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Università degli Studi di Milano - Facoltà di Lettere e Filosofia

A.A. 2012-2013

Corso di Ermeneutica Filosofica

Docente: Prof.ssa Rossella Fabbrichesi

L'umanismo e i suoi critici

1° unità didattica (3 CFU)

Lessico umanista. Un’introduzione. Commento di testi tratti da Pico della Mirandola, Stirner, Feuerbach, Marx, Nietzsche, Foucault, Lévi-Strauss. Il materiale sarà depositato in Aula Fotocopie, presso il sig. Ardia, e sarà rivolto a chi frequenta (i non frequentanti porteranno in luogo di questo modulo i testi assegnati alla voce dedicata del programma).

2° unità didattica (3 CFU)

Come ridare un senso alla parola umanismo? Sartre e Heidegger a confronto. M. Heidegger, Essere e tempo, Longanesi, Milano, Prima Sezione, cap. 1, § 9-10-11 (fotocopie dei paragrafi disponibili in Aula Fotocopie). J.-P. Sartre, L’esistenzialismo è un umanismo, Mursia, Milano. M. Heidegger, Lettera sull’umanismo, Adelphi, Milano. J.-P. Sartre, L’universale singolare, in L’universale singolare. Saggi filosofici e politici 1965-1973, Mimesis, Milano (pp. 139-162).

3° unità didattica (3 CFU)

Come ‘farla finita’ con l’umanismo? Sloterdijk critico di Heidegger. P. Sloterdijk, La domesticazione dell’Essere, Regole per il parco umano, L’offesa delle macchine, in Non siamo ancora stati salvati. Saggi dopo Heidegger, Bompiani, Milano (il testo è in esaurimento. Le fotocopie degli articoli sono depositati in Aula Fotocopie, presso il sig. Ardia).

Testo comune ai tre moduli: R. Fabbrichesi, In comune, Mimesis, Milano.

Chi desidera portare solo 6 crediti si preparerà sui Moduli 2 e 3 (più il volume della docente). I non frequentanti aggiungeranno: G. Vattimo, Introduzione a Heidegger, Laterza; G.M. Tortolone, Invito al pensiero di Sartre, Mursia.

Gli studenti della laurea magistrale potranno scegliere di approfondire uno dei tre autori principali che sono stati presentati e portare all’esame alternativamente i testi indicati come 1, 2, 3: M. Heidegger, Essere e tempo, Introduzione, Prima Parte, Prima Sezione, Lezione Prima.

Viviamo ancora nell'orizzonte dell'umanismo e dei suoi valori?

Ciò che caratterizza l'intento del corso è il tentativo di individuare un modo diverso di disporsi nell'indagare l'uomo. Se esso sia un'identità oppure se possa essere considerato come una molteplicità non distinta dalle altre individualità. Il filosofo Charles Peirce per riferirsi a questo secondo modo di guardare all'uomo, parla di costellazione-uomo. Rifacendosi a ciò che dice Heidegger: è già deciso cosa sia l'uomo, si dà per scontato cosa sia l'essenza umana e si considera lo studio dell'uomo come qualcosa di già dato. Questi sono tutti dei pregiudizi che devono venire abbattuti. Quando di parla di essere umano ci sono elementi tipici consegnati dalla tradizione come libertà, volontà, responsabilità, dignità, progettualità, che non vengono messi in dubbio.

Soltanto nel novecento troviamo pensatori critici che mettono in dubbio questa considerazione tradizionale dell'uomo, filosofi come Nietzsche, Heidegger, Sloterdijk. Secondo il sapere più comune conoscere l'uomo, e quindi se stessi, è un processo semplice in quanto l'oggetto che deve essere studiato è ciò che ci è più prossimo. È proprio questo tipo di convinzione che Nietzsche mette in discussione quando nella Genealogia della morale afferma che “Restiamo estranei a noi stessi, ognuno è a se stesso il più lontano”.

Dall'età moderna il problema centrale della filosofia è quello dell'humanitas e a dimostrazione di questo si può prendere come punto di riferimento Kant, il quale declina la domanda antropologica Was ist der Mensch? in tre modi:

  • Teoria della conoscenza: cosa mi è dato sapere?
  • Agire pratico: cosa devo fare?
  • Teleologia: cosa mi è dato sperare?

Vedremo come con Nietzsche, invece, non avrà senso chiedersi cosa sia l'uomo, soprattutto perché porsi in una posizione indagante implica una separazione dall'oggetto che deve essere conosciuto, un processo oggettivante che applicato alla conoscenza del sé, lo rende inevitabilmente diverso da ciò che esso è. Ciò che è necessario fare secondo Nietzsche è andare al di là dell'uomo.

Quattro secoli separano due testi fondamentali che trattano il tema dell'humanitas, un periodo di tempo che ha trasformato considerevolmente ciò che viene inteso con la parola uomo. Il primo testo è il Discorso sulla dignità dell'uomo di Pico della Mirandola del 1486. In esso Pico della Mirandola parla dell'uomo come un essere da ammirare, da porre al centro del cosmo per la sua capacità esclusiva di stabilire la propria natura in base al proprio arbitrio. Egli è quell'essere dotato di un aspetto indefinito che sarà lui stesso a forgiare: “L'uomo è lo scultore di se stesso”, “un camaleonte”, “un proteo”.

Il secondo testo è La Genealogia della morale di Nietzsche del 1887. Qui Nietzsche espone un'idea vicina a quella di Pico nel considerare l'uomo un essere incompiuto e che debba farsi. Si allontana, invece, in quanto nella Genealogia l'uomo non è più al centro, non è la meta, egli è piuttosto un ponte, una via. Nietzsche parla anche di animale malato: uno sperimentatore di se stesso, ma ammansito. Un animale la cui vista rende ormai stanchi. Si può dire, richiamando ancora Nietzsche, che da Copernico in poi, l'uomo non è più al centro del cosmo, da quel momento s'è fatto piccolo: da padrone libero delle proprie possibilità, diverrà, proprio a causa di questa enorme responsabilità, un essere stanco.

Lezione Seconda

Confronto di Pico e Nietzsche. Elementi prossimi e distanti

  • Secondo Pico l'uomo ha qualcosa di indefinito, non ha limiti nel poter divenire ciò che vuole, non ha nulla di proprio ma elementi comuni agli altri. Qui è forte il richiamo al Protagora di Platone secondo il quale ad ogni animale è stata assegnata una qualità particolare, mentre l'uomo si ritrova privo di qualità naturali, venendogli invece assegnata la perizia tecnica (il fuoco) un dono artificiale. Rimanendo però ancora privo della capacità comunitaria, Zeus manda Ermes per assegnare altre due doti specifiche: Eidos (rispetto) e Dike (giustizia). Da qui si comprende come per Platone le doti primarie dell'uomo siano quale politiche attraverso le quali poter sviluppare tutte le altre: “L'uomo è un essere nudo senza la politica”. Nietzsche segue Pico in questo punto: l'uomo è un essere indeterminato, il grande sperimentatore di se stesso, elemento di autopoiesi. In Nietzsche però, a differenza di Pico in cui l'uomo è elogiato in questa sua capacità autopoietica, è sottolineato il carattere di scacco dell'essere senza limiti: con la totale capacità di scelta l'uomo si perde.
  • L'uomo è plasmatore di se stesso, è un uomo faber (Foucault: “Plasmare la propria vita”). Secondo questa libera capacità l'uomo può diventare animale o divenire simile a Dio. Anche in Nietzsche si fa riferimento all'essere mancante, all'essere sempre alla ricerca, non avendo alcun limite può sempre forgiarsi (vd Heidegger che parla di Esserci come essere gettato e progetto). Anche in Nietzsche c'è quindi l'elemento dell'autopoiesi, ma letto in maniera disperata. L'uomo ha paura della sua libertà e si rende docile e ingabbiato. Centrale sarà nella Genealogia da questo punto di vista la nascita della morale come educazione dei sentimenti aggressivi per mezzo degli ideali del prete asceta. Paragrafo 2.16 Genealogia della morale: Passaggio in cui si mostra l'uomo come animale malato, la cui coscienza si costituisce come riconversione delle pulsioni aggressive su di sé, movimento dal quale nasce la peggior malattia: l'odio dell'uomo per se stesso. Si vede quindi un uomo come essere mancante, ma anche malato, come colui che è sofferente di se stesso. Paragrafo 13: anche qui Nietzsche insiste sull'indeterminatezza e sull'insicurezza dell'uomo che viene sfruttata dall'ascetismo e mostra come le forze negatrici della vita (Cristianesimo, morale e ascetismo) fanno sì che l'uomo si salvi dalla sofferenza che provoca la coscienza della mancanza di confini con la sofferenza, negando se stesso. L'uomo per Nietzsche ha paura della libertà e della sua potenza e invece di diventare grande ha preferito ammansirsi, diventare schiavo.
  • Elemento di maggiore distanza. Per Pico la libertà e la progettualità sono elementi che rendono l'uomo l'essere più degno dell'universo. Per Nietzsche invece l'uomo sta perdendo il suo centro e tutto questo da Copernico. “La stessa vista dell'uomo rende stanchi” annuncio del nichilismo. Con questa frase si può comprendere come l'annuncio del folle della morte di Dio debba essere inteso come l'annullamento di tutti i valori assoluti, tra cui anche la morte dell'uomo. L'uomo con tutti i suoi valori universali, muore e per questo deve essere visto come un passaggio. Nel momento stesso in cui l'uomo indaga se stesso, a partire dalla domanda antropologica kantiana, si trova solo e senza appigli.

Prologo dello Zarathustra (1880)

Zarathustra, un profeta che dopo essersi ritirato sui monti per dieci anni per riflettere, decide di tornare tra la gente per diffondere la sua scoperta. Scendendo, per la foresta incontra un sant'uomo che ha dedicato la sua vita a Dio. Zarathustra rimane perplesso chiedendosi come non abbia sentito della morte di Dio. Una volta arrivato al villaggio incontra poi una folla che assiste all'esibizione di un funambolo e inizia a parlare, annunciando la venuta del super uomo (ubermensch = oltre uomo senso del superamento dell'uomo). Un primo riferimento a Pico lo si può scorgere quando Nietzsche fa dire a Zarathustra che l'uomo è un essere che ha sempre creato qualcosa di più grande, ammonendo dal rischio di abbassarsi ai bruti. In questo caso il rifiuto è rivolto agli ideali ascetici e assoluti. L'uomo non è nulla di assoluto, non è la meta, (Paragrafo 4) egli è un cavo teso tra la bestia e il superuomo, è un funambolo. La grandezza dell'uomo è l'essere un ponte, il suo essere sempre transizione e tramonto e mai legato alla sua identità.

Paragrafo 5: qui Nietzsche si esprime invece sull'ultimo uomo, l'essere più di tutti spregevole “Bisogna avere ancora del caos dentro di sé per partorire una stella danzante”. Significa che per andare al di là della contemporaneità bisogna accettare la propria assenza di limiti. “Io vi presento l'ultimo uomo” “... dacci a noi l'ultimo uomo” risponde la folla. Nietzsche esprime in questo caso la disperata volontà di rimanere attaccati alla propria condizione di sicurezza e tranquillità. In Nietzsche vi sono due risposte possibili alla domanda Was ist der Mensch: L'ultimo uomo (letzte Mensch) e l'oltre uomo (über Mensch). Al termine il funambolo cadrà a dimostrazione della difficoltà della via verso l'oltre uomo.

La prospettiva, quindi, in cui porsi non è chiedersi cosa sia l'uomo, ma il concentrarsi sul suo essere transito, analizzando poi cosa è avvenuto da Pico a Nietzsche, dall'essere grande dell'uomo dell'umanesimo alla piccolezza dell'ultimo uomo.

Radice etimologica della parola Homo

Dal sanscrito Bhum, termine che indica la terra, riecheggia la frase nietzscheana “restate fedeli alla terra”. Inoltre la terra è la physis da cui ha origine biblicamente l'uomo. Vi sono delle immagini che possono rappresentare questa diversa considerazione dell'uomo, da quella pichiana dell'uomo dignitoso al centro del cosmo, a quella nietzscheana dell'uomo distrutto dalla propria manchevolezza.

  • L'uomo vitruviano di Leonardo (epoca di Pico, migliore rappresentazione della dignità dell'essere umano, al centro dell'universo, dell'uomo artefice, pur sempre però entro l'ordine divino)
  • La testa di David di Michelangelo
  • Ritratto di Francis Bacon (periodo di Nietzsche, uomo distrutto, mancante e desiderante)
  • Centauromachia di Michelangelo (mostra un'idea di uomo come “costellazione di stelle”, cioè un'idea di uomo non identitaria e non staccata dagli altri individui, ma partecipata e politica)

Francesco Remotti (antropologo) dal testo: Prima lezione di antropologia

Studioso di Levi-Strauss, di cui mette in discussione l'idea di fondo di un'uguaglianza strutturale di tutti gli uomini. Le ricerche di Remotti si sviluppano intorno al concetto di genealogia umana. Secondo questa disciplina il concetto di umano va decostruito e sostituito dall'analisi dei differenti modi di fare umanità. Ci sono molti modi di costruirla senza che vi sia una natura sottostante. L'antropologia secondo Remotti comincia con il chiedersi cosa è l'uomo, rivolgendo la domanda a se stessi senza riuscire però a porsi come oggetto. È diverso, infatti essere uomo dal sapere cosa significa. L'antropologia comincia così, più che col chiedersi cosa sia l'uomo, con l'interrogarsi sui suoi confini. È un sapere di frontiera che mette in discussione il senso dell'uomo. Bisogna comprendere che ogni società elabora un sapere etnoantropologico per distinguersi dagli altri escludendo l'inumano. È un recinto nel quale vi è l'umano estromettendo il resto.

Remotti parla del diventare umani, non si nasce, ma si diviene umano. Si parla di modi diversi di foggiare l'umano. Si richiama qui Herder che considera l'uomo come uno spazio vuoto, come una materia molle che va plasmata. (Parallelo sarà il discorso dell'antropologia filosofica, con Gehlen e Plessner, che vede l'uomo come essere manchevole). Ritornando a Remotti, si elaborano schemi categoriali diversi con cui ci si muove nella realtà disciplinando ciò che è umano e ciò che è difforme. L'antropologia a questo punto deve occuparsi dell'atteggiamento da tenere nei confronti degli altri che ritagliano le possibilità che noi non abbiamo realizzato e che abbiamo scartato: o demonizzarli, o considerarli.

Tramite questo discorso, Remotti, introduce un concetto importante: L'antropopoiesi, l'autocostruzione, la fabbricazione dell'uomo da parte dell'uomo (antropotecnica di Sloterdijk: “L'uomo ha finito con il trattare l'umanità come materiale da lavoro su cui intervenire meccanicamente”). L'umanità è un materiale sperimentale, egli si fa da solo.

Lezione Terza

Continuazione discorso su Remotti

Il senso fondamentale dell'antropologia di Remotti è quello secondo cui non vi è una natura umana psicobiologicamente fondata, né una struttura comune. Anche in Remotti c'è l'idea che è stata riscontrata in Pico e in Nietzsche, tipica del pensiero dell'antropologia filosofica, dell'incompletezza dell'essere umano: mancante e quindi desiderante. Si parla, secondo autori come Gehlen e Plessner, di mancanza anche biologica (Protagora, uomo senza caratteristica sua propria). In Gehlen si parla, per esempio, di una carenza biologica sopperita dalla legge dell'esonero, cioè dall'emancipazione dal livello naturale grazie alla tecnica, intesa come arte del fare e del costruire qualcosa e grazie alla politica, attraverso cui l'uomo fa di sé ciò che vuole. (Temi ripresi anche da Sloterdijk).

Remotti dice quindi che l'uomo deve costruirsi, egli si finge, cioè lavora sull'apparenza di se stesso, scartando alcune possibilità e incorporandone altre, divenendo così ciò che è stato scartato l'inumano. Riprendendo il concetto fondamentale di Antropopoiesi, creato da Remotti, con esso si indica la costruzione dell'uomo da parte dell'uomo, lavorando su quel materiale molle e informe (humus) che è l'uomo stesso. In realtà non si ha mai l'uomo-naturale, egli è sempre lavorato attraverso la fucina della cultura, al fine di renderlo adatto all'uso sociale. Tanto più vi sono forme di umanità saldamente costruite, tanto più ci si separa dalle possibilità non colte. Un esempio di diversi modi di fare umanità può essere quello della considerazione delle forme di tortura nelle varie epoche storiche. Fino all'inizio del XVIII secolo la tortura non era vista come qualcosa di disumano, era invece accolta dal popolo come forma di godimento. Foucault parla di festa punitiva, del godimento legato all'esercizio della crudeltà. Una volta che ci si sofferma sulla sofferenza, si sposta l'attenzione sulla cura dell'anima e sulla costruzione di centri di rieducazione. Con questo passaggio che avviene tra il 1700 e i 1800, si raggiunge una forma di umanità diversa, non migliore o peggiore.

Passaggi caratterizzanti l'idea di antropopoiesi nel testo: Idea che l'umanità debba essere foggiata, idea che tanto più si costruisce, tanto più si scarta, idea di un costruire come assemblare e di un costruire artistico, idea che quanto più l'uomo è costruito e raffinato, tanto più fragile sarà la sua umanità.

Riflessione sui rituali di passaggio

Nei rituali di passaggio si può individuare un aspetto antopogenetico-poietico legato al corpo. Infatti in tutte le società il passaggio, che sottolinea il continuo essere transito dell'uomo, è centrale. Questo concetto è cruciale per comprendere come l'uomo si evolva e cambi nel tempo.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/01 Filosofia teoretica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ginevramerda di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia ermeneutica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Fabbrichesi Rosaria.
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