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La formazione scientifica di Freud

Nel 1873 Freud si iscrive alla facoltà di medicina di Vienna, considerata un centro di formazione non solo per medici ma anche per i futuri ricercatori nel campo della biologia. Nel terzo anno di studi entra nell'istituto di fisiologia di Brücke dove rimane fino al 1882 quando, su sollecitazione di Brücke stesso a causa delle sue difficoltà economiche, decide di dedicarsi alla professione di medico. Freud si trasforma da ricercatore in neurologia a neurologo aperto alla sperimentazione psicoterapeutica.

L'isteria e le nevrosi: la lezione di Charcot

Laboratorio anatomia patologia Salpêtrière

L'impatto della breve esperienza con Charcot ha avuto su Freud due conseguenze fondamentali: convincerlo dell'origine psicologica dei disturbi mentali e indurlo a sviluppare le nozioni di dissociazione dei diversi aspetti del funzionamento mentale.

Charcot: il metodo anatomoclinico e la medicina di laboratorio

Charcot aveva innovato profondamente il metodo anatomoclinico riuscendo a identificare un impressionante numero di entità morbose. Secondo lui, la tradizionale medicina d'ospedale francese, che si basava sul metodo anatomoclinico, doveva lasciar posto alla medicina di laboratorio. Pur continuando a identificare in una specifica lesione organica, rilevabile post mortem, l'agente causale della patologia, Charcot invitava tuttavia a passare dall'anatomia patologica microscopica all'istologia (l'anatomia normale di struttura) e all'istopatologia (l'anatomia medica di struttura).

Le pazienti ricerche istologiche avevano permesso di identificare lesioni tussutali non visibili a occhio nudo e dunque a raggruppare attorno a una lesione organica ben determinata un insieme di sintomi i cui rapporti erano fino ad allora sfuggiti, sottraendo al caos nuove specie morbose e riconducendole nel campo della clinica usuale. Queste lesioni venivano designate da Charcot come funzionali, termine che indicava un'alterazione microscopica o biochimica dei tessuti che ne modificava l'architettura profonda o il funzionamento.

Da quando nel 1882 era diventato primo titolare della prima cattedra mondiale di clinica delle malattie nervose, Charcot aveva legato il proprio nome a scoperte fondamentali nell'ambito della patologia geriatrica, dimostrando l'utilità dell'osservazione anatomoclinica longitudinale, di un metodo cioè capace di studiare non solo l'esito della malattia ma anche il suo decorso indagato per mezzo di un'attenta osservazione clinica del malato e della rilevazione di indici oggettivi (esami di laboratorio e curve termometriche) che permettevano di visualizzare graficamente l'andamento di alcune malattie.

L'isteria, il trauma e l'ipnosi

Charcot applica dunque allo studio dell'isteria lo stesso metodo che si era rivelato fecondo in quello delle patologie croniche: cerca di individuare un denominatore comune a un insieme di sintomi e lesioni polimorfe apparentemente senza legame tra loro. A partire dal 1882, Charcot iniziò a considerare l'ipnosi quale modello sperimentale dell'isteria, trovando nella psicologia fisiologica un ausilio fondamentale nello studio dei meccanismi responsabili della patologia isterica, ovvero delle manifestazioni isteriche conseguenti a un trauma psicologico.

Da un lato, la presenza di sintomi molto simili, le drammatiche crisi convulsive che comparivano in grado diverso e con diversa frequenza, portava a far rientrare tanto l'epilessia quanto l'isteria nella stessa classe delle grandi nevrosi e di attribuirne i sintomi alla stessa causa organica: una lesione al tessuto celebrale. Ma mentre nel caso dell'epilessia l'esame autoptico permetteva di ricondurre i sintomi convulsivi a lesioni ben evidenziabili a livello corticale, nel caso dell'isteria, che sembrava poter essere definita solo nei termini di "un gruppo di sintomi nosograficamente concatenati gli uni agli altri", le cose andavano diversamente.

Per quanto riguarda l'isteria si tratta di una lesione corticale che però non è una lesione organica. Non è né un rammollimento né un'emorragia né alcuna altra lesione materiale grossolana, prodotta da un trauma, si tratta di una lesione dinamica (funzionale).

Per Charcot l'ipnosi è uno strumento di straordinaria utilità in patologia sperimentale in quanto permette non solo di riprodurre con esattezza i sintomi somatici dell'isteria ma anche di distinguere chiaramente la paralisi di immaginazione, la paralisi isterica che l'ipnosi può riprodurre e modificare, e la paralisi a base organica che invece non può essere né riprodotta né modificata dall'ipnosi.

Per Charcot il fatto che negli isterici sia facile indurre l'ipnosi e che nell'anamnesi di tutti i soggetti ipnotizzabili si possa dimostrare la presenza di un temperamento nervoso di un'isteria in stato latente dimostra la consistenza scientifica dell'ipnosi che diventa così un disturbo mentale caratterizzato da una particolare situazione psicologica e da indici fisiologici facilmente evidenziabili quali ad esempio il restringimento del campo visivo e i disturbi della sensibilità riconducibili a un fattore di tipo costituzionale ed ereditario: la tendenza alla dissociazione.

Le esperienze di suggestione postipnotica fatte a Nancy con Bernheim insegneranno a Freud che il paziente che non ricorda nulla di ciò che è accaduto durante la seduta ipnotica offre però comunque delle spiegazioni a posteriori per la propria condotta anche se esse nulla hanno a che fare con la causa che l'ha determinata. Idee inconsce possono spingerci ad agire e a posteriori cerchiamo di razionalizzarle.

Suggestione post ipnotica

Si dà un ordine a un soggetto sotto ipnosi, dopo la seduta ipnotica il paziente esegue l'ordine dell'ipnotizzatore senza ricordarne il vero motivo ma cercando di dare una spiegazione plausibile. L'ordine originale dell'ipnotizzatore può essere ricordato insistendo. Le azioni possono quindi essere influenzate da fattori di cui non si è consapevoli. Elementi inconsci che influenzano comportamento possono essere recuperati.

Le teorie di Pierre Janet: la tendenza alla dissociazione psichica, l'ipnosi e l'isteria

Freud riconosce l'importanza dell'approfondimento dei processi psichici dell'isteria operato da Janet che identificava nella tendenza alla disaggregazione psicologica la caratteristica centrale dell'isteria, posta tuttavia in relazione con una modificazione degenerativa del sistema nervoso che si manifesterebbe attraverso una debolezza congenita della sintesi psichica.

Janet individuava i soggetti ideali per il suo studio sui fenomeni elementari della coscienza nelle pazienti isteriche e catalettiche che presentavano in grado elevato i fenomeni dell'automatismo e cioè nelle quali i fenomeni di pensiero si manifestavano in modo pressoché isolato.

Janet descrive il funzionamento mentale come il risultato di due attività fondamentali che a volte si completano e a volte si ostacolano, identificate nell'attività di sintesi (attività creatrice che riunisce i fenomeni dati in un fenomeno nuovo diverso dai singoli elementi) e nell'automatismo (definito alla stregua di un'attività conservatrice che tende a conservare e riportare alla luce le antiche sintesi). I disturbi osservati nelle pazienti vengono dunque attribuiti alla rottura dell'equilibrio fra queste due attività fondamentali della mente e ricondotti al prevalere dell'attività automatica sull'attività sintetica.

Freud: isteria, ipnotismo e suggestione

Tornato a Vienna profondamente affascinato dall'esperienza parigina, Freud inizia la sua attività privata come neurologo. I saggi scritti in questi anni mettono in luce un progressivo distanziamento dalle posizioni di Charcot. Benchè nella descrizione della sintomatologia dell'isteria segua molto da vicino il maestro francese, nelle sue indicazioni di trattamento sostiene la necessità di eliminare le sorgenti psichiche dei sintomi isterici utilizzando metodi capaci di porre in luce l'attività ideativa inconscia.

Freud si interessa a un metodo terapeutico sperimentato da Breuer. Esso consisteva nel ricondurre il paziente sotto ipnosi alla preistoria psichica del disturbo costringendolo a riconoscere l'occasione psichica che ha scatenato il disturbo in questione. Molti sintomi isterici che avevano resistito ad ogni forma di terapia scompaiono spontaneamente sotto l'influsso di una motivazione psichica sufficientemente forte.

Nella disputa tra la scuola parigina e la scuola di Nancy, Freud si schiera in favore di Bernheim spostandosi quindi da un'interpretazione di tipo fisiologico dell'ipnotismo a un'interpretazione psicologica che identificava la fonte dei fenomeni ipnotici nella suggestione di una rappresentazione cosciente immessa nel cervello dell'ipnotizzato dall'influsso esterno e da lui accolta come se fosse sorta spontaneamente.

Freud sottolinea però l'importanza delle osservazioni di Charcot e ritiene che riconoscere il peso della suggestione non implichi necessariamente la messa in discussione della obiettività della sintomatologia isterica e della realtà del grande ipnotismo isterico.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

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