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Significato delle prove in chiave psicanalitica

{prove: 1) Separare dei semi mescolati in un tempo troppo breve. 2) Strappare un ciuffo di lana dorata

da un montone feroce. 3) Raccogliere un bicchiere d'acqua dallo Stige. 4) Portare a Venere dall'Ade un

vasetto di bellezza. }

Il mito di Amore e Psiche secondo la favola di Apuleio fa riflettere sull’elemento di novità contenuto in

essa rispetto al motivo dell’eroe in genere: a differenza di questo, infatti, qui l’inconscio assume più

direttamente la valenza positiva di energia soccorritrice, fonte di trasformazione creativa che genera

coscienza. Le quattro prove cui viene sottoposta Psiche rappresentano il percorso che essa

simbolicamente deve attraversare prima di giungere alla consapevolezza.

La prima prova richiede a Psiche di mettere in atto un principio discriminativo capace di ordinare una

quantità di "semi" differenti che si trovano mescolati insieme: "Questo mucchio - osserva Neumann - è

in primo luogo simbolo di un’uroborica mescolanza dell’elemento maschile." Le forze inconscie

soccorritrici sono in questo caso le formiche, "simbolo - secondo M.L.Von Franz - dell’ordine segreto

dell’inconscio collettivo", una sorta di "ordine inconscio" che è il solo capace di far fronte al caos

disordinato con cui si presenta l’inconscio stesso; il senso al di là del non-senso di cui parlava Jung.

L’atteggiamento di Psiche esprime quindi un affidamento alle forze inconsce e alla loro benefica

azione.

Nella seconda prova Psiche è chiamata all’incontro con la forza distruttiva solare del maschile,

rappresentata dal mitico "vello d’oro" dei montoni.

Qui l’elemento inconscio che soccorre Psiche è la canna parlante ( Il consiglio è di aspettare la sera e di

raccogliere i ciuffi di vello rimasti impigliati tra i rovi). Essa simboleggia la voce interiore che invita ad

aspettare il momento opportuno (per l'appunto il calar della sera), per incontrarsi col principio spirituale

(rappresentato dal Vello d'oro) senza venirne sopraffatta ed annientata.

La calma femminile, la capacità di attendere, dunque, rappresenta una grande risorsa di fronte

all’impulsività irrefrenabile, all’istinto che si esprime in maniera violenta. Così descrive Neumann

questa seconda prova: "il femminile deve soltanto interrogare il proprio istinto per entrare, al calar del

sole, in una relazione feconda con il maschile, ossia in una relazione d’amore. Così viene superata la

situazione in cui maschile e femminile si fronteggiano in mortale ostilità." La terza prova è il confronto

di Psiche con l’irruente cascata delle acque dello Stige, simbolo dell’incontenibile forza dell’inconscio

stesso e della sua mancanza di forma specifica.

Il compito di raccogliere un bicchiere di quell’acqua riesce grazie all’intervento dell’aquila di Zeus che

si assume il compito di raccoglierla per lei.

"L’aquila - secondo M.L.Von Franz - rappresenta l’entusiasmo intuitivo e lo slancio spirituale del

pensiero. Proprio quando la psiche umana non può più agire con le sue sole forze, viene sorretta da uno

spirito eroico e intuitivo che sgorga dal suo inconscio".

Psiche rappresenta allora il femminile capace di contenere in sè e di dar forma all’inconscio che in lei

stessa fluisce.

In tutte e tre queste prove è richiesto a Psiche di coniugare insieme gli opposti, superando la sterile

contrapposizione.

La quarta prova, infine, è composta di due parti.

Nella prima parte Psiche deve affrontare il pericoloso viaggio agli inferi, guidata dai consigli di una

Torre Parlante, la quale, maschile e femminile insieme, è simbolo della cultura umana e della coscienza

umana e per questo viene chiamata "Torre che guarda lontano" . Essa mette in guardia Psiche dal

cedere alla "pietà", quale modalità di relazione con l’altro, che non le consentirebbe di raggiungere la

propria comple-tezza.

Nella seconda parte, invece, Psiche, tornata dal mondo degli inferi, cede alla tentazione di appropriarsi

della bellezza divina e, pensando così di poter risultare più piacevole agli occhi di Eros, apre il vasetto

consegnatole da Proserpina, atto questo che risulta per lei fatale.

Torna il tema iniziale della "bellezza", capace di avvicinare l’umano al divino.

Tutto il cammino di trasformazione di Psiche è iniziato per Amore, per l’irresistibile desiderio di

"conoscere" Amore.

Ora che Psiche ha superato le prove, ha conosciuto e sopportato solitudine e disperazione, ora che ha in

mano l’unica arma che conosce per attirare a sè ancora una volta Eros, la bellezza appunto, ( l’azione

dell’amore, a quanto dice Platone per bocca di Diotima, "è la procreazione nel bello secondo il corpo e

secondo l’anima" ) Psiche non può che tendere alla bellezza, pur consapevole che ciò significa "fallire",

secondo la logica maschile dell’eroe.

E proprio in questo "fallimento" Psiche si manifesta fedele alla sua femminilità originaria in

opposizione alla ragione totalmente maschile.

Così Psiche "muore" per Eros, ed è questo suo stesso sacrificarsi a lui che lo stimola ad agire: Eros si

scuote ed accorre finalmente a salvare la sua Psiche. L’umano dimostra così al divino la propria uguale

dignità attraverso la propria superiorità nell’amore.

Premessa. Come detto, la favola di Amore e Psiche, che si estende emblematicamente dalla fine del IV

libro (paragrafo XXVIII) a buona parte del VI (prg. XXIV incl.), ha un'importanza esemplare

nell'economia generale del romanzo, svolgendo una funzione non solo esornativa, ma fornendocene

invero la corretta chiave di lettura e di decodificazione, fulcro artistico ed etico dell'opera tutta.

Trama. La favola inizia nel più classico dei modi: c'erano una volta, in una città, un re e una regina,

che avevano tre figlie. L'ultima, Psiche, è bellissima, tanto da suscitare la gelosia di Venere, la quale

prega il dio Amore di ispirare alla fanciulla una passione disonorevole per l'uomo più vile della terra.

Tuttavia, lo stesso Amore si invaghisce della ragazza, e la trasporta nel suo palazzo, dov'ella è servita

ed onorata come una regina da ancelle invisibili e dove, ogni notte, il dio le procura indimenticabili

visite. Ma Psiche deve stare attenta a non vedere il viso del misterioso amante, a rischio di rompere

l'incantesimo. Per consolare la sua solitudine, la fanciulla ottiene di far venire nel castello le sue due

sorelle; ma queste, invidiose, le suggeriscono che il suo amante è in realtà un serpente mostruoso:

allora, Psiche, proprio come Lucio, non resiste alla curiositas, e, armata di pugnale, si avvicina al suo

amante per ucciderlo. Ma a lei il dio Amore, che dorme, si rivela nel suo fulgore, coi capelli profumati

di ambrosia e le ali rugiadose di luce e il candido collo e le guance di porpora. Dalla faretra del dio,

Psiche trae una saetta, dalla quale resta punta, innamorandosi, così, perdutamente, del'Amore stesso.

Dalla lucerna di Psiche una stilla d'olio cade sul corpo di Amore, e lo sveglia. L'amante, allora, fugge

da Psiche, che ha violato il patto. L'incantesimo, dunque, è rotto, e Psiche, disperata, si mette alla

ricerca dell'amato. Deve affrontare l'ira di Venere, che sfoga la sua gelosia imponendole di superare

quattro difficilissime prove, l'ultima delle quali comporta la discesa nel regno dei morti e il farsi dare

da Persefone un vasetto. Psiche avrebbe dovuto consegnarlo a Venere senza aprirlo, ma la curiosità la

perde ancora una volta. La fanciulla viene allora avvolta in un sonno mortale, ma interviene Amore a

salvarla; non solo: il dio otterrà per lei da Giove l'immortalità e la farà sua sposa. Dalla loro unione

nascerà una figlia, chiamata Voluttà.

La chiave di lettura della favola. La successione degli avvenimenti della novella riprende quella delle

vicende del romanzo: prima un'avventura erotica, poi la curiositas punita con la perdita della

condizione beata, quindi le peripezie e le sofferenze, che vengono alfine concluse dall'azione salvifica

della divinità. La favola, insomma, rappresenterebbe il destino dell'anima, che, per aver commesso il

peccato di hybris (tracotanza) tentando di penetrare un mistero che non le era consentito di svelare,

deve scontare la sua colpa con umiliazioni ed affanni di ogni genere prima di rendersi degna di

ricongiungersi al dio. L'allegoria filosofica è appena accennata (se non altro, nel nome della

protagonista, Psiche, simbolo dell'anima umana), ma il significato religioso è evidente soprattutto

nell'intervento finale del dio Amore, che, come Iside, prende l'iniziativa di salvare chi è caduto, e lo fa

di sua spontanea volontà, non per i meriti della creatura umana.

Novella allegorica: inserisce come disgressione delle avventure di Carite e tlepolemo.

Tema della favoladelicato e vicino al misticismo neoplatonico, è svolto ampiamente in una serie di

avventure a carattere novellistico

Vita Apuleio

La nascita e gli studi. Poche sono le notizie in nostro possesso sulla vita di questo che è certamente il

personaggio più poliedrico e affascinante dell'età degli Antonini; notizie del resto tutte ricavabili da

certe informazioni che lo stesso scrittore ci fornisce nelle sue opere, soprattutto nell' "Apologia".

Così sappiamo che nacque a Madaura intorno al 125 d.C, che fu di estrazione agiata e che studiò a

Cartagine, dove apprese le regole dell'eloquenza latina; si recò poi ad Atene, per avviarsi allo studio del

pensiero greco. Ciò che principalmente l'attraeva erano le dottrine nelle quali il pensiero religioso

aveva una sua funzione: ma lo stoicismo, al quale rimanevano fedeli in gran parte i nobili romani e di

cui Marco Aurelio sarà un adepto, lo attraeva molto meno del platonismo, o della dottrina che allora

passava sotto questo termine (platonismo se così possiamo dire "teosofico"), impregnata di misticismo

e addirittura di magia.

Apuleio, nato a Madaura, nel nord-Africa, nel 125 d. C., portava in sè, insieme con una profonda sensibilità, tutto un

universo di idee, di credenze, di immaginazioni, espresse anche a dispetto delle convenzioni dominanti. Aveva studiato a

Cartagine, poi ad Atene. In una spasmodica ricerca della perfezione, al pari della sua eroina Psiche, si abbandonava a tutti i

demoni della curiosità, avventurandosi sino alle frontiere del sacrilegio. Il romanzo "Metamorphoseon Libri XI" è la sua

opera principale, opera certamente stravagante, probabilmente l'adattamento di uno scritto di Luciano di Patre, andato

perduto, ma tramandato attraverso un plagio dal titolo "Lucio ovvero l'asino".

L'iniziazione ai culti misterici. A. si fece iniziare a tutti i culti più o meno segreti che a quei tempi

abbondavano nell'Oriente mediterraneo: misteri di Eleusi, di Mitra, misteri di Iside, culto dei Cabiri a

Samotracia, e tanti altri di minore fama. La sua speranza era di trovare il "segreto delle cose" e, al pari

della sua eroina Psiche, si abbandonava a tutti i dèmoni della curiosità, avventurandosi fino alle

frontiere del sacrilegio.

L'accusa di magia e il processo. La strada del ritorno dalla Grecia all'Africa lo condusse attraverso le

regioni asiatiche, in Egitto e quindi in Cirenaica, dove lo attendeva una straordinaria avventura verso

Alessandria (155-156). Ad Oea (l'odierna Tripoli), infatti, conobbe Pudentilla, madre di uno dei suoi

compagni di studi ad Atene, Ponziano, la quale, rimasta vedova, desiderava riprendere marito. A. le

piacque, e i due si sposarono. I parenti della nobildonna, adirati nel vedere compromessa l'eredità,

intentarono un processo al "filosofo" straniero accusandolo di aver plagiato e sedotto la donna con arti

magiche per impossessarsi dei suoi averi, e lo tradussero davanti al governatore della provincia. Per

difendersi, A. compose un'arringa scintillante di spirito, che ci è stata conservata col titolo di

"Apologia" (158).

Gli ultimi anni. Dopo il processo, lo scrittore tornò a Cartagine, dove ottenne varie dignità (come

quella di sacerdos provinciae del culto imperiale, ma fu pure sacerdote e propagandista del culto di

Asclepio) e dove proseguì la sua brillante carriera di conferenziere (i Cartaginesi giunsero ad innalzare

statue in suo onore). Infine, la sua morte va collocata probabilmente dopo il 170 d.C., dal momento che

da quest'anno in poi non abbiamo più notizie sul suo conto.

Opere

"Apologia" o "De magia" (158), come detto, versione successivamente rielaborata della propria,

vittoriosa, orazione difensiva. L'episodio autobiografico viene filtrato attraverso una densa rete

letteraria, che lo rende quasi emblematico, se non addirittura mitico; costante vi è poi l'ironia, da cui

traspare la sicurezza della vittoria. In quest'opera, così, è già in nuce lo stile caratteristico dello

scrittore, fatto di folgorazioni, sospensioni, parallelismi, allitterazioni, di espressioni nuove ed

inaspettate, dove il ciceronianismo di fondo già si sfalda in una serie di brevi, frizzanti periodi. Dal

punto di vista della difesa, invece, A. distingue tra filosofia e magia: la differenza è che il filosofo può

avere contatti coi demoni per fini di purificazione spirituale, mentre il mago, con le sue arti, intende

raggiungere scopi malefici. E’, infine, interessante paragonare questo genere di eloquenza, di discorso

effettivamente pronunciato davanti a un tribunale, con quella dei "Florida" (antherà, "selezioni di

fiori"), estratti di conferenze (23 brani oratori) tenute dallo scrittore a Cartagine e a Roma, antologizzati

in 4 libri da un anonimo ed eccezionali esempi di virtuosismo retorico

Tre opere filosofiche:

"De mundo", rifacimento – in chiave stoicheggiante – dell’omonimo trattato pseudoaristotelico;

"De Platone et eius domate", una sintesi della fisica e dell’etica di Platone, cui doveva seguire una

logica ("Perì ermeneias"?): ne emerge un Platone permeato di neopitagorismo, di teorie misteriche ed

iniziatiche;

"De deo Socratis", un opuscolo in cui A. esamina la demonologia di Socrate: sotto l’influsso delle

filosofie orientali, i "demoni" (ovvero, divinità) diventano Angeli, o affini ad essi, per A., spiriti che

fungono da intermediari tra gli dèi e gli uomini, e che presiedono a rivelazioni e presagi

. Numerose, poi, le opere perdute, o di cui ci resta molto poco. Scrisse di aritmetica, musica, medicina

ecc., e, tra le altre cose, compose "Carmina amatoria", "Ludicra" (di questa raccolta faceva parte un

carme su un dentifricio e due epigrammi d'amore conservati nell' "Apologia") e poi una traduzione del

"Fedone" platonico, un romanzo, "Hermagoras", di cui ci restano due frammenti e nel quale doveva

essere celebrato il culto di "Ermete Trismegisto". Il carattere enciclopedico e insieme misterico e

salvifico della sua produzione minore è confermato pure da scritti trasmessi sotto il suo nome, specie

da un dialogo ermetico apocrifo, l' "Asclepius".

Festa della partenza di Iside (navigium Isidis)

Festa di primavera che cadeva il 5 marzo.

Un battello portato a mare e spinto in acqua: prima nave che partiva in quell’anno.

Si credeva che la dea navigasse su questo battello e aprisse così il periodo della navigazione.

Secondo il mito egiziano, Iside fu la prima navigatrice a vela quando dovette partire alla ricerca del figlio Arpocrate o di

Osiride. Trovò Osiride nelle acque dolci che stava attingendo.

Le metamorfosi sono l’elaborazione latina di un romanzo greco del quale è rimasto solo un compendio

(epìtome). Nel romanzo originale greco mancano la conclusione religiosa e i capitoli con sfondo

religioso, aggiunta di Apuleio.

Apuleio si proclamava orgogliosamente filosofo platonico: in realtà egli non fu filosofo nel senso

stretto della parola, ma semplicemente provvisto d’una cultura filosofica che per lui fu parte cospicua

della preparazione retorica: Apuleio fu in sostanza un retore edlla Seconda Sofistica, con facile

inclinazione e fors’anche spontaneo interesse per il neoplatonismo e per il misticismo che

caratterizzava la cultura del mediterraneo orientale. Retore tipico com’era, volle apparire come un

poensatore; per nulla razionalista, cedette alla suggestione del misticismo e dei culti misterici; volle e

seeppe avvolgersi in un’aureola di dogmatismo e di cultura enciclopedica, persino di vaghi poteri

magici, facendo di sé e del suo spirito un esemplare tipico del grande retore-filosofo secondo la moda;

non mancò mai in lui la ricerca dell’effetto, così nella vita privata come nell’impostazione dell’attività

culturale.

trovandosi Lucio in casa di Milone, si sviluppa su due registri sovrapposti per concludersi con un

quadro centrale preludio al ritorno alle sembianze umane. Lucio viene punito per la insaziabile

cupidigia di approdare a sempre nuove conoscenze; troverà pace e serenità solo quando riuscirà a

capire e a valorizzare i misteri di Iside e della sua religione.

la tesi dello studioso francese R. Martin, da lui sostenuta nella pubblicazione "Il senso dell'espressione

'Asinus aureus', ed il significato del romanzo di Apuleio", secondo la quale l'espressione suddetta

alluderebbe ad un'incarnazione, sotto le spoglie dell'asino, di Seth, il dio della mitologia egiziana

nemico di Iside ed Osiride. Al contrario, il relatore osserva che, da un lato, in tutta la letteratura latina,

l'aggettivo "aureus" ha una valenza semantica positiva e, dall'altro che dallo stesso testo apuleiano "non

emerge affatto un "tabu'" dell'oro di valenza anti-isiaca". Tutto, invece, suggerisce l'interpretazione

dell'oro come simbolo fulgente del culto isiaco, della redenzione, per la quale Lucio "merita il ritorno

allo stato umano, e l'iniziazione sacerdotale al mistero".

Metamorfosi E' il titolo con cui la prima volta lo indicò Sant'Agostino nel "De civitate Dei" (18, 18):

ma non si sa se l'aggettivo "aureus" sia stato coniato in riferimento alle doti eccezionali dell'asino,

oppure alla qualità artistica del romanzo, oppure ancora al valore di edificazione morale insito nella

storia del protagonista.

Introduzione. *Il romanzo, opera stravagante in 11 libri (numero stravagante: numero dei giorni

necessari all’iniziazione), è forse l'adattamento (almeno nei primi 10) di uno scritto di Luciano di

Samosata di cui non siamo in possesso, ma del quale ci è pervenuto un plagio intitolato "Lucius o

L'asino": si discute se A. abbia seguito il modello solo nella trama principale, o ne abbia ricavato anche

le molte digressioni novellistiche tragiche ed erotiche. Non è improbabile, poi, che sia A. che Luciano

abbiano (sia pure con intenti del tutto diversi) rielaborato un'ulteriore fonte, di cui ci testimonia Fozio:

ovvero, un'opera intitolata, manco a dirlo, "Metamorfosi", e attribuito ad un certo Lucio di Patre, il cui

canovaccio esteriore è praticamente lo stesso dell'opera del nostro. "Le "Metamorfosi" di A. gravitano

comunque nella tradizione della "milesia", ma anche in quella del romanzo greco contemporaneo,

arricchito però dall’originale e determinante elemento magico e misterico

Dunque, nell'opera, il magico si alterna con l’epico (nelle storie, ad es., dei briganti), col tragico, col

comico, in una sperimentazione di generi diversi (ordinati ovviamente in un unico disegno, con un

impianto strutturale abbastanza rigoroso), che trova corrispondenza nello sperimentalismo linguistico,

nella piena padronanza di diversi registri, variamente combinati nel tessuto verbale: e il tutto in una

lingua, comunque, decisamente "letteraria".

La chiave "mistagogica". *L'ultima parte del romanzo (libro XI), che si svolge in un clima di forte

suggestione mistica ed iniziatica, non ha equivalente nel testo del modello greco. E’ evidente che è

un'aggiunta di A., al pari della celebre "favola" di Amore e Psiche, che si trova inserita verso la metà

dell'opera: centralità decisamente "programmatica", che fa della stessa quasi un modello in scala ridotta

dell’intero percorso narrativo del romanzo, offrendone la corretta decodificazione.

Ci si può chiedere se queste aggiunte non servano a spiegare l'intenzione dell'autore. In realtà l'episodio

di Iside, come quello di Amore e Psiche, ha un evidente significato religioso: indubbio nel primo;

fortemente probabile nel secondo, interpretato specificamente ora come mito filosofico di matrice

platonica, ora come un racconto di iniziazione al culto iliaco, ora – ma meno efficacemente – come un

mito cristiano.

Certo è, comunque, che tutto il romanzo è carico di rimandi simbolici all’itinerario spirituale del

protagonista-autore: la vicenda di Lucio ha, infatti, indubbiamente valore allegorica: rappresenta la

caduta e la redenzione dell’uomo, di cui l’XI libro è certamente la conclusione religiosa (lo stesso

numero dei libri, 11, sembra del resto far pensare al numero dei giorni richiesti per l'iniziazione

misterica, 10 appunto di purificazione e 1 dedicato al rito religioso). Il tutto farebbe delle

"Metamorfosi", così, un vero e proprio romanzo "mistagogico", che sembrerebbe invero registrare

l'esperienza stessa dello scrittore.

Romanzo che, tuttavia, qualunque sia la sua reale intenzione, ci offre una straordinaria descrizione

delle province dell'impero al tempo degli Antonini e, in modo particolare, della vita del popolo minuto.

Confrontato con quello di Petronio, dà la curiosa impressione che i personaggi vi siano osservati a

maggiore distanza, come in un immenso affresco dove si muovono, agitandosi, innumerevoli comparse

Tipico esempio di "doppio" nella letteratura latina può essere considerato il romanzo di Apuleio,

intitolato "Le Metamorfosi", ma conosciuto anche come "Asino d'oro".

"Le Metamorfosi" sono l'unico romanzo completo della latinità, poiché il "Satyricon" di Petronio ci è

giunto in forma frammentaria.

"Le Metamorfosi" si riallacciano chiaramente al romanzo greco, di cui ripetono il motivo della

peregrinazione dei personaggi in paesi lontani e il motivo dei contrasti o impedimenti che li ostacolano

nel processo che li porterà al lieto fine. Ci sono, tuttavia, aspetti che suggeriscono di considerare il

romanzo di Apuleio diverso dal romanzo greco: la novità principale è nel tema mistico: storia di un

uomo che smarrisce la sua razionalità per colpa della curiositas, del suo interesse per la magia; supera,

quindi, innumerevoli avventure nel percorso che lo porterà a ritrovarsi uomo grazie all'iniziazione ai

misteri di Iside.

L'ultima parte del romanzo è caratterizzata da una "sphragìs", un sigillo che dissolve l'illusione del

racconto e identifica l'autore con Lucio. Al sacerdote di Osiride appare in sogno il dio in persona, che

gli comunica che l'indomani si presenterà da lui un "Madaurensis", per essere iniziato ai sacri misteri:

Apuleio ha così sostituito se stesso a Lucio, suggerendo un'interpretazione dell'opera in chiave

autobiografica. Ed è proprio in questa sezione, apparentemente slegata rispetto all'intero racconto, che

viene spiegato il significato di questa vicenda: Lucio ha ceduto alla sua eccessiva inclinazione verso la

curiositas, violando le leggi della natura a ricorrendo alla magia. In questo modo è caduto in balìa della

Fortuna cieca, che sarà poi battuta dalla Fortuna veggente, rappresentata dalla provvidenza della dea

Iside, che gli ha ridato le sembianze umane.

L'esempio di "doppio" in quest'opera è proprio il protagonista, Lucio, il quale, dopo aver subito la

metamorfosi, vive a caso, temendo di organizzare razionalmente la propria vita. Diventato uomo-bestia,

Lucio perde la sua precedente posizione sociale, diventando succube della volontà altrui. La conquista

della razionalità, del dominio di sé avviene nel momento in cui Lucio, lasciata la propria bestialità, si fa

iniziare al culto degli dei Iside e Osiride.

E la sua rinascita, il suo ritorno nel "mondo degli uomini" implica anche un messaggio religioso,

perché ha un qualcosa di miracoloso: la salvezza dell'uomo, infatti, è un dono gratuito della divinità.

I passi dell'opera in cui è più evidente la tematica del doppio sono quello in cui è descritta la

metamorfosi di Lucio, quello in cui la dea Iside accetta la preghiera dell'asino e quello in cui Lucio

ritorna uomo.

A partire dagli ultimi decenni del 1400 si assiste, in campo letterario ed artistico, alla rivalorizzazione

del romanzo "Le Metamorfosi o l'Asino d'Oro". Famosa una traduzione, ad opera di Marco Matteo

Boiardo, accompagnata da 62 xilografie, edita in Venezia nel 1519, Il successo era, probabilmente,

dovuto anche ad una certa rassomiglianza tra la "dottrina" apuleiana e l'epoca contingente, i tempi

rinascimentali, dopo la scoperta del "nuovo mondo": desiderio di nuove conoscenze e nuove

esperienze, una sorta di neo-platonismo, o di tutto quanto passava sotto questo termine, dal misticismo

alla stessa magia.

Trama. *La storia narra di un giovane chiamato Lucio (identificato da A. con lo stesso narratore),

appassionato di magia. Originario di Patrasso, in Grecia, egli si reca per affari in Tessaglia, paese delle

streghe. Là, per caso, si trova ad alloggiare in casa del ricco Milone, la cui moglie Panfila è ritenuta una

maga: ha la facoltà di trasformarsi in uccello. Lucio - avvinto dalla sua insaziabile curiositas - vuole

imitarla e, valendosi dell'aiuto di una servetta, Fotis, accede alla stanza degli unguenti magici della

donna. Ma sbaglia unguento, e viene trasformato in asino, pur conservando coscienza ed intelligenza

umana. Per una simile disgrazia, il rimedio sarebbe semplice (gli basterebbe mangiare alcune rose), se

un concatenarsi straordinario di circostanze non gli impedisse di scoprire l'antidoto indispensabile.

Rapito da certi ladri, che hanno fatto irruzione nella casa, durante la notte stessa della metamorfosi, egli

rimane bestia da soma per lunghi mesi, si trova coinvolto in mille avventure, sottoposto ad infinite

angherie e muto testimone dei più abietti vizi umani; in breve, il tema è un comodo pretesto per mettere

insieme una miriade di racconti.

Nella caverna dei briganti, Lucio ascolta la lunga e bellissima favola di "Amore e Psiche", narrata da

una vecchia ad una fanciulla rapita dai malviventi: la favola racconta appunto l'avventura di Psiche,

l'Anima, innamorata di Eros, dio del desiderio, uno dei grandi dèmoni dell'universo platonico, la quale

possiede senza saperlo, nella notte della propria coscienza, il dio che lei ama, e che però smarrisce per

curiosità, per ritrovarlo poi nel dolore di un'espiazione che le fa attraversare tutti gli "elementi" del

mondo).

Sconfitti poi i briganti dal fidanzato della fanciulla, Lucio viene liberato, finchè – dopo altre peripezie –

si trova nella regione di Corinto, dove, sempre sotto forma asinina, si addormenta sulla spiagga di

Cancree e, durante una notte di plenilunio, vede apparire in sogno la dea Iside che lo conforta, gli

annuncia la fine del supplizio e gli indica dove potrà trovare le benefiche rose. Il giorno dopo, il

miracolo si compie nel corso di una processione di fedeli della dea e Lucio

, per riconoscenza, si fa iniziare ai misteri di Iside e Osiride.

Problemi interpretativi

Importante l’unità del romanzo, di ispirazione e di composizione.

Divario tra il realismo dei primi 10 libri e il misticismo dell’ultimo, cmq 11° è la chiave di

interpretazione delle precedenti avventure; anche la favola di Amore e Psiche, col suo trasparente

simbolismo e la sua collocazione al centro dell’opera, ci suggerisce di intendere tutto il romanzo in

funzione dell’ultimo libro: una vasta allegoria che delinea l’itinerario di un’anima umana dalla

corruzione terrena alla purificata redenzione.

Anche le novelle che a prima vista possono sembrare superflue in realtà rivelano una loro funzione nei

loro legami con la magia.

Le metamorfosi vengono spesso definite un opera «composita» per evidenziare i due elementi, realismo

e misticismo, compresenti e contrastanti nell’opera.

Lingua e stile

Sa fondere assieme il termine arcaico con quello popolare, ottenendo espressività e rispettando i valori

semantici della lingua arcaica.

dominio assoluto degli strumenti retorici, usa molte ricercatezze, come rime, assonanze, antitesi…..

manifesta compiacenza di se stesso e della capacità d’invenzionwe retorica.

Diversa da severità cicerone, brevità sallustio e tacito

Vocabolario ricco, x Apuleio il vocabolo era molto imp. Paroile arcaiche, tonalità arcaicizzanti,

elementi popolari, parole poetiche, periodi brevi o brevissimi accostati a mo di cantilena rendono effetti

artistici vari, strutture abnormi, a volte forzate o trascurate o precisi nel dettaglio.

Cose varie

 Romanzo «di avventure» per colpi di scena, rapimenti, oscenità, amore, assassini;

 Romanzo «iniziatico» per il senso di peccato e per l’ansia di espiazione, per il numero dei libri

inusuale;

 Romanzo «autobiografico» per la narrazione in prima persona, per l’epilogo nell’ultimo libro, per il

soggettivismo accentuato sullo studio dello sviluppo spirituale e formazione morale del

protagonista

 Pinocchio di Collodi

 Gregor Samsa di Kafka

 Heinse, Novalis per il romanticismo ottocentesco, aspetto autobiografico mistico, soprattutto

romantici tedeschi, «i quali vi hanno scorto il prototipo di quei loro romanzi autobiografici ove

sono minuziosamente seguiti lo sviluppo spirituale, la formazione morale e intellettuale del

protagonista, facilmente identificabile con l’autore»;

 Nel proemio l’opera è rappresentata come un festoso intreccio di racconti nello stile delle Milesie,

l’intento allegorico appare chiaro solo nella scoperta conclusione del romanzo (festevolezza si

tramuta in enfasi edificatoria commossa). Resta esplicito il riferimento alle Milesie;

 Diversità tra la tonalità fiabesca di Amore e Psiche e la drammaticità ad esempio, della novella

della moglie gelosa di sua cognata;

 Apuleio porta alle estreme conseguenze il tipico perdsonaggio-narratore, sempre curioso e assetato

di sapere, mosso dal desiderio di giungere a qualche verità, se non alla Verità;


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Latino sull'opera diApuleio, Amore e psiche analisi completa. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: significato delle prove in chiave psicanalitica, vita Apuleio, l'iniziazione ai culti misterici, l'accusa di magia e il processo, gli ultimi anni, opere.


DETTAGLI
Esame: Latino
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere classiche
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Novadelia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Latino e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze letterarie Prof.

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