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La giustizia amministrativa Appunti scolastici Premium

Appunti di Giustizia amministrativa basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Bertonazzi dell’università degli Studi di Milano - Unimi, Facoltà di Giurisprudenza, Corso di laurea in giurisprudenza. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Giustizia amministrativa dal corso del docente Prof. L. Bertonazzi

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La giustizia amministrativa

Gloria Lorini

Il riparto di giurisdizione:

La giustizia amministrativa italiana si è formata gradatamente: dalla legge abolita del contenzioso

amministrativo (1865), la legge Crispi che istituì la IV Sezione del Consiglio di Stato, la creazione

della giurisdizione esclusiva (inizialmente attribuita al Consiglio di Stato), l’entrata in vigore della

Costituzione (1948), l’istituzione dei TAR (1971) e i numerosi interventi successivi che si sono

susseguiti sono ad oggi.

Il vecchio criterio del riparto di giurisdizione (lesioni di diritti soggettivi di competenza del giuridico

ordinario, lesione di interessi legittimi di competenza del giudice amministrativo) è ancora oggi in

vigore ed è stato costituzionalizzato dagli artt. 24, 103, 113 Cost.

Problema: come si identifica il diritto soggettivo dall’interesse legittimo?

A questo quesito sono state date tre risposte (tre orientamenti):

1. Diritto soggettivo e interesse legittimo si distinguono in rapporto alla natura del potere

amministrativo. Se il potere esercitato dalla PA è un potere discrezionale, il privato vanta un

interesse legittimo. Se invece il potere esercitato è vincolato, il privato è titolare di un diritto

soggettivo. L’equazione potere vincolato - diritto soggettivo non vale sempre: ci sono casi in cui

la giurisprudenza ritiene che al potere vincolato corrisponda un interesse legittimo. È invece

sempre vero che ad potere discrezionale corrisponde un interesse legittimo —> anche quando

il privato fosse originariamente titolare di un diritto soggettivo, l’esercizio da parte della PA del

potere discrezionale, degrada il diritto soggettivo ad interesse legittimo.

2. Criterio di distinzione tra le due situazioni giuridiche che poggia sulla distinzione tra norme di

relazione e norme di azione.

Le norme di azione sono quelle norme che disciplinano l’attività amministrativa in funzione

• dell’interesse pubblico.

Le norme di relazione disciplinano invece la relazione tra PA e cittadino in funzione

• dell’interesse di quest’ultimo.

Alle prime corrisponderebbe un interesse legittimo, alle seconde diritti soggettivi.

In contratto risulta spesso difficile assegnare una norma all’una o all’altra categoria.

3. Criterio di riparto elaborato dalla Corte di Cassazione: carenza di potere - cattivo esercizio del

potere. Quando il privato nega l’esistenza del potere che la PA ha esercitato, fa valere un diritto

soggettivo. Se invece il privato contesta le modalità di esercizio del potere (esistente in capo

alla PA), fa valere un interesse legittimo. Se l’atto amministrativo è emesso in carenza di potere

esso è giuridicamente nullo o inesistente e non produce quindi alcun effetto di degradazione

del diritto. Le Sezioni Unite hanno individuato, accanto alla carenza di potere in astratto, una

carenza di potere in concreto che si avrebbe quando all’autorità amministrativa sia attribuito un

determinato potere ma manchino i presupposti per il suo esercizio, o siano scaduti i termini

entro i quali il provvedimento doveva essere adottato —> anche in questo caso il diritto

soggettivo rimane inalterato.

Esisterebbero poi alcuni diritti (es. il diritto alla salute o all’integrità personale) che non sarebbero

suscettibili di degradazione ad opera di un provvedimento della PA —> c.d. Diritti incomprimibili (di

competenza del giudice ordinario). 2

La giustizia amministrativa

Gloria Lorini

La giurisdizione amministrativa: di legittimità, di merito ed esclusiva.

La giurisdizione amministrativa è una giurisdizione:

- Di legittimità: il giudice è chiamato a valutare l’atto impugnato ed in particolare se esso è affetto

da vizi di incompetenza, violazione di legge o eccesso di potere, o se ne sia immune. Una novità

rispetto al passato consiste nell’estensione del giudizio di legittimità anche alle controversie

relative al risarcimento del danno per la lesione di interessi legittimi e altri diritti patrimoniali.

- Di merito: in una serie di ipotesi indicate dalla legge. Si tratta di ricorsi diretti ad ottenere

l’adempimento dell’obbligo dell’autorità amministrativa di conformarsi al giudicato dei tribunali

che abbia riscontrato la lesione di un diritto civile o politico. In questi casi il giudice ha il potere di

sostituirsi all’amministrazione e di modificare o riformare l’atto impiumato. Oggi le ipotesi in cui

rimane la giurisdizione di merito sono limitate al giudizio di ottemperanza, il contenzioso

elettorale e le sanzioni pecuniarie la cui contestazione è devoluta al giudice amministrativo.

- Esclusiva: nel 1923 sono state unificate le competenze della IV e V Sezione del Consiglio di

Stato: l’una esercitava la giurisdizione di legittimità e l’altra quella di merito.

Contemporaneamente viene introdotta la giurisdizione esclusiva. Le materie che possono

rientrare nella giurisdizione esclusiva sono particolari: solo quelle cioè, per le quali è

estremamente difficile operare una distinzione, quando diritti soggettivi e interessi legittimi sono

intrecciate. In queste materie il giudice amministrativo conosce anche della lesione di diritti

soggettivi (il ricorrente può altresì richiedere il risarcimento del danno).

Il doppio grado di giurisdizione amministrativa:

La giurisdizione amministrativa è ordinata secondo il principio della doppia giurisdizione.

Ai sensi dell’art.125 Cost., nel 1971 sono stati istituiti in ciascuna regione organi di giustizia

amministrativa di primo grado, i TAR. Questi hanno competenza per quanto riguarda le

controversie in tema di interessi legittimi e in particolari materie anche di diritti soggettivi (materie di

giurisdizione esclusiva). Il Consiglio di Stato è giudice di appello ed ha le stesse competenze

attribuite agli organi di giustizia amministrativa di primo grado.

Il Consiglio di Stato è giudice d’appello ma anche giudice ultimo. Come per la Corte dei Conti,

contro le sue sentenze non è ammesso ricorso in Cassazione se non quando il privato denunci un

difetto di giurisdizione —> il Consiglio di Stato ha conosciuto di diritti soggettivi in materie che non

rientrano tra quello di giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, o ha negato la

giurisdizione sostenendo si trattasse di diritti soggettivi per i quali non ha competenza mentre

secondo il ricorrente si trattava di interessi legittimi.

I principi del processo amministrativo:

Il processo amministrativo è retto da principi in parte specifici e in parte comuni ad ogni processo.

Gli artt. 1 e 2 c.p.a. enunciano i principi comuni:

- La giurisdizione amministrativa assicura una tutela piena ed effettiva;

- Il processo amministrativo attua i principi della parità delle parti, del contraddittorio e del giusto

processo;

- Il giudice amministrativo coopera con le parti per la realizzazione della ragionevole durata del

processo.

Accanto a questi principi ve ne sono altri desunti dal codice di procedura civile ai quali, in molti

casi, rinvia il codice del processo amministrativo.

I principi specifici del processo amministrativo sono quelli enunciati dagli artt. 103 e 113 Cost.:

- Giurisdizione del Consiglio di Stato e degli organi di giustizia amministrativa per la tutela degli

interessi legittimi e nei casi di giurisdizione esclusiva anche dei diritti soggettivi;

- Prevede la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi contro gli atti della pubblica

amministrazione; affida alla legge il compito di determinare quali siano gli organi di giurisdizione

abilitati ad annullare gli atti della PA. 3

La giustizia amministrativa

Gloria Lorini

1. Pienezza ed effettività della tutela (art.1 c.p.a.): il processo amministrativo ha lo scopo di

tutelare gli interessi legittimi (e in alcuni casi anche i diritti soggettivi) del soggetto (persona

fisica, persona giuridica, persona giuridica pubblica). Il suo obbiettivo non è quello di

controllare la legittimità dell’azione amministrativa —> questo controllo viene esercitato solo se,

e nella misura in cui, il privato lo chieda a difesa di un suo interesse.

La “pienezza” della tutela è assicurata dalle numerose azioni che il privato può esercitare

(azione di annullamento, di condanna, di nullità, avverso il silenzio).

La “effettività” della tutela è assicurata dalla tutela cautelare che mira ad impedire che i tempi

lunghi del processo possano arrecare al ricorrente un danno grave e irreparabile, anticipando

con la misura cautelare gli effetti della sentenza favorevole —> effetti che potranno poi cessare

nel caso si giunga successivamente ad una sentenza contraria per il ricorrente.

2. Il principio della domanda: il giudice non può pronunciare una sentenza se non c’è una parte

che lo chiede nel proprio interesse (art.99 c.p.c. —> chi vuole far valere un diritto in giudizio

deve proporre domanda al giudice competente).

Perché la domanda possa essere proposta è necessario avervi interesse. Il privato può

chiedere o meno la tutela giurisdizionale, una volta chiesta può rinunciarvi in ogni stadio e

grado della controversia (art.84 co.1 c.p.a.).

Spetta alle parti dare impulso al processo: ad esempio se non viene presentata l’istanza di

fissazione dell’udienza entro un anno dal deposito del ricorso, il ricorso si considera perento.

Implicito nel principio della domanda è la regola della corrispondenza tra il chiesto e il

pronunciato: il giudice deve pronunciare su tutta la domanda ma non deve eccedere i limiti di

essa. Nell’azione di annullamento il giudice è vincolato dai motivi esposti dalle parti; non può

annullare l’atto impugnato per motivi diversi da quelli dedotti dal ricorrente.

3. Il giusto processo: il processo è giusto quando si svolge in posizione di parità tra le parti

davanti ad un giudice terzo e imparziale.

La parità esige che alla parte intimata (amministrazione e controinteressati) sia garantito il

diritto di difesa —> a tal fine sono previsti l’obbligo di notificare l’atto introduttivo del giudizio; il

diritto a colui che ne abbia interesse di intervenire nel giudizio; il diritto del controinteressato di

proporre ricorso incidentale (= impugnare l’atto impugnato dal ricorrente per motivi diversi); il

diritto delle parti intimate di costituirsi in giudizio, presentare memorie e documenti, indicare

mezzi di prova…; il diritto di tutte le parti di presentare memorie fino a 30 giorni liberi prima

dell’udienza e di replicare alle memorie avversarie fino a 20 giorni liberi prima; il diritto delle

parti di discutere sinteticamente all’udienza di discussione.

4. La ragionevole durata del processo: si tratta di un’esigenza più volte affermata dalla Corte

europea dei diritti dell’uomo nella considerazione che una giustizia tardiva è comunque una

giustizia ingiusta. 4

La giustizia amministrativa

Gloria Lorini

La competenza per territorio: (art.13 c.p.a.)

Se la controversia riguarda atti, provvedimento o comportamenti che spiegano i loro effetti in

ambito regionale, competente è il tribunale della regione. La regola vale anche quando l’autorità

che ha emesso l’atto abbia sede al di fuori della regione se gli effetti sono circoscritti all’ambito

regionale.

Per le controversie riguardanti i pubblici dipendenti è competente il tribunale nella cui

circoscrizione territoriale è situata la sede di servizio.

Per gli atti statali è competente il TAR Lazio.

Una serie di controversie sono devoluto dall’art.135 c.p.a. alla cognizione del TAR Lazio —> si

parla in questo coso di competenza funzionale e non di competenza territoriali come nei casi

precedenti.

Le competenze territoriali e funzionali sono inderogabili:

- Nel giudizio di primo grado l’incompetenza può essere rilevata d’ufficio o dalle parti;

- In appello il difetto di incompetenza è rilevato solo se è stato impugnato dalle parti.

Le azioni:

Inizialmente il processo amministrativo conosceva solo l’azione di annullamento (sentenza

costitutiva).

Normalmente il giudice quando accoglie il ricorso annulla l’atto dell’amministrazione per

incompetenza, eccesso di potere o violazione di legge. Nel caso in cui il privato faccia ricorso per

l’inerzia dell’amministrazione alla richiesta di un suo atto amministrativo (es. una concessione,

un’autorizzazione), manca l’atto da impugnare, un atto che con l’eventuale accoglimento del

ricorso il giudice possa annullare.

Questo problema è stato risolto con l’istituto del silenzio-rifiuto: dopo che sono trascorsi 60 giorni

dalla richiesta all’amministrazione del rilascio di un provvedimento, il privato le assegna un termine

non inferiore a 30 giorni per provvedere, per esercitare poi un’azione di responsabilità. decorso

infruttuosamente il termine indicato nell’atto di diffida, il privato può impugnare il silenzio: l’inerzia

dell’amministrazione è assimilata ad un provvedimento esplicito di diniego.

Il giudice amministrativo accerta innanzitutto l’esistenza dell’obbligo in capo all’amministrazione di

provvedere e, se accerta l’illegittimità del silenzio, non annulla niente ma afferma o ribadisce

l’esistenza di quell’obbligo. (—> Sentenza di accertamento).

Alle sentenze costitutive di annullamento si aggiungono cosi quelle di accertamento.

È stata successivamente introdotta, prima dell’entrata in vigore del codice del processo

amministrativo, l’azione di condanna: il giudice amministrativo, in una serie di controversie

assegnate alla sua giurisdizione esclusiva, ha il potere di disporre, anche attraverso la

reintegrazione in forma specifica, il risarcimento del danno ingiusto (risarcimento del danno non più

riservato alle sole lesioni di diritti soggettivi di competenza del G.O.).

Pochi anni più tardi (1999) la Corte di Cassazione ha esteso la possibilità del risarcimento del

danno anche alla lesione di interessi legittimi in qualunque materia a cui l’azione amministrativa

abbia cagionato un danno ingiusto. 5

La giustizia amministrativa

Gloria Lorini

Le azione attraverso le quali i poteri (di annullamento, di condanna pecuniaria o alla reintegrazione

in forma specifica) vengono esercitati, sono previste dal capo II del c.p.a. dedicato alle “azioni di

cognizione”:

- Azione di annullamento.

- Azione di condanna.

- Azione avverso il silenzio: ha per oggetto l’accertamento dell’obbligo di provvedere

dell’amministrazione.

- Azione (o declaratoria) di nullità: ha per oggetto l’accertamento delle nullità previste dalla legge.

1. L’azione di annullamento: per violazione di legge, eccesso di potere e incompetenza si

propone nel termine di decadenza di 60 giorni. Oggi l’azione di annullamento è spesso

affiancata da azioni di condanna e di accertamento ma resta comunque la forma di tutela

prevalente e più efficace di protezione perché cancella l’atto sin dall’origine. La condanna

pecuniaria rappresenta un supplemento —> è destinata a risarcire quei danni che non sono

eliminabili con l’annullamento dell’atto.

2. L’azione di condanna: può essere richiesta contro la PA in tre casi:

Nelle materie riservate alla giurisdizione esclusiva quando il privato lamenti la lesione a un

• diritto soggettivo (la richiesta di condanna può essere fondata anche sulla lesione di un

interesse legittimo);

In tutte le materie quando il ricorrente chiede il risarcimento del danno ingiusto derivante da

• un esercizio illegittimo dell’attività amministrativa;

Quando la lesione derivi dal mancato esercizio dell’attività amministrativa obbligatoria.

• L’azione di condanna può essere esercitata contestualmente o in via autonoma: può essere

richiesta congiuntamente ad un’azione di annullamento dell’atto (risarcimento dei danni da

questo cagionati), all’azione avverso il silenzio quando l’amministrazione omettendo di

provvedere abbia cagionato un danno rilevante al privato, può essere abbinata all’azione di

nullità.

L’azione i condanna può essere esercitata anche in via autonoma nei casi di giurisdizione

esclusiva e in quelli indicati dall’art.30 co.1 c.p.a., cioè nei casi indicati nel tre punti precedenti.

La domanda di risarcimento per lesioni di interessi legittimi deve essere proposta entro 120

giorni dalla conoscenza del provvedimento da cui deriva la lesione.

L’azione di condanna può essere esercitata anche contestualmente all’azione di annullamento

o non oltre 120 giorni dal passato in giudicato della sentenza che ha annullato l’atto.

Se il ricorrente chiede solo il risarcimento del danno senza proporre l’azione di annullamento

(sempre entro 120 giorni dalla conoscenza dell’atto), dal risarcimento vanno esclusi i danni che

avrebbe potuto evitare usando l’ordinaria diligenza anche attraverso l’esperimento degli

strumenti di tutela previsti.

La condanna è quesi sempre di tipo pecuniario anche se è previsto il risarcimento del danno in

forma specifica —> questo solo quando sussistano i presupposti previsti dall’art.2058 c.c., cioè

che la forma di risarcimento non sia eccessivamente gravosa per il debitore.

3. L’azione avverso il silenzio: se sono decorsi i termini per la conclusione del procedimento

senza che l’amministrazione abbia provveduto, l’interessato può chiedere l’accertamento

dell’obbligo dell’amministrazione di provvedere ma solo in tre casi: deve trattarsi di attività

vincolata o di attività nel corso della quale l’autorità ha esaurito l’ambito della sua

discrezionalità o di attività nella quale non è necessaria un’istruttoria.

Il termine per agire è fino ad un anno dalla scadenza del termine stabilito per la conclusione

del procedimento. Se trascorso l’anno l’amministrazione è rimasta inerte e l’interessato non ha

agito, può essere rinnovata l’istanza di avvio del procedimento cosi che i termini vengono

riaperti. 6

La giustizia amministrativa

Gloria Lorini

4. L’azione di adempimento: è stata introdotta nel codice del processo amministrativo solo

recentemente con il D.Lgs.160/2012. —> consiste nella possibilità di chiedere al giudice

amministrativo la condanna della PA al rilascio di un determinato provvedimento, un facere

specifico.

Il legislatore ha circoscritto le ipotesi di esercizio dell’azione di adempimento e ne ha

specificato i limiti.

L’azione di condanna al rilascio del provvedimento richiesto può essere esercitata

contestualmente all’azione di annullamento del provvedimento di diniego o all’azione avverso il

silenzio ed entro i limiti di cui all’art.31 co.3 c.p.a.

La domanda può essere proposta soltanto unitamente alle tipologie di azione individuate e non

in via autonoma, e che è ammissibile solo quando si attratta di attività vincolata o quando

risulta che non residuano ulteriori margini di discrezionalità e non sono necessari adempimenti

istruttori che debbano essere compiuti dall’amministrazione.

Solo a tali condizioni il giudice può valutare di rilasciare i suddetto provvedimento.

5. L’azione di nullità (è un’azione di accertamento): a differenza dell’azione di annullamento, l’atto

nullo non produce effetti. L’azione di nullità amministrativa va esercitata entro il termine di 180

giorni dalla comunicazione o dalla piena conoscenza dell’atto. La nullità dell’atto può sempre

essere opposta dalla parte resistente o essere rilevato d’ufficio dal giudice.

Il termine di 180 giorni non opera quando il ricorrente faccia valere un diritto soggettivo

nell’ambito di una controversia devoluta alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo

—> trovano applicazione le regole del processo civile, cioè l’imprescrittibilità dell’azione di

nullità.

Il termine non opera neanche quando viene denunciata la nullità dell’atto per violazione o

elusione del giudicato —> in questo caso l’accertamento della nullità viene richiesto al giudice

nell’ambito del giudizio di ottemperanza, quindi la domanda soggiace al termine di prescrizione

di 10 anni.

Le parti: il ricorrente.

Il soggetto che propone la domanda è la parte interessata alla tutela giurisdizionale di un suo diritto

(nella giurisdizione esclusiva) o di un suo interesse legittimo leso da un atto della PA.

Colui che propone la domanda è il ricorrente.

Non è sufficiente che da un atto della PA gli sia derivato, ma occorre che il danno sia stato

cagionato in modo illegittimo.

Occorre inoltre che colui che agisce in giudizio sia il titolare dell’interesse legittimo che fa valere

—> non si può far valere un interesse legittimo altrui.

Il ricorso è ammissibile solo se dal suo accoglimento possa derivare un beneficio alla sfera

personale o patrimoniale del ricorrente. —> il beneficio atteso dal ricorrente dall’accoglimento del

ricorso è l’interesse a ricorrere (può esservi un interesse legittimo senza che vi sia un interesse a

ricorrere).

L’interesse a ricorrere deve persistere per tutta la durata del giudizio fino alla decisione. Se viene

meno nel corso del giudizio, il giudice dichiarerà che il ricorso è improcedibile per sopravvenuta

carente di interesse —> nel frattempo può essere sopravvento un provvedimento che ha fatto

venire meno l’interesse al ricorso.

L’interesse a ricorrere va distinto dalla legittimazione ad agire (necessaria per poter proporre

domanda). È legittimato ad agire il soggetto che voglia avvalersi della tutela giurisdizionale per la

lesione, da parte di un atto o comportamento della PA, di una situazione giuridica personale. 7

La giustizia amministrativa

Gloria Lorini

Ci sono casi in cui un provvedimento amministrativo lesivo tocca una pluralità di interessati: in

questi casi si ha il ricorso collettivo in cui non vi è un’unica parte ricorrente ma più ricorrenti. È

necessario però che le parti abbiano tutte lo stesso interesse (comune interesse), altrimenti il

ricorso è inammissibile. Nel caso in cui i ricorrenti non abbiano un comune interesse, possono

possono proporre un ricorso distinto.

L’amministrazione resistente:

Il ricorso è diretto contro la PA (o alle pubbliche amministrazioni —> in questo caso ci saranno più

amministrazioni resistenti) che ha posto in essere l’atto impugnato.

Come il ricorrente ha interesse all’annullamento di quell’atto, la parte resistente, l’amministrazione,

ha interesse alla sua conservazione. Per questo motivo nel giudizio diventa parte e come tale può

difendersi (la PA ha diritto di difesa come tutti i convenuti in giudizio).

Affinché tale diritto possa essere esercitato è necessario che il ricorso venga notificato —> la

notifica e quindi la conoscenza del giudizio sono la condizione necessaria affinché il diritto di difesa

possa essere esercitato.

Il controinteressato:

Al ricorrente e all’amministrazione, parti necessarie del processo, si aggiunge una parte eventuale:

il controinterressato (o controinteressati) —> soggetto che ha un interesse opposto a quello del

ricorrente. Il ricorrente tende alla conservazione dell’atto in quando a lui favorevole.

Non sempre è cosi facile individuare il controinteressato: è volte questi è menzionato nell’atto

impugnato ma altre volte occorre tenere conto del pregiudizio che una persona, anche se non

menzionata nell’atto, riceverebbe dall’annullamento dell’atto.

Quando i controinteressati sono più di uno è sufficiente che, entro il termine, il ricorso sia notificato

ad almeno uno di loro.

Quando la notificazione nei modi ordinari è difficile per il numero di controinteressati, il giudice può

autorizzare la notificazione per pubblici proclami —> pubblicazione della Gazzetta Ufficiale di un

sunto del ricorso.

L’interveniente:

Il codice del processo amministrativo prevede la possibilità dell’intervento ad adiuvandum, ad

opponendum e per ordine del giudice.

- Intervento ad adiuvandum: è ammesso a tutela di un interesse diverso da quello del ricorrente

ma collegato.

- Intervento ad opponendum: cioè l’interessa ad intervenire a sostegno dell’amministrazione. Può

essere di due specie:

I. O viene posto in essere dal controinteressato non intimato (= che non ha ricevuto la notifica del

ricorso).

II. O interviene un terzo che potrebbe subire un pregiudizio dall’accoglimento del ricorso (—>

figura del c.d. controinteressato successivo, non è un controinteressato in senso tecnico).

Il codice prevede anche la possibilità dell’intervento su ordine del giudice quando questi ritiene

opportuno che il processo si svolga in confronto di un terzo a quale la causa è comune. 8

La giustizia amministrativa

Gloria Lorini

Il contraddittorio:

Ai sensi dell’art.111 Cost. il processo amministrativo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in

condizione di parità, davanti ad un giudice terzo e imparziale.

Tra le parti (ricorrente, amministrazione, controinteressato) va instaurato un contraddittorio.

Il mezzo volto all’instaurazione del contraddittorio è costituito dalla notifica del ricorso a cura del

ricorrente alle altre parti. La notifica deve effettuarsi a mezzo di ufficiale giudiziario (l’ufficiale

giudiziario notifica l’atto) e consente alla parti di venire a conoscenza del ricorso e di difendersi.

Il principio del contraddittorio comporta anche l’obbligo di depositare l’originale del ricorso con la

prova delle avvenute notificazioni e i documenti su cui il ricorso si fonda.

Ogni termine è stabilito affinché le altre parti possano organizzare le rispettive mosse:

Il termine per la costituzione delle altre parti.

• Il termine per il deposito dei documenti è di 40 giorni liberi prima dell’udienza e serve anche al

• ricorrente per esaminare quanto prodotto dalle altre parti ed utilizzarlo in vista dell’eventuale

memoria —> da depositare fino a 30 giorni liberi prima dell’udienza.

Entro il termine per ricorrere, 60 giorni dalla notifica dell’atto da impugnare o dalla pubblicazione

• o dalla piena conoscenza, il ricorso va notificato non solo all’amministrazione resistente ma

anche ad almeno uno dei controinteressati (entro il termine per la notifica del ricorso). La notifica

agli altri controinteressati deve essere poi integrata nel corso del giudizio o entro il termine

fissato dal tribunale.

Il contraddittorio è integralmente instaurato quando l’atto introduttivo è notificato non solo

all’amministrazione residente ma anche a tutti i controinteressati.

L’atto impugnato:

Il ricorso giurisdizionale è diretto contro atti o provvedimenti di un’autorità amministrativa: in alcuni

casi però l’atto da impugnare può mancare —> nei ricorsi contro il silenzio, nel ricorso per

esecuzione del giudicato con cui il ricorrente lamenta l’inottemperanza della PA e quindi un

comportamento omissivo.

Normalmente, nella maggior parte dei casi, nella giurisdizione di legittimità viene richiesto

l’annullamento di un atto amministrativo.

Quale atto può essere impugnato e quale no?

La giurisprudenza distingue tra mero atto amministravo e provvedimento amministrativo. Il

provvedimento amministrativo è, per definizione, l’atto impugnabile. Impugnabile è l’atto conclusivo

di un procedimento, non sono in genere imputabili gli atti preparatori del provvedimento. Negli atti

preparatori manca infatti l’interesse a ricorrere perché il procedimento potrebbe avere una

conclusione diversa da quello che sembrano preannunciare. L’atto è impagabile quando lede una

situazione giuridica soggettiva —> effetto proprio dell’atto conclusivo della sequenza

procedimentale. Talvolta questo effetto può essere prodotto anche da un atto che nella sequenza

non è collocato alla fine. Es. la mancata ammissione alle prove orali di un concorso non è un atto

conclusivo del procedimento concorsuale; seguiranno una serie di operazioni fino alla formazione

della graduatoria. Sono tuttavia atti conclusivi per il candidato che viene escluso —> sono quindi

impugnabili.

Non sono normalmente immediatamente impugnabili le norme regolamentari a meno che

contengano previsioni immediatamente lesive. Al di fuori di questa ipotesi il regolamento è

impugnabile solo con il provvedimento concreto che ne costituisce applicazione —> solo in quel

momento infatti la lesione diverrà attuale.

Non sono impugnabili gli atti o provvedimenti emanati dal Governo nell’esercizio del potere politico.

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La giustizia amministrativa

Gloria Lorini

Il contenuto del ricorso:

Il contenuto del ricorso è disciplinato dall’art.40. Il ricorso è diretto al TAR e deve contenere:

- Le generalità del ricorrente, del difensore e delle parti avversarie;

- L’indicazione dell’oggetto della domanda compreso l’atto impugnato;

- La esposizione sommaria dei fatti;

- I motivi su cui il ricorso si fonda (= indicazione dei vizi dell’atto impugnato) con l’indicazione dei

mezzi di prova e delle misure richieste dal giudice;

- La sottoscrizione della parte dell’avvocato che lo rappresenta.

Il ricorso è inammissibile se non contiene i motivi. È nullo se manca la sottoscrizione o se vi è

assoluta incertezza sulle persone o sull’oggetto della domanda.

La comparizione dell’amministrazione o del controinteressato sana la nullità e la irregolarità

dell’atto.

Se il ricorso contiene delle irregolarità, il collegio può ordinare che sia rinnovato entro un termine

da lui fissato.

Lo svolgimento del processo. Le fasi necessarie.

Nella generalità dei casi il giudizio davanti al giudice amministrativo passa attraverso le seguenti

fasi:

notifica del ricorso

• deposito del ricorso

• istanza di fissazione d’udienza

• costituzione delle altre parti

• fissazione dell’udienza da parte del presidenza del Tribunale

• deposito dei documenti

• deposito delle memorie

• udienza di trattazione

1. Il processo è avviato dalla notifica del ricorso all’amministrazione (alle amministrazioni) e ad

almeno uno dei controinteressati.

Il ricorso deve essere notificato entro 60 giorni dalla notifica dell’atto impugnato. Se questo non

è stato notificato ma è prevista dalla legge la sua pubblicazione il termine decorre dall’ultimo

giorno di pubblicazione. Se mancano sia la notifica che la pubblicazione il termine decorrere

dalla piena conoscenza dell’atto da parte dell’interessato. La conoscenza è piena quando non

solo si conosce l’esistenza dell’atto o il suo carattere lesivo ma anche quando si conosce il

contenuto dell’atto.

Quando il ricorrente abbia esercito il diritto di accesso per ottenere una copia dell’atto, la piena

conoscenza si presume acquista al momento del rilascio della copia.

Il termine di 60 giorni è stabilito a pena di decadenza, il ricorso notificato tardivamente è

irricevibile e il tribunale lo dichiarerà tale senza neppure entrare nel merito dei motivi.

2. Entro 30 giorni dalla notifica al destinatario, l’originale del ricorso va depositato (deposito del

ricorso). Il documento deve contenere la priva delle avvenute notifiche mediante l’attestazione

da parte dell’ufficiale giudiziario. Deve inoltre essere accompagnato da una copia dell’atto

impugnato e dai documenti sui quali il ricorso si fonda (es. atti preparatori, documenti

provenienti dall’amministrazione in contrasto con l’atto impugnato…). Se il ricorrente non è in

possesso di nessuno di questi atti e si limita a produrre l’originale del ricorso, l’onero relativo si

trasferisce all’amministrazione resistente.

Con il deposito dell’originale del ricorso nella segreteria del TAR, il rapporto processuale viene

costituito. Con la notifica il ricorrente si limita invece a chiamare il giudizio l’amministrazione

resistente e i controinteressati. Solo con il deposito il giudice viene messo in ballo e viene

messo a conoscenza dell’esistenza della lite. 10


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Gloria2909 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Giustizia amministrativa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Bertonazzi Luca Santino.

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