Prefazione
Una delle regole della cross-examination è quella di non fare una domanda di troppo, perché un risultato brillante potrebbe venirne sciupato o addirittura capovolto (esempio dell’uomo accusato per aver staccato un pezzo di orecchio al suo avversario durante un litigio e dell’avvocato della difesa che non segue la regola. Pg 9-10).
Linguaggio e verità
Ottenere date risposte piuttosto che altre dipende non solo dalle conoscenze dell’interrogato e dal suo livello di sincerità, ma anche dai modi e dai contesti in cui la domanda è posta. La comunicazione condiziona costitutivamente la struttura stessa dei fatti e delle conoscenze (influisce sulla creazione stessa della realtà).
Regola che riguarda il criterio in base al quale decidere se procedere o meno al controesame: vi si procede se si ha un obiettivo significante sotto il profilo probatorio e se tale obiettivo appare praticamente raggiungibile. Si controesamina se l’esame diretto ha addotto elementi utili all’impostazione della controparte e, data questa premessa, se è possibile attenuare o elidere tali elementi. In mancanza di questi elementi, l’unica scelta corretta è quella di non procedere al controesame.
Falsa testimonianza
False dichiarazioni rese da soggetti animati dal proposito intenzionale di riferire il falso: è la tipologia di situazioni processuali nelle quali è più evidente la necessità di un modo corretto ed efficace di procedere alla cross-examination.
Caso 1 (Pagg 22-27)
Controesame, effettuato dal pm, di un teste presentato dalla difesa nell’ambito di un processo per omicidio volontario (nell’esame diretto, effettuato dalla difesa, questo dichiara che il teste “chiave” che ha individuato il colpevole del delitto ha dichiarato il falso, oltre ad essere persona dedita a traffici illeciti). Pag: 22-27
- Avere precisa consapevolezza di chi sia la persona da controesaminare e di come questa persona sia stata percepita dai giudici = acquisire ogni info lecita sul testimone e seguire attentamente il suo esame diretto. Caso 1: domande sui precedenti penali per collocare il teste in una posizione di disagio e gettare una luce di inaffidabilità sulla persona del teste (il pm ha effettuato un’indagine preventiva sul teste: al momento dell’inizio del controesame ha perfetta consapevolezza della sua attività di truffatore ed è in grado di contestargli eventuali negatorie). Lo sforzo demolitore del pm si concentra sulla precisione del teste nel descrivere, nell’esame diretto, la modalità di truffa commessa dall’altro teste.
- Avere chiaro l’effetto probatorio che si intende conseguire = corollario della regola principale del controesame: si procede al controesame se si ha un obiettivo significante sotto il profilo probatorio e se questo obiettivo appare praticamente raggiungibile.
- Avere adeguata consapevolezza dell’effetto psicologico che le modalità scelte per procedere al controesame potranno determinare nei giudici = maggiore importanza quando si ha di fronte una corte d’assise e quindi giudici anche non professionali.
Vi sono tre modi di interagire con un teste sfavorevole (quello che ha deposto, nell’esame diretto, con dei risultati). Metodi:
- Limitazione dei danni = evidenziare che l’esame diretto non ha fornito elementi decisivi per la decisione della causa.
- Mirare al teste per colpire la deposizione = demolizione della testimonianza diretta attraverso l’attacco alla attendibilità del teste (Caso 1: non viene in alcun modo rivisitato il contenuto narrativo della deposizione resa in sede di esame diretto, ma tutto lo sforzo del controesaminatore è rivolto alla distruzione della credibilità del teste. Il pm mira a far percepire il teste come un mistificatore senza scrupoli, presentandosi come accusatore di reati nei quali lui stesso è specializzato. Il risultato è conseguito con lo strumento dell’ironia: si evidenzia la paradossalità della situazione con la ridicolizzazione del teste).
- Distruggere la storia per cancellare la deposizione = dimostrare che la testimonianza diretta non è vera (obiettivo massimo conseguibile con un controesame).
Fino a che punto può spingersi il controesaminatore nell’attacco della personalità di un testimone?
- Quando il teste ha reso dichiarazioni consapevolmente false o comunque strutturate in modo tale da alterare consapevolmente la verità dei fatti, è consentito un attacco energico e penetrante alla immagine e alla personalità del teste stesso.
- Quando il teste riferisce fatti non veri in tutto o in parte, in dipendenza di una errata percezione/difettoso ricordo/deficit narrativo, non sono ammesse aggressioni indiscriminate.
Francis Wellman → più i modi dell’avvocato sono cortesi, più è facile svelare i punti deboli della testimonianza. Le simpatie della giuria, inoltre, sono invariabilmente dalla parte del testimone: i giurati si risentono facilmente per ogni scortesia nei suoi confronti.
Caso 2 (pagg 40-47)
Caso di violenza carnale. Nel controesame della persona offesa, il difensore dell’imputato vuole dimostrare che il rapporto fu consenziente, inserendosi nel quadro di una vera e propria relazione fra imputato e presunta vittima. Caso di cross-examination distruttiva. Il difensore dispone di molte informazioni sul teste e ne fa un uso strategicamente più appropriato: il controesaminatore ha una precisa conoscenza del teste e delle sue motivazioni e ha chiaro l’obiettivo cui il controesame dovrà tendere.
L’aspetto più interessante è la struttura narrativa: la sequenza delle domande serve a far emergere dati di