Appunti di sociologia generale
La sociologia ha per oggetto di studio l’uomo nella sua dimensione sociale e le forme di rapporti che egli insatura con altri uomini. Lo scopo ideale della sociologia è fare delle leggi, che definiamo leggi di tendenza, poiché hanno dei limiti e clausole (ceteris paribus) questo perché è necessario creare una realtà fittizia come oggetto di studio. Infatti, la realtà che ci circonda, piena di sfaccettature diverse, sarebbe impossibile da rinchiudere in un sistema di leggi ferree. Da ciò derivano i limiti di questa disciplina.
Leggi di tendenza
- Leggi di struttura (riguardano le istituzioni)
- Leggi di sviluppo (riguardano il mutamento)
- Leggi statistiche (riguardano le relazioni probabilistiche)
Attraverso la concettualizzazione sociologica tutta la vita sociale viene ricondotta entro schemi “tipici” (attraverso un procedimento intellettuale). Secondo Max Weber: “dalla comparazione storica di fenomeni simili vengono estratti elementi tipici e costanti coi quali è possibile costruire un “tipo ideale” del fenomeno considerato. Proprio in quanto ideale non corrisponde perfettamente al reale ma permette di riconoscere gli elementi “tipici” da quelli “atipici”.
È possibile identificare due aspetti di una sola realtà attraverso differenziazione logica, tra l’aspetto creativo (prevale l’individuo) e aspetto cristallizzato (prevale la società):
- Aspetto creativo
- Aspetto “cristallizzato”
- Persona sociale
- Modelli di comportamento
- Status
- Ruolo
- Classe
- Istituzioni
- Gruppo
- Cultura
Persona sociale
La persona sociale è l’unità fondamentale della società, è un insieme complesso di bisogni di tipo ed intensità mutevoli, che si soddisfano tramite l’interazione tra individui. Il bisogno è la molla dell’azione sociale (bisogno-azione-bisogno). Viene chiamato interesse dai materialisti, istinto dagli psicologi, e residui da Pareto.
Nel soddisfacimento dei bisogni, la persona sociale è ostacolata dalla limitatezza dei mezzi perciò deve operare delle scelte che possono essere logiche o non logiche. In economia l’uomo economicus attua delle scelte, dette “al margine”, calcolando l’utilità, ma in sociologia, invece, tenendo presente l’irrazionalità dell’uomo è più determinante l’intensità del bisogno. I bisogni non obbediscono all’intelletto, perciò, l’intensità di un bisogno secondario (es: moda) può essere maggiore dell’intensità di un bisogno primario (es: fame); tutto dipende dalla situazione e dai fini e valori dell’individuo.
La soddisfazione di un bisogno può essere diretta o indiretta e la non soddisfazione può portare a psicopatie o nevrosi. L’azione che è generata dal bisogno avviene in un determinato “campo sociale” (= la totalità di fatti sociali coesistenti e il clima psicologico), dal quale derivano la cultura, la civiltà, le istituzioni. Tra individuo e campo sociale c’è una sorta di dipendenza ma non totale perché l’uomo mantiene sempre la propria individualità, che manifesta col comportamento. Il comportamento ed il pensiero degli individui che si trovano nello stesso campo sociale tendono ad essere simili ma non uguali.
La società è la struttura di regolamentazione per la soddisfazione dei bisogni degli individui che interagiscono tra loro adottando determinati comportamenti. Possiamo dire, perciò, che il sociale è una fitta rete interazioni.
Le interazioni
Le interazioni sono ogni forma di contatto tra individui o gruppi che producono altre reazioni nelle persone o gruppi che stabiliscono il contatto. Le interazioni possono essere di tre tipi:
- Laterali, cioè orizzontali tra persone che occupano la stessa posizione sociale;
- Scalari, cioè tra posizioni subalterne;
- Circolari, cioè quando due o più individui rafforzano continuamente le reciproche reazioni.
L’intensità dei rapporti d’interazione varia secondo il tipo di rapporto tra i partners:
- Rapporto primario: la persona prevale sul ruolo (es: rapporto di amicizia)
- Rapporto secondario: il ruolo prevale sulla persona (es: rapporto di lavoro)
Il rapporto di socializzazione
Il processo di socializzazione si instaura tra un individuo e l’ambiente (campo) sociale, attraverso di esso l’individuo si inserisce in un gruppo in due stadi:
- Apprendimento dei valori e della cultura del gruppo
- Interiorizzazione di tali valori
Esistono strutture con il compito di interiorizzare i contenuti culturali dell’ambiente sociale (es: la famiglia, la scuola, i mass media). Tali “agenti di socializzazione” stimolano gli individui ad osservare norme e a riprodurre comportamenti, che garantiscono la continuità di una forma sociale, tramite il sistema di gratificazione o sanzione, cioè premiare il comportamento conforme alle regole e punire il comportamento deviante. Per socializzare è necessario, ancor prima degli agenti di socializzazione, che l’individuo sia predisposto:
- Apertura: tendenza a socializzare
- Plasticità: capacità di adattamento
- Eccentricità: possibilità di fare scelte contrarie alle norme
(citazione di Montesquieu: “l’uomo viola incessantemente le leggi di Dio e muta quelle che lui stesso stabilisce”)
Teorie sul processo di socializzazione
Esistono varie teorie sul processo di socializzazione:
- La personalità socioculturale è costituita dal sistema di reazioni dell’organismo agli impedimenti che i bisogni incontrano in un sistema sociale e culturale. Secondo Freud ruoli e gruppi vengono riportati al grado di pressione e frustrazione che essi esercitano sull’individuo, si ha così una scala gerarchica, sicurezza, ansia, nevrosi. Anche Adorno si rifà a questa teoria ricercando le cause della personalità autoritaria.
- La personalità socioculturale è costituita da un insieme di esperienze, alle quali il singolo è esposto. Cultura e società formano un tutto organico e in una cultura stabile l’individuo apprende in forma acritica i valori dominanti. La società poi seleziona gli individui che più corrispondono ai propri valori culturali, assegnandogli posizioni dominanti, mentre a quelli meno corrispondenti posizioni subordinate (Benedict).
- La teoria della personalità di base di Kardiner e Linton. La personalità di base è un complesso di caratteri della personalità comune a tutti gli uomini e non razionale ma condizionato dalla società che funziona come centro d’integrazione della personalità socioculturale. Sono le cosiddette istituzioni primarie che formano la struttura fondamentale della personalità.
Da queste tre teorie possiamo ricavare, in via generale, due diversi approcci alla sociologia:
La visione oggettiva
La visione oggettiva che vede prevalere la società sull’individuo, per la quale la socializzazione è un processo attraverso il quale la società trasmette di generazione in generazione la sua cultura e fornisce al singolo il ruolo che dovrà compiere. Quindi la socializzazione è un processo esterno all’individuo.
La visione soggettiva
La visione soggettiva che vede l’individuo reagire alla società, per la quale la socializzazione è un processo interno all’individuo, nel quale egli adatta i propri istinti, sentimenti e passioni alle formule della convivenza sociale. I modelli di comportamento gli sono forniti fin dalla nascita.
Lo status
La stratificazione sociale avviene in base a:
- Elementi naturali
- Elementi sociali
- Elementi politici
- Elementi ideologici
All’interno della stratificazione sociale ogni individuo occupa una propria posizione, tale posizione è stata chiamata nel 1936 da Linton: status, cioè il posto occupato da una persona all’interno di una struttura sociale determinata secondo il giudizio e la valutazione della società. Il concetto di status è parallelo a quello di ruolo, con la differenza che lo status indica qualcosa di statico e invece il ruolo qualcosa di dinamico. Lo status non è condizionato dai mutamenti di breve periodo ma solo con mutamenti della gerarchia dei valori sociali.
Ancora Linton distingue tra:
- Status attribuiti: che vengono imputati all’individuo in base a criteri di valutazione presenti nella società riferiti alla nascita (sesso, età, razza)
- Status acquisiti: l’individuo ne entra in possesso grazie alla sua azione e alle sue capacità. Allo status segue un certo grado di prestigio che i membri della società riconoscono a determinate persone in base ad alcuni fattori: la nascita, la ricchezza, l’utilità funzionale (capacità di rendimento), l’istruzione, la religione, caratteri biologici (età, sesso, razza)
Ogni individuo può ricoprire più status in vari ambiti per esempio si può essere contemporaneamente figli e genitori, alunni, dipendenti e creditori ecc.
Lo status chiave è la somma di tutti gli status attribuiti o acquisiti in considerazione dei valori dominanti della società di riferimento. Può variare, quindi, da una società all’altra e da periodo storico. Trovare lo status chiave è importante per determinare la posizione sociale totale.
Tutti gli individui che occupano una posizione simile appartengono allo stesso strato cioè sono sullo stesso piano. Lo strato è composto da tutte quelle persone che si trovano in una posizione sociale analoga con determinate caratteristiche come il reddito, il prestigio, lo stile di vita.
Tipologie di stratificazione sociale
La categoria è un insieme di persone con caratteristiche o qualità comuni. Non tutte le categorie sono categorie sociali, lo sono solo quelle che si basano su criteri che determinano lo status. I componenti di una stessa categoria non sono in contatti tra loro e possono anche non conoscersi (es. disoccupati).
L’aggregato è un insieme di individui caratterizzato dalla:
- Vicinanza fisica
- Anonimità
- Indifferenza
- Nessuna organizzazione
- Provvisorietà
- Contatto limitato
Un esempio di aggregato potrebbe essere il vicinato o le persone alla fermata dell’autobus.
La casta è una particolare forma di organizzazione sociale in cui gli individui che ottengono, per nascita, un determinato status restano appartenenti allo stesso strato sociale (es: caste indiane).
Il ceto indica il rango dell’individuo e dello strato a cui appartiene. Nel ceto l’elemento coesivo è lo stile di vita, che crea comportamenti e modi di pensare. Ora la differenziazione in ceti è stata sostituita dal concetto di classe che è sicuramente più adatta all’interpretazione della realtà attuale.
Classe
Il concetto di classe si trova in mezzo a quello di categoria e a quello di gruppo. All’interno della classe c’è una situazione comune di interessi che lega tra loro i suoi componenti, canalizzando i loro comportamenti. La classe è qualcosa di più che un’astrazione costruita dal sociologo come la categoria, infatti, le persone condividono degli interessi e perciò sono in contatto fra loro, cosa che non accade nelle categorie, però non è neanche un gruppo da momento che non c’è un fine comune, non c’è organizzazione e i rapporti di interazione tra i membri sono istituzionalizzati. La classe quindi è una condizione, come lo strato ma a differenza di questo la classe è un elemento dinamico, che ha in sé il mutamento sociale, mentre lo strato è statico in quanto legato alla struttura del sistema sociale. Tra i membri di una classe c’è armonia, uguaglianza ed empatia.
Gruppo
Il gruppo è un insieme riconoscibile, strutturato e persistente di persone che rappresentano reciprocamente ruoli sociali determinati secondo norme, interessi e valori comuni, tendendo a conseguire un solo fine.
- Esistono relazioni definite e reciproche tra i membri
- È una unità sociale riconoscibile sia dall’interno che dall’esterno
- Ha una struttura e ognuno ha un ruolo
- È regolato da norme di comportamento proprie
- Ci sono bisogni e valori comuni che si traducono in un fine
- Continuità nel tempo
È possibile entrare in un gruppo per nascita, per caso, per adesione, per chiamata dall’interno del gruppo. Il singolo rispetto al gruppo può assumere diverse posizioni:
- Interne: emarginazione, partecipazione, leadership
- Esterne: indifferenza, straniero, estraneo
L’emarginato è chi non riesce ad integrarsi anche dopo più incontri per barriere sociali che possono essere legati alla razza, classe, religione ecc. Lo straniero è chi mantiene la propria identità ed estraneità pur avendo avuto più volte contatti con il gruppo. Lo straniero svolge un’importante funzione innovativa. L’estraneo è chi entra per la prima volta in contatto con il gruppo.
Secondo Simmel, comunque, l’individuo non partecipa mai completamente alla vita del gruppo, ma solo con una parte della sua personalità, e tanto più è piccola la parte di personalità coinvolta dei membri, tanto più facilmente il gruppo può essere dominato da un singolo. Nella vita del gruppo possono distinguersi 3 fasi: la formazione, il dominio, la decadenza.
Classificazione dei gruppi
I criteri per classificare i gruppi sono numerosissimi, almeno quanti sono i diversi punti di vista dai quali essi possono essere studiati. Il criterio generale, comunque, deriva da cinque fattori:
- Comune origine: detti anche “gruppi di sangue”, quindi, quelli che riuniscono individui legati fra loro per nascita, per matrimonio, o adozione.
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