La seconda guerra mondiale
L'instabilità del quadro internazionale
La guerra è dovuta a una generale crisi di instabilità all'interno del sistema internazionale. Le vecchie alleanze della prima guerra mondiale si erano frantumate:
- L'Italia e la Germania si riavvicinarono.
- Francia e Inghilterra si preoccupavano dell'espandersi del comunismo e subivano passivamente l'aggressività delle potenze fasciste.
- L'URSS appariva isolata politicamente e diplomaticamente.
- La Società delle Nazioni si dimostrò impotente nel gestire le situazioni.
L'aggressività dei regimi fascisti si manifestava in Italia, dove Mussolini promuoveva il corporativismo (in politica interna l'abolizione della lotta di classe, rovesciata in politica esterna, dalla scelta della conflittualità tra Stati). La Germania aveva accelerato la corsa al riarmo e occupò la Renania.
La «guerra totale»
Il secondo conflitto mondiale fu una «guerra totale» in senso geografico (gli interventi militari interessarono tutti i continenti), ideologico (contrapposizione tra democrazia e autoritarismo) e materiale (mobilitazione totale delle risorse umane e delle macchine produttive dei vari Paesi).
L'attacco alla Polonia
Per la Germania nazista, la Polonia era un obiettivo ovvio per una ricerca dello «spazio vitale» che indirizzava verso est tutta la dinamica espansiva del nazismo. Hitler si sentì incoraggiato a proseguire la sua marcia dopo la concessione di Inghilterra e Francia nei confronti dell'annientamento della Cecoslovacchia. Hitler considerava nulla la volontà di resistenza di Francia e Inghilterra, ma temeva la reazione dell'URSS a causa della sua vicinanza con la Polonia.
Il patto Molotov-Ribbentrop
Fu un patto tra ideologie contrapposte che isolava politicamente e militarmente la Polonia. Hitler voleva evitare di essere impegnato su due fronti, mentre Stalin lasciava che le potenze capitalistiche si scontrassero tra loro, indebolendosi a vicenda. Entrambi si sarebbero spartiti la Polonia.
Gran Bretagna e Francia in guerra
Francia e Gran Bretagna siglarono un accordo di alleanza. L'1 settembre 1939, la Germania attaccò la Polonia. Il 3 settembre, Francia e Gran Bretagna dichiararono guerra alla Germania. Il 5 settembre, USA e Giappone dichiararono la propria neutralità. In meno di un mese, la Germania sottomise la Polonia.
L'attacco tedesco alla Danimarca e alla Norvegia
Il 9 aprile 1940, le truppe naziste occuparono la Danimarca e, contemporaneamente, la Norvegia. A giugno, entrambi i Paesi erano sottomessi, nonostante l'intervento di truppe inglesi. Dopo la conquista di Polonia, Danimarca e Norvegia, nella primavera del 1940, Hitler poté iniziare a concentrarsi sul fronte occidentale. Fino ad allora, Francia e Inghilterra speravano ancora di trovare una soluzione pacifica e di evitare uno scontro frontale con la Germania.
L'attacco nazista contro la Francia
L'offensiva nazista cominciò il 10 maggio 1940. La Francia era inadeguata qualitativamente nei confronti del nuovo tipo di guerra praticato dai Tedeschi. Dopo numerosi successi, i Tedeschi occuparono Parigi il 14 giugno, fino a conquistare tutta la Francia fino a sud. Il 22 giugno, Petain firmò l'armistizio che prevedeva il controllo e l'amministrazione tedesca dei tre quinti del territorio francese. Un milione e mezzo di prigionieri di guerra vennero trattenuti come pegno nei campi di lavoro in Germania.
Il regime di Petain
Nella Francia centromeridionale, con capitale Vichy, rimaneva in vigore un governo "indipendente", guidato da Petain, al quale i Tedeschi riconoscevano la sovranità sulle colonie francesi d'oltremare. Fu un regime «collaborazionista». Contemporaneamente, Charles de Gaulle lanciò il suo appello alla resistenza e al rifiuto di accettare l'armistizio e la stessa autorità di Petain. Resistenza e collaborazionismo costituirono una dicotomia presente in molti Paesi durante la guerra.
La battaglia d'Inghilterra
Tra luglio e ottobre, la «battaglia d'Inghilterra» si alimentò soprattutto dello scontro tra la RAF e la Luftwaffe, con perdite altissime per entrambi. La Germania iniziò anche i primi bombardamenti sulle città inglesi. A settembre ci fu un'inversione di tendenza a favore degli inglesi. La proporzione iniziale circa il numero degli aerei, che era di 3 a 1 a sfavore degli Inglesi, fu rapidamente rovesciata. L'operazione «leone marino» fu rinviata per due volte e fu rinviata alla primavera del 1941, ma la battaglia d'Inghilterra poteva dirsi conclusa. Hitler già pensava all'attacco all'URSS.
L'entrata in guerra dell'Italia
Vista la situazione in Europa, l'Italia decise di entrare in guerra. Nel 1939, allo scoppio della guerra, aveva dichiarato la sua «non belligeranza», vista l'impreparazione militare. Tuttavia, la «non belligeranza» non poteva essere una condizione permanente per il fascismo. Mussolini, inizialmente, aveva programmato l'entrata in guerra dell'Italia nel 1942 ma, considerando le possibili conquiste ai negoziati di pace, decise di entrare nel 1940.
La «guerra parallela»
L'Italia era intenzionata a condurre una "guerra parallela", ovvero una guerra indipendente dalle principali potenze dell'Asse.
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