Capitolo 1: Alle origini del mobbing: stress, eustress e distress
Una delle principali controversie in materia di stress riguarda l’accezione stessa del termine. Ai tempi della rivoluzione inglese, con il termine stress si indicava la resistenza che le strutture metalliche oppongono all’applicazione di determinate forze; poi il termine si è caricato di connotazioni prevalentemente negative, che fanno di solito riferimento a un generico pericolo per la salute psicofisica o anche per la vita. Meno frequentemente, lo stress viene considerato come condizione capace addirittura di migliorare le capacità prestazionali dell’individuo. È infatti dimostrato che un individuo sottoposto a un certo livello di stress migliora le prestazioni, anche quelle che si riferiscono all'apprendimento.
La maggior parte di noi preferisce essere impegnata e lavorare piuttosto che oziare, perché lavorare ed essere impegnati dà un senso di pienezza e rende soddisfatti per le cose che si fanno. In questo senso si ricerca uno stress. Un’ampia serie di acquisizioni nell’ambito della fisiologia ha permesso di riconoscere che lo stress esprime la condizione in cui l’organismo si trova esposto a fattori interni/esterni che tendono ad alterarne l’equilibrio psicofisico. Una definizione molto utilizzata oggi vede lo stress come una risposta integrata dell'organismo a modificazioni operate su di esso.
Con il termine coping si indicano quelle strategie che permettono di affrontare adeguatamente gli stimoli stressogeni. Mentre il termine mastering è usato per delineare l’atteggiamento di padronanza dominio e controllo nei confronti di stimoli e situazioni potenzialmente distressanti. Ci sono poi molti altri termini che rimandano a altre distinzioni, come: eustress che definisce una risposta fisiologica, mentre il termine distress viene applicato a condizioni di particolare ed eccessiva discrepanza tra lo stimolo e la risposta.
Definizione di stress
Quando nel 1975 l’Organizzazione Mondiale della Sanità chiese a Selye cosa fosse lo stress, egli rispose che è una risposta aspecifica a qualsiasi richiesta proveniente dall’ambiente. Questo delinea come non vi sia alcun riferimento allo stress in senso negativo, ma venga semplicemente inteso come una risposta adattiva necessaria alla sopravvivenza e all’adattamento di tutti gli esseri viventi. Selye parla appunto di una sindrome generale di adattamento, in cui viene risaltata non la natura dello stimolo ma la sua intensità. Sostanzialmente, lo stato di stress è uno stato fisiologico normale che non può e non deve essere evitato. La completa libertà dallo stress è la morte.
Eustress e distress
Bisogna sempre tener conto che identici oggetti, eventi, situazioni possono essere vissuti dalle persone in modi anche estremamente diversi, in modo piacevolmente stimolante da qualcuno e terribilmente ansiogeno da qualcun altro. In entrambi i casi si tratta comunque di situazioni che inducono stress nell’organismo: eustress nel primo caso, distress nel secondo.
Esistono persone, i cosiddetti sensation seekers, che sono alla continua ricerca di stimoli e cambiamenti in grado di far provare loro sensazioni forti e stimolanti. Proprio partendo da ciò, venne studiata una teoria che distingue gli estroversi dagli introversi su basi psicofisiologiche. Gli estroversi sarebbero caratterizzati da livelli più bassi di attività corticale rispetto agli introversi. Non è raro che dopo una pesante giornata di lavoro intellettuale, le persone si dedichino a stressanti attività fisiche in palestra con il solo scopo di rigenerarsi; o viceversa che dopo una pesante giornata di lavoro manuale, le persone si dedichino alla lettura di un libro.
Ciò che alla gente sfugge è che anche fare attività fisica o leggere un libro sono situazioni che inducono una risposta di stress nell’individuo, anche se queste attività sono ricercate e volute dall’individuo. Provocando effetti positivi e benefici, la gente non categorizza queste attività come stress.
Diciamo quindi che la reazione di stress, indotta in un certo individuo da un certo stimolo, può configurarsi come eustress in un caso e distress in un altro, a seconda del tipo di controllo che l’individuo sente di poter esercitare su questo stimolo, dal sostegno ricevuto a livello sociale, dalla propria tollerabilità…
Quindi appunto lo stress ha un lato luminoso in grado di stimolare e portare vantaggi (eustress), e un lato oscuro che causa danni ed è in grado di essere nocivo (distress). Nel primo caso vi è un individuo che sente di avere il controllo sulla situazione ambientale interna e sente di essere in grado di far fronte alle richieste provenienti dall’esterno. La stimolazione gli permette di sentirsi vivo e soddisfatto. Tutto ciò è in grado di avere effetti benefici sulla salute fisica e mentale dell’individuo. Nel secondo caso il soggetto ha perso il controllo sulla maggior parte delle situazioni con cui ha a che fare e percepisce le richieste provenienti dall’ambiente esterno come superiori alle sue forze e alle sue energie. Il mobbing è una forma particolarmente pervasiva e drammatica di distress.
Capitolo 2: Il mobbing come distress relazionale
Ogni persona che sia membro di un gruppo o di un’organizzazione, nel lavoro come a scuola, desidera ricevere lodi e complimenti, invece teme critiche e rimproveri. Lewin parla di oggetti che esercitano su di noi una forza positiva di attrazione (es. le lodi) o viceversa una repulsione (es. rimproveri). La somiglianza unisce e si pensa che un individuo simile a noi sia più disposto a capirci e ad aiutarci di un individuo percepito come distante e diverso. Per questo si adotta un comportamento positivo col primo e negativo o indifferente col secondo.
Elemento centrale in tutto ciò è l’autostima. Se desideriamo riconoscimenti e temiamo rimproveri è perché entrambi possono incidere sulla stima di sé. L’autostima è influenzata anche dal giudizio degli altri. Naturalmente ognuno di noi è diversamente influenzabile, rispetto al proprio senso di autostima.
Definizione di mobbing
Nel termine mobbing si riuniscono tutte quelle azioni compiute ripetutamente sul posto di lavoro da una o più persone ai danni di uno o più lavoratori e finalizzate a ridurre questi ultimi in una situazione di emarginazione e isolamento, fino all’esclusione dal mondo del lavoro. Le azioni possono assumere la forma di comportamenti aggressivi e di violenze psicologiche protratte nel tempo. Molte volte però il mobbing può essere attuato nei confronti di un'altra persona attraverso comportamenti tesi a ignorarla.
La parola mobbing, dal verbo inglese to mob, che significa accerchiare, attaccare, è stata usata per la prima volta dall’etologo Lorenz nei suoi studi per indicare il comportamento di alcuni animali della stessa specie che attaccano un membro del proprio gruppo per escluderlo. La durata e la ferocia degli attacchi dipendono da diversi fattori, come la resistenza della vittima. Il termine mobbing viene adottato negli anni '70 in Svezia, per descrivere un tipo di comportamento ostile riscontrato fra scolari, comportamento che in seguito è stato chiamato bullying. È solo negli anni '80 che il termine mobbing viene applicato nell’ambito lavorativo, dopo aver osservato operai e impiegati perseguitati psicologicamente sul luogo di lavoro. Leymann vedeva nel conflitto il presupposto fondamentale per la nascita del mobbing.
Gli attori del mobbing
Nel mobbing è possibile individuare tre attori protagonisti:
- Mobber: la persona che attua il mobbing
- Mobbizzato: colui che subisce il mobbing
- Side mobber o co-mobber: gli spettatori dell’azione psicosociale
Il ruolo del mobber può essere interpretato da un'unica persona (mobbing dall’alto), da più persone (mobbing dal basso) o da un’intera organizzazione, in tal caso si parla di bossing. Inoltre, si usa in genere distinguere un mobbing attivo da uno passivo. Il primo si riferisce alle azioni di aggressione e vessazione che incutono ansia, paura e insicurezza nella vittima e che si manifestano in un comportamento visibilmente destabilizzante; il secondo si riferisce invece ad azioni più subdole e meno visibili che assumono la forma dell’isolamento e dell’evitamento della vittima.
Si fa poi riferimento anche a un mobbing razionale, ossia calcolato, che comprende per esempio azioni come criticare, interrompere, giudicare… Un'altra distinzione molto importante è tra mobbing diretto e indiretto. Quello diretto è esercitato attraverso comportamenti verbali aperti manifesti o addirittura aggressioni fisiche; indiretto basato su comportamenti più sofisticati, sottili e subdoli.
Altra distinzione distingue un mobbing legato a un conflitto interpersonale e uno di tipo predatorio. Nel primo caso si instaura a partire da una situazione di conflitto interpersonale e risulta perciò emotivamente molto coinvolgente per entrambe le parti. Nel secondo caso non c’è alcun conflitto interpersonale alla base del mobbing ma fattori di tipo situazionale e organizzativo: la vittima, ad esempio, possiede qualcosa che il mobber vuole.
Le varie azioni attraverso le quali il mobber agisce vengono riunite in cinque categorie:
- Attacchi ai contatti umani (es. critiche e rimproveri costanti)
- Isolamento sistematico (es. comportamenti di evitamento)
- Cambiamenti delle mansioni (es. assegnazioni di lavori senza senso)
- Attacchi contro la reputazione (es. pettegolezzi)
- Violenza e minacce di violenza
Ege ritiene che per poter parlare di mobbing, la vittima debba aver subito azioni appartenenti ad almeno due di queste categorie. Le motivazioni che possono indurre una persona ad assumere il ruolo del mobber sono tante; fare carriera, paura di perdere il lavoro, invidia, antipatia… Quando il mobber è consapevole di esserlo e la sua azione è intenzionale, egli escogita sempre nuove strategie svolgendo una sorta di lavoro parallelo che lo porta a trascurare il suo vero lavoro.
Il mobbing può essere subito da chiunque. In molti casi, la vittima è consapevole di subire mobbing e proprio questo le provoca forte distress. Il mobbizzato non sa come affrontare la situazione e arriverà il momento in cui questa destabilizzazione si farà sentire anche in famiglia e nella società in genere. Spesso la vittima è costretta a svolgere lavori che la umiliano perché troppo elementari o al contrario troppo complicati per la sua preparazione (in questo caso si parla di distress connesso al conflitto di ruolo).
Il mobbizzato presenta disturbi quali insonnia, emicrania, bruciori di stomaco, ansia, vertigini, giramenti di testa, depressione… e può anche sviluppare una dipendenza nei confronti dell’alcol e droga o cominciare a soffrire di disturbi alimentari.
In caso di mobbing, si deve attuare una delle seguenti strategie:
- Adeguata difesa verbale
- Ricorso ad associazioni che si occupano di prevenire e fronteggiare situazioni di mobbing sul lavoro
- Ricorso a sportelli di ascolto/aiuto
- Ricorso alla legislazione in vigore in materia di persecuzioni sul lavoro
- Ricorso a tutto ciò che può rivelarsi utile come, ad esempio, trovarsi un altro lavoro
Tipologie di mobbing
Come abbiamo già detto, esistono tre forme principali di mobbing: mobbing dall’alto, dal basso e tra pari. Il mobbing dall’alto e quello dal basso fanno parte del mobbing verticale, mentre quello tra pari viene detto mobbing orizzontale. Il mobbing dall’alto è perpetrato da un superiore. Generalmente il mobber abusa del proprio potere per rendere ben chiaro il suo ruolo.
Una particolare tipologia di mobbing dall’alto è il bossing, il quale può essere definito come mobbing strategico o pianificato. Il termine bossing indica una forma di terrorismo psicologico attuato dall’azienda o dai vertici dirigenziali come strategia per ridurre o riorganizzare il personale o semplicemente per eliminare una persona sgradita. Lo scopo del bossing è quello di indurre il dipendente ad andarsene. Le ricerche hanno trovato che i settori a più elevato rischio di mobbing sono: la sanità, l’educazione, il privato e l’industria, le poste e le telecomunicazioni e la pubblica amministrazione. Il mobbing inoltre ha costi molto elevati. La vittima, a causa dei problemi di salute, è costretta a chiedere permessi o ad assentarsi per molto tempo, pur continuando ad essere retribuita.
Il mobbing tra pari vede il lavoratore vittima dei suoi stessi colleghi. Tra le varie cause vi può essere un’antipatia o delle rivalità personali. Il mobbing dal basso invece può essere spiegato sulla base della non accettazione della figura imposta come leader. Si tratta di una forma di mobbing che richiede una forte alleanza tra mobber e side mobber. La strategia prevede ad esempio il mancato svolgimento corretto delle proprie mansioni.
Capitolo 3: Le diverse forme di mobbing: doppio mobbing, bossing e bullying
Mobbing e doppio mobbing
Innanzitutto va fatta una precisazione: il mobbing riguarda solo l’ambito lavorativo, il bullying riguarda il mondo scolastico giovanile. Nel 1997 Ege tratta per la prima volta il fenomeno del doppio mobbing, che riguarda il coinvolgimento della famiglia della vittima. Il doppio mobbing avviene con molta più facilità nelle famiglie a modello mediterraneo, a causa dei rapporti molto stretti che intercorrono tra i vari membri. Un coinvolgimento emotivo così forte, può infatti portare la famiglia a vivere in maniera personale e intensa le situazioni che riguardano un singolo membro. È proprio la certezza di trovare sostegno nella propria famiglia che porta il mobbizzato a sopportare a lungo le vessazioni e le violenze psicologiche subite sul posto di lavoro.
Le capacità di resistenza della famiglia sono in genere molto superiori a quelle del singolo. Quando la famiglia ha raggiunto però la saturazione entra in crisi e per difendere se stessa da un mobbing che vive indirettamente attraverso la situazione penosa di un proprio membro cessa di fornire il proprio supporto al membro stesso, visto come una minaccia all’equilibrio familiare. Ecco perché doppio mobbing: il mobbizzato oltre a subire il mobbing sul lavoro, non è più capito, sostenuto dalla propria famiglia.
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