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Letteratura latina - Cicerone, Catilinaria II

Appunti di Letteratura latina traduzione estremamente letterale della II Catilinaria. Alcuni passi sembrano quasi forzare i costrutti della lingua italiana: l'obiettivo di questo tipo di lavoro è seguire passo per passo ogni proposizione senza lasciare nulla al caso, indagare lo stile e il metodo di Cicerone.

Esame di Letteratura latina docente Prof. G. Cupaiuolo

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mio consolato, poiché non li può sanare, avrà sterminato, non credo per breve tempo, ma per molti

secoli prolungherò < la vita > della Repubblica. Non c’è ,infatti,alcuna nazione che noi

temiamo,alcun re che possa muover guerra al popolo romano. Tutti i problemi esterni,per merito di

uno solo,per mare e per terra,sono risolti;resta la guerra civile, all’interno sono le insidie, il pericolo,

il nemico. Dobbiamo combattere contro la sfrontatezza, la follia, il delitto. A questa guerra mi

propongo, Quiriti, come condottiero, accetto l’odio degli uomini perduti; le cose che si potranno

sistemare, sistemerò con ogni mezzo; quelle che dovranno essere eliminate, non consentirò che

restino come un pericolo per la città. Perciò o vadano via, o si plachino o, se rimangono nella città col

medesimo disegno,si aspettino quel che meritano.

12. Ma ci sono anche taluni, Quiriti, i quali potrebbero dire che Catilina è stato da me cacciato in esilio.

Se io potessi dar seguito alle parole, caccerei in esilio proprio coloro che parlano così. L’uomo, senza

dubbio timido e assai moderato, non potè sopportare la voce del Console; egualmente, quando gli fu

ingiunto di andare in esilio, obbedì, andò via. Ieri, Quiriti, mentre fui quasi ucciso in casa mia,

convocai il Senato nella sede di Giove Statore e riferii tutto ai Padri coscritti. Venuto lì’ Catilina, quale

dei Senatori gli rivolse parola, chi lo salutò, chi lo considerò null’altro che un cittadino perduto non

meno che un nemico temibilissimo? Anzi, i titolari di quell’Ordine lasciarono vuoto e scoperto quel

settore dei seggi al quale egli si era avvicinato.

13. Qui,io,quel Console impetuoso che con le parole mando i cittadini in esilio,chiesi a Catilina se fosse

stato,o no,in un convegno notturno presso M. Lece. Allorchè quell’ avventuriero, colpevole nella

propria coscienza, non rispose, rivelai tutto il resto; illustrai che cosa avesse fatto quella notte, che

cosa disponesse per la notte successiva, in che modo fosse stato designato da lui il piano dell’intera

guerra. Visto che esitava, visto che fu colto in fallo, gli domandai se dubitasse di partire in quella

direzione dove già prima aveva preparato le armi, le asce, i fasci consolari, le trombe, le insegne

militari e quell’aquila d’argento - alla quale costui aveva inoltre innalzato in casa sua un tempietto

di delitti – < solamente > perché io sapevo che erano state predisposte.

14. Io mandare in esilio colui che ritenevo già fosse sceso in guerra? Invero, come credo, Manlio,

questo centurione che si schierò col suo accampamento in territorio di Fiesole, a proprio nome ha

dichiarato guerra al popolo romano e quelle truppe ora aspettano non Catilina come capo, ed egli,

come dicono, non si recherà in quell’accampamento, ma in esilio a Marsiglia. O misera condizione

non solo per amministrare, ma anche per tutelare la Repubblica! Ora, se Catilina, attanagliato e

indebolito dai miei consigli,dai miei sforzi, dai miei avvertimenti di pericoli, avrà improvvisamente

avuto timore, avrà mutato disegno, avrà abbandonato i suoi, avrà lasciato cadere il proposito di

muover guerra e l’avrà trasformato, da sentiero di delitto e di guerra, in via per la fuga e l’esilio, sarà

considerato non spogliato dell’arma dell’avventura da parte mia, non paralizzato e atterrito dalla

mia diligenza, non distolto dal tentativo e dalla speranza, bensì condannato innocente all’esilio

dalla violenza e dalle minacce del Console; e ci saranno alcuni che, se facesse ciò, vorrebbero che lui

venga considerato non indegno, ma misero, e io non Console diligentissimo, ma crudelissimo

tiranno!

15. Mi tocca,o Quiriti,subire la tempesta di questa falsa ed iniqua riprovazione, purchè sia da voi

allontanato il pericolo di questa guerra orribile e nefanda. Si dica pure che è stato da me

cacciato,purchè vada in esilio. Ma, credetemi, non ci andrà. Mai, Quiriti, ho chiesto agli dei immortali,

per allontanare da me la riprovazione, che voi udiate Lucio Catilina condurre un esercito nemico e

scorrazzare in armi, ma l’udrete nello spazio di tre giorni; e temo molto di più, alla fine, di essere

oggetto di riprovazione, per averlo mandato via piuttosto che averlo cacciato. Ma poiché ci sono

uomini i quali, se egli è andato via, dicono che è stato cacciato, che cosa direbbero se egli fosse

stato ucciso?

16. Del resto, costoro i quali vanno dicendo che Catilina è andato a Marsiglia,non tanto se ne

lamentano , quanto se ne spaventano.Nessuno di costoro è tanto misericordioso da preferire che sia

andato non da Manlio,ma a Marsiglia.Egli stesso,per Ercole,se non avesse mai pensato prima che

cosa fare,preferirebbe essere ucciso come ribelle piuttosto che vivere da esule.Ora,poiché a lui non è

finora accaduto nulla al di fuori dei suoi propositi e della sua volontà,tranne che,lasciandoci vivi,è

partito da Roma,preferiamo che vada in esilio piuttosto che lamentarcene.

17. Ma perché parliamo così a lungo di un solo nemico,di quel nemico che già ha dichiarato di esserlo

e che io non temo,perché,come da sempre ho voluto,ci dividono le mura della città? Non diciamo

nulla di coloro che dissimulano,che restano a Roma,che sono in mezzo a noi? Se è possibile,per

costoro io non mi riprometto una vendetta,ma un risanare se stessi,un riconciliarsi con la

Repubblica,e non comprendo come ciò non possa verificarsi,sol che vogliano ascoltarmi. Esporrò

anche a voi, Quiriti, a qual genere di uomini questa gente può essere paragonata; e poi a ciascuno

recherò, per quanto io potrò, il rimedio del mio consiglio e del mio discorso.

18. Un primo genere è di coloro che, accanto a grandi debiti, hanno anche maggiori patrimoni,

attaccati ai quali i debiti non possono essere soddisfatti. La specie di questi uomini è onestissima

(infatti sono ricchi), ma la volontà e l’azione sono molto sfacciate.Tu sei abbondantemente gratificato

di campi, di case, di denaro, di servitù, di ogni cosa, e ti trattieni dall’attingere alle proprietà, di

aumentare la tua credibilità? Che cosa aspetti? La guerra ? E poi? Ritieni che, nella devastazione

generale, tutte le tue proprietà saranno inviolabili? O nuove leggi immobiliari? Sbagliano coloro che

le attendono da Catilina. A cagion mia saranno pubblicate nuove leggi, ma per le vendite all’

asta;infatti costoro che posseggono proprietà non potranno essere salvati da alcuna altra norma. Se,

invece, volessero agire più responsabilmente e non –il che sarebbe assai stupido- affrontando gli

interessi con i frutti dei terreni, otterremo, in costoro, cittadini più ricchi e più probi. Ma ritengo che

tali uomini siano da temere ben poco, perché o possono essere allontanati dalla < loro > opinione o ,

se vi resteranno, a me sembra no che faranno solo promesse invece che portare armi contro lo

( )

“ ”

Stato.

19. Il secondo genere è quello di coloro che, benchè oberati da debiti, tuttavia aspettano la dittatura,

vogliono impadronirsi dei beni, e quegli onori e quelle cariche che in una Repubblica tranquilla

disperano di poter ottenere, ritengono di poter conquistare in una Repubblica turbolenta. A costoro

dev’essere spiegato che avranno solo ed unicamente ciò che è previsto per tutti gli altri, affinchè

dimettano la speranza di ottenere ciò a cui aspirano, che prima di ogni altro io stesso vigilo,

presenzio, provvedo al governo della Repubblica, che poi gli uomini dabbene hanno grande coraggio,

che c’è grande concordia, un grandissimo numero < di cittadini> ed inoltre grande schieramento di

soldati; che infine gli dei immortali recheranno aiuto a questo popolo invitto,a questo illustre Impero,

a questa bellissima città contro sì grande violenza dell’attuale congiura. E quand’anche avessero

conquistato ciò cui anelano con rabbia furibonda, sperano forse che saranno Consoli o Dittatori o

addirittura Re sulle ceneri della città e sul sangue dei cittadini, cose che hanno concupito con

disegno scellerato e nefando? Non vedono che desiderano ciò che, se ottenessero, sarebbe

necessario concedere ad un qualsiasi fuggitivo o ad un assassino?

20. Il terzo genere è ormai indebolito dall’ età, ma tuttavia rinvigorito dall’esperienza; ad esso

appartiene Manlio, a cui ora succede Catilina. Costoro sono gli uomini < provenienti > da quelle

colonie che Silla fondò; io so che esse sono < composte > tutte da ottimi cittadini e da uomini

valorosissimi, tuttavia si tratta di coloni che si tuffarono largamente in ricchezze repentine ed

insperate. Essi, mentre costruivano allegramente, e con eccellenti poderi, con grandi servitù e con

l’organizzazione di conviti si dilettavano, incorsero in tanti debiti che, se volessero essere salvati,

Silla dovrebbe essere evocato dagli inferi; e costoro trascinarono contadini miseri e bisognosi nella

medesima speranza delle antiche rapine. Io li classifico nella stessa categoria dei predatori e dei

distruttori, ma li ammonisco: cessino di delirare e di pensare alle liste di proscrizione e dittature. Sì

grande e bruciante è stato per la cittadinanza il dolore di quei tempi che questa, non solo gli uomini,

ma neanche le bestie, subirebbero ancora.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Alycia078 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Cupaiuolo Giovanni.

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