Introduzione
Nel 1796 fu dato alle stampe un romanzo che narrava la vicenda di una giovane, che tentò invano di protestare contro i voti pronunciati non liberamente: è di Denis Diderot. Già il titolo è significativo, e La religieuse sottende due impostazioni. Il titolo, infatti, anticipa che l’autore descriverà due realtà: la canonica - Susanna è monaca professa e corista - e la virtù - Susanna è davvero una religiosa. L’esposizione è espressa in forma di memoriale. Il romanzo è stato frainteso nel suo contenuto dalla polemica laicista dell’illuminismo, cui Diderot dedicò se stesso. Non si può prendere in esame La Religiosa solo e soltanto nei suoi capitoli, ma deve essere colta tutta l’essenza della narrazione: il rischio sarebbe di fare del romanzo uno strumento di polemica, di cui si è servita la Rivoluzione del 1789 svilendone il lirismo. Diderot è un illuminista, e la polemica fu suo pane, tuttavia è lui stesso a chiarire la natura del suo romanzo.
La protagonista
Il caso di Suzanne Simonin, la protagonista, attinge ad un fatto realmente accaduto. È stata tentata l’identificazione di Susanna con una monaca, ma di là da questo riconoscimento, o meglio di questo debito di Diderot alla cronaca, si deve tener presente che egli prese a cuore il caso della sorella, Catherine Diderot (1719-1746), che liberamente aveva preso i voti.
L’arco di tempo in cui si snodano gli eventi vissuti da Susanna è preciso. A sedici anni e mezzo entra in convento come educanda, poi la costringono a rimanere. Nel suo memoriale, Susanna descrive l’ipocrisia che ha incontrato in convento, ma non generalizza, spendendo non poche parole per elogiare le consorelle pie ed umili e l’arcidiacono padre Hébert, il suo liberatore dalle angherie di madre Cristina. Accanto a lui, ci sono i giovani preti per i quali Susanna implora Dio, e infine padre Le Moine, grande indagatore dell’animo umano, che la metterà in guardia dalla corruzione della superiora di Sant’Eutropio.
Susanna non vuol disonorare l’abito religioso e, mancandole la vocazione, vuole lasciarlo: questo le fa onore agli occhi del lettore. È con quello che chiameremmo il “senno di poi” che Susanna scrive, e ciò è essenziale per introdurci nella dinamica degli avvenimenti che racconterà rivivendoli. Diderot lascia i suoi interventi narrativi inserendoli su un piano specifico, costruendoli in esposizioni che la protagonista dà al suo interlocutore, il marchese di Croismare. Quando Susanna scrive è gravemente spossata dai colpi subiti.
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