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Filosofia del diritto - la critica della filosofia del diritto di Hegel

Appunti di Filosofia del diritto per l'esame del professor Mazzù sulla critica della filosofia del diritto di Hegel. Gli argomenti trattati sono i seguenti: la religione, le tesi su Feuerbach, la sovrastruttura (dall'Ideologia tedesca), la storia (dal Manifesto), l'alienazione (dai Manoscritti), l'analisi del... Vedi di più

Esame di Filosofia del diritto docente Prof. C. Mazzù

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“A un primo sguardo la ricchezza borghese appare come una enorme raccolta di merci e la singola

merce come sua esistenza elementare. Ma ogni merce si presenta sotto il duplice punto di vista di

valore d'uso e di valore di scambio.

La merce è in primo luogo, nel linguaggio degli economisti inglesi, “qualsiasi cosa necessaria, utile o

gradevole alla vita”, oggetto di bisogni umani, mezzo di sussistenza nel senso più ampio della parola.

Questo esistere della merce come valore d'uso e la sua esistenza naturale tangibile coincidono. Il grano

ad esempio è un valore d'uso particolare, differente dai valori d'uso cotone, vetro, carta ecc. Il valore

d'uso ha valore solo per l'uso e si attua soltanto nel processo del consumo. Un medesimo valore d'uso

può essere sfruttato in modo diverso. La somma delle sue possibili utilizzazioni si trova però racchiusa

nel suo esistere quale oggetto dotato di determinate qualità. Questo valore d'uso, inoltre, è determinato

non solo qualitativamente, bensì anche quantitativamente. Valori d'uso differenti hanno misure

differenti secondo le loro naturali peculiarità, ad esempio un moggio di grano, una libbra di carta, un

braccio di tela ecc.

Qualunque sia la forma della ricchezza, i valori d'uso costituiscono sempre il suo contenuto, che in un

primo tempo è indifferente nei confronti di questa forma. Gustando del grano, non si sente chi l'ha

coltivato, se un servo della gleba russo, un contadino particellare francese o un capitalista inglese.

meno, un quantitativo maggiore o minore di quel lavoro semplice, uniforme, astrattamente generale, il

quale costituisce la sostanza del valore di scambio. Si tratta di vedere come misurare questi quantitativi.

O piuttosto si tratta di vedere quale sia la esistenza quantitativa di quel lavoro stesso, poiché le

differenze di grandezza delle merci come valori di scambio non sono che differenze di grandezza del

lavoro in esse oggettivato. Allo stesso modo che il tempo è l'esistenza quantitativa del movimento, il

tempo di lavoro è l'esistenza quantitativa del lavoro. La diversità della propria durata è l'unica

differenza di cui sia suscettibile il lavoro, presupposta come data la sua qualità. [... ] Il tempo di lavoro

è l'esistenza vivente del lavoro, indipendentemente dalla sua forma, dal suo contenuto, dalla sua

individualità; ne è l'esistenza vivente come esistenza quantitativa, e insieme è la misura immanente di

questa esistenza. Il tempo di lavoro oggettivato nei valori d'uso delle merci è la sostanza che fa dei

valori d'uso valori di scambio e quindi merci, allo stesso modo che ne misura la determinata grandezza

di valore. [... ] Come valori di scambio tutte le merci non sono che misure di tempo di lavoro

coagulato.

(K. MARX, Per la critica dell'economia politica, trad. it. E. Cantimori Mezzomonti, Ed. Riuniti, Roma

1969, 9-12)

il plusvalore

“Supponiamo ora che la produzione della quantità media di oggetti correnti necessari alla vita di un

operaio richieda sei ore di lavoro medio. Supponiamo inoltre che sei ore di lavoro medio siano

incorporate in una quantità d'oro uguale a tre scellini. In questo caso tre scellini sarebbero il prezzo o

l'espressione monetaria del valore giornaliero della forza-lavoro di quell'uomo. Se egli lavorasse sei

ore al giorno, produrrebbe ogni giorno un valore sufficiente per comperare la quantità media degli

oggetti di cui ha bisogno quotidianamente, cioè per conservarsi come operaio.

Ma il nostro uomo è un operaio salariato. Perciò deve vendere la sua forza-lavoro a un capitalista. Se la

vende a tre scellini al giorno, o diciotto scellini la settimana, la vende secondo il suo valore.

Supponiamo che egli sia un filatore. Se egli lavora sei ore al giorno, egli aggiunge al cotone un valore

di ire scellini al giorno. Questo valore che egli aggiunge giornalmente al cotone costituirebbe un

equivalente esatto del salario, o del prezzo, che egli riceve giornalmente per la sua forza-lavoro. In

questo caso però il capitalista non riceverebbe nessun plusvalore, o nessun sopraprodotto. Qui urtiamo

nella vera difficoltà.

Comperando la forza-lavoro dell'operaio e pagandone il valore, il capitalista, come qualsiasi altro

compratore, ha acquistato il diritto di consumare o di usare la merce ch'egli ha comperato. Si consuma

o si usa la forza-lavoro di un uomo facendolo lavorare, allo stesso modo che si consuma o si usa una

macchina mettendola in movimento. [... ]

Il valore della forza-lavoro è determinato dalla quantità di lavoro necessaria per la sua conservazione o

riproduzione, ma l'uso di questa forza-lavoro trova un limite soltanto nelle energie vitali e nella forza

fisica dell'operaio. Il valore giornaliero o settimanale della forza-lavoro è una cosa completamente

diversa dall'esercizio giornaliero o settimanale di essa, allo stesso modo che sono due cose del tutto

diverse il foraggio di cui un cavallo ha bisogno e il tempo per cui esso può portare il cavaliere. La

quantità di lavoro da cui è limitato il valore della forza-lavoro dell'operaio, non costituisce in nessun

caso un limite per la quantità di lavoro che la sua forza-,lavoro può eseguire. Prendiamo l'esempio del

nostro filatore. Abbiamo visto che, per rinnovare giornalmente la sua forza-lavoro, egli deve produrre

un valore giornaliero di tre scellini, al che egli perviene lavorando sei ore al giorno. Ma ciò non lo

rende incapace di lavorare dieci o dodici o più ore al giorno. Pagando il valore giornaliero o settimanale

della forza-lavoro del filatore, il capitalista ha acquistato il diritto di usare questa forza-lavoro per tutto

il giorno o per tutta la settimana. Perciò, egli lo farà lavorare, supponiamo, dodici ore al giorno. Oltre

le sei ore che gli sono necessarie per produrre l'equivalente del suo salario, cioè del valore della sua

forza-lavoro, il filatore dovrà dunque lavorare altre sei ore, che io chiamerò le ore di sopralavoro, e

questo sopralavoro si incorporerà in un plusvalore e in un sopraprodotto. Se per esempio il nostro

filatore, con un lavoro giornaliero di sei ore, ha aggiunto al cotone un valore di tre scellini, un valore

che rappresenta un equivalente esatto del suo salario, in dodici ore egli aggiungerà al cotone un valore

di sei scellini e produrrà una corrispondente maggiore quantità di filo. Poiché egli ha venduto la sua

forza-lavoro al capitalista, l'intero valore, cioè il prodotto da lui creato, appartiene al capitalista, che è,

per un tempo determinato, il padrone della sua forza-lavoro. Il capitalista dunque anticipando tre

scellini, otterrà un valore di sei scellini, perché, anticipando un valore in cui sono cristallizzate sei ore

di lavoro, egli ottiene, invece, un valore in cui sono cristallizzate dodici ore di lavoro.

Denaro come denaro e denaro come capitale si distinguono in un primo momento soltanto attraverso la

loro differente forma di circolazione.

La forma immediata della circolazione delle merci è M-D-M: trasformazione di merce in denaro e

ritrasformazione di denaro in merce, vendere per comprare. Ma accanto a questa forma, ne troviamo

una seconda, specificamente differente, la forma D-M-D: trasformazione di denaro in merce e

ritrasformazione di merce in denaro, comprare per vendere. Il denaro che nel suo movimento descrive

quest'ultimo ciclo, si trasforma in capitale, diventa capitale, ed è già capitale per sua destinazione.

Consideriamo un po' più da vicino il ciclo D-M-D. Come la circolazione semplice delle merci, esso

contiene due fasi antitetiche l'una all'altra. Nella prima fase, D-M, compera, il denaro viene trasformato

in merce. Nella seconda fase, M-D, vendita, la merce viene ritrasformata in denaro. Ma l'unità delle due

fasi è il movimento complessivo che scambia denaro contro merce, e questa stessa merce, a sua volta,

contro denaro; che compera merce per venderla, ossia, se si trascurano le differenze formali fra

compera e vendita, compera merce con il denaro e denaro con la merce. Il risultato nel quale si risolve

tutto il processo è: scambio di denaro contro denaro ' D-D. Se compero per cento lire sterline duemila

libbre di cotone, e rivendo le duemila libbre di cotone per centodieci lire sterline, in fin dei conti ho

scambiato cento lire sterline contro centodieci lire sterline, denaro contro denaro.

Ora, è evidente, certo, che il processo di circolazione DM-D sarebbe assurdo e senza sostanza se si

volesse servirsene come d'una via indiretta per scambiare l'identico valore in denaro contro l'identico

valore in denaro, dunque, per esempio, cento lire sterline contro cento lire sterline. Rimarrebbe più

semplice e più sicuro, senza paragone, il metodo del tesaurizzatore, che tiene strette le sue cento lire

sterline, e non le abbandona al pericolo della circolazione. D'altra parte, che il commerciante rivenda a

centodieci lire sterline il cotone compera[c) a cento lire sterline, o che sia costretto a liberarsene a cento

o anche a cinquanta lire sterline: in ogni circostanza il suo denaro ha descritto un movimento peculiare

e originale, di tipo del tutto differente che nella circolazione semplice delle merci, differente, per

esempio, da quello che ha luogo fra le mani del contadino che vende grano e con il denaro così reso

fluido compera vestiti. Quel che importa è in primo luogo [!] caratterizzare le distinzioni di forma fra i

cicli D-M-D e M-D-M; così si avrà anche la distinzione di contenuto che sta in agguato dietro quelle

distinzioni di forma.

Esaminiamo in primo luogo quel che è comune ad entrambe le forme.

Entrambi i cicli si suddividono nelle medesime fasi antitetiche: M-D, vendita, e D-M, compera. In

ognuna delle due fasi stanno l'uno di contro all'altro i due medesimi elementi materiali, merce e denaro

- e due personaggi nelle medesime maschere economiche caratteristiche, un compratore e un venditore.

Ciascuno dei due cicli è l'unità delle medesime fasi antitetiche, e tutte e due le volte questa unità è

dovuta all'intervento di tre contraenti, uno dei quali non fa che vendere, l'altro non fa che comprare,

mentre il terzo a volta a volta compera e vende.

Ma quel che distingue a priori i due cicli M-D-M e D-M-D è l'ordine inverso delle identiche e

antitetiche fasi del ciclo. La circolazione semplice delle merci comincia con la vendita e finisce con la

compera; la circolazione del denaro come capitale comincia con la compera e finisce con la vendita. Là

è la merce a costituire il punto di partenza e il punto conclusivo del movimento; qui è il denaro. Nella

prima forma l'intermediario della circolazione complessiva è il denaro; nella seconda è, viceversa, la

merce.

Nella circolazione M-D-M il denaro viene trasformato, alla fine, in merce che serve come valore d'uso.

Dunque il denaro è definitivamente speso. Nella forma inversa, D-M-D, invece, il compratore spende

denaro per incassare denaro come venditore. Alla compera della merce egli getta denaro nella

circolazione, per tornare a sottrarvelo a mezzo della vendita della stessa merce. Non lascia andare il

denaro che con la perfida intenzione di tornarne in possesso. Il denaro viene quindi soltanto anticipato.

Nella forma M-D-M la medesima moneta cambia di posto due volte. Il venditore la riceve dal

compratore, e la dà via in pagamento ad un altro venditore. Il processo complessivo che comincia con

l'incasso di denaro in cambio di merce, si conclude con la consegna di denaro in cambio di merce.

All'inverso nella forma D-M-D. Qui non è la medesima moneta a cambiare di posto due volte, ma la

medesima merce. Il compratore la riceve dalle mani del venditore, e la dà via in mano d'un altro

compratore. Come nella circolazione semplice delle merci il duplice spostamento della stessa moneta

opera il suo definitivo trapasso da una mano all'altra, così qui il duplice spostamento della medesima

merce opera il riafflusso del denaro al suo primo punto di partenza dalla circolazione per finire nel

consumo. Quindi il suo scopo finale è consumo, soddisfazione di bisogni, in una parola, valore d'uso. Il

ciclo D-M-D comincia invece dall'estremo denaro, e conclude ritornando allo stesso estremo. Il suo

motivo propulsore e suo scopo determinante quindi il valore stesso di scambio.

Nella circolazione semplice delle merci i due estremi hanno la stessa forma economica. Entrambi sono

merce. E sono anche merci della stessa grandezza di valore. Ma sono valori d'uso qualitativamente

differenti, per esempio, grano e vestiti. Lo scambio dei prodotti, la permuta dei differenti materiali nei

quali il lavoro sociale si presenta, costituisce qui il contenuto del movimento. Altrimenti stanno le cose

nel ciclo D-M-D. A prima vista esso sembra senza contenuto, perché tautologico. Entrambi gli estremi

hanno la stessa forma economica. Entrambi sono denaro, quindi non sono valori d'uso qualitativamente

distinti, poiché il denaro è per l'appunto la figura trasformata delle merci, nella quale i loro valori d'uso

particolari sono estinti. Scambiare prima cento lire sterline contro cotone e poi di nuovo lo stesso

cotone contro cento lire sterline, sembra una operazione tanto inutile quanto assurda. Una somma di

denaro si può distinguere da un'altra somma di denaro, in genere, soltanto mediante la sua grandezza.

Dunque il processo D-M-D non deve il suo contenuto a nessuna distinzione qualitativa dei suoi

estremi, poiché essi sono entrambi denaro, ma lo deve solamente alla loro differenza quantitativa. In

fin dei conti, viene sottratto alla circolazione più denaro di quanto ve ne sia stato gettato al momento

iniziale. Il cotone comprato a cento lire sterline, per esempio, viene venduto una seconda volta a lire

sterline cento + dieci, ossia a centodieci lire sterline. La forma completa di questo processo è quindi D-

M-D', dove D'= D + á D, cioè è eguale alla somma di denaro originariamente anticipata, più un

incremento. Chiamo plusvalore (surplus value) questo incremento, ossia questo eccedente sul valore

originario. Quindi nella circolazione il valore originariamente anticipato non solo si conserva, ma

altera anche la propria grandezza di valore, mette su un plusvalore, ossia si valorizza. E questo

movimento lo trasforma in capitale.

(K. MARX, Il Capitale, I, 2)

il comunismo

“La prima soppressione positiva della proprietà privata, il comunismo rozzo, è dunque soltanto una

manifestazione della abiezione della proprietà privata che si vuol porre come comunità positiva.

Il comunismo: a) ancora di natura politica, nelle due specie democratica e dispotica; b) accompagnato

dalla soppressione dello stato, ma ad un tempo non ancora giunto al proprio compimento e pur sempre

affetto dalla proprietà privata, cioè dalla estraniazione dell'uomo. In entrambe le forme il comunismo sa

già di essere la reintegrazione o il ritorno dell’uomo a se stesso, la soppressione della autoestraneazione

dell’uomo, ma non avendo ancora colto l'essenza positiva della proprietà privata, ed avendo altrettanto

poco compreso la natura , ma del bisogno, rimane ancora avvinghiato e infetto dalla proprietà privata.

Ha, sì, compreso il suo concetto. ma non a sua essenza.

li comunismo come soppressione positiva della proprietà privata intesa come autoestraneazione

dell'uomo, e quindi come reale appropriazione dell'essenza dell'uomo mediante l'uomo per l'uomo;

perciò come ritorno dell'uomo in sé, dell'uomo come essere sociale, cioè umano, ritorno completo, fatto

cosciente, maturato entro tutta la ricchezza dello svolgimento storico sino ad oggi. Questo comunismo

s'identifica, in quanto naturalismo giunto al proprio compimento, con l’umanesimo, in quanto

umanesimo giunto al proprio compimento, col naturalismo; è la vera risoluzione dell'antagonismo tra la

natura e l'uomo, tra l'uomo e l'uomo, la vera risoluzione della contesa tra l'esistenza e l'essenza, tra

l'oggettivazione e l'autoaffermazione, tra la libertà e la necessità, tra l'individuo e la specie. È la

soluzione dell'enigma della storia, ed è consapevole di essere questa soluzione. [... ]

Abbiamo visto che, presupposta la soppressione positiva della proprietà privata, l'uomo produce

l'uomo, cioè produce se stesso e l'altro uomo; abbiamo visto poi che l'oggetto, che è l'attuazione

immediata della sua individualità, è ad un tempo la sua propria esistenza per l'altro uomo, l'esistenza di

questo e l'esistenza di questo per lui. Ma sia il materiale del lavoro sia l'uomo come soggetto sono nella

stessa misura tanto il risultato quanto il punto di partenza del movimento. [... ]

Quindi il carattere sociale è il carattere universale di tutto il movimento: come la società stessa produce

l'uomo in quanto uomo, così l'uomo produce la società. L'attività e il godimento sono sociali tanto per il

loro contenuto quanto per la loro origine: perciò sono attività sociale e godimento sociale. L'essenza

umana della natura esiste soltanto per l'uomo sociale: infatti soltanto qui la natura esiste per l'uomo

come vincolo con l'uomo, come esistenza di lui per l'altro e dell'altro per lui, e così pure come elemento

vitale della realtà umana, soltanto qui essa esiste come fondamento della sua propria esistenza umana.

Soltanto qui l'esistenza naturale dell'uomo è diventata per l'uomo esistenza umana; la natura è

diventata uomo. Dunque la società è l'unità essenziale, giunta al proprio compimento, dell'uomo con la

natura, la vera risurrezione della natura, il naturalismo compiuto dell'uomo e l’umanesimo compiuto

della natura. [... ]


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Filosofia del diritto per l'esame del professor Mazzù sulla critica della filosofia del diritto di Hegel. Gli argomenti trattati sono i seguenti: la religione, le tesi su Feuerbach, la sovrastruttura (dall'Ideologia tedesca), la storia (dal Manifesto), l'alienazione (dai Manoscritti), l'analisi del capitalismo, il comunismo.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Mazzù Carlo.

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