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Sociologia delle relazioni del lavoro

Sindacati

In Italia il tasso di sindacalizzazione è del 40%, il quale misura la percentuale di lavoratori attivi iscritti a un’organizzazione sindacale. Tuttavia, non spiega tutta la sindacalizzazione poiché all’interno sono presenti anche i pensionati che ovviamente incidono fortemente su questa percentuale. Ovviamente, per il sindacato avere più iscritti significa ricevere più quote proprio perché anche i pensionati pagano la quota associativa, anche se ridotta, come gli altri lavoratori appartenenti all’associazione.

Il sindacato italiano ha una presenza diffusa sul territorio, si stima che 25 mila lavoratori siano occupati all’interno del sindacato, senza contare i delegati, gli assunti a tempo determinato, ecc.

Associazioni datoriali

Confindustria è la più importante delle associazioni datoriali (che rappresentano i datori di lavoro), lo è perché abbraccia anche il settore terziario, non solo le imprese industriali. Ne fanno parte ENEL, Stato, Telecom, le ferrovie dello Stato, ecc.

Inizialmente le associazioni datoriali dipendevano dalla politica e sul territorio ne abbiamo alcune (pluralismo) differentemente dagli Stati del centro-nord Europa caratterizzati da “monopolio rappresentativo” (è presente una sola associazione sul territorio). Nel 1993-1994 viene meno “Intersind” fondata dalle imprese che avevano una partecipazione statale, ovvero rappresentava i datori di lavoro pubblici, che faceva concorrenza a Confindustria. Ancora nel ’93 nasce “ARAN” (Agenzia Rappresentanza Negoziale Pubbliche Amministrazioni) poiché la contrattazione inizia a farsi strada anche nel settore pubblico, di conseguenza è necessaria un’associazione che rappresenti le amministrazioni pubbliche.

Differenze

Le associazioni datoriali nascono in seguito ai sindacati in risposta alla forza che, conseguentemente alla creazione dei sindacati, avevano ottenuto i lavoratori. Anche se hanno una struttura simile e operano in maniera simile, gli imprenditori, dal loro canto, possono però seguire due diverse strategie d’azione: il primo è lo strumento collettivo, il secondo è l’agire individuale, mentre il lavoratore da solo non ha alcun potere, per questo ha necessità di associarsi.

I sindacati: evoluzione e sfide future

I sindacati nascono nei Paesi più sviluppati, dove è più forte l’industrializzazione. Il primo Paese è stata la Gran Bretagna dove le prime mutue vengono fondate agli inizi del 1800 mentre in Italia intorno al 1880. In Inghilterra i sindacati nascono prima del partito labourista fondato dai sindacati, in precedenza i lavoratori votavano per il partito liberale che si contrapponeva al partito conservatore.

In Germania e in Italia si sviluppa prima il partito socialista che contribuisce alla nascita dei primi sindacati alla fine dell’ottocento. Il partito condizionava i quadri dirigenti dei sindacati. Il sindacato è ambivalente, un po’ conservatore delle tutele acquisite e un po' rivoluzionario perché mette in discussione delle tutele dei lavoratori. Spesso i sindacati sono contro il mercato al fine di correggerne le sue imperfezioni (anti-market), ma allo stesso tempo hanno bisogno che il mercato funzioni, se questo non funziona vengono a mancare innanzitutto i posti di lavoro e di conseguenza meno opportunità per i lavoratori. Il “sistema giusto” sarebbe tenere insieme il mercato con vari interventi volti a migliorarlo.

Come ribellarsi alle problematiche del mercato

Il primo embrione è il conflitto: lo sciopero, era uno strumento molto efficace spesso accompagnato all’occupazione delle strutture. Ovviamente il conflitto comporta grandi costi per il datore di lavoro perché blocca totalmente la produzione, da questo ne derivano la sua forza e la sua efficacia. A fine ‘800, con la legge Zanardelli, in Italia si diventa meno ostili allo sciopero, tuttavia questa rivoluzione dà vita ad una “controrivoluzione” con il fascismo e le sue misure di divieto allo sciopero, per 20 anni in Italia non si mise in atto questo diritto. Nel ’43 iniziarono i primi scioperi indipendenti nelle fabbriche del nord, non organizzati, segno che il fascismo stava iniziando a perdere il suo potere.

Crescita e organizzazione dei sindacati

Con l’avanzare del tempo le organizzazioni sindacali crescono di dimensione e complessità organizzativa. Questa azione viene favorita dall’incalzare dell’industrializzazione, i sindacalisti non sono più attivisti ma vengono stipendiati e diventano dirigenti. Le organizzazioni, crescendo, diventano burocrazie (intese in senso sociologico ovvero vengono razionalizzate, cioè le procedure diventano sistematiche, precise e calcolate razionalmente) e si sviluppa, come detto in precedenza, il mestiere di specialista della rappresentanza del lavoro.

Come si misurano i sindacati

Per misurare la forza di un sindacato si utilizzano vari criteri. È presente molta letteratura scientifica che tenta di ponderare il peso dei sindacati, sia attuando un confronto temporale, sia un confronto tra i diversi Paesi.

Unità di misura

La prima unità di misura è quella più semplice e ricorrente, si basa sui tassi di sindacalizzazione (ovvero la percentuale di lavoratori attivi iscritti ai sindacati). Nel ’78 il tasso di sindacalizzazione in Italia arrivava al 50%, negli ultimi anni si è stabilizzato intorno al 35% ma rimane comunque il problema citato in precedenza dei pensionati iscritti ai sindacati che incidono su queste percentuali. Questi dati che noi possediamo però sono delle stime, non abbiamo dei dati accertati, differentemente da altri Paesi dove questi dati sono certificati. Si tratta di un metro di analisi utilizzato in tutti i Paesi, va considerato come una misura importante ma non esaustiva, infatti alcune volte l’iscrizione al sindacato è condizionata da valori culturali o dalle istituzioni.

In Francia, ad esempio, il tasso di sindacalizzazione è del 10%, iscriversi al sindacato è una scelta valoriale molto forte e non di massa. Ci sono altri Paesi, invece, dove la sindacalizzazione è molto alta come in Svezia – dove si è arrivati fino all’87% - Finlandia, Norvegia, Danimarca e in una certa misura anche il Belgio, questi utilizzano il sistema Ghent che consente alle organizzazioni sindacali la possibilità di gestire alcune politiche pubbliche, in particolare gestiscono i fondi destinati alla disoccupazione, ecco perché una grande fetta degli iscritti è costituita da disoccupati, poiché l’essere membro è una condizione che consente di usufruire di alcuni benefici. Addirittura in Belgio i disoccupati iscritti sono maggiori dei lavoratori attivi.

Misurazione della rappresentatività

In Italia, nel 1997, è stata varata una legge che ha introdotto la misurazione della rappresentatività dei sindacati che si basa non solo sul criterio associativo (percentuale di iscritti) ma anche sulle RSU (rappresentanze sindacale unitarie che è un organismo collettivo rappresentativo di tutti i lavoratori, senza alcun riferimento alla loro iscrizione ad un sindacato) che vengono elette nelle amministrazioni pubbliche (criterio elettorale).

Copertura negoziale

Per misurare la forza sindacale nelle relazioni industriali si fa anche riferimento alla copertura negoziale, ovvero alla percentuale di lavoratori tutelati da un qualunque tipo di contratto collettivo. La copertura è generalmente maggiore della sindacalizzazione, nella maggioranza di casi è in sincronia con gli andamenti di quest’ultima, quando una è maggiore tende ad essere elevata anche l’altra.

Il potere politico dei sindacati

La rilevanza crescente del rapporto con i poteri pubblici ha configurato una sorta di “potere politico” dei sindacati, anch’esso importante da misurare.

Nel corso del tempo, i sindacati, non solo grazie ad un maggiore potere contrattuale ma anche grazie ai loro interlocutori pubblici, si sono affacciati all’interno dell’arena politica, hanno infatti partecipato a decisioni pubbliche in materia di regolazione del lavoro. I sindacati che per primi hanno ottenuto questo ruolo di rilievo erano quelli più “grandi”, i sindacati nordici, quelli dai grandi numeri.

Fasi della presenza politica

  • A1 fase - Scambio politico: possibilità da parte dei sindacati di ottenere benefici incrementali immediati o differiti (ad esempio promesse di ottenere maggiori prestazioni di welfare, un orientamento realizzativo verso la piena occupazione).
  • A2 fase (anni ’90): la presenza riconosciuta dei sindacati è stata funzionale a costruire beni pubblici che potessero essere di beneficio per tutta la comunità.

Negli ultimi 20 anni nel nostro Paese si è configurata quella che Baccaro definisce come concertazione concessiva (dove i “sacrifici” vengono equamente distribuiti tra stato e parti sociali).

Importante è quindi valutare se i sindacati hanno effettivamente o meno questa rilevanza nella sfera pubblica, se sono o no soggetti politici che partecipano alle decisioni pubbliche (ovvero quelle riguardanti le politiche fiscali, occupazionali, ecc.).

Negli anni più recenti (quelli immediatamente successivi alla crisi del 2008) in tanti Paesi i governi sono stati più oscillanti nei loro comportamenti, cioè nella disponibilità ad accettare dei processi di co-decisione. Quindi se prima si riteneva che la loro forza implicasse anche che fossero più forti all’interno dei processi di contrattazione ci si è accorti di aver sottovalutato un’importante variabile, ovvero il comportamento del governo.

Potere conflittuale

Tradizionalmente molto importante, concerne la capacità di mobilitazione di fatto che non sempre dà luogo ad azioni conflittuali aperte. Negli anni ’60 in Italia e nel Regno Unito si fece molto ricorso al potere conflittuale per ottenere dei riconoscimenti tanto che molti critici definirono questa situazione come conflittualità permanente. Oggi di conflitti aperti non ce ne sono molti, salvo alcune realtà con situazioni peculiari. Secondo Korpi e Shalev però la forza dei sindacati non risiede nel potere conflittuale ma nella capacità di condizionare gli orientamenti dei loro interlocutori, delle controparti.

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Scienze politiche e sociali SPS/09 Sociologia dei processi economici e del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher antithesis di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia delle relazioni del lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Carrieri Domenico.
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