La calcografia
La calcografia è l'incisione su lastra metallica. Il termine deriva dal greco χαλκός (rame) + γράφω (scrivo). Esistono due principali tecniche:
- Diretta: bulino e puntasecca
- Indiretta: acido acquaforte
La calcografia è un’operazione molto precisa, che si realizza seguendo uno schema. L’elemento che la distingue dalla xilografia è il principio tecnico e il supporto:
- Calcografia: incisione in incavo su lastra metallica dove si scava l’immagine
- Xilografia: incisione in rilievo su supporto ligneo, si eliminano tutti i bianchi, tutto quello che non deve esserci intorno all’immagine
Calcografia diretta: bulino e puntasecca
In passato, la produzione di lastre di rame prevedeva procedimenti lunghi e complessi, mentre oggi si ottengono per via elettronica. La lastra di metallo va ripulita, bisellata (ovvero, resa dolce negli angoli) e messa su un cuscino, per poi essere lavorata a bulino, che ha una punta che va aguzzata spesso. I riccioli possono togliersi da soli, altrimenti il solco va sbarbato prima di aggiungere l’inchiostro. Si posiziona la carta, che va pressata con un torchio, trasferendo così l’inchiostro e quindi il disegno. Toccando l’incisione, si possono sentire i piccoli solchi coperti dall’inchiostro. Il segno che si ottiene è nitido e pulito. Si può notare anche il punto preciso in cui il bulino ha attaccato la lastra e il punto in cui è uscito. Si tratta di una barretta di acciaio temperato, con un’estremità troncata obliquamente e un’altra inserita in un manico di legno; il palmo della mano contiene quasi tutto lo strumento e pollice, indice e medio conducono la punta affilatissima.
L’origine del bulino risale al niello: si incideva la lastra, poi si passava un composto nero che rimaneva soltanto in corrispondenza dei tratti. Il Dittico parigino (XVI secolo) è un oggetto di devozione lavorato a niello che attesta questa tecnica più antica. Il bulino è il più antico procedimento calcografico e prende il nome dallo strumento impiegato per incidere il metallo. Quando si diffonde? Nasce nella prima metà del Quattrocento, continuando poi a svilupparsi con diverse possibilità, e deriva dalla tecnica utilizzata sui metalli dagli orafi medievali, che con il bulino ottenevano incavi nelle lamine, generalmente d’argento, poi colmati per rendere evidente il disegno con una mistura nera chiamata appunto “nigellum”: è proprio questa pasta che creava il disegno, ricoprendo i segni precedentemente incisi. La prima calcografia risale al 1446, ma va ricordato che l’attività del Maestro delle Carte da Gioco, nato probabilmente a Colonia, va tra gli anni Trenta e Cinquanta.
Con la puntasecca, invece, si graffia la lastra metallica lasciando così un segno superficiale. Tendenzialmente, in questo caso i riccioli non si sbarbano, in modo da ottenere un particolare effetto di morbidezza, con un segno più delicato. La puntasecca prevede un numero più limitato di incisioni, a causa delle barbette che tendono a rovinarsi velocemente, e può essere tirata meno rispetto al bulino.
- Maestro delle carte da gioco: Nove di Cervi
- Maestro ES: Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre, San Giovanni nell’isola di Patmos, esempi di carte da gioco, Lettere H e F
Più consistente rispetto al Maestro delle Carte da Gioco è l’operato del Maestro ES, tra gli anni Cinquanta e il 1467, al quale sono state attribuite 300 stampe. Tratteggio incrociato e effetti tonali sono il suo punto di forza; ma il disegno sembra essere bloccato e immobile. Anche il Maestro ES realizza carte da gioco, ma anche un alfabeto grottesco dove emerge un gran virtuosismo.
- Maestro del Libro di Casa: Aristotele e Fillide, incisioni varie
Attivo intorno al 1480, il Maestro del Libro di Casa mostra uno stile più equilibrato ed è assolutamente rinascimentale nella sua chiarezza. Il senso della composizione è perfetto e dietro c’è la conoscenza della realtà italiana e del mondo gotico. Si tratta di racconti di costume, incisioni molto raffinate.
- Martin Schongauer: S. Antonio tentato dai demoni, S. Sebastiano, scene dalla Passione di Cristo
Martin Schongauer, attivo dal 1450 al 1491, è un artista visionario, il cui mondo fantasioso è ben messo in mostra in S. Antonio tentato dai demoni, ad esempio, che ha suscitato perfino l’interesse di Michelangelo (Michelangelo non si interessava alle incisioni, guardava Masaccio e Giotto per la consistenza plastica, ma nulla di più). Schongauer è preciso, ma ha anche la capacità di diradare tutto, grazie al puntinato specialmente per lo sfondo, impiegato ad esempio per le 12 tavole della Passione di Cristo, forse con qualche difficoltà nel racconto del corpo, ma con dei chiaroscuri che ne restituiscono la profondità e la consistenza plastica. Le espressioni sono intense e fanno la differenza, inoltre c’è una bella sintesi e dove c’è la parte scura tutto si distende. Di questa serie, la Salita al calvario (1475 – 1480), opera maturissima, sarà un modello per i posteri: Cristo è centrale e da lui si snoda un mondo vario e vibrante.