Regole di comunicazione
La prima regola di comunicazione fondamentale è parlare in prima persona, non generico, in modo da non creare caos (non si sa mai chi parla). È altresì importante avere considerazione dell’altro e degli eventuali limiti dell’altro e di conseguenza cercare di capire l’altra persona. Quando una persona parla, non interromperla ma aspettare che abbia terminato il suo intervento; quella di interrompere l’altro mentre parla è una cattiva abitudine perché si pensa di aver capito l’altro che ci vuole dire. Solo dopo si può parlare. Ascoltare attentamente l’altro è diverso da sentire perché l’ascolto presuppone che io mi metto in situazione tale da stare veramente sull’onda dell’altro. È importantissimo in questo lavoro. Cercare di parlare non tanto delle cose quanto di se stesse (parlare delle cose a volte può costituire una barriera alla comunicazione).
L'ascolto
L’ascolto può essere definito come un insieme di atti percettivi attraverso i quali entriamo spontaneamente o involontariamente in contatto con un’altra fonte comunicativa. In esso sono coinvolti 3 processi:
- Recezione del messaggio;
- Elaborazione del messaggio che riceviamo;
- Risposta che noi diamo al messaggio.
Recepire
La corretta recezione di un messaggio esige, da parte dell’ascoltatore, la capacità e l’intenzionalità di centrarsi sulla fonte comunicativa (di non essere distratti e quindi ascoltare) e l’impegno a comprendere il messaggio nel significato che l’altro ci sta dicendo, ma non quello che noi pensiamo che l’altro dica ma riferito ai valori dell’altro. Si viene meno a tale modalità di ascolto quando si assume un atteggiamento che antepone alla comunicazione del soggetto schemi di riferimento e sistemi di valori personali. In questo caso non misuriamo i messaggi del soggetto in base a quanto l’altro ci dice ma in base a quello che è il nostro schema di riferimento, quindi in base a noi stessi e non all’altro. In particolare, questo avviene quando l’emittente non è cosciente e quindi non controlla alcuni meccanismi percettivi che vengono attivati nell’interazione con l’altro.
Quelli che andiamo ad analizzare (la teoria implicita della personalità, l’effetto alone, gli stereotipi, l’effetto privacy-recensy) sono quelle barriere che avvengono nella comunicazione in quanto noi non ci accorgiamo che le stiamo mettendo in pratica nel rapporto con l’altro.
Teoria implicita della personalità
Nel momento della relazione con l’altro ci si può riferire ai nostri valori più che a quelli della persona che abbiamo di fronte; noi spesso e volentieri pensiamo che l’altro possa avere i nostri stessi valori, mentre invece li può avere differenti. Ma non si ascolta bene che tipo di valori abbia. Ci facciamo così delle convinzioni errate. Essa può essere definita come un complesso sistema di convinzioni e di regole che viene attivato nella valutazione dell’altro, per cui spesso le conoscenze e le esperienze passate di chi percepisce sono più importanti della caratteristica della persona con la quale ci stiamo relazionando.
L'effetto alone
Esso si riferisce alla tendenza ad essere generalmente favorevoli o sfavorevoli nella propria reazione verso gli altri. Una volta che una persona ha deciso che l’altro ha certe caratteristiche favorevoli, viene sviata da tale impressione nell’attribuire all’altro una stima elevata su molte altre caratteristiche e viceversa. Ad esempio, in ambito scolastico se un professore si fa un'idea che una persona è brava, può accettare qualsiasi cosa che dice e che fa. È in genere legato alla prima impressione, tutto quello che viene dopo è una conseguenza di questa prima impressione. Ovviamente può valere sia in senso positivo che in senso negativo.
Stereotipi
Sono impressioni fissate verso un gruppo di persone. Per cui se penso ad una certa popolazione (es. i zingari) e ho davanti un appartenente a quel gruppo, secondo tale convinzione lo classifico come appartenente a quel gruppo e tutti gli appartenenti a quel gruppo sono tutti uguali, indipendentemente da chi è la persona. Significa che noi lo valutiamo in base a dei parametri che abbiamo noi e non suoi parametri. Stessa cosa se in ospedale capita un rumeno e noi abbiamo una certa opinione su quel popolo: in automatico ci può venire di proiettare su di lui delle convinzioni che possono non appartenergli. Gli stereotipi possono essere riferiti anche ad una fetta di popolazione come i tossicodipendenti. A volte è un discorso inconscio che ci fa considerare delle persone come appartenenti a degli stereotipi.
Effetto privacy-recency
Riguarda il peso che ha nella formazione delle impressioni sugli altri l’ordine con cui riceviamo le informazioni su di loro. Parliamo di effetto primacy quando le informazioni ricevute per prime esercitano un’influenza maggiore sul nostro giudizio percettivo rispetto alle più recenti. Viceversa, parliamo di effetto recency quando il nostro giudizio percettivo è influenzato dalle ultime informazioni ricevute.
Elaborare
L’elaborazione di un messaggio presenta 4 dimensioni:
- La dimensione di contenuto si riferisce allo scambio di informazioni su un certo tema, cioè ciò che dice la persona.
- La dimensione dell’autopresentazione si riferisce al modo in cui il soggetto presenta se stesso nella comunicazione.
- La dimensione di appello riguarda l’insieme delle richieste che il soggetto fa nella sua comunicazione.
- La dimensione relazionale si riferisce al rapporto tra emittente e ricevente e riguarda la percezione che quest’ultimo ha dell’altro e della loro interazione.
Rispondere
Le forme di supporto verbale si distinguono in forme verbali non direttive e forme verbali semidirettive.
Forme verbali non direttive
A loro volta si dividono in diversi processi:
- La chiarificazione si usa quando non si è sufficientemente sicuri del significato contenuto nel messaggio del soggetto e si esprime con frasi tipo “sta dicendo che…” o “potrebbe descrivere meglio quanto stava dicendo?”. Serve a capire meglio ciò che il paziente ci stava dicendo.
- La parafrasi è una forma di supporto verbale nella quale colui che ascolta riformula il contenuto della comunicazione del soggetto per vedere se effettivamente abbiamo capito ciò che ci stava dicendo.
- La verbalizzazione si riferisce soprattutto all’aspetto emozionale, cioè quello che il paziente ci sta dicendo. È importante prestare attenzione a ciò che il paziente ci sta dicendo.
Forme verbali semidirettive
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