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La domus ecclesiae (termine latino con il significato di "casa dell'assemblea" o "casa

della chiesa") era un edificio privato, adattato alla necessità del culto, nella quale si

radunavano i primi cristiani in epoca precedente all'editto costantiniano del 313. I luoghi di

culto cristiani non si distinguevano architettonicamente dai normali edifici di abitazione.

Sia le domus ecclesiae che i tituli prendevano generalmente il nome dal primitivo

proprietario dell'edificio e lo conservarono anche con la costruzione di una vera e propria

chiesa in epoca successiva: per esempio il titulus Clementis, in origine proprietà di un

certo Clemens, divenne successivamente l'ecclesiae Clementis, o "chiesa di Clemente", e

quindi l'attuale Basilica di San Clemente al Laterano.

Domus ecclesiae sono state rinvenute soprattutto nella parte orientale dell'Impero: di

eccezionale importanza è quella di Dura Europos. La città, un crocevia di popoli e

religioni diverse fu rasa al suolo nel 256 d.C. e mai più ricostruita. La città fu riscoperta

dagli archeologi nel 1920; gli edifici religiosi sono tutti ben conservati.

La domus ecclesiae fu ritrovata non lontano dalla Porta di Palmira; grazie a un graffito,

databile all'anno 232 può essere definita una delle chiese più antiche del mondo.

L'edificio fa parte di una casa affacciata su una strada lastricata. Si tratta di una struttura

a due piani, quello superiore probabilmente utilizzato come abitazione, articolata con una

serie di sale intorno ad un cortile centrale. Al piano terra, di fianco all'atrio centrale, si

trova una sala più piccola, che immette in un ambiente ancora più angusto. Gli archeologi

hanno potuto ricostruire la funzione delle sale: la stanza più grande era la sala della

comunità; la sala piccola era un ambiente intermedio che serviva per l'agape; l'ambiente

angusto era un battistero per l'iniziazione cristiana. Tale ambiente era l'unico decorato

(con scene dell'Antico e del Nuovo Testamento), a riprova che era il cuore dell'edificio. La

chiesa si è potuta conservare nei millenni poiché venne coperta da un bastione realizzato

per la difesa della città.

La Basilica Ulpia era, all'epoca della sua costruzione, la più grande basilica di Roma, inserita nel

complesso del Foro di Traiano e intitolata alla sua famiglia. Si affacciava, sopraelevata su tre

gradini in marmo su uno dei lati della piazza, di fronte alla monumentale facciata che faceva da

sfondo alla colossale statua equestre di Traiano. La facciata era almeno in parte

aperta con un colonnato di ordine corinzio, con fusti scanalati in marmo, ed era articolata in tre

avancorpi sporgenti, quello centrale tetrastilo, a quattro colonne, e i due laterali con due colonne,

con fusti come quelli del colonnato, più piccolo, dei portici laterali. Al di sopra dei colonnati correva

un attico decorato con statue di Daci in marmo bianco. I Daci sorreggevano un coronamento, che

sporgeva sopra le sculture e correva anche sugli spazi intermedi, dove erano iscritti i nomi delle

legioni che avevano partecipato alle campagne daciche. Si era ipotizzato che qui si trovasse

originariamente anche il grande fregio traianeo riciclato in quattro tronconi nell'arco di Costantino.

In realtà sulla collocazione del fregio non esiste ancora un'ipotesi accettata. Dalle fonti sappiamo

che il tetto era in origine rivestito da tegole in bronzo dorato, secondo un programma decorativo

particolarmente sfarzoso. L'interno era articolato in uno vasto spazio centrale, circondato sui

quattro lati da 96 colonne con fusti in granito di ordine corinzio e un fregio con Vittorie "tauroctone”.

Questa navata centrale era circondata da due navate laterali per lato, divise da colonnati. Sui lati

corti una terza fila di colonne separava le navate da due absidi semicircolari. La navata centrale

era dotata di un secondo piano, con colonne dai fusti lisci. Dal secondo piano si poteva assistere

ai processi che dovevano avere sede probabilmente nelle absidi.

Le coperture delle navate laterali erano costituite da volte a botte ribassate in laterizio,

probabilmente invisibili dall'interno per la presenza di un controsoffitto piano, mentre la navata

centrale doveva essere coperta da un grande tetto a capriate lignee, sempre nascosto da un

controsoffitto.

ARCHITETTURA PALEOCRISTIANA

Contrariamente ai riti pagani che venivano celebrati all’esterno dei templi, quelli cristiani

consistenti nella preghiera collettiva e nella celebrazione della messa, si svolgevano

all’interno alla presenza di tutta la comunità di fedeli (ecclesia). Non era possibile quindi

prendere in uso la tipologia di tempio usata dai pagani, in quanto non sarebbe stata

funzionale, inoltre avrebbe ricordato l’uso che ne facevano i pagani. I primi edifici adibiti a

al culto cristiano vennero costruiti tenendo come esempio la struttura delle basiliche

romane, le uniche costruzioni pensate per contenere un grande numero di persone.

Insieme agli edifici a pianta basilicale si svilupparono anche quelli a pianta circolare o

poligonale. In particolare, quest’ultima tipologia di pianta, venne utilizzata per quelle

costruzioni che sorgevano sul luogo del martirio di un santo o sulla sua tomba,

inizialmente detti memoriae, più tardi martyria. Successivamente questa pianta fu

impiegata anche per i battisteri, edifici riservati al rito del battesimo.

La basilica cristiana ha uno sviluppo

longitudinale e l’ingresso è posto su uno

dei due lati minori, al contrario che nelle

basiliche romane. L’unidirezionalità è

suggerita dal fatto che dal lato opposto

all’ingresso è presente un altare. La basilica è

preceduta da un quadriportico, spazio di

forma pressochè rettangolare, con un porticato

posto su tutti e quattro i lati. La porzione di

porticato che corrisponde alla facciata della

basilica prende il nome di nartece, che aveva

la funzione di ospitare i catecumeni, le persone

che ancora non avevano ricevuto il battesimo.

L’interno della basilica è diviso in navate, da

due o più serie di colonne. La navata centrale

è solitamente quella più ampia e alta delle

laterali per permettere l’inserimento delle

finestre, e termina con un’abside, solitamente

orientata ad Est, verso il sole che sorge,

simbolo della luce divina. L’abside si compone di un semicilindro, innestato sulla parete di

fondo, sormontato da un quarto di sfera a cui si da il nome di catino absidale.

Talvolta il corpo longitudinale è tagliato trasversalmente da un ulteriore navata che prende

il nome di transetto. La basilica, assume la forma della Croce di Cristo, simbolo

maestoso di vittoria che si fa materia. Se i due bracci del transetto sono più corti rispetto

alle navate, si dice croce latina, mente se sono uguali e si innestano al centro delle

navate si parla di croce greca. Si parla di croce immissa se è in fondo, mentre si parla di

croce commissa, o di pianta a T. Il presbiterio era il luogo della basilica riservata al clero,

posto infondo alla navata principale di fronte all’abside, è solitamente rialzato da 3 o più

gradini e separato dalla navata da un recinto in marmo, intagliato o traforato, che viene

detto transenna. Arco trionfale è detto quello che congiunge la navata centrale al

transetto. La basilica ha in genere una copertura composta da capriate di legno, che

talvolta, sorreggono un soffitto piano, composto da cassettoni di legno.

Fra le prime basiliche cristiane ricordiamo quelle di San Pietro, di Santa Maria Maggiore e

di Santa Sabina a Roma. Fra gli edifici a pianta centrale il Battistero Lateranense.

La Basilica costantiniana di San Pietro in vaticano venne edificata sul luogo della

sepoltura dell’Apostolo Pietro. La costruzione, voluta da Costantino nel 324, fu completata

nel 329, anno della consacrazione. Si trattava di un edificio preceduto da un

quadriportico e diviso internamente

da 5 navate, una centrale più ampia e

alta, e quattro laterali più piccole e di

uguale dimensione. Un transetto infine,

precedeva, l’unica ampia abside

semicilindrica. Le dimensioni

dell’edificio erano colossali essendo

larga 63 m, lunga 119 e alta 37m.

Ospitata nel transetto e oggetto di

venerazione da parte dei fedeli è la

Tomba di San Pietro che era protetta da

un baldacchino formato da quattro

colonne tortili con tralci di vite,

tradizionalmente ritenute provenienti da

Gerusalemme e, per questo dette,

salomoniche. Altre due colonne raccordavano il baldacchino con gli angoli dell’abside. Le

colonne della navata centrale erano tutte di spoglio, con capitelli corinzi o compositi e

con fusti di diametro variabile e di diverse specie di marmi colorati. Venne distrutta nel

XVI secolo per far spazio all’attuale basilica di San Pietro, della ricostruzione costantiniana

si conserva solo il ricordo di documenti grafici e pittorici del 500.

Edificata durante il pontificato di Papa Sisto III, Santa Maria Maggiore a Roma, è fra le

basiliche paleocristiane, quella meglio conservata. La sua costruzione si colloca in un

periodo di prepotente ritorno al classicismo, quando cioè, le architetture di riferimento

furono soprattutto quelle romane del II e III secolo, in particolare quelle fastose, per

preziosità di marmi e di ornamento, dell’età di Traiano. L’interno è diviso in 3 navate

tramite due file di colonne ioniche lisce e architravate. Al di sopra di queste, le pareti della

navata centrale sono forate da finestre. L’arco di trionfo e la porzione di muro fra la

cornice e le finestre sono ricoperti di scene tratte dalla bibbia a mosaico. La compostezza

classica della basilica è anche effetto delle sue proporzioni armoniose: infatti, la navata

centrale è alta quanto larga, le navate laterali sono ampie quanto l’altezza delle colonne.

La copertura a cassettoni, di epoca rinascimentale, sostituisce quella originaria a

capriate. Più ieratiche e ritmicamente dilatate sono le scene dei mosaici dell'arco

trionfale, rappresentanti alcuni momenti dell’Infanzia di Cristo, alcune delle quali tratte da

Vangeli Apocrifi (Annunciazione, Presentazione al Tempio, Adorazione dei Magi, Incontro

con il governatore Afrodisio, Strage degli innocenti, Re Magi presso Erode). Alla sommità

dell'arco, il Trono dell'Etimasia con una Croce, affiancato dai santi Pietro e Paolo, e

sormontato dal Tetramorfo. Ai lati, le due città sante, Gerusalemme e Betlemme, all'interno

delle quali si prolungano illusionisticamente i colonnati della basilica, a indicare in essa

quasi un preludio alla Gerusalemme celeste. La disposizione stessa delle scene

veterotestamentarie, la scelta degli episodi dell'arco trionfale, la priorità delle rispondenze

visive rispetto a quelle cronologiche, tutto converge nell'individuazione di una sorta di

teologia visiva, di manifesto simbolico figurativo, che rappresentava una novità nel

quadro della Roma di quegli anni cruciali del

V secolo.

La basilica di San Giovanni in Laterano o

cattedrale di Roma è la cattedrale della

diocesi di Roma. È la prima delle quattro

basiliche papali maggiori e la più antica e

importante basilica d'Occidente. È detta

"arcibasilica" perché è la più importante

delle quattro basiliche papali maggiori.

La basilica paleocristiana aveva una forma oblunga e disponeva di cinque navate

fortemente digradanti in altezza, divise da colonne: la

navata centrale era la più larga e più alta e si elevava

sopra delle altre permettendo di aprire luminose

finestre. Il soffitto era coperto a capriate, che

probabilmente dovevano essere a vista. Opposta alla

facciata era presente un'unica abside dove venne

posta la cattedra vescovile.

In fondo alle navate esisteva una navatella trasversale,

il primitivo transetto, nella quale prendevano posto

durante la celebrazione il vescovo, sedendo in centro,

su un seggio rialzato, affiancato dai sacerdoti, disposti

ai lati. Tra le navate e il transetto due possenti colonne

sostenevano un grande arco detto arco trionfale.

Il Battistero Lateranense, fu fondato da Costantino

intorno al 315. L’edificio è a pianta ottagonale, e in

quanto tale, costituì il prototipo per la maggior parte dei

successivi battisteri. L’edificio è preceduto da un

nartece a forcipe che reca sul fronte un’apertura in cui

due colonne architravate in porfido sono strette fra due

paraste scanalate corinzie. Lo spazio centrale è coperto da una cupola che si innalza

sopra un doppio ordine di colonne disposte agli angoli dell’ottagono. Un tempo l’insieme

ottagonale centrale era circondato da un deambulatorio voltato a botte. Al di sotto della

cupola, al centro dell’edificio, si trova la fonte battesimale.

La basilica papale di San Paolo fuori le mura è una delle quattro basiliche papali di

Roma, la seconda più grande dopo quella di San Pietro in Vaticano. Si erge sul luogo che

la tradizione indica come quello della sepoltura dell'apostolo Paolo; la tomba del santo si

trova sotto l'altare papale.

La basilica di San Paolo costantiniana risultò nel tempo inadeguata per la folla dei

pellegrini che vi si recavano; essa era molto più piccola rispetto alla coeva basilica di San

Pietro. Venne quindi ricostruita completamente sotto il regno congiunto degli imperatori

Teodosio I, Graziano e Valentiniano II (391), e tale struttura rimarrà sostanzialmente intatta

fino al disastroso incendio del 1823.

La costruzione venne affidata a Ciriade che costruì un edificio a cinque navate, con 80

colonne e un quadriportico che si differenziava dal precedente, oltre che per le

dimensioni anche per l'opposto orientamento dell'abside, che la basilica mantenne

anche dopo l'incendio del 1823. Dall’imponente aspetto esterno, la Basilica di

Santa Sabina venne eretta tra il 422 e il 432.

L’interno della basilica si compone di un’ampia

navata centrale, che si conclude in una maestosa

abside, affiancata da due navate laterali minori.

L’edificio è quasi completamente di spoglio.

Questa basilica, contrariamente a Santa Maria

Maggiore, non presenta una netta differenza tra la

parete piena e lo spazio porticato. I costruttori

hanno qui adottato l’arco a tutto sesto al di sopra

delle colonne, in tal modo, diventa l’elemento

architettonico che lega il pieno sovrastante con il

vuoto fra le colonne sottostanti. Infine, l’arco

ripetuto nei tre finestroni dell’abside che idealmente

proseguono le arcate della navata, è non soltanto

un motivo strutturale, ma si pone anche come

ornamentale, poiché unifica tutto lo spazio della

porzione centrale della basilica. La lunga navata

centrale, alta e stretta, pur avendo perduto le

decorazioni musive, reca ancora gli ornamenti in marmo.

Il Mausoleo di Santa Costanza venne

eretta nel 350 come mausoleo di

Costanza o Costantina, figlia di

Costantino. Fu trasformato in battistero,

e successivamente in chiesa. Da allora

fu detta Santa Costanza. Interamente in

mattoni, è a pianta circolare con le

pareti perimetrali scavate da piccole

nicchie ed è introdotto da un nartece a

forcipe. Un tempo il mausoleo era

completamente circondato da un portico

su colonne, adesso completamente

perduto. Lo spazio centrale è coperto da una cupola che si imposta su un tamburo

sorretto da archi che, a loro volta, poggiano su un anello di colonne d’ordine composito

binate, cioè, accoppiate, sormontate da una porzione di trabeazione. Le aperture collocate

lungo i due assi ortogonali principali sono più ampie delle altre, in questo modo le due

direzioni ortogonali definiscono una croce all’interno dello spazio circolare.

La basilica di Santo Stefano Rotondo

è un luogo di culto cattolico del V secolo

che sorge a Roma sul Celio. L'edificio

aveva pianta circolare, costituita in

origine da tre cerchi concentrici: uno

spazio centrale era delimitato da un

cerchio di 22 colonne architravate, sulle

quali poggia un tamburo; tale parte

centrale era circondata da due

ambulacri più bassi ad anello.

Nell'anello più esterno dei colonnati

radiali sormontati da un muro

delimitavano quattro ambienti di maggiore altezza, che iscrivevano nella pianta circolare

una croce greca riconoscibile anche all'esterno per la differenza di altezza delle

coperture. Dai corridoi, a cui si accedeva dall'esterno mediante otto piccole porte, si

passava agli ambienti radiali della croce greca, e da qui all'ambulacro interno e allo spazio

centrale, coperti probabilmente con volte autoportanti. Gli interni erano riccamente

decorati con lastre di marmo. Nello spazio centrale si trovava l'altare, inserito in uno

spazio recintato. Il colonnato che circonda lo spazio centrale è composto da 22 colonne

con fusti e basi di reimpiego (di altezza diversa l'una dall'altra), mentre i capitelli ionici

furono appositamente eseguiti nel V secolo per la chiesa. Anche gli architravi sopra le

colonne, probabilmente rilavorati da blocchi reimpiegati di diversa origine, hanno altezze

leggermente diverse. La basilica di San Lorenzo

Maggiore è una basilica cattolica

di Milano. Ha pianta centrale ed è

preceduta da un ampio

quadriportico. La forma esterna è

quella di un quadrato con i lati

trasformati per un ampio tratto in

curve. In corrispondenza degli

angoli si elevano delle torri che

contrastano la spinta della cupola

posta a copertura del grande

vano centrale. Quest’ultimo, di

fronte alle pareti curve, si dilata in

4 esedre aperte incorniciate da

grandi arconi sui quali si imposta il tamburo a pianta ottagonale. Le esedre, coperte da un

vasto catino, comprendono due ordini sovrapposti di arcate.

COSTANTINOPOLI Costantinopoli, o Nuova

Roma, è la città di Istanbul.

Il nome Costantinopoli fu in

particolare tenuto dalla

città nel periodo che va tra

la rifondazione ad opera

dell’imperatore romano

Costantino I alla conquista

da parte del sultano

ottomano Maometto II.

Durante questo periodo la

città fu una delle capitali

dell’impero romano, e

capitale dell’impero

romano d’Oriente. Il nome

gli fu dato in onore a

Costantino. Quando

l'imperatore Costantino I

decise la costruzione di

una nuova capitale per

l'Impero, il sito ideale

venne individuato in quello

di Bisanzio, che si trovava

al centro di eccellenti vie di

comunicazione sia terrestri

che marine verso i

principali centri dell'Impero. L'opera colossale di ricostruzione vide un allargamento

dell'area urbana, la costruzione di nuove mura, di un nuovo porto nel Corno d'Oro e di

un nuovo impianto urbano, con la creazione di nuovi edifici, templi, strutture

pubbliche atti a fare della città la nuova Roma.

Vennero individuate sette alture a ricalcare i sette colli dell'antica capitale e la città venne

divisa come Roma in quattordici regiones. Il grandioso complesso dei Palazzi Imperiali

venne eretto all'estremità della penisola, accanto al grande circo e al foro

dell'Augustaion, ricalcando il modello romano del Foro-Palatino-Circo Massimo. Nel foro

venne edificata l'aula destinata al Senato. Il nuovo elemento venne introdotto dalla

presenza di una chiesa, la basilica di Santa Sofia. La città di Costantino divenne dunque

nuova capitale dell'Impero Romano, assieme alla vecchia Roma. Divenuta capitale,

Costantinopoli fu sede di un Praefectus urbi, al pari di Roma. Venne finalmente

inaugurata dal successore di Costantino, Costanzo II, la cattedrale di Santa Sofia. Sotto gli

altri imperatori della dinastia costantiniana, la città continuò a crescere e a prosperare.

Il regno di Teodosio fu cruciale per la storia di Costantinopoli. L'imperatore svolse

importanti opere edilizie, realizzando una colonna commemorativa nel Foro Boario, la

Colonna di Teodosio, trasformando il vecchio tempio di Afrodite nella nuova sede

prefettizia e soprattutto creando l'importante Monastero di San Giovanni di Studion, futuro

cuore della cristianità ortodossa. Alla morte di Teodosio, l'Impero venne definitivamente

diviso nelle due metà: Impero Romano d'Occidente, con capitale Ravenna, e Impero

Romano d'Oriente, con capitale Costantinopoli. Il nuovo giovane Imperatore d'Oriente,

Arcadio, realizzò in città un nuovo foro, il Foro di Arcadio, avviando la costruzione delle

nuove mura.

Durante il regno del successore, Teodosio II, venne portata a termine la cerchia muraria,

che da lui venne detta Teodosiana. Edificate in pietra, circondavano e proteggevano la

città. Sono considerate una delle opere militari dell'antichità più imponenti e complesse

mai realizzate al mondo. Erano considerate inespugnabili tanto che, persino durante

l'ultimo assedio condotto dai turchi alla città, i cannoni di nuova concezione appositamente

realizzati, non furono del tutto efficaci nello sgretolare le mura bizantine. Le mura sono

state costruite in due linee di difesa, con annesso un fosso. La principale cinta muraria

era quella interna: una struttura solida, 5 metri di spessore e 12 metri di altezza.

Salito al trono nel 527, l'imperatore Giustiniano fu un sovrano che avrebbe lasciato a lungo

impresso il proprio marchio sulla città di Costantinopoli e sull'Impero bizantino. Promosse

grandi opere ed ebbe la tenacia e la buona sorte di vedere realizzati gran parte dei suoi

progetti, sia in ambito politico-militare, sia negli ambiti religioso, giuridico e architettonico.

Le grandi imprese architettoniche per lui rivestivano la stessa importanza della

riconquista della parte occidentale dell'impero, della restaurazione dell'ortodossia religiosa

e della codificazione del diritto. La sua politica universale trovò un valido strumento di

propaganda nelle grandi opere che abbellirono Costantinopoli.

Il cuore della città si trovava protesa verso il mare, sul sito della vecchia Bisanzio. Da qui

si dipartiva la principale arteria della città la Mese ("via centrale"), che, in corrispondenza

della piazza del Philophation si diramava ad Y.

Il nucleo della città era costituito da un grande complesso imperiale che, come si usava

fin dalle età precedenti e in particolare dal periodo della tetrarchia, si articolava in diversi

palazzi adibiti a abitazione, rappresentanza, sede della burocrazia. Come è tipico anche in

altre città, gli edifici davano direttamente sul circo, dove si svolgevano non solo le corse

dei cavalli, ma anche le cerimonie e le manifestazioni pubbliche. Non lontano vi era la

basilica di Hagia Sophia e altre importanti chiese.

Il centro della Nuova Roma nacque pertanto con l'aggregazione di un elemento cristiano

(la basilica) uno per le manifestazioni pubbliche civili (il circo) e l'area dedicata al potere

civile (il complesso dei palazzi imperiali).

Il palazzo imperiale venne edificato sull'estremità meridionale della penisola, nel sito oggi

occupato, tra l'altro, dalla Moschea Blu. Del palazzo restano poche vestigia in uno stato di

conservazione precario, che risalgono a periodi successivi all'epoca di Costantino.

Dell'epoca del primo imperatore resta solo l'Ippodromo, costruito con priorità assoluta

assieme alle mura. Ispirato al Circo Massimo di Roma, era straordinariamente

monumentale e capiente, con una lunghezza di circa 450 metri per 120 di larghezza. La

sua necessità era dovuta soprattutto quale luogo deputato all'"epifania" imperiale, cioè

all'apparizione del sovrano nella sua tribuna, dalla quale si mostrava al popolo per

presenziare ai giochi. L'Ippodromo era anche il fulcro di collegamento tra la zona

imperiale, a sud, ed i nuovi quartieri residenziali, a nord.

Il foro si trovava ad occidente, su un'altura. era a pianta circolare e circondato da

colonne a doppio ordine. Al centro del foro si trovava un altro monumento simbolo del

potere imperiale, la colonna-santuario di Costantino. Si trattava di una grande colonna

sormontata da una statua bronzea dell'Imperatore rappresentato come Elio; la colonna si

ergeva su uno zoccolo alto circa cinque metri, che racchiudeva un santuario dove si

diceva messa, si bruciavano incensi, si accendevano lampade votive e si pregava, verso

l'immagine imperiale, che scongiurasse sciagure proteggendo la città che aveva fondato.

La Porta Aurea o Porta d'Oro era la porta principale di Costantinopoli attraverso le mura

terrestri, usata nel corso delle cerimonie trionfali. In origine la Porta Aurea era un arco

trionfale eretto nel 388, durante il regno di Teodosio I per celebrare la vittoria su Magno

Massimo. L'arco si ergeva solitario, ben al di fuori delle vecchie mura costantiniane di

Costantinopoli, ma all'interno dell'area di espansione della città, lungo la Via Egnazia,

principale direttrice viaria. Questa, infatti, prolungandosi idealmente congiungeva le città di

Costantinopoli e Roma. L'arco venne presto inglobato nella nuova cinta muraria voluta dal

successore di Teodosio, Arcadio: le Mura teodosiane. All'arco di trionfo vennero così

affiancate due alte torri, anch'esse di marmo.

L'obelisco di Teodosio è un obelisco egizio del faraone Tutmosi III che venne eretto per

volere dell'imperatore romano Teodosio I (379-395) nell'ippodromo di Costantinopoli.

L'obelisco è in granito rosso. La parte inferiore venne danneggiata in antichità,

probabilmente durante il trasporto o l'erezione, e quindi l'obelisco è oggi alto 18,54 m,

raggiungendo i 25,6 m con la base, mentre in origine doveva essere alto una trentina di

metri. Tra l'obelisco e la base ci sono quattro cubi di bronzo, che furono utili al trasporto e

la messa in posa del manufatto. Su tutte e quattro le facce dell'obelisco sono incise delle

iscrizioni, su di un'unica colonna centrale, che celebrano le vittorie del faraone.

La base di marmo è di grande interesse, essendo rivestita di bassorilievi risalenti

all'epoca dell'erezione dell'obelisco a Costantinopoli. Su di una delle facce l'imperatore

Teodosio I è raffigurato mentre porge la corona della vittoria al vincitore della corsa,

incorniciato tra arcate e colonne corinzie, mentre gli spettatori assistono alla cerimonia

allietati da musici e danzatori.

La Tavola Peutingeriana è una copia del XII-XIII secolo di un'antica carta romana che

mostra le vie militari dell'Impero romano. È composta da 11 pergamene riunite in una

striscia. Mostra 200.000 km di strade, ma anche la posizione di città, mari, fiumi, foreste,

catene montuose. Non è una proiezione cartografica, quindi il formato non permette una

rappresentazione realistica dei paesaggi né delle distanze, ma non era questa l'intenzione

di chi l'aveva concepita. La carta va piuttosto considerata come una rappresentazione

topologica, che permetteva di muoversi facilmente da un punto ad un altro e di conoscere

le distanze fra le tappe, ma non voleva offrire una rappresentazione fedele della realtà.

La Cisterna Basilica (in turco, "cisterna sommersa", o Yerebatan Sarayı, "palazzo

sommerso") è la più grande cisterna sotterranea ancora conservata ad Istanbul.

Fu costruita dall'imperatore Giustiniano I (527-565), durante il periodo più prospero

dell'Impero romano d'Oriente, nel 532. Oggi si presenta come un enorme spazio

sotterraneo di circa 140 metri per 70, in cui trovano spazio dodici file di 28 colonne alte

9 metri e distanziate l'una dall'altra di 4,90 m. I capitelli sono un misto tra gli stili ionico

e corinzio, con alcune eccezioni di dorico o addirittura di colonne non decorate.I muri

perimetrali sono di mattoni ed

hanno uno spessore di 4 metri.

La malta utilizzata nella

costruzione è speciale ed

impermeabile.

Buona parte dei materiali e

delle colonne sono elementi

di riuso, ne sono

testimonianza in particolare

due enormi teste di gorgone

provenienti probabilmente da

un arco monumentale del foro

di Costantino, che fanno da

base (rovesciate) a due delle

colonne di sostegno della volta. La cisterna era alimentata da un acquedotto che portava

acqua fin dalla foresta di Belgrado, uno dei più lunghi della romanità.

La Cisterna di Filosseno, turco Binbirdirek Sarnıcı,è la seconda

cisterna sotterranea di Istanbul dopo la Cisterna Basilica. Ubicata

tra il Foro di Costantino e l'Ippodromo di Costantinopoli, sotto al

complesso palaziale oggi noto come Palazzo di Antioco. Poteva

stoccare sino a 40.000 m³ d'acqua. Sebbene il nome turco sia

"Cisterna delle 1001 colonne", le effettive colonne della struttura

(alte oltre 10 metri), sono effettivamente 224, 12 delle quali

sostituite durante i restauri.


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il95

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'architettura
SSD:
Docente: Folin Marco
Università: Genova - Unige
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher il95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e storia dell'arte e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Folin Marco.

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