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Le Tartuffe, Molière

Riassunto dettagliato dell'opera con divisione in atti, contestualizzazione ed analisi basata su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Mauri dell’università degli Studi di Milano - Unimi, facoltà di Lettere e filosofia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia del teatro francese docente Prof. D. Mauri

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ESTRATTO DOCUMENTO

ATTO I

Madame Pernelle cerca di allontanarsi con Filipote ma Elmire la insegue per rispetto, anche se Madame

Pernelle non vuole che lei la insegua, poiché non apprezza il suo modo di vivere: le da sempre torto, parla

ad alta voce, non è un buon esempio per i ragazzi, spende e spande andando in giro vestita da regina e,

secondo Madame Pernelle, chi deve piacere al proprio marito, non necessita di sfoggiare tali abiti.

Considera Dorine, governante di Mariane, un po’ troppo impertinente, dice ciò che pensa; Damis, invece, lo

considera un buzzurro. A Mariane dice che gioca a far la timida, si tiene in disparte anche se ha una vita

nascosta che la signora detesta. A Cléante vuole bene, lo riverisce ma se fosse suo figlio, lo pregherebbe di

non tornare a casa; predica delle norme di vita che la gente per bene non dovrebbe seguire. Damis si

intromette nelle critiche della nonne dicendo che il più fortunato è dunque Tartuffe che lei considera un

uomo di gran senno che non va criticato. Damis non concepisce il fatto che Tartuffe faccia da tiranno nella

loro casa e che se si fa qualcosa di allegro, lui abbia da ridire; non gli vuole bene e presto gli farà una

scenata. Dorine aggiunge che secondo Tartuffe per ogni gesto è un peccato, controlla ogni cosa e Madame

Pernelle commenta dicendo che ciò che lui controlla, è ben controllato in quanto il suo obiettivo è guidarli

sulla strada del bene.

Dorina dice che quando giunse all’ingresso della loro casa, non aveva le scarpe e il suo vestito era scadente.

E’ uno sconosciuto che comanda in casa loro, era un pezzente che si è scordato delle sue origini, si è

opposto ad ogni cosa con il tono da padrone. Potrà anche sembrare un santo agli occhi di Madame

Pernelle, ma è solo un ipocrita, non nutre fiducia né nei suoi confronti né in quelli di Lorenzo.

La Signora risponde sostenendo che sarebbe meglio se governasse lui le cose, Dorine gli vuole male solo

perché dice in faccia ciò che pensa, è solo un uomo contro il peccato spinto dall’interesse di Dio.

Dorine non comprende quale sia il motivo per cui egli non vuole che entri nessuno in casa, non reca

nessuna offesa a Dio una visita, crede solo che sia geloso. Madame Pernelle spiega che ciò che lo

infastidisce sono ciò che gli ospiti portano con sé: le carrozze davanti alla porta, il fracasso, i commenti che

destano nei vicini, non fanno del male ma il fatto che già solo se ne parli è un male. Cléante interviene

sostenendo che se non ci fossero le chiacchiere, la vita sarebbe noiosa. Non si può rinunciare agli amici per

delle voci, è impossibile far tacere tutti. Secondo Dorine, i primi a sussurrare sono coloro il cui

comportamento si presta all’irrisione, spargono notizie dandogli l’intenzione che vogliono.

Madame Pernelle introduce nell’argomento Orante, il cui comportamento è esemplare e Dorin precisa che

conduce una vita austera, ma ciò dipende dall’età. Da quando i suoi occhi hanno perso ogni richiamo nei

confronti degli uomini, ha rinunciato al mondo, che non la voleva più. E’ duro constatare l’assenza degli

amanti dunque condannano, censurano e non perdonano nulla per invidia. Madame Pernelle risponde che

è felice che suo figlio abbia accolto una persona così pia, che è stata mandata dal Cielo per correggere gli

spiriti traviati, che bisogna ascoltarlo per la loro salvezza. Lui non condanna ciò che è necessario: le visite, i

balli, le conversazioni sono tutte intenzioni del Maligno. Un uomo onesto è frastornato da tutta questa

confusione che causa voci varie. Si ripromette dunque di non tornar più in quella casa e richiama

l’attenzione di Filipote che credeva si fosse addormentata.

Cléante e Dorine commentano la conversazione con Madame Pernelle, Cléante la crede innamorata di

Tartuffe così come Orgon che considera Tartuffe un fratello. Confida pensieri e segreti solo a lui, lo ama più

della madre, della moglie e dei figli. Lo fa sedere a mensa in un posto di riguardo ed è felice se mangia

molto. E’ il suo eroe, lo ammira, le sue azioni gli sembrano prodigi, è autorizzato a commentare tutti loro e

a fargli le prediche su ogni cosa.

Orgon è giunto a casa e Damis chiede alla moglie, Elmire, di accennargli delle nozze di sua sorella, Mariane

e di Valère poiché pare che Tartuffe non ne sia a favore.

Orgon chiede a Dorine di aggiornalo su ciò che è successo in casa nei suoi due giorni di assenza. Dorine le

parla di Mariane che ha avuto la febbre e ha mangiato poco, ma il suo interessamento continua ad esser

per Tartuffe, senza prestare molta attenzione a ciò che ha passato la figlia, i suoi commenti erano nei

confronti dell’ipocrita, che ha goduto di buona salute e di due splendidi giorni con continui commenti da

parte di Orgon: “povero caro!”.

Cléante parlando con Orgon, gli chiede come possa essere che lui abbia posto fine alla miseria di Tartuffe e

che quest’ultimo adesso gli abbia fatto dimenticare ogni cosa, avendo ora un ascendente così forte sullo

stesso Orgon. Orgon risponde che non lo conosce abbastanza per comprendere, chi segue i suoi precetti

gode di profonda pace, parlando con lui diventa un’altra persona, gli insegna a non aver affetto per le cose,

lo allontana da tutte le amicizie, potrebbe veder morire le persone a lui più care senza turbarsi. Racconta

dunque di come si sono conosciuti: veniva in chiesa tutti i giorni, diceva le preghiere con un ardore che

attirava l’attenzione di tutti; quando Orgon usciva, Tartuffe lo precedeva porgendogli l’acqua benedetta,

poi da un suo allievo venne a scoprire che fosse quell’uomo. Quando gli dava qualche soldo, lui voleva

restituirgliene qualcuno e quando rifiutava che glieli restituisse, li andava a dare ai mendicanti sotto gli

occhi di Orgon. Poi lo ha accolto in casa e da lì tutto procede perfettamente. Ha da ridire su tutti, anche su

sua moglie poiché protegge il suo onore, lo avverte se qualcuno le ha fatto gli occhi dolci ed è geloso molto

più di lui. Si scandalizza per tutto, anche dell’uccisione di una pulce mentre stava pregando.

Cléante commenta con incredulità per ciò che Orgon pensa di Tartuffe. Lui osserva le cose e commenta ciò

che vede, non si ritiene un libertino, così come Orgon lo ha giudicato. Esistono falsi devoti e falsi animosi

così come nel campo dell’onore, gli eroi veri non sono quelli che fanno più rumore. I devoti autentici non

sono quelli che fanno più cerimonie. Bisogna distinguere la devozione dall’ipocrisia.

A tutto ciò Orgon risponde considerandolo un dottor riverito, un saggio al cui paragone gli uomini sono tutti

stupidi. Cléante contesta dicendo di non essere un dottor riverito, di saper solo distinguere il vero dal falso:

apprezza i grandi uomini, i veri devoti poiché non c’è cosa migliore del santo fervore di un autentico zero,

così come non c’è cosa peggiore dello zelo specioso, dei pagliacci, dei devoti da piazza che dietro

un’ingannevole facciata, si prendono gioco di ciò che è santo e sacro. Sono gli schiavi dell’interesse, fanno

della devozione una professione e vogliono acquistar privilegio e profitto, che conciliano lo zelo con i vizi.

Sono lesti, vendicativi, astuti e senza fede, confondo l’odio con l’interesse per Dio e si armano con ciò che

veneriamo. Gli uomini devoti nel cuore hanno virtù, la loro devozione è indulgente ed umana, non

disapprovano ogni nostra azione, nella censura vedono il troppo orgoglio e correggono la nostra condotta

con la loro. Giudicano benevolmente il prossimo, vivono nel bene. Sono loro l’esempio da seguire.

Orgon chiede se il suo discorso è terminato e, mentre è in procinto di andarsene, Cléante gli dice del

matrimonio tra Valère e Mariane, la cui data era stata stabilita ma non comprende per quale motivo sia

stata rimandata. Orgon risponde in modo impreciso e distaccato senza far comprendere per quale motivo

siano state rimandate, né quali siano le sue intenzioni.

ATTO II

Orgon chiede a Mariane di parlare in segreto, le dice che vorrebbe che lei prendesse in sposo Tartuffe.

Dorine viene a conoscenza della proposta avanzata dal padre alla figlia e si reca presso Orgon per esprimere

il proprio parere: non ci vuol credere, crede sia una messa in scena, non lo crede possibile. L’unione con un

bigotto non gli porterebbe alcun vantaggio, non può un uomo con un così saggio aspetto aver deciso una

cosa simile. Orgon ritiene che la miseria di Tartuffe sia proprio la fonte della sua onetà, con il suo aiuto

potrà uscire dalle angustie, ricevere i suoi beni e inoltre lo considera un gentiluomo. Dorine continua a non

comprendere, rischiare la virtù della figlia che non vuole sposarlo, rischiare la sua onestà, è difficile

mantenersi fedeli in tali casi. Orgon ha dato la sua parola a Valère, ma adesso lo considera un libertino: non

lo ha mai visto entrare in una chiesa e ormai è deciso della scelta. Dorine ha a cuore Mariane ed il padre e

teme per lo stesso onore di Orgon, presto i due cominciano una sorta di discussione in cui Orgon chiede a

Dorine di tacere.

Dorine e Mariane discutono dell’accaduto, Dorine le rimprovera la sua mancanza di contestazione. Mariane

non avrebbe saputo cosa dire ad un padre così tiranno e Dorine le spiega che avrebbe dovuto digli che un

cuore non ama per procura, che il marito è suo e non del padre e deve piacere a lei, non a lui. Se Tartuffe gli

piace così tanto, può esser lui stesso a sposarlo. Dorina seguita a farla ragionare, la fa riflettere sull’amore

che prova per Valère e da cosa si aspetta da un matrimonio con Tartuffe. Mariane risponde di esser

innamorata di Valère, di volerlo sposare e di aspettarsi solo di togliersi la vita qualora fosse costretta a

sposare Tartuffe. Dorina la rimprovera per quest’ultimo pensiero, un cuore innamorato deve esser saldo e

non deve dimostrarsi così timida e rassegnata, con tono ironico le mostra la situazione. Mariane la

interrompe, le dice di esser pronta a tutto ma che necessita dei suoi consigli per uscire da questa

situazione. Inizialmente Dorine è presa dall’ira a causa della timidezza e del pensiero sofferente di Mariane

che non voleva contrastare il padre, in seguito decide di aiutarla e non lasciarla sola con la sua sofferenza.

A Valère giunge la notizia delle nozze e si reca dall’amata per chiederle spiegazioni. Mariane spiega che è

una notizia recente scelta dal padre, che vorrebbe un consiglio da lui sul da farsi. Valère le consiglia di

sposarlo, le dice che la proposta che le aveva avanzato precedentemente era solo per compiacerla e,

dunque, Mariane per compiacer lui, gli dice che seguirà il consiglio. Valère cede e chiede spiegazioni sul

come abbia fatto ad ingannarlo predicandogli amore. Mariane gli risponde che lui stesso le ha consigliato di

accettare e adesso deve farlo poiché è stato proprio il suo consiglio. Per Valère è stato solo un pretesto per

adempire ad una scelta già fatta, per avere il permesso di mancare alla parola. Il suo cuore non ha mai

avuto una reale passione nei suoi confronti. Mariane risponde che è libero di pensare ciò che vuole, presto

colmerà la sua assenza con la presenza di un’altra. Valère vuole dimenticarla, o almeno fingere di

dimenticare chi lo ha abbandonato. Non può custodire per sempre la fiamma del loro amore e vederla

finire nelle braccia di un altro senza poter offrire il suo cuore ad un’altra donna. Mariane vorrebbe che la

cosa fosse già capitata, a questa affermazione Valère cerca di terminar la conversazione dicendole che è

stata lei a voler tutto questo e che lui si limiterà ad accontentarla.

Dorine interviene dicendo che ha lasciato che i due litigassero solo per vedere come sarebbe finita. Valère

cerca di andarsene e Mariane pensa che sarebbe meglio se se ne andasse lei. I due si allontanano mentre

Dorine dice loro di venire con lei. Quest’ultima cerca di riunirli nel segno del loro amore, Mariane non

avrebbe dovuto chiedergli consiglio e Valère non avrebbe dovuto dargliene uno tale. Dorine propone loro

di acconsentire ad ogni stranezza di Orgon così da poter rimandare le notte che gli impongono. A volte sarà

la malattia, altre volte un imprevisto, altre volte dei presagi (il ricordo di un morto, uno specchio rotto o un

sogno d’acqua torbida). E’ dunque necessario che lei non resti legata a nessun altro uomo e che dunque

non dica di “si”. Per raggiungere l’intento è importante che nessuno li veda parlare. Dice a Valère di

raggiungere gli amici, risvegliare gli sforzi del fratello e attirar dalla loro parte la matrigna.

ATTO III

Damis è disperato per il volere del padre e per i complotti di Tartuffe, Dorine cerca di farlo calmare

spiegandogli che la matrigna, che esercita una forte influenza su Tartuffe e che, forse, ha debole per lei.

Prima però Dorine vuol parlare con Tartuffe del matrimonio e poi lasciare che i due parlino.

Giunge Tartuffe che prima di iniziare una conversazione con Dorine, le cede un fazzoletto per coprirsi il

seno che gli farebbe scaturire pensieri indecenti, turbandogli l’anima. Dorina gli dice che è troppo sensibile

alle tentazioni, ma lei non vuol farsi sedurre né pensa che il suo corpo nudo potrebbe attrarla. Infine

aggiunge che Elmire vorrebbe parlar con lui, lui addolcendo attende il suo arrivo.

Tartuffe domanda ad Elmire se fosse guarita e aggiunge che ogni sua preghiera è stata rivolta a lei. Elmire

chiede a Tartuffe di parlar con lei in segreto e di rivelarle ciò che sente la sua anima. Tartuffe spiega di

nutrire una gran fede nei suoi confronti, di preoccuparsi per il suo bene. Tartuffe le prende le punta delle

dita, presto le stringe la mano anche in modo eccessivo poi le pone una mano sul ginocchio, giustificandosi

dicendo che volesse sentir la stoffa del vestito. Tartuffe avvicina la sedia, la osserva e Elmire chiede se la

sua sia mera devozione a Dio o se ci sia qualcosa che lo seduce sulla terra. Tartuffe sostiene di esser

affascinato dalle opere perfette create da Dio, In lei vi sono le meraviglie più rare, la sua bellezza stupisce e

colpisce i cuori. Non l’ha mai osservata senza ammirare la sua perfezione e sentire il suo cuore cosparso

d’amore. Ha cercato di sottrarsi ai suoi sguardi, vedendo in lei delle minacce per la sua salvezza; ma poi ha

compreso che la sua passione non è colpevole, che la può addolcire con pudore. Lui spera in lei, è da lei che

dipende il suo esser misero o beato, felice o infelice. Il suo cuore, vedendola, ha perso la ragione. E’ un

uomo devoto ma non è un angelo. Giura di esserle devoto sempre, con lui il suo onore non corre rischi.

Elmire è sorpresa da queste sue parole e si chiede se Tartuffe non abbia forse paura che lei parli della sua

passione nei suoi confronti con suo marito, causando l’alterazione della loro amicizia. Tartuffe sa che lei è

buona e che giustificherà tutto con l’umana fralezza, in quanto l’uomo è fatto di carne. Elmire è disposta a

non dir nulla a suo marito, a patto che lui favorisca le nozze tra Valère e Mariane.

Damis si reca verso Elmire e le dice di aver sentito tutto, deve vendicarsi dell’ipocrisia e dell’insolenza del

furfante che le ha parlato d’amore, deve togliere suo padre dall’inganno. Elmire gli dice che vuol solo che si

comporti bene e che meriti il perdono, non è nel suo carattere smuovere la situazione, non vuol turbare il

suo sposo. Damis risponde che le sue ragioni sono buone, ma anche lui ha le sue. Non vuole risparmiarlo, il

suo orgoglio di bacchettone ha prevalso per troppo, fomentando disordini tra loro. La sua scaltrezza ha

istigato suo padre e nuociuto all’amore suo e di Valère. Deve sfruttare l’occasione e non si farà convincere

da Elmire.

Damis si reca presso il padre e gli dice quanto ha visto: ha sorpreso il suo caro amico mentre stava facendo

una dichiarazione d’amore alla Signora. Lei che è d’animo dolce e di cuore discreto, voleva custodire il

segreto, ma lui non può tacere per una tale offesa. Elmire sottolinea che non sono queste le cose da cui

dipende l’onore, che la donna si può difender da sola e non bisogna turbare il marito con argomenti vani.

Tartuffe dice di essere un peccatore, un infelice, un colpevole. La sua vita è un insieme di peccati e

sconcezze e Dio per questo vuole punirlo. Non nega il delitto del quale lo si accusa, incita Orgon a credere a

ciò che dicono e a cacciarlo di casa per ciò che ha fatto. Orgon accusa il figlio di aver detto una menzogna

per occultare la purezza dell’amico. Lo stesso Tartuffe gli dice di ascoltar suo figlio, che non ha senso che si

schieri dalla sua parte poiché è lui ad esser colpevole e rivolgendosi a Damis, gli dice di trattarlo da infame,

corrotto, ladro, omicida poiché ne è degno.

Orgon continua a prendersela con il figlio mentre Tartuffe continua a sostenere la sua colpa, a non voler

che si adiri contro Damis. Orgon continua a sostenere che si tratti di un complotto poiché tutti lo detestano,

dunque hanno cercato un modo per allontanarlo da lui e lui per questo vuol dargli in sposa sua figlia, per

confondere l’orgoglio della famiglia; infine impone a Damis di inginocchiarsi ai piedi di Tartuffe e chiedergli

persono. Damis insiste sostenendolo un farabutto e Orgon lo caccia di casa, minacciandolo di diseredarlo e

maledicendolo.

Orgon si scusa con Tartuffe per l’accaduto e Tartuffe si sente sofferente nell’anima per l’ingratitudine del

figlio. Orgon avrebbe preferito uccidere il figlio per la sofferenza che sta adesso causando. Tartuffe dice

all’amico di volersene andare da quella casa proprio perché stava causando numerose dispute, viene messa

in dubbio la sua fede e di certo insisteranno nel farlo e magari la prossima volta Orgon lo terrà in conto e

non respingerà ciò che verrà detto. Orgon insiste nel farlo restare dicendogli che a dispetto di tutti, dovrà

star sempre accanto a sua moglie, lo vuole come erede e gli dona tutti i suoi beni. I due dunque si recano a

stendere uno scritto che stabilisca quanto detto.

ATTO IV

Cléante incontra appositamente Tartuffe per dirgli il suo pensiero: supponendo che Damis abbia agito

senza ragione, un buon cristiano dovrebbe perdonare l’offesa e soffocar la vendetta. Non dovrebbe

consentire che un figlio venga cacciato dalla propria dimora, tutti sono scandalizzati. Chiede dunque a

Tartuffe di riportar la pace, soffocar la collera e far riappacificare il figlio con il padre. Tartuffe risponde di

volerlo davvero, lo ha perdonato ma se tornasse in quella casa, dovrebbe andarsene lui e Dio non lo

consente. Dopo ciò che ha fatto, se tornassero ad essere amici, la gente avrebbe strani pensieri. Direbbe

che si tratta di convenienza, si direbbe che finge di esser caritatevole, che avendo paura se lo vuole

ingraziare. Cléante non comprende perché abbia tanto a cuore l’interesse di Dio, che non ha bisogno di lui

per punire chi è in colpa. E’ dio a stabilire certe vendette, lui deve solo perdonare e non badare ai giudizi

degli altri. Il timore di ciò che il mondo dice non deve impedire di fare buone azioni. Tartuffe dice di averlo

personato ed è questo ciò che Dio gli comanda di fare, ma non gli ordina di viver con lui dopo lo scandalo di

oggi. Cléante dunque aggiunge che non ordine neanche di dar credito ad un atto scritto dal padrone per

capriccio, di accettare gli averi sui quali non può avanzar pretese per legge. Tartuffe risponde che sa che

nessuno penserà che lo abbia fatto per interesse, non gli interessano i beni li accetta solo perché teme

cadano in mani indegne e vengano usati in modo disonesto, senza usarli, come vuol far lui, per Dio e per il

bene del prossimo. Cléante dice lui di non aver queste paure che possono causare i lamenti di un erede,

deve consentire che si tenga i propri beni a suo rischio e pericolo, meglio che li usi mali che esser accusati di

averglieli sottratti. Si meraviglia dell’averli accettati senza indugio, poiché non esiste nessuna legge nella

fede cristiana che stabilisca di toglier i beni agli eredi e, se ha tanto ribrezzo nel vivere con Damis, sarebbe

meglio andarsene e lasciar che il figlio non venga cacciato. Tartuffe se ne va.

Mariane si inginocchia di fronte al padre, chiede di non obbedire, chiede che lui rinunci ai diritti che gli da la

sua nascita, non vuole soffrire per ciò che deve a lui in quanto padre. Lo implora di dare i suoi beni e tutto

ciò che le appartiene a Tartuffe, ma non vuole sposarlo, piuttosto preferisce andare in convento. Orgon

rimane imperturbabile, le dice di accettare ciò che lui ormai ha deciso. Elmire si intromette dicendo che non

può restar cieco di fronte a ciò che è successo e Orgon la accusa di esser stata troppo calma di fronte alle

accuse rivolte dal figlio a Tartuffe. Elmire continua sostenendo che non deve agire l’onore a una proposta

amorosa, bastano parole ingiuriose e delle risate di fronte a queste dichiarazioni. Bisogna esser oneste e

dolci, non è una persona legata all’onore tanto da denunciare le persone per cose così futili. Orgon resta

nuovamente imperturbabile, dunque Elmire le dice di esser disposta a mostrargli che quanto dice è vero.

Orgon non lo crede possibile, non crede ci sia stato nessun inganno e, la moglie, pur di non sentirsi accusata

di tale impostura, si mostra disposta a mostrargli la verità. Orgon accetta e Elmire fa chiamare Tartuffe.

Elmire allontana tutti dalla stanza e fa mettere il marito sotto al tavolo e lo avvisa che gli argomenti che

toccherà con Tartuffe saranno spinosi, con moine per far cader la maschera di quel falso devoto, fingendo

di aderire ai suoi desideri e smetterà il gioco appena vorrà mostrarsi. Quando ad Orgon sembrerà di aver

raggiunto l’estremo, potrà risparmiare la sua sposa fermando tutto il gioco.

Elmire dice di aver temuto per Tartuffe a causa di ciò che ha detto Damis, ha cercato di calmare il proprio

furore senza pensare di doverlo smentire. La stima che suo marito ha per lui ha rassicurato le cose, non ha

più sospetti su di lui e desidera che stiano insieme in ogni momento. Per questo è sicura di poter restare in

quella stanza con loro due da soli, senza esser biasimata da nessuno e ciò la autorizza ad aprirle il suo cuore

che accoglie i suoi desideri. Tartuffe le rammenta il rifiuto nei suoi confronti e lei lo giustifica dicendo che le

donne sono fatte così, hanno difficoltà a confessare l’amore, si difendono un po’ ma poi si arrendono: per

onore la bocca si oppone al desiderio, i rifiuti come quello non sono altro che promesse. Ha ascoltato con

tolleranza la sua offerta e si è comportata in modo dolce e garbato proprio perché la sua proprosta le è

piaciuta, lo ha forzato a rifiutar le nozze perché ha un interesse per lui e le nozze la indispettivano poiché

vuole che il cuore di Tartuffe, sia solo suo. Tartuffe si sente onorato nell’ascoltar le parole dell’amata, è

felice di piacerle ma crede sia un artificio per fargli rifiutar le nozze e non crede alle sue parole se non glielo

dimostrerà. Elmire cerca di richiamare l’attenzione del marito tossendo, poi seguita dicendo che la sua

dolce dichiarazione è già tanto per lei e che le sembra eccessivo spingere l’incontro all’estremo così

velocemente. Tartuffe insiste di voler la concretezza. Elmire seguita cercando di prender tempo, di non

voler concedergli ciò che lui con insistenza chiede, mentre Tartuffe insiste nel voler una testimonianza

certa. Elmire si chiede come possa pretender tanto senza contrastare il volere di Dio e Tartuffe risponde di

comprendere che è Dio ad opporsi ai suoi voti e levarlo di mezzo è per lui poca cosa. Il Cielo proibisce certi

desideri, ma con lui si può ottenere sempre un compromesse. Lei deve calmare il suo desiderio senza paura

e sarà lui il solo ad assumersene la colpa tenendo il segreto e il male che causerebbe tutto ciò. Elmire

decide di lasciarsi andare per dar prova della sua convinzione in ciò che ha detto a Tartuffe, accusando chi

la forza ad una tale violenza ma solo controllando se il suo sposo non è nei dintorni. Tartuffe non crede

necessarie tutte queste precauzioni, ha reso Orgon incredulo a tutto ed è stato lui a favorire i loro incontri.

Tartuffe controlla e nel mentre Orgon cerca di uscire da sotto il tavolo, mentre Elmire le dice che non è

ancora il momento, deve essere certo di ciò che succede e dunque lo spinge dietro di lei.

Tartuffe torna dalla sua amata, Orgon lo ferma dicendo di esser stato imbrogliato, avrebbe ottenuto una

tresca con la moglie, le nozze con la figlia e i suoi beni senza che lui comprendesse nulla, ma la prova è stata

sufficiente a capire la verità. Orgon lo caccia di casa mentre Elmire si scusa per ciò che è stata costretta a

fare, Tartuffe dice che la casa ormai gli appartiene e che smaschererà l’impostura per far pentire chi lo

caccia di casa.

Orgon si trova titubante e pensieroso, l’affare è concluso e adesso cerca una cassetta insieme alla moglie.


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Amb.pan.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature straniere
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Amb.pan. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del teatro francese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Mauri Daniela.

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