proposta

di concordato.";

h) l'articolo 180 del regio decreto n. 267 del 1942, e' sostituito al

seguente:

"Art. 180 (Approvazione del concordato e giudizio di omologazione). -

Il tribunale fissa un'udienza in camera de consiglio per la comparizione

del debitore e del commissario giudiziale. Dispone che il

provvedimento venga affisso all'albo del tribunale, e notificato, a cura

del debitore, al commissario giudiziale e agli eventuali creditori

dissenzienti.

Il debitore, il commissario giudiziale, gli eventuali creditori dissenzienti

e qualsiasi interessato devono costituirsi almeno dieci giorni prima

dell'udienza fissata, depositando memoria difensiva contenente le

eccezioni processuali e di merito non rilevabili d'ufficio, nonche'

l'indicazione dei mezzi istruttori e dei documenti prodotti. Nel

medesimo termine il commissario giudiziale deve depositare il proprio

motivato parere.

Il tribunale, nel contraddittorio delle parti, assume anche d'ufficio tutte

le informazioni e le prove necessarie, eventualmente delegando uno

dei componenti del collegio per l'espletamento dell'istruttoria.

Il tribunale, se la maggioranza di cui al primo comma dell'articolo 177

e' raggiunta, approva il concordato con decreto motivato. Quando sono

previste diverse classi di creditori, il tribunale, riscontrata in ogni caso

la maggioranza di cui al primo comma dell'articolo 177, puo' approvare

il concordato nonostante il dissenso di una o piu' classi di creditori, se

la maggioranza delle classi ha approvato la proposta di concordato e

qualora ritenga che i creditori appartenenti alle classi dissenzienti

possano risultare soddisfatti dal concordato in misura non inferiore

rispetto alle alternative concretamente praticabili.

Il decreto e' comunicato al debitore e al commissario giudiziale, che

provvede a darne notizia ai creditori, ed e' pubblicato e affisso a norma

dell'articolo 17.

Le somme spettanti ai creditori contestati, condizionali o irreperibili

sono depositate nei modi stabiliti dal tribunale, che fissa altresi' le

condizioni e le modalita' per lo svincolo.";

i) l'articolo 181 del regio decreto n. 267 del 1942, e' sostituito dal

seguente:

"Art. 181 (Chiusura della procedura). - La procedura di concordato

preventivo si chiude con il decreto di omologazione ai sensi

dell'articolo 180. L'omologazione deve intervenire nel termine di sei

mesi dalla presentazione del ricorso ai sensi dell'articolo 161; il termine

puo' essere prorogato per una sola volta dal tribunale di sessanta

giorni,";

l) dopo l'articolo 182 del regio decreto n. 267 del 1942 e' inserito il

seguente:

"Art. 182-bis (Accordi di ristrutturazione dei debiti). - Il debitore puo'

depositare, con la dichiarazione e la documentazione di cui all'articolo

161, un accordo di ristrutturazione dei debiti stipulato con i creditori

rappresentanti almeno il sessanta per cento dei crediti, unitamente ad

una relazione redatta da un esperto sull'attuabilita' dell'accordo stesso,

con particolare riferimento alla sua idoneita' ad assicurare il regolare

pagamento dei creditori estranei.

L'accordo e' pubblicato nel registro delle imprese; i creditori ed ogni

altro interessato possono proporre opposizione entro trenta giorni dalla

pubblicazione.

Il tribunale, decise le opposizioni, procede all'omologazione in camera

di consiglio con decreto motivato.

Il decreto del tribunale e' reclamabile alla corte di appello ai sensi

dell'articolo 183, in quanto applicabile, entro quindici giomi dalla sua

pubblicazione nel registro delle imprese.

L'accordo acquista efficacia dal giorno della sua pubblicazione nel

registro delle imprese.".

DECRETO LEGISLATIVO 9 gennaio 2006, n.5

Riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali a norma

dell'articolo 1, comma 5, della legge 14 maggio 2005, n. 80.

Capo I

Modifiche al titolo I

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;

Visto l'articolo 1, commi 5 e 6, della legge 14 maggio 2005, n. 80,

di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge

14 marzo 2005, n. 35, recante delega al Governo per la riforma

organica della disciplina delle procedure concorsuali;

Visto il regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, recante la disciplina

del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione

controllata e della liquidazione coatta amministrativa;

Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,

adottata nella riunione del 23 settembre 2005;

Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei

deputati, espressi in data 16 novembre 2005, e del Senato della

Repubblica, espressi in data 22 novembre 2005;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella

riunione del 22 dicembre 2005;

Sulla proposta del Ministro della giustizia e del Ministro

dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro delle

attivita' produttive; Emana

il seguente decreto legislativo:

Art. 1.

Sostituzione dell'articolo 1

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 1 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 1 (Imprese soggette al fallimento e al concordato

preventivo). - Sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul

concordato preventivo gli imprenditori che esercitano un'attivita'

commerciale, esclusi gli enti pubblici ed i piccoli imprenditori.

Ai fini del primo comma, non sono piccoli imprenditori gli

esercenti un'attivita' commerciale in forma individuale o collettiva

che, anche alternativamente:

a) hanno effettuato investimenti nell'azienda per un capitale

di valore superiore a euro trecentomila;

b) hanno realizzato, in qualunque modo risulti, ricavi lordi

calcolati sulla media degli ultimi tre anni o dall'inizio

dell'attivita' se di durata inferiore, per un ammontare complessivo

annuo superiore a euro duecentomila.

I limiti di cui alle lettere a) e b) del secondo comma possono

essere aggiornati ogni tre anni, con decreto del Ministro della

giustizia, sulla base della media delle variazioni degli indici ISTAT

dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati

intervenute nel periodo di riferimento.».

Art. 2.

Modifiche all'articolo 3

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. Il secondo comma dell'articolo 3 del regio decreto 16 marzo

1942, n. 267, e' abrogato.

Art. 3.

Abrogazione dell'articolo 4

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 4 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

abrogato.

Capo II

Modifiche al titolo II, capo I

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

Art. 4.

Sostituzione dell'articolo 6

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 6 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 6 (Iniziativa per la dichiarazione di fallimento). - Il

fallimento e' dichiarato su ricorso del debitore, di uno o piu'

creditori o su richiesta del pubblico ministero.

Nel ricorso di cui al primo comma l'istante puo' indicare il

recapito telefax o l'indirizzo di posta elettronica presso cui

dichiara di voler ricevere le comunicazioni e gli avvisi previsti

dalla presente legge.».

Art. 5.

Sostituzione dell'articolo 7

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 7 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 7 (Iniziativa del pubblico ministero). - Il pubblico

ministero presenta la richiesta di cui al primo comma dell'articolo

6: 1) quando l'insolvenza risulta nel corso di un procedimento

penale, ovvero dalla fuga, dalla irreperibilita' o dalla latitanza

dell'imprenditore, dalla chiusura dei locali dell'impresa, dal

trafugamento, dalla sostituzione o dalla diminuzione fraudolenta

dell'attivo da parte dell'imprenditore;

2) quando l'insolvenza risulta dalla segnalazione proveniente dal

giudice che l'abbia rilevata nel corso di un procedimento civile.».

Art. 6.

Abrogazione dell'articolo 8

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 8 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

abrogato. Art. 7.

Modifiche all'articolo 9

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. All'articolo 9 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, i commi

secondo e terzo sono sostituiti dai seguenti:

«Il trasferimento della sede intervenuto nell'anno antecedente

all'esercizio dell'iniziativa per la dichiarazione di fallimento non

rileva ai fini della competenza.

L'imprenditore, che ha all'estero la sede principale dell'impresa,

puo' essere dichiarato fallito nella Repubblica italiana anche se e'

stata pronunciata dichiarazione di fallimento all'estero.

Sono fatte salve le convenzioni internazionali e la normativa

dell'Unione europea.

Il trasferimento della sede dell'impresa all'estero non esclude la

sussistenza della giurisdizione italiana, se e' avvenuto dopo il

deposito del ricorso di cui all'articolo 6 o la presentazione della

richiesta di cui all'articolo 7.».

Art. 8.

Integrazioni al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. Dopo l'articolo 9 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, sono

inseriti i seguenti:

«Art. 9-bis (Disposizioni in materia di incompetenza). - La

sentenza che dichiara l'incompetenza e' trasmessa in copia al

tribunale dichiarato incompetente, il quale dispone con decreto

l'immediata trasmissione degli atti a quello competente. Allo stesso

modo provvede il tribunale che dichiara la propria incompetenza.

Il tribunale dichiarato competente, entro venti giorni dal

ricevimento degli atti, se non richiede d'ufficio il regolamento di

competenza ai sensi dell'articolo 45 del codice di procedura civile,

dispone la prosecuzione della procedura fallimentare, provvedendo

alla nomina del giudice delegato e del curatore.

Restano salvi gli effetti degli atti precedentemente compiuti.

Qualora l'incompetenza sia dichiarata all'esito del giudizio di cui

all'articolo 18, l'appello, per le questioni diverse dalla

competenza, e' riassunto, a norma dell'articolo 50 del codice di

procedura civile, dinanzi alla corte di appello competente.

Nei giudizi promossi ai sensi dell'articolo 24 dinanzi al tribunale

dichiarato incompetente, il giudice assegna alle parti un termine per

la riassunzione della causa davanti al giudice competente ai sensi

dell'articolo 50 del codice di procedura civile e ordina la

cancellazione della causa dal ruolo.

Art. 9-ter (Conflitto positivo di competenza). - Quando il

fallimento e' stato dichiarato da piu' tribunali, il procedimento

prosegue avanti al tribunale competente che si e' pronunciato per

primo.

Il tribunale che si e' pronunciato successivamente, se non richiede

d'ufficio il regolamento di competenza ai sensi dell'articolo 45 del

codice di procedura civile, dispone la trasmissione degli atti al

tribunale che si e' pronunziato per primo. Si applica l'articolo

9-bis, in quanto compatibile.».

Art. 9.

Sostituzione dell'articolo 10

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 10 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 10 (Fallimento dell'imprenditore che ha cessato l'esercizio

dell'impresa). - Gli imprenditori individuali e collettivi possono

essere dichiarati falliti entro un anno dalla cancellazione dal

registro delle imprese, se l'insolvenza si e' manifestata

anteriormente alla medesima o entro l'anno successivo.

In caso di impresa individuale o di cancellazione di ufficio degli

imprenditori collettivi, e' fatta salva la facolta' di dimostrare il

momento dell'effettiva cessazione dell'attivita' da cui decorre il

termine del primo comma.».

Art. 10.

Modifiche all'articolo 11

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. All'articolo 11 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, il

secondo comma e' sostituito dal seguente:

«L'erede puo' chiedere il fallimento del defunto, purche'

l'eredita' non sia gia' confusa con il suo patrimonio; l'erede che

chiede il fallimento del defunto non e soggetto agli obblighi di

deposito di cui agli articoli 14 e 16, secondo comma, n. 3).».

Art. 11.

Abrogazione dell'articolo 13

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 13 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

abrogato. Art. 12.

Sostituzione dell'articolo 14

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 14 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 14 (Obbligo dell'imprenditore che chiede il proprio

fallimento). - L'imprenditore che chiede il proprio fallimento deve

depositare presso la cancelleria del tribunale le scritture contabili

e fiscali obbligatorie concernenti i tre esercizi precedenti ovvero

l'intera esistenza dell'impresa, se questa ha avuto una minore

durata. Deve inoltre depositare uno stato particolareggiato ed

estimativo delle sue attivita', l'elenco nominativo dei creditori e

l'indicazione dei rispettivi crediti, l'indicazione dei ricavi lordi

per ciascuno degli ultimi tre anni, l'elenco nominativo di coloro che

vantano diritti reali e personali su cose in suo possesso e

l'indicazione delle cose stesse e del titolo da cui sorge il

diritto.». Art. 13.

Sostituzione dell'articolo 15

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 15 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 15 (Istruttoria prefallimentare). - Il procedimento per la

dichiarazione di fallimento si svolge dinanzi al tribunale in

composizione collegiale con le modalita' dei procedimenti in camera

di consiglio.

Il tribunale convoca, con decreto apposto in calce al ricorso, il

debitore ed i creditori istanti per il fallimento; nel procedimento

interviene il pubblico ministero che ha assunto l'iniziativa per la

dichiarazione di fallimento.

Il decreto di convocazione e' sottoscritto dal presidente del

tribunale o dal giudice relatore se vi e' delega alla trattazione del

procedimento ai sensi del quinto comma. Tra la data della

notificazione, a cura di parte, del decreto di convocazione e del

ricorso, e quella dell'udienza deve intercorrere un termine non

inferiore a quindici giorni liberi.

Il decreto contiene l'indicazione che il procedimento e' volto

all'accertamento dei presupposti per la dichiarazione di fallimento e

fissa un termine non inferiore a sette giorni prima dell'udienza per

la presentazione di memorie ed il deposito di documenti e relazioni

tecniche. In ogni caso, il tribunale dispone, con gli accertamenti

necessari, che l'imprenditore depositi una situazione patrimoniale,

economica e finanziara aggiornata.

I termini di cui al terzo e quarto comma possono essere abbreviati

dal presidente del tribunale, con decreto motivato, se ricorrono

particolari ragioni di urgenza.

Il tribunale puo' delegare al giudice relatore l'audizione delle

parti. In tal caso, il giudice delegato provvede, senza indugio e nel

rispetto del contraddittorio, all'ammissione ed all'espletamento dei

mezzi istruttori richiesti dalle parti o disposti d'ufficio.

Le parti possono nominare consulenti tecnici.

Il tribunale, ad istanza di parte, puo' emettere i provvedimenti

cautelari o conservativi a tutela del patrimonio o dell'impresa

oggetto del provvedimento, che hanno efficacia limitata alla durata

del procedimento e vengono confermati o revocati dalla sentenza che

dichiara il fallimento, ovvero revocati con il decreto che rigetta

l'istanza.

Non si fa luogo alla dichiarazione di fallimento se l'ammontare dei

debiti scaduti e non pagati risultanti dagli atti dell'istruttoria

prefallimentare e' complessivamente inferiore a euro venticinquemila.

Tale importo e' periodicamente aggiornato con le modalita' di cui al

terzo comma dell'articolo 1.».

Art. 14.

Modifiche all'articolo 16

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. All'articolo 16 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, sono

apportate le seguenti modificazioni:

a) al secondo comma, i numeri 3), 4) e 5) sono sostituiti dai

seguenti:

«3) ordina al fallito il deposito dei bilanci e delle scritture

contabili e fiscali obbligatorie, nonche' dell'elenco dei creditori,

entro tre giorni, se non e' stato ancora eseguito a norma

dell'articolo 14;

4) stabilisce il luogo, il giorno e l'ora dell'adunanza in cui

si procedera' all'esame dello stato passivo, entro il termine

perentorio di non oltre centoventi giorni dal deposito della

sentenza;

5) assegna ai creditori e ai terzi, che vantano diritti reali o

personali su cose in possesso del fallito, il termine perentorio di

trenta giorni prima dell'adunanza di cui al numero precedente per la

presentazione in cancelleria delle domande di insinuazione.»;

b) il terzo comma e' sostituito dal seguente:

«La sentenza produce i suoi effetti dalla data della pubblicazione

ai sensi dell'articolo 133, primo comma, del codice di procedura

civile. Gli effetti nei riguardi dei terzi si producono dalla data di

iscrizione della sentenza nel registro delle imprese ai sensi

dell'articolo 17, secondo comma.»;

c) il quarto comma e' abrogato.

Art. 15.

Sostituzione dell'articolo 17

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 17 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 17 (Comunicazione e pubblicazione della sentenza dichiarativa

di fallimento). - Entro il giorno successivo al deposito in

cancelleria, la sentenza che dichiara il fallimento e' notificata, su

richiesta del cancelliere, ai sensi dell'articolo 137 del codice di

procedura civile al debitore, eventualmente presso il domicilio

eletto nel corso del procedimento previsto dall'articolo 15, ed e'

comunicata per estratto, ai sensi dell'articolo 136 del codice di

procedura civile, al curatore ed al richiedente il fallimento.

L'estratto deve contenere il nome del debitore, il nome del curatore,

il dispositivo e la data del deposito della sentenza.

La sentenza e' altresi' annotata presso l'ufficio del registro

delle imprese ove l'imprenditore ha la sede legale e, se questa

differisce dalla sede effettiva, anche presso quello corrispondente

al luogo ove la procedura e' stata aperta.

A tale fine, il cancelliere, entro il termine di cui al primo

comma, trasmette, anche per via telematica, l'estratto della sentenza

all'ufficio del registro delle imprese indicato nel comma

precedente.». Art. 16.

Sostituzione dell'articolo 18

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 18 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 18 (Appello). - Contro la sentenza che dichiara il fallimento

puo' essere proposto appello dal debitore e da qualunque interessato

con ricorso da depositarsi entro trenta giorni presso la corte

d'appello.

L'appello non sospende gli effetti della sentenza impugnata, salvo

quanto previsto dall'articolo 19, primo comma.

Il termine per l'appello decorre per il debitore dalla data della

notificazione della sentenza a norma dell'articolo 17 e, per tutti

gli altri interessati, dalla data della iscrizione nel registro delle

imprese ai sensi del medesimo articolo. In ogni caso, si applica la

disposizione di cui all'articolo 327, primo comma, del codice di

procedura civile.

Il presidente, nei cinque giorni successivi al deposito del

ricorso, fissa con decreto, da comunicarsi al ricorrente, l'udienza

di comparizione entro quarantacinque giorni dal deposito del ricorso,

assegnando termine al ricorrente non superiore a dieci giorni dalla

comunicazione per la notifica del ricorso e del decreto alle parti e

al curatore, nonche' un termine alle parti resistenti non superiore a

cinque giorni prima dell'udienza per il deposito di memorie.

All'udienza il collegio, sentite le parti presenti in

contraddittorio tra loro ed assunti, anche d'ufficio, i mezzi di

prova necessari ai fini della decisione, provvede con sentenza,

emessa ai sensi dell'articolo 281-sexies del codice di procedura

civile. In caso di particolare complessita', la corte puo' riservarsi

di depositare la motivazione entro quindici giorni.

La sentenza che revoca il fallimento e' notificata al curatore, al

creditore che ha chiesto il fallimento e al debitore, se non

opponente, e deve essere pubblicata, comunicata ed iscritta a norma

dell'articolo 17.

La sentenza che rigetta l'appello e' notificata al ricorrente.

Se il fallimento e' revocato, restano salvi gli effetti degli atti

legalmente compiuti dagli organi della procedura.

Le spese della procedura ed il compenso al curatore sono liquidati

dal tribunale, su relazione del giudice delegato, con decreto non

soggetto a reclamo.».

Art. 17.

Sostituzione dell'articolo 19

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 19 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 19 (Sospensione della liquidazione dell'attivo). - Proposto

l'appello, il collegio, su richiesta di parte, ovvero del curatore,

puo', quando ricorrono gravi motivi, sospendere, in tutto o in parte,

ovvero temporaneamente, la liquidazione dell'attivo.

Se e' proposto ricorso per cassazione i provvedimenti di cui al

primo comma o la loro revoca sono chiesti alla Corte di appello.

L'istanza si propone con ricorso. Il presidente, con decreto in

calce al ricorso, ordina la comparizione delle parti dinanzi al

collegio in camera di consiglio. Copia del ricorso e del decreto sono

notificate alle altre parti ed al curatore.».

Art. 18.

Abrogazione dell'articolo 21

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 21 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

abrogato. Art. 19.

Sostituzione dell'articolo 22

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 22 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 22 (Gravami contro il provvedimento che respinge l'istanza di

fallimento). - Il tribunale, che respinge il ricorso per la

dichiarazione di fallimento, provvede con decreto motivato,

comunicato a cura del cancelliere alle parti.

Entro quindici giorni dalla comunicazione, il creditore ricorrente

o il pubblico ministero richiedente possono proporre reclamo contro

il decreto alla Corte d'appello che, sentite le parti, provvede in

camera di consiglio con decreto motivato. Il debitore non puo'

chiedere in separato giudizio la condanna del creditore istante alla

rifusione delle spese ovvero al risarcimento del danno per

responsabilita' aggravata ai sensi dell'articolo 96 del codice di

procedura civile.

Il decreto della Corte di appello e' comunicato a cura del

cancelliere alle parti del procedimento di cui all'articolo 15.

Se la Corte d'appello accoglie il reclamo del creditore ricorrente

o del pubblico ministero richiedente, rimette d'ufficio gli atti al

tribunale, per la dichiarazione di fallimento, salvo che, anche su

segnalazione di parte, accerti che sia venuto meno alcuno dei

presupposti necessari.

I termini di cui agli articoli 10 e 11 si computano con riferimento

al decreto della Corte d'appello.».

Capo III

Modifiche al titolo II, capo II

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

Art. 20.

Sostituzione dell'articolo 23

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 23 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 23 (Poteri del tribunale fallimentare). - Il tribunale che ha

dichiarato il fallimento e' investito dell'intera procedura

fallimentare; provvede alla nomina ed alla revoca o sostituzione, per

giustificati motivi, degli organi della procedura, quando non e'

prevista la competenza del giudice delegato; puo' in ogni tempo

sentire in camera di consiglio il curatore, il fallito e il comitato

dei creditori; decide le controversie relative alla procedura stessa

che non sono di competenza del giudice delegato, nonche' i reclami

contro i provvedimenti del giudice delegato.

I provvedimenti del tribunale nelle materie previste da questo

articolo sono pronunciate con decreto, salvo che non sia diversamente

disposto.». Art. 21.

Sostituzione dell'articolo 24

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 24 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 24 (Competenza del tribunale fallimentare). - Il tribunale

che ha dichiarato il fallimento e' competente a conoscere di tutte le

azioni che ne derivano, qualunque ne sia il valore.

Salvo che non sia diversamente previsto, alle controversie di cui

al primo comma si applicano le norme previste dagli articoli da 737 a

742 del codice di procedura civile. Non si applica l'articolo 40,

terzo comma, del codice di procedura civile.».

Art. 22.

Sostituzione dell'articolo 25

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 25 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 25 (Poteri del giudice delegato). - Il giudice delegato

esercita funzioni di vigilanza e di controllo sulla regolarita' della

procedura e:

1) riferisce al tribunale su ogni affare per il quale e'

richiesto un provvedimento del collegio;

2) emette o provoca dalle competenti autorita' i provvedimenti

urgenti per la conservazione del patrimonio, ad esclusione di quelli

che incidono su diritti di terzi che rivendichino un proprio diritto

incompatibile con l'acquisizione;

3) convoca il curatore e il comitato dei creditori nei casi

prescritti dalla legge e ogni qualvolta lo ravvisi opportuno per il

corretto e sollecito svolgimento della procedura;

4) su proposta del curatore, liquida i compensi e dispone

l'eventuale revoca dell'incarico conferito alle persone la cui opera

e' stata richiesta dal medesimo curatore nell'interesse del

fallimento;

5) provvede, nel termine di quindici giorni, sui reclami proposti

contro gli atti del curatore e del comitato dei creditori;

6) autorizza per iscritto il curatore a stare in giudizio come

attore o come convenuto. L'autorizzazione deve essere sempre data per

atti determinati e per i giudizi deve essere rilasciata per ogni

grado di essi. Su proposta del curatore, liquida i compensi e dispone

l'eventuale revoca dell'incarico conferito agli avvocati nominati dal

medesimo curatore;

7) su proposta del curatore, nomina gli arbitri, verificata la

sussistenza dei requisiti previsti dalla legge;

8) procede all'accertamento dei crediti e dei diritti reali e

personali vantati dai terzi, a norma del capo V.

Il giudice delegato non puo' trattare i giudizi che abbia

autorizzato, ne' puo' far parte del collegio investito del reclamo

proposto contro i suoi atti.

I provvedimenti del giudice delegato sono pronunciati con decreto

motivato.». Art. 23.

Sostituzione dell'articolo 26

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 26 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 26 (Reclamo contro i decreti del giudice delegato e del

tribunale). - Salvo che non sia diversamente disposto, contro i

decreti del giudice delegato e del tribunale, puo' essere proposto

reclamo al tribunale o alla corte di appello, che provvedono in

camera di consiglio.

Il reclamo e' proposto dal curatore, dal fallito, dal comitato dei

creditori e da chiunque vi abbia interesse.

Il reclamo e' proposto nel termine perentorio di dieci giorni,

decorrente dalla comunicazione o dalla notificazione del

provvedimento per il curatore, per il fallito, per il comitato dei

creditori e per chi ha chiesto o nei cui confronti e' stato chiesto

il provvedimento; per gli altri interessati, il termine decorre

dall'esecuzione delle formalita' pubblicitarie disposte dal giudice

delegato. La comunicazione integrale del provvedimento fatta dal

curatore mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento,

telefax o posta elettronica con garanzia dell'avvenuta ricezione in

base al testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in

materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del

Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, equivale a

notificazione.

Indipendentemente dalla previsione di cui al terzo comma, il

reclamo non puo' proporsi decorsi novanta giorni dal deposito del

provvedimento in cancelleria.

Il reclamo non sospende l'esecuzione del provvedimento.

Il reclamo si propone con ricorso che deve contenere l'indicazione

del tribunale o della corte di appello competente, del giudice

delegato e della procedura fallimentare; le generalita' del

ricorrente e l'elezione del domicilio in un comune sito nel

circondano del tribunale competente; la determinazione dell'oggetto

della domanda; l'esposizione dei fatti e degli elementi di diritto su

cui si basa il reclamo e le relative conclusioni; l'indicazione

specifica, a pena di decadenza, dei mezzi di prova di cui il

ricorrente intende avvalersi e dei documenti prodotti.

Il presidente del collegio nomina il giudice relatore e fissa con

decreto l'udienza di comparizione delle parti in camera di consiglio,

assegnando al reclamante un termine per la notifica al curatore ed ai

controinteressati del ricorso e del decreto di fissazione

dell'udienza. Tra la notifica e l'udienza devono intercorrere non

meno di dieci giorni liberi e non piu' di venti; il resistente,

almeno cinque giorni prima dell'udienza fissata, deposita memoria

difensiva contenente l'indicazione dei documenti prodotti.

Nel medesimo termine e con le medesime forme devono costituirsi gli

interessati che intendono intervenire nel giudizio.

Nel corso dell'udienza il collegio, sentiti il reclamante, il

curatore e gli eventuali controinteressati, assume, anche d'ufficio,

le informazioni ritenute necessarie, eventualmente delegando uno dei

suoi componenti.

Entro trenta giorni dall'udienza di convocazione delle parti, il

collegio provvede con decreto motivato con il quale conferma,

modifica o revoca il provvedimento reclamato.».

Art. 24.

Sostituzione dell'articolo 27

del regio-decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 27 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 27 (Nomina del curatore). - Il curatore e' nominato con la

sentenza di fallimento, o in caso di sostituzione o di revoca, con

decreto del tribunale.».

Art. 25.

Sostituzione dell'articolo 28

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 28 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 28 (Requisiti per la nomina a curatore). - Possono essere

chiamati a svolgere le funzioni di curatore:

a) avvocati, dottori commercialisti, ragionieri e ragionieri

commercialisti;

b) studi professionali associati o societa' tra professionisti,

sempre che i soci delle stesse abbiano i requisiti professionali di

cui alla lettera a). In tale caso, all'atto dell'accettazione

dell'incarico, deve essere designata la persona fisica responsabile

della procedura;

c) coloro che abbiano svolto funzioni di amministrazione,

direzione e controllo in societa' per azioni, dando prova di adeguate

capacita' imprenditoriali e purche' non sia intervenuta nei loro

confronti dichiarazione di fallimento.

Nel provvedimento di nomina, il tribunale indica le specifiche

caratteristiche e attitudini del curatore.

Non possono essere nominati curatore il coniuge, i parenti e gli

affini entro il quarto grado del fallito, i creditori di questo e chi

ha concorso al dissesto dell'impresa durante i due anni anteriori

alla dichiarazione di fallimento, nonche' chiunque si trovi in

conflitto di interessi con il fallimento.».

Art. 26.

Modifiche all'articolo 29

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. All'articolo 29, primo comma, del regio decreto 16 marzo 1942,

n. 267, la parola: «comunicare» e' sostituita dalle seguenti: «far

pervenire». Art. 27.

Sostituzione dell'articolo 31

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 31 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 31 (Gestione della procedura). - Il curatore ha

l'amministrazione del patrimonio fallimentare e compie tutte le

operazioni della procedura sotto la vigilanza del giudice delegato e

del comitato dei creditori, nell'ambito delle funzioni ad esso

attribuite.

Egli non puo' stare in giudizio senza l'autorizzazione del giudice

delegato, salvo che in materia di contestazioni e di tardive

dichiarazioni di crediti e di diritti di terzi sui beni acquisiti al

fallimento, e salvo che nei procedimenti promossi per impugnare atti

del giudice delegato o del tribunale e in ogni altro caso in cui non

occorra ministero di difensore.

Il curatore non puo' assumere la veste di avvocato nei giudizi che

riguardano il fallimento.».

Art. 28.

Sostituzione dell'articolo 32

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 32 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 32 (Esercizio delle attribuzioni del curatore). - Il curatore

esercita personalmente le funzioni del proprio ufficio e puo'

delegare ad altri specifiche operazioni, previa autorizzazione del

giudice delegato. L'onere per il compenso del delegato, liquidato dal

giudice, e' detratto dal compenso del curatore.

Il curatore puo' essere autorizzato dal comitato dei creditori, a

farsi coadiuvare da tecnici o da altre persone retribuite, compreso

il fallito, sotto la sua responsabilita'. Del compenso riconosciuto a

tali soggetti si tiene conto ai fini della liquidazione del compenso

finale del curatore.».

Art. 29.

Modifiche all'articolo 33

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. All'articolo 33 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, sono

apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo comma le parole: «entro un mese»" sono sostituite

dalle seguenti «entro sessanta giorni» e le parole «sul tenore della

vita privata di lui e della famiglia»," sono soppresse;

b) il secondo, terzo e quarto comma sono sostituiti dai seguenti:

«Il curatore deve inoltre indicare gli atti del fallito gia'

impugnati dai creditori, nonche' quelli che egli intende impugnare.

Il giudice delegato puo' chiedere al curatore una relazione sommaria

anche prima del termine suddetto.

Se si tratta di societa', la relazione deve esporre i fatti

accertati e le informazioni raccolte sulla responsabilita' degli

amministratori e degli organi di controllo, dei soci e,

eventualmente, di estranei alla societa'.

Il giudice delegato ordina il deposito della relazione in

cancelleria, disponendo la segretazione delle parti relative alla

responsabilita' penale del fallito e di terzi ed alle azioni che il

curatore intende proporre qualora possano comportare l'adozione di

provvedimenti cautelari, nonche' alle circostanze estranee agli

interessi della procedura e che investano la sfera personale del

fallito. Copia della relazione, nel suo testo integrale, e' trasmessa

al pubblico ministero.

Il curatore, ogni sei mesi successivi alla presentazione della

relazione di cui al primo comma, redige altresi' un rapporto

riepilogativo delle attivita' svolte, con indicazione di tutte le

informazioni raccolte dopo la prima relazione, accompagnato dal conto

della sua gestione. Copia del rapporto e' trasmessa al comitato dei

creditori, unitamente agli estratti conto dei depositi postali o

bancari relativi al periodo. Il comitato dei creditori o ciascuno dei

suoi componenti possono formulare osservazioni scritte. Altra copia

del rapporto e' trasmessa, assieme alle eventuali osservazioni, per

via telematica all'ufficio del registro delle imprese, nei quindici

giorni successivi alla scadenza del termine per il deposito delle

osservazioni nella cancelleria del tribunale.».

Art. 30.

Sostituzione dell'articolo 34

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 34 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 34 (Deposito delle somme riscosse). - Le somme riscosse a

qualunque titolo dal curatore sono depositate entro il termine

massimo di dieci giorni dalla corresponsione sul conto corrente

intestato alla procedura fallimentare aperto presso un ufficio

postale o presso una banca scelti dal curatore.

La mancata costituzione del deposito nel termine prescritto e'

valutata dal tribunale ai fini della revoca del curatore.

Se e' prevedibile che le somme disponibili non possano essere

immediatamente destinate ai creditori, su richiesta del curatore e

previa approvazione del comitato dei creditori, il giudice delegato

puo' ordinare che le disponibilita' liquide siano impiegate

nell'acquisto di titoli emessi dallo Stato.

Il prelievo delle somme e' eseguito su copia conforme del mandato

di pagamento del giudice delegato.».

Art. 31.

Sostituzione dell'articolo 35

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 35 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 35 (Integrazione dei poteri del curatore). - Le riduzioni di

crediti, le transazioni, i compromessi, le rinunzie alle liti, le

ricognizioni di diritti di terzi, la cancellazione di ipoteche, la

restituzione di pegni, lo svincolo delle cauzioni, l'accettazione di

eredita' e donazioni e gli atti di straordinaria amministrazione sono

effettuate dal curatore, previa autorizzazione del comitato dei

creditori.

Se gli atti suddetti sono di valore superiore a cinquantamila euro

e in ogni caso per le transazioni, il curatore ne informa previamente

il giudice delegato, salvo che gli stessi siano gia' stati approvati

dal medesimo ai sensi dell'articolo 104-ter.

Il limite di cui al secondo comma puo' essere adeguato con decreto

del Ministro della giustizia.».

Art. 32.

Sostituzione dell'articolo 36

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 36 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 36 (Reclamo contro gli atti del curatore e del comitato dei

creditori). - Contro gli atti di amministrazione del curatore, contro

le autorizzazioni o i dinieghi del comitato dei creditori e i

relativi comportamenti omissivi, il fallito e ogni altro interessato

possono proporre reclamo al giudice delegato per violazione di legge,

entro otto giorni dalla conoscenza dell'atto o, in caso di omissione,

dalla scadenza del termine indicato nella diffida a provvedere. Il

giudice delegato, sentite le parti, decide con decreto motivato,

omessa ogni formalita' non indispensabile al contraddittorio.

Contro il decreto del giudice delegato e' ammesso ricorso al

tribunale entro otto giorni dalla data della comunicazione del

decreto medesimo. Il tribunale decide entro trenta giorni, sentito il

curatore e il reclamante, omessa ogni formalita' non essenziale al

contraddittorio, con decreto motivato non soggetto a gravame.

Se e' accolto il reclamo concernente un comportamento omissivo del

curatore, questi e' tenuto a dare esecuzione al provvedimento della

autorita' giudiziaria. Se e' accolto il reclamo concernente un

comportamento omissivo del comitato dei creditori, il giudice

delegato provvede in sostituzione di quest'ultimo con l'accoglimento

del reclamo.». Art. 33.

Integrazione del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. Dopo l'articolo 36 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

inserito il seguente:

«Art. 36-bis (Termini processuali). - Tutti i termini processuali

previsti negli articoli 26 e 36 non sono soggetti alla sospensione

feriale.». Art. 34.

Modifiche all'articolo 37

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. All'articolo 37 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, sono

apportate le seguenti modificazioni:

a) il secondo comma e' sostituito dal seguente: «Il tribunale

provvede con decreto motivato, sentiti il curatore e il comitato dei

creditori.»;

b) dopo il secondo comma, e' aggiunto, in fine, il seguente:

«Contro il decreto di revoca o di rigetto dell'istanza di revoca, e'

ammesso reclamo alla corte di appello ai sensi dell'articolo 26; il

reclamo non sospende l'efficacia del decreto.».

Art. 35.

Integrazioni al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. Dopo l'articolo 37 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

inserito il seguente:

«Art. 37-bis (Sostituzione del curatore e dei componenti del

comitato dei creditori). - In sede di adunanza per l'esame dello

stato passivo, i creditori presenti, personalmente o per delega, che

rappresentano la maggioranza dei crediti allo stato ammessi, possono

effettuare nuove designazioni in ordine ai componenti del comitato

dei creditori nel rispetto dei criteri di cui all'articolo 40,

nonche' chiedere la sostituzione del curatore indicando al tribunale

le ragioni della richiesta e un nuovo nominativo. Il tribunale

provvede alla nomina dei soggetti designati dai creditori salvo che

non siano rispettati i criteri di cui agli articoli 28 e 40.

Dal computo dei crediti, su istanza di uno o piu' creditori, sono

esclusi quelli che si trovino in conflitto di interessi.

Nella stessa adunanza, i creditori che rappresentano la maggioranza

di quelli allo stato ammessi, indipendentemente dall'entita' dei

crediti vantati, possono stabilire che ai componenti del comitato dei

creditori sia attribuito, oltre al rimborso delle spese di cui

all'articolo 41, un compenso per la loro attivita', in misura non

superiore al dieci per cento di quello liquidato al curatore.».

Art. 36.

Modifiche all'articolo 38

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. All'articolo 38 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, sono

apportate le seguenti modificazioni:

a) il primo comma e' sostituito dal seguente: «Il curatore

adempie ai doveri del proprio ufficio, imposti dalla legge o

derivanti dal piano di liquidazione approvato, con la diligenza

richiesta dalla natura dell'incarico. Egli deve tenere un registro

preventivamente vidimato da almeno un componente del comitato dei

creditori, e annotarvi giorno per giorno le operazioni relative alla

sua amministrazione.»;

b) al secondo comma, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole:

«, ovvero del comitato dei creditori».

Art. 37.

Modifiche all'articolo 39

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. All'articolo 39 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, sono

apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo comma, le parole: «ministro per la grazia e

giustizia»" sono sostituite dalle seguenti: «Ministro della

giustizia»;

b) dopo il secondo comma, e' inserito il seguente:" «Se

nell'incarico si sono succeduti piu' curatori, il compenso e'

stabilito secondo criteri di proporzionalita' ed e' liquidato, in

ogni caso, al termine della procedura, salvi eventuali acconti.»;

c) al terzo comma, le parole: «,se vi e' luogo» sono soppresse.

Art. 38.

Sostituzione dell'articolo 40

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 40 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 40 (Nomina del comitato). - Il comitato dei creditori e'

nominato dal giudice delegato entro trenta giorni dalla sentenza di

fallimento sulla base delle risultanze documentali, sentiti il

curatore e i creditori che, con la domanda di ammissione al passivo o

precedentemente, hanno dato la disponibilita' ad assumere l'incarico

ovvero hanno segnalato altri nominativi aventi i requisiti previsti.

Salvo quanto previsto dall'articolo 37-bis, la composizione del

comitato puo' essere modificata dal giudice delegato in relazione

alle variazioni dello stato passivo o per altro giustificato motivo.

Il comitato e' composto di tre o cinque membri scelti tra i

creditori, in modo da rappresentare in misura equilibrata quantita' e

qualita' dei crediti ed avuto riguardo alla possibilita' di

soddisfacimento dei crediti stessi.

Il comitato, entro dieci giorni dalla nomina, provvede, su

convocazione del curatore, a nominare a maggioranza il proprio

presidente.

La sostituzione dei membri del comitato avviene secondo le

modalita' stabilite nel secondo comma.

Il componente del comitato che si trova in conflitto di interessi

si astiene dalla votazione.

Ciascun componente del comitato dei creditori puo' delegare in

tutto o in parte l'espletamento delle proprie funzioni ad uno dei

soggetti aventi i requisiti indicati nell'articolo 28, previa

comunicazione al giudice delegato.».

Art. 39 (1)

Sostituzione dell'articolo 41

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 41 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

"Art. 41 (Funzioni del comitato). - Il comitato dei creditori

vigila sull'operato del curatore, ne autorizza gli atti ed esprime

pareri nei casi previsti dalla legge, ovvero su richiesta del

tribunale o del giudice delegato, succintamente motivando le proprie

deliberazioni.

Il presidente convoca il comitato per le deliberazioni di

competenza o quando sia richiesto da un terzo dei suoi componenti.

Le deliberazioni del comitato sono prese a maggioranza dei votanti,

nel termine massimo di quindici giorni successivi a quello in cui la

richiesta e' pervenuta al presidente. Il voto puo' essere espresso in

riunioni collegiali ovvero per mezzo telefax o con altro mezzo

elettronico o telematico, purche' sia possibile conservare la prova

della manifestazione di voto.

In caso di inerzia, di impossibilita' di funzionamento del comitato

o di urgenza, provvede il giudice delegato.

Il comitato ed ogni componente possono ispezionare in qualunque

tempo le scritture contabili e i documenti della procedura ed hanno

diritto di chiedere notizie e chiarimenti al curatore e al fallito.

I componenti del comitato hanno diritto al rimborso delle spese,

oltre all'eventuale compenso riconosciuto ai sensi e nelle forme di

cui all'articolo 37-bis, quarto comma.".

Ai componenti del comitato dei creditori si applica, in quanto

compatibile, l'articolo 2407 del codice civile. L'azione di

responsabilita' puo' essere proposta anche durante lo svolgimento

della procedura.". (1)

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AGGIORNAMENTO (1)

Si riporta, in nota, il testo del comma 1 del presente articolo, a

seguito dell'errata-corrige in G.U. 20/3/2006, n. 39:

1. L'articolo 41 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

"Art. 41 (Funzioni del comitato). - Il comitato dei creditori

vigila sull'operato del curatore, ne autorizza gli atti ed esprime

pareri nei casi previsti dalla legge, ovvero su richiesta del

tribunale o del giudice delegato, succintamente motivando le proprie

deliberazioni.

Il presidente convoca il comitato per le deliberazioni di

competenza o quando sia richiesto da un terzo dei suoi componenti.

Le deliberazioni del comitato sono prese a maggioranza dei votanti,

nel termine massimo di quindici giorni successivi a quello in cui la

richiesta e' pervenuta al presidente. Il voto puo' essere espresso in

riunioni collegiali ovvero per mezzo telefax o con altro mezzo

elettronico o telematico, purche' sia possibile conservare la prova

della manifestazione di voto.

In caso di inerzia, di impossibilita' di funzionamento del comitato

o di urgenza, provvede il giudice delegato.

Il comitato ed ogni componente possono ispezionare in qualunque

tempo le scritture contabili e i documenti della procedura ed hanno

diritto di chiedere notizie e chiarimenti al curatore e al fallito.

I componenti del comitato hanno diritto al rimborso delle spese,

oltre all'eventuale compenso riconosciuto ai sensi e nelle forme di

cui all'articolo 37-bis, (( terzo )) comma.".

Ai componenti del comitato dei creditori si applica, in quanto

compatibile, l'articolo 2407 del codice civile. L'azione di

responsabilita' puo' essere proposta anche durante lo svolgimento

della procedura.".

La suddetta modifica entra in vigore il 20/03/2006.

Capo IV

Modifiche al titolo II, capo III

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

Art. 40.

Modifiche all'articolo 42

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. All'articolo 42 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

aggiunto, in fine, il seguente comma:

«Il curatore, previa autorizzazione del comitato dei creditori,

puo' rinunciare ad acquisire i beni che pervengono al fallito durante

la procedura fallimentare qualora i costi da sostenere per il loro

acquisto e la loro conservazione risultino superiori al presumibile

valore di realizzo dei beni stessi.».

Art. 41.

Modifiche all'articolo 43

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. All'articolo 43 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

aggiunto, in fine, il seguente comma:

«L'apertura del fallimento determina l'interruzione del processo.».

Art. 42.

Modifiche all'articolo 44

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. All'articolo 44 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

aggiunto, in fine, il seguente comma:

«Fermo quanto previsto dall'articolo 42, secondo comma, sono

acquisite al fallimento tutte le utilita' che il fallito consegue nel

corso della procedura per effetto degli atti di cui al primo e

secondo comma.».

Art. 43.

Modifiche all'articolo 46

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. All'articolo 46 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, sono

apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo comma, il numero 3 e' sostituito dal seguente: «3) i

frutti derivanti dall'usufrutto legale sui beni dei figli, i beni

costituiti in fondo patrimoniale e i frutti di essi, salvo quanto e'

disposto dall'articolo 170 del codice civile;»;

b) al primo comma, il numero 4) e' soppresso;

c) il secondo comma e' sostituito dal seguente: «I limiti

previsti nel primo comma, n. 2), sono fissati con decreto motivato

del giudice delegato che deve tener conto della condizione personale

del fallito e di quella della sua famiglia.».

Art. 44.

Modifiche all'articolo 47

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. All'articolo 47, primo comma, del regio decreto 16 marzo 1942,

n. 267, le parole: «se e' stato nominato,» sono soppresse.

Art. 45.

Sostituzione dell'articolo 48

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 48 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 48 (Corrispondenza diretta al fallito). - L'imprenditore del

quale sia stato dichiarato il fallimento, nonche' gli amministratori

o i liquidatori di societa' o enti soggetti alla procedura di

fallimento sono tenuti a consegnare al curatore la propria

corrispondenza di ogni genere, inclusa quella elettronica,

riguardante i rapporti compresi nel fallimento.».

Art. 46.

Sostituzione dell'articolo 49

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 49 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 49 (Obblighi del fallito). - L'imprenditore del quale sia

stato dichiarato il fallimento, nonche' gli amministratori o i

liquidatori di societa' o enti soggetti alla procedura di fallimento

sono tenuti a comunicare al curatore ogni cambiamento della propria

residenza o del proprio domicilio.

Se occorrono informazioni o chiarimenti ai fini della gestione

della procedura, i soggetti di cui al primo comma devono presentarsi

personalmente al giudice delegato, al curatore o al comitato dei

creditori.

In caso di legittimo impedimento o di altro giustificato motivo, il

giudice puo' autorizzare l'imprenditore o il legale rappresentante

della societa' o enti soggetti alla procedura di fallimento a

comparire per mezzo di mandatario.».

Art. 47.

Abrogazione dell'articolo 50

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 50 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

abrogato. Art. 48.

Sostituzione dell'articolo 51

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 51 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 51 (Divieto di azioni esecutive e cautelari

individuali). - Salvo diversa disposizione della legge, dal giorno

della dichiarazione di fallimento nessuna azione individuale

esecutiva o cautelare, anche per crediti maturati durante il

fallimento, puo' essere iniziata o proseguita sui beni compresi nel

fallimento.». Art. 49.

Modifiche all'articolo 52

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. All'articolo 52 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, il

secondo comma e' sostituito dal seguente:

«Ogni credito, anche se munito di diritto di prelazione o trattato

ai sensi dell'articolo 111, primo comma, n. 1), nonche' ogni diritto

reale o personale, mobiliare o immobiliare, deve essere accertato

secondo le norme stabilite dal Capo V, salvo diverse disposizioni

della legge.». Art. 50.

Modifiche all'articolo 54

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. All'articolo 54 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, il

terzo comma e' sostituito dal seguente:

«L'estensione del diritto di prelazione agli interessi e' regolata

dagli articoli 2749, 2788 e 2855, commi secondo e terzo, del codice

civile, intendendosi equiparata la dichiarazione di fallimento

all'atto di pignoramento. Per i crediti assistiti da privilegio

generale, il decorso degli interessi cessa alla data del deposito del

progetto di riparto nel quale il credito e' soddisfatto anche se

parzialmente.». Art. 51.

Modifiche all'articolo 55

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. Al terzo comma dell'articolo 55 del regio decreto 16 marzo 1942,

n. 267, le parole: «a norma degli articoli 95 e 113»" sono sostituite

dalle seguenti: «a norma degli articoli 96, 113 e 113-bis».

Art. 52.

Sostituzione dell'articolo 58

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 58 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 58 (Obbligazioni e titoli di debito). - I crediti derivanti

da obbligazioni e da altri titoli di debito sono ammessi al passivo

per il loro valore nominale detratti i rimborsi gia' effettuati; se

e' previsto un premio da estrarre a sorte, il suo valore attualizzato

viene distribuito tra tutti i titoli che hanno diritto al

sorteggio.». Art. 53.

Integrazioni al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. Dopo l'articolo 67 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

inserito il seguente:

«Art. 67-bis (Patrimoni destinati ad uno specifico affare). - Gli

atti che incidono su un patrimonio destinato ad uno specifico affare

previsto dall'articolo 2447-bis, primo comma, lettera a) del codice

civile, sono revocabili quando pregiudicano il patrimonio della

societa'. Il presupposto soggettivo dell'azione e' costituito dalla

conoscenza dello stato d'insolvenza della societa'.».

Art. 54.

Sostituzione dell'articolo 69

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 69 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 69 (Atti compiuti tra i coniugi). - Gli atti previsti

dall'articolo 67, compiuti tra coniugi nel tempo in cui il fallito

esercitava un'impresa commerciale e quelli a titolo gratuito compiuti

tra coniugi piu' di due anni prima della dichiarazione di fallimento,

ma nel tempo in cui il fallito esercitava un'impresa commerciale sono

revocati se il coniuge non prova che ignorava lo stato d'insolvenza

del coniuge fallito.».

Art. 55.

Integrazioni al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. Dopo l'articolo 69 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

inserito il seguente:

«Art. 69-bis (Decadenza dall'azione). - Le azioni revocatorie

disciplinate nella presente sezione non possono essere promosse

decorsi tre anni dalla dichiarazione di fallimento e comunque decorsi

cinque anni dal compimento dell'atto.».

Art. 56.

Abrogazione dell'articolo 71

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 71 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

abrogato. Art. 57.

Sostituzione dell'articolo 72

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 72 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 72 (Rapporti pendenti). - Se un contratto e' ancora

ineseguito o non compiutamente eseguito da entrambe le parti quando,

nei confronti di una di esse, e' dichiarato il fallimento,

l'esecuzione del contratto, fatte salve le diverse disposizioni della

presente Sezione, rimane sospesa fino a quando il curatore, con

l'autorizzazione del comitato dei creditori, dichiara di subentrare

nel contratto in luogo del fallito, assumendo tutti i relativi

obblighi, ovvero di sciogliersi dal medesimo.

Il contraente puo' mettere in mora il curatore, facendogli

assegnare dal giudice delegato un termine non superiore a sessanta

giorni, decorso il quale il contratto si intende sciolto.

La disposizione di cui al primo comma si applica anche al contratto

preliminare salvo quanto previsto nell'articolo 72-bis.

In caso di scioglimento, il contraente ha diritto di far valere nel

passivo il credito conseguente al mancato adempimento.

L'azione di risoluzione del contratto promossa prima del fallimento

nei confronti della parte inadempiente spiega i suoi effetti nei

confronti del curatore, fatta salva, nei casi previsti, l'efficacia

della trascrizione della domanda; se il contraente intende ottenere

con la pronuncia di risoluzione la restituzione di una somma o di un

bene, ovvero il risarcimento del danno, deve proporre la domanda

secondo le disposizioni di cui al Capo V.

Sono inefficaci le clausole negoziali che fanno dipendere la

risoluzione del contratto dal fallimento.

Qualora l'immobile sia stato oggetto di preliminare di vendita

trascritto ai sensi dell'articolo 2645-bis del codice civile e il

curatore, ai sensi del precedente comma, scelga lo scioglimento del

contratto, l'acquirente ha diritto di far valere il proprio credito

nel passivo, senza che gli sia dovuto il risarcimento del danno e

gode del privilegio di cui all'articolo 2775-bis del codice civile, a

condizione che gli effetti della trascrizione del contratto

preliminare non siano cessati anteriormente alla data della

dichiarazione di fallimento.».

Art. 58.

Sostituzione dell'articolo 72-bis

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 72-bis del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267,

introdotto dall'articolo 11 del decreto legislativo 20 giugno 2005,

n. 122, e' sostituito dal seguente:

«Art. 72-bis (Fallimento del venditore e contratti relativi ad

immobili da costruire). - In caso di fallimento del venditore, se la

cosa venduta e' gia' passata in proprieta' del compratore, il

contratto non si scioglie.

Qualora l'immobile sia stato oggetto di preliminare di vendita

trascritto ai sensi dell'articolo 2645-bis del codice civile e il

curatore, a norma dell'articolo 72, scelga lo scioglimento del

contratto, l'acquirente ha diritto di far valere il proprio credito

nel passivo, senza che gli sia dovuto il risarcimento del danno.

All'acquirente spetta il privilegio di cui all'articolo 2775-bis del

codice civile, a condizione che gli effetti della trascrizione del

contratto preliminare non siano cessati anteriormente alla data della

dichiarazione di fallimento.

In caso di situazione di crisi del costruttore ai sensi

dell'articolo 2, comma 1, lettera c), della legge 2 agosto 2004, n.

210, il contratto si intende sciolto se, prima che il curatore

comunichi la scelta tra esecuzione o scioglimento, l'acquirente abbia

escusso la fideiussione a garanzia della restituzione di quanto

versato al costruttore, dandone altresi' comunicazione al curatore.

In ogni caso, la fideiussione non puo' essere escussa dopo che il

curatore ha comunicato di voler dare esecuzione al contratto.».

Art. 59.

Integrazioni al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. Dopo l'articolo 72 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, sono

inseriti i seguenti:

«72-ter (Effetti sui finanziamenti destinati ad uno specifico

affare). - Il fallimento della societa' determina lo scioglimento del

contratto di finanziamento di cui all'articolo 2447-bis, primo comma,

lettera b), del codice civile quando impedisce la realizzazione o la

continuazione dell'operazione.

In caso contrario, il curatore, sentito il parere del comitato dei

creditori, puo' decidere di subentrare nel contratto in luogo della

societa' assumendone gli oneri relativi.

Ove il curatore non subentri nel contratto, il finanziatore puo'

chiedere al giudice delegato, sentito il comitato dei creditori, di

realizzare o di continuare l'operazione, in proprio o affidandola a

terzi; in tale ipotesi il finanziatore puo' trattenere i proventi

dell'affare e puo' insinuarsi al passivo del fallimento in via

chirografaria per l'eventuale credito residuo.

Nelle ipotesi previste nel secondo e terzo comma, resta ferma la

disciplina prevista dall'articolo 2447-decies, terzo, quarto e quinto

comma, del codice civile.

Qualora, nel caso di cui al primo comma, non si verifichi alcuna

delle ipotesi previste nel secondo e nel terzo comma, si applica

l'articolo 2447-decies, sesto comma, del codice civile.

«72-quater (Locazione finanziaria). - Al contratto di locazione

finanziaria si applica, in caso di fallimento dell'utilizzatore,

l'articolo 72. Se e' disposto l'esercizio provvisorio dell'impresa il

contratto continua ad avere esecuzione salvo che il curatore dichiari

di volersi sciogliere dal contratto.

In caso di scioglimento del contratto, il concedente ha diritto

alla restituzione del bene ed e' tenuto a versare alla curatela

l'eventuale differenza fra la maggiore somma ricavata dalla vendita o

da altra collocazione del bene stesso rispetto al credito residuo in

linea capitale; per le somme gia' riscosse si applica l'articolo 67,

terzo comma, lettera a).

Il concedente ha diritto ad insinuarsi nello stato passivo per la

differenza fra il credito vantato alla data del fallimento e quanto

ricavato dalla nuova allocazione del bene.

In caso di fallimento delle societa' autorizzate alla concessione

di finanziamenti sotto forma di locazione finanziaria, il contratto

prosegue; l'utilizzatore conserva la facolta' di acquistare, alla

scadenza del contratto, la proprieta' del bene, previo pagamento dei

canoni e del prezzo pattuito.».

Art. 60.

Modifiche all'articolo 73

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. All'articolo 73, primo comma, del regio decreto 16 marzo 1942,

n. 267, le parole: «del giudice delegato; ma» sono sostituite dalle

seguenti: «del comitato dei creditori;».

Art. 61.

Modifiche all'articolo 74

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. All'articolo 74 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, sono

apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo comma, le parole: «dei commi secondo, terzo e quarto

dell'art. 72» sono sostituite dalle seguenti: «dell'articolo 72,

primo e secondo comma»;

b) il secondo comma e' sostituito dal seguente: «Se il curatore

subentra, deve pagare integralmente il prezzo anche delle consegne

gia' avvenute o dei servizi gia' erogati.».

Art. 62.

Modifiche all'articolo 76

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. All'articolo 76 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, al

primo comma, le parole: «e' risolto» sono sostituite dalle seguenti:

«si scioglie». Art. 63.

Modifiche all'articolo 77

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. All'articolo 77 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, al

secondo comma la parola: «Egli» e' sostituita dalla seguente:

«L'associato». Art. 64.

Sostituzione dell'articolo 78

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 78 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 78 (Conto corrente, mandato, commissione). - I contratti di

conto corrente, anche bancario, e di commissione, si sciolgono per il

fallimento di una delle parti.

Il contratto di mandato si scioglie per il fallimento del

mandatario.

Se il curatore del fallimento del mandante subentra nel contratto,

il credito del mandatario e' trattato a norma dell'articolo 111,

primo comma, n. 1), per l'attivita' compiuta dopo il fallimento.».

Art. 65.

Modifiche all'articolo 79

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. All'articolo 79 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, sono

apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo comma, le parole: «il giorno della dichiarazione di

fallimento» sono sostituite dalle seguenti: «dal giorno della

dichiarazione di fallimento»;

b) al secondo comma, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole:

«e il credito e' regolato a norma dell'articolo 111, primo comma, n.

1).». Art. 66.

Sostituzione dell'articolo 80

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 80 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 80 (Contratto di locazione di immobili). - Il fallimento del

locatore non scioglie il contratto di locazione d'immobili e il

curatore subentra nel contratto.

In caso di fallimento del conduttore, il curatore puo' in qualunque

tempo recedere dal contratto, corrispondendo al locatore un equo

indennizzo per l'anticipato recesso, che nel dissenso fra le parti,

e' determinato dal giudice delegato, sentiti gli interessati. Il

credito per l'indennizzo e' regolato dall'articolo 111, primo comma,

n. 1), e dall'articolo 2764 del codice civile.».

Art. 67.

Integrazioni al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. Dopo l'articolo 80 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

inserito il seguente:

«Art. 80-bis (Contratto di affitto d'azienda). - Il fallimento non

e' causa di scioglimento del contratto di affitto d'azienda, ma

entrambe le parti possono recedere entro sessanta giorni,

corrispondendo alla controparte un equo indennizzo, che, nel dissenso

tra le parti, e' determinato dal giudice delegato, sentiti gli

interessati. L'indennizzo dovuto dalla curatela e' regolato

dall'articolo 111, primo comma, n. 1).».

Art. 68.

Sostituzione dell'articolo 81

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 81 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 81 (Contratto di appalto). - Il contratto di appalto si

scioglie per il fallimento di una delle parti, se il curatore, previa

autorizzazione del comitato dei creditori non dichiara di voler

subentrare nel rapporto dandone comunicazione all'altra parte nel

termine di giorni sessanta dalla dichiarazione di fallimento ed

offrendo idonee garanzie.

Nel caso di fallimento dell'appaltatore, il rapporto contrattuale

si scioglie se la considerazione della qualita' soggettiva e' stata

un motivo determinante del contratto, salvo che il committente non

consenta, comunque, la prosecuzione del rapporto. Sono salve le norme

relative al contratto di appalto per le opere pubbliche.».

Art. 69.

Integrazioni al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. Dopo l'articolo 83 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

inserito il seguente:

«Art. 83-bis (Clausola arbitrale). - Se il contratto in cui e'

contenuta una clausola compromissoria e' sciolto a norma delle

disposizioni della presente sezione, il procedimento arbitrale

pendente non puo' essere proseguito.».

Capo V

Modifiche al titolo II, capo IV

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

Art. 70.

Sostituzione dell'articolo 84

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 84 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 84 (Dei sigilli). - Dichiarato il fallimento, il curatore

procede, secondo le norme stabilite dal codice di procedura civile,

all'apposizione dei sigilli sui beni che si trovano nella sede

principale dell'impresa e sugli altri beni del debitore.

Il curatore puo' richiedere l'assistenza della forza pubblica.

Se i beni o le cose si trovano in piu' luoghi e non e' agevole

l'immediato completamento delle operazioni, l'apposizione dei sigilli

puo' essere delegata a uno o piu' coadiutori designati dal giudice

delegato.

Per i beni e le cose sulle quali non e' possibile apporre i sigilli

si procede a norma dell'articolo 758 del codice di procedura

civile.». Art. 71.

Abrogazione dell'articolo 85

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 85 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

abrogato. Art. 72.

Sostituzione dell'articolo 86

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 86 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 86 (Consegna del denaro, titoli, scritture contabili e di

altra documentazione). - Devono essere consegnate al curatore:

a) il denaro contante per essere dal medesimo depositato a norma

dell'articolo 34;

b) le cambiali e gli altri titoli compresi quelli scaduti;

c) le scritture contabili e ogni altra documentazione dal

medesimo richiesta o acquisita se non ancora depositate in

cancelleria.

Il giudice delegato puo' autorizzarne il deposito in luogo idoneo,

anche presso terzi. In ogni caso, il curatore deve esibire le

scritture contabili a richiesta del fallito o di chi ne abbia

diritto. Nel caso in cui il curatore non ritenga di dover esibire la

documentazione richiesta, l'interessato puo' proporre ricorso al

giudice delegato che provvede con decreto motivato.

Puo' essere richiesto il rilascio di copia, previa autorizzazione

del giudice delegato, a cura e spese del richiedente.».

Art. 73.

Sostituzione dell'articolo 87

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 87 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 87 (Inventario). - Il curatore, rimossi i sigilli, redige

l'inventario nel piu' breve termine possibile secondo le norme

stabilite dal codice di procedura civile, presenti o avvisati il

fallito e il comitato dei creditori, se nominato, formando, con

l'assistenza del cancelliere, processo verbale delle attivita'

compiute. Possono intervenire i creditori.

Il curatore, quando occorre, nomina uno stimatore.

Prima di chiudere l'inventario il curatore invita il fallito o, se

si tratta di societa', gli amministratori a dichiarare se hanno

notizia che esistano altre attivita' da comprendere nell'inventario,

avvertendoli delle pene stabilite dall'articolo 220 in caso di falsa

o omessa dichiarazione.

L'inventario e' redatto in doppio originale e sottoscritto da tutti

gli intervenuti. Uno degli originali deve essere depositato nella

cancelleria del tribunale.

Art. 74.

Integrazioni al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. Dopo l'articolo 87 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 e'

inserito il seguente:

«Art. 87-bis (Inventario su altri beni). - In deroga a quanto

previsto dagli articoli 52 e 103, i beni mobili sui quali i terzi

vantano diritti reali o personali chiaramente riconoscibili possono

essere restituiti con decreto del giudice delegato, su istanza della

parte interessata e con il consenso del curatore e del comitato dei

creditori, anche provvisoriamente nominato.

I beni di cui al primo comma possono non essere inclusi

nell'inventario.

Sono inventariati i beni di proprieta' del fallito per i quali il

terzo detentore ha diritto di rimanere nel godimento in virtu' di un

titolo negoziale opponibile al curatore. Tali beni non sono soggetti

alla presa in consegna a norma dell'articolo 88.».

Art. 75.

Modifiche all'articolo 89

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. All'articolo 89 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, il

primo comma e' sostituito dal seguente:

«Il curatore, in base alle scritture contabili del fallito e delle

altre notizie che puo' raccogliere, deve compilare l'elenco dei

creditori, con l'indicazione dei rispettivi crediti e diritti di

prelazione, nonche' l'elenco di tutti coloro che vantano diritti

reali e personali, mobiliari e immobiliari, su cose in possesso o

nella disponibilita' del fallito, con l'indicazione dei titoli

relativi. Gli elenchi sono depositati in cancelleria.».

Art. 76.

Sostituzione dell'articolo 90

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 90 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 90 (Fascicolo della procedura). - Immediatamente dopo la

pubblicazione della sentenza di fallimento, il cancelliere forma un

fascicolo, anche in modalita' informatica, munito di indice, nel

quale devono essere contenuti tutti gli atti, i provvedimenti ed i

ricorsi attinenti al procedimento, opportunamente suddivisi in

sezioni, esclusi quelli che, per ragioni di riservatezza, debbono

essere custoditi separatamente.

Il comitato dei creditori e ciascun suo componente hanno diritto di

prendere visione di qualunque atto o documento contenuti nel

fascicolo. Analogo diritto, con la sola eccezione della relazione del

curatore e degli atti eventualmente riservati su disposizione del

giudice delegato, spetta anche al fallito.

Gli altri creditori ed i terzi hanno diritto di prendere visione e

di estrarre copia degli atti e dei documenti per i quali sussiste un

loro specifico ed attuale interesse, previa autorizzazione del

giudice delegato, sentito il curatore.».

Capo VI

Modifiche al titolo II, capo V

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

Art. 77.

Sostituzione dell'articolo 92

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 92 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 92 (Avviso ai creditori ed agli altri interessati). - Il

curatore, esaminate le scritture dell'impreditore ed altre fonti di

informazione, comunica senza indugio ai creditori e ai titolari di

diritti reali o personali su beni mobili e immobili di proprieta' o

in possesso del fallito, a mezzo posta presso la sede dell'impresa o

la residenza del creditore, ovvero a mezzo telefax o posta

elettronica:

1) che possono partecipare al concorso depositando nella

cancelleria del tribunale, domanda ai sensi dell'articolo seguente;

2) la data fissata per l'esame dello stato passivo e quella entro

cui vanno presentate le domande;

3) ogni utile informazione per agevolare la presentazione della

domanda.

Se il creditore ha sede o risiede all'estero, la comunicazione puo'

essere effettuata al suo rappresentante in Italia, se esistente.».

Art. 78.

Sostituzione dell'articolo 93

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 93 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 93 (Domanda di ammissione al passivo). - La domanda di

ammissione al passivo di un credito, di restituzione o rivendicazione

di beni mobili e immobili, si propone con ricorso da depositare

presso la cancelleria del tribunale almeno trenta giorni prima

dell'udienza fissata per l'esame dello stato passivo.

Il ricorso puo' essere sottoscritto anche personalmente dalla parte

e puo' essere spedito, anche in forma telematica o con altri mezzi di

trasmissione purche' sia possibile fornire la prova della ricezione.

Il ricorso contiene:

1) l'indicazione della procedura cui si intende partecipare e le

generalita' del creditore;

2) la determinazione della somma che si intende insinuare al

passivo, ovvero la descrizione del bene di cui si chiede la

restituzione o la rivendicazione;

3) la succinta esposizione dei fatti e degli elementi di diritto

che costituiscono la ragione della domanda;

4) l'eventuale indicazione di un titolo di prelazione, anche in

relazione alla graduazione del credito, nonche' la descrizione del

bene sul quale la prelazione si esercita, se questa ha carattere

speciale;

5) l'indicazione del numero di telefax, l'indirizzo di posta

elettronica o l'elezione di domicilio in un comune nel circondario

ove ha sede il tribunale, ai fini delle successive comunicazioni. E'

facolta' del creditore indicare, quale modalita' di notificazione e

di comunicazione, la trasmissione per posta elettronica o per telefax

ed e' onere dello stesso comunicare al curatore ogni variazione del

domicilio o delle predette modalita'.

Il ricorso e' inammissibile se e' omesso o assolutamente incerto

uno dei requisiti di cui ai nn. 1), 2) o 3) del precedente comma. Se

e' omesso o assolutamente incerto il requisito di cui al n. 4), il

credito e' considerato chirografario.

Se e' omessa l'indicazione di cui al n. 5), tutte le comunicazioni

successive a quella con la quale il curatore da' notizia della

esecutivita' dello stato passivo, si effettuano presso la

cancelleria.

Al ricorso sono allegati i documenti dimostrativi del diritto del

creditore ovvero del diritto del terzo che chiede la restituzione o

rivendica il bene.

I documenti non presentati con la domanda devono essere depositati,

a pena di decadenza, almeno quindici giorni prima dell'udienza

fissata per l'esame dello stato passivo.

Con la domanda di restituzione o rivendicazione, il terzo puo'

chiedere la sospensione della liquidazione dei beni oggetto della

domanda.

Il ricorso puo' essere presentato dal rappresentante comune degli

obbligazionisti ai sensi dell'articolo 2418, secondo comma, del

codice civile, anche per singoli gruppi di creditori.

Il giudice ad istanza della parte puo' disporre che il cancelliere

prenda copia dei titoli al portatore o all'ordine presentati e li

restituisca con l'annotazione dell'avvenuta domanda di ammissione al

passivo.». Art. 79.

Sostituzione dell'articolo 94

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 94 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 94 (Effetti della domanda). - La domanda di cui all'articolo

93 produce gli effetti della domanda giudiziale per tutto il corso

del fallimento.». Art. 80.

Sostituzione dell'articolo 95

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 95 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 95 (Progetto di stato passivo e udienza di discussione). - Il

curatore esamina le domande di cui all'articolo 93 e predispone

elenchi separati dei creditori e dei titolari di diritti su beni

mobili e immobili di proprieta' o in possesso del fallito,

rassegnando per ciascuno le sue motivate conclusioni. Il curatore

puo' eccepire i fatti estintivi, modificativi o impeditivi del

diritto fatto valere, nonche' l'inefficacia del titolo su cui sono

fondati il credito o la prelazione, anche se e' prescritta la

relativa azione.

Il curatore deposita il progetto di stato passivo nella cancelleria

del tribunale almeno quindici giorni prima dell'udienza fissata per

l'esame dello stato passivo, dandone comunicazione ai creditori, ai

titolari di diritti sui beni ed al fallito, ed avvertendoli che

possono esaminare il progetto e presentare osservazioni scritte sino

a cinque giorni prima della udienza.

All'udienza fissata per l'esame dello stato passivo, il giudice

delegato, anche in assenza delle parti, decide su ciascuna domanda,

nei limiti delle conclusioni formulate ed avuto riguardo alle

eccezioni del curatore, a quelle rilevabili d'ufficio ed a quelle

formulate dagli altri interessati. Il giudice delegato puo' procedere

ad atti di istruzione su richiesta delle parti, compatibilmente con

le esigenze di speditezza del procedimento.

Il fallito puo' chiedere di essere sentito.

Delle operazioni si redige processo verbale.».

Art. 81.

Sostituzione dell'articolo 96

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 96 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 96 (Formazione ed esecutivita' dello stato passivo). - Il

giudice delegato, con decreto, accoglie in tutto o in parte ovvero

respinge o dichiara inammissibile la domanda proposta ai sensi

dell'articolo 93. Il decreto e' succintamente motivato se sussiste

contestazione da parte del curatore sulla domanda proposta. La

dichiarazione di inammissibilita' della domanda non ne preclude la

successiva riproposizione.

Con il provvedimento di accoglimento della domanda, il giudice

delegato indica anche il grado dell'eventuale diritto di prelazione.

Oltre che nei casi stabiliti dalla legge, sono ammessi al passivo

con riserva:

1) i crediti condizionati e quelli indicati nell'ultimo comma

dell'articolo 55;

2) i crediti per i quali la mancata produzione del titolo dipende

da fatto non riferibile al creditore, salvo che la produzione avvenga

nel termine assegnato dal giudice;

3) i crediti accertati con sentenza del giudice ordinario o

speciale non passata in giudicato, pronunziata prima della

dichiarazione di fallimento. Il curatore puo' proporre o proseguire

il giudizio di impugnazione.

Se le operazioni non possono esaurirsi in una sola udienza; il

giudice ne rinvia la prosecuzione a non piu' di otto giorni, senza

altro avviso per gli intervenuti e per gli assenti.

Terminato l'esame di tutte le domande, il giudice delegato forma lo

stato passivo e lo rende esecutivo con decreto depositato in

cancelleria.

Il decreto che rende esecutivo lo stato passivo e le decisioni

assunte dal tribunale all'esito dei giudizi di cui all'articolo 99,

producono effetti soltanto ai fini del concorso.

Art. 82.

Sostituzione dell'articolo 97

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 97 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 97 (Comunicazione dell'esito del procedimento di accertamento

del passivo). - Il curatore, immediatamente dopo la dichiarazione di

esecutivita' dello stato passivo, comunica a ciascun creditore

l'esito della domanda e l'avvenuto deposito in cancelleria dello

stato passivo, affinche' possa essere esaminato da tutti coloro che

hanno presentato domanda ai sensi dell'articolo 93, informando il

creditore del diritto di proporre opposizione in caso di mancato

accoglimento della domanda.

La comunicazione e' data a mezzo raccomandata con avviso di

ricevimento, ovvero tramite telefax o posta elettronica quando il

creditore abbia indicato tale modalita' di comunicazione.».

Art. 83.

Sostituzione dell'articolo 98

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 98 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 98 (Impugnazioni). - Contro il decreto che rende esecutivo lo

stato passivo puo' essere proposta opposizione, impugnazione dei

crediti ammessi o revocazione.

Con l'opposizione il creditore o il titolare di diritti su beni

mobili o immobili contestano che la propria domanda sia stata accolta

in parte o sia stata respinta; l'opposizione e' proposta nei

confronti del curatore.

Con l'impugnazione il curatore, il creditore o il titolare di

diritti su beni mobili o immobili contestano che la domanda di un

creditore o di altro concorrente sia stata accolta; l'impugnazione e'

rivolta nei confronti del creditore concorrente, la cui domanda e'

stata accolta. Al procedimento partecipa anche il curatore.

Con la revocazione il curatore, il creditore o il titolare di

diritti su beni mobili o immobili, decorsi i termini per la

proposizione della opposizione o della impugnazione, possono chiedere

che il provvedimento di accoglimento o di rigetto vengano revocati se

si scopre che essi sono stati determinati da falsita', dolo, errore

essenziale di fatto o dalla mancata conoscenza di documenti decisivi

che non sono stati prodotti tempestivamente per causa non imputabile.

La revocazione e' proposta nei confronti del creditore concorrente,

la cui domanda e' stata accolta, ovvero nei confronti del curatore

quando la domanda e' stata respinta. Nel primo caso, al procedimento

partecipa il curatore.

Gli errori materiali contenuti nello stato passivo sono corretti

con decreto del giudice delegato su istanza del creditore o del

curatore, sentito il curatore o la parte interessata.».

Art. 84.

Sostituzione dell'articolo 99

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 99 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 99 (Procedimento). - Le impugnazioni di cui all'articolo

precedente si propongono con ricorso depositato presso la cancelleria

del tribunale entro trenta giorni dalla comunicazione di cui

all'articolo 97 ovvero in caso di revocazione dalla scoperta del

fatto o del documento.

Il ricorso deve contenere:

1) l'indicazione del tribunale, del giudice delegato e del

fallimento;

2) le generalita' dell'impugnante e l'elezione del domicilio in

un comune sito nel circondario del tribunale che ha dichiarato il

fallimento;

3) l'esposizione dei fatti e degli elementi di diritto su cui si

basa l'impugnazione e le relative conclusioni;

4) l'indicazione specifica, a pena di decadenza, dei mezzi di

prova di cui il ricorrente intende avvalersi e dei documenti

prodotti.

Il tribunale fissa l'udienza in camera di consiglio, assegnando al

ricorrente un termine per la notifica del ricorso e del decreto di

fissazione dell'udienza alla parte nei confronti della quale la

domanda e' proposta, al curatore ed al fallito. Tra la notifica e

l'udienza devono intercorrere almeno trenta giorni liberi.

Il giudice delegato non puo' far parte del collegio.

La parte nei confronti della quale la domanda e' proposta deve

costituirsi almeno dieci giorni prima dell'udienza fissata,

depositando memoria difensiva contenente, a pena di decadenza, le

eccezioni processuali e di merito non rilevabili d'ufficio, nonche'

l'indicazione dei mezzi di prova e dei documenti prodotti.

Nel medesimo termine e con le medesime forme devono costituirsi i

creditori che intendono intervenire nel giudizio.

Nel corso dell'udienza, il tribunale assume, in contraddittorio tra

le parti, i mezzi di prova ammessi, anche delegando uno dei suoi

componenti.

Il tribunale, se necessario, puo' assumere informazioni anche

d'ufficio e puo' autorizzare la produzione di ulteriori documenti.

Il fallito puo' chiedere di essere sentito.

Il tribunale ammette con decreto in tutto o in parte, anche in via

provvisoria, le domande non contestate dal curatore o dai creditori

intervenuti. Qualora il tribunale non abbia pronunciato in via

definitiva, provvede con decreto motivato non reclamabile entro venti

giorni dall'udienza.

Il decreto e' comunicato dalla cancelleria alle parti che, nei

successivi trenta giorni, possono proporre ricorso per cassazione.».

Art. 85.

Abrogazione dell'articolo 100

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 100 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

abrogato. Art. 86.

Sostituzione dell'articolo 101

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 101 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 101 (Domande tardive di crediti). - Le domande di ammissione

al passivo di un credito, di restituzione o rivendicazione di beni

mobili e immobili, depositate in cancelleria oltre il termine di

trenta giorni prima dell'udienza fissata per la verifica del passivo

e non oltre quello di dodici mesi dal deposito del decreto di

esecutivita' dello stato passivo sono considerate tardive; in caso di

particolare complessita' della procedura, il tribunale, con la

sentenza che dichiara il fallimento, puo' prorogare quest'ultimo

termine fino a diciotto mesi.

Il procedimento di accertamento delle domande tardive si svolge

nelle stesse forme di cui all'articolo 95. Il curatore da' avviso a

coloro che hanno presentato la domanda, della data dell'udienza. Si

applicano le disposizioni di cui agli articoli da 93 a 99.

Il creditore ha diritto di concorrere sulle somme gia' distribuite

nei limiti di quanto stabilito nell'articolo 112. Il titolare di

diritti su beni mobili o immobili, se prova che il ritardo e' dipeso

da causa non imputabile, puo' chiedere che siano sospese le attivita'

di liquidazione del bene sino all'accertamento del diritto.

Decorso il termine di cui al primo comma, e comunque fino a quando

non siano esaurite tutte le ripartizioni dell'attivo fallimentare, le

domande tardive sono ammissibili se l'istante prova che il ritardo e'

dipeso da causa a lui non imputabile.».

Art. 87.

Sostituzione dell'articolo 102

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 102 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 102 (Previsione di insufficiente realizzo). - Il tribunale,

con decreto motivato da adottarsi prima dell'udienza per l'esame

dello stato passivo, su istanza del curatore depositata almeno venti

giorni prima dell'udienza stessa, corredata da una relazione sulle

prospettive della liquidazione, e sentiti il comitato dei creditori

ed il fallito, dispone non farsi luogo al procedimento di

accertamento del passivo relativamente ai crediti concorsuali se

risulta che non puo' essere acquisito attivo da distribuire ad alcuno

dei creditori che abbiano chiesto l'ammissione al passivo, salva la

soddisfazione dei crediti prededucibili e delle spese di procedura.

Il tribunale dispone in conformita' a quanto previsto nel primo

comma anche se la condizione di insufficiente realizzo emerge nel

corso delle eventuali udienze successive a quella fissata ai sensi

dell'articolo 16.

Il curatore comunica il decreto di cui al primo comma ai creditori

che abbiano presentato domanda di ammissione al passivo ai sensi

degli articoli 93 e 101, i quali, nei quindici giorni successivi,

possono presentare reclamo alla corte di appello, che provvede con

decreto in camera di consiglio, sentito il reclamante, il curatore,

il comitato dei creditori ed il fallito.».

Art. 88.

Sostituzione dell'articolo 103

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 103 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 103 (Procedimenti relativi a domande di rivendica e

restituzione). - Ai procedimenti che hanno ad oggetto domande di

restituzione o di rivendicazione, si applica il regime probatorio

previsto nell'articolo 621 del codice di procedura civile. Se il bene

non e' stato acquisito all'attivo della procedura, il titolare del

diritto, anche nel corso dell'udienza di cui all'articolo 95, puo'

modificare l'originaria domanda e chiedere l'ammissione al passivo

del controvalore del bene alla data di apertura del concorso. Se il

curatore perde il possesso della cosa dopo averla acquisita, il

titolare del diritto puo' chiedere che il controvalore del bene sia

corrisposto in prededuzione.».

Capo VII

Modifiche al titolo II, capo VI

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

Art. 89.

Sostituzione alla rubrica del titolo II, capo VI,

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. La rubrica del titolo II, capo VI, del regio decreto 16 marzo

1942, n. 267, e' sostituita dalla seguente: «Dell'esercizio

provvisorio e della liquidazione dell'attivo.».

Art. 90.

Sostituzione dell'articolo 104

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 104 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 104 (Esercizio provvisorio dell'impresa del fallito). - Con

la sentenza dichiarativa del fallimento, il tribunale puo' disporre

l'esercizio provvisorio dell'impresa, anche limitatamente a specifici

rami dell'azienda, se dalla interruzione puo' derivare un danno

grave, purche' non arrechi pregiudizio ai creditori.

Successivamente, su proposta del curatore, il giudice delegato,

previo parere favorevole del comitato dei creditori, autorizza, con

decreto motivato, la continuazione temporanea dell'esercizio

dell'impresa, anche limitatamente a specifici rami dell'azienda,

fissandone la durata.

Durante il periodo di esercizio provvisorio, il comitato dei

creditori e' convocato dal curatore, almeno ogni tre mesi, per essere

informato sull'andamento della gestione e per pronunciarsi

sull'opportunita' di continuare l'esercizio.

Se il comitato dei creditori non ravvisa l'opportunita' di

continuare l'esercizio provvisorio, il giudice delegato ne ordina la

cessazione.

Ogni semestre, o comunque alla conclusione del periodo di esercizio

provvisorio, il curatore deve presentare un rendiconto dell'attivita'

mediante deposito in cancelleria. In ogni caso il curatore informa

senza indugio il giudice delegato e il comitato dei creditori di

circostanze sopravvenute che possono influire sulla prosecuzione

dell'esercizio provvisorio.

Il tribunale puo' ordinare la cessazione dell'esercizio provvisorio

in qualsiasi momento laddove ne ravvisi l'opportunita', con decreto

in camera di consiglio non soggetto a reclamo sentiti il curatore ed

il comitato dei creditori.

Durante l'esercizio provvisorio i contratti pendenti proseguono,

salvo che il curatore non intenda sospenderne l'esecuzione o

scioglierli.

I crediti sorti nel corso dell'esercizio provvisorio sono

soddisfatti in prededuzione ai sensi dell'articolo 111, primo comma,

n. 1).

Al momento della cessazione dell'esercizio provvisorio si applicano

le disposizioni di cui alla sezione IV del capo III del titolo II.».

Art. 91.

Integrazioni al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. Dopo l'articolo 104 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267,

sono inseriti i seguenti:

«Art. 104-bis (Affitto dell'azienda o di rami dell'azienda). -

Anche prima della presentazione del programma di liquidazione di cui

all'articolo 104-ter su proposta del curatore, il giudice delegato,

previo parere favorevole del comitato dei creditori, autorizza

l'affitto dell'azienda del fallito a terzi anche limitatamente a

specifici rami quando appaia utile al fine della piu' proficua

vendita dell'azienda o di parti della stessa.

La scelta dell'affittuario e' effettuata dal curatore a norma

dell'articolo 107, sulla base di stima, assicurando, con adeguate

forme di pubblicita', la massima informazione e partecipazione degli

interessati. La scelta dell'affittuario deve tenere conto, oltre che

dell'ammontare del canone offerto, delle garanzie prestate e della

attendibilita' del piano di prosecuzione delle attivita'

imprenditoriali, avuto riguardo alla conservazione dei livelli

occupazionali.

Il contratto di affitto stipulato dal curatore nelle forme previste

dall'articolo 2556 del codice civile deve prevedere il diritto del

curatore di procedere alla ispezione della azienda, la prestazione di

idonee garanzie per tutte le obbligazioni dell'affittuario derivanti

dal contratto e dalla legge, il diritto di recesso del curatore dal

contratto che puo' essere esercitato, sentito il comitato dei

creditori, con la corresponsione all'affittuario di un giusto

indennizzo da corrispondere ai sensi dell'articolo 111, primo comma,

n. 1).

La durata dell'affitto deve essere compatibile con le esigenze

della liquidazione dei beni.

Il diritto di prelazione a favore dell'affittuario puo' essere

concesso convenzionalmente, previa espressa autorizzazione del

giudice delegato e previo parere favorevole del comitato dei

creditori. In tale caso, esaurito il procedimento di determinazione

del prezzo di vendita dell'azienda o del singolo ramo, il curatore,

entro dieci giorni, lo comunica all'affittuario, il quale puo'

esercitare il diritto di prelazione entro cinque giorni dal

ricevimento della comunicazione.

La retrocessione al fallimento di aziende, o rami di aziende, non

comporta la responsabilita' della procedura per i debiti maturati

sino alla retrocessione, in deroga a quanto previsto dagli articoli

2112 e 2560 del codice civile. Ai rapporti pendenti al momento della

retrocessione si applicano le disposizioni di cui alla sezione IV del

Capo III del titolo II.».

«Art. 104-ter (Programma di liquidazione). - Entro sessanta giorni

dalla redazione dell'inventario, il curatore predispone un programma

di liquidazione da sottoporre, acquisito il parere favorevole del

comitato dei creditori, all'approvazione del giudice delegato.

Il programma deve indicare le modalita' e i termini previsti per la

realizzazione dell'attivo, specificando:

a) l'opportunita' di disporre l'esercizio provvisorio

dell'impresa, o di singoli rami di azienda, ai sensi dell'articolo

104, ovvero l'opportunita' di autorizzare l'affitto dell'azienda, o

di rami, a terzi ai sensi dell'articolo 104-bis;

b) la sussistenza di proposte di concordato ed il loro contenuto;

c) le azioni risarcitorie, recuperatorie o revocatorie da

esercitare;

d) le possibilita' di cessione unitaria dell'azienda, di singoli

rami, di beni o di rapporti giuridici individuabili in blocco;

e) le condizioni della vendita dei singoli cespiti.

Il curatore puo' essere autorizzato dal giudice delegato ad

affidare ad altri professionisti alcune incombenze della procedura di

liquidazione dell'attivo.

Il comitato dei creditori puo' proporre al curatore modifiche al

programma presentato. L'approvazione del programma di liquidazione

tiene luogo delle singole autorizzazioni eventualmente necessarie ai

sensi della presente legge per l'adozione di atti o l'effettuazione

di operazioni inclusi nel programma.

Per sopravvenute esigenze, il curatore puo' presentare, con le

modalita' di cui ai commi primo, secondo e terzo, un supplemento del

piano di liquidazione.

Prima della approvazione del programma, il curatore puo' procedere

alla liquidazione di beni, previa autorizzazione del giudice

delegato, sentito il comitato dei creditori se gia' nominato, solo

quando dal ritardo puo' derivare pregiudizio all'interesse dei

creditori.

Il curatore, previa autorizzazione del comitato dei creditori, puo'

non acquisire all'attivo o rinunciare a liquidare uno o piu' beni, se

l'attivita' di liquidazione appaia manifestamente non conveniente. In

questo caso, il curatore ne da' comunicazione ai creditori i quali,

in deroga a quanto previsto nell'articolo 51, possono iniziare azioni

esecutive o cautelari sui beni rimessi nella disponibilita' del

debitore.». Art. 92.

Sostituzione dell'articolo 105

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 105 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 105 (Vendita dell'azienda, di rami, di beni e rapporti in

blocco). - La liquidazione dei singoli beni ai sensi degli

articoli seguenti del presente capo e' disposta quando risulta

prevedibile che la vendita dell'intero complesso aziendale, di suoi

rami, di beni o rapporti giuridici individuabili in blocco non

consenta una maggiore soddisfazione dei creditori.

La vendita del complesso aziendale o di rami dello stesso e'

effettuata con le modalita' di cui all'articolo 107, in conformita' a

quanto disposto dall'articolo 2556 del codice civile.

Nell'ambito delle consultazioni sindacali relative al trasferimento

d'azienda, il curatore, l'acquirente e i rappresentanti dei

lavoratori possono convenire il trasferimento solo parziale dei

lavoratori alle dipendenze dell'acquirente e le ulteriori modifiche

del rapporto di lavoro consentite dalle norme vigenti.

Salva diversa convenzione, e' esclusa la responsabilita'

dell'acquirente per i debiti relativi all'esercizio delle aziende

cedute, sorti prima del trasferimento.

Il curatore puo' procedere altresi' alla cessione delle attivita' e

delle passivita' dell'azienda o dei suoi rami, nonche' di beni o

rapporti giuridici individuabili in blocco, esclusa comunque la

responsabilita' dell'alienante prevista dall'articolo 2560 del codice

civile.

La cessione dei crediti relativi alle aziende cedute, anche in

mancanza di notifica al debitore o di sua accettazione, ha effetto,

nei confronti dei terzi, dal momento dell'iscrizione del

trasferimento nel registro delle imprese. Tuttavia il debitore ceduto

e' liberato se paga in buona fede al cedente.

I privilegi e le garanzie di qualsiasi tipo, da chiunque prestate o

comunque esistenti a favore del cedente, conservano la loro validita'

e il loro grado a favore del cessionario.

Il curatore puo' procedere alla liquidazione anche mediante il

conferimento in una o piu' societa', eventualmente di nuova

costituzione, dell'azienda o di rami della stessa, ovvero di beni o

crediti, con i relativi rapporti contrattuali in corso, esclusa la

responsabilita' dell'alienante ai sensi dell'articolo 2560 del codice

civile ed osservate le disposizioni inderogabili contenute nella

presente sezione. Sono salve le diverse disposizioni previste in

leggi speciali.

Il pagamento del prezzo puo' essere effettuato mediante accollo di

debiti da parte dell'acquirente solo se non viene alterata la

graduazione dei crediti.».

Art. 93.

Sostituzione dell'articolo 106

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 106 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 106 (Vendita dei crediti, dei diritti e delle quote, delle

azioni, mandato a riscuotere). - Il curatore puo' cedere i crediti,

compresi quelli di natura fiscale o futuri, anche se oggetto di

contestazione; puo' altresi' cedere le azioni revocatorie

concorsuali, se i relativi giudizi sono gia' pendenti.

Per la vendita della quota di societa' a responsabilita' limitata

si applica l'articolo 2471 del codice civile.

In alternativa alla cessione di cui al primo comma, il curatore

puo' stipulare contratti di mandato per la riscossione dei crediti.».

Art. 94.

Sostituzione dell'articolo 107

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 107 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 107 (Modalita' delle vendite). - Le vendite e gli altri atti

di liquidazione sono effettuati dal curatore, tramite procedure

competitive anche avvalendosi di soggetti specializzati, sulla base

di stime effettuate, salvo il caso di beni di modesto valore, da

parte di operatori esperti, assicurando, con adeguate forme di

pubblicita', la massima informazione e partecipazione degli

interessati.

Per i beni immobili, prima del completamento delle operazioni di

vendita, e' data notizia mediante notificazione da parte del

curatore, a ciascuno dei creditori ipotecari o comunque muniti di

privilegio.

Il curatore puo' sospendere la vendita ove pervenga offerta

irrevocabile d'acquisto migliorativa per un importo non inferiore al

dieci per cento del prezzo offerto.

Degli esiti delle procedure, il curatore informa il giudice

delegato ed il comitato dei creditori, depositando in cancelleria la

relativa documentazione.

Se alla data di dichiarazione di fallimento sono pendenti procedure

esecutive, il curatore puo' subentrarvi; in tale caso si applicano le

disposizione del codice di procedura civile; altrimenti su istanza

del curatore il giudice dell'esecuzione dichiara l'improcedibilita'

dell'esecuzione, salvi i casi di deroga di cui all'articolo 51.

Con regolamento del Ministro della giustizia, da adottare ai sensi

dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono

stabiliti requisiti di onorabilita' e professionalita' dei soggetti

specializzati e degli operatori esperti dei quali il curatore puo'

avvalersi ai sensi del primo comma, nonche' i mezzi di pubblicita' e

trasparenza delle operazioni di vendita.».

Art. 95.

Sostituzione dell'articolo 108

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 108 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 108 (Poteri del giudice delegato). - Il giudice delegato, su

istanza del fallito, del comitato dei creditori o di altri

interessati, previo parere dello stesso comitato dei creditori, puo'

sospendere, con decreto motivato, le operazioni di vendita, qualora

ricorrano gravi e giustificati motivi ovvero, su istanza presentata

dagli stessi soggetti entro dieci giorni dal deposito di cui al

quarto comma dell'articolo 107, impedire il perfezionamento della

vendita quando il prezzo offerto risulti notevolmente inferiore a

quello giusto, tenuto conto delle condizioni di mercato.

Per i veicoli iscritti nel pubblico registro automobilistico e per

i beni immobili, una volta eseguita la vendita e riscosso interamente

il prezzo, il giudice delegato ordina, con decreto, la cancellazione

delle iscrizioni relative ai diritti di prelazione, nonche' delle

trascrizioni dei pignoramenti e dei sequestri conservativi e di ogni

altro vincolo.». Art. 96.

Integrazioni al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. Dopo l'articolo 108 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267,

sono inseriti i seguenti:

«Art. 108-bis (Modalita' della vendita di navi, galleggianti ed

aeromobili). - La vendita di navi, galleggianti ed aeromobili

iscritti nei registri indicati dal codice della navigazione e'

eseguita a norma delle disposizioni dello stesso codice, in quanto

applicabili.».

«Art. 108-ter (Modalita' della vendita di diritti sulle opere

dell'ingegno; sulle invenzioni industriali; sui marchi). - Il

trasferimento dei diritti di utilizzazione economica delle opere

dell'ingegno, il trasferimento dei diritti nascenti delle invenzioni

industriali, il trasferimento dei marchi e la cessione di banche di

dati sono fatte a norma delle rispettive leggi speciali.».

Art. 97.

Modifiche all'articolo 109

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. All'articolo 109 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, al

secondo comma, le parole: «Il giudice delegato» sono sostituite dalle

seguenti: «Il tribunale».

Capo VIII

Modifiche al titolo II, capo VII

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

Art. 98.

Sostituzione dell'articolo 110

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. L'articolo 110 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e'

sostituito dal seguente:

«Art. 110. (Procedimento di ripartizione). - Il curatore, ogni

quattro mesi a partire dalla data del decreto previsto dall'articolo

97 o nel diverso termine stabilito dal giudice delegato, presenta un

prospetto delle somme disponibili ed un progetto di ripartizione

delle medesime, riservate quelle occorrenti per la procedura.

Il giudice, sentito il comitato dei creditori, ordina il deposito

del progetto di ripartizione in cancelleria, disponendo che tutti i

creditori, compresi quelli per i quali e' in corso uno dei giudizi di

cui all'articolo 98, ne siano avvisati con lettera raccomandata con

avviso di ricevimento o altra modalita' telematica, con garanzia di

avvenuta ricezione in base agli articoli 8, comma 2, 9, comma 4, e 14

del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in

materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del

Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.

I creditori, entro il termine perentorio di quindici giorni dalla

ricezione della comunicazione di cui al secondo comma, possono

proporre reclamo contro il progetto di riparto nelle forme di cui

all'articolo 26.

Decorso tale termine, il giudice delegato, su richiesta del

curatore, dichiara esecutivo il progetto di ripartizione. Se sono

proposti reclami, il progetto di ripartizione e' dichiarato esecutivo

con accantonamento delle somme corrispondenti ai crediti oggetto di

contestazione. Il provvedimento che decide sul reclamo dispone in

ordine alla destinazione delle somme accantonate.».

Art. 99.

Modifiche all'articolo 111

del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. All'articolo 111 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, sono

apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo comma, il numero 1) e' sostituito dal seguente:

«1) per il pagamento dei crediti prededucibili;»;

b) il secondo comma e' sostituito dal seguente:

«Sono considerati debiti prededucibili quelli cosi' qualificati da

una specifica disposizione di legge, e quelli sorti in occasione o in

funzione delle procedure concorsuali di cui alla presente legge; tali

debiti sono soddisfatti con preferenza ai sensi del primo comma n.

1).». Art. 100.

Integrazioni al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. Dopo l'articolo 111 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267,

sono inseriti i seguenti:

«Art. 111-bis (Disciplina dei crediti prededucibili). I crediti

prededucibili devono essere accertati con le modalita' di cui al capo

V, con esclusione di quelli non contestati per collocazione e

ammontare, anche se sorti durante l'esercizio provvisorio, e di

quelli sorti a seguito di provvedimenti di liquidazione di compensi

dei soggetti nominati ai sensi dell'articolo 25; in questo ultimo

caso, se contestati, devono essere accertati con il procedimento di

cui all'articolo 26.

Per i crediti prededucibili sorti dopo l'adunanza di verificazione

dello stato passivo ovvero dopo l'udienza alla quale essa sia stata

differita, si provvede all'accertamento ai sensi del secondo comma

dell'articolo 101.

I crediti prededucibili vanno soddisfatti per il capitale, le spese

e gli interessi con il ricavato della liquidazione del patrimonio

mobiliare e immobiliare, secondo un criterio proporzionale, con

esclusione di quanto ricavato dalla liquidazione dei beni oggetto di

pegno ed ipoteca per la parte destinata ai creditori garantiti. Il

corso degli interessi cessa al momento del pagamento.

I crediti prededucibili sorti nel corso del fallimento che sono

liquidi, esigibili e non contestati per collocazione e per ammontare,

possono essere soddisfatti ai di fuori del procedimento di riparto se

l'attivo e' presumibilmente sufficiente a soddisfare tutti i titolari

di tali crediti. Il pagamento deve essere autorizzato dal comitato

dei creditori ovvero dal giudice delegato se l'importo e' superiore a

euro 25.000,00; l'importo puo' essere aggiornato ogni cinque anni con

decreto del Ministro della giustizia in base agli indici ISTAT sul

costo della vita.

Se l'attivo e' insufficiente, la distribuzione deve avvenire

secondo i criteri della graduazione e della proporzionalita',

conformemente all'ordine assegnato dalla legge.».

«Art. 111-ter (Conti speciali). - La massa liquida attiva

immobiliare e' costituita dalle somme ricavate dalla liquidazione dei

beni immobili, come definiti dall'articolo 812 del codice civile, e

dei loro frutti e pertinenze, nonche' dalla quota proporzionale di

interessi attivi liquidati sui depositi delle relative somme.

La massa liquida attiva mobiliare e' costituita da tutte le altre

entrate.

Il curatore deve tenere un conto autonomo delle vendite dei singoli

beni immobili oggetto di privilegio speciale e di ipoteca e dei

singoli beni mobili o gruppo di mobili oggetto di pegno e privilegio

speciale, con analitica indicazione delle entrate e delle uscite di

carattere specifico e della quota di quelle di carattere generale

imputabili a ciascun bene o gruppo di beni secondo un criterio

proporzionale.».

«Art. 111-quater (Crediti assistiti da prelazione). I crediti


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (CATANIA e RAGUSA)
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vip22 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Fallimentare e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Costa Concetto.

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