LE RELAZIONI INDUSTRIALI
RELAZIONI INDUSTRIALI è un concetto anglosassone che ha come obiettivo quello di analizzare
un sottosistema specializzato nell’affrontare e dirimere le questioni legate agli interessi delle due parti
sociali per inquadrare le logiche e i comportamenti dei singoli attori.
Cosa sono SERVONO A STABILIRE L’INSIEME DELLE PROCEDURECON CUI
Le relazioni industriali (i salari, i turni, le ferie, …).
GLI ATTORI REGOLANO I RAPPORTI DI LAVORO
Gli attori
Sono i SOGGETTI COLLETTIVI DI RAPPRESENTANZA DEI LAVORATORI E DEI DATORI
DI LAVORO. Cresce anche il ruolo dello Stato man mano che si allarga la sua sfera di intervento. Le
organizzazioni collettive nate nei conflitti di lavoro assumono via via una dimensione prima settoriale
e poi nazionale. Il grado di concentrazione di quelle sindacali influenza le modalità organizzative
delle rappresentanze datoriali in quanto nacquero prima.
Essi possono essere MONOPOLISTI o PLURALISTI. Il pluralismo ha varie ragioni che possono
essere ideologiche, politiche, etniche (come in Belgio) o settoriali, allo stesso modo può essere
cooperativo (come in Italia dopo gli anni ’60) o frammentario (come il sindacalismo francese).
La teoria scientifica
Ha elaborato agli inizi del Novecento MODELLI (tre modelli) che avevano lo scopo di chiarirne le
funzioni essenziali e che ruotavano intorno ad una variabile determinante ritenuta centrale nel loro
assetto e funzionamento.
• risale all’incirca ad un secolo fa, deriva dal gioco economico e applica alle
Il PLURALISMO:
relazioni sociali lo stesso meccanismo di domanda e offerta, si basa sul LIBERO GIOCO
COMPETITIVO TRA NUMEROSI ATTORI (gruppi). È animato dalla fiducia in un
EQUILIBRIO SPONTANEO COME ESITO DI QUESTE DINAMICHE. Affida alla
CONTRATTAZIONE il compito di trovare un punto di equilibrio conveniente per tutti, un
equilibrio che presuppone che presuppone che gli attori si incontrino senza conflitto in quanto
visto come poco conveniente. Preferisce meccanismi di REGOLAZIONE DECENTRATA e
un RUOLO MINIMO o esterno DELLO STATO.
- La SCUOLA CONSERVATRICE: le relazioni industriali pluraliste sono viste come
un sistema stabile basato sulla solidarietà tra gli attori, l’obiettivo è la pace sociale e
la cooperazione tra gli attori (Dunlop);
- Il PLURALISMO CONFLITTUALE (SCUOLA DI OXFORD): decolla intorno alla
prendere consistenza intorno agli anni ‘60/’70. Più in
metà del secolo scorso per
sintonia con le esperienze italiana e inglese. Vede nella contrattazione non solo uno
scambio tra le parti ma il fattore di regolazione del rapporto di lavoro. I conflitti
servono a innescare cambiamenti. Le istituzioni delle relazioni industriali consentono
di produrre un output meno conflittuale rispetto all’input di partenza. Il pluralismo
conflittuale contesta l’equilibrio dato e in questa chiave usa l’arma del conflitto
ritenuta fisiologica. Affida un ruolo di architettura al livello nazionale di
contrattazione. È prevalentemente bilaterale, il ruolo dello Stato non è ritenuto
necessario. 1
• Il NEO-CORPORATIVISMO: nasce nelle scienze sociali e politiche come critica alle teorie
della convergenza che tendono a vedere i comportamenti collettivi in modo uniforme nei
diversi Paesi. Mostra la superiorità dei Paesi con forte ruolo degli attori sociali nell’affrontare
con efficacia i problemi macroeconomici. LE GRANDI ORGANIZZAZIONI
PARTECIPANO ALLO SPAZIO PUBBLICO, soggetti privati e collettivi si vedono
riconosciuto un ruolo nelle decisioni pubbliche, questo processo si consolida a tal punto da
fondare un altro criterio di regolazione: l’accordo tra le parti sociali. Abbiamo quindi
l’ASCESA DELLA CONCERTAZIONE che riduce lo spazio della contrattazione e favorisce
decisioni centralizzate. Tuttavia pone un PROBLEMA di democrazia e cioè DI
L’ascesa di
RISPONDENZA TRA I DECISORI E LA PLATEA DEI RAPPRESENTATI.
questo strumento contribuisce a istituzionalizzare la regolazione del lavoro. Ma la
concertazione vive di alti e bassi, si eclissa negli anni ’80 a causa dell’avanzata del neo-
negli anni ’90, durante il ciclo dei
liberismo, ritorna ad essere IMPORTANTE PATTI
SOCIALI EUROPEI. Poi, dopo la crisi del 2008 si fa meno significativo il ricorso agli accordi
di concertazione e crescono le decisioni unilaterali dei Governi. Anche in Italia, nel periodo
tra il 2013 e i 2018 si manifesta questo trend. Si affaccia e trova sostenitori l’idea della
“DISINTERMEDIAZIONE”, in modo spettacolare il Governo Renzi manifesta la volontà di
prescindere dall’apporto delle parti sociali. “Sorprendente” perché questo orientamento è
messo in opera da un Governo di centro-sinistra che dà vita ad uno stile di relazioni inedito,
né pro-unioni, né anti-union, ma piuttosto A-UNION (non coinvolge gli attori organizzati ma
punta a rappresentare direttamente gli interessi sia dei lavoratori che dei datori di lavoro).
Riassumendo il neo-corporativismo fa della CONCERTAZIONE LO STRUMENTO DI
REGOLAZIONE PRINCIPALE, attribuisce allo STATO IL RUOLO DI TERZO ATTORE,
presuppone un forte coordinamento delle rappresentanze sociali.
Come cambiano gli attori
Le parti sociali cercano di diventare SOGGETTI POLITICI e di rappresentanza generale degli
interessi potenzialmente organizzabili. Sono per loro sempre più importanti le risorse
(riconoscimenti e finanziamenti) che vengono dal sistema politico. Lo STATO ABBANDONA IL
RUOLO DI notaio o di ARBITRO proprio delle origini, diventa terza parte del processo di
decisione congiunta o usa risorse di autorità per decisioni assunte per “decreto”, cioè senza
mediazioni sociali.
Come cambiano le relazioni industriali
Negli ultimi anni cresce la spinta delle istituzioni verso il DECENTRAMENTO CONTRATTUALE,
iniziata già negli anni ’80, ma nonostante queste pressioni la contrattazione aziendale diventa in modo
esteso la forma normale dell’attività negoziale. L’evoluzione delle imprese e delle culture sindacali
aiuta a spostare alcuni temi in direzione della partecipazione. Le due parti preferiscono trovare
obiettivi comuni e percorsi condivisi sul cambiamento delle aziende (mentre restano le differenze
negli interessi).
RELAZIONI INDUSTRIALI E CONTRATTAZIONE
COLLETTIVA
dell’800 (in Italia nei primi del ‘900) come metodo per mediare tra le parti. Si afferma
Nasce a fine
progressivamente perché gli attori hanno interesse a passare da rapporti distruttivi ad un gioco a
2
somma positiva. Si afferma come un metodo di regolazione congiunta del lavoro, sindacati e datori
sono in questa ottica “legislatori privati”.
Le relazioni industriali
Danno vita a rapporti sistematici tra le parti per dare risposte ai problemi che vengono dalle imprese
e dal lavoro. Il loro obiettivo è di fornire delle risposte che siano soddisfacenti rispetto ai punti di
partenza. Le RELAZIONI INDUSTRIALI SONO COSTITUITE DALLA RETE DI RAPPORTI
TRA GLI ATTORI PER AFFRONTARE I PROBLEMI E DALLE REGOLE CHE NE DERIVANO.
Hanno una natura prevalentemente collettiva quindi implicano rappresentanze collettive degli
interessi (e dunque la presenza dei sindacati).
I sistemi di relazioni industriali
Sono gli assetti relativi al lavoro e alle imprese che devono interagire con gli andamenti del sistema
economico (variazione della domanda e delle tecniche produttive) e con gli orientamenti del sistema
politico (che può intervenire per indirizzarne le risposte). Prevedono input (problemi di partenza) di
vario tipo (in primo luogo le rivendicazioni dei lavoratori). Una fase di gestione intermedia assegnata
a rapporti formali e informali e soprattutto alla contrattazione collettiva. Un output fatto di regole più
o meno formalizzate.
Lo Stato verso le relazioni industriali
Ci sono tre modalità che si sono riscontrate:
• OSTACOLO: Governi liberisti che pongono disincentivi e vincoli alla contrattazione, il che
prevede un ridimensionamento del ruolo dei sindacati;
• CORREZIONE: mediante accordi di concertazione;
• mediante l’eliminazione di barriere (contratti pubblici) o sostegno
PROMOZIONE: alla
rappresentanza sindacale (statuto).
Struttura della contrattazione collettiva
Indica quali sono i soggetti e le loro articolazioni: a livello orizzontale le dinamiche che intercorrono
tra le due parti, a livello verticale le modalità di coordinamento interno a ciascuna di esse.
LA STRUTTURA DELLA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA
Uno degli aspetti che caratterizza questa struttura è la presenza di livelli, nel caso italiano ne sono
presenti due che sono formalmente riconosciuti, è un caso peculiare perché negli altri Paesi è presente
o l’uno o l’altro. I soggetti che elaborano i testi per la regolazione contrattuale e sottoscrivono gli
accordi:
• LIVELLO NAZIONALE: segreterie nazionali dei sindacati di categoria e federazioni
settoriali della confindustria;
• LIVELLO DECENTRATO: i delegati delle rappresentanze sindacali (RSU) e i responsabili
delle aziende assistiti dalle organizzazioni datoriali del territorio.
Quanto sono autonome le relazioni industriali
L’autonomia si misura in rapporto alla capacità dei soggetti di autoregolarsi senza interferenze
(della legge o dello Stato) nell’ambito specifico delle relazioni industriali. Si valuta quanto è
autonoma: 3
• ALL’ESTERNO nei confronti delle norme fissate dalla legge e dallo Stato;
• ALL’INTERNO in rapporto alla presenza o meno di aspetti gerarchici e norme procedurali.
Le dimensioni della contrattazione
• COPERTURA (ESTENSIONE): in assoluto e in rapporto ai diversi livelli contrattuali.
• CENTRALIZZAZIONE: assetti molto coordinati o con diversi livelli (e quindi meno
centralizzati):
- DECENTRAMENTO CENTRALIZZATO: tipico dei Paesi nordici e della Germania,
in una certa parte della sua storia anche dell’Italia;
- DECENTRAMENTO CONTROLLATO: filtrato attraverso regole predisposte a
livello centrale e nazionale (maggioranza dei Paesi europei);
- DECENTRAMENTO DISORGANIZZATO: non soggetto a regole nazionali (caso
britannico).
• EFFICACIA: rispetto delle scadenze, condivisione delle procedure, adattabilità ai
cambiamenti.
• PROFONDITA’: ampiezza delle materie trattate fino ad un elevato livello di regolazione
congiunta.
• DIMENSIONI: il coinvolgimento più o meno elevato dei sindacati e quindi il più elevato o
meno loro riconoscimento.
LE “REGOLE DEL GIOCO” FISSATE NEL 1993
Dopo aver visto i concetti principali con cui analizziamo le relazioni industriali, in particolare la
contrattazione collettiva, analizziamo, all’interno dell’esperienza italiana, quali sono i principali
eventi e le regole del gioco più importanti. La data che viene utilizzata come punto di riferimento
principale è quella del 1993, perché qui entriamo in un quadro di maggiore istituzionalizzazione delle
regole delle relazioni industriali. Questo passaggio (luglio del ’93) vigente fino al 2009, avviene
attraverso un accordo di concertazione triangolare che definisce una vera e propria CORNICE
DELLA CONTRATTAZIONE E DEL SISTEMA DI RELAZIONI INDUSTRIALI. Questo accordo
è stato definito da Gino Giugni, all’epoca ministro del lavoro del Governo tecnico presieduto da
Ciampi, come la “COSTITUZIONE questa definizione
DEL LAVORO”, mette in campo due aspetti
da sottolineare: il primo è che vengono fissate regole fondamentali per le relazioni industriali, il
secondo è che questa intesa sole
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I sindacati (appunti di Sociologia delle relazioni del lavoro) - D. Carrieri
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Le Rivoluzioni industriali
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