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La religione artistica di Hegel - Estetica Filosofica Appunti scolastici Premium

Appunti di estetica filosofica su La religione artistica di Hegel basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Gentili dell’università degli Studi di Bologna - Unibo, Facoltà di Lettere e filosofia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Estetica filosofica docente Prof. C. Gentili

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dal se (per sé) ; ciò comporta la necessità di sistemi tra interiorità e esteriorità che sarà data

nuovamente dal linguaggio che ha acquisito contenuto chiaro (perché L’artista ha lavorato

su di sé fino a ottenere una figura che è l’esistenza sua propria) e universale ( perché in

questa festa che è l’onore dell’uomo, si dilegua l’unilateralità delle statue che si limitavano a

contenere un solo carattere determinato della divinità).

Questo linguaggio è elemento compiuto in cui interiorità e esteriorità si corrispondono si

passa all’opera d’arte spirituale.

Arte spirituale: il linguaggio chiaro e universale è il linguaggio del logos, che trova sede

3. nel Pantheon (=universo religioso di tutti i popoli della cultura ellenica). Gli spiriti nazionali

(popolazioni) si riuniscono e creano una collettività che ha creato e si riconosce nel

pantheon che ha il suo fondamento nel linguaggio orale. Il pantheon è ciò che costituisce

un’umanità universale (popolo greco). L’elemento essenziale è costituito dalla coscienza

dell’uomo che si esprime nell’attività , in cui lavoro e linguaggio sono un tutt’uno (=il

lavoro dà forma alla propria opera all’interno del medium comunicativo). La centralità del

linguaggio dipende dal fatto che in esso la coscienza si manifesta e si sa come tale; nulla è

saputo se non è riportato all’universalità dell’espressione linguistica. Le arti della parola

sono culmine, ma anche momento di crisi e di passaggio a una consapevolezza superiore (il

concetto). NB: Non si tratta più del fare effettivo del culto ma di un fare non ancora elevato

al concetto, ma solo alla rappresentazione (sintesi tra autocoscienza interiore e forma

esteriore. L’azione viene narrata). È il linguaggio della poesia a rimediare alla natura

dileguante della parola e legarla al mondo della vita. Il divino nell’opera d’arte spirituale è

riconoscibile come prodotto del parlare, cioè come effetto linguistico. La poesia dà

consapevolezza effettiva al rapporto umano e divino e per questo motivo non fa che ripetere

le configurazioni degli stadi precedenti (l’opera d’arte spirituale riassume i tre momenti

precedenti: gli dei olimpici nell’epos, l’unità vivente del divino e umano nella tragedia, la

felice consapevolezza nella commedia).

Si enuclea cosi la teoria sui generi poetici:

• Epos corrisponde all’arte astratta, riguarda gli dei

• Tragedia corrisponde all’arte vivente, riguarda gli eroi

• Commedia corrisponde all’arte spirituale, riguarda gli uomini comuni.

Epos: è il primo linguaggio, esprime il contatto tra l’elemento singolo effettivo (il cantore) e quello

universale (il mondo e le vicende di un popolo). È a partire dal cantore che il mondo viene generato

e sostenuto. L’aedo attraverso il pathos provocato da Memnosyne* (=reminiscenza), diviene

organo, mediatore di quella e quindi sparisce la sua identità, il suo parlare è un parlare per un altro.

[*Memnosyne = avere memoria/ conservare il ricordo ]

Nell’epos dei, uomini e eroi sono uniti da un nesso analogo a quello del sillogismo in cui mondo

degli dei (estremo dell’universalità) e il mondo degli uomini (cioè il cantore, l’estremo della

particolarità) sono congiunti dal termine medio (cioè il popolo degli eroi, i quali sono uomini

singoli come il cantore, ma sono uomini solo rappresentati e sono dunque universali).

Nell’epos si presenta in generale alla coscienza (per sé, rapporto col divino nella rappresentazione)

ciò che nel culto ha luogo in sé: il rapportarsi del divino nell’umano. Il contenuto è un’azione

dell’essenza consapevole di se stessa. La giretto turba la quiete della sostanza ed cecità l’essenza,

per cui la sua semplicità si suddivide e si dischiude al mondo multiforme delle forze naturali ed

etiche. Come Odisseo nell’ade scava una fossa e la riempie di sangue per far apparire i morti

(riferimento Odissea ) così l’epos evoca gli spiriti dipartiti assetati di vita e la ottengono nel fare

dell’autocoscienza.

L’impresa a cui si rivolge lo sforzo di tutti è particolare (perché compiuta da popoli con realtà

effettiva in cui spiccano al vertice e individualità) e universale (perché viene compiuta dalle loro

potenze sostanziali). Il rapporto fra questi due aspetti è sintetizzato nella rappresentazione; le

potenze universali hanno in sé la figura dell’individualità e quindi il principio dell’agire, mentre

l’efficienza d loro operare si manifesta come un fare che proviene totalmente da esse è che è libero

quanto quello dell’uomo. NB: Ciò che gli dei è gli uomini hanno fatto costituisce dunque un’unica

medesima cosa.

Contraddizioni degli dei:

• Anche se il procedere degli eventi dipende dalla volontà divina gli dei non possono agire

senza gli eroi, ossia senza individualità effettive che agiscono nella realtà effettiva. È dunque

dalla lotta degli eroi che dipendono i destini degli dei (conflitto con il proprio se)

• L’universalità degli dei entra in conflitto con la determinatezza che è loro propria, e con il

loro comportamento nei confronti delle altre divinità. Gli dei sono dunque belli e eterni,

esenti da transitorietà, ma al tempo stesso sono elementi determinati che si relazionano con

gli altri; tale relazione crea una comica dimenticanza della loro natura eterna.

• Anche gli dei sono subordinati al fato (necessità nel senso di ananke). Di fronte a esso sono

impotenti, è come se abdicassero alla loro pretesa di coincidere con l’universale.

L’unità cosa diversa che gli dei hanno rispetto agli uomini è l’immortalità, motivo per cui gli dei

invidiano gli uomini, poiché la consapevolezza della morte porta a godersi la vita.

Il contenuto del mondo della rappresentazione ha il suo movimento nel termine medio (l’eroe)

scosso in due momenti che non si sono ancora unificati, non prendono parte alla vicenda: necessità

(singolarità ineffettiva) e il cantore (singolarità effettiva). C’è bisogno che il linguaggio penetri nel

contenuto e la necessità, vuoto privo di concetto, si riempi di tale contenuto: avviene allora il

passaggio alla poesia tragica

Tragedia: l’eccellenza da tragedia dipende dal fatto che essa permette di realizzare al meglio il

compito storico dell’arte. La tragedia unisce il linguaggio parlato alla rappresentazione: il cantore

si fa attore e il linguaggio esprime il pathos dell’eroe nella tragedia si vede il radicalizzarsi delle

contraddizioni implicite all’epos. La tragedia si fa conflitto di potenze, il cui svolgimento è affidato

all’azione dei personaggi: il linguaggio penetrato nel contenuto cessa di essere narrativo e di essere

rappresentato. Ora a parlare è l’eroe e la rappresentazione mostra allo spettatore – ascoltatore

uomini consapevoli di sé i quali sanno e sanno dire quale sia il loro diritto e il loro scopo. Gli eroi

nella tragedia incarnano il destino che orienta le vicende, senza confliggere con l’autonomia e la

libertà del loro carattere e delle loro decisioni in cui si esprime. Gli eroi enunciato in modo

determinato il pathos a cui appartengono (=esternano l’essenza interiore). L’eroe tragico è spinto ad

agire dal proprio pathos e da quella sorta di divinità interiore che è il suo carattere (ethos). Cisco

eroe ha ragione e torto, identificando con una delle potenze in conflitto (unilateralità dell’eroe).

L’esistenza di quei caratteri è costituita da uomini dotati di realtà effettiva, che indossano maschere

(attori). Come è essenziale alla statua essere fatta da mani umane, così è essenziale l’attore alla sua

maschera, ma non come condizione esteriore: la maschera e l’attore fanno un tutt’uno.

Coro di anziani: esprime la saggezza del popolo, nella debolezza del coro il popolo ha il suo

rappresentante. Non è in grado di cogliere l’unità dell’azione (=manca del potere negativo) si ferma

agli elementi dell’opposizione. Soffre o gioisce con l’eroe, ma alla fine si deve rassegnare al destino

del quale teme la spietata condanna e sperando nel ritorno della quiete (provando paura e

compassione).

Nella tragedia il conflitto si realizza: L’azione degli eroi è conflitto tra potenze che risultano dalla

scissione del concetto:

• Nella scissione della sostanza etica in due potenze determinate cioè diritto divino (inferociti,

famiglia, femminile, Apollo) e diritto umano (supernova, stato, maschile,Erinni); a queste

due potenze si riduce il conflitto tragico (Antigone/Creonte; Agamennone/Clitemnestra).

• Nell’essenza che si divide anche secondo la sua forma, ossia secondo il sapere: lo spirito

agente si contrappone all’oggetto su cui la coscienza esercita la propria attività ed è quindi

determinata dal negativo del termine che sa l’agente è in antitesi tra sapere e non sapere

(riferimento a Edipo). Dal suo carattere egli desume il proprio scopo è lo sa come

essenzialità etica; ma per via della determinatezza del carattere sa solo luna delle potenze

della sostanza, mentre l’altra gli è nascosta.

Linguaggio bifido: le potenze in conflitto, una si rivela e l’altra si cela. La prima potenza è il lato

della luce, il dio dell’oracolo che tutto sa e tutto rivela, ma i suoi vaticini sono ingannevoli perché

questo sapere è immediatamente il non sapere, perché la coscienza nel suo agire è essa stessa questa

antitesi. (Riferimento a Edipo e Oreste, entrambi mandati in rovina da quanto il dio loro rivela).

Paragona poi la Pizia (sacerdotessa di Apollo) alle streghe del Macbeth, le quali si presentano come

“sorelle del destino”, ma spingono a morte Macbeth (atto I, scena III). Macbeth è messo a cfr con lo

spirito del padre dell’Amleto (atto I, scena V). Mentre Macbeth si fida, Amleto dubita e ciò in

Amleto è dovuto al fatto che la coscienza che sa si pone nell’antitesi fra la certezza di sé stessa e

l’essenza oggettiva (Amleto è consapevole dell’unilateralità del sapere, la sua coscienza è

condannata al dubbio -tragedia moderna-).

La differenza tra sapere e non-sapere è presente in ognuna delle autocoscienze effettuali

(protagonisti), e sono i due lati della coscienza che ricevono figura particolare nella

rappresentazione. L'unità di queste due essenze è Zeus, la sostanza etica stessa, la necessità del loro

reciproco rapporto. Per cui le essenze sono tre: sapere, non-sapere e sostanza. Quest'ultima è

l'essenza principale e rappresenta la forza dello Stato e del governo. Ambedue le potenze, quella del

contenuto e della coscienza, hanno uguale diritto, per cui nella loro opposizione sono entrambe in

torto. L'unica conciliazione possibile di tale opposizione è l'oblio, in due diverse forme: la morte nel

mondo infero, o l'assoluzione in quello superno. L'essenza che ne deriva è l'immobilità, l'unità del

destino, il quieto esserci, l'inattività. Non ci sono più potenze in conflitto, si afferma la religione

dello stato (vedi Eumenidi). Tale destino porta però inevitabilmente allo "spopolamento del cielo" in

un processo che comincia già con la tragedia. Alla fine del periodo tragico le stesse autocoscienze

degli eroi escono dalla loro maschera e si identificano con il coro stesso, che è coscienza universale.

L’individualità umana deve riconoscere che il destino degli dei è quello delle potenze etiche

incarnare dagli eroi dipendono da lei stessa cosa vale per il coro condannato alla convinzione che la

vita divina sia qualcosa di estraneo. La tragedia è dunque un momento essenziale di

razionalizzazione della coscienza, il quale porta alla decostruzione del principio che rendeva

possibile questo tipo di dramma: ciò implica l’oblio della persona dell’attore e l’identificazione

dello spettatore nelle vicende. Sii viene così a manifestare l’ipocrisia istrionica e dunque l’effetto

taglio non può più avere luogo: all’identificazione istrionica se ne deve sostituire una più radicale

L'effetto della tragedia è quello di avvicinare troppo uomini e dèi, passando dunque alla forma della

Commedia.


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AUTORE

cecc.ila

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+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in italianistica, culture letterarie europee, scienze linguistiche
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecc.ila di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estetica filosofica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Gentili Carlo.

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