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ESTETICA 06/02/17/

Perché la bellezza è un concetto determinante per la tradizione occidentale?

Triade metafisica: vero , buono e bello (verum, bonum et pulchrum) -> per indicare Dio.

“De musica” di S. Agostino (387): la musica è un’ arte matematica ed è testimonianza del mondo che è

opera di Dio, testimonianza e manifestazione della bellezza ( la musica ha un posto di rilievo

nell’interpretazione filosofica delle arti e ciò e dato al “De Musica” di S. Agostino -> per esempio

Schopenhauer, classificando le arti come oggettità, pone al livello più alto la musica che non è più

oggettivazione ma espressione diretta della volontà).

Se il mondo è opera di Dio come è possibile l’esistenza del male e del brutto e da dove derivano?

Sant’Agostino sostiene che la creazione del mondo da parte di Dio avviene secondo il ritmo, e non può

esistere cosa nel creato che possa essere tanto brutta da non contenere almeno una minima parte della

bellezza data da Dio stesso -> perciò anche le cose brutte e turpi sono create da Dio.

La creazione è un ritmo che, procedendo dall’Uno (S. Agostino riprende Plotino), perde forza

distaccandosi e allontanandosi da esso; tuttavia anche nella carne più corrotta non possiamo non vedere

una parte della creazione divina e anche le cose più turpi non possono mancare della bellezza del tutto

avendola in minima parte.

Tuttavia S. Agostino, nelle Confessioni, rigetterà le conclusioni presenti nel De Musica -> “La bellezza

riguarda soltanto i sensi e ci allontana da Dio”

“Dio non condanna la bellezza” -> il ritmo ( dal greco rythmos -> rei = scorrere ,come panta rei) infatti

inizia, scorre dall’Uno e si congiunge secondo un ordine.

Il ritmo è un ordine che collega la creatura più infima con il suo creatore.

“Anche la creatura più lontana dalla perfezione divina tende all’unità, ovvero a ricongiungersi con l’Uno, con

Dio“.

“Tutto è collegato e tutto tende a riunirsi perché tutto è stato fatto dallo stesso principio” -> qui si fondono in

S. Agostino la tradizione cristiana e quella greca.

Prologo del vangelo di Giovanni :

“ in principio era il logos ed il logos era presso (o davanti ) Dio e Dio era il logos”

Logos è uno dei tre termini che i greci utilizzavano per definire la “parola” (o il verbo) [vedi Treccani].

Quindi in principio era la “parola” – problema sull’identità tra Dio e il logos -> Dio crea le cose nominandole,

quindi attraverso la parola (viene detto nella Genesi).

Logos è anche quel concetto che in Plotino stabilisce l’ordine e quindi il collegamento tra le cose e l’Uno.

Logos ora si identifica con ragione o intelletto ma originariamente voleva significare parola o discorso.

-> In Giovanni il logos è sia parola di Dio che intelletto di Dio, e quindi ordinamento attraverso il quale Dio

crea il mondo.

S. Agostino riprende Giovanni dicendo: “ tutte le cose, in base a questo unico principio, sono state fatte e

fondate” (Giovanni specificava :“ tutto è stato fatto attraverso di esso, il logos, ovvero la parola di Dio e

separatamente da esso niente è stato fatto)-> per questo Agostino, applicando alla lettera il significato di

Giovanni, è costretto a dire che anche le cose più infime, corrotte e brutte derivano da Dio.

Logos deriva da “legein” ovvero “raccogliere”.

Le altre parole che i greci usavano per indicare la parola sono: “mythos (il mito, parola provata che non può

essere contraddetta, discorso del quale non si può dubitare che poi diventerà parola sacra, racconto sacro)

e “Epos” (corrispondente del latino vox, è la parola orale, parola recitata oralmente, poemi in origine recitati

oralmente, es: Iliade ed Odissea)

->>Agostino riprende Giovanni nel sostenere che tutto discende dall’Uno perché nulla è stato fatto fuori dal

logos ed in tutto il creato è riconosciuta l’opera di Dio, anche nelle cose più turpi e brutte.

Come arrivano queste posizioni alla modernità? Basta il fatto che la storia della filosofia è fatta da

interpretazioni di posizioni posteriori, le quali vengono riproposte ed attualizzate?

Unità culturale tra le 3 religioni monoteiste, fondate sullo stesso libro.

Ci sono filosofi della modernità che portano nella modernità il logos dei neoplatonici attualizzandolo.

Ad esempio uno di questi è Anthony Ashley-Cooper, III conte di Shaftesbury detto” Lord Shaftesbury”.

S. è uno dei padri del concetto moderno di liberalismo.

E’ allievo di Locke ma non è un empirista, bensì un neoplatonico perché il neoplatonismo nella filosofia

inglese arriva fino al 900 e talvolta si fonde con la tradizione empirista (questo è il caso di S.)

S. è anche allievo della Scuola di Cambridge ( fondata sul modello dell’accademia fiorentina di Marsilio

Ficino) e gli allievi di Cambridge si opponevano al materialismo di Hobbes in quanto sostenevano il fatto

che le idee fossero innate e poste nell’anima dell’uomo direttamente da Dio, mentre la tradizione empirista

sosteneva la derivazione delle idee dall’esperienza.

Opere di Shaftesbury :

- “Lettera sull’entusiasmo” (1708) : è un testo politico sulla tolleranza (scritto nell’Inghilterra post rivoluzione

di Cromwell ; in Francia c’è stata la persecuzione degli ugonotti che trovano riparo in Inghilterra ma si

comportano da professanti fanatici e S. prende posizione contro il loro fanatismo che chiama “entusiasmo”,

dal greco “enthūsiasmós” che significa “essere invasato da Dio” o “avere Dio in sé” ed è l’atteggiamento

del fanatico che presume di essere tutt’uno con Dio : S. dice “lasciateli fare, basta rispondere con il riso al

loro fanatismo” )

- “I Moralisti” (1709) : è un dialogo (che cerca di imitare i dialoghi platonici) tra Filocle e Teocle.

Teocle,per dimostrare che il mondo in quanto opera di Dio non può non essere bello, utilizza gli stessi

argomenti utilizzati da S. Agostino -> ripresa di S. Agostino da parte di S.

A Pseudo- Dionigi Areopagita ,segue Paolo , viene attributo il Corpus Dionysianum (vedi consonantia et

claritas) per dagli importanza e fa una mediazione tra neoplatonismo e neoplatonismo inglese

(Shaftesbury).

Giordano Bruno inoltre fornisce una mediazione diretta tra neoplatonismo e filosofia inglese (difatti è

studiato da S.).

“I Moralisti” ha una grande influenza su Leibnitz e una grande diffusione in Germania.

->Teocle dice : “nulla è più fortemente impresso nella nostra mente o più perfettamente compenetrato

nella nostra anima del senso dell’ordine e della proporzione” (si rifà ad Agostino e alla tradizione

neoplatonica).

“senso dell’ ordine compenetrato nella nostra anima” -> non deriva dall’esperienza ma da Dio, e grazie a

ciò noi riusciamo a vedere l’ordine nella natura -> riprende il S. Agostino del “De Ordine” quando dice che

nei nostri sensi c’è una parte di ragione , questo senso dell’ordine è un’ idea innata.

“Senso impresso nella nostra mente “-> riprende il “senso interno” di Locke (empirismo) , ma non deriva

dall’esperienza bensì da Dio.

Matematica e le arti fondate sui numeri (musica) ci forniscono la testimonianza che il mondo è opera di Dio

perché testimoniano l’ordine del creato.

“Qual è la differenza tra un edificio che esibisce ordine e un cumulo di sassi?” (esempio di Plotino del

blocco di marmo)-> per Kant un edificio che esibisce ordine ha perfezione e la perfezione è un concetto ma

non è bello in sè, lo giudichiamo noi bello -> il giudizio di bello non discende dai concetti altrimenti la

bellezza sarebbe definibile concettualmente , cosa che non si può fare.

E’ una semplice sensazione interiore(derivazione lockiana, “senso interno”) che fa cogliere questa

differenza: le cose del mondo che hanno ordine sono parti di un tutto o sono sistemi di parti, un organismo.

Come un animale,o un albero, dove le parti sono governate da un principio.

Se le singole parti non fossero legate dallo stesso principio (es: organismo) noi non potremmo dedurre

dall’universo né ordine, né proporzione e neppure un disegno o un fine->> il mondo ha un fine perché

rispecchia il logos(rispechia un principio, un ordine, un disegno); è una realizzazione secondo un fine e

perciò non possiamo pensare che le parti che formano un tutto non siano legate tra loro.

Kant dirà che dobbiamo pensare che il mondo sia organizzato da un intelletto diverso dal nostro,

 dobbiamo presupporlo, ma non possiamo determinarlo e conoscerlo(orizzonte morale ?).

L’universo è una creazione semplice e uniforme e tutto può essere ricondotto all’uno del logos di Dio.

L’uomo è in sé un sistema composto da parti ma è anche un a parte del tutto che è l’umanità.

“Tutta la bellezza è verità” (S.) -> la bellezza è lo stare insieme di tutte le parti (ovvero la bellezza è ordine

e rapporto tra le parti e delle parti col tutto) ed è anche verità (Triade metafisica: bonum, verum, pulchrum).

Tutte le cose della terra dobbiamo considerarle unite come una grande famiglia e lo stesso vale con

l’universo (sole e pianeti) ->” osserva l’ordine e la coerenza e l’uniformità dell’opera divina” (le parole di

Agostino sono riprese da S. con ancora più enfasi).

Ma le parti del mondo sono infinite e non possono essere colte da una mente finita come quella dell’uomo

perché è incapace di percepire e contemplare l’infinito.

L’uomo non è in grado di vedere il rapporto tra le parti e il tutto.

Ciò porta all’esistenza di una Mente universale perché dopo aver riconosciuto l’ordine della natura non

possiamo non risalire ad una mente (intelletto sommamente saggio dice Kant in uno scritto del 1755) che

tutto ha creato e che è quella di Dio.

Tutte le cose sono amabili , piacevoli e felici se solo non vengono messe in relazione alla natura limitata

degli uomini che non permette loro di vedere l’integrità dell’universo e il tutto -> è l’uomo che nella sua

imperfezione e nella sua natura peccatrice rovina il creato (S. riprende l’epistola ai romani di San Paolo).

->>Se noi fossimo in grado di vedere il tutto dovremmo scorgere la bellezza nelle nostre anime e il decoro

della natura e allora troveremo l’ordine morale confermato nell’ordine della natura (Kant lavora su questo

assunto dicendo che è una necessità morale il fatto di presupporre l’esistenza di un’intelligenza divina, è un

credere per dare forza ad una legge morale , ad un fine morale, per avere un orizzonte morale: per Kant

l’esistenza dell’ intelligenza divina è un’esigenza morale ma non è dimostrabile. Critica della ragion pratica

-> Noumeno (Dio) come errore in ambito gnoseologico ma indispensabile in ambito morale per fornire un

orizzonte morale all’uomo, un senso, una direzione)

-Come può l’uomo capire che al di là della propria prospettiva particolare (ripreso da Nietzsche) ci sia un

tutto?

S. lo spiega riprendendo l’ultima parte della lettera sull’entusiasmo: Platone parla di un’altra forma di

entusiasmo, un entusiasmo positivo che non sfocia nel fanatismo(quando i filosofi si staccano dalla massa

per seguire un’idea che solo loro possono vedere vengono considerati pazzi, al pari della mania dell’amore,

della mania del poeta che sono doni degli dei)

->Si rifà al concetto di mania dei poeti (senso positivo dell’entusiasmo ) : è un salto mistico (Kierkeegard?)

che dà all’uomo la possibilità di vedere l’infinito nel finito,illimitato nel limitato; è un dono divino.

In S. la tradizione neoplatonica raggiunge il suo massimo (Cassirer sottolinea come S. porta il problema

che si chiamerà problema estetico, nel cuore della modernità: l’estetica in quanto problema moderno si

origina dallo scontro tra Shaftsbury e Baumgarten -> per entrambi la bellezza è centrale, ma mentre S.

risolve il problema del bello nel senso dell’ordine, B. sposta il problema del bello sulla sensibilità.

->Non è più percezione dell’intero ma è l’esaltazione della sensibilità, dei sensi in sé (non i sensi che

diceva sant’Agostino, sensi dotati di una parte di ragione) della cosiddetta “noseologia inferior “-> kant

porterà a compimento questo processo.

La nascita dell’estetica segna la rottura (la frattura si ha con Baumgarten )con tutto ciò che viene prima ->

elevazione della sensibilità di contro al senso metafisico concettuale della bellezza.

(Tuttavia il senso metafisico pone il problema estetico come problema centrale).

Baumgarten

Nel 1735 “Meditationes filosofiche…”

Nel 1750 “Aesthetica”

Dissertazione sulla conoscenza, la verità e le idee di Leibniz (1684) -> B. riprende questo testo di L.,anche

nel lessico, ma da esso se ne distacca in un punto fondamentale

Cosa dice Leibniz?

Noi dobbiamo spiegarci cosa vuol dire la conoscenza (cognitio).

Essa si avvale di due tipi di rappresentazione : può essere obscura o clara.

La cognitio obscura è quella in cui mi trovo davanti a rappresentazioni che non mi consentono di conoscere

l’oggetto rappresentato e perciò non mi forniscono conoscenza ( es: ricordo sfumato, precario).

Questa oscurità non è solo quella delle immagini ma anche dei concetti -> es: il concetto aristotelico di

“entelchia” (il fatto che i fini sono manifestazione delle idee, capacità delle sostanze di realizzare i fini che

sono dentro di esse) non è chiaro.

La cognitio clara è quella in cui le rappresentazioni mi consentono di conoscere l’oggetto rappresentato.

La cognitio clara si divide in : cognitio clara e confusa e cognitio clara e distinta.

Come può la conoscenza essere chiara e confusa? Confusa vuol dire fusa insieme ed è quella conoscenza

le cui rappresentazioni contengono una serie di elementi che io sono in grado di separare gli uni dagli altri

ma non sono in grado di definirli-> sono le rappresentazioni dei sensi (es: posso definire concettualmente

un colore ma se non mostro il colore non avrò la sensazione di colore, non posso spiegare e dare la

sensazione del rosso ad un cieco dalla nascita).

Da ciò deriva che la conoscenza dei sensi ha una sua autonomia e dignità (in questo aspetto B. si

differenzia ) rispetto a quella concettuale.

“Quel quadro è brutto perché manca quel non so che (“nescio quid”)” – è conoscenza clara e confusa -> su

questa B. fonda la sua estetica.

La cognitio chiara e distinta è quella conoscenza le cui rappresentazioni contengono una serie di elementi

che sono in grado di separare gli uni dagli altri e sono anche in grado di definirli.

La cognitio clara e distinta si divide a sua volta in inadeguata ( in cui gli elementi sono definibili solo

attraverso altre rappresentazioni chiare e confuse -> es. l’oro è una conoscenza chiara distinta e

inadeguata) e adeguata ( in cui gli elementi sono definibili attraverso rappresentazioni chiare e distinti ->

esempio i numeri.)

Se riesco a vedere gli elementi della conoscenza chiara distinta e adeguata è anche “intuitiva” (dal latino

“intueor” = vedere, es: sempre i numeri )

Se invece non riesco a vederli è chiara distinta adeguata e simbolica(esempio del poligono composto da

1000 parti , so che è composto da 1000 lati ma non li vedo )

La conoscenza che sia chiara distinta adeguata e intuitiva è la conoscenza perfetta, è la conoscenza di

Dio, mentre la conoscenza che l’uomo può avere di Dio è quella chiara distinta adeguata e simbolica (Dio

non è oggetto di una percezione sensibile, non possiamo “vederlo”, esperirlo).

Questo è lo schema della conoscenza di Leibniz nella “dissertatio”.

->Attraverso l’autonomia della conoscenza clara e confusa B. formula l’Estetica che sarà indispensabile per

Kant.

Schema della conoscenza di Leibniz:

Cognitio -> obscura

-> clara -> confusa

-> distinta -> inadeguata

-> adeguata -> intuitiva

-> simbolica

ESTETICA 09/02/17

Leibniz concede una certa autonomia ad un tipo di rappresentazione chiara e confusa che da origine alla

conoscenza chiara e confusa, ovvero alla conoscenza che si origina dai sensi.

L. si differenzia da Cartesio siccome secondo quest’ultimo l’unica conoscenza certa era quella

intellettuale,ovvero la conoscenza chiara e distinta (questa è una formulazione di Cartesio).

-> L. amplia il campo della conoscenza: anche la conoscenza dei sensi ha una sua importanza ed

autonomia.

La conoscenza sensibile non è solo un passaggio intermedio che ci concede di arrivare alla conoscenza

dell’intelletto ma produce alcuni risultati a cui quella intellettuale non può arrivare-> autonomia della

conoscenza sensibile con L.

->La concezione secondo la quale la conoscenza deriva dalle idee fa parte della tradizione greca.

Il primo a formularla è stato Eraclito e non Platone.

Eraclito in un suo frammento racconta un episodio della vita di Omero (frammento ripreso poi da Aristotele

nel frammento 44): Omero, avendo interrogato l’oracolo per sapere il luogo d’origine dei suoi genitori, va

sull’isola di Io, terra natia di sua

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Franbiersack di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estetica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Gentili Carlo.
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