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APPUNTI DI SOCIOLOGIA GENERALE

LA SOCIOLOGIA ha per oggetto di studio l’uomo nella sua dimensione sociale e le forme

di rapporti che egli insatura con altri uomini. Lo scopo ideale della Sociologia è fare delle

leggi, che definiamo LEGGI DI TENDENZA, poiché hanno dei limiti e clausole (ceteris

paribus) questo perché è necessario creare una realtà fittizia come oggetto di studio.

Infatti, la realtà che ci circonda, piena di sfaccettature diverse sarebbe impossibile da

rinchiudere in un sistema di leggi ferree. Da ciò derivano i limiti di questa disciplina.

Leggi di tendenza:

1. Leggi di struttura (riguardano le Istituzioni)

2. Leggi di sviluppo (riguardano il Mutamento)

3. Leggi statistiche (riguardano le relazioni probabilistiche)

Attraverso la concettualizzazione sociologica tutta la vita sociale viene ricondotta entro

schemi “tipici” (attraverso un procedimento intellettuale).

Secondo Max Weber:

“dalla comparazione storica di fenomeni simili vengono estratti elementi tipici e costanti coi

quali è possibile costruire un “Tipo ideale” del fenomeno considerato. Proprio in quanto

ideale non corrisponde perfettamente al reale ma permette di riconoscere gli elementi

“tipici” da quelli “atipici”.

È possibile identificare due aspetti di una sola realtà attraverso differenziazione logica, tra

l’aspetto creativo (prevale l’individuo) e aspetto cristallizzato (prevale la società):

Aspetto creativo Aspetto “cristallizzato”

1. Persona sociale 5. Modelli di comportamento

2. Status 6. Ruolo

3. Classe 7. Istituzioni

4. Gruppo 8. Cultura

1. PERSONA SOCIALE

La persona sociale è l’unità fondamentale della società, è un insieme complesso di bisogni

di tipo ed intensità mutevoli, che si soddisfano tramite l’interazione tra individui.

Il BISOGNO è la molla dell’azione sociale (bisogno-azione-bisogno). Viene chiamato

interesse dai materialisti, istinto dagli psicologi, e residui da Pareto.

Nel soddisfacimento dei bisogni, la persona sociale è ostacolata dalla limitatezza dei

mezzi perciò deve operare delle scelte che possono essere logiche o non logiche. In

Economia l’uomo economicus attua delle scelte, dette “al margine”, calcolando l’utilità, ma

in Sociologia, invece, tenendo presente l’irrazionalità dell’uomo è più determinante

l’intensità del bisogno. I bisogni non obbediscono all’intelletto, perciò, l’intensità di un

bisogno secondario (es: moda) può essere maggiore dell’intensità di un bisogno primario

(es: fame); tutto dipende dalla situazione e dai fini e valori dell’individuo.

La soddisfazione di un bisogno può essere diretta o indiretta e la non soddisfazione può

portare a psicopatie o nevrosi.

L’azione che è generata dal bisogno avviene in un determinato “campo sociale” (= la

totalità di fatti sociali coesistenti e il clima psicologico), dal quale derivano la cultura, la

civiltà, le istituzioni. Tra individuo e campo sociale c’è una sorta di dipendenza ma non

totale perché l’uomo mantiene sempre la propria individualità, che manifesta col

comportamento. Il comportamento ed il pensiero degli individui che si trovano nello sesso

campo sociale tendono ad essere simili ma non uguali.

La SOCIETA’ è la struttura di regolamentazione per la soddisfazione dei bisogni degli

individui che interagiscono tra loro adottando determinati comportamenti. Possiamo dire,

perciò, che il sociale è una fitta rete interazioni.

Le INTERAZIONI sono ogni forma di contatto tra individui o gruppi che producono altre

reazioni nelle persone o gruppi che stabiliscono il contatto. Le interazioni possono essere

si tre tipi:

 Laterali, cioè orizzontali tra persone che occupano la stessa posizione sociale;

 Scalari, cioè tra posizioni subalterne;

 Circolari, cioè quando due o più individui rafforzano continuamente le reciproche

reazioni.

L’intensità dei rapporti d’interazione varia secondo il tipo di rapporto tra i partners:

 Rapporto primario: la persona prevale sul ruolo (es: rapporto di amicizia)

 Rapporto secondario: il ruolo prevale sulla persona (es: rapporto di lavoro)

IL RAPPORTO DI SOCIALIZZAZIONE

Il processo di socializzazione si instaura tra un individuo e l’ambiente (campo) sociale,

attraverso di esso l’individuo si inserisce in un gruppo in due stadi:

 Apprendimento dei valori e della cultura del gruppo

 Interiorizzazione di tali valori

Esistono strutture con il compito di interiorizzare i contenuti culturali dell’ambiente sociale

(es: la famiglia, la scuola, i mass media). Tali “agenti di socializzazione” stimolano gli

individui ad osservare norme e a riprodurre comportamenti, che garantiscono la continuità

di una forma sociale, tramite il sistema di gratificazione o sanzione, cioè premiare il

comportamento conforme alle regole e punire il comportamento deviante. Per socializzare

è necessario, ancor prima degli agenti di socializzazione, che l’individuo sia predisposto:

APERTURA tendenza a socializzare

PLASTICITA’ capacità di adattamento

ECCENTRICITA’ possibilità di fare scelte contrarie alle norme

(citazione di Montesquieu: “l’uomo viola incessantemente le leggi

di Dio e muta quelle che lui stesso stabilisce”)

Esistono varie teorie sul processo di socializzazione:

1° La personalità socioculturale è costituita dal sistema di reazioni dell’organismo agli

impedimenti che i bisogni incontrano in un sistema sociale e culturale. Secondo Freud

ruoli e gruppi vengono riportati al grado di pressione e frustrazione che essi esercitano

sull’individuo, si ha così una scala gerarchica, sicurezza, ansia, nevrosi. Anche Adorno

si rifà a questa teoria ricercando le cause della personalità autoritaria.

2° La personalità socioculturale è costituita da un insieme di esperienze, alle quali il

singolo è esposto. Cultura e società formano un tutto organico e in una cultura stabile

l’individuo apprende in forma acritica i valori dominanti. La società poi seleziona gli

individui che più corrispondono ai propri valori culturali, assegnandogli posizioni

dominanti, mentre a quelli meno corrispondenti posizioni subordinate (Benedict).

3° La Teoria della Personalità di base di Kardiner e Linton. La personalità di base è un

complesso di caratteri della personalità comune a tutti gli uomini e non razionale ma

condizionato dalla società che funziona come centro d’integrazione della personalità

socioculturale. Sono le cosiddette istituzioni primarie che formano la struttura

fondamentale della personalità.

Da queste tre teorie possiamo ricavare, in via generale, due diversi approcci alla

Sociologia:

La VISIONE OGGETTIVA che vede prevalere la società sull’individuo, per la quale la

socializzazione è un processo attraverso il quale la società trasmette di generazione in

generazione la sua cultura e fornisce al singolo il ruolo che dovrà compiere. Quindi la

socializzazione è un processo esterno all’individuo.

La VISIONE SOGGETTIVA che vede l’individuo reagire alla società, per la quale la

socializzazione è un processo interno all’individuo, nel quale egli adatta i propri istinti,

sentimenti e passioni alle formule della convivenza sociale. I modelli di comportamento gli

sono forniti fin dalla nascita.

2. LO STATUS

La stratificazione sociale avviene in base a:

 elementi naturali

 elementi sociali

 elementi politici

 elementi ideologici

All’interno della stratificazione sociale ogni individuo occupa una propria posizione, tale

posizione è stata chiamata nel 1936 da Linton: status, cioè il posto occupato da una

persona all’interno di una struttura sociale determinata secondo il giudizio e la valutazione

della società. Il concetto di status è parallelo a quello di ruolo, con la differenza che lo

status indica qualcosa di statico e invece il ruolo qualcosa di dinamico. Lo status non è

condizionato dai mutamenti di breve periodo ma solo con mutamenti della gerarchia dei

valori sociali.

Ancora Linton distingue tra:

 status attribuiti: che vengono imputati all’individuo in base a criteri di valutazione

presenti nella società riferiti alla nascita (sesso, età, razza)

 status acquisiti: l’individuo ne entra in possesso grazie alla sua azione e alle sue

capacità. Allo status segue un certo grado di prestigio che i membri della società

riconoscono a determinate persone in base ad alcuni fattori: la nascita la ricchezza,

l’utilità funzionale (capacità di rendimento), l’istruzione, la religione, caratteri

biologici (età, sesso, razza)

ogni individuo può ricoprire più status in vari ambiti per esempio si può essere

contemporaneamente figli e genitori, alunni, dipendenti e creditori ecc.

LO STATUS CHIAVE è la somma di tutti gli status attribuiti o acquisiti in considerazione

dei valori dominanti della società di riferimento. Può variare, quindi, da una società all’altra

e da periodo storico. Trovare lo status chiave è importante per determinare la posizione

sociale totale.

Tutti gli individui che occupano una posizione simile appartengono allo stesso strato cioè

sono sullo stesso piano. Lo STRATO è composto da tutte quelle persone che si trovano in

una posizione sociale analoga con determinate caratteristiche come il reddito, il prestigio,

lo stile di vita.

TIPOLOGIE DI STRATIFICAZIONE SOCIALE

LA CATEGORIA è un insieme di persone con caratteristiche o qualità comuni. Non tutte le

categorie sono categorie sociali, lo sono solo quelle che si basano su criteri che

determinano lo status. I componenti di una stessa Categoria non sono in contatti tra loro e

possono anche non conoscersi (es. disoccupati).

L’AGGREGATO è un insieme di individui caratterizzato dalla:

 vicinanza fisica

 anonimità

 indifferenza

 nessuna organizzazione

 provvisorietà

 contatto limitato

Un esempio di aggregato potrebbe essere il vicinato o le persone alla fermata

dell’autobus.

LA CASTA è una particolare forma di organizzazione sociale in cui gli individui che

ottengono, per nascita, un determinato status restano appartenenti allo stesso strato

sociale (es: caste indiane)

IL CETO indica il rango dell’individuo e dello strato a cui appartiene. Nel ceto l’elemento

coesivo è lo stile di vita, che crea comportamenti e modi di pensare. Ora la

differenziazione in ceti è stata sostituita dal concetto di classe che è sicuramente più

adatta all’interpretazione della realtà attuale.

3. CLASSE

Il concetto di classe si trova in mezzo a quello di categoria e a quello di Gruppo. All’interno

della classe c’è una situazione comune di interessi che lega tra loro i suoi componenti,

canalizzando i loro comportamenti. La classe è qualcosa di più che un’astrazione costruita

dal sociologo come la categoria, infatti, le persone condividono degli interessi e perciò

sono in contatto fra loro, cosa che non accade nelle categorie, però non è neanche un

gruppo da momento che non c’è un fine comune, non c’è organizzazione e i rapporti di

interazione tra i membri sono istituzionalizzati. La classe quindi è una condizione, come lo

strato ma a differenza di questo la classe è un elemento dinamico, che ha in se il

mutamento sociale, mentre lo strato è statico in quanto legato alla struttura del sistema

sociale. Tra i membri di una classe c’è armonia, uguaglianza ed empatia.

4. GRUPPO

Il gruppo è un insieme riconoscibile, strutturato e persistente di persone che

rappresentano reciprocamente ruoli sociali determinati secondo norme, interessi e valori

comuni, tendendo a conseguire un solo fine.

 Esistono relazioni definite e reciproche tra i membri

 E’ una unità sociale riconoscibile sia dall’interno che dall’esterno

 Ha una struttura e ognuno ha un ruolo

 E’ regolato da norme di comportamento proprie

 Ci sono bisogni e valori comuni che si traducono in un fine

 Continuità nel tempo

È possibile entrare in un gruppo per nascita, per caso, per adesione, per chiamata

dall’interno del gruppo. Il singolo rispetto al gruppo può assumere diverse posizioni:

3 interne: emarginazione

partecipazione

leadership

3 esterne: indifferenza

straniero

estraneo

L’emarginato è chi non riesce ad integrarsi anche dopo più incontri per barriere sociali che

possono essere legati alla razza, classe, religione ecc.

Lo straniero è chi mantiene la propria identità ed estraneità pur avendo avuto più volte

contatti con il gruppo. Lo straniero svolge un’importante funzione innovativa.

L’estraneo è chi entra per la prima volta in contatto con il gruppo.

Secondo Simmel, comunque, l’individuo non partecipa mai completamente alla vita del

gruppo, ma solo con una parte della sua personalità, e tanto più è piccola la parte di

personalità coinvolta dei membri, tanto più facilmente il gruppo può essere dominato da un

singolo. Nella vita del gruppo possono distinguersi 3 fasi: la formazione, il dominio, la

decadenza.

CLASSIFICAZIONE DEI GRUPPI

I criteri per classificare i gruppi sono numerosissimi, almeno quanti sono i diversi punti di

vista dai quali essi possono essere studiati. Il criterio generale, comunque, deriva da

cinque fattori:

1. Comune origine: detti anche “gruppi di sangue”, quindi, quelli che riuniscono

individui legati fra loro per nascita, per matrimonio, o adozione. I gruppi familiari

sono costituiti da persone che tendono a soddisfare i loro bisogni attraverso la vita

familiare (es: l’istinto sessuale, la procreazione, la necessità di allevare ed educare i

figli).

2. Comune convivenza: sono gruppi di carattere territoriale e funzionale, ne sono un

esempio i gruppi del tempo libero e i gruppi di istruzione.

3. Comuni caratteri biologici: il sesso, l’età e la razza.

4. Comuni interessi: questo tipo di gruppi sono socialmente molto importanti poiché da

esso deriva la predisposizione all’azione comune per il raggiungimento di obiettivi

comuni. Ne sono un esempio i gruppi economici, i cui membri provvedono alla

produzione e alla ripartizione dei beni e dei servizi atti a soddisfare la molteplicità

dei bisogni della vita.

5. Comuni sentimenti o idee: questo criterio si ritrova in quasi tutti i gruppi ma in alcuni

è più forte e caratterizzante come nel caso dei gruppi politici e religiosi.

Un altro tipo di classificazione più generale è quella che distingue tra gruppi primari e

gruppi secondari.

GRUPPI PRIMARI sono fondati su rapporti personali, intimi, affettivi (rapporti primari)

presentano un tipo di solidarietà meccanica (secondo Durkheim questo tipo di solidarietà è

tipica delle società primitive tribali o delle comunità) e trovano il proprio fine all’interno del

gruppo. Il gruppo primario lascia tracce profonde nella personalità dell’individuo. Secondo

la definizione di Cooley, perché vi sia la formazione di un gruppo primario, sono

necessarie tre condizioni:

 Prossimità fisica dei membri

 Piccola dimensione del gruppo

 Carattere duraturo del rapporto

Il gruppo primario per eccellenza è la FAMIGLIA.

GRUPPI SECONDARI sono fondati su rapporti interpersonali formali e discontinui

(rapporti secondari), presentano un tipo di solidarietà organica (secondo Durkheim questo

tipo di solidarietà è tipica delle società complesse e moderne) fondata sulle differenze

quantitative e costruite su un fine esterno al gruppo. È probabile che nella società

moderna i gruppi primari abbiano subito un processo di “secondarizzazione”, cioè i

secondari sono aumentati. Gli individui entrano in rapporti secondari sempre liberamente e

con particolari intenzioni. Questi rapporti sono regolati da norme e da consuetudini formali.

Si può affermare che maggiore è la presenza di gruppi primari, più la società è primitiva;

viceversa, maggiore è la presenza di gruppi secondari, più la società è di tipo moderno.

SOCIETA’ vs COMUNITA’

La società è più complessa e presenta più gruppi secondari viceversa la comunità è un

modello del vivere sociale più primitivo. Su questo tema si contrappongono due importanti

autori (Durkheim e Tonenies) proponendo ognuno la propria visione: il primo è più

ottimista nei confronti della società moderna, il secondo è più pessimista e più nostalgico.

Cioè Tonenies preferisce il tipo di solidarietà che si instaura nelle comunità o società

primitive in quanto più vere e più naturali, non puramente funzionali cioè orientate al solo

interesse.

LA SOCIETA’

È importante premettere che il concetto di società riesce a circoscrivere solo una parte

della realtà sociale, in quanto può essere inteso in una serie di modi, molto comuni, ma

molto diversi. Anche nel linguaggio comune usiamo il termine società sia per indicare

società specifiche, sia per indicare in modo più generale l’umanità sia una serie di legami

tra esseri viventi.

La società è un insieme di individui, i quali vivono su un territorio comune, collaborano in

gruppi per la soddisfazione di bisogni, hanno una comune cultura e funzionano come unità

sociale autonoma.

Possiamo distinguere il pensiero sociologico in:

TEORIA FUNZIONALISTA

I funzionalisti vedono la società come una complessa rete di funzioni e posizioni,

all’interno della quale ogni individuo trova la sua posizione e in base ad essa gli vengono

assegnate delle precise funzioni. Tali funzioni sono definite da Durkheim le

corrispondenze tra società e bisogni dell’organismo sociale.

I neo funzionalisti (Merton) individuano funzioni manifeste e funzioni latenti. Per esempio

la danza della pioggia in una tribù indiana ha come funzione latente quella di aumentare la

coesione del gruppo. Entrambe le funzioni favoriscono l’adattamento e l’integrazione e il

raggiungimento di uno scopo comune. I funzionalisti, quindi, danno molta importanza, per

l’interpretazione della società a 4 fattori:

 Equilibrio sociale (quindi un’analisi statica)

 Funzione (cioè il ruolo)

 Integrazione

 Consenso

Ogni sistema sociale deve soddisfare alcune fondamentali funzioni che sono:

 Porre le condizioni perché ci siano rapporti tra i membri

 Strumenti di comunicazione

 Sviluppare e conservare modelli di comportamento

 Avere un sistema di stratificazione

CRITICA AL FUNZIONALISMO

La società dei funzionalisti è statica, infatti, l’equilibrio sociale, in realtà, è solo

un’immagine ideale alla quale si tende. L’equilibrio di una situazione storica considerata

può essere visto o come risultato del passato o come un insieme di squilibri che creano un

processo futuro. La teoria funzionalista ignora il mutare dei bisogni, vero motore della

realtà sociale.

TEORIA STRUTTURALISTA

Gli strutturalisti danno più significato alla struttura, all’organizzazione del sistema e quindi

allo status. Per Ginsberg la società è un insieme organizzato dei principali gruppi e delle

principali istituzioni che la costituiscono. È necessario che ogni sistema sociale soddisfi le

seguenti fondamentali funzioni:

 Sistema di comunicazione

 Sistema economico

 Famiglia e istruzione per la socializzazione

 Distribuzione del potere

 Sistema di riti

CRITICA ALLO STRUTTURALISMO

La teoria strutturalista dà più una forma che un senso e una giustificazione alla società.

Pure questa è una visione statica.

TEORIA CONFLITTUALISTA

I conflittualisti fanno un’analisi dinamica dalla società. Vedono l’equilibrio come punto

d’arrivo a cui tendere e considerano il conflitto il motore di tutti i processi sociali. Nella loro

analisi molta importanza è assegnata ai gruppi, infatti, nei processi (=conflitti) il continuo

mutare dei bisogni forma e rompe i gruppi sociali.

Gruppi nuovi e vecchi lottano tra loro per la suddivisione dei beni atti a soddisfare bisogni.

Tra i conflittualisti ci sono coloro che vedono il processo conflittuale come costante e

invece coloro che lo considerano un evolversi verso una ben determinata società (per

esempio i marxisti).

5. I MODELLI DI COMPORTAMENTO

I modelli di comportamento sono forme istituzionalizzate dell’agire sociale poste in essere

dagli uomini in vista della soddisfazione dei bisogni.

Per la soddisfazione dei propri bisogni l’individuo è condizionato dal contesto sociale che

gli fornisce i mezzi che sono idonei e legittimi. Solo questi sono utili per la soddisfazione

dei propri bisogni, essi possono essere oggetti, immagini, comportamenti e forme

istituzionali. A questi viene attribuito un certo valore.

Il sistema di bisogni nel momento in cui stimola la persona gli fornisce le forme

istituzionalizzate di comportamento tramite una gerarchia di valori nei quali esso si

traduce. Bisogno/valore è una relazione di reciproca e dinamica interdipendenza; cioè se

cambiano i valori cambiano i bisogni e viceversa. Quindi possiamo dire che in un certo

ambiente sociale (clima psicologico + fatti sociali) il comportamento degli individui, per la

soddisfazione dei bisogni, tende ad essere simile, cioè a seguire dei modelli, che sono già

presenti nell’ambiente e si conservano grazie alla loro ripetizione. Non bisogna pensare,

però, che l’agire degli individui sia sempre conforme, infatti, pur se tendono a comportarsi

secondo modelli di riferimento, li interiorizzano personalizzandoli.

Persona sociale e modelli di comportamento sono due concetti paralleli e sono legati da

un rapporto di interdipendenza, cioè si condizionano a vicenda:

Persona sociale Modelli di comportamento

unità fondamentale unità fondamentale

non scomponibile non scomponibile

della società dei ruoli

LEGGE DEL RISULTATO

L’individuo di volta in volta dalla correlazione tentativo/errore e tentativo/successo,

apprende, pratica e tende a riprodurre quei comportamenti dai quali è prevedibile

attendersi una ricompensa.

La ripetizione del comportamento porta al rafforzamento dell’azione già in atto, questo

fenomeno può portare a due conseguenze:

1. La prima è positiva e consiste nell’alleggerimento psicologico dell’agire, cioè,

comporta una minore responsabilità per il soggetto;

2. La seconda è negativa perché, occultando la motivazione originaria dell’agire,

tende a privarlo di significato, perciò facilmente aggredibile da atteggiamenti

devianti.

Per il sociologo non tutti i comportamenti sono interessanti, ma solo quelli NOMOTETICI,

cioè comuni a molti individui, che ci permettono di costruire generalizzazioni e leggi di

tendenza. È importante anche che abbiano significato sociale o RILEVANZA; essa è data

dai seguenti fattori:

 Diffusione

 Obbligatorietà

 Valore sociale (cioè il posto occupato dal bisogno che quel comportamento

soddisfa)

 Intensità

Secondo con quanta intensità vengono seguite le norme di comportamento esse si

distinguono in:

COSTUMI: sono tutte le norme regolatrici e di controllo di una società. Prevedono le

seguenti caratteristiche: immedesimazione, origine comunitaria, appartenenza alla

tradizione, sostenuti da ampio consenso ma anche da un certo grado di costrizione.

USI: sono norme di comportamento diffuse soprattutto in piccole comunità, sono

manifestazioni consolidate dalla ripetizione ma non molto interiorizzate, il vincolo di

obbligatorietà è quasi inesistente.

ABITUDINI SOCIALI: non hanno un vincolo di obbligatorietà, tuttavia a volte l’osservanza

di alcune abitudini può essere resa costrittiva attraverso il diritto consuetudinario.

MODA: è un sistema normativo che nella società industriale ha affiancato i costumi. La

moda comprende il modo di vestire, gli usi, il linguaggio, lo stile di vita e il modo di passare

il tempo libero. Il fatto che nella società moderna la moda abbia acquistato tanta

importanza è da attribuirsi alla progressiva esteriorizzazione dell’uomo moderno (società

dell’immagine) processo nel quale il sistema dei mezzi di comunicazione di massa ha

avuto un grosso peso. La moda esercita un controllo sociale indiretto, infatti, pur essendo

molto meno interiorizzata rispetto ai costumi e pur mutando molto più velocemente di essi,

è però molto più estesa e diffusa tra la popolazione. L’intensità con la quale vengono

eseguite le norme di comportamento può variare in relazione a tre variabili: il tempo, lo

spazio fisico e lo spazio sociale. Il variare dell’intensità porta il conflitto e la devianza.

6. RUOLI

Il ruolo è l’insieme dei comportamenti correlati e istituzionalizzati che una cultura offre

all’individuo in quanto forme capaci di soddisfare i bisogni. Al ruolo la cultura specifica dà

significato e contenuto.

Il personaggio che l’individuo indossa quando deve interagire con il suo gruppo è il ruolo.

Ognuno di noi interpreta più ruoli (padre, figlio, datore di lavoro, dipendente, ecc.) ed è la

persona sociale che con il suo agire crea e rafforza il sistema dei ruoli, infatti, il ruolo non è

mai completamente subito dalla persona così come non è mai completamente inventato

da essa. Man mano che socializza l’individuo apprende il proprio ruolo e impara a

rappresentarlo, il ruolo diventa, quindi, parte integrante della sua personalità.

Il concetto di ruolo ha permesso di collegare l’analisi strutturale con la componente

individuale.

Ruolo e Status sono due concetti paralleli, però il primo è dinamico ed il secondo è statico.

Lo status è una variabile indipendente, mentre il ruolo è una variabile dipendente appunto

dallo status. Grazie ai due la persona e la società entrano in contatto e nasce l’homo


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DETTAGLI
Esame: Sociologia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Mongardini Carlo.

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