La costituzione italiana e il diritto penale
Giovedì 9 marzo 2017
Caratteristiche della costituzione italiana
La Costituzione italiana entra in vigore il 1 gennaio 1948, dopo la caduta della dittatura fascista; è il prodotto della mediazione tra tutte le forze politiche del tempo. È una costituzione lunga, contiene 139 articoli; è rigida, democratica e programmatica. Rigida perché non può essere modificata a meno di mettere in campo un procedimento di variazione degli articoli che è molto pesante. I primi 12 articoli sono immodificabili. Ci vuole una maggioranza molto forte per cambiare le norme costituzionali. È stata cambiata nel passato solo per quanto riguarda le amministrazioni locali, che è la parte più neutra. È una costituzione giovane, ha solo 70 anni; è stata scritta sotto "l'ossessione del fascismo"; garantisce i diritti fondamentali perché il fascismo li schiacciava. La nostra costituzione ci protegge da tutto, non solo da un punto di vista politico, ma anche da quello economico. Difende tutte le nostre libertà.
Carattere programmatico della costituzione
Programmatica perché molti dei principi inclusi non sono stati realizzati seduta stante e alcuni neanche adesso. Per esempio, l'uguaglianza non è stata raggiunta completamente.
Innovazioni del diritto penale moderno
Il nostro diritto penale, a differenza di altri campi, è completamente innovativo nell'età moderna; dall'età illuministica entrano nel diritto dei principi cardine, irrinunciabili, imprescindibili. Dal tardo antico e per tutto il medioevo, i cittadini possono essere sottoposti a tortura. Metà 1700: c'è una maturazione civile che parte dai ceti borghesi che cambia le cose, nasce una nuova consapevolezza, propria del movimento che si chiama Illuminismo; questo è un movimento filosofico che cambia la storia; il suo centro è la Francia ma in Italia per quanto riguarda la materia penale si è all'avanguardia, anche grazie a Cesare Beccaria.
Contributo di Cesare Beccaria
Nei 12-20 anni successivi il suo libro viene tradotto in tutte le lingue europee, viene letto dai maggiori politici anche negli USA. Beccaria ha avuto l'idea di scrivere di diritto penale in un piccolo saggio che tutti coloro che erano alfabetizzati potevano leggere; vediamo una capacità comunicativa nuova e straordinaria. Scrive questo libro in primo luogo per i politici. Dice che la pena di morte non serve a niente. È inutile, non serve come deterrente, né come retribuzione. Come retribuzione infatti è troppo breve, troppo veloce, e il dolore che il condannato ha dato non è restituito. Dal punto di vista deterrente non funziona perché può avere due influssi su chi vede quello spettacolo: un tipo di persone si gode lo spettacolo, un altro tipo è sensibile e pensa "povera vittima dello Stato"; in questo caso i cittadini pensano che lo Stato stia compiendo una vendetta non adeguata, ma superiore; lo Stato si trasforma in un omicida.
Critica alla tortura
Per quanto riguarda la tortura, Beccaria dice che questa è un mezzo illegittimo di escussione della prova, cioè di raggiungimento della verità processuale. Se viene compiuta prima della sentenza, allora si sta punendo, forse, un innocente e quindi si sta compiendo qualcosa di illegittimo. Inoltre, la tortura è inutile, non porta alla verità, perché sotto tortura chiunque confesserebbe il falso, soprattutto la persona innocente perché non è abituata ai soprusi e alla sofferenza fisica; quindi più facilmente una persona comune confesserà quello che non è vero; mentre una persona abituata alle durezze della vita delinquenziale sopporta le torture molto meglio, andando avanti a dire il falso.
La prova principe era la confessione, non si poteva arrivare a sentenza senza di essa, quindi l'imputato doveva confessare per forza. Era prevista anche per i reati del diritto canonico (eresia). La tortura, in poche parole, non è una garanzia di verità. Tutti gli stati moderni...
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