LA XILOGRAFIA ξύλον (legno) + γράφω (scrivo)
Legno di filo ≠ Legno di testa
La xilografia ha una storia antichissima in funzione della stampa di stoffe: un
blocco di legno viene inchiostrato e pressato sulla stoffa. La matrice di legno è
costruita attraverso un processo che va a togliere tutto ciò che non è
necessario per la stampa, mentre quello che resta in superficie è il disegno
stesso. Dunque, la matrice lignea viene incisa in corrispondenza delle parti da
togliere e in superficie rimane l’immagine da riprodurre. Gli strumenti
impiegati sono le sgorbie e il bulino, che servono per togliere via la materia.
Infine, la matrice può quindi essere inchiostrata più e più volte. È bene
ricordare che l’immagine va concepita alla rovescio, per poi risultare diritta al
momento della stampa; per cui bisogna prestare attenzione, in particolare per
quanto riguarda la scrittura. Vedrà coinvolti gli artisti, soprattutto per la
creazione dei disegni, e gli artigiani.
- Matrice di legno di filo:
La tavola viene tagliata nella direzione delle figure del tronco, longitudinalmente, ottenendo così un supporto
di legno più morbido, un legno più duttile, ma un segno meno preciso.
- Matrice di legno di testa:
La tavola viene tagliata trasversalmente, ottenendo così maggiore precisione ma un supporto di legno più duro.
La tecnica innovativa è stata introdotta da Thomas Bewick (1753 – 1828); in precedenza, era stata sperimentata
nel corso del Settecento in Francia e da Giuseppe Solari in Italia.
● Madonna del fuoco
Si trova nel duomo di Forlì e, considerata un’icona popolare del Cristianesimo, è venerata dal 1428; è una xilo colorata,
datata verso la fine del Trecento, per cui mostra ancora un linguaggio arcaico e semplificato; è una pala per una
committenza semplice, popolare per via del suo supporto. È una Madonna con Bambino, affiancata dal Sole e dalla Luna:
il Bambino tira il colletto della Madre in modo molto intimo e tenero; mentre in alto c’è una scena di crocifissione, che
allude già alla morte di Cristo, e ai lati ci sono Maria Maddalena e San Giovanni. Ovviamente, l’utilizzo della carta stava
avviando tutte le tecniche incisorie.
● Libro dei pianeti
Stampato a Basilea intorno al 1460, si tratta di un incunabolo tabellare: gli incunaboli sono libri a stampa precedenti al
Cinquecento, mentre con il termine tabellare viene indicata la presenza nella stessa pagina di testo e disegno; ma si
tratta comunque di stampe xilografiche: nella trattazione della matrice, in questo caso testo e disegno sono sullo stesso
supporto.
● Francesco Colonna (?): Hypnerotomachia Poliphili = amoroso combattimento onirico di Polifilo
È un romanzo allegorico pubblicato da Aldo Manuzio il Vecchio nel 1449, correlato da 172 xilografie (le immagini sono
slegate dal testo), oggi conservato nella Biblioteca Oliveriana di Pesaro. Probabilmente l’autore è Francesco Colonna,
perché ogni prima lettera decorata fa riferimento a lui. Narra il viaggio di Polifilo alla ricerca della donna amata, ma in
realtà altro non è che la una ricerca interiore di sé, per scoprire un amore platonico.
IL CASO DURER
Albrecht Dürer (1471 – 1528) è un personaggio di un mondo lontano (nasce a Norimberga), ma profondamente
influenzato dall’arte italiana (Dürer ↔ arte Italiana); non a caso Raffaello lo ha omaggiato con un proprio disegno e
questo è indice dell’importanza del disegno per Raffaello e dell’abilità conquistata per ritenere di mandare un suo foglio
a Dürer e pensarlo come modello di presentazione.
E. Panofsky nel 1967 pubblica la prima edizione in tedesco della Vita e opere di Albrecht Dürer, dove definisce l’arte
tedesca non come apporto di un sentire comune, ma di singole figure artistiche, solitarie: in Italia c’è una κοινὴ artistica
che in Germania non c’è. Secondo Panofky, lo svolgimento dell’arte in Europa si potrebbe paragonare ad una grande
fuga: lo stile gotico è francese, il Rinascimento ed il Barocco sono italiani, ma manca la Germania, che non ha espresso
stili; chiunque voglia costruire qualcosa sceglie uno schema completamente nuovo.
Dürer è un grande disegnatore, un acquarellista prezioso, un pittore ed un incisore,
che ha sperimentato tutte le tecniche. Un artista consapevole del proprio ruolo
(non a caso si firma sempre: ), che ha meditato molto sull’arte, scrivendo trattati
e ragionando su fatti antichi; nello specifico, i suoi trattati riguardano la geometria,
le fortificazioni e le proporzioni del corpo umano.
Ha compiuto due viaggi in Italia:
- 1494 – 1495: Dürer viene attratto in Italia dal Mantegna e dal Bellini
- 1505: Dürer è molto amato dall’ambiente veneziano
Dürer realizza due autoritratti differenti, uno nel 1493, l’altro nel 1500: nel secondo si
ritrae perfettamente frontale, con rimandi alla figura Cristo, in quanto consapevole
dell’ambiente italiano; infatti, gli autoritratti mostrano l’immagine che un artista vuole
suggerire di sé. Altri esempi precedenti sono quelli del 1484 e del 1492 circa.
● Ritratto di Michael Wolgemut + Ritratto della madre
Michael Wolgemut è stato uno dei maestri di Dürer (dopo essere stato avvicinato al lavoro di orafo del padre). In queste
immagini c’è la verità anche della vecchiaia, che segna inesorabilmente i volti delle persone, e un’attenzione ai materiali:
mostra, dunque, un’attenzione al dettaglio, differente dall’idealizzazione tipica italiana.
● Gesù tra i dottori + Studio di mani
Il disegno, firmato e datato (1506), è riferito al dipinto: per Dürer il disegno ha un ruolo fondamentale in pittura. Dürer
comprende la sua autonomia, anche economica: ogni pezzo che esce dalla sua bottega deve essere venduto e sua moglie
è molto abile nella vendita.
● Studi di mani ● Studio di piedi
Sono giunte carte colorate in cui è evidente il senso È un disegno per la pala Heller, bruciata in un incendio
della prospettiva e del chiaroscuro di Dürer. e sostituita da una copia.
● Adorazione dei Magi + Madonna del Rosario
Questi dipinti mostrano l’attenzione di Dürer per l’antico e per l’ambiente italiano, tanto da suscitare grande interesse
a Venezia.
L’Adorazione dei Magi mostra un mondo di rovine, dunque un omaggio alle antichità italiane, appunto.
La Madonna del Rosario è stata realizzata durante il secondo viaggio di Dürer in Italia, per Jacob Fugger, intermediario
tra l’imperatore Massimiliano I e papa Giulio II. Nel 1606 il dipinto viene acquistato dall’imperatore Rodolfo II, che lo fa
trasportare a Praga. Presenta una Vergine con il Bambino di area fiamminga, mentre il baldacchino e gli angeli ricordano
il Bellini; a sinistra c’è papa Sisto IV (che aveva approvato la confraternita), a destra l’imperatore, mentre sullo sfondo
lo stesso Dürer, infine il fondatore della confraternita, l’architetto del Fondaco dei Tedeschi, il committente con una
coppa azzurra in mano, ecc. dunque, dei veri e propri ritratti. Non c’è nessun viso uguale ad un altro. La cortina verde
della Madonna del Rosario crea una sorta di contenitore in cui si svolge la scena: in Italia anche il paesaggio viene
idealizzato, invece Dürer lo avvicina alla realtà. Infine, c’è un’esibizione del fasto vissuta attraverso il vero: Dürer dà
conto della ricchezza, della preziosità, mantenendo il realismo.
Dürer quindi risente molto dell’arte italiana, ad esempio l’uso del colore è mediato dalla conoscenza dei veneti, e si cogli
un prima ed un dopo rispetto i suoi viaggi in Italia: un prima caratterizzato da un senso di horror vacui che porta Dürer
a riempire ogni spazio; poi però comprende che ogni spazio vuoto tralasciato ha un significato ben preciso ed il vuoto
acquista un certo peso.
● Studi dal 1504 al 1507
Dürer è co