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Diritto penale - la legge penale Appunti scolastici Premium

Appunti di Diritto penale per l'esame del professor Fiorella sui seguenti argomenti: i tre principi del reato, la funzione della pena, il bene giuridico, il bene sociale, il problema di compatibilità con la Costituzione, le sentenze di rigetto, le sentenze manipolative del bene.

Esame di Diritto penale docente Prof. A. Fiorella

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competenza in materia penale all'esecutivo per esigenze di garanzia. Solo l'iter legislativo

sembra lo strumento adeguato per tutelare i diritti delle minoranze e delle opposizioni di

sindacare sulle scelte della maggioranza. Si tratta di una riserva assoluta: il legislatore non

può demandare il potere normativo a fonti inferiori. È comunque accettata la componente

tecnica integrativa su parametri legislativamente predeterminati.

Per la dottrina e la prassi sono considerate fonti del diritto penale anche i decreti legge o i

decreti legislativi anche se passibile di critiche: i primi a causa dell'urgenza della loro

emanazione quando invece servirebbe ponderazione, i secondi per la capacità di eludere

garanzie date dagli artt 70/74 Cost con l'iter parlamentare.

AI sensi dell'art 3 Cost è escluso l’uso di leggi regionali penali, che minerebbero

l'eguaglianza tra i cittadini [sentenza 487/89: i consigli regionali non hanno la visione

generale dei bisogni della società, quindi non possono scegliere quali valori proteggere]. La

legge regionale può funzionare, senza abrogare, da scriminante con cause di giustificazione

per alcuni comportamenti.

Integrazione tra fonti:

- la legge demanda determinazione delle condotte punibili - norme in bianco [dipende]

- la fonte secondaria disciplina elementi di descrizione dell'illecito penale [tollerata]

- l'atto subordinato da specificazione tecnica a fattispecie legislative [legittima]

- la legge consente la scelta fra comportamenti dati [illegittima]

la consuetudine, sia essa incriminatrice, aggravatrice o abrogratice, non è assolutamente

considerabile fra le integrazioni della norma penale. È invece ammissibile la consuetudine

scriminante: le norme che istituiscono cause di giustificazione non hanno carattere penale,

quindi appare possibile che abbiano alla base una fonte con secondaria.

La riserva di legge, in quanto riferita alla legge statale, non permette legittimità alla legge

comunitaria come fonte. Può però contribuire alla descrizione della fattispecie in chiave

tecnica. La legislazione europea può condizionare l'applicazione della legge interna a causa

del principio di primato e la legittimazione delle norme a immediata esecuzione come

regolamenti, direttive analitici o trattati.

Cardine del principio di legalità è il principio nulla poena sine lege, per il quale non

sarebbe legittima una legge che preveda la fattispecie ma non la pena, rimettendola

all'arbitrio del giudice. Questo non significa che il giudice non possa esercitare discrezione,

anzi sta alla sua sensibilità adattare la pena alla fattispecie concreta e alla rieducazione del

delinquente. Resta necessaria la ragionevolezza della legge nello stabilire i limiti della

pena.

Il principio di legalità verrebbe eluso se la norma descrivesse il reato in termini così

generici da non ricondurla a un fatto ben preciso. Per impedire abusi del potere giudiziario

interviene il principio di tassatività della fattispecie, che impone sufficiente precisione

nella descrizione della fattispecie criminosa intesa come reato. La precisione serve anche

per garantire un’efficace funzione di guida del comportamento per chi la deve rispettare.

Risulterebbe inoltre impossibile difendersi dall'accusa di un reato non ben descritto e

precisato. Circolare presidente consiglio ministri 5/2/86: criteri orientativi per la

formulazione delle fattispecie penali.

Capita che legislatore, per evitare compilazioni di svariati casi, li riunisca tutti sotto una

definizione teorica, lasciando ad una fonte esterna il parametro di giudizio per

l'applicazione della norma [atti osceni]. I cosiddetti elementi descrittivi, hanno

integrazione nella realtà sociale. Gli elementi normativi, invece, hanno integrazione con

altre norme giuridiche o extragiuridiche.

il divieto di irretroattività della norma penale è sancito dall'art 11 delle preleggi. La norma

ha rango costituzionale, per la parte penale, nell'art 25 comma 2.

L'art 2 comma 1 ribadisce irretroattività, ma ai commi 2 e 3 permette la retroattività delle

norme favorevoli al reo. Ciò anche in accordo con l'art 3 cost, a titolo di uguaglianza fra le

punizioni per lo stesso reato, anche per ciò che riguarda le condizioni di punibilità. Il

comma 2 dell'art 2 prevede che in caso di abrogazione della norma penale gli autori del

reato, anche con condanna definitiva, non siano punibili e si estinguano gli effetti penali

della condanna. Se una nuova norma riformula il contenuto di una vecchia, modificando

gli elementi costitutivi, subentra anche nei passati rapporti solo se sussiste il rapporto di

continenza: un rapporto strutturale tra le fattispecie astratte per il quale la norma

successiva sia speciale rispetto alla prima.

Per stabilire quale legge applicare ad un reato bisogna stabilire il tempo del commesso

reato. La dottrina ha specificato tre criteri:

- condotta: reato commesso nel momento in cui si compie l’azione criminosa

- evento: reato commesso quando si palesa la lesione procurata dall'atto

- mista: il reato si considera indifferentemente commesso all'evento o alla condotta

gli ultimi due criteri sono respinti in quanto porterebbero a retroattività della norma

applicata, resta applicabile il criterio la condotta.

l'art 14 preleggi esclude l'analogia e in caso di legge penale. Questa disciplina è ripresa

dall'art 1 cp che vuole il reato espressamente previsto e l'art 199 cp che vuole previste le

misure di sicurezza.

È interpretazione estensiva e non l'analogia la soluzione che rientra in ogni possibile

significato letterale dei termini del testo della legge. Il divieto di analogia è relativo, in

quanto è stato riconosciuto l'uso dell'analogia delle norme di favore (art 25 c 2). L'analogia

risulta preclusa in caso di norme sull'immunità, cause di estinzione del reato e della pena,

cause speciali di non punibilità.

L'ambito di validità della legge penale nazionale si determina con 4 principi:

- territorialità: obbliga tutti coloro che si trovano nel territorio dello Stato

- difesa o personalità passiva: applicazione della legge dello Stato a cui appartengono di

interessi offesi oppure il soggetto passivo del reato

- personalità attiva: ad ogni autore di reato si applica la legge dello Stato cui appartiene.

- universalità: la legge penale nazionale si applica a tutti delitti ovunque commessi e a

chiunque.

art 6 c 2: principio dell'ubiquità: lo Stato ha sempre interesse alla punibilità nella doppia

valenza che volontà criminosa sia esteriorizata nel territorio, oppure si abbia

identificazione dell'evento offensivo.

Se l'azione o l'omissione è in parte avvenuta in Italia assume rilevanza penale sé è

essenziale al modello criminoso, anche se ciò non parrebbe ai sensi dell'art 56: se l'azione

non si compie o l'evento non si verifica.

Ubiquità e concorso di persone: reato commesso nel territorio dello Stato sia che l'azione

inizi all'estero e prosegua in Italia o viceversa, sia che un qualsiasi atto di partecipazione

sia compiuto in Italia anche se reato è stato eseguito interamente all'estero o viceversa.

Ubiquità e reato continuato: applicabilità dell'articolo 6 ogni volta che sia vantaggioso per

l'imputato.

Il codice prevede alcune ipotesi di reati commessi all'estero punibili incondizionatamente

(art 7) la maggior parte dei quali sono ispirati al principio di difesa, ed altri casi che sono

punibili condizionatamente:

Art 8 delitto politico: può essere inteso in senso oggettivo ed è tale in base alla natura del

bene o dell'interesse leso. Si tratta di un delitto che offende un interesse politico dello Stato

come l'integrità del popolo o del territorio, l'indipendenza, le forme di governo, nonché un

diritto politico del cittadino. In senso soggettivo è inteso come delitto comune determinato

da motivi politici attinenti alla struttura dei poteri e ai rapporti tra Stato cittadino, non da

motivi sociali, la condotta dell'agente non è dunque determinata in funzione della visione

della società.

Art 9/10 delitto comune del cittadino all'estero: occorrono due condizioni: che si tratti di

un reato per il quale la legge stabilisce la reclusione per almeno tre anni/ un anno, che

l'autore sia presente nel territorio dello Stato. Se si tratta di diritto punibile con la pena

inferiore a tre anni occorre: presenza nel territorio del reo a richiesta del ministero della

giustizia a istanza o querela dell'offeso. Se si tratta di un delitto commesso all'estero a

danno di uno Stato estero o di uno straniero occorre la richiesta del ministero di giustizia a

meno che non sia stata concessa o accettata l'estradizione. Per l'art 10 occorre la presenza

del reo, la richiesta del ministero di giustizia e la reclusione per almeno tre anni e che

l'estradizione non sia stata accettata. La Cass ha stabilito che l'art 9 c 3 vada applicato solo

se lo Stato estero è soggetto passivo specifico.

L'art 11 tratta del rinnovamento del giudizio e sottolinea che le sentenze straniere non

hanno efficacia preclusiva di un nuovo giudizio in Italia. Questa non è disciplina fissa in

quanto l'art 12 ammette il riconoscimento della sentenza straniera per fini secondari per

esempio stabilire la recidiva o applicare misure di sicurezza previste dalla legge italiana. La

ratio di questi articoli si fonda nella inderogabilità della giurisdizione italiana e nella

sfiducia dell'amministrazione della giustizia di stati terzi.

Estradizione: consegna di un individuo da parte di uno Stato ad un altro Stato. Attiva:

quando è lo Stato italiano il richiedente. Procedimento preventivo amministrativo senza

garanzie giudiziarie dello Stato estero perché saranno poi accertate dal ministero di

giustizia italiano. Passiva: quando il richiedente a uno Stato estero, la procedura ha

carattere amministrativo, ha competenza iniziale spetta al ministero della giustizia che

presenta la domanda al procuratore generale verso la corte d'appello che presenta la sua

requisitoria alla corte. Nella fase giurisdizionale saranno pienamente tutelati i diritti della

difesa. La sentenza favorevole del giudice ha valore di condizione necessaria ma, non

sufficiente per l'estradizione perché la decisione finale spetterà al ministero. L'estradizione

è vincolata al principio di specialità: vale solo per il fatto per cui è stata concessa,

impedisce restrizioni di libertà per altre cause. Limiti dell'estradizione: è concessa solo se

prevista dalle convenzioni internazionali, non è concessa nel caso di reato politico e in un

paese in cui vige la pena di morte, non viene concessa se esiste il timore che il soggetto

possa essere sottoposto a trattamenti disumani.

La definizione formale vuole il reato come fatto umano a cui la legge ricollega una

sanzione penale, facendo leva sulla reazione dell'ordinamento, in funzione delle

conseguenze giuridiche. Questo appare però insufficiente. Il reato ha alcune

caratteristiche:

- creazione legislativa, solo la legge formale può creare fattispecie penali

- formulazione tassativa, la legge deve usare la maggiore precisione possibile nelle

descrizioni del reato

- carattere personale, è vietata ogni responsabilità per fatto altrui

Il civile si distingue da penale perché non vige il principio di riserva di legge, tassatività, e

personalità della responsabilità. Il penale e l'amministrativo, in seguito alla 689/81 sulla

depenalizzazione, ha caratteristiche simili, quali la riserva di legge e l'irretroattività. La

distinzione opera in base alla natura della sanzione, del procedimento e dell'organo

competente.

Il reato va definito come lesione o tentata tale del bene giuridico meritevole di tutela

penale, in base delle direttive della costituzione, se l'aggressione fa sembrare inevitabile la

pena, le sanzioni non penali sono insufficienti.

il codice Rocco distingue fra delitti e contravvenzioni in base alla gravità dell'illecito.

Secondo Beccaria e i diritti sono offese ai diritti di natura, e contravvenzioni violano le

leggi che promuovo il pubblico bene. Teoria troppo giusnaturalistica. Se o con le

contravvenzioni sono azioni contrarie all'interesse amministrativo dello Stato. La dottrina

tradizionale distingue con criterio quantitativo in base alla gravità della violazione. Il

diritto di gente distingue con criterio formale: a seconda delle pene inflitte (art 39) e

precisamente per il delitto ergastolo, reclusione e multa; per le contravvenzioni al resto e

ammenda (art 17). I delitti richiedono il dolo, l'eccezione è la colpa; le contravvenzioni non

distinguono dolo o colpa. Il tentativo è previsto solo per i delitti.

È autore è colui che compie un'azione conforme ad una fattispecie di reato. Può essere sola

persona umana e ogni persona umana. In base alle idoneità di subire certe conseguenze ci

sono tre capacità penali: alla pena -imputabilità-, di sicurezza -pericolosità sociale-,


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vip22

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vip22 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Fiorella Antonio.

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