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Peraltro l’importanza del provvedimento non risiede tanto nel fatto che riprende e specifica principi

già posti dalla legislazione italiana in materia, oltre ad introdurne di nuovi, quanto nel fatto che

presuppone un vero e proprio passaggio culturale dalla logica del risarcimento del danno a quella

della prevenzione, prefigurando un modello di relazioni industriali di tipo partecipativo.

In merito alla struttura del D.Lgs. 626/94, possiamo distinguere: una parte generale, relativa ad

obblighi e diritti per i vari soggetti; una regolamentazione in ambiti specifici (luoghi di lavoro, uso

attrezzature da lavoro, uso dei mezzi di protezione individuale, movimentazione manuale dei

carichi, uso di attrezzature munite di videoterminali, protezione da agenti cancerogeni, protezione

da agenti biologici), e infine un apparato sanzionatorio.

CAMPO DI APLLICAZIONE

La disciplina posta dal D.Lgs. n.626/94 si applica a tutti i settori di attività, privati o pubblici, ad

eccezione dei lavoratori autonomi e domestici.

Peraltro nei confronti di una serie di soggetti, oltre a quelli già indicati nel testo originario (Forze

Armate e di Polizia e Servizi di protezione civile), le norme del decreto sono applicate tenendo

conto delle particolari esigenze connesse al servizio espletato, individuate con decreto ministeriale

da emanare entro sei mesi dalla data di pubblicazione del nuovo decreto.

Si tratta nell’ambito delle strutture giudiziarie, penitenziarie, di quelle destinate per finalità

istituzionali alle attività,di non meglio precisati, organi con compiti in materia di ordine e sicurezza

pubblica, delle università, degli istituti di istruzione universitaria, degli istituti di istruzione ed

educazione di ogni ordine e grado, degli archivi, delle biblioteche, dei musei e delle aree

archeologiche dello Stato ( comma così integrato dall’art. 9, co. 22 del D.L. 1° ottobre 1996 n. 510,

conv. nella L. 608/1996) delle rappresentanze diplomatiche e consolari e dei mezzi di trasporto

aerei e marittimi.

Come si può notare il campo delle regolamentazioni è stato notevolmente ampliato.

Il decreto se da un lato esclude dalla sua applicazione i lavoratori a domicilio e i rapporti di

portierato, se non nei casi espressamente previsti, dall’altro equipara al lavoratore dipendente i

soci lavoratori di cooperative o di società, anche di fatto che prestino la loro attività per conto delle

società e degli enti stessi, nonché altre figure rientranti in percorsi ti tipo scolastico o professionale,

quali ad esempio gli allievi degli istituti di istruzione ed universitari e i partecipanti a corsi di

formazione professionale nei quali si faccia uso di laboratori, macchine, apparecchi ed attrezzature

di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici (tali ultimi soggetti non sono peraltro computati

ai fini della determinazione del numero dei lavoratori dal quale il decreto fa discendere obblighi

particolari).

Infine va tenuto presente che il D.Lgs. n.626/94, pur contenendo importanti novità in materia di

salute e sicurezza sul lavoro, non ha abrogato la normativa previdente.

Ciò è precisato nella circolare n.102/95 secondo la quale il decreto legislativo nel suo complesso

non comporta che modifiche limitate alla precedente normativa, in quanto è soprattutto mirato ad

una diversa imposizione del modo di affrontare le problematiche della sicurezza sul lavoro.

Riamane comunque fermo il criterio del non abbassamento degli standard di tutela già acquisiti

nell’ordinamento italiano, secondo quanto espressamente previsto dalla direttiva quadro n.89/391,

di cui il D.Lgs. n.626/94 costituisce attuazione.

I PUNTI CARDINE DELLA 626/94

Dalla lettura dell’art.3 del D.Lgs. n. 626/94 (misure generali di tutela) possiamo ricavarne tre principi

fondamentali:

la valutazione dei rischi;

la riaffermazione del principio, proprio del nostro ordinamento, della massima sicurezza

tecnologicamente possibile;

la programmazione della prevenzione, che implica lo stretto legame tra tematiche della salute e

della sicurezza e organizzazione del lavoro.

LA VALUTAZIONE DEI RISCHI

Rilievo centrale assume il principio della valutazione dei rischi. Il fatto che Ia valutazione dei rischi

per la salute e la sicurezza figuri al primo posto tra le misure generali di tutela non può essere infatti

meramente casuale.

Peraltro la valutazione del rischio più che essere essa stessa una misura di tutela costituisce il

presupposto dell’intero sistema di prevenzione. La valutazione del rischio è infatti lo strumento

fondamentale che permette al datore di lavoro di individuare le misure di prevenzione e di

pianificarne l’attuazione, il miglioramento ed il controllo al fine di verificarne l’efficacia e l’efficienza.

Il datore di lavoro deve valutare, nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei

preparati chimici impiegati, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro, i rischi per la sicurezza

e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti i gruppi dei lavoratori esposti a rischi

particolari.

Si tratta dunque di un’azione preventiva e ricorrente, che deve avvenire ogniqualvolta si operi una

scelta di natura organizzativa o produttiva.

Nel nostro ordinamento l’obbligo della valutazione del rischio era finora esplicitamente riconosciuto

e sanzionato dal D.Lgs. 15 agosto 1991, n. 277, solo con riguardo al piombo, all’amianto ed al

rumore. Con il D.Lgs. n. 626/1994 tale obbligo acquista una valenza generale. La valutazione dei

rischi non può peraltro essere effettuata in astratto, ma deve tradursi in un documento contenente:

una relazione sulla valutazione dei rischi per la sicurezza e la salute durante il lavoro, nella quale

sono specificati i criteri adottati per la valutazione stessa;

l’individuazione delle misure di prevenzione e di protezione e dei dispostivi di protezione

individuale, conseguente alla valutazione di cui sopra;

il programma delle misure opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di

sicurezza.

Si distinguono dunque due momenti: la vera e propria valutazione dei rischi e l’elaborazione del

documento ad essa inerente, documento da custodirsi presso l’azienda ovvero l’unità

produttiva.

La circolare ministeriale n. 102/95 fornisce alcuni chiarimenti in merito al documento sulla

valutazione dei rischi.

Riguardo alla relazione sulla valutazione si dovranno dare indicazioni almeno su:

le realtà operative considerate, eventualmente articolate nei diversi ambienti fisici, illustrando gli

elementi del ciclo produttivo rilevanti per l’individuazione e la valutazione dei rischi, lo schema del

processo lavorativo, con riferimento sia ai posti di lavoro sia alle mansioni ed ogni altro utile dato;

le varie fasi del procedimento seguito per la valutazione dei rischi;

il grado di coinvolgimento delle componenti aziendali, con particolare riferimento al rappresentante

dei lavoratori per la sicurezza;

le professionalità e risorse interne ed esterne cui si sia fatto eventualmente ricorso.

Per quel che concerne i criteri adottati si dovranno fornire indicazioni almeno su:

i pericoli e i rischi correlati;

le persone esposte al rischio prese in esame, nonché gli eventuali gruppi particolari di lavoratori

rispetto ai quali i rischi sono maggiori;

i riferimenti normativi adottati per la definizione del livello di riduzione di ciascuno dei rischi

presenti;

gli elementi di valutazione usati in assenza di precisi riferimenti di legge (norme di buona condotta

tecnica, codici di buona pratica, ecc.).

Relativamente alle indicazioni sulle misure di protezione e prevenzione definite è opportuno

illustrare:

gli interventi risultati necessari a seguito della valutazione, e quelli programmati per conseguire una

ulteriore riduzione dei rischi residui;

le conseguenti azioni di informazione e formazione dei lavoratori previste;

l’elenco dei mezzi di protezione personali e collettivi messi a disposizione dei lavoratori.

Relativamente al programma di attuazione delle misure di prevenzione è opportuno illustrare:

l’organizzazione del servizio di prevenzione e protezione;

il programma per l’attuazione ed il controllo dell’efficienza delle misure di sicurezza poste in atto;

il piano per i riesame periodico od occasionale della valutazione, anche in esito ai risultati

dell’azione di controllo.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in economia aziendale, management e professioni
SSD:
Università: Ferrara - Unife
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sicurezza e tutela ambientale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ferrara - Unife o del prof Avio Alberto.

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