Estetica dell'opera filosofica di Kant
L'opera filosofica di Kant ruota intorno ad alcuni specifici problemi, alcuni anche ereditati dalla tradizione filosofica. Le sue tre grandi opere sono:
Critica della ragion pura (1781)
Questa risponde a una domanda relativa alle nostre possibilità di conoscenza e quindi relative all'intelletto. Kant si chiede come e cosa possiamo conoscere. La conoscenza è legata alla sensibilità e quindi ha un limite. È l'intelletto a darmi i concetti e a operare sulla sensibilità. Tutto ciò che è oltre (sovrasensibile) sfugge all'intelletto e perciò non è possibile il giudizio sintetico a priori.
Critica della ragion pratica (1788)
Questa risponde alle domande sulle modalità del nostro agire (come devo agire per essere morale, giusti). Kant deve misurarsi con tutta una tradizione filosofica che lo ha preceduto in cui si riteneva di dover individuare la morale e la bontà per gli individui all'esterno (per esempio perseguendo le vie della felicità o del piacere). Kant però non è d'accordo e ritiene che la legge morale (insieme di indicazioni che fa sì che noi agiamo in una maniera giusta) deve essere dentro gli individui, ovvero nella ragione. Essa ci fornisce gli strumenti per seguire la legge morale, si impone sulla volontà e fa sì che agiamo in un determinato modo. Perché la volontà agisca, è necessario che noi ci atteniamo ad alcune leggi offerte dalla ragione.
Critica del giudizio (1790)
Questa risponde al problema relativo alla bellezza (cosa è bello e perché; bellezza relativa alle opere d'arte e alle realtà naturali). Nella Critica del giudizio accoglie le tesi illuministiche e l'estetica romantica, la quale offre problemi e motivi speculativi. Dimostra particolare interesse per il tema della soggettivazione della bellezza. Il bello non è oggettivo ma rinvia al soggetto. Prima il bello era ciò che rispondeva a criteri di oggettività, misurabilità e proporzionalità tra le parti. Il rischio era quello di ricondurre la bellezza esclusivamente al mondo della sensibilità cadendo del particolarismo. Kant quindi opera una rivoluzione copernicana nell'ambito conoscitivo, capovolgendo il rapporto tra soggetto e oggetto; pone il soggetto al centro dell'indagine e la bellezza cessa di essere oggettiva; questo perché il soggetto può affermare che qualcosa è bello.
Le facoltà secondo Kant
Innanzitutto, per Kant esistono due facoltà:
- Intelletto = Attività teoretica; facoltà conoscitiva che mi pone nell'ambito della necessità e quindi della natura. È capace di giudizi sintetici a priori e di sussumere il particolare nell'universalità. Esso mi fa conoscere la realtà.
- Ragione = Attività regolativa/pratica che mi pone nell'ambito della libertà. Non elabora concetti ma idee le quali non hanno valore conoscitivo. Ad esempio, anima, mondo e dio ci sfuggono e riguardano l'attività pratica non conoscitiva. Noi cogliamo solo emozioni e sensazioni particolari.
Intelletto e ragione sono autonome, cioè non si pregiudicano a vicenda; una non influenza l'altra. Affianco a questi due mondi impossibili da unificare vi è una terza facoltà, ovvero quella del giudizio. Essa ha il compito di tenerli insieme e quindi può essere considerata una sorta di punto di mediazione che si può trovare dal punto di vista del soggetto.
Kant afferma che mediante intelletto e ragione si diventa legislatori a priori = il soggetto possiede quelle forme a priori che lo rendono capace di stabilire leggi nella natura e nel mondo.
Conoscenza fenomenica e noumenica
Come abbiamo già detto, nella Critica della ragion pura ci spiega la funzione dell'intelletto. Quando noi conosciamo le cose esso interviene ma può darci solo una conoscenza fenomenica della realtà. È come se ci fosse una barriera perché oltre il fenomeno noi non possiamo andare. La mia conoscenza quindi riguarda il fenomeno e non il noumeno:
- Fenomeno = Ciò che si manifesta; il fenomeno ci pone di fronte alla natura, retta da leggi di tipo meccanico, di necessità, di rapporti causa-effetto.
- Noumeno = Essenza, la cosa in sé.
Nella Critica della ragion pura, parte dall'analisi dei giudizi perché noi quando conosciamo le cose siamo in grado di esprimere appunto dei giudizi accostando un predicato a una determinata realtà (la rosa è rossa). Secondo lui conoscere è come articolare giudizi e ne distingue tre tipi:
- Giudizio analitico a priori = Affermiamo di un soggetto un qualcosa che è già contenuto nella nozione del soggetto; non trae nulla dall'esperienza. Giudizio vero che non mi comprende di apprendere niente di nuovo.
- Giudizio sintetico a posteriore = Aggiunge qualcosa al soggetto attraverso l'esperienza, quindi è accrescitivo della nostra conoscenza. Però esso non ha carattere fondato, non è scientifico.
Kant cerca di trovare una via di mezzo tra questi due giudizi = un giudizio sintetico in quanto accresce le mie conoscenze, ma che sia a priori rispetto alla realtà. Tali sono i giudizi della matematica.
Estetica trascendentale
L'estetica trascendentale, prima parte della Critica alla ragion pura, altro non è che il modo attraverso cui Kant ci spiega come iniziamo a conoscere le cose con i sensi. La conoscenza attraverso la sensibilità avviene secondo Kant attraverso l'intuizione sensibile (intuiamo sensibilmente delle realtà che ci stanno di fronte). Questa intuizione ci porta in contatto con il fenomeno dotato di materia e forma; la forma deriva dalle forme insite in me e che io applico alla realtà e sono spazio e tempo (forme a priori). Quindi la conoscenza è la sintesi tra forme a priori presenti in me e la realtà sensibile/oggettuale che io percepisco.
Logica trascendentale
Nella logica trascendentale invece affronta il modo attraverso cui l'intelletto affronta il rapporto con gli oggetti. Anche esso interviene sull'oggetto, già disposto in spazio e tempo, attribuendogli le cosiddette categorie (quantità, qualità ecc).
Critica della ragion pratica
Con la Critica della ragion pratica si fa un passo oltre perché Kant ci porta oltre il fenomeno: quando rispondiamo alla domanda “come devo agire” noi scopriamo che la facoltà che presiede al nostro agire è la ragione, la quale è identica in tutti. Essa ci parla, ci indica la retta via ma noi possiamo scegliere se seguirla o meno. Siamo quindi liberi di agire. Nella Critica della ragion pratica scopriamo quindi l'essenza umana, andiamo verso la cosa in sé che siamo noi e che nella Ragion pura sembrava proibita.
Critica del giudizio
Nel 1790 Kant dà alle stampe la Critica del giudizio, la terza grande opera kantiana in cui cercherà di armonizzare il mondo necessitato naturale e il mondo libero umano. Inoltre, cerca di rispondere alla domanda che cosa è il bello? Il bello è universale (uguale per tutti) o soggettivo? Essa è quindi un'opera di tipo estetico, perché l'estetica è quella disciplina che si occupa della bellezza (naturale e artistica) e del rapporto tra uomo e bellezza.
Il problema di Kant era quello di conciliare la soggettività del piacere (riconoscimento del bello) con la forma universalizzante dei giudizi estetici, cioè con la loro aspirazione a una qualche sorta di validità generale. Il problema estetico si precisa così in una questione del giudizio in generale al fine di individuare la specificità del giudizio estetico (o di gusto) rispetto a quello conoscitivo e a quello morale.
Tipi di giudizio
Prima di tutto attua una distinzione tra due tipi di giudizio:
- Determinante = Giudizio conoscitivo che tende ad applicare un universale a un particolare (“La rosa è bianca”, prendo un fiore e applico categoria universale). Atto con il quale io dico che cosa è una cosa elaboro attraverso l'intelletto e le categorie.
- Riflettente = Estetico = colloca una realtà particolare in qualcosa di universale (La Gioconda è bella). Non cerca di determinare l'esistenza di un oggetto ma riflette sull'oggetto per vedere se esso corrisponde al fine che la ragione si è data. È il modo in cui io elaboro il giudizio di gusto/di piacere o dispiacere per vedere quale sensazione suscita in me.
Nella Critica del giudizio ci occuperemo del giudizio riflettente, estetico e teleologico. La facoltà che...
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