Patto d'acciaio e alleanza tra Italia fascista e Germania nazista
Il 22 maggio 1939 fu sancito il Patto d'acciaio, che rappresentava la formale alleanza politica e militare tra l'Italia fascista e la Germania nazista. Mussolini ribadì più volte la volontà dell'Italia di restare in pace per almeno 3 anni per diversi motivi: l'esercito italiano non era in grado di sostenere una guerra sia a livello di militari che a livello tecnico, a causa del ritardato sviluppo economico e della ridotta capacità produttiva dell'industria.
Posizione dell'Italia prima della guerra
Nel 1935, l'Italia era ancora schierata nel Fronte di Stresa contro la richiesta tedesca di rivedere i patti di pace del 1919, segnando la nascita del movimento fascista. Al momento dello scoppio della guerra, il 1 settembre 1939, l'Italia non era pronta alla guerra; tuttavia, Mussolini continuò con la sua propaganda militaristica e nazionalistica. Mussolini decise di preparare una lista infinita di aiuti da chiedere alla Germania per poter entrare in guerra. Fu varata la formula della non belligeranza dell'Italia, cioè si confermava alleata ma non entrava fisicamente in guerra.
L'entrata in guerra
Nel 1940, Ciano consegnò la dichiarazione di guerra agli ambasciatori di Francia e Gran Bretagna. Tutta la popolazione italiana era convinta di vincere la guerra senza troppi problemi. Nel 1935, ci fu l'attacco all'Etiopia; nel 1936, il sostegno offerto a Franco nella guerra civile spagnola; nel 1939, l'occupazione dell'Albania. In Africa e in Russia morirono molti italiani perché il paese era in ritardo nella progettazione di motori ed equipaggiamenti di volo.
Le difficoltà italiane durante la guerra
Mussolini prese il comando delle forze armate. Gli inglesi erano in grado di decrittare i messaggi segreti italiani, fu così che riuscirono ad anticipare le mosse italiane. Mussolini pensò di stipulare una pace punitiva nei confronti della Francia, ma Hitler si oppose perché voleva usare la Francia in funzione anti-inglese. In Africa fu scelta una tattica attendistica; nel 1940 ci fu la perdita delle colonie dell'Eritrea e della Somalia.
Conflitti nei Balcani e in Russia
L'attacco alla Grecia fu un grande errore, partendo dall'Albania per attaccarla. Gli inglesi si installarono a Creta, movimentando la situazione balcanica, l'evoluzione politica jugoslava e il successivo intervento tedesco, per questo l'attacco all'URSS ritardò di 5 settimane. La campagna di Russia: Mussolini decise di attaccare la Russia nel 1941 anche se nel 1939 aveva sottoscritto il Patto di non aggressione (Patto Ribbentrop-Molotov). Fu formato il CSIR (Corpo di Spedizione Italiano in Russia) nel '41. Nel '42, il governo italiano decise di aumentare la presenza militare in Russia perché ci furono gravi perdite, formando l'ARMIR (Armata Italiana in Russia). Mentre si perdevano uomini in Russia, si compì il destino delle forze armate italiane in Africa settentrionale.
Conseguenze globali
Nel 1941, l'attacco giapponese a Pearl Harbor portò allo scoppio della guerra tra Giappone e Stati Uniti. L'11 dicembre del 1941, Germania e Italia dichiararono guerra agli USA. Nel 1942, inglesi e americani posero fine alla guerra in Africa, e l'Italia si trovò il nemico a poca distanza dai confini nazionali.
Crollo del fascismo e crisi interna
Il crollo del fascismo avvenne il 25 luglio: si erano perse tutte le colonie, c'era un massacro in Russia e difficoltà nell'occupazione dei Balcani, e ci furono bombardamenti nelle città italiane dal '42. Iniziarono manifestazioni antifasciste e nel '43 ci furono i primi scioperi nel triangolo industriale. Tra il '42 e il '43 peggiorarono i rapporti tra Germania e Italia per divergenze strategiche. L'Italia poteva uscire dalla guerra solo con l'allontanamento di Mussolini dal potere.
Episodi cruciali e la caduta del regime
Nel '43 ci fu un grave episodio, il bombardamento aereo degli americani su Roma che causò 1500 morti; in questo contesto maturò la crisi del fascismo ed il 25 luglio (definito anche colpo di stato) del 1943, il Maresciallo Badoglio prese la guida del governo. Ci furono 45 giorni di Badoglio e l'armistizio (dell'8 settembre = Morte della Patria da parte di Badoglio, aiutato dagli americani attraverso Radio New York). Badoglio ordinò una dura repressione perché l'ordine pubblico doveva essere mantenuto a ogni costo. Il 17 agosto ci fu lo sgombero della Sicilia, la Germania rafforzava le proprie posizioni militari in Italia, inizialmente dicendo di aiutare l'alleato invaso.
Il Regno del Sud
Vittorio Emanuele III e Badoglio si rifugiarono a Brindisi per scappare dai tedeschi e questa fuga significò la rinuncia a difendere la capitale. Josef Goebbels, Ministro tedesco della propaganda, decise con l'operazione ACHSE di aggredire le truppe italiane e di assumere dei poteri militari nelle aree occupate. L'OKW fucilò molti italiani dopo la cattura degli stessi. Il trasferimento dei soldati italiani verso il Reich si svolse in modalità brutali. L'OKW alla fine trasformò gli IMI in lavoratori civili.
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