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Temistocle

Temistocle, figlio di Neocle, della tribù di Leontide, più precisamente dal demo di Phrearrhioi, non ha origini nobili, e tantomeno la sua famiglia non è tra quelle di spicco della città. Sua madre, Euterpe, non era tracia, ma caria (dalla città di Alicarnasso), pertanto Temistocle era considerato di sangue misto.

Gioventù e prime esperienze

In gioventù pare abbia convinto alcuni ragazzi, di sangue "puro", ad allenarsi con lui nella lotta, così facendo eliminò la differenza di origini. Fin da ragazzo spicca per impeto, perspicacia, ambizioni e abilità politiche. Quando non studiava lo si trovava a comporre discorsi tra sé e sé anziché giocare con gli altri ragazzi, in accusa o difesa di un compagno.

Seguiva svogliatamente gli insegnamenti mirati al garbo, al carattere, all'intelligenza e all'azione, poiché aveva enorme fiducia nelle sue doti naturali. Probabilmente era seguace di Mnesifilo, che professava la destrezza in politica e l'intelligenza pratica.

Carriera politica

Fin dall'inizio affrontò personaggi di spicco, di partito opposto al suo, come Aristide. Si dice, che fosse talmente bramoso di gloria che dopo la vittoria di Maratona contro i persiani, non riuscisse a dormire all'ombra della gloria di Milziade. E nonostante tutti pensassero fosse la fine degli scontri con i Persiani, Temistocle sapeva che sarebbe solo stato il preludio di una guerra più grande.

Per prima cosa sostenne che bisognava rinunciare a dividere alla spartizione tra gli ateniesi dei proventi delle miniere del Laurio e invece usarli per allestire triremi contro Egina (allora la guerra più aspra in Grecia). Convinse il popolo, e riuscirono ad allestire cento triremi per scalzare la città rivale dal dominio del mare. Le stesse navi saranno impiegate nella guerra contro Serse. Grazie a lui Atene venne spinta verso il mare e al dominio di esso.

Opposizione e successi

Milziade fu il più accanito oppositore di Temistocle riguardo il mutamento da forza di terra a forza navale, ma lo stesso Serse riconobbe la forza marittima di Atene dopo la sconfitta di Salamina. A Olimpia gareggiò in retorica con Cimone. Era ben visto dagli ateniesi, poiché salutava ogni cittadino per nome e spesso si prestava come giudice imparziale nelle dispute.

Arrivò a capeggiare l'opposizione, ottenendo di far cacciare Aristide, suo rivale di gioventù, con l'ostracismo. Assunto il comando durante le guerre persiane, persuase gli ateniesi ad imbarcarsi e fuggire dalla città, e assieme ai lacedemoni cercò lo scontro navale con la flotta persiana il più lontano possibile dalla Grecia. Avvenne a Tempe, all'epoca sotto il controllo greco.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

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