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L'impero romano muore

Gli anni successivi alla morte dell'imperatore Marco Aurelio, che vanno dalla fine del II sec. d.C. al 476, anno fatidico della caduta dell'impero, furono piuttosto ingloriosi per Roma, che si trovò a dover difendere un territorio ormai troppo vasto ed esposto a continue minacce.

Riforme di Diocleziano

Un grande imperatore che cercò di risollevare le sorti dell'Impero fu Diocleziano. Egli capì che per riuscire a salvaguardare i confini dello Stato sia in Oriente che in Occidente era necessario eleggere contemporaneamente due imperatori, uno ad oriente ed uno ad occidente, e due Cesari che ne fossero i successori. Tale forma di potere politico fu detta tetrarchia. L'immenso impero venne diviso in quattro grandi aree, alle quali corrispondevano altrettante residenze imperiali. Questa situazione ebbe, però, come conseguenza la perdita di importanza della città di Roma e con essa iniziò anche il declino sociale e culturale. Diocleziano cercò anche di salvaguardare l'economia con varie misure, come per esempio, imponendo ai figli di scegliere di fare lo stesso lavoro dei padri in modo da evitare che scomparissero mestieri come il contadino o il soldato. Inoltre impose l'uso della lingua latina a tutte le province dell'Impero.

L'arte della tarda romanità

Per arte della tarda romanità o arte tardo-antica intendiamo le forme artistiche che caratterizzarono gli anni compresi tra la fine del II e il IV-V secolo. Nonostante l'avvertibile declino della potenza romana e l'inarrestabile migrazione di popolazioni nomadi che cominciavano a premere sui confini imperiali, le architetture di Roma e delle maggiori città dell'impero continuarono ad essere ancor più fastose di quelle precedenti. A quasi 10 anni dalla sua elezione, Diocleziano cominciò a costruire il suo palazzo a Spalato, in Croazia, sua città d'origine. Vi risiedette dal 305, anno in cui abdicò, fino alla morte nel 316. Il Palazzo, ma più propriamente si tratta di un grandioso complesso palaziale, quasi una vera e propria città, ha un impianto trapezoidale che rispecchia quello dell'accampamento romano, con due strade principali porticate che si intersecano. È circondato da fortificazioni, tranne dal lato verso il mare, essendo difeso naturalmente dall'acqua.

La facciata, seppur stretta fra due massicce torri angolari, era caratterizzata dalla successione di aperture ad arco su pilastri poggianti sul robusto, alto basamento di pietra. La metà settentrionale del palazzo era occupata da caserme, mentre la metà meridionale era destinata a residenza, con la presenza di un cortile ornato di portici che immetteva da una parte in un'area sacra con il Tempio di Giove e dall'altra al mausoleo ottagonale dell'imperatore. Si veniva così a creare in questa parte del complesso palaziale una concentrazione di luoghi dal grande significato: essi manifestavano chiaramente le caratteristiche sacre dell'imperatore, la cui divinizzazione e il culto, di origine e modello orientali, erano ormai facenti parte della cultura romana.

Il Palazzo di Diocleziano

Il palazzo ha dimensioni talmente grandiose che nel Medioevo divenne il nucleo centrale della cittadina di Spalato ed il mausoleo fu trasformato nell'attuale Duomo. Il Mausoleo ha pianta ottagonale ed è circondato esternamente da un colonnato trabeato. Una cupola in muratura copre l'edificio che, all'estradosso, rivela un profilo piramidale. All'interno la struttura è cilindrica e si presenta scavata da nicchie, alternativamente rettangolari e semicircolari.

La Basilica di Massenzio

Con Massenzio inizia la costruzione della basilica romana che ancora oggi porta il suo nome, anche se venne ultimata da Costantino. Nelle basiliche, tradizionalmente edificate in prossimità della piazza del Foro, si amministrava la giustizia e si trattavano gli affari. Solitamente erano composte da un grande ambiente rettangolare, spesso diviso in tre o più spazi, chiamate navate, da due o più file di colonne, con ingresso posto su uno dei lati maggiori o anche, ma raramente, su quelli minori. Al centro di uno dei lati maggiori o minori, opposti all'ingresso, si apriva un' abside a pianta rettangolare o semicircolare, al cui interno era collocato il seggio del magistrato. La copertura dell'ambiente poteva essere costituita da capriate lignee (travi inclinate rinforzate da un elemento longitudinale che sosteneva il tetto).

L'illuminazione proveniva da grandi finestre che si aprivano in alto al centro della navata centrale, solitamente più alta delle due laterali. La basilica si presentava sobria all'esterno e sfarzosa all'interno, con soffitti e capitelli dorati, marmi preziosi che rivestivano pareti e pavimenti. La Basilica di Massenzio, edificata sulla Via Sacra che attraversa il Foro Romano, era internamente divisa da tre navate: quella centrale era alta circa 35 m e aveva una copertura costituita da volte a crociera. Otto altissime colonne di marmo la ornavano. Le due navate laterali, formate ognuna da tre grandi vani fra loro comunicanti, erano coperte da volte a botte. All'origine l'accesso, preceduto da un lungo vestibolo, avveniva dal lato orientale, mentre dal lato opposto si apriva un'abside semicircolare. In età costantiniana venne aperto un ulteriore accesso, preceduto da un piccolo portico, sul lato meridionale, e di conseguenza, la parete di fronte venne forata per permettere l'inclusione di una nuova abside. Grandi finestre, probabilmente a mezzaluna, si aprivano in alto sui muri della navata centrale; mentre aperture ad arco illuminavano direttamente le due navate laterali.

Costantino e l'Arco di Costantino

Fra il 312 e il 316, subito dopo la battaglia di Ponte Milvio contro Massenzio e per celebrare il decennale di regno di Costantino, il Senato romano decreta la costruzione di un grande arco trionfale. Con l'erezione dell'Arco di Costantino si conclude quel processo consistente nel progressivo passaggio dell'arte plebea da un ruolo dapprima isolato, poi subalterno e infine in primo piano. Infatti, in questo monumento, il rilievo storico-celebrativo che costituisce l'elemento più importante in questo genere di architettura ufficiale, rientra a pieno titolo nella corrente dell'arte plebea. L'arco ha tre fornici, un attico e colonne corinzie libere su alti piedistalli addossati ai pilastri. Le colonne sostengono una trabeazione, mentre in prosecuzione del loro asse e di fronte all'attico, sono collocate statue di prigionieri Daci.

Il monumento è il più antico esempio di edificio spoglio, essendo formato da parti di costruzioni preesistenti distrutte per l'occasione. L'arco ingloba rilievi e sculture provenienti da monumenti dell'età di Traiano, Adriano e Marco Aurelio. La sua stessa struttura non è completamente di età costantiniana, in quanto, recenti studi hanno dimostrato che le fondazioni incorporano murature provenienti dalla Domus di Nerone e di un edificio dedicato a Domiziano, ultimo imperatore flavo. Non solo, l'intera porzione inferiore dell'arco è quella di arco di trionfo dedicato ad Adriano. Tale costruzione fu trasformata per l'occasione con l'inserimento dei rilievi, la sostituzione delle semicolonne addossate con colonne libere, l'aumento di spessore dei piedistalli, l'abbattimento dell'attico e la sua ricostruzione con una differente tecnica muraria. Il rilievo storico della decorazione scultorea fu eseguito appositamente in età costantiniana.

Fra le sue parti più importanti si colloca quella con l'episodio della liberalitas dell'imperatore, dove sono riscontrabili tutte le caratteristiche dell'arte plebea: l'imperatore al centro della scena in una composizione simmetrica, seduto in trono, perfettamente frontale e immobile, attorniato da sudditi e dignitari di corte. Egli è l'unico personaggio ad essere rappresentato in questo modo, il che lo divinizza. Nella raffigurazione non c'è nessun naturalismo, le persone sono rappresentate in maniera gerarchica: le loro dimensioni crescono in base alla loro importanza sociale. Scompare ogni riferimento prospettico poiché tutti i personaggi sono raffigurati alla destra e alla sinistra dell'imperatore, anche quelli che verosimilmente avrebbero dovuto stargli di fronte (popolo). Si dice, in questo caso, che la prospettiva è ribaltata. Questo schema avrà largo seguito in età costantiniana, ma anche in età tardo antica.

Cristianesimo e arte paleocristiana

Il credo cristiano, da semplice religione tollerata come altre, diventa in seguito al Concilio di Nicea nel 325 la religione ufficiale dell'impero e nel 380 addirittura l'unica religione ammessa; comunque il paganesimo non cessò immediatamente di esistere ma perdurò a lungo ancora nelle campagne. I cristiani saranno gli unici eredi della vera mentalità romana. Il cristianesimo divenne potente anche perché da religione rivoluzionaria aveva accettato pian piano la concezione romana dello Stato. La storia del cristianesimo finisce per perdersi e confondersi con la storia stessa di Roma e ne diventa parte integrante.

Nel corso dei primi secoli dell'impero l'idea di Stato si era evoluta accettando l'idea che l'autorità imperiale avesse sempre un'investitura discendente dal divino. Il linguaggio artistico si adattava perfettamente a questa concezione e non riesce difficile capire come il cristianesimo si sia poi potuto inserire in questa cultura figurativa facendola letteralmente propria, nell'arte paleocristiana. Gli artisti e gli artigiani che lavoravano per i cristiani e per i pagani erano gli stessi, quindi, non c'è discontinuità fra arte romana e arte cristiana.

Possono essere emblematici, in tal senso, gli affreschi di alcuni ambienti delle Catacombe di Domitilla a Roma, le pareti sono solcate da nastri che le ripartiscono in riquadri geometrici, che accolgono semplici vignette, secondo la tipologia di decorazione "aragnatela". Soprattutto durante i primi due secoli dalla nascita di Cristo, l'unica differenza tra arte cristiana e pagana, va colta nel diverso valore simbolico che i cristiani attribuivano a certa raffigurazioni: ad esempio la rappresentazione di viti e grappoli d'uva, per un pagano non era altro che ciò che mostrava di essere, per un cristiano invece si caricava di valori simbolici, infatti in essa veniva riconosciuta l'allusione alla parabola evangelica in cui Gesù paragonava se stesso alla vite e i cristiani ai tralci, e si leggeva un chiaro riferimento all'Ultima Cena. Per arte paleocristiana intendiamo quindi quella dei primi secoli dell'era cristiana, tale arte comunque, può essere ancora definita tardo-antica.

La domus ecclesiae

La domus ecclesiae (termine latino con il significato di "casa dell'assemblea" o "casa della chiesa") era un edificio privato, adattato alla necessità del culto, nella quale si radunavano i primi cristiani in epoca precedente all'editto costantiniano del 313. I luoghi di culto cristiani non si distinguevano architettonicamente dai normali edifici di abitazione. Sia le domus ecclesiae che i tituli prendevano generalmente il nome dal primitivo proprietario dell'edificio e lo conservarono anche con la costruzione di una vera e propria chiesa in epoca successiva: per esempio il titulus Clementis, in origine proprietà di un certo Clemens, divenne successivamente l'ecclesiae Clementis, o "chiesa di Clemente", e quindi l'attuale Basilica di San Clemente al Laterano.

Domus ecclesiae sono state rinvenute soprattutto nella parte orientale dell'Impero: di eccezionale importanza è quella di Dura Europos. La città, un crocevia di popoli e religioni diverse fu rasa al suolo nel 256 d.C. e mai più ricostruita. La città fu riscoperta dagli archeologi nel 1920; gli edifici religiosi sono tutti ben conservati. La domus ecclesiae fu ritrovata non lontano dalla Porta di Palmira; grazie a un graffito, databile all'anno 232 può essere definita una delle chiese più antiche del mondo. L'edificio fa parte di una casa affacciata su una strada lastricata. Si tratta di una struttura a due piani, quello superiore probabilmente utilizzato come abitazione, articolata con una serie di sale intorno ad un cortile centrale. Al piano terra, di fianco all'atrio centrale, si trova una sala più piccola, che immette in un ambiente ancora più angusto. Gli archeologi hanno potuto ricostruire la funzione delle sale: la stanza più grande era la sala della comunità; la sala piccola era un ambiente intermedio che serviva per l'agape; l'ambiente angusto era un battistero per l'iniziazione cristiana. Tale ambiente era l'unico decorato (con scene dell'Antico e del Nuovo Testamento), a riprova che era il cuore dell'edificio. La chiesa si è potuta conservare nei millenni poiché venne coperta da un bastione realizzato per la difesa della città.

La Basilica Ulpia

La Basilica Ulpia era, all'epoca della sua costruzione, la più grande basilica di Roma, inserita nel complesso del Foro di Traiano e intitolata alla sua famiglia. Si affacciava, sopraelevata su tre gradini in marmo su uno dei lati della piazza, di fronte alla monumentale facciata che faceva da sfondo alla colossale statua equestre di Traiano. La facciata era almeno in parte aperta con un colonnato di ordine corinzio, con fusti scanalati in marmo, ed era articolata in tre avancorpi sporgenti, quello centrale tetrastilo, a quattro colonne, e i due laterali con due colonne, con fusti come quelli del colonnato, più piccolo, dei portici laterali. Al di sopra dei colonnati correva un attico decorato con statue di Daci in marmo bianco. I Daci sorreggevano un coronamento, che sporgeva sopra le sculture e correva anche sugli spazi intermedi, dove erano iscritti i nomi delle legioni che avevano partecipato alle campagne daciche. Si era ipotizzato che qui si trovasse originariamente anche il grande fregio traianeo riciclato in quattro tronconi nell'arco di Costantino. In realtà sulla collocazione del fregio non esiste ancora un'ipotesi accettata.

Dalle fonti sappiamo che il tetto era in origine rivestito da tegole in bronzo dorato, secondo un programma decorativo particolarmente sfarzoso. L'interno era articolato in uno vasto spazio centrale, circondato sui quattro lati da 96 colonne con fusti in granito di ordine corinzio e un fregio con Vittorie "tauroctone”. Questa navata centrale era circondata da due navate laterali per lato, divise da colonnati. Sui lati corti una terza fila di colonne separava le navate da due absidi semicircolari. La navata centrale era dotata di un secondo piano, con colonne dai fusti lisci. Dal secondo piano si poteva assistere ai processi che dovevano avere sede probabilmente nelle absidi. Le coperture delle navate laterali erano costituite da volte a botte ribassate in laterizio, probabilmente invisibili dall'interno per la presenza di un controsoffitto piano, mentre la navata centrale doveva essere coperta da un grande tetto a capriate lignee, sempre nascosto da un controsoffitto.

Architettura paleocristiana

Contrariamente ai riti pagani che venivano celebrati all'esterno dei templi, quelli cristiani consistenti nella preghiera collettiva e nella celebrazione della messa, si svolgevano all'interno alla presenza di tutta la comunità.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/07 Archeologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher il95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e storia dell'arte e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Folin Marco.
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