L'emigrazione italiana dall'800 al 900
L'unificazione italiana in un unico stato, lo sappiamo, è avvenuta nel 1861 e si è perfezionata nel 1870 con l'annessione di Roma e del Lazio. Da quella data ha assunto reale importanza il fenomeno dell'emigrazione. Da quella data, cioè, grandi masse di lavoratori italiani che non trovavano occupazione nel proprio paese hanno cominciato ad espatriare nella speranza di sistemarsi altrove anche con le proprie famiglie.
Le cause dell'emigrazione
Agli inizi dell'800 i contadini italiani che non riuscivano a trovare lavoro nelle industrie, in quanto gli investimenti erano troppo scarsi rispetto alla disponibilità di mano d'opera o erano in sviluppo soltanto in regioni molto lontane dalla propria (soprattutto nel nord Italia), presero la via degli oceani per trasferirsi nel continente americano e soprattutto negli Stati Uniti d'America, allora lanciati verso un grande sviluppo economico, sociale e politico.
È questo il periodo delle grandi migrazioni transoceaniche che videro la partenza dall'Italia di 270.000 persone all'anno dal 1887 al 1900 e di oltre 600.000 all'anno dal 1901 al 1913. La responsabilità di questa migrazione è soprattutto della classe dirigente politica ed economica italiana che non sviluppò sufficientemente l'economia del nostro paese in tutto il periodo immediatamente postunitario. L'Italia si trovò a compiere allora la rivoluzione industriale che in altri paesi era già avvenuta tra la fine del '700 e gli inizi dell'800.
Effetti e conseguenze
Grandi masse di contadini lasciavano le campagne il cui sviluppo fu, d'altra parte, largamente insufficiente soprattutto nel Sud per il permanere della proprietà latifondista e per il mancato impiego di capitali, per avviarsi ad altre attività produttive. Mentre negli altri stati gli investimenti industriali furono di tale livello da poter assorbire tutta la popolazione lavoratrice disponibile, i lavoratori italiani furono messi in condizioni di doversi trasferire in industrie straniere e in territori stranieri contribuendo così allo sviluppo economico di altri paesi ai quali mettevano a disposizione una gran quantità di mano d'opera a basso prezzo.
Va infatti ricordato che gli emigranti sono andati a svolgere, anche per la loro bassa qualifica professionale, attività lavorative di rango inferiore, spesso quelle che i cittadini di quei paesi si rifiutavano ormai di svolgere.
Interruzione e ripresa del fenomeno migratorio
La prima guerra mondiale interruppe il flusso migratorio italiano verso i paesi stranieri. Successivamente, il fascismo volle bloccare autoritariamente l'emigrazione ritenendola indegna di un popolo sviluppato.
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