Lezioni di economia politica IV parte
Questo testo è stato redatto da studenti del CdL in Scienze della Comunicazione nell’a.a. 2002-2003, e corrette dal docente (salvo il saggio sulle migrazioni internazionali della dr. Claudia Sunna). Sono utilizzabili come ausilio per la preparazione, limitatamente alla parte IV del corso di economia politica, e non sostituiscono il testo indicato nel programma d’esame. (gfd, dicembre 2003)
Economia politica classica: caratteri generali (1776-1870)
Autori principali: A. Smith, Ricardo, Malthus, J.S. Mill, Marx
Il metodo
- Approccio prevalentemente macroeconomico.
- Realismo delle ipotesi (vs. falsificazionismo neoclassico).
- Intersezione fra variabili di natura economica, storico-sociale e istituzionale (il mercato è considerato un’istituzione ed è quindi governato da norme formali ed informali; vs. concezione neoclassica del mercato come luogo nel quale si effettuano transazioni in un vacuum istituzionale).
I contenuti
Per quanto riguarda i contenuti, gli economisti classici studiano i meccanismi di produzione e distribuzione della ricchezza e si interrogano sul futuro del capitalismo.
Nell’approccio classico vige il principio della riproducibilità nel senso che – in un orizzonte di lungo periodo - lavoro (L) e capitale (K) possono essere riprodotti senza vincoli di scarsità. Solo la terra (T) è una risorsa limitata (vs. la generalizzazione neoclassica della scarsità riferita a tutti i fattori produttivi).
Il funzionamento dell’economia secondo gli economisti classici
I classici hanno l’idea che il capitalismo si sviluppi secondo un ordine naturale (ad eccezione di Marx). Il mercato tende quindi a generare spontaneamente il migliore degli esiti possibili. (Prima degli economisti classici, l’economia mercantilistica sosteneva la necessità di un pervasivo intervento pubblico nell’economia.)
L’idea classica dell’esistenza di un ordine naturale può essere data dalla necessità di dare sostegno teorico a misure di politica economica che garantiscano lo sviluppo, nella fase iniziale del capitalismo.
Varianti dell'ordine naturale
- La mano invisibile (Smith)
- La legge degli sbocchi (Say; => legge di Say)
Secondo la teoria della mano invisibile, l’agire economico autointeressato produce inintenzionalmente effetti sociali benefici. (Consultare il manuale per approfondire.)
Secondo la legge degli sbocchi, pur ammettendo possibili e temporanei squilibri in alcuni mercati, vige generalmente la regola per cui ogni offerta crea la propria domanda.
Corso di laurea in Scienze della Comunicazione
Chi vende merci riceve in cambio del denaro con cui non può far altro che comprare altra merce. La moneta è quindi unità di conto e mezzo di scambio, non anche riserva di valore. (Approfondire dal manuale.)
Critiche alla legge degli sbocchi
Malthus
Poiché i datori di lavoro tendono a pagare nella minima misura i propri dipendenti (in virtù del basso potere contrattuale dei lavoratori), questo genera anche una riduzione dei consumi, dunque della domanda, avendo come effetto un sistematico eccesso di offerta: C → D → S>D
Il potere contrattuale dei lavoratori
Vediamo allora perché il potere contrattuale dei lavoratori è basso (la considerazione che segue ha carattere di generalità e, dunque, non è riferibile al solo Malthus). Nella stipula di un contratto molta importanza assume la variabile tempo. Questa variabile è più determinante per il lavoratore che non per il datore, il quale può permettersi di aspettare più tempo per la stipula del contratto di lavoro.
Poiché, come abbiamo visto, secondo Malthus, l’offerta è maggiore della domanda (S>D), se si vuole ripristinare l’equilibrio, bisognerà far aumentare la domanda. Chi può far questo? (Chi può far aumentare i consumi?). Essendo bassi i salari, l’incremento di domanda non può essere generato dai lavoratori; del resto, i capitalisti hanno una bassa propensione al consumo, avendo come obiettivo l'accumulazione per l’accumulazione. La sola classe sociale che può contribuire ad accrescere la domanda è la classe dei proprietari terrieri. Da qui la proposta maltusiana di una ridistribuzione del reddito a vantaggio dei proprietari terrieri.
Critiche alla legge degli sbocchi da Sismondi
Sismondi osserva che Say assume implicitamente che tutti i redditi vengano spesi nel momento stesso in cui vengono percepiti; il che, nella realtà, non accade. Nel momento (t) in cui si ha produzione (Q) vengono distribuiti i redditi (y). In un’economia in crescita – per definizione - il prodotto (Qt) tende a crescere nel tempo: ovvero Qt+1> Qt. Dal lato della domanda il reddito resta uguale a quello che era prima della crescita (yt+1 = yt). In t+1, si avrà, dunque, Qt+1>yt. Di conseguenza l’economia è sempre in disequilibrio (anarchia del capitalismo).
Per Marx
L’equilibrio – così come postulato dalla legge di Say - è una pura eventualità. Il tutto dipende dalle aspettative degli imprenditori sui profitti futuri.
Modalità di formazione dei prezzi dei beni secondo gli economisti classici
L’approccio è di tipo oggettivistico, senza considerazioni in base all’utilità o alle preferenze (variabili soggettive). Il valore di una merce è dato dalla quantità di ore lavoro (di un individuo di abilità media) in essa incorporata: teoria del valore-lavoro.
Il salario, il profitto e la rendita sono fissati nel lungo periodo al loro livello normale (naturale).
Prezzo naturale
Poiché il prezzo naturale (PN) è determinato dalla somma di salari, profitti e rendite ai loro saggi naturali di lungo periodo e poiché questi saggi sono un dato, il prezzo sarà anch’esso un dato ed è rappresentato graficamente da una semiretta parallela all’asse delle ascisse.
Se l’offerta fosse S il prezzo di mercato sarebbe maggiore di PN e => si avrebbero extraprofitti. Se p°>PN => aumenterebbero gli investimenti => aumenterebbe l’offerta fino alla posizione S′ dove p°=PN. La divergenza temporanea tra p° e PN è possibile, ma i due valori devono poi coincidere nel lungo periodo.
La semiretta del prezzo naturale è costruita in questo modo sia perché è uguale alla somma di profitti, salari e rendite sia perché, avendo assunto la teoria del valore-lavoro, i rendimenti non sono decrescenti.
Il paradosso dell’acqua e dei diamanti
La motivazione sottostante l’esclusione delle variabili soggettive dalla formazione del prezzo è data (v. Smith) dal paradosso dell’acqua e dei diamanti. L’acqua ha un grande valore d’uso ma un basso valore di scambio (prezzo); al contrario, i diamanti hanno un bassissimo valore d’uso ma un valore di scambio molto alto. Perché? La risposta di Smith è che per i diamanti c’è maggiore difficoltà di produzione. Di conseguenza, potremo asserire che è il costo di produzione a determinare il prezzo.
Problema della trasformazione dei valori in prezzi
Avendo accolto la teoria del valore-lavoro, gli economisti classici (Ricardo e soprattutto Marx) si imbattono nel c.d. problema della trasformazione dei valori in prezzi. Per dare validità alla teoria del valore-lavoro, occorre dimostrare che il valore di una merce (generato appunto dal lavoro) equivale al prezzo della merce stessa; giacché se il prezzo dovesse divergere dal valore, ciò starebbe a dimostrare che vi sono altre variabili (oltre al lavoro) a determinare il valore di scambio (Valore di scambio = rapporto tra 2 beni).
Saggio di profitto e sfruttamento
Saggio di profitto (r) = sfruttamento (S) / [capitale fisso (C) + cap. variabile (V)]
Se dividiamo tutto il secondo membro dell’equazione per V otteniamo:
- S/V = s’ (sfruttamento su unità di lavoro) [v.infra]
- C/V = q (composizione organica del capitale; tecnologia)
- V/V = 1
r = s’ / q+1
Ipotesi da tenere ferme
- qi diverso qj (per ragioni di realismo: non è possibile pensare che settori diversi, p.e. l’agricoltura e l’industria, operino con la medesima tecnologia)
- ri = rj (per la definizione classica di concorrenza, che richiede – come unico requisito – l’eguaglianza dei saggi di profitto in tutti i settori)
In tabella I, sono presi in considerazione tre settori produttivi (I, II, III). C è il capitale fisso, V il capitale variabile, S lo sfruttamento (qui, per semplicità, assunto pari al 100% di V), q la composizione organica del capitale, r il saggio del profitto, V.S. il valore di scambio, p il prezzo.
Occorre verificare se, date le ipotesi poste, il valore di scambio è uguale al prezzo, dove V.S. = C+V+S P = C+V+rC
| C | V | S | q | r | V.S. | p |
|---|---|---|---|---|---|---|
| 80 | 20 | 20 | 4 | 20% | 120 | 120 |
| 80 | 20 | 20 | 4 | 20% | 120 | 120 |
| 80 | 20 | 20 | 4 | 20% | 120 | 120 |
L’eguaglianza V.S. = p, in questo caso, è ottenuta violando l’ipotesi 1. Occorre, dunque, rendere q differente nei differenti settori produttivi, come nella tab. II.
| C | V | S | q | r | V.S. | p |
|---|---|---|---|---|---|---|
| 80 | 20 | 20 | 4 | 20% | 120 | 120 |
| 70 | 30 | 30 | 7/3 | 30% | 130 | 130 |
| 60 | 40 | 40 | 3/2 | 40% | 140 | 140 |
L’egualianza V.S. = p, in questo caso, è ottenuta violando l’ipotesi 2. Occorre, dunque, rendere omogenei i saggi del profitto nei differenti settori produttivi, come nella tab. III. Si assume, a tal fine, che il saggio del profitto è quello medio, pari al 30%.
| C | V | S | q | r | V.S. | p |
|---|---|---|---|---|---|---|
| 80 | 20 | 20 | 4 | 30% | 120 | 130 |
| 70 | 30 | 30 | 7/3 | 30% | 130 | 130 |
| 60 | 40 | 40 | 3/2 | 30% | 140 | 130 |
In definitiva: mentre i valori di scambio divergono dai prezzi nei singoli settori industriali, l’eguaglianza è assicurata per il sistema economico nel suo complesso. [Una soluzione ritenuta più soddisfacente – e definitiva - è in Sraffa (1960) – v. manuale].
La teoria del valore: modalità di formazione dei prezzi
Nel caso di Smith ci troviamo di fronte a due teorie del valore:
- Quella del valore-lavoro incorporato => il valore è dato dalla quantità di ore-lavoro incorporate nella merce.
- Quella del valore-lavoro comandato => il valore è dato dalla quantità di ore lavoro che la merce è in grado di acquistare sul mercato.
Le due teorie sono tra loro incompatibili. Se assumiamo la seconda allora il valore di una merce sarà dato anche dal profitto e dalla rendita.
La teoria classica della distribuzione del reddito (Ricardo)
Distribuzione del reddito
Distribuzione del reddito = ripartizione del prodotto fra i fattori produttivi
Quote distributive
- Rendita
- Profitto
- Interesse
- Salario
Rendita
Rendita = retribuzione accordata ai proprietari terrieri per l’utilizzo di una risorsa scarsa. (Ricordiamo che per i classici l’unica risorsa scarsa è la terra).
Come viene trattata la rendita nell’economia politica classica: Malthus e Ricardo. Ricardo assume che le terre siano o di diversa fertilità oppure collocate geograficamente in luoghi diversi dai mercati di sbocco. Inoltre, se 100mila abitanti consumano una quantità di cereali data dalla terra 1, quando la popolazione cresce bisognerà ricorrere alle terre 2, 3, 4… meno fertili della 1.
Assumiamo:
- Q = prodotto della terra
- 1, 2, 3, 4 le terre messe a coltura
- w/p = salario reale
- P = profitto
- R = rendita
Essendo inoltre Q/T = produttività media (APt), questo valore sarà decrescente col crescere del numero di terre messe a coltura. Inoltre, se decresce la produttività media, tende a decrescere anche la produttività marginale. Da cui: i rendimenti marginali della terra sono decrescenti.
Determinazione dell’ammontare assoluto della rendita
Ricardo assume che il salario in termini reali sia fissato sulla sussistenza => essendo fisso il salario, i lavoratori si appropriano dell’area data da A w/p 4 o (vd. grafico). L’area rimanente è residuale rispetto al monte salari; include una quota di profitto che spetta agli imprenditori che gestiscono le imprese agricole e un’altra quota che spetta ai proprietari terrieri per aver permesso di utilizzare le terre.
La rendita deriva dalla differente fertilità dei suoli => è una retribuzione differenziale. La rendita nasce a ragione del fatto che la prima terra è più efficiente dell’ultima; infatti sull’ultimo terreno non c’è rendita. (vd grafico).
Notazioni
- Il prodotto medio e marginale sulla terra è decrescente.
- La rendita è definibile come rendita differenziale.
Differenze tra la teoria classica e quella neoclassica
- Essendo la terra, per i classici, l’unico fattore scarso, l’ipotesi di rendimenti marginali decrescenti si applica solo alla terra. I neoclassici hanno invece generalizzato l’ipotesi per tutti i fattori produttivi. Inoltre, nell’economia neoclassica c’è simmetria nelle determinanti della redistribuzione del reddito.
- Ricardo ragiona con un’ottica di lungo periodo. Per i neoclassici, la produttività marginale decrescente è anche un fenomeno di breve periodo.
- Poiché le unità di terra non sono misurabili nel continuo ma solo nel discreto, le funzioni di produttività non sono derivabili. Inoltre, l’individuazione dei punti di ottimo non rientra nel campo di indagine degli economisti classici.
- Per i neoclassici, la produttività marginale decrescente del lavoro non è dovuta alla diversa efficienza dei lavoratori, ma all’utilizzazione diversa dei capitali. Nella teoria di Ricardo invece la produttività marginale decrescente della terra è dovuta alla differenza di efficienza della terra stessa.
Profitto ed interesse
Nell’economia ricardiana il profitto è trattato come un residuo. Per Marx invece il profitto deriva dallo sfruttamento. Senza dare al termine sfruttamento un giudizio di valore (in senso negativo), possiamo definirlo come la quota di prodotto del lavoro umano del quale si appropriano i capitalisti. Ciò che conta per Marx è mostrare come l’appropriazione sia possibile. Ovviamente Marx fa sua la teoria del valore-lavoro incorporato.
Strumenti di sfruttamento
- Sottomissione formale del lavoro al capitale
- Sottomissione reale del lavoro al capitale
La sottomissione formale del lavoro al capitale consiste nel prolungamento dell’orario di lavoro. Supponiamo che con 6 ore di lavoro si ottenga il salario di sussistenza; dal momento che l’operaio lavora almeno 8 ore, lo sfruttamento (ovvero il lavoro non pagato) è pari a 2 ore. Lo sfruttamento può essere accentuato se si aumenta il numero delle ore totali di lavoro; per esempio, se un operaio lavorasse in totale 10 ore, il segmento che va dalle 6 alle 10 ore rappresenterebbe il pluslavoro. Attribuendo un valore alla merce, il pluslavoro sarà un plusvalore (da cui nasce il profitto).
Il secondo strumento di sfruttamento è, come abbiamo visto, la sottomissione reale. Ammettiamo di trovarci nella situazione di un capitalismo organizzato con la presenza dei sindacati. Ammettiamo anche che, proprio attraverso i sindacati, si sia fissata una giornata lavorativa di 8 ore. Come può adesso il capitalista ottenere plusvalore? Evidentemente solo attraverso il progresso tecnico. Quest’ultimo, infatti, accresce la produttività del lavoro e fa sì che il salario di sussistenza sia prodotto in sole 4 ore. Di conseguenza, dalle 4 alle 8 ore ci sarà nuovamente plusvalore.
Questa è in estrema sintesi la teoria del profitto di Marx, dalla quale si deduce che il profitto nasce all’interno del processo produttivo e non dallo scambio.
Tasso di interesse
Per quanto riguarda invece il tasso di interesse, Marx (Il capitale, libro III) ritiene che l’interesse non è altro che lo sfruttamento secondario (ovvero quello effettuato dalle banche sui capitalisti: una "taglia sui profitti"). Le banche sottraggono una parte dei profitti in virtù del potere di creazione della moneta. Per Mill la teoria dell’interesse è fondata sull’astinenza: l’interesse esiste per la rinuncia al consumo presente. Tanto maggiore è il tempo atteso e tanto maggiore è il tasso di interesse (i). Di conseguenza, il tasso di interesse è funzione diretta dei consumi e del tempo (t). Se si consuma meno in t si consumerà di più in t+1.
Salario
Tre teorie:
- Teoria del salario di sussistenza
- Teoria del fondo salari
- (Marx) Teoria dell’esercito industriale di riserva (EIR)
Teoria del salario di sussistenza
Secondo Smith, il salario è fissato al livello di sussistenza perché i datori di lavoro dispongono di un maggior potere contrattuale. Perché questo? Innanzitutto perché, come abbiamo detto prima, i datori di lavoro possono...
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Legge di Lavoisier e legge di Dalton
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Conflitti di legge nello spazio
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Sicurezza sul lavoro - Legge 626/94
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legge 241/90 e procedimento amministrativo