L’origine e creazione del linguaggio
Com’è nato il linguaggio degli uomini?
Sappiamo che la facoltà del linguaggio è unica della specie umana le cui caratteristiche (uniche) sono quelle di dare messaggi infiniti (propri della nostra specie) e la cui ricorsività è considerata la base della facoltà del linguaggio. Nel 1866, la società linguistica francese mise al bando qualunque comunicazione dei soci che avesse come tema l’origine del linguaggio. Lo stesso fece nel 1872 la società filologica di Londra. Tutto questo perché i linguisti si erano resi conto di quanto fosse una scienza basata sui fatti. I linguisti del XIX sec. volevano evitare diatribe irrisolvibili. Le speculazioni sull’origine del linguaggio (basate su evidenze empiriche molto fragili) avrebbero potuto generare tali diatribe. Oggi affrontare il tema dell’evoluzione del linguaggio non è più un tabù. È possibile affrontare tale argomento in modo scientifico e sistematico perché abbiamo dati per parlare del linguaggio da più discipline diverse.
Noam Chomsky sull’origine del linguaggio
È convinto che c’è una differenza qualitativa forte introdotta dalla facoltà del linguaggio tra esseri umani ed altre specie. Discontinuità evolutiva: studi recenti dimostrano che l’evoluzione del linguaggio è fatta da grandi salti, non ha nulla di deterministico, quindi è possibile che esistano degli scarti forti in seguito all’evoluzione umana. La grammatica universale (FLN, faculty narrow language – facoltà del linguaggio in senso stretto) si è sviluppata grazie ad una evoluzione più o meno casuale. Il cervello umano non contiene solo generiche capacità di elaborazione logica, di memoria e di “problem solving” ma ha sviluppato anche capacità che sono proprie del linguaggio.
Per Chomsky, il linguaggio non è nato per permetterci di comunicare ma abbiamo sfruttato questa facoltà in maniera utilitaristica, indipendentemente dalla nostra necessità di comunicare.
[Separazione tra linguistica interna e pragmatica] Chomsky per giustificare questo modo di ragionare parte dall’idea della “Teoria dello stimolo”. Lo stimolo [produzioni linguistiche] al quale un bambino è esposto durante l’apprendimento del linguaggio è molto povero, disordinato, incompleto. Per sviluppare una piena competenza della lingua necessita di una base linguistica biologicamente innata.
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