La natura dei conflitti
Ogni ricerca interiore presuppone un percorso di graduale scoperta e ricongiungimento con il proprio vero Sé, la propria “essenza”, il senso più intimo della propria vita. L’essere nel vero sé significa vivere il momento presente, la libertà di scegliere e scegliersi; l’essere nel falso sé significa corrispondere a ruoli ed immagini stereotipati, essere dissociati dalla nostra fonte originaria. In questa dimensione di falsificazione, spesso assumiamo maschere o finzioni funzionali, modi di essere caratterizzati da eccessi che nascondono paure e sentimenti percepiti come inaccettabili. Ogni percorso psicologico e spirituale comporta l'abbandono di tali stereotipi o menzogne, per procedere verso una scoperta e un ricongiungimento con il proprio vero Sé.
Capitolo 1: La maschera
La maschera, chiamata anche ego, falso Sé, identificazione, enneatipo in regressione, finzione funzionale, adattamento di personalità o disturbo, stato di fissazione archetipa è un ruolo ripetitivo, costante, automatico, di presentarsi al mondo allo scopo di renderlo prevedibile e rassicurante. È un modo eccessivo di manifestarsi allo scopo di mantenere un controllo sul mondo e sugli altri.
Va precisato che la maschera, da un certo punto di vista, è necessaria per avere un ruolo, un posto esistenziale, ma se il nostro involucro egoico diventa per intero il nostro Sé, se l’identificazione diventa identità, la nostra vita diventa assurda e senza senso. Il primo passo verso la guarigione sta nello smascherare le proprie maschere, riconoscerle.
Le maschere o finzioni funzionali più frequenti sono:
- La maschera del moralista e perfezionista: è chi teme la sua debolezza, la separazione e i cambiamenti, cerca quindi di controllare tutto attraverso il voler prevedere ogni cosa, imporre rigide regole di comportamento e far sottostare l’altro alle proprie richieste con la tendenza a plasmarlo a proprio piacimento. Il perfezionista non rende mai visibile la propria debolezza, fa fatica a manifestare i propri bisogni e sentimenti e a comprendere quelli del proprio interlocutore. Tende a colpevolizzare, criticare e svalutare per portare l’altro in una condizione di dipendenza, passività e compiacenza. Tale soggetto ha una forte spinta di voler essere senza difetti, sempre ineccepibile e all’altezza. Il perfezionista ha avuto genitori con aspettative molto alte nei suoi confronti e per non perdere il loro amore le ha interiorizzate, ha imparato molto presto come un adulto perdendo il contatto con i propri bisogni e sentimenti. Non gli è stato concesso di sbagliare. “Mi basto da solo, non ho bisogno di nessuno”. Il perfezionismo, da un punto di vista psicodinamico, può essere visto come una difesa “reattiva” alla rabbia rimossa.
- La maschera del salvatore: si manifesta attraverso il soccorrere, l’iper-accudire, il soddisfare tutte le necessità dell’altro per renderlo dipendente. Le conseguenze di questo comportamento sono l’infantilizzazione dell’altro, il bloccare le reciprocità tra il dare e il ricevere. Il salvatore dona in modo compulsivo per gratificarsi in termini narcisistici e rendere l’altro bisognoso per controllarlo, manipolandolo. Ha un forte bisogno di essere amato e di riconoscimento. Una variante è rappresentata dalla maschera del bravo ragazzo/a che si manifesta con la convinzione di essere più buono e più bravo di altri credendosi in questo modo superiore.
-
La maschera del manipolatore: attraverso cui l’altro viene ingannato con la generosità, l’intelligenza, l’adulazione o la negazione di apprezzamenti, il potere, il denaro, la compiacenza, l’esibizione di stati emozionali, l’astinenza ostile, un eccesso di riservatezza, la calunnia, la maldicenza, l’insinuare, la paura, la curiosità morbosa senza interesse autentico al fine di mantenere un controllo sull’altro. Abbiamo tre varianti:
- La seduzione fallica in cui il soggetto cerca di avere propri vantaggi e dominare mostrandosi eccessivamente disponibile, affascinante e affettuoso;
- L’eccitazione maniacale in cui il soggetto è sempre al di sopra delle righe, sorride senza motivo, si mostra eccessivamente esuberante;
- L’essere sempre impegnato in molte attività diverse per avere valore e stima da parte degli altri, es. lavoromane.
-
La maschera della vittima: espressa con la tendenza alla svalutazione di sé per costringere l’altro a soddisfare le proprie richieste o per attribuirgli la responsabilità dei propri errori (da solo non ce la faccio), attraverso un’esibizione della propria sofferenza o una continua lamentazione che evita di esprimere un’aggressività diretta, di impegnarsi per fare qualcosa di diverso, di assumersi le proprie responsabilità mettendosi in gioco. Questo per evitare di incontrare i propri limiti, difficoltà, paure e fallimenti, rimanendo in questo modo in una posizione di superbia. La vittima è molto abile nello svalutare i propri salvatori in quanto se riuscissero ad aiutarla dovrebbe affrontare la paura di uscire dal proprio ruolo e incontrare il proprio vuoto. (Triangolo vittima-salvatore-persecutore).
- Maschera narcisistica covert, caratterizzata da eccesso di innocenza o ingenuità in cui il soggetto tende a idealizzare l’altro spesso per il bisogno compulsivo di sentirsi protetto, amato e avere un’immagine gonfiata di sé che porta a percepire l’altro attraverso il filtro delle proprie aspettative;
- Maschera del rassegnato, il soggetto avverto il mondo come minaccioso e si ritira rassegnato in quanto si sente debole e indifeso. Tale maschera nasconde una fortissima rabbia verso coloro che ritiene lo abbiano deluso verso un’esistenza che considera ingiusta;
- Maschera del sognatore connessa con l’idealizzazione e il sentimentalismo (principe azzurro);
- L’invidioso, la vittima percepitasi inadeguata spesso è vittima dell’invidia connessa con l’avidità, l’idealizzazione e la passività. L’oggetto idealizzato è percepito solo fuori di sé, l’invidioso non ha un proprio progetto di vita;
- Il questuante che elemosina l’affetto dell’altro (se te ne vai mi ucciderò). Teme di non essere abbastanza forte e cerca di farsi proteggere da persone potenti, ma ciò la porta sempre di più a dubitare di sé e nella paura.
-
La maschera dell’evitante: il soggetto al fine di evitare una condizione di assorbimento intersoggettivo che lo farebbe sentire invaso dall’altro, reagisce assumendo una posizione di freddezza, assenza di passione e distacco.
- Falsa autosufficienza, in cui il soggetto nega di aver bisogno degli altri e si rifugia nell’idea di bastare sempre a se stesso senza dover mai chiedere nulla a nessuno;
- Intellettuale, è colui che si rifugia nei saperi e nella propria razionalità per distanziarsi da un modo affettivo avvertito come troppo imprevedibile e invadente;
- Solitario, è colui che si ritira per proteggersi dal dolore e dal timore di venire rifiutato (spesso si rifugia nel cibo, computer, tv, ecc…).
- La maschera del fobico-dipendente: è chi teme di non essere abbastanza forte per far fronte alla vita da solo, dubita di sé, tenta di farsi proteggere da persone potenti e pensa che il mondo sia pericoloso. Il comportamento esplorativo è ridotto con limitazione delle attività che potrebbe svolgere. Raggiunge la sicurezza attraverso la protezione degli altri, ma si sente privato della libertà, da qui il conflitto tra il bisogno di sicurezza e il bisogno di libertà. La struttura della personalità fobica è caratterizzata da due convinzioni: il mondo è pericoloso, io sono debole.
- La maschera paranoide: si manifesta con la tendenza alla svalutazione dell’altro per averne il controllo attraverso accuse, offese, critiche distruttive, con l’intento di sgretolare la stima dell’altro. Nel tentativo di evitare di essere ingannato assume un atteggiamento guardingo e controllante, anche attraverso il dominio sull’altro. È ostile, geloso, sospettoso, irritabile, ipercritico e circospetto. Non riesce a stabilire rapporti d’amore, intimità e confidenza. Variante: inquisitore, accusa sempre l’altro di qualcosa per poterlo controllare attraverso la paura.
-
La maschera del narcisista-infantile: è tipica della persona immatura che non si accontenta di nulla, che vuole mantenere aperte tutte le possibilità allontanando il fallimento e la sofferenza. Vorrebbe avere tutto senza rinunciare a nulla e senza doversi impegnare.
- Burlone, per alleggerire situazioni tristi o di disagio fa spesso battute coprendo la paura del rifiuto e il timore della sofferenza, vive nell’angoscia di non essere mai apprezzato per quel che è;
- Piacione, cerca di essere essenzialmente buono e simpatico per piacere agli altri e aiutarli.
-
La maschera del violento o oppressore: il soggetto crede di potersi imporre all’altro con ogni mezzo: la seduzione, il dominio, il ricatto, il denaro. Ha sempre il dito puntato contro l’altro, si arrabbia con chi considera inferiore o inefficiente, deve sempre avere l’ultima parola, spesso è violento e vendicativo. Sa travestirsi da filantropo, marito diligente, ecc… cambia le carte in tavola, confonde, accusa l’altro di essere un malato o un bugiardo.
- Soggetto rozzo e prepotente che cerca di dominare e controllare spaventando gli altri;
- Duro, cerca di nascondere la propria debolezza fingendosi arrabbiato e prepotente, tende a trasgredire le regole;
- Intimidatore/stalker, crede che al momento che è innamorato anche l’altro debba esserlo.
-
La maschera del compiacente o del passivo-aggressivo: si manifesta con la falsa disponibilità o la compiacenza di fronte a ogni richiesta. Evita di assumere un ruolo attivo in quanto non si stima e ha paura di perdere la protezione dell’altro, per questo ha comportamenti privi di aggressività ed evita ogni conflitto che potrebbe generare instabilità e ansia.
- Falsa passività, mancato coinvolgimento energetico e paura di amare, aspetta che l’altro faccia qualcosa al suo posto;
- Sempre silenzioso: si fa percepire debole ed incapace anche se il suo atteggiamento è furbesco;
- Distaccato, sta in relazione con l’idea di dover riempire di qualche cosa che l’altro può offrire e mai del dono;
- Riservato, ladro di energia ed egoista. Teme di “svuotarsi” se si esprime in modo diretto e semplice;
- Iper-empatia o empatia della compiacenza subdola, per eccesso di passività, per paura di non farcela, si nasconde dietro un buonismo compiacente o un atteggiamento riflettente che non svela nulla e lascia che tutto rimanga immobile invece di cercare ulteriori prospettive e offrire alternative.
Le conseguenze negative della mancata esplorazione dell’ombra
- L’insorgenza di malattie;
- La reattività o impulsività;
- La dipendenza nella forma della simbiosi attiva, passiva, evitante;
- La tendenza a manipolare anziché esprimersi autenticamente;
- La svalutazione di sé e degli altri;
- L’atteggiamento di pretesa;
- L’assuefazione;
- Lo scarso senso di responsabilità;
- La mancanza di fiducia in sé stessi e negli altri;
- Il pensiero magico;
- La permanenza quasi costante di emozioni e sentimenti parassiti (rabbia, paura, colpa, vergogna, invidia), che vengono nascosti perché non riemerga il dolore che essi possano provocare;
- Il furto energetico o la perdita di energia;
- L’impossibilità di raggiungere gli scopi desiderati.
Destituire la maschera
Per evolvere occorre che diventiamo consapevoli delle nostre maschere e del modo in cui ci imprigionano nelle nostre quotidiane menzogne. Tale risveglio della coscienza implica il coraggio di osservare la realtà per quella che è. Il primo passo sta nell’osservarsi in modo benevolo, senza condannarsi o giudicarsi. Solo attraverso l’accettazione incondizionata la maschera può flessibilizzarsi. Dialoga apertamente e con assoluta sincerità alla tua maschera.
La cura energetica
- Impara a regolare gli scambi energetici nelle tue relazioni: mantieni chiarezza sia sui confini interni che esterni. Cerca di comprendere se nelle tue reazioni eccedi nel dare o nel ricevere energia, amore;
- Mantieni una posizione attiva nei confronti dell’interlocutore: non voler più dimostrare nulla, abbi fede nel tuo potere, allontanati dalle persone che possono distoglierti da questa certezza;
- Non stare nella vicinanza dell’altro con il bisogno eccessivo di riconoscimento.
-
Riassunto esame Teoria dei conflitti, prof. Maniscalco, libro consigliato La pace in rivolta
-
Riassunto esame pedagogia della comunicazione, prof. Falcicchio, libro consigliato: il dialogo e la mediazione dei …
-
Riassunto esame Teorie dei conflitti e processi di pace, docente Rosato, libro consigliato La pace in rivolta, Mani…
-
Riassunto esame Letteratura tedesca I, prof Ponzi, libro consigliato La natura della malattia. Genesi dei motivi de…