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Trasmedialità: raccontare storie attraverso più mezzi di comunicazione

Trasmedialità è raccontare delle storie utilizzando più mezzi di comunicazione, sia contemporaneamente sia in tempi diversi. Creare nuovi universi narrativi che integrino la struttura principale, tutte le storie che creiamo attraverso i vari media possono essere storie chiuse o tra di loro comunicano e disseminano tante piccole info che tra di loro si integrano creando una nuova storia più ricca. Grazie alla nascita dei social media i vari personaggi diventano parte integrante condividendo.

La buona riuscita di un progetto narrativo transmediale deve rispettare le caratteristiche del medium adottato, cioè ogni media moderno ha un proprio linguaggio che viene caratterizzato anche da immagini. Il tema principale è la notizia da cui partono tutte le altre storie parallele che vanno a costituire il grande nucleo centrale della storia principale, che deve essere rispettata quando uso strumenti paralleli per creare altre storie, non posso stravolgere la storia principale, devo rispettare il messaggio principale che l’autore ha scelto.

Andando avanti con il concetto di transmedialità è come se l’autore dovesse sparire per dare modo alla comunità di sentirsi cocreatori di un messaggio, del progetto; la trama principale può subire dei cambiamenti, lo scopo è anche quello di vendere un prodotto. Il pubblico è a portata di click, è bombardato da informazioni, cerca le più importanti per il proprio interesse, quindi bisogna che l’info sia incisiva. Se dobbiamo venderla abbiamo bisogno che il pubblico si fidelizzi e diffonda l’info, soprattutto in forma più rapida attraverso i social.

Lezione 3: Gli strumenti della comunicazione e lo storytelling transmediale

Ogni processo comunicativo è influenzato dallo strumento che si utilizza per comunicare. L’evoluzione degli strumenti comunicativi si intreccia con gli orientamenti culturali, le dinamiche sociali e comportamentali degli individui che interagiscono.

Nel momento in cui si fa un lavoro di comunicazione e pubblicità bisogna sapere qual è il bacino d’utenza a cui ci rivolgiamo e quali sono i social media più forti sul nostro territorio, in modo tale che si possa accedere a questo settore di utenza e riuscire a integrare il più possibile la nostra comunicazione all’interno del sistema comunicativo sociale italiano. In Italia il 92% della popolazione è connessa e dedica almeno due ore al giorno ai principali social media.

Con l’avvento del digitale e l’innovazione tecnologica in rapida espansione, l’utente diventa il vero protagonista. Nel 2006 infatti Time dedica la copertina ‘persona dell’anno’ a un generico ‘You’. Nell’era della convergenza, si supponeva che i media tradizionali, cioè radio, tv, e stampa, sarebbero stati soppiantati dai nuovi media, ma invece si sono integrati, coesistono. Hanno avuto delle modifiche, per esempio la tv che diventa smart tv o i giornali che sopravvivono ma esistono anche i giornali online, creando un nuovo concetto di comunicazione a 360°.

La convergenza ovviamente non è solo convergenza dei media (trasformazioni mediatiche dell’ultimo decennio) ma anche convergenza culturale che avviene nei comportamenti e nelle menti dei soggetti che adottano modalità diverse di comunicazione. Il modo di comunicare, di relazionarsi, di pensare, dei soggetti che interagiscono e adottano queste nuove modalità di comunicazione è mutato nel tempo, perché la mia cultura, il mio ambiente è cambiato perché posso comunicare in modo tradizionale o innovativo e tutti abbiamo tentato di adeguarci a questo cambiamento, che porta a un adeguamento culturale, del pensiero, del modo di pensare e di agire. A ciò segue la necessità di reperire le informazioni nel minor tempo possibile, per essere sempre aggiornati.

Il concetto di inviolabilità del messaggio decade con l’avvento del web 2.0, in cui ogni soggetto può modificare un messaggio, un'informazione. Lessing disse che siamo di fronte a una cultura basata sul remix.

Viviamo, oggi, in un contesto dinamico in cui la rete è relazionale. Una piazza allargata in cui la territorialità non è più un confine e in cui si condividono interessi, saperi, emozioni. Un luogo accessibile a tutti. Precedentemente il messaggio non era violabile, era una specie di verità che non poteva subire il contraddittorio. I media consentono la trasformazione dei contenuti in tempo reale e il coinvolgimento di tutti nell’elaborazione del messaggio.

Nell’era digitale il consumatore ha più potere per influenzare il mercato (per feedback). I consumatori sono stimolati a ricercare nuove informazioni e ad attivare connessioni tra contenuti mediatici differenti: ogni storia viene raccontata e trova fruitori disposti ad ascoltarla e commentarla, creare storie parallele (tipo Salvini che aveva scritto post razzisti che rimarranno nel tempo). I media diventano degli strumenti personali di comunicazione caratterizzati dall’interattività, dalla connessione in tempo reale e dalla multimedialità. (tipo spunte di wp, avviene tutto in tempo reale, costante e sempre attiva) L’utente è sempre più esigente e i brand, con le loro strategie digitali, tentano di raggiungerlo attraverso canali diversi e con un contenuto personalizzato.

Lo storytelling trasmediale, introdotto da Jenkings nel 2003, viene definito come una storia raccontata attraverso vari media e piattaforme di comunicazione. Il contenuto può essere proposto tramite blog, video, ebook, social, film, etc. Tutti questi contenuti hanno un denominatore comune, all’interno del quale il consumatore gioca un ruolo attivo.

La narrazione è sempre stata utilizzata nella nostra cultura per trasmettere conoscenze e valori. Saper raccontare una storia significa conoscere le regole della narrazione. Lo storytelling è una tecnica con cui si costruiscono contenuti con l’obiettivo di coinvolgere il consumatore e indurlo a un'azione. Sviluppare con il consumatore una relazione profonda ed emotiva generando interesse e partecipazione.

Il transmedia storytelling è, disse Jenkings: ‘un processo in cui gli elementi integranti di una narrazione si diramano, vengono separati e diffusi, sistematicamente attraverso molteplici canali, con l’obiettivo di creare un’esperienza di intrattenimento unificata e coordinata. Idealmente, ogni medium fornisce un contributo unico allo sviluppo della storia e il pubblico si trova immerso in un universo narrativo che presenta molteplici punti di accesso’.

Gli utenti sono coinvolti in una narrazione disseminata su più canali comunicativi e sono invogliati a seguire una storia entrando da diversi punti di accesso: Rabbit hole (da alice nel paese delle meraviglie) o anche chiamate briciole. Durante la progettazione di una narrazione transmediale dobbiamo pensare al nostro interlocutore (il pubblico).

  • Lo spettatore attratto dalla trama della storia.
  • Lo spettatore coinvolto nella narrazione in prima persona.
  • Lo spettatore che vuole partecipare in modo attivo.

Per soddisfare tutti gli interlocutori bisogna creare una storia che abbia molte sfaccettature, che possa essere distribuita su più canali e che abbia diversi livelli di approfondimento ma che in ogni parte sia autoconclusiva. Negli ultimi anni la centralità della narrazione è molto evidente nelle pubblicità di alcuni brand.

Lezione 2: La nascita e l’evoluzione

Condividere ricordi e tramandarli è un processo che avviene sia col racconto orale, sia con l’immagine (memoria visiva), uno degli esempi più importanti di concetto visivo e memoria orale è stata la Bibbia, perché le prime messe erano in latino e dato che il popolo non lo conosceva, le chiese erano decorate con gli affreschi. La memoria si distingue in individuale e collettiva e non sempre le due memorie coincidono.

La memoria privata è spesso legata al contesto sociale, al territorio d’appartenenza, al vissuto personale. Ognuno condivide lo stesso ricordo, ma non allo stesso modo. La memoria viene trasformata nel contesto e nel tempo, poiché col passare di quest’ultimo io tenderò a ricordare solo il bello e non il brutto, i sentimenti più forti in generale. La memoria collettiva si ritrova nella condivisione di un quadro sociale più ampio (tipo coronavirus, torri gemelle).

Entrambe le memorie sono molto alimentate dalle immagini, ci permettono di rivivere un periodo passato che nessuno di noi ha visto, ma che fa parte di una memoria collettiva e sociale. Le immagini che nel tempo sono diventate memoria collettiva e che sono state conservate possono essere riproposte, quindi narrare nuovamente l’accaduto, far rivivere il passato. Sono diventate fonti storiche.

Le immagini nel tempo sono diventate racconti (abbiamo l’abitudine di raccontare ed inevitabilmente aggiungiamo qualcosa di proprio, di contestualizzare) ma anche testimonianza della cultura dell’epoca. L’audiovisivo diventa strumento di lettura della società e della sua evoluzione grazie alla potenza espressiva ed evocativa delle immagini. L’immagine va sostituendosi alla scrittura e all’oralità diventando portavoce di un nuovo linguaggio, quello audiovisivo, che non è rappresentato solo dalla tv, ma anche dal web, come i video tutorial su Youtube, o le storie su Facebook e Instagram, dove l’immagine è molto più importante delle parole, che sono scelte per evidenziare ancor di più quello che l’immagine vuole trasmettere.

I film del dopoguerra, ad esempio, sono testimonianza del loro tempo e sono diventati oggetto di studio sia sociali, sia storici. L’immagine fissa un periodo e ne diventa testimone. L’audiovisivo testimonia il suo tempo anche attraverso il paesaggio e i suoi mutamenti. Inizialmente il cinema ha rivestito il ruolo più importante di storyteller per poi nei tempi più recenti cedere il passo alla tv, soprattutto con il diffondersi delle serie televisive (all’inizio erano sceneggiati, con 4-5 appuntamenti). Le serie tv raccontano di tutto: quello che accade nel nostro attuale mondo, di un mondo possibile o impossibile, quindi di un mondo che possa peggiorare o migliorare e diventare idilliaco. Alla base è importante che ci sia un’ottima costruzione e idea.

Breaking Bad presenta personaggi ambigui che non sono né troppo buoni né troppo cattivi, in cui lo spettatore magari può immedesimarsi. L’audiovisivo ha colonizzato negli ultimi dieci anni la rete dando vita a nuove forme di linguaggio, nuove forme espressive. I tutorial, ad esempio, sono diventati un genere audiovisivo tipico della rete: un ibrido comunicativo che non rientra nelle categorie cinema e tv. Un esempio è Clio makeup che ha avuto la capacità di passare dal web alla tv, all’editoria, perché ha scritto anche un libro. Noi attualmente abbiamo la possibilità di creare un audiovisivo che raggiunga un vasto pubblico, accedendo a un mondo ricco di opportunità.

Oggi si è protagonisti guardando, ‘spett-attore’. Noi spettatori incidiamo sulla comunicazione diventando protagonisti, poiché è molto importante l’impatto del pubblico sulla serie tv, ad esempio. La serie esiste se lo spettatore continua a seguirla e nel tempo aumenta, scompare se il protagonista decide che non funziona bene e l’abbandona, non è più parte attiva della comunicazione. Le serie tv che hanno più successo sono quelle in cui lo spettatore riesce a immedesimarsi in un personaggio o a cui vorrebbe somigliare.

Lezione 3: Testo scritto con immagini

  • La buona riuscita di un prodotto audiovisivo dipende dal contenuto.
  • Dall’idea progettuale.
  • Dalla corretta narrazione.
  • Dall’interesse che suscita nel pubblico.

La trasformazione della struttura dell’audiovisivo inizia negli anni ’30 con l’introduzione del sonoro e la nascita dei titoli di testa e di coda. Col tempo l’impatto dei titoli di testa e dei titoli di coda cambia, dalle scritte bianche su fondo nero, col trascorrere del tempo, si è passati a una vera e propria forma artistica che disseminava informazioni. Le scritte devono essere innanzitutto leggibili, è rilevante la scelta del carattere e la sua dimensione, nonché la permanenza sullo schermo.

Col tempo cambiarono i font, comparvero le immagini che si riferivano ad alcune scene o alla trama del film. Le scritte sullo schermo iniziarono a comparire a tempo di musica: rispettavano il montaggio sonoro. Infine si trasformano in vere e proprie storie. Saul Bass è stato riconosciuto come il più autorevole creatore di locandine, titoli di testa e di coda. Il consulente visuale è colui che, durante le videoriprese riesce a dare quella visione dell’inquadratura e quella visione della messa in scena che in quel momento al regista può sfuggire.

Ami = informazioni disseminate all’interno dell’audiovisivo che servono per attirare lo spettatore. I lavori di Bass hanno modificato la visione finale dei film facendo nascere una seconda storia nei titoli di coda. Le scritte sono poi comparse anche all’interno dei filmati, inizialmente nei documentari, per indicare un luogo, una data.

Il colore riveste tutt’oggi un ruolo importante, i colori si associano alle emozioni, rappresentazioni dell’immaginario e permettono un coinvolgimento emotivo immediato, pensiamo ai colori dominanti nelle pubblicità. Esiste un collegamento tra i colori e le emozioni: il nero è il colore della dominazione, del silenzio definitivo, i film terminano con una schermata nera; il bianco rappresenta il silenzio, l’inizio del pensiero, della parola; l’azzurro è associato alla calma, il verde è rilassante, il giallo è associato alla sicurezza, il rosso all’amore o alla violenza.

Per riuscire a far passare il messaggio non bisogna essere solo immediati e comprensibili ma anche interessanti. Creare attesa, stupire, coinvolgere. Fare in modo che il soggetto reagisca e compia un’azione. Invece di essere ripetitivi proponendo sempre lo stesso messaggio, nel tempo si afferma il concetto di similitudine, di messaggio che rimanda a una riflessione postuma invece di essere ripetitivi proponendo.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Alessandrabellotta di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Laboratorio audiovisuale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Rocco Paola.
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