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Fichte – Idealismo e libertà

La vita

Fichte nacque nel 1762 da una famiglia di contadini sassoni e poté studiare grazie al contributo di un possidente locale che, impressionato dall’intelligenza del giovane, gli finanziò gli studi a Jena e Lipsia. Terminati gli studi, si trasferì come insegnante privato a Zurigo, poi a Lipsia, dove cominciò a studiare la filosofia kantiana, che si rivelò decisiva per lo sviluppo del suo pensiero. Nel 1791 conobbe personalmente Kant, il quale, colpito dalla sua intelligenza, propose la pubblicazione di un libro che, uscito anonimo, venne scambiato per un’opera di Kant, ottenendo un grande successo. Quando venne rilevata l’identità dell’autore, Fichte guadagnò subito grande fama.

Nel 1793 intervenne nel dibattito suscitato in Germania dagli eventi della Rivoluzione francese con due scritti, i quali rivendicavano la libertà di azione rivoluzionaria nel momento in cui i diritti naturali (libertà di pensiero in particolare) vengono violati dalle autorità politiche. L’anno successivo iniziò a insegnare filosofia all’Università di Jena e pubblicò la sua opera fondamentale, i “Fondamenti dell’intera dottrina della scienza”, che segnò il distacco dal kantismo. Lasciata Jena, Fichte si trasferì a Berlino, instaurando rapporti con il circolo romantico formatosi intorno alla rivista “Athenaeum”. Morì nel 1814.

Il pensiero

L’idealismo, con Fichte, Schelling, Hegel, sostenne che l’io è un principio che genera gli enti. All’origine della coscienza sta per Fichte l’autocreazione dell’io, che è trascendente, creatrice e infinita, inteso come supremo atto di libertà incondizionata. Si distingue in “io puro” (non conoscibile con i sensi) ed io empirico (di ciascuno di noi), che è emanazione dell’io puro.

Fichte affermò che l’io è un principio che genera gli enti e si manifesta in tre modi:

  • Tesi (l’io pone se stesso): È capace di consapevolezza, e quindi di egoità, di auto percezione e autocoscienza. L’io non può affermare nulla se prima non pone se stesso come esistente. Soggiace anche al principio di identità e di non contraddizione (io-io). L’Io non può affermare nulla se non pone in un primo momento se stesso come esistente. Per il fatto che deve avere consapevolezza di sé stesso, Fichte, nel primo principio, sostenne che “l’Io pone se stesso”, affermando l’universalità della soggettività.
  • Antitesi (l’io pone, nell’io, il non io): Per il fatto che il primo principio non b...
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

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