L’estetica razionalistica di Crousaz
La grande opera dell’encyclopédie presenta anche una voce intitolata gusto, sotto la quale pubblica ben 7 voci diverse. Possiamo ritrovare l’influenza di Du Bos nell’osservazione di Voltaire che anche lui sottolinea le analogie tra il senso del gusto e il gusto nelle arti. Quindi torna questa immediatezza nel giudizio di gusto. Montesquieu definisce il gusto come capacità di scoprire con finezza e prontezza, la misura del piacer che ogni cosa deve procurare agli uomini, e torna il discorso dell’immediatezza. Inoltre egli osserva che il gusto stabilisce una correlazione tra il modo in cui gli uomini sono organizzati sensorialmente e gli effetti dell’arte. Un altro elemento che troviamo è la distinzione tra il gusto naturale e quello acquisito che si lega a esperienze più culturali e solo quest'ultimo obbedisce a principi e regole mentre l’altro è innato.
Anche D’Alambert è influenzato da Du Bos, si chiede se un'analisi filosofica sul bello potesse renderlo meno intenso abituandoci a parlarne con freddezza ciò che in realtà dovremmo sentire con trasporto. La sua risposta cerca di mediare tra i sostenitori della razionalità del gusto e quelli della sensibilità del gusto. Cerca di mediare perché sostiene che nei giudizi di gusto il sentimento costituisce l’elemento prioritario del giudizio, e per secondo interviene la razionalità ma senza ledere i diritti della sensibilità.
Nell’estetica del 700 non si trova solo un’estetica che valorizza la sensibilità, ma si trova anche un’estetica razionale in Jean-Pierre de Crousaz nel “Trattato sul bello” e in Yves-Marie André nel “Saggio sul bello”. L’importanza di Crousaz è data dal fatto che è il primo tra i moderni a sviluppare sistematicamente il tema del bello, e lo sviluppa in una prospettiva cartesiana (dunque razionalistica) e la prova del suo orientamento è che egli sottolinea l’esigenza di arrivare ad una definizione razionale della bellezza. Questa oggettività si confronta poi con il piano della soggettività che però è a sua volta razionale.
La preoccupazione di Crousaz è quella di ricercare i caratteri essenziali del bello, egli sostiene che proprio per cercare questi caratteri bisogna sganciarlo dalla sfera dei sentimenti. In questa prospettiva, Crousaz approda ad una celebre formula del bello come l’unità nella varietà.
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