La pragmatica cognitiva: i processi mentali della comunicazione
Introduzione
Cos’è la comunicazione: la comunicazione è essenzialmente un’azione cooperativa tra due o più persone in cui i significati di ogni scambio sono costruiti da tutti gli agenti impegnati insieme nella sfida comune di capire le parole dell’altra persona.
Obiettivi: possono essere diversi, ma il requisito fondamentale per poter dire che la comunicazione è avvenuta con successo è che tutti i partecipanti condividano un insieme di stati mentali. La responsabilità della comunicazione pesa sulle spalle di ogni partecipante, per il loro partecipare insieme per realizzare la comunicazione. Concentrarsi su ruoli stereotipati come parlante e ascoltatore o emittente e ricevente confondono perché separa in blocchi isolati un’attività che per definizione è globale e collettiva.
Inoltre, se stiamo parlando di comunicazione e non di semplice trasmissione di informazioni, allora i partecipanti devono intenzionalmente dedicarsi a questa attività comune. L’obiettivo del saggio è quello di entrare nella mente dei partecipanti e non fermarsi solo al prodotto finito, provare a spiegare come ogni atto comunicativo è generato mentalmente prima di essere realizzato fisicamente per poi essere compreso mentalmente dagli altri interlocutori. L’intenzione è quella di descrivere gli stati mentali dei partecipanti in un’interazione comunicativa. Il punto centrale sarà quello di definire gli stadi dell’acquisizione della competenza pragmatica dall’infanzia all’età adulta.
Comunicazione linguistica ed extralinguistica
Le differenze tra linguaggio verbale e non verbale hanno creato molti problemi. La differenza principale tra i due è fondata sulla natura dell’input: il linguaggio parlato è definito verbale, come nel caso generico del linguaggio scritto, mentre il linguaggio non verbale si riferisce a tutte le altre forme: postura, espressioni facciali, gesti, spazio (tra i parlanti).
Il problema più grande di queste definizioni è che la categoria del non verbale include anche linguaggi come quello dei sordi, che ci fa riflettere sul motivo per cui il medium visivo è assegnato alla categoria del verbale nel caso della scrittura e a quella del non verbale nel caso dell’interpretazione dei gesti o dei comportamenti. E poi a quale categoria appartiene il Braille? Dato che è scritto, dovrebbe essere linguaggio verbale, tuttavia, visto che utilizza il tatto per essere capito, dovrebbe essere inserito nel non verbale. In termini generali, dare così tanto peso al medium acustico sembra eccessivo, anche perché il criterio non è applicabile in termini assoluti.
Per questo motivo è meglio procedere nella distinzione basata sull’input che è basato invece sul modo in cui i dati sono trattati:
- Comunicazione linguistica: basata sull’uso comunicativo di un sistema di simboli.
- Comunicazione extralinguistica: basata sull’uso comunicativo di un set di simboli.
La differenza principale sta nel principio di composizionalità: il linguaggio può essere suddiviso in componenti costituenti più piccoli che hanno significati autonomi, come le parole; mentre la comunicazione extralinguistica avviene attraverso l’uso di componenti che non possono essere scomposti in unità più piccole e autonome: una faccina sorridente è una faccina sorridente e non la somma di parti più piccole ognuna delle quali sorride.
1. Comunicazione linguistica: composizionale
La comunicazione linguistica può essere definita come l’uso comunicativo di un sistema di simboli. Questo significa che il linguaggio è un’entità basata sulla composizionalità: il linguaggio è costruito da componenti separati che possono essere uniti insieme. Alcune espressioni linguistiche possono avere una struttura atomica, ovvero non possono essere suddivise in unità costituenti più piccole. Altre espressioni invece hanno una struttura molecolare, ovvero sono composte da costituenti più piccoli che possono essere trasformati in atomici o molecolari. Il contenuto semantico di un’espressione dipende in ogni caso dalla sua struttura complessiva o dal contenuto semantico dei costituenti.
2. Comunicazione extralinguistica: associativa
La comunicazione extralinguistica può essere considerata come l’uso comunicativo di un set di simboli. È essenzialmente non composizionale, ovvero è costituita da parti e non da costituenti. Le parti sono blocchi molecolari che non possono essere scomposti, con un significato intrinseco e globale. Le parti non hanno significati atomici in cui essere divisi.
Stati mentali per la comunicazione
Gli esseri umani possiedono una serie di stati mentali, che possono essere sia emozionali che cognitivi, sia consci che inconsci. Qui si parlerà solo di quegli stati che sono rilevanti per capire il processo della comunicazione e rilevanti per capire le interazioni umane.
Credenza condivisa
Il concetto di conoscenza e di credenza sono diversi:
- Credenza: le sue proprietà sono definite da un insieme di assiomi derivati dalla teoria della logica sviluppata da Hintikka.
- Conoscenza: deriva da un concetto, che è una sorta di abbreviazione di "vere credenze" riguardo alla realtà.
Ci sono tre tipi di credenze:
- Individuali: quando i parlanti credono una certa cosa, ma in un modo totalmente autonomo, ovvero senza che ci sia una connessione fra i parlanti stessi.
- Comuni (o reciproche): quando, in dati contesti, i parlanti hanno le stesse credenze individuali, perché condividono delle conoscenze sul loro ambiente circostante o conoscenze che sono trasmesse culturalmente. Le credenze reciproche sono una condizione necessaria ma non sufficiente per far sì che la comunicazione abbia luogo. Sono oggettivamente condivise da tutti gli interlocutori, che vuol dire che sia A che B credono veramente che p, ed entrambi possiedono lo stesso stato mentale corrispondente alla credenza che p.
- Condivise: per comunicare, ogni partecipante deve essere conscio del fatto che tutti gli altri partecipanti posseggano le sue stesse credenze comuni. La credenza condivisa quindi non è solo comune a tutti i parlanti che partecipano al discorso, ma è la credenza che ogni partecipante sa che è posseduta da tutti gli altri parlanti. La sua caratteristica principale è essere soggettiva e non oggettiva come la credenza reciproca: nessuno infatti può essere certo che l’altra persona abbia una conoscenza di un certo tipo. Per esserne certo, dovrebbe in qualche modo osservare gli stati mentali degli altri e non semplicemente inferirli dalle circostanze. La credenza condivisa assume un punto di vista soggettivo, dato che nessun partecipante possiede le stesse credenze che ha l’altro, perché nessuno può aprire il cervello dell’altro e guardarci dentro per sapere quali credenze ha.
Intenzione comunicativa
La fondamentale differenza tra azioni normali e quelle comunicatrici è che queste ultime sono sempre portate a termine con qualcuno: la comunicazione non avviene in isolamento o in completa autonomia. Quando entriamo nel dominio dell’interazione comunicativa dobbiamo sempre avere almeno un parlante (A) e un interlocutore (B) al quale rivolgersi. Altri partecipanti (C, D, ecc.) possono partecipare come pubblico all’atto comunicativo.
Si definisce intenzione comunicativa, l’intenzione di comunicare qualcosa, più l’intenzione che quell’intenzione venga riconosciuta come tale. Grice dice che comunicare include non solo il primo-ordine di intenzioni del parlante, ma anche il secondo-ordine di intenzioni. Ad esempio, se indosso la mia divisa da poliziotto non vuol dire che io voglia comunicare che sono un poliziotto. In questo caso le intenzioni di primo ordine (fare sapere che io sono un poliziotto) è soddisfatto, ma le intenzioni di secondo ordine (che le persone riconoscano il mio desiderio di comunicare questo fatto) non è stato soddisfatto. Lo sarebbe stato se avessi detto “Sono un poliziotto”.
Una rete di intenzionalità dinamica
Per capire cosa sia l’intenzionalità dinamica...
-
Appunti di Psicologia della comunicazione, Prof ssa Bosco, libro consigliato Pragmatica cognitiva. I processi menta…
-
Psicologia - la pragmatica della comunicazione umana
-
Riassunto esame Psicologia sociale, prof. Sarrica, libro consigliato La psicologia sociale. Processi mentali, comun…
-
Psicologia cognitiva