I sistemi comunicativi di Williams
Secondo Raymond Williams (1921-1988), eclettico autore della scuola di Birmingham, esistono quattro possibili sistemi di comunicazione: autoritario, paternalistico, commerciale, democratico. Williams fa un tentativo di classificazione dei possibili sistemi comunicativi che esistono sulla faccia della Terra. Egli era un esponente della scuola di Birmingham, studioso di letteratura, ma poi si interessa di studi mediatici, media e cultura popolare. Proviene da una famiglia di classe lavoratrice ed è molto interessato agli effetti dei mezzi di comunicazione di massa sulla cultura popolare.
Ha creato questa categorizzazione; tutti i vari possibili sistemi comunicativi che esistono nei vari paesi, secondo lui, possono essere ricondotti a quattro possibili modelli, idealtipici, astratti, che per alcuni versi riassumono le effettive configurazioni che si trovano in giro per il mondo. Non troveremo mai in un paese un solo modello, perché si tratta di ideal-tipi ovvero un’astrazione con cui possiamo confrontare la realtà e quindi vedere quanto la realtà si avvicini o si allontani a quel modello, ma è quasi impossibile che la realtà sia esattamente un modello, solitamente si ha in prevalenza in tratti di un solo modello.
Sistema autoritario
- Sistema mediale fa parte di un apparato mediante cui una minoranza governa la società tutelando i propri interessi.
- Obiettivo: trasmettere idee, istruzioni e atteggiamenti del gruppo dirigente. Esclusi modelli alternativi.
- Controllo diretto (monopolio) o indiretto (censura, sanzioni, ecc.) dei media.
È un sistema che fa parte di un apparato, quindi siamo di fronte ad un sistema di comunicazione autoritario quando il sistema mediatico non è autonomo e indipendente perché fa parte di un apparato mediante il quale una minoranza governa la società e lo fa per tutelare i propri interessi (la minoranza potrebbe essere una classe sociale, una élite, una famiglia). Quindi c’è un gruppo minoritario che domina la società, ha degli interessi precisi e gestisce un sistema di comunicazione che fa parte di questo apparato. L’obiettivo, come leggiamo sopra, è quello di trasmettere idee, istruzione, atteggiamenti del gruppo dirigente e i modelli alternativi, per definizione, sono totalmente esclusi, è impossibile che questo sistema mediatico dia spazio a modelli alternativi a quelli che servono gli interessi della minoranza. Il controllo è un controllo diretto, e allora siamo di fronte ad un monopolio oppure un controllo indiretto cioè quando scattano dei meccanismi che possono essere sanzioni o censure, che comunque rendono il controllore attivo. Quindi fondamentalmente in questo caso la chiave di interpretazione a cui si fa riferimento è questo controllo ma soprattutto il fatto che i media servono gli interessi di una piccola minoranza.
Sistema paternalistico
- Controllo orientato al progresso della maggioranza attraverso metodi graditi alla minoranza di governo.
- Monopolio o censura per "tutelare" interesse pubblico contro idee dannose.
- Non vengono trasmessi ordini (autoritario), ma valori, abitudini e gusti.
- I controllori sono "sorveglianti".
- Tollerato un certo dissenso come valvola di sicurezza.
Non è molto distante dal primo apparentemente, però in realtà sostanzialmente ha delle differenze. È sempre un sistema in cui abbiamo un controllo dei media, i media non sono lasciati autonomi e indipendenti, però in questo caso il controllo è orientato al progresso della maggioranza, non per tutelare gli interessi di una minoranza. È una differenza non da poco, una cosa è un controllo per tutelare gli interessi di pochi, un’altra cosa è un controllo per tutelare gli interessi di molti, però c’è sempre un controllo, una forma di gestione. Può esserci monopolio e censura ma la ratio è la tutela degli interessi della maggior parte delle persone, del pubblico.
Se facciamo caso, per esempio la televisione italiana degli anni '50 e '60 aveva un controllo monopolistico, la legge impediva che altri autori che non fossero statali vi inserissero dei contenuti, c’era un controllo diretto da parte del governo, nelle mani di un solo partito cioè la Democrazia Cristiana ma la legittimazione di questo controllo era quello di tutelare il pubblico dal rischio che dei modelli negativi, consumistici e immorali potessero traviare il pubblico stesso, infatti abbiamo parlato di un palinsesto pedagogico, perché senza il controllo dei media il pubblico avrebbe in mano principi pericolosi ovviamente il problema è sempre..l’iniziativa è lodevole ma chi decide cosa è morale e cosa no? Cosa è sbagliato e cosa è giusto?
Vediamo quindi che con il modello precedente si somigliano ma la differenza fondamentale sono le ragioni che stanno alla base: da una parte la tutela di interessi di pochi, dall’altra l’interesse di una maggioranza. In questo caso non ci sono ordini come nel caso del sistema autoritario, ma ci sono dei gusti e valori che appartengono a una certa cultura e che si vogliono tutelare, come diceva la Democrazia Cristiana negli anni '60, l’Italia è un paese cattolico (e questo era innegabile), gli italiani sono cattolici, hanno una morale cattolica e non ha senso rischiare che la televisione possa veicolare valori non cattolici, contrari al cattolicesimo, andava tutelata questa morale.
A poco a poco tutto cambiò perché si capì che questa presunta omogeneità era vera fino a un certo punto, si scoprì che gli italiani erano sempre meno cattolici, meno frequentanti, meno persone che seguivano i dettami della morale cattolica, sempre più persone che si dicevano cattoliche poi seguivano alcuni principali comportamenti che la chiesa cattolica non acconsentiva, come il caso del divorzio e dell’aborto, infatti molti cattolici votarono a favore di queste due possibilità. Ma questo è il sistema che viene definito paternalistico e non autoritario, perché è un po’ il sistema di un buon padre di famiglia che però a furia di proteggere, finisce con l’opprimere. L’atteggiamento del controllo paternalistico dei media è un po’ questo, per difendere le coscienze, dobbiamo impedire che circolano valori pericolosi. Soffocante controllo a fin di bene ma che finisce per impedire la libera espressione della opinione delle minoranze, ma le minoranze anche se sono tali non possono non avere il diritto di esprimersi, perché questo impedisce il gioco della democrazia, non è solo la maggioranza che ha diritto ad esistere anzi abbiamo detto che in un sistema realmente democratico devono essere le minoranze ad essere tutelate e quindi il problema di questo sistema è che a fin di bene rischia di impedire che le minoranze a fin di bene possano esprimersi, inoltre una minoranza attraverso l’espressione può diventare domani maggioranza, questa è la linea sottile che divide un modello paternalistico da un modello realmente democratico, perché il gioco democratico si fonda sulla possibilità di convincere le altre persone a cambiare idea ma per convincere devo poter esprimere la mia opinione, la libertà di espressione è finalizzata a far si che anche una idea, la più irrilevante, ha pari diritto anche rispetto a quella che ha maggiori consensi perché quella idea minoritaria domani potrebbe diventare maggioritaria, in fondo anche il cristianesimo nasce come idea minoritaria, eretica che è stata anche perseguitata, repressa. Si tollera un certo dissenso, lo si fa in maniera strategica perché questo permette di esprimere, fa sfogare dei desideri espressivi che se soffocati potrebbero diventare pericolosi.
Sistema commerciale
- La comunicazione è spogliata della funzione politica e di controllo.
- Libertà di comunicazione. Libero commercio delle opere e delle informazioni. Problema: la libertà dipende dal mercato (dal vantaggio economico).
- I costi di produzione non necessariamente vengono coperti dalla vendita.
- Il controllo dei media può passare a soggetti o gruppi dotati di grandi capitali.
La comunicazione è spogliata di qualsiasi funzione di tipo politico, Williams utilizza proprio il termine spogliare nel senso che viene vissuta dai media non in termini politici. Il sistema commerciale accetta il principio della libertà di comunicazione, perché è l’altra faccia del libero scambio. Si basa sul libero commercio delle opere e delle informazioni, cioè sul mercato dell’informazione, le notizie sono mercato come tanti altri mercati e anche le opere di cultura (esattamente come il mercato delle scarpe o delle auto o di qualsiasi altra cosa). Il problema che ne deriva, perché in principio questo sistema è molto affascinante, è accattivante che vengano paragonate le informazioni ai commerci, ma il problema è che in questo modello si collega inevitabilmente la libertà di espressione a una istituzione di mercato che è di tipo economico e questo parallelo, può avere degli effetti perversi molto spiacevoli, cioè la mercificazione delle notizie, della cultura, dei valori, degli stili di vita, dei modelli, ha effetti perversi dannosi per esempio il fatto che soltanto alcune informazioni o alcuni valori possono avere spazio perché sono solo quelli che producono un profitto. Se io dico che la comunicazione è libera perché in fondo la comunicazione è un mercato e quindi lascio andare come faccio con le auto e con le scarpe, che il libero mercato faccia il suo gioco, in realtà questo libero gioco del mercato ha probabilmente come effetto una conseguenza spiacevole che le cose che fanno meno profitto vengono eliminate, non vengono per esempio mandate in onda, se c’è un film che piace a poche persone non lo si manda in onda perché pochi lo vogliono vedere, non mi conviene, manderò in onda i film che faranno grandi profitti. Oppure ci sono notizie che non interessano a nessuno, allora do le notizie che piacciono a tutti cioè dove c’è scandalo, cronaca nera, sesso gossip e cose che possono interessare al grande pubblico e non mandare in onda notizie più rilevanti, perché non fanno notizia. Se utilizzo come unico criterio il profitto vado a sostenere solo quelle opere che fanno profitto con un grande problema per la libertà di espressione e per la democrazia, perché è vero che se un tipo di auto fa più profitti è legittimo che quell’azienda abbia più successo, questo è legittimo perché riguarda il mondo delle merci, ma quando applichiamo questo modello al mondo dei valori, della cultura e delle idee, cioè i media, questo crea un problema perché rischiamo di favorire, non per autorità, non per paternalismo, ma per profitto solo le maggioranze ma non è la maggioranza che fa la democrazia ma è il rispetto delle minoranze. Se io voglio che il pubblico si avvicini sempre di più a quella cosa che è meno scelta al momento, devo fare in modo che questa cosa venga trasmessa.
Altra questione che si pone in questo sistema è che i mezzi di comunicazione di massa sono delle strutture costose che richiedono ingenti capitali e dove spesso i costi di produzione non vengono coperti dalle vendite, ma bisogna rivolgersi agli inserzionisti pubblicitari. Allora quando noi lasciamo tutto al mondo commerciale succede che anche se non c’è un monopolio definito dalla legge, si vengono a creare monopoli di fatto di pochi soggetti, dotati di grandi capitali.
Sistema democratico
- Sistema ideale mai realizzato.
- Accetta l’idea che tutti abbiamo diritto di offrire e ricevere ciò che scelgono, ma rifiuta il controllo di pochi (ricchi).
- Sostiene l’idea del servizio pubblico per garantire la libertà d’espressione di tutti, ma mette in guardia dalle sue derive paternalistiche.
- Auspica nuove istituzioni.
È un sistema ideale, un sistema che non si è mai realizzato. Sistema in cui si accetta che tutti abbiamo il diritto di ricevere ciò che scegliamo, rifiuta il controllo di pochi, e sostiene l’idea di un servizio pubblico che possa garantire la libertà di espressione di tutti, però allo stesso tempo questo sistema, per quanto favorevole all’idea di un servizio pubblico che possa garantire l’espressione di tutti, mette anche in guardia dai rischi di derive paternalistiche, perché il problema è che, da una parte è in grado di poter garantire la libertà di espressione in quanto non essendo governato da principi commerciali è possibile mandare in onda anche cose che interessano a pochi, però è più esposto ai rischi di derive paternalistiche perché concretamente se c’è un servizio pubblico, questo servizio pubblico lo controlla lo stato, lo stato lo controlla con i partiti e la tentazione di controllare è forte. Sono preoccupazioni basate sull’analisi concreta dei fatti. Questo è un sistema ideale, perché l’ideale sarebbe riuscire a trovare un equilibrio tra un modello pubblico e un modello che pur essendo pubblico sappia evitare di cadere nei rischi della tentazione del controllo paternalistico.
Liberismo, "economia politica" e mercato sociale nei media
- L’economia politica (critici radicals) giudica il libero mercato antitetico a libertà e uguaglianza.
- Il liberismo sostiene che solo il mercato li può garantire.
- Il mercato sociale è una terza via che propone un’economia mista in cui lo stato ponga regole negative (contro monopoli) o positive (imparzialità).
Le tre visioni ideologiche che sono presenti nel testo, vengono usate per contrapporre diverse visioni su specifici temi. L’economia politica è la scuola dei cd critici, i critici, nella sociologia o nel mondo delle scienze sociali anglosassone (in particolare quello Americano) vengono spesso definiti radicals, che in italiano tradotto sarebbe i radicali però in Italia sono un partito storico antico che in Italia è legato a Pannella e Bonino, con posizioni ben precise, quindi quando noi sentiamo radicali pensiamo a loro, in realtà in America i radicali sono quelli di sinistra più dura, perché poi ci sono i liberals di sinistra riformista, Obama o Kennedy che in passato era di sinistra ma liberale mentre alcuni personaggi che hanno una posizione di sinistra più dura vengono definiti radicali. Questi hanno una visione critica nei confronti dei media, della società e del capitalismo e vengono tutti racchiusi dentro la dicitura “economisti della politica” perché si ispirano all’economia politica di Marx, sono neo marxisti. L’economia politica e gli studiosi che vi si ispirano vengono presentati come coloro che si presentano in contrasto con il libero mercato e quindi sono coloro che giudicano negativamente il liberismo applicato ai media ovviamente, sono contrari al libero mercato nel mondo dei media. L’altro attore sono i liberisti che invece sostengono il libero mercato, dicono che solo il libero mercato può garantire libertà ed uguaglianza. La terza via, minoritaria che sta in mezzo, è quella del cd “mercato sociale” che propone un’economia mista, di stato e mercato, e dove lo stato più che avere una gestione diretta della tv e dei media, dovrebbe intervenire con molta regolamentazione, cioè gli esponenti dicono che lo stato deve essere presente ma non dovrebbe essere il gestore diretto ma dovrebbe creare norme, regole, forti puntuali e precise sia negative contro i monopoli (sia pubblici che privati), sia positive per obbligare i media ad essere imparziali. Questi tre attori principali di volta in volta litigheranno aspramente su queste questioni:
Alcune domande
- Quanto conta la proprietà dei media?
- Quanto contano le dimensioni dell’impresa e la sua penetrazione nel mercato?
- Quanto conta l’internazionalizzazione?
La proprietà dei media
Quanto conta la proprietà dei media nella definizione dei contenuti trasmessi? Cioè chi è proprietario, ha un ruolo oppure no nella definizione dei contenuti? Esiste un rapporto tra I Simpson e il magnate (Tycoon significa un grande monopolista, grande proprietario, un dominus dei media) Rupert Murdoch?
I Simpson
- Feroce satira della società americana (occidentale).
- Avidità nel mondo del lavoro.
- Mancanza di idee e contenuti in tv e nei tg grattachecca e fighetto, ma anche il giornalista, personaggio squallido che è sempre un po’ assorbito dagli interessi del potere.
- Corruzione dei politici.
- Burns (crudele, paranoico, malvagio, ossessionato dal potere, proprietario della centrale nucleare di Springfield) incarna il sistema capitalistico.
I Simpson rappresentano una efficace e feroce critica della società americana, è un cartone che può essere letto a moltissimo livelli, ma chiunque abbia un minimo di strumenti in più rispetto ad un bambino riesce a notare punti di critica, fa delle analisi e delle riflessioni politiche infatti in una delle puntate si prevede l’elezione di Trump, in tempi non sospetti, quindi parliamo di un prodotto di massa ma certamente con delle importanti analisi di tipo sociale.
I Simpson Trasmessa da Fox, proprietà di News Corporation controllata da Murdoch. Murdoch sostiene linee politiche a lui gradite. Sostiene Bush e ha sostenuto con tutti i suoi media l’invasione dell’Iraq. Matt Groening: "l’intento dei Simpson è quello di provare a prendere un genere che nessuno prende sul serio e inserire messaggi contro culturali.
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La comunicazione audiovisiva
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La comunicazione di massa, il suo percorso
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Modulo I - La comunicazione
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Analizzare la comunicazione