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Esame di letteratura francese: la rappresentazione del corpo nei romanzi del Settecento

Prof. Gianni Iotti

Prima parte

Fisiognomia: relazioni tra interiorità ed esteriorità (forma fisica del corpo)

Il tema del corpo è da sempre molto presente nella cultura attuale: si pensi infatti al periodo Hippie o a tutte le pubblicità sulla cura del corpo. Tuttavia, il corpo non è mai qualcosa di assoluto. Esso viene concepito in maniera differente a seconda dei paradigmi culturali all'interno dei quali il soggetto viene concepito. Al succedersi dei paradigmi, il corpo come tema appunto cambia, e questo avviene perché a cambiare è anche l'approccio culturale ad esso.

Nell'antichità esisteva una branca della medicina e della filosofia, una pseudoscienza, che si occupava dello studio del corpo e delle relazioni tra l'aspetto esteriore dell'essere umano e la sua interiorità. Questa pseudoscienza è la Fisiognomia che appunto si occupava di studiare la costituzione fisica applicata al corpo umano e da questa poi dedurre caratteristiche psicologiche e morali ad essa collegate. Queste nozioni si ritrovano spesso nel corso della letteratura. Alla base di questa pseudoscienza sta la concezione secondo la quale sono gli umori del corpo a determinare i caratteri fisici e morali dell'essere umano. Ciò che si vuole dimostrare è dunque l'esistenza di una relazione tra fisiologia e psicologia.

La Fisiognomia si fonda su tre metodiche:

  • Metodica etnologica: che intende riportare le caratteristiche fisico-comportamentali di un popolo ad alcuni caratteri di quello stesso popolo, i quali dipendono a loro volta da caratteri geofisici (ad esempio la teoria dei climi come scrive Montesquieu secondo la quale il clima influisce su tratti fisici e quindi di riflesso anche su tratti psicologici degli individui).
  • Metodica anatomica: che intende riportare caratteristiche morali e tratti fisici. I personaggi hanno infatti caratteristiche morali (buoni, cattivi...) le quali dipendono tutte da tratti fisici. Questa è una tradizione che influenza gli autori dei romanzi, che sono talvolta a favore e talvolta contrari a questo tipo di visione.
  • Metodica zoologica: intende collegare caratteri umani a caratteri animali. A proposito di questo esistono alcune tavole medievali le quali riportano appunto confronti tra uomini e animali (uomini con teste di animali vari ad esempio). La metodica zoologica diventa presto una tra le più diffuse poiché assimilare i soggetti umani ai soggetti animali implica un'idea che va a sottolineare una continuità tra microcosmo e macrocosmo, tra uomo e natura. Sebbene ritrovi grande fortuna in epoca medievale, la metodica zoologica, in epoca moderna, con l'affermarsi del pensiero scientifico, finisce per decadere.

La Fisiognomica, che veniva considerata vera e propria scienza, ha quindi grandi sviluppi nel passato, prima dell'avvento del moderno pensiero scientifico. Già Ippocrate, nel V secolo a.C., elabora una teoria fisiognomica la quale sostiene che l'aspetto etnologico sia importante poiché lo stesso clima esercita una grande influenza sui corpi e quindi sui comportamenti degli uomini. Sempre Ippocrate, elabora poi la teoria della Fisiognomica Anatomica che afferma la corrispondenza dei tratti fisici ai tratti morali. La teoria Fisiognomica Anatomica si basa sulla teoria dei 4 umori ovvero flemma, sangue, bile gialla e bile nera i quali danno a loro volta origine a 4 caratteri: il carattere flemmatico, il carattere sanguigno (attivo, forte, collerico), il carattere bilioso (non buono, invidioso) e il carattere melanconico caratterizzato da introversione, solitudine e tendenza alla riflessione e alla creazione artistica, carattere tipico quindi di artisti, filosofi e pensatori. Questi caratteri nascono in conseguenza ad un eccesso di produzione di un certo umore in relazione agli altri. La melanconia, ad esempio, nasce da un eccesso di bile nera.

La vera fortuna del romanzo la fa quindi il passaggio culturale che va da un approccio analitico ad un approccio dinamico del mondo: si dà importanza quindi a come muta la storia, il personaggio ed è infatti proprio una fondamentale caratteristica illuministica l'idea di movimento. La Fisiognomica, oltre ai caratteri fisici che si collegano a quelli psichici, si occupa anche di studiare le passioni, le pulsioni, le spinte che l'uomo possiede proprio grazie al proprio carattere, proponendosi cercando quindi di rilegare queste passioni a dei tratti fisici e cercando a sua volta di capire dunque qual sia il rapporto tra cose inafferrabili come appunto i sentimenti e cose tangibili, descrivibili, oggettive come appunto il volto umano.

La concezione dell'anima e del corpo: il dualismo di Platone e Cartesio, la nuova concezione di Aristotele e Locke

Anche Aristotele scrive un trattato di Fisiognomica (dall'omonimo titolo), il primo a occuparsi di fisiognomia zoologica e ad attuare riflessioni su analogie tra tratti umani e animali, nel tentativo di capire il rapporto tra caratteristiche psicologiche e fisiche. Nel passaggio tra il pensiero Platonico, quello Aristotelico quello Cartesiano e infine quello Lockiano si verifica anche un importante cambiamento nella concezione di Anima.

Nel trattato intitolato "De Anima" scritto da Aristotele, lo stesso filosofo formula una nuova teoria dell'anima, la quale si distacca dalla precedente teoria di Psiche Platonica, dividendola in sensitiva, intellettiva e vegetativa. La teoria Platonica, vede l'anima che si incontra e si unisce ad un corpo in maniera transitoria e dunque per conoscere le idee l'anima può fare a meno del corpo, anzi, più questa si distacca dalla sensorialità del corpo più la contemplazione delle idee è perfetta. La vera conoscenza quindi è solo quella ideale ed astratta. La vera conoscenza è quella che si libera dalla degradabilità del corpo. Ecco quindi che si evidenzia un dualismo tra corpo e anima. L'idea diversa tra questi filosofi porta quindi ad una concezione diversa tra spirito e corpo. Al contrario dell'idea platonica, per Aristotele l'anima è invece una singola con funzioni diverse, vegetativa, intellettiva e sensitiva, ed è solidale al corpo. Il corpo diventa quindi fonte di esperienze sensoriali, delle quali l'anima si serve per elaborare le idee.

Alla fine del '600-'700 in Francia si ha un importante cambiamento per quanto riguarda la concezione dell'anima con il passaggio dal pensiero di Cartesio che vede l'anima in maniera dualista come Platone, al pensiero di Locke. Locke infatti, filosofo del pensiero moderno nel suo "Saggio sull'Intelletto Umano", spiega come sia da escludere una componente ideale o divina dell'anima. Le idee quindi non vanno più concepite come il risultato di una scintilla divina che lo stesso Dio ha inserito nel corpo umano, come invece sosteneva Cartesio il quale sosteneva che la Ghiandola Pineale, messa da Dio nel corpo umano davanti al cervelletto, fosse l'organo indispensabile per far sì che l'uomo fosse un essere pensante. Con Cartesio quindi si evidenzia ancora il dualismo tra corpo inteso come macchina e pensiero, che è tipico solo dell'uomo. Locke invece sostiene che le idee siano elaborazioni concettuali di esperienze sensoriali quindi non intende più il corpo come una macchina sterile ma lo rende componente essenziale per il concepimento delle idee. Sulle idee dello stesso Locke, in Francia, nasce il Sensismo, movimento che considera il corpo come il dato fondamentale per l'elaborazione delle idee. Si può quindi affermare che, secondo questa nuova concezione, siano le esperienze sensoriali (e quindi il corpo) a produrre le idee.

È proprio questa nuova concezione che porterà alla nascita del Romanzo Realista dove predominerà una descrizione fisica dei personaggi che si rivelerà quindi estremamente essenziale. Il romanzo si fa quindi portatore di una nuova concezione filosofica che riguarda il rapporto tra corpo e pensiero e allo stesso tempo tra pensiero e tempo. Ecco quindi che i personaggi del romanzo non sono più personaggi astratti ma diventano adesso personaggi dotati di un'irriducibile specificità la quale trova principio proprio a partire dal corpo stesso. Il romanzo quindi descrive attentamente i singoli personaggi e intende farlo proprio a partire dalla loro fisicità.

Tutto ciò implica dunque l'inserimento all'interno del romanzo del concetto di Tempo. Se per la visione analitica e idealizzata bisogna quindi astrarsi dalle contingenze per conoscere, il sapere moderno dà invece importanza al relativo, ovvero a una conoscenza che non può essere assoluta ma che è invece un processo infinito, poiché i soggetti anche umani mutano e cambiano continuamente nel tempo. Ecco dunque che la relatività temporale diventa un elemento essenziale nel romanzo moderno, poiché in esso non si propone più un ideale di conoscenza assoluta anzi, questo ideale viene ampiamente contestato andando ad inseguire una conoscenza che si basa sullo storico, su ciò che cambia e si evolve ovvero sull'individuale. Si passa quindi dall'ideale della conoscenza astratta (sapere analitico) a una conoscenza dell'individuale, molto pratica. Il romanzo quindi non presenta più dei personaggi intesi come "tipi" ma offre adesso degli "individui" veri e propri.

Parlando di conoscenza e di individui, il corpo diventa quindi un elemento da cui il romanzo non può più astrarsi. Adesso si tratta infatti di inserire gli individui all'interno di un contesto sociale. Questi romanzi appartengono infatti ad un Realismo Romanzesco che mette in scena costumi e scene che appartengono alla contemporaneità e quindi al presente del momento. Il romanzo è quindi un romanzo di costumi contemporanei, a partire da Richardson fino ad arrivare a Flaubert, a Zola e dunque fino alla fine del 1800 dominerà il Romanzo Realista Europeo che tratta appunto della contemporaneità.

Il romanzo dunque pone i personaggi in un contesto storico contemporaneo o comunque in un passato molto recente. Dunque non si parlerà più di epoche passate da secoli, non si parlerà più di grandi personaggi, i personaggi sono adesso anonimi, sono personaggi che qualsiasi lettore può immaginare di incontrare per strada perché sono appunto suoi contemporanei, anche vestiti allo stesso suo modo. Si dà sempre più importanza quindi alla fisicità come motore e generatore di idee finendo quindi per mettere in crisi l'aspetto filosofico cartesiano e platonico il quale sostiene che per capire le idee bisogna allontanarsi dal corpo e dalla fisicità. Adesso per capire le cose, le stesse cose devono essere tuffate nella fisicità.

Il risultato di questo passaggio dal pensiero Platonico e Cartesiano a quello Aristotelico e Lockiano offre quindi una visione dinamica del concetto di anima e anche del mondo che si contrappone a quello analitico deduttivo cartesiano e platonico.

Il trattato di Fisiognomia più famoso

Il trattato di Fisiognomia più famoso in assoluto si intitola "De Umana Fisiognomia" ed è stato scritto nel 1586 dal filosofo Giambattista Della Porta (1535-1615). In questo saggio Della Porta riprende l'argomento riguardante le somiglianze che si ritrovano tra i tratti umani e i tratti animali. Questo orientamento della Fisiognomia, la quale dimostra ancora un'insistenza sulle analogie che ci sono tra i tratti del volto umano e tratti del muso animale, è di estrema importanza, poiché si vuole mettere in luce il concetto che inserisce il corpo umano in un ambiente analogico che lo assimili alla natura.

Come già detto, in alcune tavole medievali, venivano paragonate teste umane a teste animali in modo tale da mettere in mostra non solo le somiglianze fisiche tra le due ma anche e soprattutto le somiglianze morali riscontrabili tra uomo e animale. E proprio questa assimilazione dell'uomo all'animale va a toccare uno dei punti fondamentali del problema della concezione del corpo. La cultura antica aveva infatti impostato le cose su un dualismo radicale e netto tra ciò che è dominio del pensiero, dell'attività intellettiva e ciò che invece pertiene al corpo e alla fisiologia, pensiero che si riscontra in Platone e poi successivamente anche in Cartesio, come già visto.

Cartesio infatti segna però un grande scatto di modernità del pensiero insistendo su un atteggiamento razionalista nell'affrontare il problema della conoscenza. Il suo atteggiamento, rispetto a quello Aristotelico affermatosi anche in epoca medievale nelle università, dà grande importanza al razionalismo. Il razionalismo di Cartesio è molto più dogmatico, più tributario e vicino alla tendenza astratta del pensiero antico di Platone e anche della religiosità cristiana a differenza del pensiero di Locke, empirista inglese che si affermerà anche in Francia.

In Cartesio infatti, esiste ancora il dualismo anima-corpo e una teoria delle idee, secondo la quale appunto la facoltà di pensare e di elaborare le stesse idee sia solo una prerogativa umana, poiché sarebbe Dio che ha deciso di porre in ogni uomo una scintilla divina, la quale coincide con la Ghiandola Pineale (posta dietro al cervelletto), organo in cui Cartesio riconosce il punto d'incontro tra il corpo e l'anima. In Cartesio rimane comunque la concezione che il corpo sia una pura macchina fisiologica di cui anche l'uomo è dotato ma ciò che caratterizza l'essere umano è il fatto che egli dispone in più rispetto per esempio agli animali, della facoltà di pensare, privilegio enorme che deriva da Dio stesso. Ecco quindi che, con Cartesio, per spiegare il rapporto tra anima e corpo c'è bisogno di far ricorso al divino.

L'Empirismo di Locke invece, dimostrerà una concezione totalmente diversa e inversa a quella di Cartesio. Per Locke infatti le idee derivano dal basso ovvero da esperienze sensoriali che sono quindi strettamente legate al corpo. La concezione secondo la quale le nostre idee dipendono dalle nostre esperienze sensoriali portò anche a chiedersi in che modo si sviluppassero le idee di chi è muto, sordo, e che quindi presenta un corredo sensoriale deficitario. Ci si può chiedere, per esempio, se un cieco possa finire per sviluppare un sistema di pensiero diverso dal vedente. Con Locke si ha quindi l'affermarsi di una nuova concezione, concezione la quale sostiene che le idee partano e siano collegate direttamente al corpo e ai sensi. Con Locke si ha quindi un drastico rovesciamento delle idee di Cartesio il quale, come già detto, vedeva il corpo come una semplice macchina illuminata da Dio grazie alla scintilla del pensiero.

Per ritornare alla Fisiognomica, assimilare l'umano all'animale vuol dire quindi inserire il corpo in una catena analogica che rimanda dall'uomo, alla natura, all'animale appunto. Calando il corpo umano dentro la natura animale, allo stesso tempo si vuole salvaguardare una specificità dell'umano riscontrabile nella capacità di pensiero, capacità che per definizione non hanno gli animali (anche se in realtà gli animali hanno delle idee sebbene molto più rudimentali. Anche gli animali quindi pensano in realtà. Non hanno solo un'anima sensitiva ma hanno anche idee e sentimenti. Questo tuttavia era credenza inammissibile all'epoca).

Da una parte quindi la Fisiognomica assimila l'uomo al regno animale, andando appunto a paragonare e a rilegare i tratti dell'uno ai tratti dell'altro, mentre dall'altra parte questa pseudoscienza sottolinea la distinzione che c'è tra uomo e animale e lo fa mettendo appunto in evidenza la capacità di pensiero e di concepire le idee che è una prerogativa esclusivamente appartenente all'uomo e della quale quindi gli animali non dispongono.

Se analizziamo la frase "Parla affinché io possa vedere" pronunciata da Socrate, si può vedere come sia fortemente messo in evidenza il concetto che prevede di astrarsi dal corpo per riuscire a mettersi in contatto con il pensiero e quindi l'idea che solo allontanandosi dal corpo si possono realmente concepire le idee. Un'altra frase importante da analizzare è la frase più famosa di Cartesio ovvero "Cogito ergo sum" che significa "Penso dunque sono". Analizzando questa frase si capisce come il pensiero sia l'unica condizione che ci permette di ammettere un'esistenza. L'idea, l'attività intellettiva è dunque l'unica condizione di esistenza. Quello che avviene con Locke è invece un sovvertimento della formula che potremmo riassumere come "Sono dunque penso". Questa nuova formula ci dice che solo al momento in cui io possiedo un corpo, possiedo i sensi allora e solo allora posso anche pensare. E qui il tempo è di estrema importanza, come visto prima perché le esperienze si formano, appunto, nel tempo.

Il dualismo anima-corpo che aveva perdurato nel tempo, adesso viene quindi messo in crisi dalla modernità che lo va a sostituire con la concezione di un'unione tra il corpo e il pensiero che trova come fulcro l'esperienza sensibile. Anche l'ideologia cristiana si lega al Dualismo Platonico andando a creare una morale che vede nelle pulsioni del corpo, negli appetiti sessuali del corpo, la fonte del peccato. Le pulsioni sono infatti ciò di cui il demonio si serve per condurci nel peccato. Il corpo in ambiente cristiano non ha infatti incontrato una grande fortuna. Nell'Umanesimo quando si vanno a ricercare le origini pagane di...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/03 Letteratura francese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Marti-Cre di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura francese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Iotti Gianni.
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